Il 15 aprile la Chiesa celebra San Damiano de Veuster, sacerdote e missionario, testimone eroico della carità, che scelse di condividere fino in fondo la vita e la sofferenza degli ultimi.
La sua memoria ci invita a superare la paura per farci prossimi, soprattutto a chi è escluso e dimenticato.
San Damiano nacque in Belgio nel 1840 e, ancora giovane, entrò nella congregazione dei Sacri Cuori.
Partì missionario per le isole Hawaii, portando con sé entusiasmo e desiderio di annunciare il Vangelo.
In quegli anni, sull’isola di Molokai, esisteva una colonia dove venivano isolati i malati di lebbra, abbandonati a condizioni disumane.
Nessuno voleva andare lì stabilmente.
Damiano si offrì volontario.
Giunto tra loro, non si limitò a visitare i malati: scelse di restare.
Condivise tutto, la vita quotidiana, la fatica, la solitudine.
Non si pose sopra di loro, ma accanto.
Costruì case, curò ferite, organizzò la comunità, celebrò i sacramenti.
Ma soprattutto restituì dignità a persone dimenticate da tutti.
Li chiamava “noi”, non “voi”: si sentiva parte della loro stessa condizione.
Col tempo contrasse anche lui la lebbra.
Quando ne ebbe la certezza, continuò la sua missione con ancora più amore.
Non fuggì, non si risparmiò.
Morì nel 1889, consumato dalla malattia, ma pieno di pace.
La sua vita fu un dono totale, senza riserve, fino alla fine.
San Damiano de Veuster ci insegna che la carità vera è condivisione; che amare significa farsi vicino, non da lontano; e che il Vangelo si annuncia soprattutto con la vita.
La sua figura ci interpella: chi sono oggi i “lebbrosi” che evitiamo?
Dove siamo chiamati a portare presenza e dignità?
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” – (Gv 15,13)
Oggi San Damiano ci invita a non avere paura di sporcarci le mani per amore, a uscire dalle nostre sicurezze e a farci prossimi a chi soffre, perché ogni persona possa sentirsi accolta, amata e mai abbandonata.

