Calcio malato: Vecchione rinviato a giudizio. Sibilia, Barbiero e Pacifico (oltre a Balata in B), in nome di Dio, andatevene! – PUNTATA N. 61

Didascalia: Non sarebbe elegante fondellare Andrea Vecchione, il segretario del comitato campano, che sta già attraversando, di suo, un periodo così buio ed angosciante. Ma non riusciamo a cancellare dalla mente (e, quindi, avvertiamo il dovere di renderne compartecipi i nostri affezionati lettori) un’immagine, che è emersa, dagli insondabili meandri della mente umana, per insopprimibile associazione d’idee.

Una scenetta impressionante

La scenetta vede, di lato, il vitreo, meccanico e spaurito Vecchione (nelle vesti di un maturo Pinocchio), al cospetto di un rassicurante (ma solo per chi fosse così sprovveduto, da prestargli fede) Mangiafuoco di turno. Un mostro spaventoso, ma, nel contempo, mellifluo, tranquillizzante, insidioso, insinuante… Soprattutto, ingannevolmente rassicurante, prima (e perfino dopo) il rinvio a giudizio di Vecchione, del quale si tratterà diffusamente in questa puntata. Della quale è questa, l’immagine simbolo. Poi, gradualmente, prenderà forma e si definirà, irrompendo nell’immagine, un secondo Mangiafuoco ingannatore. Infine, la scena sfumerà… Povero segretario, circondato, nella nostra fantasia, da impostori fraudolenti…

 

La vera ’nuttata: la falsificazione della delibera di un giudice sportivo, certificata, il 16 maggio, dal Giudice…

Non sapremmo proprio da dove cominciare. Troppe, le scene, obiettivamente non decifrabili da mente umana, succedutesi, in un’incredibile sequenza a mitraglia, giovedì 16 maggio scorso. Una sorta di “ei fu”, posposto di poco più di una decade… Il tutto s’è svolto in un sacro tempio della giustizia italiana: il solenne Tribunale di Napoli. Esattamente, nell’aula del Giudice per l’Udienza Preliminare, la rigorosa Dott.ssa Giovanna Cervo. Per buona sorte, dunque, e nel rispetto della dignità della Giustizia, quella con l’iniziale maiuscola, la verità è stata sottoposta ad un Tribunale autentico, non ad un cosiddetto tribunale federale. Altrimenti, si sarebbe assistito, per fare qualche esempio d’attualità, alle acrobazie sulla conclusione (a tavolino, non sui terreni di gioco) del campionato di serie B, la seconda categoria nazionale, mica un torneo parrocchiale…

 

La ballata di Balata

O avremmo dovuto vivere le manfrine, i ping-pong, i minuetti senza senso e senza decoro di questi giorni, oltretutto ripetitivi della ballata di Balata. Ossia, l’incompetente soggettino, gruato dalla disinibita federazione calcio alla guida, molto per modo di dire, dell’omonima lega, quella di B. La ballata, per intenderci, coreografizzata nello scorso anno sportivo. Quella svanita, all’improvviso, misteriosamente nel nulla… Un solo quesito, per chiudere, per ora, questa parentesi: ma com’è finita la questione giuridico-sportiva della Virtus Entella??? “Non c’è nessuno che lo sa”, come nella simpatica filastrocchina del coccodrillo… Un momento: tutti sanno che la Virtus Entella, a distanza di mesi dall’inizio dell’attività agonistica, s’è dovuta rassegnare a prendere parte alla terza serie. Ma nessuno è in grado di chiarire il perché…

 

La sacrale dignità della Giustizia penale

Questo, per dire delle differenze di correttezza, di sostanza, di forma, di concretezza, di equità, di Giustizia, tra il Tribunale di Napoli e quelli federali. E, certo, ci mancherebbe anche che qualche soggettino osasse comparare l’incomparabile… Ma la giustizia dovrebbe pur essere tale, meritarne la definizione e la qualificazione, a tutte le latitudini ed in tutti gli ambiti. Purtroppo, viceversa, è solo mera utopia, quando si tratta di quella cosiddetta sportiva… Fin quando non ci si deciderà ad una sana, rivoluzionaria, risolutiva riforma legislativa dello sport. Ne riparleremo.

 

Il punto di svolta

Giovedì è stato, in concreto, il punto di svolta della tristissima, indecorosa vicenda, della quale questa rubrica è, suo malgrado, necessitata a dar conto ai propri affezionati lettori. Una questione melmosa, d’impressionante cupezza. Ideata e nata il 14 gennaio 2016, ovvero oltre tre anni e quattro mesi (esattamente: quaranta mesi!) or sono. La Dottoressa Cervo, giovedì scorso, ha decretato il rinvio a giudizio a carico di Andrea Vecchione, segretario del comitato campano della lega dilettanti – figc. Con un’imputazione gravissima: falso in atto pubblico. In questa circostanza, eviteremo, ovviamente, di ripetere quanto già segnalato in non poche puntate precedenti di questa rubrica.

 

Il decreto di rinvio a giudizio di Vecchione

Lasceremo, dunque, la parola alla Dott.ssa Cervo: “… All’esito dell’udienza preliminare del 16.5.2019… nel procedimento contro Vecchione Andrea… imputato del reato  previsto e punito dall’art. 110, 476 comma 1 e comma 2 del codice penale, perché, in concorso con altre persone allo stato non identificate, in qualità di segretario del comitato regionale Campania della federazione italiana giuoco calcio – lega nazionale dilettanti, nell’esercizio delle sue funzioni, formava il falso comunicato ufficiale n. 76 del 14.1.2016 (pag. 1321), di cui curava la pubblicazione, inserendo, all’interno dello stesso, il contenuto alterato della delibera del 12.1.2016 sottoscritta dal Sostituto Giudice Sportivo Territoriale Filippo Pucino, relativa ai provvedimenti disciplinari conseguenti al ritiro della squadra Juve Pro Poggiomarino dal campionato promozione Campania, girone A della lega nazionale dilettanti”.

 

La falsificazione, espressamente richiamata dal Giudice

A questo punto, la Dott.ssa Cervo evidenzia, con doverosa crudezza, la falsificazione, della quale Vecchione è documentalmente accusato in ambito giudiziario: in particolare, avendo il giudice sportivo adottato delibera con cui ‘letta la nota della società Juve Poggiomarino, con la quale ha comunicato il ritiro dal campionato di promozione, delibera di escluderla dal prosieguo del campionato e rilevato che la rinuncia al campionato si è verificata durante il girone di andata, tutte le gare della società non avranno valore, ai fini della compilazione della classifica e le società che dovevano affrontare la citata società osserveranno un turno di riposo per la rispettiva gara fissata in calendario’, ne alterava il contenuto in ‘considerato che la società Juve Poggiomarino ha comunicato il proprio ritiro con decorrenza dalla prima gara del girone di ritorno, delibera di escluderla dal prosieguo del campionato (…). Rilevato che la rinuncia si è verificata durante il girone di ritorno, tutte le gare della società, ancora da disputare, saranno considerate perdute con il punteggio di 0-3, in favore della società con la quale avrebbe dovuto disputare la rispettiva gara fissata in calendario. In Napoli, il 14.1.2016’. Con l’aggravante di aver falsificato un atto che fa fede fino a querela di falso”. È il caso di fermarsi un attimo, quantomeno per recuperare respiro ed ossigeno. E per un’annotazione, invero sconfortante: in quale precipizio, il commissariamento ha fatto inabissare il comitato campano… Altro che “adda passa’ ’a nuttata…”.

