Calcio Malato: Tania Mastellone svergogna il calcio campano al torneo. Sibilia e Barbiero, che figuraccia! – PUNTATA N. 55

Didascalia: L’immagine della puntata odierna ha un’intitolazione molto rattristante: “caporalato federale”. Come tutti noi ben sappiamo, il “caporalato” è il negativo, inverosimile fenomeno del reclutamento di manodopera, senza regole, calpestando anche i più elementari diritti dei lavoratori coinvolti. Insomma, contro qualsiasi regola… Da oggi, prendiamo atto di un nuovo, sconcertante modello di questo sistema nefasto: per l’appunto, il “caporalato federale”. La vignetta, scelta per l’odierna puntata, è stata estrapolata dal quotidiano “La Repubblica”, edizione palermitana. Ma s’attaglia magnificamente alla fattispecie, che s’intende, attraverso di essa, stigmatizzare e fustigare.

La vicenda dei custodi dei campi sportivi gestiti dal comitato campano

I nostri affezionati lettori ricorderanno, altresì, il caso, di straordinaria insensibilità e di profonda iniquità sociale e logico-giuridica, del quale questa rubrica ha riferito nella puntata n. 16 dell’11 dicembre 2018, nonché in  alcune altre ancora. Citeremo testualmente dalla cennata puntata n. 16. Sotto il titoletto “Consulenze o incarichi ingiustificati…”, si legge: “… l’allora onorevole Simone Valente fu il firmatario di un’interrogazione parlamentare contro i guasti del commissariamento del comitato campano. Valente, dunque, era ben al corrente, non solo del davvero disumano trattamento, riservato da Sibilia ai soci lavoratori, quasi tutti monoreddito, della Campania GICA Coop, la cooperativa che provvedeva ai servizi sui campi di calcio gestiti dal comitato campano. Quei lavoratori, guarda caso, furono finalmente remunerati, da un Sibilia impaurito e sotto shock, subito dopo l’interrogazione di Valente, in esito ad un interminabile periodo, nel quale erano stati lasciati senza stipendio, perfino a Natale ed a Pasqua… L’onorevole dei Cinque Stelle era, altresì, informatissimo sulle consulenze da sceicco arabo e sugli incarichi ingiustificati dei vari Dario Tozzi (che percepiva, mensilmente, dodicimiladuecento euro) e Lucio Giacomardo (che ne intascava ottomilaquattrocento, di euro al mese), entrambi per una presenza, nella sede del comitato campano, vicina allo zero, oltre che per un’estremamente dubbia utilità (‘incarichi ingiustificati’)…”.

 

Illuminante, il contenzioso dei custodi dei campi sportivi

Quel contenzioso dei custodi dei campi sportivi, in gran parte monoreddito, ai quali Sibilia ha negato, per lunghissimo tempo, i loro sacrosanti diritti e che erano stati ridotti davvero alla fame, dalla gestione commissariale del comitato campano, per poi ricevere quel che loro spettava solo in ragione di un’interrogazione parlamentare, la dice lunga. Chiarisce l’attenzione di Cosimo Sibilia agli aspetti etico-morali. Illumina la sua sensibilità, la sua forma mentis, quanto alla salvaguardia delle fasce deboli della società civile. La circostanza che, però, sia Simone Valente, sia Giancarlo Giorgetti siano, oggi, in posizioni di primissimo piano (Sottosegretari di Stato, entrambi con riflettori accesi proprio sullo sport), non può che atterrire Cosimino lo strizzolino. Colui che strizza l’occhio ed ammicca, affabile, benevolente, bonario, a taluni, per poi, dall’altro lato, letteralmente maltrattare chi non gli ispiri simpatia… Colui che eroga remunerazioni inverosimili a taluni e nega i ben miseri (ma sacrosantissimi) diritti ad altri… Simone Valente, che già allora s’interessò di Sibilia, lo conobbe nella sua manifestata insensibilità e ne criticò pubblicamente, anche con interventi sui social, i comportamenti. Magari, Valente rileggerà anche oggi, di Sibilia, per questa sua seconda performance, realizzata in una con l’avv. Lucio Giacomardo, uno dei due uomini ombra di Cosimino (l’altro è il dott. Felicio De Luca).

 

Attenti a quei due…

Giacomardo e De Luca sono, anche, i due soggettini, inscindibili ed inseparabili, da Sibilia. Deve presumersi, altresì, che Giacomardo e De Luca siano, anche, i suoi due consiglieri, Quelli che, in parole spicciole, lo seguono passo dopo passo, con costanza non certo disinteressata (e con qualche serio dubbio su potenziali conflitti d’interesse, tra le varie funzioni del De Luca), indicandogli le strade da seguire, le iniziative da attivare (anche quelle funeste, come il giacomardiano tabulato del tesseramento dei calciatori, delle quali fin troppe volte s’è dovuta interessare questa rubrica), le decisioni da adottare, perfino le parole da pronunciare. Sì, perché i nostri affezionati lettori, senza alcuno sforzo di memoria, certamente ricorderanno che Cosimo Capiluoghi Sibilia, come gli han rinfacciato tanti (di alcuni dei quali Calcio malato ha, puntualmente, dato conto), non parla mai a braccio, non s’esprime mai all’impronta, improvvisando… No, sempre e comunque, Cosimino l’occhiolino, molto più comodamente, per evitare rischi di figure non proprio commendevoli, legge. Legge su fogli che impugna e stende sul leggio. Legge e proclama, con quel suo vocione irpin-cavernoso.

