Calcio malato: Vecchione, rinviato a giudizio, non si scolla. Anzi, Sibilia prepara la normalizzazione… – PUNTATA N. 62

Didascalia: La redazione di questa rubrica ci ha pensato a lungo. Mica ha deciso, così, all’impronta. Ha soppesato varie alternative, che erano state proposte, indi ha rotto gli indugi. Ed eccoci a “Cimabue”. Era la pubblicità televisiva (nel famosissimo “Carosello” della prima serata, quello, al termine del quale, “i bambini, tutti a nanna”) dell’amaro / digestivo D.O.M. Bairo”, “L’Uvamaro”, oggi uscito fuori dai canali produttivi e di distribuzione. La denominazione originaria, come specifica Wikipedia, era un acronimo per Deo Optimo Maximo, poi sostituito dal più commerciale e orecchiabile “Don Bairo”, che lasciava in piedi, immutato, il riferimento al comune d’origine, un paesino nel Canavese, nel cuore del Piemonte. La ricetta originale, di Pietro Michaeli, meglio noto come Pietro Bairo, risale al Quattrocento. Fu riattivata dalla famosa azienda “Buton”, come vino aromatizzato con erbe e radici aromatiche.

S’è smarrito anche il ricordo…

L’amaro, del quale s’è persa anche la memoria, fu pubblicizzato da un’apprezzata serie di spot, su “Le avventure di Cimabue”. Era, costui, un fraticello di fantasia, al quale i confratelli, monaci del convento, intonavano costantemente un coro canzonatorio, simpaticamente ripetuto ad ogni passaggio pubblicitario, per stigmatizzare la sua perenne capacità di sbagliare… anche l’impossibile: “Cimabue… Cimabue… fai una cosa, ne sbagli due…”. Al che, l’impacciato “monaciello” replicava: “Ma che cagnara! Sbagliando s’impara…”.

 

L’epoca degli “spot” in rima

Era l’epoca dei messaggi pubblicitari in rima baciata: semplici, forse addirittura semplicistici, ma col merito innegabile d’aver inciso sul gergo popolare, sul linguaggio comune. L’epoca di “China Martini” (“fino dai tempi dei garibaldini…”), di “Alemagna! Ullallà, ma è una cuccagna!”, di “Calimero” (il pulcino nero), di “Mira Lanza”, di “Carmencita sei già mia… Chiudi il gas e vieni via…”. Lo spot di “Cimabue” andò in onda tra il 1972 ed il 1977. Quei cartoni animati, però, sono restati incisi nella memoria collettiva. Quantomeno, degli ultra cinquantenni…

 

L’idea dell’immagine di questa puntata

L’idea di utilizzare “Cimabue”, quale immagine simbolo di questa puntata n. 62 è balenata, per non lasciare impunite le inverosimili avventure sibilian / barbierian / vecchioniane e, nel contempo, per non infierire, limitandoci a “fondellarlo” allegramente, su quel Vecchione, che pure non meriterebbe eccessivi riguardi. In ogni caso, le sprovvedutezze (definiamole così, bonariamente) di Vecchione sono quelle che hanno, tragicamente, trascinato sul banco degli imputati, alla sbarra del Tribunale di Napoli, l’improvvido “dilettante allo sbaraglio, da Saviano”. Che sta esercitando, da troppo tempo (dicembre 2012), una funzione alla quale è, in tutta evidenza, assolutamente inadeguato. Con l’aggravante che non possono di certo, i Sibilia, i Barbiero, i Pacifico, rettificarne il tiro, o correggerne gli orrori, o (ancor meno) prevenirli. I nominati soggettini, invero, sono null’altro che ulteriori, non meno impreparati ed incompetenti dilettanti allo sbaraglio… Come s’è evidenziato nella vicenda, della quale riferiremo in questa puntata, dei maledetti “play-out aggiuntivi”. Ma come era emerso, in precaria e perigliosa plasticità, durante la tragicomica presidenza Gagliano. In essa, invero (ci ritorneremo…), alle profonde lacune vecchioniane, s’aggiungevano le continue assenze gaglianiane, oltre che l’incompetenza assoluta del praianese, che davvero non sapeva che pesci prendere. Oh, povero calcio campano…

 

Bollettino parrocchiale n. 24

C’è un’espressione (“play-out aggiuntivi”, o “integrativi”), che resterà sul gozzo, a Sibilia, a Barbiero ed allo sprovveduto Vecchione. Quest’ultimo, per il vero, appare ancor più disconnesso e disorientato, di quanto si palesasse in precedenza, dal commissariamento del comitato campano in poi, dopo il suo fatale rinvio a giudizio del 16 maggio scorso. Non se l’aspettava, Vecchione. Nonostante, ad onta, malgrado, nonostante tutte le avvisaglie, tutti i preavvisi… Gli avvocati della figc, della lnd e suoi personali l’avevano, però, confortato, e tanto è bastato, all’improvvido Vecchione. Almeno, a quel che si può ricavare dai “sussurri e grida”, nonché dagli spiferi (sempre abbondantissimi), che provengono dal pettegolissimo ambientino (che te lo raccomando…) del circolo ricreativo, affidato alle cure (inesistenti, improvvide, incompetenti, inadeguate, tutto) di un commissario che, in primo luogo, non è quasi mai presente, in sede.

 

La gestione commissariale solo nelle parentesi tra un viaggio e l’altro

Che, in seconda battuta, quando si degna di andarci, lo fa per pochissimo tempo, tra un viaggio e l’altro, andata e ritorno, da Martina Franca a Roma (sede del dipartimento interregionale, l’invenzione anti-democratica tavecchiana). Che, in terza analisi, pretenderebbe, lui Mandracchione n. 2, di esercitare la sua funzione commissariale per telefono… Con un rispetto, per le società campane, sul quale non ci ripeteremo, ma del quale il vistoso tarantino di provincia dà prove ripetute, reiterate, implacabili… Sintesi: Vecchione è abbandonato a sé stesso. Per di più, nella contingenza più drammatica del suo percorso federale. Che, indubbiamente, ha premiato un piccolo, modesto travet (il vero metro di misura vecchioniano, questo), molto al di là delle sue caratteristiche, delle sue qualità, della sua pallida, fievole, fragile personalità (termine, per lui, per l’appunto… fuori misura). Ha preteso ed osato troppo, Vecchione, orfano del suo tutto. Ora, ne paga (a carissimo e salatissimo prezzo) le conseguenze.