 

Le parti civili… ed i responsabili civili

Indi, il decreto cita le parti civili costituite: l’avv. Gaetano Annella, assistito dall’avv. Gianluca Barbato; l’avv. Filippo Pucino, assistito dall’avv. Gennaro Lepre. Per poi confermare, come responsabili civili, ovvero come coloro che risponderanno, nell’ipotesi di condanna di Vecchione, del risarcimento dei danni, la lega nazionale dilettanti figc, in persona del legale rappresentante pro tempore (Cosimo Sibilia), ed il comitato regionale Campania – lega nazionale dilettanti – figc, in persona del legale rappresentante pro tempore (Luigi Barbiero), entrambi difesi di fiducia dall’avv. Giuseppe Vitiello. Indi, il Giudice segnala l’acquisizione delle “fonti di prova”: denunce sporte dalle persone offese; sommarie informazioni testimoniali, rese da persone informate sui fatti; indagini della Polizia Giudiziaria; consulenza informatica. Ed eccoci alla conclusione del decreto: “Visti gli artt. 416 e 417 c.p.p., per questi motivi, dispone il rinvio a giudizio di Vecchione Andrea, in ordine al reato menzionato in epigrafe, indicando per la comparizione del predetto davanti al Tribunale Penale di Napoli, sezione 1, in composizione monocratica – Giudice Dott.ssa Diana Bottillo, per l’udienza del giorno 4.11.2019, ore 9… Napoli, 16.5.2019. Firmato Dott.ssa Giovanna Cervo”.

 

I punti fermi del decreto

Come si evince agevolmente, l’encomiabile Giudice per l’Udienza Preliminare ha confermato, nel proprio decreto di rinvio a giudizio di Vecchione, quei punti fermi, individuati dal Pubblico Ministero, il meticoloso e puntuale Dott. Danilo De Simone. Alle sue ipotesi accusatorie, dunque, il G.U.P. ha aderito in toto, evidentemente valutandole solide e ben documentate. Sembrerebbe, detta così, una questione semplice. Invece, l’udienza s’è protratta per ore ed ore. I difensori di Vecchione, Sibilia e Barbiero (questi ultimi due chiamati in causa dagli avv. Filippo Pucino e Gaetano Annella, quali “responsabili civili” del reato del quale è accusato il Vecchione, come presidente della lnd il primo e commissario del comitato campano il secondo), reiterando quanto già sostenuto, invano, nella precedente udienza, quella del 27 febbraio scorso (della quale Calcio malato ha esaurientemente riferito nella puntata n. 39 del successivo 2 marzo), hanno fatto di tutto, affinché la questione scorresse via senza danni. Per dirne solo una, il difensore della lega dilettanti e del comitato campano, o di Sibilia e Barbiero (quali “responsabili civili”), avv. Giuseppe Vitiello, ha addirittura chiesto, preliminarmente, l’ennesimo rinvio, ai fini della disamina delle note. Eppure, esse erano state depositate più di un mese prima, dagli assistenti delle parti offese, gli avvocati Gennaro Lepre e Gianluca Barbato. Richiesta respinta.

 

Gli sforzi per lasciare indenne lega dilettanti e comitato campano

Ma, soprattutto, gli avv. Milella (pur difensore di Vecchione e non della lega dilettanti e neppure del comitato campano) e Vitiello si sono battuti con il peraltro dichiarato intento che fossero lasciati indenni la lega dilettanti ed il comitato campano. Si è assistito ad una circostanza insolita, anzi sorprendente: l’avv. Milella, difensore di Vecchione ma in precedenza, nell’ambito dello stesso processo, già difensore della lega dilettanti in sede di indagini preliminari, ha addirittura ammesso che la richiesta di estromissione della lega fosse controproducente per il proprio assistito, Andrea Vecchione. Eppure, l’esito di questa sorprendente strategia processuale avrebbe potuto essere quello, di seguito ipotizzato: Vecchione, se l’istanza dell’avv. Milella avesse trovato accoglimento, sarebbe rimasto solo soletto, del tutto scoperto, nell’ipotesi (futura) della condanna al risarcimento delle parti civili… No comment!

 

La situazione attuale

È il caso di chiarire subito questo punto. Se Vecchione sarà condannato, all’esito del processo che inizierà il 4 novembre prossimo (giornata delle Forze Armate e dell’unità nazionale: singolare coincidenza…), la lega dilettanti ed il comitato campano saranno chiamati ed obbligati a risarcire gli avvocati Pucino ed Annella dei danni sofferti. Uno degli aspetti nodali della questione è se Cosimo rischiatutto Sibilia (prescindendo da Barbiero, subentrato molto dopo la cupa faccenda),  dovrà far fronte al risarcimento in proprio, o con i fondi della lega dilettanti, da lui (per sventura del calcio italiano) attualmente rappresentata. E qui chiediamo ai nostri affezionati lettori di chiedersi e di “compulsare” la propria coscienza, non solo sportiva, per stabilire se possa mai essere giusto, rispondente ad un sia pur minimo criterio di equità, che un eventuale risarcimento debba gravare, nella sostanza,  alla resa dei conti, alla “stringitura dei sacchi”, ancora una volta, sul groppone delle società.

 

Un’analisi delle varie ipotesi alternative

Ovviamente, non sarebbe minimamente equo, né assolutamente logico, per le società delle altre regioni e delle altre discipline (calcio femminile, calcio a cinque). Ma sarebbe ancor più crudele, intollerabile, indigeribile, per le società campane. Le quali hanno già dovuto sopportare il fin qui individuato, dalla pubblica accusa, sopruso e dolo di una delibera falsificata, per di più dal responsabile degli uffici, ossia dal segretario del loro comitato regionale… Un atto di alterazione di un comunicato ufficiale (o bollettino parrocchiale, o rimedi dei circoli, come deliziosamente definito in udienza dal fantasioso avv. Vitiello), del quale, per atroce dileggio e scherno, per danno aggiunto alla beffa, le società dovrebbero anche e perfino… pagare le spese. Ma sono, verosimilmente, anticipazioni  intempestive e premature. Se ne diamo conto, è solo per fornire un quadro della situazione, il più possibile completo. Ovviamente, però, staremo a vedere, come davvero andrà a finire la vicenda.

 

L’inconsapevolezza di Barbiero

Abbiamo già sottolineato l’inconsapevolezza di Luigi Barbiero, che, quando è stata eseguita la falsificazione del comunicato ufficiale, non era neppure in mente Dei, come commissario del comitato campano (semmai, eventualmente, era in mente Sibiliae, ma è tutt’altro aspetto). Tuttavia, si deve pur puntualizzare, per amore di verità e per un senso di doverosa obiettività, che nessuna società (cioè, le entità che contano per davvero) ha pregato Barbiero di venire ad esercitare (sia pure con le presenze col contagocce) il ruolo di commissario a Napoli. Barbiero ben sapeva, dell’ebollizione, pronta ad esplodere, del pentolone sibiliano del comitato campano. Ben sapeva, dei guasti irreparabili, che i vari De Fiore, Gagliano, Ramaglia, Giacomardo, Tozzi, Sibilia (da poco, anche Alberto Pacifico) avevano arrecato al comitato ed alle sue società. Dunque, se la poteva risparmiare, questa non disinteressata nomina, certamente a caro prezzo per le società… Anzi, a salatissimo prezzo, pur senza procedere a fare i conti in tasca alle società medesime, tanto per cominciare, per le parcelle dei consulenti coinvolti nella questione.