 

La diffusa ironia sui “discorsi” sibiliani

Come, a mero titolo esemplificativo, questa rubrica ha segnalato anche nella sua puntata n. 44 del 19 marzo 2019: Calciodonne.it è la testata giornalistica on line di calcio femminile. Direttore, Giancarlo Padovan (già alla guida, tra gli altri, del quotidiano Tuttosport, nonché, per un breve periodo, dello stesso movimento del calcio femminile, come presidente dell’allora divisione nazionale, dal 23 febbraio 2009 a giugno del 2011)… Ebbene, su Calciodonne.it sono stati pubblicati numerosi articoli di pungente critica a Cosimino, il refrattario alla democrazia. Che non s’è voluto arrendere, fino al momento, ineluttabile, della decisione finale del collegio di garanzia (de che?) del coni, che ha sottratto, in via definitiva, il calcio femminile alla lega dilettanti. Una sconfittona. Una scudisciata. Una Caporetto, per Sibilia. Lui entra in lega dilettanti e, zacchete, gli tagliano subito la quota rosa del calcio. Un servizio, in particolare, deve essere segnalato, di codesto giornale on line. Quello di Walter Pettinati. Che smantella Sibilia con cinica spietatezza ed argomentazioni ineccepibili. Oltretutto, prima della decisione fatale del predetto collegio frattiniano. Dunque, con coraggio supremo…”. In particolare, Calcio malato evidenzia: “… Non pago, il giornalista sferza e fondella  Sibilia: ‘Cosimo, le assicuro che sappiamo leggere e non abbiamo bisogno dei suggerimenti scritti ahah (a buon intenditor poche parole)…’. Si riferisce, Pettinati, al Sibilia che non parla mai a braccio, ma eternamente legge i suggerimenti altrui…”.

 

La solidarietà federale

Ora, cari amici lettori, leggete questa. E rabbrividite. È un esempio della  solidarietà federale. Più specificamente, è un esempio, luminoso, di caporalato federale. Le prepotenze, le prevaricazioni, che si sviluppano in onore, all’insegna, nel nome del principio dell’obbligo della lealtà sportiva… Sempre di più, Sottosegretari Giorgetti e Valente, s’avverte l’esigenza imprescindibile di un vostro immediato intervento. Energico. Spazzatutto. A soluzione delle indecorosità, delle spigliatezze estreme, delle disinvolture oltre i limiti della decenza, che imperano, sovrane ed incontrastate, nelle parrocchielle dei comitati regionali e negli ambiti porporali della lega dilettanti.

 

Il caso di Salvatorino Guerra

Calcio malato si accinge a relazionare sul “caso”, umano, prima ancora che giuridico-sportivo, di Salvatorino Guerra. Frattese di Frattamaggiore, classe 1964 (oggi quasi cinquantacinquenne), ex arbitro dell’associazione italiana arbitri, fin dal 1983 (ovvero, fin dal suo diciannovesimo anno d’età), dal 2010 osservatore degli arbitri, Guerra entra al comitato campano come collaboratore, addetto al settore giovanile e scolastico (un ambito in profonda crisi, in Campania, anche sotto il profilo burocratico ed organizzativo),a settembre del 2009. In particolare, Guerra era applicato alla delegazione provinciale di Napoli, la struttura campana più ricca (allora…) di attività giovanile.

 

Gli incarichi operativi di Guerra

I suoi compiti erano: gestione, catalogazione ed archiviazione dei referti arbitrali (l’incarico fondamentale, per consentire ai giudici sportivi di poter valutare gli atti di gara con ordine e non nella terribile confusione che regna sovrana oggi alla delegazione di Napoli), di qualsiasi categoria, dalla terza della lnd all’enorme volume di lavoro (all’epoca: oggi, malinconicamente, non più…) nel settore giovanile. Inoltre, Guerra provvedeva, come ci ha riferito e documentato, al programma gare; era addetto al protocollo, sempre della delegazione provinciale di Napoli; ai solleciti alle sezioni arbitrali, al fine  della consegna, in tempo utile, dei referti arbitrali; infine, fungeva da telefonista, in seno alla delegazione medesima.