 

Al primo comunicato non “copiato ed incollato”, il flop…

La verità, dobbiamo ribadirla. Necessariamente. Anche se appare inverosimile. Vecchione s’è trovato, per la prima volta, alle prese con un comunicato da scrivere ex novo, di sana pianta. Con una normativa, quella sui “play-out aggiuntivi”, mai scritta da Pastore, per l’elementare motivo che il presidente s’era rifiutato, in una col consiglio direttivo (composto, Iacoviello a parte, da persone qualificate ed obiettive), di procedere all’assurdità, all’indecenza, alla scorrettezza, alla mancanza di rispetto (verso le vere vittime, le società) per i club campani del calcio dilettantistico (quelli del calcio giovanile, in questo caso, non c’entrano).  Per la prima volta, Vecchione ha dovuto affrontare l’arduo compito di dover costruire, predisporre, articolare una normativa ad hoc. Quella, si ribadisce, dei play-out aggiuntivi. Per la prima volta, in quarantaquattro mesi: ovvero, da quando ha fatto il segretario di nomina (con l’incompetente, in materia calcistica, Paolo De Fiore); poi, non più di nomina, ma di fatto.

 

Il soggettino Cilio, segretario di nomina, ma non di fatto

Con Cilio che, sine titulo, lo faceva di nomina, il segretario, peraltro senza muovere un ditino. Mentre Vecchione si prestava a fungere da segretario di fatto: l’ennesima disinvoltura impunita, della nefasta era commissariale. Poi, misteriosamente, per insondabili e mai chiariti motivi, di nuovo, Vecchione, segretario di nomina, con Cilio liquidato in fretta e in furia… Con le società che assistevano, immobili, inerti, a-reattive, del tutto indifferenti, a codesti osceni minuetti, a codeste indecorose sarabande, quadriglie, saltelli vari. Prima di questa imprevista contingenza, Vecchione aveva dovuto semplicemente procedere ad un continuo, ripetitivo copia ed incolla dei comunicati ufficiali pastoriani. Non una virgola in più, non una virgola in meno…

 

I play-out aggiuntivi: la cartina di tornasole dell’inadeguatezza vecchioniana

 Poi, chissà per geniale trovata di chi (Giacomardo? Ma sta a Roma. Barbiero? Ma non sa neppure di cosa si tratti. Sibilia? Ma non è mai stata sua competenza, attenzione, cura…), è venuta fuori la maledizione dei play-out aggiuntivi. Ora, diciamolo subito: già quella qualificazione (aggiuntivi) avrebbe dovuto indurre a diffidare. I play-out, invero, configurano una coda alla stagione regolare, ma da svolgere tutta insieme. Da affrontare e risolvere in un blocco unico. Il frazionamento, la scansione, la cadenza, il contagocce non si confanno, al concetto stesso di play-out (o dei play-off). Non si sono resi conto, gli inconsapevoli, impreparati, improbabilissimi gestori provvisori del calcio campano, che la fase dei play-out è un tutt’uno e che tutte le partite della predetta fase debbano essere disposte ed organizzate tutte insieme.

 

Il mancato rispetto delle priorità

Lo impone il rispetto delle priorità. Le quali non possono, per l’appunto, essere frazionate, concepite a singhiozzo… Quando si ipotizza una fase integrativa di un campionato, si deve innanzitutto tenere sempre presente che la regular season ha, quantomeno, un suo significato ineludibile, incancellabile. Se una società, al termine delle trenta giornate del campionato d’eccellenza, si classifica all’ultimo posto, per regola semplificativa considerata insuperabile ed inevitabile, retrocede senza appello. La penultima, la terzultima, la quartultima e la quintultima (quattro unità) vengono chiamate a contendersi la permanenza nella categoria, attraverso i play-out. I quali rappresentano, comunque, una forzatura, un’anomalia. Inventata solo per garantire regolarità fino all’ultima giornata, il che ne giustifica e motiva l’esistenza. Per evitare le iniquità del passato (quelle che, peraltro, perdurano nella serie A ancora odierna: ma nessuno ne parla…). Perché lo spirito sportivo, in Italia, è ormai quasi del tutto estinto. Perché il senso di responsabilità e di correttezza è un pallido ricordo di un passato remoto. E volutamente, si badi bene, non facciamo alcun cenno alla cosiddetta, ormai patetica lealtà sportiva.

 

I cosiddetti consulenti…

La procurella (piccola procura) federale e tutti gli improbabili soloni, cosiddetti consulenti, o “esperti”, alla avv. Lucio Giacomardo, se proprio volessero insistere a considerarla ancora in vita, addirittura come principio obbligatorio, dovrebbero, prioritariamente, spiegare come si possa mai conciliare, la lealtà sportiva, ad esempio con i risultati della Juventus di queste ultime giornate del campionato… O con le formazioni fantasiose, schierate in campo da Allegri (come da quasi tutti i suoi predecessori, vincitori già sicuri del campionato: quasi nessuno escluso…) nei turni conclusivi della serie A.

 

Qui casca lo sprovveduto…

Qui, su questo fronte di pur minimale difficoltà, è cascato lo sprovveduto… Non ripeteremo, come nel noto motto: qui è cascato l’asino… Non lo diremo per doveroso rispetto dell’asino, essere vivente intelligente ed ammirevole… È cascato, Vecchione, per una serie di motivi, che ci prenderemo la briga, con certosina pazienza, di imboccargli col cucchiaino, come si usa con i neonati. Punto primo: per una degna, motivata, equilibrata ed insieme equa appendice di un campionato, bisogna innanzitutto non dimenticare mai che la stagione regolare è stata già disputata e s’è conclusa.

 

La premeditata interpretazione dei play-out come obblighi normativi

Indi, i play-out non possono essere concepiti, o trascurati, o sibilianamente disprezzati, come fossero meri obblighi normativi. Una fase integrativa di un’attività sportiva, lo diciamo per insegnare un tantino di creanza e di riguardo agli sprovveduti gestori provvisori del comitato campano, è un fatto sportivo, ma anche emotivo, anche di cuore, anche economico, anche imperniato sui sacrifici, su uno sforzo al di là dell’ordinario, su gare ad eliminazione diretta (con tutte le intuibili implicazioni di suggestione, di sensibilità, di stress)… Se si devono svolgere, si deve avere la capacità, la consapevolezza, l’onestà morale, la rettitudine di procedere a tutte le previsioni, che coinvolgano tutte le potenziali possibilità, tutte le potenziali eventualità. Non si può procedere alla carlona, o con superficialità, come ha fatto il tandem Barbiero-Pacifico, supportato (molto, ma molto per modo di dire) dallo sconvolto Vecchione di questo infelice periodo.

