Calcio Malato – Sibilia, umiliazione completa: anche la femminile eliminata. Nicchi e la disperante crisi arbitrale – PUNTATA N° 53

Didascalia: I Simpson”  (“The Simpsons”):  una serie di cartoni animati statunitensi, creata dal fumettista Matt Groening nel 1987, per la Fox Broadcasting Company. Come spiega Wikipedia, “la serie è una parodia satirica della società e dello stile di vita statunitense, impersonificati dalla famiglia Simpson, protagonista dell’opera, composta da Homer e Marge e dai loro tre figli Bart, Lisa e Maggie”. L’esordio della “striscia” avvenne nel 1987, attraverso una serie di corti animati di un minuto, mandati in onda, dal 19 aprile, durante il “Tracey Ullm,an Show. La serie fu “promossa”, poi, in prima serata, con episodi della durata di mezz’ora, dal 17 dicembre 1989. Il “Simpson, show” della 20th Century Fox”, grande casa di produzione cinematografica, è stato qualificato, da Time, il 31 dicembre 1999,  come “la miglior serie televisiva del secolo”, conseguendo, quindi, il 14 gennaio 2000, una stella nella “Hollywood Walk of Fame”.

Homer calciatore juventino / arbitro delle proprie partite: il sogno bianconero…

Nell’immagine, che il nostro bravissimi grafico ha scelto per questa puntata n. 53, si vede Homer (il papà dei Simpson), a destra, in una metaforica divisa bianconera (juventino anche negli States?). Questa volta, il para-juventino Homer, da arbitro e non da giocatore (di una qualsiasi disciplina sportiva) e neppure, specificamente, da calciatore. Quasi un simbolo dello juventino che arbitra… sé stesso, per essere più sicuro (già lo è, di solito… già lo è, eccome…) di vincere la partita. E che, non a caso, nell’immagine esibisce il cartellino ad un calciatore (o giocatore) antagonista.

 

La metafora del dramma arbitral / juventino

Una simpatica metafora, dunque, del dramma più profondo, lacerante ed apparentemente irrisolvibile, del calcio malato italiano. Un calcio, nell’immagine, tutto fai da te. Ovviamente, manco a dirlo, rigorosamente in salsa bianconera… Ma ci torneremo tra breve, sulle ambiguità e sui recentissimi guai, ajaxini, della squadra della famiglia Agnelli. Che, per di più, aveva – forse, solo in cuor suo – puntato proprio sulla “buona sorte”. La quale, per l’appunto, le “sorteggiasse” i diavoletti olandesi, ai quarti di finale… Con il tragicomico esito (molto più tragico, che comico, per il vero) di centinaia e centinaia di milioni di euro andati in fumo, in una sola notte. E della devastazione del titolo agnelliano in borsa.

 

Il secondo sogno: questa volta, di Giacomo Erda

Ricorderete che Calcio malato vi ha già raccontato, in dettaglio, del “sogno” di “Peter Van Wood”, come è stato soprannominato uno dei redattori di questa rubrica. Il sogno, quasi sceneggiato nella puntata n. 39 del 2 marzo scorso. Questa volta, il sogno è di un altro redattore, Giacomo Erda.

 

La profezia de “I Simpson” su Trump

Tutti gli aficionados de “I Simpson” sanno che all’ormai storica striscia è stata attribuita la profezia, evidentemente onirica, dell’elezione di Donald Trump a presidente degli U.S.A. Giacomo Erda, molto più modestamente, ha sognato che “I Simpson” eliminassero, dalla scena calcistica, attraverso una brusca espulsione, del tipo di quella raffigurata nell’immagine-simbolo di questa puntata n. 53, tutti d’un colpo, dalle rispettive cariche arbitrali, i Collina, i Rosetti, i Nicchi ed i Rizzoli. Con la “jonda”, molto modesta ma comunque da non disdegnare, di Narciso Pisacreta e di Alfredo Trentalange. Così, per liberare il calcio da quelli che Calcio malato ritiene i veri guai e guasti del foot-ball. A livello nazionale, europeo e mondiale… Sì da far realizzare il sogno, con un onesto game over, per la Juventus. Finalmente! Poi, che il calcio ricominci pure daccapo. Ma su basi vere. Non da incubo. E che vinca, finalmente, il migliore.