 

Anche commissario di campo, il ruolo che proprio non gusta, a Sibilia…

Fin dal 1999, Guerra era stato commissario di campo (brutalmente esonerato anche da questo compito, nel novembre del 2016, subito dopo il “licenziamento in tronco” da collaboratore). Deve aggiungersi, sul punto specifico, che Sibilia e poi Barbiero, in una con i Giacomardo ed i De Luca, valutano la funzione ed il ruolo dei commissari di campo ai confini dell’inutilità (questa rubrica sospetta che tutto si ricolleghi all’affannosa ricerca di fondi, per remunerare i tanti consulenti e collaboratori…): e poi, però, succedono le indecenze, del tipo di Picerno-Taranto di serie D, di cui questa rubrica ha riferito nella puntata n. 54. Indecenze, delle quali dovrebbe rispondere proprio il Barbiero di Sibilia, oltre all’improbabile presidente (molto pro-tempore) della lnd… Senza contare le innumerevoli conseguenze nefaste della penuria di commissari di campo utilizzati in Campania, addirittura affidati a tale Mario Pacifico, l’ennesimo sine titulo… Dunque, Salvatorino Guerra, da novembre 2009, aveva collaborato col comitato campano. Da novembre 2009, ossia durante la presidenza dell’inconsapevole Salvatore Colonna, colui che firmava, “senza guardare”, le distinte degli assegni circolari, che Domenico Cerbone gli sottoponeva… Codesto Cerbone era il “responsabile amministrativo”, che era stato scelto, nel ruolo e nella funzione, da Cosimo Sibilia, nel 1995, al comitato campano, per poi lasciarlo “in eredità”, da Sibilia, ai suoi successori…

 

Torniamo a Salvatorino Guerra

Esaurita la digressione, necessaria per inquadrare la vicenda, rieccoci a Guerra. Che riferisce di essere stato “licenziato in tronco” da Sibilia. Brutalmente. Silentemente. Motivazione: per essersi rifiutato di sottoscrivere una dichiarazione liberatoria. Siamo al lunedì 7 novembre 2016, di pomeriggio (ore 16.30 circa). Tutti i collaboratori del comitato campano vengono convocati dal commissario straordinario, Cosimo Sibilia, per una riunione. Latore del messaggio a Guerra fu Antonio Astarita, il venerdì precedente. Astarita è un altro personaggio emblematico, all’interno della questione del commissariamento. Ma ci torneremo. Espressamente. Ora, lasceremo la parola a Guerra, che ha contattato la redazione di ERRE EMME NEWS. Ebbene, questa redazione ha ritenuto interessante cedergli la parola, per quest’ennesimo capitolo di Calcio malato.

 

L’impressionante racconto di Salvatorino Guerra

Lasciamo la parola al collaboratore del comitato campano: “Appena entrato nell’ufficio del commissario straordinario, notai la presenza, al suo fianco, dell’avv. Lucio Giacomardo e di due persone, che mi furono indicate come colleghi di Giacomardo. Erano un uomo e una donna, che erano venuti appositamente da Roma. Li abbiamo aspettati a lungo, in quanto si sono presentati dopo l’orario fissato per la riunione. Incominciai a preoccuparmi, non appena fu chiesto a tutti i presenti di rilasciare i propri documenti d’identità, dei quali tutti furono eseguite le fotocopie. A questo punto, l’avv. Giacomardo mi disse, sventolando un foglio:  ‘Questo è il mandato che devi firmare a favore del sindacato, per farti assistere in questa riunione, al fine del verbale di conciliazione’ ”.

 

Le obiezioni di Guerra

Guerra, interdetto ed impaurito, ma deciso a salvaguardare la propria dignità (al contrario di tanti altri…) replica: “Vorrei capire che cosa si dovrebbe conciliare”. Giacomardo, che all’epoca, notoriamente, era consulente legale del comitato campano, con toni bruschi, intimò a Guerra di firmare, sostanzialmente per evitare potenziali contenziosi di diritto del lavoro. Ma lasciamo la parola a Guerra: “A questo punto, ho tentato di chiarire che collaboravo col comitato campano da tanti anni e che non mi sembrava giusto chiudere, con una firma, un rapporto di collaborazione così lungo. Ma, a queste parole, il sig. Sibilia mi faceva segno, con tono scocciato, di uscire dalla stanza,   indicando con la mano la porta di uscita”.

 

Riluce la sensibilità sibiliana

Guerra continua: “Ricordo che Sibilia aveva, davanti a sé, sul tavolo, duecento euro in conanti. Allorquando mi sono rifiutato di firmare il mandato al sindacato, i cui rappresentanti, a mio avviso, non erano neppure presenti alla riunione, Sibilia s’è rimesso in tasca i duecento euro e mi ha, sostanzialmente, allontanato dalla riunione. A quel che posso riferire”, prosegue Guerra, “firmarono tutti i presenti ed, ovviamente, intascarono i duecento euro. Ovvero, Antonio Astarita, Domenico Nocerino, Pasquale Miale, Angelo Zeoli e tanti altri. Alcuni erano pensionati di altri uffici, altri erano ancora in servizio presso altre strutture impiegatizie, Nocerino era un pensionato, ex impiegato del comitato campano. Ricordo anche di un altro giovane, di nome Fulvio, se ricordo bene, che l’avv. Giacomardo allontanò, perentoriamente, dalla stanza della riunione, dicendogli: ‘Ma che sci ei venuto a fare, qui? Torna a Strettola Sant’Anna e pensa ai referti arbitrali…’ Proprio così: eravamo, infatti, al Centro Direzionale, alla nuova sede del comitato,  Salvatore Villagrasso, un altro collaboratore presente alla riunione, mi riferì che quel giovane era un parente dell’avv. Giacomardo… Ripeto: riferisco ciò che mi è stato segnalato”.