 

Il ceffone delle società a Sibilia

Il guaio del comitato campano è che s’è adagiato sul fatto che le società, fino a quest’episodio di svolta, avevano sopportato tutto ed il contrario di tutto. Ed allora, un po’ per inconsapevolezza, un po’ per incompetenza, un po’ per strafottenza, un po’ per incapacità previsionale, i dilettanti allo sbaraglio del team sibiliano si son lasciati andare… alla deriva. Veniamo, finalmente, al dunque. Se si dovevano individuare sei società (o un numero fino a sei: magari, cinque, ma semplifichiamo), destinate a retrocedere dall’eccellenza alla promozione, si doveva articolare una normativa che si concludesse con le sei retrocessioni. Non con quattro, da estendere, forzatamente, irrazionalmente, a sei, attraverso un meccanismo, per l’appunto, aggiuntivo.

 

Una provocazione…

Altrimenti, diventa una provocazione, un supplizio, un tormento, una forma di noncuranza, per le esigenze delle società: un qualcosa, obiettivamente, di indigeribile. Ed, infatti, i club campani interessati non l’hanno digerito. E si sono ribellati. A ben giusta ragione. Con un manrovescio, a Sibilia, al fantasma Barbiero, all’inesistente ed ininfluente Pacifico ed allo spaurito Vecchione, che resterà scolpito negli annali del comitato campano… E che dimostra, in modo palmare, che il popolo sportivo, ormai, non ne può proprio più, di Cosimo rischiatutto Sibilia.

 

Il documento delle otto società

Le otto società di promozione (in attesa delle quattro di eccellenza) hanno depositato, al comitato ed alla lega, un documento, a firma congiunta dei rispettivi legali rappresentanti, completato dal timbro societario.  Un atto ben scritto e motivato. L’esatto opposto del comunicato ufficiale. O bollettino parrocchiale, o rimedi del circolo, come dall’ultima, bizzarra, irriguardosa formula, inventata dal fantasioso avv. Giuseppe Vitiello, nel corso dell’udienza preliminare del 16 maggio scorso. Quell’improvvida trovata, alle quali le società hanno preannunciato che reagiranno con sdegno. Perché essa irride agli sforzi, ai sacrifici, al logorio psico-fisico di strutture sportive, sballottate e maltrattate. Insomma, le società sono inviperite. Incazzate nere. Ed a ben giusta e sacrosanta ragione. Nel testo, viene richiamata la data di conclusione del campionato di promozione: 7 aprile. Contrapposta alla data di svolgimento dei play-out aggiuntivi: addirittura, 25 maggio. Ossia, a poco meno di cinquanta giorni di distanza. Un’enormità. Un’assurdità. Un’indecenza.

 

Le critiche al comitato

Vengono, inoltre, puntualizzate tutte le obiezioni. Sul mancato preavviso. Sulla sostanziale indifferenza del comitato. Sulla sua incapacità di prevedere… ciò che era già successo, o che era inevitabile, o che era imminente… Cronaca di una catastrofe annunciata, insomma. Alla Gabriel Garcia Marquez. Le otto società non hanno mancato, nell’atto, di scudisciare gli inadeguati interlocutori ufficiali sulla loro impreparazione, sulla loro insensibilità, sulla loro incapacità (o strafottenza) di comprendere il significato profondo e la valenza del calcio dilettantistico.

 

La diffida-minaccia…

Con una solida diffida: “la disputa delle gare in questione, fatta a distanza di  diverso tempo dalla fine dei campionati, comporta enormi disagi, oneri aggiuntivi, difficoltà organizzative e gestionali e non solo dal punto di vista economico e burocratico”. Seguita dal manrovescio finale: “Il calcio praticato dalle sottoscritte società è legato a culture e sentimenti profondi, che vanno oltre le imposizioni dei regolamenti”. Magnificamente detto. Ma peccato che le società firmatarie del documento, forse per un residuo di sia pur larvata, ingiustificata e comunque condizionata fiducia nell’improvvida pseudo-governance del calcio dilettantistico e giovanile campano, non si siano rese conto di una verità sorprendente: neppure i regolamenti stanno dalla parte di Cosimino l’occhiolino Sibilia & sodali… Anzi, proprio i regolamenti li smentiscono, li fustigano, li svergognano…

 

Quello che Sibilia e Barbiero, mal consigliati da Vecchione, non han capito e, forse, non riusciranno a comprendere…

La logica giuridico-sportiva è che si dovessero, obbligatoriamente e non facoltativamente, coinvolgere, nel calendario dei play-out campani di eccellenza 2018/2019, anche le due sestultime e le due settimultime. Snoccioleremo l’argomento, sviscerandolo, a beneficio delle società. Ma anche, simultaneamente, affinché gli sprovveduti soggettini, innanzi elencati (Barbiero & compagnia incompetente) ne prendano atto, possibilmente avendo cura (ma come, se questo è il legname?) di non dimenticare più la lezioncina. Dunque: dovendosi determinare tre società, destinate a dover retrocedere, per ognuno dei due gironi d’eccellenza, si sarebbero dovute coinvolgere sei società a girone, ferma restando la retrocessione d’ufficio, senza play-out, dell’ultima in graduatoria.

 

Fino alla settimultima…

Le sei, a partire dalla penultima, comprendono, ovviamente, anche la predetta settimultima. Si sarebbe dovuto, quindi, elaborare un calendario, del tutto diverso, comprensivo delle due in più (sestultima e settimultima), per girone. Con la previsione di regole certe, sulle ammonizioni e sul loro cumulo, sull’esecuzione delle sanzioni (squalifiche a calciatori, eventuali squalifiche di campo, ecc.), sui campi sui quali disputare le gare (ovviamente, in casa della miglior classificata), con priorità preventivamente definite. Non con criteri flessibili, cambiati in corsa, indecifrabili, incomprensibili, contraddittori, scritti in un italiano incerto ed oscuro. Dal punto di vista (sacrosanto) delle società che han vinto la fase dei play-out già disputata, invero, ricominciare daccapo sa di beffa “aggiunta”, per l’appunto, al danno. Dal punto di vista delle società “aggiunte” per via di codesti, illegittimi, incomprensibili, imperdonabili “play-out aggiuntivi”, idem. Ma la verità, secca ed asciutta, resta quella appena riepilogata: per sei retrocessioni, occorre far disputare i play-out a dodici società. Non prima ad otto, poi ad altre, poi, magari, ad altre ancora.