 

La consulenza del prof. Raffaele Caprioli

Ad esempio, le consulenze del prof. Raffaele Caprioli, docente della Federico II, titolare della cattedra con la quale ha tradizionalmente collaborato, quale assistente, l’avv. Lucio Giacomardo. Codeste consulenze sono state depositate, in due diverse udienze (quelle del 27 febbraio e del 16 maggio), dall’avv. Giuseppe Vitiello, difensore  della lega dilettanti e del comitato campano. Per non dire del consulente informatico di parte, degli avvocati di lega e comitato e di tutti gli annessi e connessi… Dunque, il Gran Maestro di Giacomardo, il prof. Raffaele Caprioli, s’è prestato (ma, si suppone, non a titolo gratuito) ad un parere pro veritate e ad un’altra, successiva consulenza.

 

Forse, occorreva tutt’altro tipo di consulenza…

Già che c’erano, i federali, potevano chiedere, al prof. Caprioli, un’interpretazione della norma sulla delibera manipolata della Juve Pro Poggiomarino. Quella norma, sulla quale, come già segnalato da questa rubrica, con tempismo decisamente sospetto, s’è addirittura pronunciata la corte federale, stimolata da un ancor più inquietante quesito della figc. Il fatto è che i confusi ed irrazionali federali non han compreso (ed è veramente al di sopra di ogni livello di bizzarra inconsapevolezza) che il Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone, nonché il G.U.P., Dott. ssa Giovanna Cervo, ben poco si potevano curare dei tecnicismi, o, per dirla alla Giancarlo Abete, delle tecnicalità federali. E, non a caso, non se ne sono né interessati, né, tanto meno, preoccupati… Il “processo Vecchione” verte, invero, su un punto fondamentale: la delibera fu alterata, anzi, falsificata, come ha scritto la pubblica accusa, “in concorso con persone allo stato non ancora identificate”. Su ciò, ad avviso di Calcio malato, sarebbe stato utile esercitarsi in approfondimenti. Sia come sia, sarà consentito a questa redazione di nutrire una pungente, anzi angosciante curiosità: ma quanto saranno costati, il parere pro veritate e l’altra consulenza, a cura di Caprioli, a Cosimino l’occhiolino Sibilia, o, meglio alle società da lui (male) amministrate? O, se si vuole aderire, sia pure per un attimo, alle qualificazioni dell’avv. Vitiello, alla parrocchiella federale?

 

Lo sconcertante iter della commissione di garanzia

C’è un aspetto, di tutta l’intricata e rattristante faccenda, che va comunque puntualizzato. La commissione di garanzia, composta da illustri giuristi (gli ex presidenti della corte costituzionale, Quaranta e Mirabelli; il presidente del Consiglio di Stato, Squitieri; l’ex capo del pool Mani Pulite della Procura della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli) e presieduta da Pasquale De Lise, aveva archiviato il procedimento, già assurdamente attivato, a parere di questa rubrica. L’atto di attivazione era a firma di Cosimo Sibilia (e ti pareva…) ed era a carico degli avvocati Filippo Pucino e Gaetano Annella. Ma Cosimone il competentone Sibilia, cocciuto, non c’è stato. Non se l’è voluta tenere, non l’ha voluto incassare in dignitoso silenzio, la bruciante offesa arrecata (proprio a lui, alto vertice della figc…) dalla predetta commissione. Ed ha, addirittura, investito la procurella (piccola procura) federale del mandato, ad avviso di questa redazione assolutamente improprio, di resuscitare la questione, attivando il procedimento di revoca della predetta archiviazione.

 

La consulenza informatica di parte “confusa” con quella del consulente d’ufficio…

Con una motivazione davvero disinibita: ovvero, a seguito della consulenza informatica di parte, spacciata per consulenza d’ufficio… Una disinvoltura estrema, sulla quale la commissione di garanzia, a distanza di circa due anni, non ha adottato alcun provvedimento… Non a caso… Dal che deve desumersi l’imbarazzo, il disagio di giuristi così insigni, messi al cospetto di cotali, sibiliane, insistenze pervicaci.

 

La “nota” degli avv. Milella e Frojo

C’è di più: le presunte risultanze della consulenza informatica sono state, ancora una volta, evocate, dagli avvocati Errico Frojo e Tito Lucrezio Milella, difensori di Vecchione. Come segnalato dai predetti siti web, gli avv. Frojo e Milella avrebbero aggiunto che il G.U.P. avrebbe escluso qualunque alterazione documentale, un tantino giocando sulle parole. Infatti, in una sottigliezza un pochino bizantina, Vecchione, a quel che risulta a tutt’oggi, non avrebbe materialmente alterato il documento originale, a firma dell’avv. Pucino. Ma, in ogni caso, come scrive lapidariamente il G.U.P., l’imputato Vecchione “ne alterava il contenuto”. Se non è zuppa, è pan bagnato… Ed è, proprio questo, uno dei motivi che hanno indotto Calcio malato alla trascrizione integrale del decreto del G.U.P.

 

La “fiducia” a Vecchione, come ad un allenatore prossimo all’esonero

In sintesi: la questione, per ora, è tutt’altro che vexata. Essa appare, anzi, chiarissima. Si legge, infine, nella parte conclusiva della notizia sul web: Il comitato campano tuttavia ha già confermato la sua totale fiducia nel segretario Andrea Vecchione riconoscendone l’indubbia correttezza”. A questo punto, Calcio malato si ferma. Non commenta. Non chiosa. Per ora. Si limita ad osservare che i due legali hanno distribuito la loro nota agli organi di stampa, dopo l’udienza del 16 maggio, verosimilmente, preso anche atto del clamore mediatico del decreto di rinvio a giudizio. La dichiarazione di fiducia è indispensabile, in un caso del genere. È un atto dovuto. Essendo, infatti, il Vecchione, ormai, imputato, per di più in concorso con persone da identificare”, i due difensori del segretario del comitato (per quanto tempo, ancora?) non avrebbero mai potuto non esprimerla, la predetta fiducia, perché ometterla avrebbe avuto il significato di abbandonare al suo destino il Vecchione medesimo. Ma c’è anche da evidenziare che proprio l’avv. Milella, non molte ore prima, nel corso dell’udienza del 16 maggio, s’era espresso in quel modo davvero singolare, che abbiamo segnalato in precedenza, nel paragrafo intitolato “Gli sforzi per lasciare indenne lega dilettanti e comitato campano”.

 

Un eloquente sforzo d’immaginazione

I nostri affezionati lettori immaginino, nell’ipotesi che il datore di lavoro di Vecchione lo sospendesse dalle funzioni e dallo stipendio, come ordinariamente si verifica in casi del genere, quale potrebbe mai essere la reazione dell’attuale segretario. Si consideri che la lega dilettanti, che è il datore di lavoro di Vecchione, dovrebbe azionare il procedimento disciplinare immediato, senza indugi, a carico del proprio dipendente. Lasceremo alla fantasia, anche indubbiamente turbata, dei nostri affezionati lettori, la risposta all’innanzi enunciato interrogativo. Ma ci permettiamo di sollevare un dubbio: e se tutto fosse da ricollegare a quell’espressione chiave, che agita i sonni di tanti soggettini? Ossia la falsificazione dell’atto pubblico comunicato ufficiale… “in concorso con persone, da identificare”

 

L’ennesima chicca

Una chicca. L’ennesima. Nel corso dell’udienza, innovando la terminologia, rispetto a quella del 27 febbraio, l’avv. Vitiello s’è inventata un’altra originale espressione, alternativa alla qualificazione di “bollettino parrocchiale”, appioppata, senza troppo rispetto, per la verità, al comunicato ufficiale del comitato campano. Ovviamente, l’intento del legale è di sminuire la valenza e la portata del comunicato ufficiale dei comitati regionali. Per ridimensionarli ad atti meramente privatistici e non pubblici… Per sgravare Vecchione e le persone, con lui in eventuale concorso… Con ammirevole fantasia creativa, li ha definiti, l’avv. Vitiello, “rimedi dei circoli”.