 

Dov’eravamo rimasti?

La frase del titoletto è quella simbolo del grandissimo Enzo Tortora, vittima di una vicenda che, del tutto verosimilmente, ha configurato la vergogna giudiziaria più incredibile della nostra Italia.. Be’, citarsi non è mai elegante. Ma, questa volta, ci vuole… La precedente puntata di Calcio malato s’era conclusa con un appello / monito ad Urbano Cairo. Nella sua qualità di editore, tra gli altri organi d’informazione, dell’emittente televisiva La 7 e dei quotidianoni “Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport”. Ebbene, mentre questa rubrica si affacciava on line con la sua puntata n. 52, il miracolo s’è compiuto. Gli opinionisti di Cairo hanno parlato. Accerchiando Nicchi e l’aia con attacchi concentrici, dei quali daremo conto, con entusiasmo (ma anche con rammarico) in questa puntata. Entusiasmo: perché, finalmente, si sta sgretolando la Grande Muraglia Arbitrale dell’omertà, dell’indifferenza, di quel greve senso di rassegnazione, che sta uccidendo il calcio.

 

La fenomenologia di Cosimo Sibilia

Che sta anche, indirettamente, concretizzando il fantasma della fenomenologia di Sibilia, il soggettino più improbabile, che sia mai apparso al proscenio del calcio. Che sta, altresì, determinando il pesantissimo fenomeno della a-reattività del pubblico alle porcate del (o della) VAR. Una mancanza di reazione che, se si potesse accreditare ad una positivissima civilizzazione di pubblico e protagonisti in campo, colmerebbe di vivo entusiasmo tutti gli osservatori del calcio. Ma che, invece, è da collegare ad un diffuso senso di impotenza, di disperato adeguamento alla tristissima realtà dei fatti. Senza contare quel che, all’improvviso, potrebbe emergere, a mo’ di vulcano, dal fuoco che cova sotto la cenere.

 

Gravina parla di “calcio malato”

Un secondo inciso non elegante. Gabriele Gravina, il presidente federale, nelle sue interviste di questi giorni, ha parlato di calcio malato. Rievocando l’intitolazione della nostra rubrica. È solo una strana coincidenza, o, finalmente, Gravina sta prendendo coscienza dell’intollerabilità dei tanti soggettini, che ha avuto in eredità da Carlo Tavecchio, il più funesto, nefasto, letale orditore di trame contro il calcio, dell’intera storia, lunga ormai oltre centoventi anni, della federazione calcio? Con, in prima linea, Cosimino Capiluoghi Sibilia, non a caso vicario di Tavecchio e presidente del calcio sociale, quello, purtroppo in fase comatosa, della lega dilettanti. A cominciare dal calcio femminile, come attestato dal girone rosa in meno, al torneo delle regioni 2019, per rinuncia (addirittura! Ma nessuno li multa, come si farebbe con le società?) di alcuni comitati regionali.

 

Le espressioni di Gravina 

Ed, ora, leggiamo proprio le parole di Gabriele Gravina: “Se è vero che il calcio” (malato) “è lo specchio del Paese”, (esso) “sta dimostrando di essere in grado di generare anticorpi importanti. Io sono coinvolto da circa sei mesi in questo impegno quotidiano… Chiaramente ci sono episodi che non fanno piacere, facciamo di tutto perché questo non si ripeta”.

Un modo come un altro, indubbiamente molto democristianone ma, almeno, scevro dalla sfrontatezza di negare il problema. Che esiste. Incombe sempre di più. E preoccupa, soprattutto.  Ma, Gravina, perché non inizia ad osservare all’interno della figc, la sua organizzazione? Magari, non distraendosi, quando dovrà, necessariamente, magari anche forzatamente, lanciare un’occhiatina a Cosimone il competentone?