 

Le fantasie del giuliviano Barbiero

Codeste fantasie, ci facciano sapere il giuliviano Barbiero e l’indecifrabile Pacifico (se facesse il calciatore, in pagella si meriterebbe una votazione di quelle antiche: n.g., non giudicabile…), in una con lo spaurito, vitreo Vecchione di questi ultimi tempi, dove sono andate a pescarle… Invenzioni gravissime, come hanno ben evidenziato le otto società di promozione. Pesantissime, ingiustificate, oltre che a perfida sorpresina conclusiva. Con l’aggravante che le società, che ora si punterebbe, disinvoltamente, a coinvolgere, non tirano un calcio ad un pallone da un’infinità di tempo… Per cui partirebbero enormemente handicappate, sul piano tecnico-atletico, oltre che depresse sotto il profilo psicologico, per l’iniquità della loro chiamata in causa… Pene severissime, ha minacciato (sempre per interposti trombettieri, come da sua inveterata abitudine) il pavido, ma furbastro Sibilia. Che fa, se le inventa, le norme severissime? Vuole ripetere la performance, che ha comportato il rinvio a giudizio per Andrea Vecchione, “in concorso con persone allo stato non identificate”? Cioè: una sorta di nuova delibera innovativa?

 

Confida in un “pool di esperti”?

O fa solo il Rodomonte? Il guascone? Il miles gloriosus? O, magari, confida in un “pool di esperti”, come Vecchione qualificava i presunti autori della delibera sul ritiro della Juve Pro Poggiomarino. Questa volta, però, ci vorrebbe un “pool di esperti” in grado di cavare le castagne dal fuoco… Ed è una parola… Vecchione, con quella espressione improvvida, non si rendeva nemmeno conto che stava procedendo ad una solenne confessione di reità, perché il giudice sportivo è monocratico, non è un organo collegiale, o “poolista”. Ma Sibilia e Barbiero sono affetti da inguaribile delirio di onnipotenza. Che è l’anticamera del precipizio…

 

Mancanza di lungimiranza. Ma era umano attendersela, anche la semplice previdenza, da costoro?

Insomma, i sibiliani, in larga misura appartenenti alla categoria dei “puri opportunisti d’occasione”, non sono stati neppure in grado di prevedere l’ipotesi più pessimistica. In ogni caso, però, con le ipotesi, qualcuno lo spieghi all’incompetente Barbiero ed allo sprovveduto Sibilia, non si costruisce altro che una serie di ulteriori ipotesi, stratificate sulle prime, in una spirale senza fine e senza via d’uscita. Con un dettaglio: e se il Gladiator e l’Agropoli superassero il turno, che diranno, i sibiliani: che hanno pazziato?… È  più che assurdo, dover aspettare l’esito degli spareggi play-off di eccellenza, che si chiuderanno in data incompatibile con l’attesa. Ecco, ancora una volta, spiegato (e spiattellato sul muso) all’incompetente Barbiero la vacuità, il vuoto pneumatico, la tracotanza autoreferenziale della sua intervista a “La Città”, infarcita di quelle espressioni giuliviane, delle quali abbiamo dato conto nella precedente puntata (“trasparenza”, “osservanza delle norme”, “regolarità dei campionati”…). Le regole, esimio commissario “invisibile” (un super-paradosso) ed assenteista, bisognerebbe prima conoscerle. Indi, studiarle. Infine, applicarle. Ebbene, nessuno di codesti esercizi è stato neppure accennato, dal tarantino di provincia…

 

Fino alla nausea…

Proseguiremo, in questa lezioncina, fino alla fine. Con (per ora) qualche ulteriore annotazione: la prima, relativa a tutte le ipotesi, già accennate nella precedente puntata, che potrebbero causare l’inutilità dei “play-out aggiuntivi”, oltre alla loro, ormai pienamente dimostrata, indisputabilità. La seconda, che riguarda il frazionamento degli eventi agonistici, al di fuori di ogni grazia di Dio. Altro che regolamenti barbieriani; qui siamo al sopruso, all’abuso, allo stupro della logica più elementare. L’ultima (per ora): sei società coinvolte, oltre all’ultima, danno un totale di sette. Le partecipanti per girone, in eccellenza, sono sedici. Ci si rende conto che, aggiungendo quelle che lottano per il primo posto e per i play-off, ossia almeno altre sette, Barbiero vorrebbe cancellare il cosiddetto centro classifica, ossia il cuscinetto intermedio? Senza tener conto delle conseguenze, che i mesi di attività in più comportano, sotto il profilo delle spese (di rimborsi forfettari e di ristoro  delle spese vive di viaggi, sia per gli atleti, sia per i tecnici, sia per gli addetti; di lavaggi degli indumenti; di ristoranti, di alberghi, di ritiri, di allenamenti, di fitti dei campi per la preparazione e per le gare et cetera), oltre che delle eventuali complicazioni impreviste: allenatori che magari erano stati salutati, calciatori idem, e così via

 

Ma, se le società non si presenteranno, chi retrocederà?

E le società perdenti i precedenti play-out, che hanno il diritto di pretendere che si rifaccia la fase, tutta insieme, non più frazionata ad libitum? Ossia, anziché a quattro, a sei? E se poi risulterà tutto inutile? E chi retrocede, se le società non si presentano? Una volta affermato il principio dei play-out, non è possibile far scorrere la classifica, facendo riferimento ad essa… Insomma, un guazzabuglio, un groviglio inestricabile… Una genialata, l’ennesima, di Cosimone il competentone, o di Cosimo adda passa’ ’a nuttata. Che, nell’autoreferenzialità e nella sibiliana autoglorificazione perpetua, significherebbe, addirittura: “Cosimino… fiat lux”. Che, poi, per essere minimamente seri, si dovrebbe trasformare, in coerente modalità sibiliana, in un perentorio “… al comitato campano ed alla lega dilettanti, calino le tenebre!”.  Le quali, infatti, hanno oscurato tutto l’orizzonte: da quasi quattro anni…

 

La conclusione che angoscia Sibilia e Barbiero

Avevamo fatto cenno, poc’anzi, ad una diffida delle otto società campane di promozione, allo sprovveduto comitato. Una diffida anti “play-out aggiuntivi”. Eccola, integralmente riportata, di seguito: “Tutti gli atleti non hanno più svolto la idonea attività didattico-sportiva e pertanto risultano impreparati dal punto di vista atletico-psico-fisico e sono ad alto rischio infortuni… Le società potrebbero essere esposte ad eventuali denunce, anche penali, da parte dei calciatori malcapitati. In tali casi si aprirebbero diaspore legali, che inevitabilmente coinvolgeranno lo stesso comitato regionale”. Sorbole, che scoppola! Che schiaffone! Ma non è finita qui. La chiusura del documento delle otto società di promozione è, difatti, ancor più minacciosa e lapidaria: “Le società sportive istanti comunicano la loro ferma volontà di non disputare le gare… per la determinazione delle retrocessioni aggiuntive. Con espressa riserva di adire le vie legali rivolgendosi a tutte le autorità competenti per la tutela dei diritti e dell’immagine anche dei propri tesserati. La presente ad ogni effetto di legge. Napoli, 16.05.2019”. Seguono gli otto timbri e le otto firme dei legali rappresentanti delle società.