 

Lo stupore di Guerra

Guerra prosegue: “Prima che fossi allontanato, avevano firmato certamente Astarita, Ginaluca Tufano, che mi dicevano essere, in qualche modo, parente del dipendente Antonio De Luca, ed altri ancora. Non so di tutti, perché, per l’appunto, fui allontanato. Mi sembrò, comunque, molto strano che, per duecento euro in contanti, ognuno abbia firmato quella che aveva tutta l’aria di un’indecifrabile, per me, rinuncia tombale… Ero preoccupato del fatto che la liberatoria mi impedisse, in futuro, di rivendicare i miei diritti. Non avevo mai pensato, prima, di fare causa. Non l’avrei mai fatta: mi fidavo. Ma, visti i sistemi in uso durante il commissariamento, avevo ben capito la strumentalizzazione di quella liberatoria, che doveva servire, stringi stringi, per ‘liberarsi’ di me. La settimana successiva, venni chiamato, telefonicamente, da una dipendente del comitato, che mi invitò, a nome di Sibilia (‘ha detto il commissario’, fu la sua premessa), a tornare al comitato, per firmare la liberatoria. Se l’avessi fatto, avrei ripreso a lavorare. ‘È meglio per lei, altrimenti si troverà in mezzo alla strada. Non faccia pazzie…’, aggiunse la dipendente”.

 

Liquidato anche dall’associazione arbitri…

Guerra tocca un altro tasto, per lui doloroso: “Per inciso, il 7 aprile del 2018 sono stato ‘liquidato’ anche dall’aia, come osservatore dell’arbitro, ruolo nel quale ero tornato ad essere attivo, dopo essere stato licenziato dal comitato. Peraltro, licenziato silenziosamente, perché non ho mai avuto una comunicazione formale. Negli anni precedenti, il corso d’aggiornamento per osservatore arbitrale l’avevo già superato nel 2008 e nel 2010. Stranamente, nel 2018 non l’ho superato… Ho attivato il contenzioso di diritto del lavoro a giugno del 2018. A gennaio del 2019 ho perso il primo round, per così definirlo”.

 

L’avv. Amalia Falcone pignora il conto corrente di Guerra

Salvatorino Guerra incalza: “L’avv. Amalia Falcone della lega dilettanti mi ha pignorato il conto corrente, sul quale, essendo io disoccupato e nullatenente, c’è solo un deposito di pochi euro, meno di cinque… La richiesta dell’avv. Falcone, a mio carico, è di euro 2.290,00, essendole state riconosciute, nella sentenza del giudice, le spese legali, a mio carico. Ma il comitato campano s’è ‘dimenticato’ di versarmi le diarie, di giugno 2016, settembre 2016, ottobre 2016 e per i primi giorni di novembre 2016, per un totale di circa millequattrocento euro (i rimborsi delle spese di viaggio mi erano stati già liquidati). Tutti i mesi precedenti, quanto alle diarie, mi erano stati anch’essi corrisposti, seppure in modo non tempestivo. Preciso che dovevo essere presente al lavoro, con i commissari De Fiore e Sibilia, dalla mattina alle nove fino alle venti di sera, ogni giorno, dal lunedì al venerdì. I rimborsi non liquidatimi erano stati regolarmente acquisiti al protocollo del comitato. Ma Sibilia, come dicevo, se n’è dimenticato. E, con lui, Giacomardo… Sono, da quel momento, precipitato in depressione. Sibilia mi ha distrutto la vita. Mi ha annientato l’anima. Sono sotto cure mediche…”.

 

No comment…

Una situazione che non richiede commento alcuno. Colpisce l’immediato “parallelo” con la questione del contenzioso dei custodi monoreddito dei campi sportivi gestiti dal comitato. Questa volta, però, non c’è stata l’interrogazione parlamentare dell’on. Simone Valente, che intimidì Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. Sicché, a Salvatorino Guerra non è restata altra soluzione, che intentare causa al comitato campano ed alla lega dilettanti.

 

Ma agirà mai allo stesso modo, Sibilia?