 

Il declassamento delle società, continuamente prese per i fondelli dal commissariamento sibiliano

Come se le associazioni sportive dilettantistiche fossero circoli parrocchiali, o culturali, o cral aziendali, o sedi dopolavoristiche, o circoletti ricreativi, o colonie estive, o ritrovi di boy scout (quelli frequentati da Matteo Renzi adolescente), o altre amenità ancora. Peccato, però, che le società calcistiche, dequalificate e declassate a circoli (in ordine ai quali, però, non si riesce a decifrare il significato dei rimedi, che sembrerebbe presuppore la continuità degli errori…), proprio in questi giorni, stanno soffrendo le conseguenze delle incapacità, dell’inadeguatezza, dell’incompetenza dei Barbiero, dei Pacifico, dei Vecchione & compagnia commissariante.

 

Emergono, per associazione d’idee, i play-out aggiuntivi…

Le stanno pagando sulla propria pelle (e, magari, vi dovranno pure far fronte con i propri portafogli…), per via dei play-out aggiuntivi. L’ennesima invenzione a tavolino (Balata, evidentemente, fa scuola…) di un Barbiero inesistente al comitato, che  manca, nella sede a Napoli, da settimane e settimane e che, evidentemente, opera solo col telefonino. Per inciso, Barbiero denota, con queste sue continuative assenze al comitato, già fustigate perfino da Salvatore Gagliano (altro che presenze…), una mancanza di riguardo, una sostanziale noncuranza (per non qualificarla disprezzo), per le società campane. Che non sanno più a quale Santo rivolgersi, quale Patrono invocare, o supplicare per una qualche  grazia… Un comportamento oltre i limiti del tollerabile. A meno che Barbiero non la pensi come l’avv. Vitiello. Ma, se ritiene di organizzare, al comitato campano, tornei parrocchiali, o dei bar, o del dopolavoro ferroviario, o dei circoli ricreativi, perché si diletta e si balocca addirittura con i play-out aggiuntivi? Ma, di quest’ennesima vignetta umoristica / scena tragica, riferiremo tra breve, nel corso di questa puntata.

 

Mai, un periodo così nero, al comitato campano

Conclusione: il comitato campano non ha mai vissuto situazioni così cupe, così nere, così senza via d’uscita, così squassanti, così delegittimanti, così mortificanti… Non si dimentichi un precedente tempestoso, anch’esso nel corso del periodo commissariale sibiliano. Sì, sibiliano: nel senso di imposto da Cosimo lo strizzolino Sibilia, antidemocraticamente ed assurdamente, contro ogni regola, logica e decenza, dopo anni ed anni di fallimenti continui e nefasti… Il precedente, al quale si alludeva, è, per il vero, duplice: è quello dei due accessi della Guardia di Finanza al comitato campano. Non si trascuri, altresì, l’elenco interminabile delle lacune, delle disinvolture, delle gravi manchevolezze, già più volte sciorinato da questa rubrica. Snocciolato e sgranato (come il sacro rosario), sia chiaro, con il dolore e l’intimo rammarico di osservatori, napoletani e campani, che, mai e poi mai, avrebbero ipotizzato circostanze e situazioni di cotale gravità.

 

La mancata pubblicazione di quattro bilanci annuali e la responsabilità storica di Vecchione

Una su tutte: la mancata pubblicazione dei bilanci, che perdura da ormai quattro esercizi finanziari (tra pochi mesi, si aggiungerà il quinto).  Quanto ad Andrea Vecchione, s’è assunta, se le gravi accuse a suo carico troveranno conferma nel corso del dibattimento, una responsabilità storica. Obiettivamente, è un peso, per reggere il quale egli non ha alcuna qualità adeguata, alcun requisito idoneo, alcuna autorevolezza. Vecchione, com’è ben noto a tutti gli addetti ai lavori, poteva fungere da segretario solo con Enzo Pastore come presidente. Pastore, invero, organizzava e coordinava ogni attività del comitato, come, paradossalmente, ma per pugnalarlo, ha dichiarato, alla procurella (piccola procura) federale, proprio lo stesso Vecchione, insieme con qualche altro soggettino…

 

L’iper attivismo di Pastore

Sovraintendeva a tutto, Pastore. Era presente al comitato per un tempo infinito, da record insuperabile, tutti i santissimi giorni feriali. Ci hanno anche segnalato che, il sabato e la domenica ed in tutte le feste, anche quelle comandate ed anche in quelle più solenni, il presidente lavorava al computer, a casa, per sopperire a quel che Vecchione non era in grado di curare e predisporre…  Inoltre, Pastore riceveva le società anche in orari notturni, mentre Vecchione, dal commissariamento defioriano e sibiliano in poi, si rinserra nella sua stanzettina dell’angusta sede (di comproprietà di Felicio De Luca: un altro luminoso esempio della legalità sibiliana) e si rifiuta di riceverle, le derelitte società… Nei tre anni di presidenza Pastore, quello descritto era il quadro.

 

.… e la strafottente indifferenza di Barbiero…

Oggi, con l’improbabile, indecoroso Barbiero, che se ne straimpipa delle società campane, chi mai potrebbe soccorrere, sostenere, sostentare mentalmente il sempre più disorientato Vecchione? Per inciso, Barbiero se ne è sempre strafregato delle società campane. Anche da coordinatore dell’interregionale, figuriamoci nel doppio ruolo (da Mandracchione inattendibile ed inverosimile), di coordinatore (figuriamoci…) della serie D e di commissario a Napoli… Per parafrasare, ancora una volta, le parole dell’impareggiabile attore Humphrey Bogart, già citato da questa rubrica: “Sono gli effetti del commissariamento, bellezza…”.

 

L’impressionante carenza di lucidità (o confusa ingenuità) vecchioniana

Con l’aggravante che, evidentemente, pur essendo stato presente all’udienza, Vecchione non ha soppesato, non ha considerato, o non ha percepito appieno, la gravità delle parole dell’avv. Milella. Che, sostanzialmente, ha detto: mi dispiace per Vecchione, mi rendo conto che sto parlando contro di lui, ma chiedo al Giudice di estromettere la lega dilettanti ed il comitato campano da responsabili civili. Complimenti vivissimi, al difensore… di Vecchione. Poi, dopo l’udienza preliminare, al di fuori del Tribunale di Napoli, con parole sostanzialmente al vento, o, comunque, non impegnative (non, si badi bene, durante l’udienza in Tribunale), gli altri due avvocati, Errico Frojo e Giuseppe Vitiello, si sarebbero premurati, a quel che riferiscono alcuni siti web, di offrire a Vecchione una dichiarazione di stima, di conforto morale, di solidarietà, di fiducia. Quella che abbiamo poc’anzi riportato…

 

La mistificatoria ossessione sibiliana: “adda passa’ ’a nuttata…”

Nell’occasione di questa contingenza, che configura (salvo clamorosa smentita, all’esito del processo) la pagina più buia e vergognosa del calcio campano, per inevitabile, insuperabile associazione d’idee, sovviene la famosa frase boomerang del commissariamento sibiliano (perfino scritta male sotto il profilo ortografico, da Cosimo Capiluoghi Sibilia): “Adda passa’ ’a nuttata”. Sparata, disinvoltamente, sul comunicato ufficiale del comitato campano. Evidentemente, interpretato, o confuso, con un almanacco, un catalogo di sceneggiature teatrali… Alludeva, quell’infelicissima, improvvida, imprudente espressione, al trionfo della legalità. Intendeva preannunciare,  Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, che quel tripudio di legalità si sarebbe registrato nel fecondo, luminoso, prestigioso, indimenticabile periodo commissariale. Ebbene, quella frase è stata brutalmente rinfacciata, come un incessante scudiscio, al Mandracchione n. 1.