 

Una riflessione obbligata

Dal che scaturisce, per immediata associazione d’idee, una riflessione / annotazione: e che vuol mai fare, Cosimino lo strizzolino Sibilia? Non gli basta ancor, il rinvio a giudizio di Vecchione e la sua (e di Barbiero, nel ruolo di commissario del comitato campano) qualificazione, come presidente della lega dilettanti, di “responsabile civile”? Ossia, di obbligato a rispondere del risarcimento dei danni agli avvocati Filippo Pucino e Gaetano Annella, nel processo sulla falsificazione, individuata anche dal Giudice per l’Udienza Preliminare, della delibera sulla Juve Pro Poggiomarino. Vuole ripetersi, Sibilia? Ovvero, risarcire, oltre che, eventualmente, i giudici sportivi Pucino ed Annella, anche le otto società, che han preannunciato il loro rifiuto a disputare i “play-out aggiuntivi”?

 

Il disagio di Vecchione

Due episodi d’estrema attualità ci stanno tormentando, per la loro intensa somiglianza alla vicenda Vecchione.  Quello del sindaco leghista di Legnano, Gianbattista Fratus, che s’è tempestivamente dimesso dalla carica, verosimilmente su suggerimento obbligato dei suoi legali. Ossia, a scanso di maggiori danni (personali…). L’altro, è quello del presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. La quale, dopo aver tentato la furbata di votare contro le dimissioni da lei stessa presentate, illudendosi di riuscire nel blitz, s’è dovuta rassegnare ad andarsene, a rinunciare alla presidenza, ossia a dimettersi. Del tutto verosimilmente, per sottrarsi a maggiori, irreparabili guai… Ma qual è l’addentellato e quale l’analogia col “caso Vecchione”?

 

Potenziale reiterazione del reato, ma non solo…

Semplice: la possibilità di reiterazione del reato; quella di inquinamento delle prove; infine, la potenziale influenza sui testimoni del processo penale, tutti dipendenti (quindi, essendo Vecchione ancora segretario e capo degli uffici, tutti a lui subalterni), o collaboratori del comitato (remunerati mensilmente e, dunque, ancor più subordinati a Vecchione…). Gli avvocati Errico Frojo e Giuseppe Vitiello, come abbiamo ricordato nella precedente puntata di questa rubrica, hanno espresso piena fiducia nel savianese Vecchione. La circostanza, francamente, fa sorridere.

 

Ma Vecchione non è lucido…

Forse, se Vecchione fosse lucido, questo dettaglio dovrebbe anche impressionarlo un tantino.  Ma, sia come sia, dove può poggiarsi, la fiducia, non del comitato in Vecchione, ma, viceversa, delle società, sia nel comitato come organizzazione, sia in Vecchione, accusato della falsificazione, in concorso con altre persone, di un atto pubblico? E già: di un atto pubblico… A questo punto, c’è venuta in mente una metafora togliattiana: freme e vibra la centrella della  scarpa…  La centrella è, come tutti i napoletani ben sanno, il rinforzo del tacco ed, a volte, anche della punta della scarpa. Un rinforzo, fatto di ferro… S’intende, con l’allegoria della centrella, puntualizzare l’assurdo che, nonostante lo spettro della reiterazione del reato, dell’inquinamento delle prove e dell’influenza sui potenziali testimoni, Vecchione sia ancora là. O sia ancora qua, alla Vasco Rossi…

 

Si legge, in giro: la carriera di Vecchione s’è conclusa qui…

Il segretario, che alcuni siti danno già predestinato a concluderla qui, la sua carriera burocratica, dovrebbe, invece, se la lega dilettanti (datore di lavoro di Vecchione) fosse un ente rispettoso della propria stessa dignità, essere immediatamente sospeso dall’incarico e dalle funzioni, nonché sottoposto a sollecito procedimento disciplinare, per verificare l’esigenza dell’eventuale sua sospensione anche dal servizio. Sì, sospensione immediata: se non molto peggio… Ma vogliamo scommettere che nulla di tutto ciò si verificherà?

 

Si ripropone, timidamente, al proscenio, perfino l’inconsapevole Gagliano

Nel frattempo, è riemerso dall’oblio, dal silenzio al quale egli stesso s’era obbligato (evidentemente, su consiglio di qualcuno, come abbiamo già riferito nelle precedenti puntate), l’improbabile Salvatore Gagliano. Per distribuire interviste e pillole di fantasia e di mistificazioni varie. Sulla Salernitana (che, ora, Gagliano non osa toccare), necessariamente evitando di spendere una sola parola su Lotito (che è in furente contrasto con i tifosi). Sulla situazione in serie B, senza sfiorare i casi Foggia e Palermo, i due ennesimi scandali del calcio nel burrone. Sul consiglio federale, accuratamente evitando di toccare i fili elettrici del suo “amico” Gabriele Gravina.

 

Il pensiero fintamente libero del praianese…

Insomma, con la sua solita democristianità, falsamente ammantata di ardimento e di pensiero libero (un piffero…). Dopo tanti suoi tuoni e fulmini (a vuoto) e fuochi d’artificio, dopo tante finte, scarti, sparate con arretramenti, parole col freno incorporato ed altre amenità, il disinvolto praianese ha parlato di: elezioni al comitato campano, chiedendole di nuovo (ma a chi?); commentando, con prudenza quasi curiale, più che democristiana, il rinvio a giudizio di Vecchione; criticando il commissariamento e sottolineandone l’inutilità (e ci mancava pure che l’avesse elogiato, dopo quel che gli han combinato…); escludendo categoricamente di ricandidarsi a presidente (valga, come snack, la parentesi precedente); sottolineando, in interviste da pontefice massimo, molto sgonfiato però, il suo illuminato parere (cioè, nada de nada) sulle decisioni del consiglio federale, soprattutto con riguardo alla Salernitana.