Il punto, interessantissimo, sul quale questa redazione vigilerà, è: ma che farà, Cosimino l’occhiolino, con i vari amici degli amici, con i forzisti, con il predetto, presunto “parente” dell’avv. Giacomardo (se davvero è tale), emerso dall’ombra attraverso l’intervista rilasciataci da Salvatorino Guerra? La verità, presumibilmente, è che Sibilia, sul consueto, geniale invito di Giacomardo, aveva deciso, quel 7 novembre 2016, di procedere ad una sorta di piazza pulita. Fuori i non fedeli, i non garantiti, quelli che non offrivano, spintaneamente, la prova d’amore, di fedeltà, di devozione… Dentro, tutti gli altri: gli Astarita, i parenti, i figli (incluso quello del vice-commissario Alberto Pacifico, nonostante la palese incompatibilità e non escluso  il figlio del segretario del coni regionale, Alfonso Modugno), i presunti  generi, gli amici, gli amici degli amici, i forzisti vari, gli assistenti parlamentari alla Zigarelli, gli omologhi irpini di Salvatorino Guerra (come tale Tommaso Imperiale), eccetera. Non v’è che dire: una pletora di aspiranti all’assunzione. E io pago… Ovvero, le società pagano… A proposito: ma ci sarà qualcuno, che pagherà il prezzo politico, magari anche giudiziario, di tutto questo bailamme?

 

La tragedia dei risultati delle rappresentative campane

I nostri affezionati lettori ricorderanno bene gli impressionanti, davvero ineguagliabili (in negativo) esiti delle squadre rappresentative del comitato campano, al torneo delle regioni 2019. Tre su quattro, eliminate al primo turno. Quella maggiormente significativa, la “juniores”, addirittura mandata a casa con un mortificante 0-6, un secco set tennistico, rifilatole, al primo turno, dalle squadre omologhe delle altre regioni. Oltretutto, con zero punti in casella. Un esito infausto, che resterà ineguagliabile per secoli… Ormai, con De Fiore, Sibilia, Gagliano e Barbiero, le rappresentative campane sono diventate le cenerentole del calcio italiano. Un quadro desolante, che non corrisponde minimamente alla qualità del movimento calcistico campano. Ma che è, purtroppo, lo specchio della nefasta gestione commissariale. Una gestione, per l’appunto, indimenticabile. Manco a dirlo, in negativo: anche in questo specifico campo, come in tutti gli altri…

 

S’era salvata solo la “femminile”. Ma l’illusione è durata un attimo…

S’era salvata, alle risultanze del primo turno (ma era solo un’illusione), la rappresentativa del calcio femminile. Qualificatasi, sì, come si ricorderà, con appena quattro punti, all’attivo in due partite e solo per via del fatto che serviva una rappresentativa da aggiungere, considerato che, con Sibilia, le rappresentative del calcio femminile di alcune regioni hanno perfino (vergogna delle vergogne) rinunciato a partecipare al torneo nazionale. E questa sarebbe la rinascita del calcio femminile, che soggettini come lo stesso Sibilia, come tale Giuliana Tambaro e come altri ancora rivendicavano… O, meglio, fingevano di rivendicare, fondando le loro pretese sul nulla pneumatico. Tant’è che uno dei più sonori, schioccanti, brucianti, mortificanti manrovesci della sua infausta “era” (che deve solo auspicarsi sia brevissima…), Cosimone il competentone l’ha subito per via interna, ossia dalla figc, che ha immediatamente messo i puntini sulle “i”, sottraendo il calcio femminile alla palude melmosa della lega dilettanti ed aggregandolo a quello federale… Un’onta insopportabile, per un Sibilia appena entrato, nonché per il pretenzioso avv. Lucio Giacomardo, consulente legale che inanella scivoloni a catena…

 

Bollettino parrocchiale n. 17

Dunque, la “femminile” campana aveva, se non altro, sia pure per il rotto della cuffia, superato il primo turno. Ma, va detto subito, non l’avesse mai fatto… Se non si fosse qualificata, invero, il calcio campano si sarebbe risparmiata l’ennesima mortificazione. Questa volta, non solo di natura tecnica (l’eliminazione da parte proprio del comitato provinciale di Bolzano, ambito territoriale molto circoscritto e nel quale le discipline sportive, in specie quelle “in rosa”, sono ben altre, che il calcio…), ma perfino disciplinare. Di comportamento. Di decoro. Di decenza. La lettura del comunicato ufficiale (o bollettino parrocchiale, secondo gli avvocati sibiliani)  n. 4 del 17 aprile scorso, relativo al torneo delle regioni, lascia allibiti.

 

La Campania sibiliana e barbieriana la fa da padrona: ma solo come squalifiche e provvedimenti disciplinari negativi…

Su sedici gare ufficiali, alle quali esso fa riferimento, spadroneggia, in senso assoluto (e negativissimo), il comitato campano, pur con una sola rappresentativa presente ai quarti di finale. Un bollettino parrocchiale, sul quale è doverosa un’annotazione. Esso è stato firmato, ovviamente, da Melchiorre Zarelli, come presidente / sultano / imperatore minghiano, in stile cinese, della dinastia storica dei Ming. Zarelli è l’improbabile, inattendibile presidente di un comitato, quello laziale, che egli ha governato prima come segretario, poi da presidente, da epoca immemorabile. È, praticamente, una mummia egizia. Che non si scolla dal potere. Che, non a caso, quando timidamente apparve, al proscenio della lega dilettanti, Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, si affrettò a schierarglisi a fianco. Guadagnandone, in cambio, protezione, salvaguardia, tutela incondizionata. Nonostante le violenze arbitrali, che imperversano nella regione, a livello dilettantistico e giovanile. Quelle incredibili, intollerabili violenze, delle quali Calcio malato ha più volte riferito. Nonostante la palese sclerosi di un comitato immobile. Con, in più, le gratificazioni sibiliane continue. Come, ad esempio, i tornei nazionali, che vengono aggiudicati al comitato laziale, con annessi contributi, prebende, sostegni economici pesanti… Un do ut des, in stile democristianissimo: lo stile, manco a dirlo, sibiliano…