 

Al comitato commissariato, è “nuttata” interminabile…

Era, invero, l’effetto dell’auto-esaltazione sibiliana, che pretendeva (vanamente) di far digerire alle società campane, attraverso presunte frasi ad effetto di così elevata improbabilità,  le spremiture economiche, le forzature, le disinvolture, le cancellazioni delle regole, le innovazioni antidemocratiche delle norme nazionali, che hanno martellato il movimento calcistico campano in questi indimenticabili quasi quattro anni. Indimenticabili, sì, ma in senso terribilmente negativo… Ebbene, per parafrasare l’infelice espressione sibiliana, al comitato campano, è “nuttata perenne”. Altro che adda passa’… È notte fonda. Funestata ed appesantita da tempeste, bufere, cicloni, tsunami senza sosta. D’ora in poi, Sibilia potrà, dunque, legittimamente, essere appellato come Cosimo adda passa’ ’a nuttata. Oppure, più sinteticamente, come Sibilia ‘a nuttata…

 

I play-out riesumati…

Come la barzelletta dei play-out disputati, conclusi e, quindi, indecorosamente riproposti e noncurantemente riconvocati… Come se nulla fosse successo. Il problema è, come si faceva cenno, che Barbiero pretende di gestire il comitato campano per telefono. Sono tre settimane, ad esempio, che non s’è fatto vedere, a Napoli. Di persona, intendiamo dire. E sì che sarebbe ben visibile, il Mandracchione di Martina Franca…

 

L’inerte procura federale…

Ma la procurella (piccola procura) federale che fa? E, a proposito della procurina (la procura piccolina) federale: ma che ne direbbe, il “Caro Peppino”, di rispettare, per una volta, i suoi obblighi, o, se non se la sente, se ne ha sacro terrore, di sgombrare il campo, liberandolo della sua presenza? Nella vicenda Vecchione, nulla gli suggerisce che sia stato commesso, all’interno, nel cuore di un comitato regionale, un “falso in atto pubblico”, come certificato dal rinvio a giudizio di Vecchione? Nulla gli suggerisce quell’espressione, “in concorso con persone non identificate”? Ossia, non ancora identificate, ma che spetta alla Dott.ssa Diana Bottill, Giudice monocratico, individuare ed, eventualmente, condannare?

 

Che fine ha fatto, la culpa in vigilando?

Com’è, per Sibilia, De Fiore, Gagliano, Ramaglia, Giacomardo, Tozzi & compagnia devastante non conta, non vale, non ha effetti il famoso, sempre ventilato, sbandierato e strombazzato principio (come minimo…) della “culpa in vigilando”? I terrificanti, insostenibili, indigeribili “due pesi e due misure” si reiterano e riproducono ancora… E già: ma fino a quando? Ed, inoltre, se questa (omissiva, omertosa, indifferente a reati di cotale gravità) è la giustizia sportiva, perché stupirsi, se il Sottosegretario Giorgetti la rivolterà come un calzino sporco?

 

Ironia della sorte: appena quattro mesi fa, a Sibilia, un premio “sport e legalità”…

E dire che, sulla pagina web della lega dilettanti, campeggia e troneggia una notizia: “A Sibilia il premio Mitos ‘sport e legalità’ ”. . consegnatogli il 14 gennaio scorso dal sindaco di Gozzano, in provincia di Novara. Nella foto rituale, si vede un Sibilia che si pavoneggia, a fianco all’inconsapevole sindaca dell’innocente comune piemontese, Carla Biscuola. Per inciso, la giuria del premio è presieduta da Marco Tardelli, lo juventinissimo opinionista de “La domenica sportiva”. Per inciso, anche il Mandracchione n. 2, Luigi Barbiero, ha ricevuto il premio. Bisognerebbe chiedere oggi, alla gentilissima prima cittadina di Gozzano, se sarebbe disponibile ad assegnare il premio “sport e legalità” a Cosimo Sibilia, dopo quel che si sta, ad ogni pie’ sospinto, verificando al comitato campano…

 

La commovente foto di Falcone e Borsellino

Con un’aggravante, anch’essa involontaria. Alle spalle della “sindaca” di Gozzano, spicca la commovente, storica foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in serrato colloquio. Gli eroi indiscussi della legalità. Be’, che dire… Certi riconoscimenti andrebbero meditati e, soprattutto, ne andrebbe verificata la legittimità.

 

Legalità… de che?

Altrimenti, a che titolo definirli “Sport e legalità”? Legalità de che? La legalità della corte federale sull’assemblea campana elettiva del 1° dicembre 1990… La sindaca di Gozzano, se vuole, riceverà per e-mail la mitica sentenza della corte federale. Così, almeno, dopo la gaffe irreparabile già commessa, eviterà di ripetersi: magari con i Ludovico Feole, o i Piero Di Cristinzi, o i Massimo Costa. Eppure, come si accennava, il presidente del premio è Marco Tardelli. E già: evidentemente, distribuisce i premi con la stessa obiettività, con la quale si esercita da opinionista domenicale… La notizia del premio ci è stata segnalata, nei giorni scorsi, da un gruppo di nostri affezionati lettori, sconvolti per le violazioni sibiliane della legalità, rese note da Calcio malato…

 

Bollettino parrocchiale (o “rimedi dei circoli”) n. 23

E adesso, ci tocca dare conto dell’ennesima prodezza vecchionian / barbierian / sibiliana. Quella, alla quale abbiamo già fatto cenno: i play-out aggiuntivi. Sbrigheremo l’argomento, riferendo ai nostri affezionati lettori i punti essenziali. Per il resto, invero, l’argomento è di una chiarezza esemplare. Ovvero, certifica in modo definitivo l’inadeguatezza, l’incapacità organizzativa e gestionale, l’impreparazione giuridico-sportiva della lega dilettanti e del comitato campano. Ad onta delle onerosissime consulenze… La vicenda è trita e ritrita. S’è sviluppata tra una puntata e l’altra di questa rubrica. Ma, in quei pochi giorni, con modalità così intense, da lasciare interdetti. A proposito: per questa volta, citeremo l’espressione dell’avv. Giuseppe Vitiello, “rimedi dei circoli”. Così, per depositarla agli atti di “Calcio malato”. Ma quella fin qui utilizzata (“bollettino parrocchiale”), dall’udienza del 27 febbraio scorso, pur ben comprendendone il senso di consapevole cortina fumogena, ci sembra (intendiamoci: parimenti ridicola…) molto più significativa…

 

La rivolta delle società…

È successo, come ormai tutti sanno, che dalla serie D barbieriana sono retrocesse quattro società campane, ovvero due in più di quello che configura una sorta di limite. Con le due retrocesse in più, si crea un potenziale problema (potenziale, non certo), in prospettiva degli organici di eccellenza 2019/2020. Perché potrebbe verificarsi, nell’ipotesi che nessuna società campana venisse ripescata in serie D, o che nessuna società della nostra regione vincesse i play-off promozione in D, o che non si registrasse alcuna fusione, tra due o più società d’eccellenza, o che non venisse fuori alcuna rinuncia di società d’eccellenza, che si dovesse fare ricorso alla pur problematica composizione di uno, o entrambi i gironi d’eccellenza del prossimo anno sportivo, a diciassette unità.