 

Quando Gagliano cooperò, con i Carraro ed i Tavecchio, alla scomparsa della Salernitana alibertiana

Quella che egli, come Calcio malato ha già segnalato, letteralmente accompagnò all’eutanasia: la Salernitana indubbiamente più positiva della storia del calcio, quella edizione Nello Aliberti. Contribuì a spegnerla, Gagliano, uscendo fuori dalla sala della riunione, quando il praianese era (ma non di certo per i venti anni, dei quali grossolanamente e da gradasso s’è vantato) consigliere federale. Memoria corta, oltre che inattendibile, Gagliano. Ma il peggio l’ha riservato ai ricordi della sua presidenza. Fatta passare (per gli allocchi che se la bevano) per un’era illuminata, assolata, feconda, straordinaria. Laddove, invece, è stata la più tragicomica della storia del comitato.

 

Assenteista cronico, anche Gagliano

Tra l’altro, ma Gagliano si ricorda, almeno, quante volte ha messo piede a Napoli, al comitato, sia quando è stato vice commissario, sia durante la sua presidenza? Può competere, al riguardo, solo con Paolo De Fiore, con Luigi Barbiero e con Cosimino l’occhiolino Sibilia. Già con Colonna, no, non può rivaleggiare, quanto a presenze scalda sedia. Perché l’avvocato, pur incompetente di calcio, alla pari di Gagliano, Sibilia e Barbiero (un po’ meno, però, dell’inverosimile De Fiore), al comitato campano ci andava, per un minimo di ore complessive a settimana. Magari, si leggeva i giornali, o sgranocchiava qualche cracker. Ma, in qualche modo ed in qualche sia pur minima misura, magari per onor di firma, era presente. La conclusione è: questa nidiata di improbabili, che s’è coalizzata tutta insieme (fino alle ardue spartenze di cariche, di potere e di benefici), ha svolazzato, all’interno del comitato, dal 14 settembre 2015 in poi (data iniziale del periodo funesto del commissariamento più patetico della storia dello sport), ed ha fatto a gara per competere, concorrere, gareggiare. A chi riuscisse ad essere il peggiore…

 

L’estrema urgenza della riforma statuale dello sport

Quando si assiste a codeste disinibizioni estreme, a codeste spigliatezze (inevitabilmente contraddittorie), si staglia davanti agli occhi, in tutta la sua ciclopica imponenza, l’allegorica, ma anche concretissima e drammatica, urgenza della riforma statuale dello sport. Quella, avviata da Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega allo sport. Oggi, dunque, ne riprenderemo l’analisi, “saltata”, nella puntata precedente, per via degli accadimenti di questi ultimi giorni.

 

La delega governativa in materia di sicurezza per le discipline “invernali”

L’art. 14 segnala la consueta delega al Governo in ordine alle cosiddette discipline sportive invernali. Le innovazioni concernono gli aspetti giuridici degli impianti e dei relativi provvedimenti di autorizzazione e concessione, sulla base dei parametri di ammortamento degli investimenti, nonché la  revisione delle norme in materia di sicurezza (stabilite  dalla  legge  24  dicembre 2003,  n. 363). La prima, concreta modifica, riguarda  l’estensione  dell’obbligo  di  utilizzo  del  casco, finora, irrazionalmente, obbligatorio solo per  i minori  di  quattordici  anni. Indi, viene previsto l’obbligo, a carico dei gestori delle aree sciabili, di installazione di un defibrillatore semiautomatico, con la garanzia della  presenza  di  personale  formato  per  il  suo  utilizzo. Viene, altresì, disposta l’esigenza di prevedere adeguate  misure,  anche  sanzionatorie, che garantiscano il rispetto degli obblighi e dei divieti stabiliti. È un riferimento ai ripetitivi, assurdi drammi dello sci fuori pista, in ordine al quale si punta il dito anche sull’attività  informativa  e  formativa  sulle  cautele  da  adottare  per  la prevenzione  degli  incidenti. Il Governo si riserva, ancora, di adottare, entro un ragionevole termine, disposizioni integrative  e  correttive  dei  decreti  medesimi. Nelle prossime puntate, saranno esaminati i punti nodali della riforma Giorgetti, sul contrasto alla violenza nelle manifestazioni sportive.

 

Ancora sugli “agenti dei calciatori”

Nella puntata n. 59 dell’11 maggio scorso, questa rubrica ha trattato, tra gli altri, non solo con riguardo alla “riforma Giorgetti del lavoro sportivo”, l’argomento, interessantissimo e di notevole rilevanza, degli agenti dei calciatori. Ebbene, non paga dei guai arrecati (alle tasche altrui, non alle proprie…), l’ineffabile figc parla ancora. Seguiamola, se non altro, per dovere di cronaca.  Ma con l’intima speranza ed aspettativa che il Sottosegretario Giorgetti, in una con i suoi colleghi Ministri direttamente coinvolti ed interessati, voglia davvero passare a fil di lama, ma affilatissima e spietata, codeste estreme disinvolture. Ormai, almeno, si può gioire perché questa degli agenti dei calciatori è un’altra competenza sottratta dallo Stato, nella sostanza, alla penosa autonomia dello sport. Malagò se ne faccia, per l’ennesima volta, una ragione. E si chieda, ormai, quale sia il residuale, superstite significato della sua presenza…

 

Il nuovo regolamento degli agenti figc e la posizione della iafa

Preannunciato per le precedenti puntate e poi rinviato, per via di alcuni accadimenti intervenuti (ad esempio, il rinvio a giudizio del segretario Vecchione), questo paragrafo è stato (finalmente) sfornato: ed ora, eccolo qui. La figc ha pubblicato, lo scorso 19 aprile, il regolamento federale sugli agenti sportivi. Un complesso di norme, fin da subito contestato dalla categoria. Il giornale on line, “Tutto mercato web”, ha pubblicato, di recente, un’intervista con Christian Bosco, presidente della IAFA (“italian association of football agents”), per comprendere i motivi critici degli agenti verso la figc.