 

I ravvedimenti tardivi di Lotti e Malagò su Sibilia…

Quel Sibilia, imposto a Tavecchio da Malagò e Lotti (altri due, che ve li raccomando…). A proposito: chissà quante volte se ne saranno pentiti, i due del duo inscindibile, come lo qualificava il trombettiere del re, Ruggiero Palombo. Ma è, ormai, troppo tardi. Le pugnalate (panino campano del Corsera del 21 novembre 2017) sono già state sferrate, da Cosimino l’occhiolino. E sono anche andate, puntualmente, a segno… La prossima volta, nelle loro disinvolture, Lotti e Malagò vorrebbero poter riflettere un tantinello in più. Ma è troppo tardi anche per loro. Come per la Juventus, game over! A proposito: la sintesi mirabile, ma anche un po’ volgarotta, dell’indecoroso fallimento dei bianconeri, è tutta nell’espressione di Cristiano Ronaldo ad Allegri ed in quel suo gesto, che, inequivocabilmente, significava: “Ce la siamo fatta sotto…”.

 

Torniamo ad Urbano Cairo

Dunque, Cairo ed i suoi giornalisti. Cairo e la singolare coincidenza (che coincide…), per l’appunto, dei suoi opinionisti (suoi, di Cairo), che si sono sfrenati, all’unisono. Realizzando il sogno di questa rubrica: che Cairo si decidesse “ad ordinare ai suoi opinionisti di scrivere la verità. A disporre gli attacchi concentrici contro l’associazione arbitri nicchiana”. 

Ebbene, ma la nostra redazione annovera, forse, qualche micidiale indovino, al suo interno? A modello de “I Simpson”, sia pure a livello di un ben più modesto vaticinio, peraltro, ormai, quasi scontato?

 

Il vento impetuoso

Macché… Semplicemente, abbiamo percepito quel vento impetuoso, che cominciava a soffiare. Che non poteva più essere frenato, né arginato… Il vento che, ad esempio, rumoreggia contro gli arbitri, improbabilissimi, alla Cakir. Il soggettino, pupillo di Collina (quello del ristoratore rossonero, il “Ripa di Meani”…). Il Cakir incredibile di Porto-Roma. La dimostrazione, incarnata e vivente, di come si neutralizzi la tecnologia VAR. Di come la si disinneschi. Semplicemente, straimpipandosene… A modello dei dettami di Nicchi ai suoi disinvoltissimi, spigliatissimi arbitri.

 

Precetto numero uno…

Il primo precetto: della tecnologia VAR, non essendo possibile cancellarla, strafottetevene… Per la verità, Cakir è riuscito perfino a superarli, i pupilli nicchiani. Depredando Pep Guardiola due volte: sul gol di Llorente, segnato con la mano (non a caso, un ex calciatore juventino); sul gol negato al simpaticissimo, religiosissimo Sterling, per un fuorigioco molto, ma molto discutibile. Ma i reiterati errori, di Cakir & compagnia arbitrale internazzionalizzante, di certo non salvano i pessimi arbitri italiani. Dimostrano, solo, che uno sport professionistico non può essere maneggiato in questo modo: superficiale, altezzoso, spocchioso. Con superbia insopportabile e, per di più, assolutamente immotivata. Alla Nicchi, insomma.

 

Pisacreta dissolto nel nulla

Ed, anche, alla Narciso Pisacreta. Sempre più scomparso nel nulla… La conclusione è: premesso che il pubblico si sta adeguando alle porcate, o rassegnando, e, con il pubblico, anche gli allenatori e gli atleti, è evidente che le regole debbano cambiare. Essere razionalizzate. Logicizzate. Obiettivizzate. “Onestate”, ossia rese conformi ad un minimo d’onestà. Un gol, realizzato con un tocco di mano, deve essere annullato. Sempre e comunque. L’ha detto Tiziano Pieri, mercoledì sera. Ma, molto di più e molto prima di Pieri junior, l’impone la logica. Contro la quale, puntualmente, insisteva a schierarsi apertamente, nella medesima trasmissione televisiva, lo juventino Paolo Rossi. Ma, per l’appunto, è juventino…

 