 

La ben motivata protesta giuridico-sportiva delle società

Il comitato campano, retto (se così si può dire) dal duo Barbiero-Pacifico, ha pensato (malissimo) di comunicare, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, l’obbligo di disputa di codesti play-out aggiuntivi. Le società interessate, a questo punto, hanno scrutato nei loro archivi, hanno compulsato la pagina web del comitato campano ed hanno scoperto che mai, nell’epoca precedente l’infelice commissariamento, il comitato aveva fatto ricorso ai play-out aggiuntivi. Le società hanno obiettato, agli impreparati gestori commissariali: ve ne siete accorti solo ora? Sapevate benissimo che Sarnese e Nola rischiavano uno spareggio; eravate consapevoli (se possedete un briciolo di consapevolezza…) della possibilità di dover fare ricorso ad ulteriori retrocessioni, per garantire la congruenza e per evitare che il numero delle società in organico per l’anno sportivo prossimo non eccedesse quello ordinario…

 

Proseguono le motivazioni dell’opposizione delle società…

Ancora: la tempistica dei campionati di serie D e di eccellenza la stabilite voi della gestione commissariale, non le società; il meccanismo delle cosiddette retrocessioni aggiuntive è intricato, confuso, privo di chiarezza; non si comprende in base a quale criterio si scelga il campo di gioco (se neutro, o di una delle due contendenti); non sono stati preventivamente definiti i criteri di determinazione della vincente, in caso di punteggio pari, al termine della gara (o dei tempi supplementari…); nulla è stato prefissato, in ordine alle ammonizioni eventualmente riportate nei precedenti turni dei play-out; non è chiaro se gli eventuali play-out aggiuntivi configurino la prosecuzione dei turni precedenti, o una nuova fase (il che, già da solo, basterebbe, per inibire l’improvvida iniziativa); era già ben noto, da diverse settimane, l’emergenza retrocessioni delle società campane (in numero certamente superiore a due); nessun preannuncio è stato comunicato dall’inerte comitato campano, affidato ad un commissario eternamente assente e ad un segretario in stato confusionale, oltre che ad un vice commissario, del quale non si conosce, né riconosce, la funzione.

 

I motivi pratici…

Inoltre, le società avevano già ordinato, dopo la vittoria al turno precedente, il “rompete le righe”; riprendere l’attività agonistica, dopo un’interruzione concordata, sarebbe da incoscienti ed esporrebbe a seri rischi gli atleti; le spese aggiuntive non erano assolutamente previste; l’irragionevolezza dell’ostinazione del comitato, che ha sbagliato da solo, ha sonnecchiato da solo ma, ora, pretenderebbe di imporre la propria volontà, sempre da solo, non presenta alcuna giustificazione logica. Senza dimenticare, hanno sostenuto sul web le società, che Barbiero è letteralmente scomparso, dai radar del comitato, tutto impegnato negli incontri fatui e coreografici; che Vecchione è sempre più spaurito ed incapace di risposte, oltre a non apparire mai al pubblico. Ma c’è ancora di più e di maggiormente grave.

 

E se la prima e la seconda categoria non si fossero squagliate?

Punto primo: se, anziché la desertificazione in atto nei campionati di prima e seconda categoria, ci fossero stati i gironi normali, quelli dell’epoca pastoriana, si sarebbero dovuti disputare perfino i play-out aggiuntivi in queste due categorie, con una conseguenziale confusione organizzativa di decine e decine di gare in più… Punto secondo: se il comitato campano avesse davvero voluto imporre, ma in modo razionale, serio e corretto, i play-out, avrebbe dovuto prevederne, compiutamente e senza omissioni, l’articolazione sul comunicato ufficiale n. 1 e, soprattutto, farli disputare tutti insieme, senza inventarsi formule aggiuntive di cotale inverosimile confusione…

 

Quanto brucia, il paragone col virtuoso passato

C’è un argomento, che brucia l’epidermide (ed anche altro) di Sibilia, Barbiero, Vecchione & compagnia ripensante e riesumante… È il confronto, peraltro improponibile, vista l’assoluta inadeguatezza della gestione commissariale, con la presidenza Pastore. Il quale pubblicò, per un caso del tutto analogo a quello di quest’anno, un comunicato di limpida chiarezza, non a caso richiamato da Faiano, Scafatese e da tante altre società di più lunga memoria. Con quel comunicato, il presidente annunciò la decisione, del suo consiglio direttivo, che non si sarebbero disputati play-out aggiuntivi. Ma non balatianamente, non lotitianamente… No, tutt’altro: per elementare, insopprimibile ragionevolezza.

 

Riemerge l’arroganza del potere…

Quella che rappresenta l’esatto opposto dell’arroganza del potere… Quella spocchia, quella supponenza, che impedisce di esaminare con serietà le questioni. Che ottenebra la mente. Che induce a commettere scorrettezze ai danni delle inermi ed indifese società… Nello stile pomposo e vacuo di Barbiero, che ha telefonicamente parlato, con gli organi di stampa, chissà da dove, di “pieno rispetto dei regolamenti”, di “trasparenza” e di “regolarità dei campionati”. Davvero il colmo del patetico… Ancor più, dopo la fatidica data del 16 maggio, quella del rinvio a giudizio di Andrea Vecchione.

 

Le parole predilette da Elio Giulivi…

Sono, quelle di Barbiero, le parole che piacevano tanto al suo Maestro, Elio Giulivi. Parole che però, ripetute da Barbiero, hanno un significato infinitamente inferiore, con tutti i difetti che il ternano, innegabilmente, aveva…

Sicché, è intervenuto pubblicamente, con un’intervista al quotidiano salernitano “La Città”, perfino Salvatore Gagliano, a mollare ceffoni a Barbiero e Sibilia, oltre che a Vecchione. Sottolineando di aver, da tempo, inoltrato una denuncia alla procurella (piccola procura) federale, per segnalare anomalie ed irregolarità. Denuncia che, come più volte ribadito da questa rubrica, è stata messa in letargo dal “Caro Peppino”… Per non irritare Cosimo Capiluoghi. Sia come sia, le società interessate stanno raggiungendo l’accordo per un documento unitario. Anti play-out. Dopo di che, se davvero succederà, addio Barbiero, Pacifico… E Sibilia…

 

Dal comitato campano alla serie B: unico comune denominatore,   l’incompetenza…

Francamente, codesto improbabile Mauro Balata ci fa venire in mente Beppe Grillo ed il suo “Vaffa day”… Ha anche la spudoratezza, Balata, di affermare che queste sono le regole… Basti una sola considerazione: se le regole sono quelle balatiane, perché mai l’anno sportivo scorso s’è registrato quell’osceno minuetto, interminabile e che stava ricominciando daccapo, delle danze tra i vari tribunali, sia quelli veri, sia quelli federali? Perché mai, ci chiediamo ancora, del caso della Virtus Entella non s’è saputo più niente? Sullo scandalo infinito della serie B dello scorso anno sportivo, una sequenza di disastri che solo qualche occulto, misterioso intervento ha salvato dall’irreparabilità (basterà, al riguardo, consultare le relative puntate di Calcio malato), s’è già scritto a sufficienza. Il problema è che Balata, non contento, s’è ripetuto in questi giorni.