 

Diamo un’occhiatina al bollettino parrocchiale zarelliano

Cinque gare di squalifica ad una calciatrice campana (risparmieremo nome e cognome). Tre gare di squalifica ad altre due. Oltre alle tre poco commendevoli signorine, due gare ad un calciatore umbro, una ad un laziale, due ad un calabrese. Fare il computo percentuale è agevole e deprimente. Campania uber alles, nettissimamente: ma solo nelle squalifiche…

 

Ma la situazione più grave è per la dirigente Mastellone e l’allenatore Lepore

Purtroppo, però, non è finita. Trascriviamo, di seguito, i provvedimenti disciplinari (unici, i più gravi, i più indecorosi) a carico di Tania Mastellone, dirigente della rappresentativa campana femminile, e di Giuseppe Lepore, allenatore, sempre campano. Tania Mastellone: “Allontanata per proteste nei confronti dell’arbitro, nell’abbandonare il recinto di gioco e dall’esterno dello stesso, gli rivolgeva gravi offese”. Giuseppe Lepore: motivazione perfettamente identica. Un’identità assoluta di comportamento indecente. Con la reiterazione delle “gravi offese” (non osiamo immaginare le espressioni dell’una e dell’altro…), perfino dopo l’allontanamento dal terreno di gioco. Perfino da fuori campo. Una reiterazione irresponsabile, che ha, verosimilmente, determinato le undici gare di squalifica a carico delle tre calciatrici campane, alle quali s’è già accennato (lancio di un parastinco e comportamento gravemente intimidatorio nei confronti dell’arbitro…). Un ventaglio, tutt’altro che improntato alla gentilezza femminile e tutto, meno che accettabile. L’esempio della dirigente e dell’allenatore, insomma, ha inciso. Con le conseguenze, gravissime, che si son tradotte in tre provvedimenti che, ad onta della mano leggera, verosimilmente utilizzata (al torneo delle regioni, in genere, così funziona, per evitare danni d’immagine), anche perché si trattava pur sempre della rappresentativa del presidente della lega dilettanti, Cosimone il competentone.

 

Le improvvide decisioni, questo determinano…

Non v’è che dire: la cura del duo Tania Mastellone / Giuliana  Tambaro ha fatto effetto. Non solo nel senso di sbriciolare, in pochi anni, tutto quello che la Gentildonna, avv. Carmen Troia, aveva costruito. Ma, perfino, sotto il profilo dell’immagine, addirittura delle squalifiche e dei provvedimenti disciplinari. Ma, di grazia, cosa mai ci si poteva attendere?

 

Eppure, la Mastellone s’era già, ampiamente, segnalata…

Nella puntata n. 45 del 23 marzo scorso, ma anche in altre di questa rubrica, la signora Mastellone è stata già segnalata. Purtroppo, sempre in negativo. In quel turno del 23 marzo,  il discorso iniziava dalla ferma opposizione dei delegati assembleari campani (gli ultimi eletti senza contestazioni, all’unanimità, con genuino entusiasmo, dalle società del comitato), del cui gruppo la camaleontica Mastellone faceva parte, al progetto di autentica espropriazione, senza assemblea, della sede di via Strettola Sant’Anna alle Paludi, 115, in Napoli. Ovvero, “di quelle unità immobiliari, adibite a sede del comitato e che erano state acquistate con i soldi delle società, non di certo con quelli della lega dilettanti (che, forse, possono solo apparire in sogno…). Quello della sede, dunque, fu un esproprio. Elitario, non proletario. Ma pur sempre di esproprio si trattò… Per ora, in sintesi, puntualizzeremo le varie fasi del papocchio: il martirio sportivo dei delegati assembleari; la falsa dichiarazione della prof. ssa Tania Mastellone, la cognata di Felicio De Luca…; l’assurda valutazione della sede, affidata ad un architetto romano e non napoletano ed articolata su dati, obiettivamente, fuorvianti; la messa in liquidazione della società immobiliare del comitato, da parte del commissario & compagnia espropriante. Ci ritorneremo su, magari, per tentare di comprendere quali reali motivi e quali aspetti presiedano ad una vicenda, dai contorni così torbidi, indecifrabili, obiettivamente misteriosi. Pesantemente, cupamente misteriosi…”.