La Gasport su Cakir e Irrati…

Al riguardo, basta leggere quel che registra una pur timidissima, incredibilmente ultra-equilibrata (anche oltre il troppo…) Gasport: “Intorno al settantesimo la Champions League del City prende una brutta piega: calcio d’angolo battuto da Trippier, Llorente… rova una deviazione decisiva… Ma sull’intervento dell’ex attaccante della Juventus sembra esserci un tocco sospetto, con gomito e coscia… L’arbitro… viene richiamato per andare a vedere alla postazione Var: è in quel momento esatto si scatena l’inferno all’Etihad… e sui social”. A proposito: ma sapete chi c’era, alla postazione VAR? Sorpresina: Massimiliano Irrati. Il pupillo VAR di Marcello Nicchi… Tutto torna… E non riprodurremo, per elementare decenza, gli epiteti, indirizzati da oltre Manica ad Irrati, alla tecnologia VAR, alle porcate variste… Epiteti integralmente riportati, per capirci, dalla predetta Gasport… Ma, diciamolo: ci si può davvero illudere di continuare così, nel calcio malato?

 

Siamo ad un punto di non ritorno. Nel frattempo, risorge Gavillucci!

Ormai, con gli arbitri (mondiali, europei, in specie italiani), siamo giunti ad un punto di non ritorno. Ad uno spartiacque. Ovviamente, saremo costretti (dai fatti) a ritornarci. Nel frattempo, passando, necessariamente, dal calcio malato arbitrato sui campi di gioco a quello, ancor più patologico, della (in)giustizia sportiva, annotiamo che Claudio Gavillucci, l’eroe anti-nicchiano, pare abbia, finalmente, ottenuto le relazioni degli osservatori e degli organi tecnici arbitrali. Le ha avute, ovviamente, attraverso il suo ottimo assistente legale, l’avv. Gianluca Ciotti. Sembra, anche, che Nicchi abbia prodotto ricorso, addirittura affermando, nelle motivazioni (per così definirle) a disinvolto sostegno del ricorso, che Gavillucci ed i suoi avvocati non potranno farsene nulla, di quelle relazioni, così sospirate, così ambite, così arduamente, tortuosamente, faticosamente, laboriosamente conseguite. S’è verificato, però, un autentico miracolo! La corte federale d’appello ha rigettato l’opposizione di Nicchi “all’utilizzo utile” (ossia, che serva a qualcosa…) delle relazioni arbitrali. Per ora, si tratta solo di un dispositivo. Ma leggeremo le motivazioni. E siamo certi che Nicchi si pentirà di aver prodotto un ricorso, che farà emergere altre motivazioni tranchant. Oltre che, sia consentito il neologismo, “svergognant…”. Proprio per Nicchi…

 

Le singolari concezioni nicchiane

Vedremo quale uso ne farà Gavillucci. Poi, assisteremo alle reazioni dell’irriducibile, testardo, inamovibile (dalle sue rigide, precostituite posizioni) tosco dispittoso. Che farà, Nicchi? Di nuovo ricorso al collegio di garanzia (de che?) del coni? E sulla base di quale criterio, o principio? Il principio della non trasparenza arbitrale? Anzi, dell’anti-trasparenza? Forse, sapendo, Nicchi, già a priori, che il sullodato collegio è, non a caso, presieduto dal berlusconiano Franco Frattini? Del quale si può, fin d’ora, ben immaginare (e non solo sospettare ed ipotizzare) quella che sarà la sua decisione?

 

Ma è così difficile capire perché Nicchi sia contro la “limpidezza”?

Non a caso, si può immaginare per quali motivi Nicchi si sia opposto all’utilizzo delle predette relazioni tecniche arbitrali e, prima ancora, al loro rilascio documentale. Nonché, ancora oggi, alla loro utilizzazione. Tentando una disperata, ultima difesa della trincea aia. A questo punto, c’è davvero da chiedersi come agirà e reagirà Giorgetti. Nell’attesa, resa un po’ più dubbiosa dalle recentissime vicissitudini e problematiche della Lega di Salvini, alle prese con la cinica spietatezza degli pseudo alleati di Governo, i Cinque Stelle, accingiamoci, tutti, a prendere atto che Nicchi non renderà pubblica nemmeno questa sua ennesima sconfitta. Violando ogni criterio deontologico, relativo all’utilizzo dei siti web. A modello De Fiore e Sibilia al comitato campano: allorquando i due disinvolti commissari usavano il sito web del comitato come una clava, o come un bollettino del Min Cul Pop, o del KGB, di staliniana memoria. Forse, dovrà essere configurato un novello reato, ad hoc, per Sibilia e Nicchi: utilizzo indebito, per fini di sfacciata propaganda personale, di un sito web, di natura pubblicistica o privatistica che sia. Un po’ a modello, ad immagine e a somiglianza dell’utilizzo di un’autovettura pubblica. Una sorta di peculato per informazione, o per disinformazione… E Gravina che fa? Dorme? Non vede? E la procurella (piccola procura) federale, che fa? Finge di dormire? Ma, questi soprusi, queste indecenze, si possono davvero, ancora, tollerare? Usque tandem, Catilina?