 

Bosco: “Illegittima ingerenza”

Il presidente Bosco, in primo luogo, punta il dito su una “illegttima ingerenza nei rapporti tra gli agenti e i fruitori dei loro servizi professionali (club e calciatori)”, concretizzate mediante “immotivate restrizioni all’attività”, inclusa, in taluni casi, “la gratuità dell’incarico”. Il presidente Bosco, inoltre, segnala l’incremento degli oneri per gli agenti e che la figc “è l’unica federazione nazionale che chiede un doppio versamento… per l’iscrizione al registro (500 euro) e… per il deposito di ogni singolo mandato (250 euro)”. Indi, Bosco esamina la situazione dei giovani calciatori, sulla quale è opportunamente intervenuta anche la riforma Giorgetti: “… auspicavamo disposizioni ferree e ben articolate, piuttosto che un bieco proibizionismo”. Su questo punto, l’avviso di Calcio malato è che sia opportuno attendere gli effetti della riforma statuale dell’organizzazione sportiva, se riuscirà ad approdare in porto.

 

L’intervistatore chiede a Bosco sulle “anticipazioni” della figc, in ordine alle future misure del regolamento fifa, previsto per il 2020

Il presidente della iafa profitta del quesito per ribadire che gli agenti “non sono dei tesserati federali, ma dei liberi prestatori di servizi”, per cui “la fifa (e di rimando le federazioni ad essa affiliate) non può esorbitare il perimetro del proprio potere normativo, e non può imporre irragionevoli restrizioni all’attività degli stessi”. Indi, Bosco critica pesantemente la “deregulation”, disposta dal presidente della fifa, Infantino, “a partire dal 1° aprile 2015”. Bosco prosegue, a sigillo dell’aspetto specifico e delicato: “Siamo lieti che la fifa abbia fatto dietrofront ed abbia annunciato – a partire dal 2020 – il ripristino di una serie di filtri selettivi di accesso alla categoria, ma di certo ciò non la autorizza ad andare oltre le proprie specifiche competenze”.

 

La legge statuale sugli agenti dei calciatori

Alla domanda sulla legge statuale in materia e sulle iniziative prossime, Bosco dichiara di aver apprezzato molto l’intervento pubblico, che ha provveduto a “colmare un vuoto normativo”, il che “ha dato lustro all’Italia anche a livello internazionale, tant’è vero che le istituzioni di molti paesi stranieri stanno valutando di attuare le medesime misure”, che hanno annullato “il caos degli effetti negativi della deregulation fifa”.  Indi, Bosco ha sottolineato che, subito dopo la pubblicazione del nuovo regolamento figc, “ci sono stati dei confronti sia all’interno del nostro direttivo, sia con i nostri consulenti legali, sia con alcuni consiglieri dell’altra associazione di categoria (Aiacs), con i quali contiamo di incontrarci nei prossimi giorni per stabilire delle richieste di modifica del regolamento, da proporre, di comune accordo, alla figc”.

 

Dall’artigianale figura del “mediatore”, al procuratore, all’agente…

Sintesi conclusiva di questa rubrica: quanta acqua è passata sotto i ponti,  dalla “mitica”, artigianale figura del “mediatore dei calciatori”, di almeno cinquant’anni or sono, alla confusa, arrembante, situazione odierna. Quella dei Raiola & compagnia procurante. Ma un dato è confortante: tra associazioni in concorrenza tra loro, tra la montante dialettica (sempre positiva) in materia, con lo Stato che da tempo ha preso in mano le redini dello specifico argomento (sottraendolo, in coda a tutti gli altri, alla cosiddetta, improvvida autonomia dello sport…), si può almeno sperare, fondatamente, che la situazione possa migliorare. Gradualmente, fino ad una normalizzazione totale…

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “tredicesimo atto”, “parte tredicesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime dodici parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 61). La “parte quattordicesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Il modello fu Nino Cosentino,

che con un fil di voce, timidino,

sussurrava, sconvolto e disperato,

di voler essere… ricandidato.

 

Tav gliel’avea promesso, a guiderdone

dei servigi per la sua rielezione:

di antagonisti le eliminazioni;     

le strumentali pluri-relazioni;

 

le norme devastate a piacimento:

peggio ancora, all’ultimo momento;

l’assemblea nazional senza votare,

per poter Nino Cosentin premiare,

 

grazie ad un “voto”, finto e virtuale,

che solo in lega dilettanti vale,

coi pover delegati assembleari

ridotti a meri orpelli, ad alamari,

 

nel mentre gli pseudo presidenti

dei comitati, spauriti e silenti,

si adeguavano alla situazione

per salvar diarie, indennità, “pastone”…

 

La sedicente “giustizia sportiva”

fu trasformata in un’oca giuliva,

in un perpetuo sfregio alla “lealtà”,

a cupo oltraggio della terzietà.

 

Tutti i “gallavottian” gratificati,

remunerati e infin santificati…

La falsa, dello sport, democrazia

fu trasformata in “Stato-polizia”.

 

Ci fu il tripudio della delazione

e, del diritto, mortificazione,

con il trionfo dell’anonimato,

ch’era, di “Zeppolella”, il rio primato. 

 

Cosentin, grazie alla “piddì” Covello,

si sentiva protetto, il meschinello:

non sapeva che Lotti, il menestrello,

che si portava Malagò “all’occhiello”,

 

gli avea già preparato il bidone

di rovesciarlo, giù dalle poltrone…

E che dire di Tisci, opportunista:

un vero, impareggiabil arrivista…

 

SEGUE

 

Il tripudio sibiliano…

L’avv. Claudio Mauriello, giudice sportivo del comitato campano, presidente dell’Avellino, amico per la pelle e di famiglia di Sibilia, ovviamente forzista superstite, marito di Ines Fruncillo, la “pupilla” di Cosimo Capiluoghi Sibilia, da quest’ultimo sostenuta e prediletta in ogni occasione, sta imperversando perfino per televisione, oltre che sui social…  Un inciso piccino picciò, vista la caratura dei soggettini: Mauriello è amicissimo anche dello sprovveduto Carmine Zigarelli, il candidato principe, per Sibilia (che è il presidente inter partes – per carità, mai super partes – della lega dilettanti), addirittura (ma che coraggio!), alla  massima carica del comitato campano. Riuscirà,  Zigarelli (armato della sua inflessione irpin-“pulcina”, l’opposto di quella irpin-cavernosa di Sibilia), a farlo precipitare ancora più giù, lo sventurato comitato campano, fino ad inabissarsi… Ma, su Carminiello, tra poco torneremo…

 

La Fruncillo vera protagonista, altro che Mauriello…ùMa torniamo alla Fruncillo, che è stata vincitrice morale di due campionati, in un solo anno sportivo: la serie D, con l’amato team dell’Avellino, attraverso il marito,  il sullodato Mauriello; l’eccellenza in Campania, con il “San Tommaso”, la squadra del suo rione, della quale, anni or sono, era l’esuberante presidentessa. Tutto, nella sostanza, in famiglia Sibilia (innanzitutto politica)… Il disinibito Mauriello, ieri sera, furoreggiava perfino a “Canale 21”, a “Il bello del calcio” di Ivan Zazzaroni. Ecco: questo, di un giudice sportivo / presidente dell’Avellino è lo specchio della federazione calcio in salsa sibiliana…