 

Dovunque ci si giri e rigiri, solo disinvolture estreme…

La verità è che, da qualunque parte ci si giri, il comitato campano della gestione commissariale è un calderone di problemi. Di spigliatezze. Di forzature. E ci fermiamo qui. Per ora. Ma ritorniamo alla Mastellone, per chiederci come sia stato possibile cooptarla, per Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, nonostante la pesantissima sentenza della corte federale d’appello, che ha svergognato, per sempre, l’indegno diniego della propria firma, da parte della prof.ssa Mastellone. Un’educatrice che offre un pessimo esempio di sé stessa. Che, oltretutto, sottoscrive una dichiarazione, palesemente falsa, allo scopo di depistare ed orientare verso la non verità una decisione del Tribunale di Napoli, non di un cosiddetto tribunale federale…

 

Lo spartiacque della democrazia calcistica, in Campania

Quella decisione, relativa all’assemblea richiesta (il 20 giugno 2016, per il 4 luglio successivo) da quasi il novanta per cento delle società campane aventi diritto al voto, che ha, in buona sostanza, rappresentato lo spartiacque, configurato il diaframma del passaggio dalla democrazia, quella vera, quella pastoriana, alle spigliatezze, alle forzature continue, alle regole speciali per i commissari & compagnia straordinarizzante (per volontà dei Tavecchio e dei Gallavotti, che te li raccomando…). Sia come sia, alla disinvolta Tania Mastellone va riconosciuto un merito storico: di aver avuto la sfrontatezza di firmare un documento, depositato poi da Sibilia in Tribunale, che, stando alla logica, ha partorito la scomparsa, la morte, della democrazia sportiva, nel calcio campano. Il che, poi, era il vero scopo conclusivo, la soluzione finale, auspicata, progettata, programmata e premeditata da Sibilia. Complimentissimi!

 

Cosimo (l’interlocutore) Sibilia prono a Felicio De Luca

Sibilia, verosimilmente e presumibilmente prono alla volontà del Felicio De Luca, dal quale non riesce mai a distaccarsi, s’è presa la Mastellone (moglie del fratello del Felicio), dapprima come vice-centralinista del comitato (lei, docente di ruolo di Scienze Motorie, con dubbia compatibilità dei due ruoli), non si sa se remunerandola o meno, o se con qualche strizzolata d’occhio (in prospettiva di qualche favore futuro?). Poi, se l’è caricata anche come responsabile al calcio femminile, in sostituzione della dimissionaria Giuliana Tambaro. Ma senza elezione. Illegittimamente, dunque. Con le consuete forzature dell’epoca commissariale…  Ebbene, ad onta ed in spregio della “sentenza” della corte federale d’appello, la predetta signora non solo è stata poi confermata e conservata, nel ruolo di collaboratrice, ma è stata perfino promossa, recentemente, come dirigente federale, delegata al calcio femminile (in aggiunta al ruolo, già specificato, di vice centralinista)… E la procurella (piccola procura federale) dorme. Oppure, finge di dormire… Sibilia, dunque, con la sua mentalità di prevaricazione e di noncuranza per le sentenze della giustizia sportiva, ha perfino ignorato una sentenza della cosiddetta “corte suprema endofederale”. Senza che nessuno facesse un plissé, una piega, una smorfiettina-ina-ina.

 

Chi semina vento, raccoglie tempesta…

Congratulazioni a tutti. Innanzitutto, com’è giusto, alla nuova (nuova? O tavecchiana nello spirito?) federazione calcio. Che, in persona del suo vice vicario, si esercita in queste performance da brividi… Ma, alla fin fine, ne valeva la pena? Perché, poi, tutto torna. E la Mastellone ha gettato la maschera. Al torneo delle regioni… Ma, intanto, chi ripagherà, di tutto ciò, le sempre più derelitte e sconfortate società campane? Alle quali tocca, come da tradizione commissariale, fare figuracce per conto terzi. E Sibilia, in una con Barbiero, dove custodirà la sequenza di figurine, che entrambi stanno collezionando, di settimana in settimana? In un novello album Panini?

 

Ma che sfacciata, la Mastellone…

Va sottolineato, una volta per tutte, che la spigliata Tania Mastellone non solo aveva, con formale, solenne lettera raccomandata, rinnegato la propria firma, che era invece assolutamente autentica (apposta su nove fogli distinti e perfino sulla fotocopia della propria carta d’identità: ossia, dieci volte…), ma sera addirittura sbizzarrita, diffidando  “chiunque dall’utilizzo della propria firma, riservandosi di adire le vie legali nelle sedi competenti, al fine di individuare i responsabili dell’accaduto”. Queste parole, di fuoco, sono quelle che, testualmente, la professoressa, dimentica di essere un’educatrice, utilizzò, per conferire vigore e credibilità alla sua dichiarazione. E fu perfino creduta…

 

Ma che sorpresa, la cfa…

Ma, una volta nella vita, non dalla corte federale d’appello. La quale smascherò, sbugiardò, stigmatizzò e marchiò, con espressioni non meno infuocate, roventi e brucianti, la cognata di Felicio De Luca. Una puntualizzazione, però, appare ineludibile. Anche in questo caso, paradossalmente positivo, chissà per quale arcano disegno della Divina Provvidenza, perfino per la predetta corte federale d’appello. Chi risarcirà i promotori della richiesta assembleare per il 4 luglio 2016, che certamente avrebbe liberato il comitato campano dal vessatorio giogo commissariale, della mancata convocazione dell’assemblea elettiva campana?