 

Il comunicato delle “sezioni unite” della corte federale d’appello

Il segnale fatale l’ha dato il comunicato ufficiale n. 094/cfa, relativo alla riunione della predetta corte del 18 aprile 2019. Un dispositivo scarno, scheletrico, di poche parole, emesso dal collegio, costituito dal prof. Pierluigi Ronzani, presidente, nonché dai componenti, prof. Mauro Sferrazza, avv. Patrizio Leozappa, avv. Roberto Borgogno ed avv. Serapio Deroma: “Si dà atto che la corte federale d’appello, nella riunione tenutasi in Roma il 18 aprile 2019, ha adottato le seguenti decisioni:  ricorso dell’associazione italiana arbitri avverso l’accoglimento del ricorso ex artt. 25 e 30 c.g.s. coni, proposto dal sig. Gavillucci Claudio (delibera del tribunale federale nazionale – sezione disciplinare – comunicato ufficiale n. 49 del 28.2.2019) – La cfa respinge il ricorso come sopra proposto dall’associazione italiana arbitri”. Si tratta del secondo grado di giudizio, relativo a quanto già riferito da questa rubrica, in ordine alla decisione del predetto tribunale federale nazionale. L’ennesimo trionfo, per Gavillucci. Del quale, si può solo auspicare che la federazione calcio “graviniana” si limiti, per elementare decenza e per doveroso rispetto di un minimo di regole democratiche, a prendere atto. Stavolta, evitando accuratamente, Gravina, di strapparsi di dosso le vesti da super partes, per travestirsi da indebita parte in causa, nel contenzioso tra l’associazione arbitri ed un suo associato…  Come Gavillucci non mancò di osservare e di stigmatizzare…

 

Le quattro-legnate-quattro della Gasport a Nicchi

Anche perché, se non altro, a Gravina converrà prendere atto che la Gasport abbia, anch’essa, dismesso gli abiti paludati ed ipocriti di un organo del tutto indifferente a quel che si verifica nel mondo arbitrale e dintorni, per scendere finalmente in campo. Con quattro, simultanei articoli. Uno più letale dell’altro, per il povero Nicchi. Oltretutto, prima ancora di prendere visione, la rosea, del terrificante dispositivo della cosiddetta corte federale d’appello, innanzi integralmente trascritto. Figuriamoci ora, dopo aver strabuzzato gli occhietti (non, per carità, gli occhiolini sibiliani…), nel leggere codesto po’ po’ di comunicato della cfa, del quale s’è appena riferito.

 

L’incredibile rassegna stampa gasportiana di Calcio malato

Di seguito, passeremo in rassegna, in via assolutamente eccezionale (così come è straordinarissimo l’evento), i quattro, cennati articoli della Gasport. In ordine logico. Cominciamo con il pezzo di Alessandro Catapano, di giovedì 18 aprile 2019, dal lapidario titolo “I tifosi non hanno più fiducia”. Scrive Catapano, disinvolto opinionista, buona conoscenza di Calcio malato, di quanto il giornalista tifava, no-limits, per Sibilia & compagnia prevaricante: “Gli italiani non si fidano più… sono tornati a non fidarsi degli arbitri. Eccolo, evidente nella sua drammaticità, il risultato di un’annata di equivoci ed incomprensioni. La fiducia ispirata dal primo anno di utilizzo della Var si è a poco a poco esaurita, lasciando campo libero al sentimento che storicamente, e disgraziatamente, ha riempito il dibattito italiano sulle vicende arbitrali: il sospetto… per circa l’80% degli oltre tremilasettecento utenti che hanno partecipato nelle ultime ore ad uno dei due sondaggi di Gazzetta.it, infatti, giocatori, tecnici, società e tifosi “hanno ragione a protestare”, perché “certi errori fanno pensare a male”.