 

Il giorno dei limoni neri si prospetta anche per Renzo Ulivieri…

È di questi giorni la notizia che mister Daniele Serappo, del quale questa rubrica s’è già occupata in precedenza (una volta tanto, in positivo: perché c’è anche del buono, nel calcio…), è uscito indenne da due agguati, da due trappole, da due insidie. Era stato, infatti, oggetto di vari esposti, presentati, alla procurella (piccola procura) federale, dal gruppo Campania dell’associazione italiana allenatori calcio e dalla stessa aiac, a livello nazionale. Ovvero, da quell’associazione, della quale Serappo era dirigente nazionale. Ed, insieme, era il terrore di Renzo Ulivieri… Ma ne riparleremo.

 

Sull’aiac, torneremo sabato prossimo…

Questo, infatti, sarà un altro capitolo della storia. Sul quale capitolo ritorneremo nella prossima puntata, per avviare una panoramica sull’aiac dieci per cento, la percentuale che Ulivieri, lo squalificato per illecito sportivo (calcio scommesse n. 2), agita e sventola, come uno spauracchio, ad ogni pie’ sospinto. Serappo, si faceva cenno, è uscito indenne da questi volgari, infondati attacchi, finalizzati a delegittimarlo, a dequalificarlo, a screditarlo. Per dirla in sintesi: era stato denunciato come tecnico sine titulo… Ed, invece, il mister ischitano ha dimostrato tutta la regolarità della documentazione, da lui a suo tempo presentata a corredo delle due istanze (prima per il corso uefa B, poi per quello uefa A, ossia da allenatore professionista). Riuscendo, Serappo, perfino a svergognare il comitato campano, gestione commissariale. Una struttura che s’è indecorosamente contraddetta, senza però rispondere della propria responsabilità, o sprovvedutezza, o inadeguatezza (di Vecchione e di qualche suo braccio destro…). I commissari, infatti, e chi li tocca… Vero, “Caro Peppino”? Alla prossima.

 

Sibilia affila lame e ferri corti

In una indecorosa figc, che consente (onorevole Giorgetti, che aspetta, ad intervenire?) che un deputato forzista, Cosimo Sibilia (politico politicante di professione, con annessi e connessi vitalizi, prebende e benefici vari, da un quarto di secolo), in posizione soggettiva di sfacciata incompatibilità, sia, contemporaneamente, oltre che deputato al Parlamento, vicario di Gravina, presidente della lega dilettanti (che, una volta, era il calcio sociale), presidente del consiglio d’amministrazione della federcalcio servizi s.r.l., ossia la cassaforte federale, coordinatore (inattendibile ed improbabile) del tavolo (da osteria) della giustizia sportiva, nulla di meglio ci ci poteva attendere… Nulla di meglio, che lo spudorato spettacolo di un derelitto comitato, quello campano, abbandonato da ormai quasi quattro anni (siamo al quarantaquattresimo mese compiuto…), nelle mani di un commissario straordinario… Che, da straordinario, è diventato più che ordinario. Che si è giovato di norme straordinarie. Che ha sostituito indebitamente i giudici sportivi, per poter governare a puntino il comitato. Che ha perfino goduto di norme anti-democratiche, del tipo di quelle sui delegati assembleari (che sarebbero la più fulgida espressione, se qualcuno ci crede ancora, della democrazia della lnd) e dell’altra, davvero inverosimile, secondo la quale, nel periodo commissariale, è il gestore provvisorio e straordinario, a decidere se e quando si debba andare al voto… Un tripudio. Un trionfo. Un inno alla democrazia assembleare, quella di stampo e stile anglosassone. Sir Cosimino da Mercogliano, il moderno paladino ed alfiere della democrazia. Ebbene, costui, che, di riffe o di raffe, è il vero, unico, prepotente gestore del calcio dilettantistico, dopo aver sofferto tanti ceffoni, tanti manrovesci, tante sconfittone, si appresta, zitto zitto, piano piano, a preparare la prossima elezione del presidente e del consiglio direttivo del comitato campano. Ovviamente, facendo leva, indebitamente ed illegittimamente, sulla struttura burocratica, trasformata in cavalleria elettorale, ossia in un gruppo di appecoronati galoppini. Dal chiuso della sua stanza, nella quale siede ancora, nonostante il rinvio a giudizio del 16 maggio scorso (qualcuno segnali alla Dottoressa Giovanna Cervo che il suo decreto è, sostanzialmente, passato inosservato…), Vecchione, sostenuto dal suo braccio destro, maldestramente manovrerà, sussurrerà ai cavalli, si destreggerà e, forse ancor più, si sinistrerà… Per tirar fuori un elenco di improbabili, inattendibili, modesti, cosiddetti dirigenti. Il primo, Carmine Zigarelli, assistente parlamentare di Cosimone il competentone, il cancellatore plurimo di ammonizioni (tre, tutte in una volta…), come già riferimmo in questa rubrica. Un soggettino, sul quale dovremo, necessariamente, ritornare ancora. E, poi, Massimo Grisi, Salvatore Errichiello (sì, non trasecolate, proprio costui, anch’egli rinviato a giudizio, per offese sessiste al vice sindaco donna di Casalnuovo: evidentemente, a Sibilia piacciono i rinviati a giudizio), Antonio Tarantino, Giuseppe Alfano (il din don salernitano), Marco Vigliotta, Giuliana Tambaro, Vincenzo Boccarusso (che non s’è mai interessato di calcio a cinque, ma sarà imposto alle mansuete società del settore, magari col supporto del disinibito gestore di Punto cinque)…  E, udite udite, Giovanni Beatrice, da Caserta, anzi, da Mondragone. Tanto, per rimpolpare la pattuglia forzista… In sostanza, la riedizaione del gruppo che scaraventò, giù dalla metaforica finestra della presidenza del comitato, l’improvvido, inadeguato, patetico Salvatore Gagliano. Con qualche innestino ad hoc. È la democrazia, bellezza… Quella in salsa federale ed, insieme, irpina, mercoglianese, sibiliana, forzista… E i bilanci del comitato, nel frattempo, languono… Ed attendono di vedere la luce, dopo quattro anni di tenebre… Per l’appunto: Cosimino calino le tenebre!

  1. CONTINUA