 

Una serie incredibile di figuracce…

La vicenda, nella sua articolata e stratificata complessità, tutta responsabilità balatiana, tra conflitti d’interesse (Mezzaroma, Lotito), decisioni improvvide (retrocessioni a tavolino e non sul campo di gioco, peggio che in un torneo parrocchiale: ma, oltretutto, è il caso di due grandi città, come Palermo e Foggia…), con il consiglio federale che, senza alcun riferimento normativo decente, trasmette il tutto al collegio di garanzia (de che?) del coni, decidendo di non decidere, con la lega di A e di B che solidarizzano fra di loro (non si sa mai, potrebbe capitare all’altro…). Ed ancora: le incredibili decisioni-lampo, a tempi di blitz, o di rai fulminei napoleonici, del cosiddetto tribunale federale nazionale, o della cosiddetta corte federale d’appello…

 

Leoluca Orlando non appare interessato al calcio…

 Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che, per buona sorte della federazione e di Balata, non si presenta molto interessato al calcio e, di conseguenza, pare intervenga solo per onor di firma… Ed ancora: i calciatori del Palermo, che scudisciano Balata e la lega di B, ma s’illudono di avere al loro fianco l’inconsapevole Damiano Tommasi, il solidarista principe del calcio italiano, che però non è mai pronto ad aprire la bocca, quando gli toccherebbe per dovere, diciamo così, istituzionale. O, almeno, per dimostrare una solidarietà vera, concreta, effettiva. Non solo a chiacchiere…

 

Intanto, la polemica mediatica infuria

“Il Fatto Quotidiano” stigmatizza: “E per ora godono solo Claudio Lotito e la sua Salernitana”. Lorenzo Vendemiale rifila una serie inenarrabile di manrovesci, andata e ritorno, a Mauro Balata. Orbene, in una qualsiasi organizzazione appena appena “normale” e di buon senso, Balata verrebbe messo alla porta. Brutalmente. In un ente svizzero, o statunitense, o tedesco, o inglese, verrebbe licenziato in tronco. In un’azienda multinazionale, gli si chiederebbe anche il risarcimento (salatissimo) dei danni. In Italia, Balata si balocca, si gingilla, si trastulla perfino in commentini spiritosini… Forse, è tutta qui, la radice della catastrofe italiana… L’anno scorso, una disinvoltura disarmante, che ha massacrato la serie B e quel minimo di credibilità che le restava. L’anno scorso, Balata si nascose dietro le PEC delle società. Come a dire: le PEC al di sopra delle norme. Quest’anno, il consiglio direttivo della B (Marco Mezzaroma compreso e, quindi, Lotito incluso) che ha calpestato le regole… E Balata sta ancora lì… E stendiamo un velo pietoso sui terrificanti commenti, postati sui social…

 

Il Gravina pensiero…

Tutto era cominciato col Gravina-pensiero. Che poi è scomparso, insieme col proprietario del pensiero medesimo… Si sussurra e si bisbiglia che Gravina fosse intenzionato davvero a vincere, ma che è stato indotto a miti consigli dalla lega di A (dell’altro soggettino, Micciché chi?) e dalla fronda organizzata da Lotito. Un giorno da leone, Gravina non lo vorrà vivere davvero mai. Se non l’ha fatto stavolta, che gli avrebbe dato ragione chiunque…

Aveva detto, Gabriele Gravina: “L’ipotesi di non disputare il play-out di Serie B merita una riflessione approfondita. Non mi sembra che il Consiglio direttivo della Lega di B sia competente in materia, quindi la federazione farà su questo una riflessione nel consiglio del 16 maggio. Se invece mi chiedete un’opinione sull’opportunità di aspettare il secondo grado del caso vi dico che forse era il caso di attendere la decisione della Corte d’Appello Federale, ma è nelle prerogative della Lega di Serie B, dopo aver fissato le date dei play-off, dare seguito a una sentenza esecutiva. Poi il Palermo ha tutto il diritto di chiedere eventuali sospensive e proporre ricorso, ma siamo nell’ambito del rispetto delle regole”. Sintesi: estratto di democristianità allo stato puro…

 

Le sentenze di tfn e cfa

Dopo attenta meditazione, questa redazione ha deciso di omettere del tutto i commenti sulle incredibilmente tempestive decisioni del tribunale federale nazionale, della corte federale d’appello e del collegio di garanzia (de che?) del coni. Non c’illudevamo. Ma speravamo, almeno, in qualcosa di più sensato. Invece, no. Semmai, se ne dovessimo avere tempo ed occasione in futuro, ci ritorneremo. Ma leggete l’ingenuità dei calciatori del Palermo… Dunque, conferenza stampa. Il capitano dei rosanero, Ilija   Nestorovski, la apre, passando subito la parola ad Alberto Pomini, che legge il  comunicato “fatto da tutti noi giocatori”: “Come protagonisti principali, quali siamo, non riusciamo a trovare alcuna giustificazione per il comportamento del consiglio direttivo della lega di B che, alla presenza di componenti in potenziale conflitto d’interessi e senza un criterio oggettivo o una potestà normativa, decide di prendere una decisione che stravolge le regole del campionato ormai concluso. Ci chiediamo due cose: su quali basi s’è deciso di far disputare i play-off, quando è stato emesso solo il primo grado di giudizio? Con che criterio i nostri colleghi del Foggia hanno perso il diritto di disputare i play-off? Rivendichiamo, come calciatori del Palermo, il diritto di poterci guadagnare sul campo la vittoria, attendendo quantomeno la pronuncia della corte d’appello federale. A quel punto accetteremo il verdetto, qualunque esso sia. Ma fino ad allora, faremo sentire, in ogni sede opportuna e possibile, la nostra voce, perché siamo stati depredati della nostra dignità. Ci hanno tolto il diritto di sudare per un traguardo. Ci facciamo rappresentanti di una città ferita, di persone che hanno voglia di urlare che in uno Stato di diritto così non funziona, che non si possono calpestare i diritti con un colpo di penna, deciso in conflitto d’interessi. Continueremo la nostra lotta fino a quando ci sarà possibile, accompagnati dall’aic, che ci affianca, con l’intenzione di far valere e tutelare i nostri diritti. Questo è il nostro comunicato”.

 

 

E Balata?

Ovviamente, Mauro Balata, se se n’è allegramente straimpipato, delle società che poi son quelle che lo votano (ammesso che possa definirsi un suffragio democratico, quello in serie A o in serie B, o anche suffragio, senza la qualifica di democratico, che offende da sola lo spirito vero della democrazia assembleare), figuriamoci quanto se ne possa frega’, dei calciatori. A proposito: ma che anime candide, i calciatori rosanero. Molto più rosa che neri… L’associazione calciatori che ci affianca… Come? Quando? Con quali facta concludentia? Con qualche vaga, sbiadita, insipida dichiarazione tommasiana, di quelle che lo commuovono tanto, cioè di solidarietà un tanto al quintale?

 

Apre la bocca il disinvolto Gagliano

Pensate che, in tutto questo bailamme, ha parlato perfino Salvatore Gagliano. Ancora una volta. Certo, ci vuole una bella faccia tosta, per interpellare proprio codesto soggettino. Memoria corta, quella del praianese. Che ha dimenticato di essere uscito fuori dalla sala del consiglio federale, fingendo di sentirsi incompatibile, laddove gli Ulivieri & compagni non lo fecero (e lo erano per motivi non territoriali, ma economici, contrattuali, essendo legati a società interessate direttamente alla vicenda, per il contratto da tecnico in essere…). Anche il vice presidente della lega di B, Marco Mezzaroma, s’è astenuto, in occasione della riunione del consiglio direttivo. Mezzaroma è in conflitto d’interessi, secondo l’interpretazione dei novelli giuristi, i calciatori del Palermo, perché Balata… è stato messo lì da Lotito, che è il cognato di Mezzaroma. Se ne accorgono ora, i calciatori del Palermo. Se ne accorgono ora, tanti opinionisti candidi e verginelli.