 

Catapano non si smentisce: come già col comitato campano, insinua…

Codesto Catapano, come s’è poc’anzi accennato, è lo spigliato opinionista gasportiano, che s’era reso già protagonista di alcune performance davvero ai limiti dell’inverosimile, nel racconto delle vicissitudini del comitato campano. Facendo energicamente leva sulla sua fantasia, per descrivere le questioni della giustizia sportiva campana, quella pre-commissariale e quella commissariale. Poi, i fatti, le risultanze giudiziarie, la ricostruzione minuziosa delle vicende ha fatto giustizia delle fantasie catapaniane. Letteralmente ribaltandole e mandandole a gambe all’aria, quelle sue fantasie… Ma Catapano, fateci caso, in qualche modo si ripete. Perché scrive che gli addetti ai lavori ed i tifosi “non hanno più fiducia”. Ma perché, prima, l’avevano? Avevano motivo, per nutrire fiducia negli arbitri nicchiani? Forse, l’avevano, quel motivo, su… input di Sibilia, De Fiore, Tozzi, Gallavotti & compagnia federaleggiante?

 

Il secondo articolo della Gasport

Il secondo pezzo della Gasport, selezionato per questa illuminante rassegna, evidenzia: Arbitri, il verdetto non lascia spazio a molti dubbi. Abbiamo chiesto ai nostri lettori… di dire la loro attraverso due sondaggi… sui tanti casi di errori arbitrali che, tra contestazioni, conflitti tra Var e direttori di gara, ed errori più o meno plateali, hanno dipinto una stagione che sul piano dei fischietti ha lasciato decisamente più ombre che luci”.

 

Terzo macigno gasportiano contro Nicchi

Nella sua analisi, finalmente spietata quanto documentata, la Gasport registra, fotografando la situazione arbitrale in Italia: “Un sistema andato in crisi, l’aia che fa? Prestazioni sempre più scadenti, errori decisivi. In pochi si salvano e dietro i big i nuovi annaspano… solo in 6 su 21 viaggiano sopra la sufficienza… Se fosse una classe liceale, i promossi si conterebbero sulle dita di una mano. Tutti gli altri, dovrebbero sostenere gli esami di riparazione o ripetere l’anno… Eppure, negli ambienti dell’aia non si percepisce alcuna preoccupazione per quella che ormai ha tutti gli elementi di una crisi di sistema. Non c’è aria… di eccellenti dismissioni. Non si mettono in discussione metodologie né strategie. Al massimo, si ammettono errori individuali, poco più che fisiologici…  Secondo le statistiche dell’Aia, infatti, numericamente gli errori continuano a calare, anche rispetto allo scorso campionato, il primo con l’utilizzo della Var. Quindi, il problema non esiste”.

 

L’angoscia per il “ricambio generazionale”, Che non c’è…

Indi, l’articolista parla della “questione che più dovrebbe preoccupare l’aia: il ricambio generazionale… Ponendo un interrogativo… che arbitri avremo tra due-tre stagioni, quando un po’ tutti i senatori avranno lasciato? … di questa stessa classe arbitrale che oggi ci appare stordita, completamente in balia delle proprie incapacità e delle contraddizioni della Var, solo pochi mesi fa si diceva ogni bene… la stagione è segnata, il bilancio irrimediabilmente negativo, il problema principale irrisolto: come ottenere…   l’uniformità di giudizio in relazione all’applicazione della Var…  La difformità era un’eccezione, ora è diventata la regola… Ad una settimana dall’incontro plenario in lega, si è ripartiti come prima, se non peggio. E mancano ancora sei giornate, le più decisive”.