 

Sibilia la fa sempre franca… Ma che c’è, dietro?

Chi si preoccuperà mai di intervenire, in danno del disinvoltissimo Cosimino l’occhiolino, che produsse, al Tribunale di Napoli, la falsa dichiarazione della Tania Mastellone, con l’aggravante che essa era stata presentata in un procedimento giudiziario, dall’allora sen. Sibilia, allo scopo di trarne indebito beneficio, ovvero per indurre il Giudice Designato, dott. Angelo Del Franco, ad una valutazione non conforme alla realtà? In sintesi: Sibilia la fa sempre franca. Se la sfanga. Si salvò il 1° dicembre 2000, quando, in concorso con Piero Di Cristinzi e Massimo Costa, manipolò l’esito dell’assemblea elettiva. Se l’è cavata a settembre del 2016, grazie al soccorso della Mastellone. Ma, almeno un po’ di vergogna, riesce a provarlo, Cosimo l’interlocutore? E, soprattutto, quando riterrà si smetterla, con codeste sovrane disinvolture? Ci si rende conto, sulla base di codeste premesse-verità, di quanto possa essere significativa la ballata sibiliana, della quale Calcio malato pubblica, di seguito, la sesta frazione?

 

“La chanson de Cosimin”

 

Di seguito, il “sesto atto”, “parte sesta”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime cinque parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 54). La “parte settima” e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Eppur frastuon s’avverte da lontano,

dei cupi rombi e di un sonor baccano:

solo chi, fermamente, vuol glissare

può finger noncuranza… e sorvolare. 

 

Un rio destino attende quegli illusi,

ma, intanto, nulla ferma i lor soprusi, sentendosi, essi, intoccabili,

poveri loro!, ed inesorabili…

 

La Lombi, timidina e pavidina,

insuperabilmente, ogni mattina,

non assume giammai un’iniziativa

da “responsabil amministrativa”…

 

Abile ed esperta “camaleonte”,

mai lascia, su un atto, le sue impronte.

Suo gran maestro è stato quel Carletto:

più che un “capo”, uno scendiletto…

 

Quanto, poi, allo spigliato “Car Peppino”,

ben conosce, a livello sopraffino,

l’italico principio che ai “forti”

non debbansi giammai dispensar torti,

 

dovendoli, poi, tutti rovesciare

sui “deboli”, senza una piega fare…

Sapeva, Pecoraro, a menadito

d’esser stato, invero, investito

 

di un secco e categorico mandato:

distruggere il campano comitato,

per preparare un comodo giaciglio

a Cosimin, che, con finto cipiglio,

 

si presentava “hombre vertical”

mentr’era un tapino “orizzontal”…

E, dunque, il disinvolto Pecoraro,

masticava ed ingoiava amaro,

 

ma mai si ribellava al suo destino,

memore, di Palazzi,  del “confino”…

Proprio questa è la “federal giustizia”:

il “capo” nomina “per amicizia”,

 

senza accertarsi della competenza,

dei precedenti e di un po’ di scienza…

Anche perciò, è qualsiasi “nominato”,

in federcalcio, al suo “padrino”, grato…

 

Uno schiaffone a Nicchi: in Germania viene riconosciuto l’errore dell’arbitro anti-VAR… In Germania…

 

In Germania, aveva suscitato vivaci polemiche la vittoria del Bayern Monaco contro il Werder Brena, nella semifinale della coppa di Germania, il cosiddetto DFB Pokal. Il calcio di rigore, realizzato da  Lewandowski e cche aveva deciso la partita, era stato fischiato dall’arbitro per un fallo, molto dubbio, sull’ex juventino Coman. La massima punizione era stata concessa, dal direttore di gara, nonostante il parere contrario dell’addetto alla tecnologia VAR.  Ma il  giorno successivo (non un mese dopo…), la federazione tedesca ha deciso di intervenire, smentendo la decisione arbitrale. Jochen Drees, capo della divisione arbitrale della federcalcio tedesca, ha dichiarato, in modo secco: “Da un punto di vista arbitrale, consideriamo errata la decisione di concedere quel calcio di rigore”. Al di là di quello che sarà l’esito conclusivo della vicenda, pare proprio una scudisciata a Marcello Nicchi. Una solenne lezioncina, impartitagli dal suo omologo tedesco. Nicchi, presumibilmente, avrebbe sostenuto, contro ogni palmare evidenza, le insussistenti ragioni dell’arbitro. Ma, prima o poi, dovrà arrendersi, il riottoso. Alla storia. All’evoluzione. Al progresso. Che è esattamente l’opposto di quel regresso perenne, che il tosco dispittoso vorrebbe imporre, nel cuore del calcio italiano…

  1. CONTINUA