 

Ma chi “votò” Balata?

Ma, quando Balata fu, diciamo così, votato, da chi lo fu? Torniamo a Gagliano. Pontifica, il praianese. Dimentico delle scudisciate sofferte, quando è stato mandato indecorosamente a casa, detronizzato da presidente del comitato campano. O quando fu detronizzato, o defenestrato, da consigliere federale. Per volontà di Enzo Pastore. Per punirlo del comportamento indecoroso, quello al quale facevamo riferimento poc’anzi. Vedere altro appunto sugli aspetti morali della questione. Ma c’è ancora di peggio. Addirittura, Carlo Tavecchio.  Che citeremo soltanto, senza riportarne le dichiarazioni…

 

Arbitri: di male in peggio…

L’allenatore dell’Atalanta, Gasperini, è stato protagonista di un siparietto post-gara, ossia subito dopo Lazio-Atalanta, la finale di coppa Italia: “Sulla mano è molto grave. Io non mi sono reso conto di questo, L’ho visto adesso, dopo la partita. è un episodio di una gravità inaudita. Abbiamo assistito a rigori concessi per episodi difficili da valutare. Questo è di una chiarezza di regolamento… C’era anche un secondo giallo, quindi l’espulsione di VASQUEZ. Ha determinato la vittoria della coppa Italia. Fare questo all’Atalanta, una squadra che ha solamente delle simpatie in giro, è una cosa vergognosa. Toglie credibilità al VAR. è una palla che va dentro, è deviata e va sul palo. Non vedere questa cosa… non volerlo vedere… Non va bene farlo a nessuna squadra. Ma farlo all’Atalanta… è veramente un brutto significato per il nostro calcio”. Sintesi: un’altra gara decisa, impropriamente, da un arbitro, in questo caso Banfi…

 

Il solito Nicchi…

A Gasperini ha replicato, a modo suo, cioè con gran dispitto, il presidente dell’aia, Marcello Nicchi. “Le parole di Gasperini? Ognuno si assume la responsabilità di ciò che dice …”. E che razza di risposta è? Aggiungendo, poi: “C’è stato un episodio che tutti hanno rivisto dopo la partita perché allo stadio non l’ha visto nessuno. Adesso lo valuterà il designatore e deciderà se poteva essere giudicato in modo diverso o no”. A Nicchi hanno risposto, da par loro, ossia con parole di fuoco, i tifosi, sui social. Ma, con le risposte che dà, Nicchi dovrebbe presiedere, ad esempio, una coop rossa in Toscana e lasciare che le partite siano arbitrate da uno spettatore sorteggiato sul campo, anche miope, anche ipo-vedente. Che, infine, alla tecnologia VAR siano designati due a sorte, all’Olimpico uno dell’Atalanta e uno della Lazio. Nicchi, ma ci faccia dieci volte il piacere… Pensi, semmai, al suo vice Narciso Pisacreta, predecessore di Banfi (Lazio-Fiorentina, rigore di Zauri, negato a Jorgensen). Anche in quel caso, Lotito. Anche in quel caso, la Lazio. Per inciso, Bastos, il calciatore della Lazio che ha fatto il fallo di mani, avrebbe dovuto essere anche ammonito e, quindi, espulso dal terreno di gioco…

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “dodicesimo atto”, “parte dodicesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime undici parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 60). La “parte tredicesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

“… Quanto al calcio, firmai un pagherò,

con Lotti, al ‘ferrarista’ Malagò:

dobbiamo coglier presto l’occasione,

per assemblare un altro minestrone…

 

Se i Cinque Stelle ci salasseranno

e le Olimpiadi a Roma svaniranno,

ci rifarem con la fu ‘Fondazione’

della Melandri: una consolazione…

 

In ogni caso, il popolo italiota

sarà per noi novello ‘utile idiota’,

pari a chi, al Partito Comunista,

inconsapevolmente, aprìa la pista”.

 

Qui si chiudea l’astuto progettino

del callido e sfrontato fiorentino…

Per Silvio e, parimenti,  per Matteo,

l’italian è solo un popolo babbeo…

 

Tra le studiate, gran macchinazioni,

frutti di incesto Renzi / Berlusconi,

spicca, per omertà e per danni, tanti,

la presidenza di lega dilettanti.

 

Un dì, era il calcio della socialità,

dei campanil e di solidarietà:

per un melmoso accordo ingannatore,

è stato regalato a un senatore.

 

Don Cosimo il forzista, per Carletto,

nutrìa più odio ancor, che Rigoletto

verso quei cortigiani malfattori,

che gli rapiron Gilda, traditori…

 

Poi, per la trama del Circolo Aniene

(Malagò, Lotti, Letta e anime aliene),

Sibilia chi? divenne presidente,

senza un programma, con un espediente….

 

In quattro e quattr’otto “designato”,

bissò così la “nomina” al Senato:

da senator “per atto di presenza”,

“gruato” a nazionale presidenza…

 

L’Italia s’è, ormai, troppo abituata,

stanca, sfibrata e perfin rassegnata

a sopportar questi “governatori”

che fan rima con colonizzatori…

 

SEGUE

 

E venne il giorno dei limoni neri… Anche per la figc

La Guardia di Finanza ha fatto irruzione nella sede della procurella (piccola procura) federale, per una perquisizione.

Sono stati acquisiti documenti sul Chievo ed è stato analizzato il computer di uno dei rappresentanti della procura federale.  Gli organi d’informazione non esitano a commentare che l’organo, il cui capo è Giuseppe Pecoraro, è entrato nell’occhio del ciclone. Hanno determinato l’intervento brutale delle Fiamme Gialle le discusse, poco convincenti inquisizioni (molte, stranamente fallite, come proprio quella sul Chievo, della quale ha ampiamente scritto Calcio malato). Hanno influito, certamente, i “due pesi e due misure”, ad esempio quelli esercitati con maggiore, indigeribile discrezionalità: i casi del Palermo e dello stesso Chievo. E che dire delle lentezze, da burocrazia bulgara? Dei vizi procedurali, che hanno squagliato tanti procedimenti (quello su Enzo Faccenda, quello, di nuovo, sul Chievo e tanti altri)?

 

I costi di gestione di un organismo inefficiente e discriminatorio

Dei costi di gestione di un organo non solo discusso, poco attendibile, ma anche controverso? Di Zamparini che s’è sottratto al deferimento disciplinare per violazione dei termini di difesa? Dell’infelice confessione di tifo pro-Napoli, da parte del “Caro Peppino”? Insomma, tutta un’insalatona. Con la circostanza aggravante dell’assoluta inadeguatezza del segretario, tale Giuseppe Martucci. Che non risulta neppure laureato e dovrebbe fronteggiare gli eserciti di super-esperti, o di sedicenti esperti, che vengono schierati da quelle autentiche corazzate (talora, di cartone spugnabile…) delle società professionistiche? Resta una sola considerazione da esternare: che tempi, quelli odierni, in cui perfino la procurina (la procura piccolina) federale finisce nel mirino della magistratura ordinaria… Forse, la corda è stata tirata troppo… Altro che riforma della giustizia sportiva: qui si rischia, ma per davvero, lo spazza tutto…

  1. CONTINUA