 

Un sondaggio tardivissimo…

Quello della rosea è, ovviamente, un finto sondaggio. O, rectius, un sondaggio ad orologeria. A tempo di Musica, Maestro! Che peccato, che la Gasport si sia accorta di un problemaccio del genere, di un dramma senza fine di quest’ordine e grado, solo a poche giornate dal termine dell’anno sportivo… Peccato, proprio, che l’ordine perentorio di Urbano Caira non sia partito prima. Chissà quante iniquità si sarebbero potute evitare. Ma, dopo la spietata analisi mozzafiato (e quasi disperante e disperata), eccoci alla soluzione proposta. Dal settantottenne Paolo Casarin, l’unico in grado e con i titoli in ordine, per proporla. È ancora lo spigliato Alessandro Catapano a scrivere, immemore di quel che egli stesso ha sviolinato, in precedenza… Il titolo dell’articolo è tutto un programma: “Arbitri: stagione nera. Casarin: ‘Troppi contrasti interni’ ”.

 

Lo sfascio nicchiano e la previdenza casariniana…

Quest’ultimo riferimento è allo sfascio dell’aia nicchiana, che massacra gli oppositori. Parla Casarin: L’arbitro in campo e quello al monitor troppo spesso in rotta di collisione: così finisce male… Sbagliato sdoppiare la can nel 2010… Era facile prevedere che alla lunga questa divisione avrebbe ‘ammazzato’ il ricambio generazionale… da designatore… ogni tanto mandavo Collina a dirigere una partita delicata in B, oppure sceglievo un giovane promettente e gli affidavo una gara complessa in A. Così il ricambio era continuo ed erano tutti stimolati… In questo modo sono usciti i Collina, i Braschi, i Messina, i Farina, fino a Rosetti e Rizzoli”.

 

Che manrovesci di Casarin a Nicchi: i grandi arbitri da lui scoperti, la “filiera” dei designatori…

Ed eccoci, dunque, alla scudisciata a Nicchi: che, già nel leggere i nominativi degli arbitri casariniani, dovrebbe arrossire di vergogna, al cospetto di quelli nicchiani… (Non va) l’idea verticistica che in A debbano viaggiare solo gli arbitri “arrivati”. Ma chi lo ha detto che sono anche i migliori? la nostra crisi è preoccupante. Non vorrei che fosse passata l’idea che con la tecnologia può arbitrare chiunque. I grandi arbitri del futuro dobbiamo andarceli a cercare, e poi dobbiamo investirci sopra. Dovrebbe essere il primo compito dell’aia… bisognerebbe creare una filiera di designatori, dalla D alla A, che abbiano idee simili, su come stare in campo, come applicare il regolamento, parlare con i giocatori…”.

 

L’arbitro (era) un’autorità indiscussa. Sottinteso: ora non lo è più…

Casarin va oltre: “In sintesi: fino al 1990 l’arbitro è stata un’autorità indiscussa, gli interventi erano considerati tutti involontari, i rigori un’eccezione, il fuorigioco sostanzialmente non era controllato. Poi sono arrivate le tv e il pubblico si è reso conto che gli arbitri sbagliavano, e non poco. La tv ha fatto a pezzi la figura dell’autorità al di sopra delle parti. Tutti i nodi sono venuti al pettine nel Mondiale italiano, che per gli arbitri fu una tragedia. Subito dopo ci dicemmo, cambiamo tutto: regole, gioco, arbitraggio”.

 

Precisione, o semplice aderenza alle risultanze del campo?

Paolo Casarin affonda un altro coltellaccio nella piaga purulenta arbitrale: “È nel 1990 che si è cominciato a sentire odore di precisione, è da lì che è partito il lungo viaggio verso la Var… prima si è pensato di aiutare i direttori di gara aumentandone il numero sul campo. Tutti esperimenti più o meni fallimentari… Gli arbitri sono fondamentalmente degli individualisti, il lavoro di squadra non ce l’hanno nel dna… uno dei problemi, forse il più grande: se i due arbitri continuano a sentirsi in competizione, non ne usciranno mai. Continueranno ad entrare in rotta di collisione troppe frequentemente. È la verità. Anche per questo sarebbe utile riunire gli arbitri di A e B, bisogna alimentare uno spirito di collaborazione se non vogliamo che l’utilizzo della tecnologia finisca per causare più danni che benefici… i falli di mano: prima erano tutti involontari, ora meritano tutti un calcio di rigore? Non è possibile, il calcio è dinamismo, non possiamo pretendere che i giocatori diventino pinguini…”.

 

La rivoluzione: gli arbitri giù dal piedistallo…

Infine, Casarin propone quella che è un’autentica rivoluzione. Quella che Nicchi non accetterà mai: “Gli arbitri si mettano sullo stesso piano di allenatori e calciatori. Sono tre parti imperfette di un insieme. Facciamoli dialogare, ognuno scambi la propria specializzazione con quella dell’altro, solo così la conoscenza diventerà totale. Possibile che si decida come valutare un fallo di mano senza consultare i calciatori? L’arbitro deve lavorare, non comandare”.

 

Calcio malato, nella sua modestia, aveva anticipato quasi tutto…

Sia consentito puntualizzare che questa rubrica, in buona sostanza, aveva anticipato quasi tutto, di quel che ha, saggiamente e pragmaticamente, sancito Paolo Casarin. Per inciso: staffilando e mortificando, Casarin, il cocciuto, protervo, inverosimile tosco dispittoso… Eviteremo di annoiare i nostri affezionati lettori con una retrospettiva sulle osservazioni, sulle aspettative, sulle proposte di Calcio malato. Che, sia ben chiaro, non erano di certo il parto di una, o più, menti redazionali geniali. Macché: si trattava solo di azionare un tantino il proprio cervellino. Quel che, evidentemente, Nicchi, Rizzoli (per quel che conta…), Pisacreta, Trentalange & compagnia aiante non hanno ritenuto fosse un loro obbligo istituzionale. Preoccupandosi, per di più stizzosamente, i predetti soggettini, solo di togliersi i sassolini dalle scarpe, per fiondarli sulle teste dei presunti nemici immaginari.

 

Bollettino parrocchiale n. 15

Sibilia. Eccolo. Ce n’eravamo quasi dimenticati, a forza di parlare di livelli calcistici più elevati… Ebbene, la rappresentativa femminile del comitato campano era stata l’unica a salvarsi, sia pure parzialmente e con qualche riserva. Era scampata, la squadra rosa, all’ecatombe sibilian / barbieriana, al torneo delle regioni 2019, attraverso un misero secondo posto, utile a propiziarne la stentatissima qualificazione al secondo turno, solo per via della rinuncia a partecipare di alcuni comitati regionali e con soli quattro punti conquistati, in tre partite. Quell’ecatombe che ha, in ogni caso (rammentiamolo, a Cosimino lo strizzolino Sibilia), riguardato tre rappresentative su quattro, eliminate tutte e tre addirittura al primo turno, quello del girone preliminare.

 

Eliminata, la Campania rosa, dalle alto-atesine

Dovendo affrontare la rappresentativa di Bolzano, per buona sorte messa a confronto proprio con la Campania, ai quarti di finale, era legittimo iniziare a sperare. Bolzano, invero, è un comitato provinciale, parificato, per improvvida forzatura tavecchiana, ai comitati regionali. Ebbene, neppure contro le alto-atesine, che, ben diversamente dalle ragazze campane, praticano, in via ordinaria, tutt’altri sport che il calcio, l’inverosimile duo Sibilia / Barbiero di Sibilia è riuscito ad andare al di là dell’ormai tradizionale sconfittona. Che dire? Per Sibilia, Barbiero & compagnia incompetente, l’ennesima sconfitta. Per la Campania del calcio, l’ennesima mortificazione.

 

Criticano perfino i sodali scarfatiani e sibiliani…

Carlo Sanchez, che è stato anche mister della rappresentativa juniores del comitato campano, non le ha mandate a dire.

“E’ un discorso complesso”, ha dichiarato, nella sua intervista al giornale on line “Campania Football”, il tecnico napoletano. Aggiungendo: “Credo che siamo ad un punto di non ritorno. Anche questa spedizione è stata un fallimento… Il problema è che ancora una volta siamo partiti in ritardo, inoltre credo ci sia stata poca attenzione alle categorie inferiori e anche le selezioni potevano essere diverse… Ripeto, è un punto di non ritorno, bisogna organizzarsi per bene, con dirigenti e osservatori che partano per tempo e con una governance strutturata, non possiamo più fare queste magre figure, la nostra regione merita di più”.

 

Ma Sanchez non era quello che…

E dire che Sanchez collaborava perfino, da allenatore, da tecnico, ovvero da soggettino “che non c’azzeccava”, perfino alla raccolta delle firme pro-sibiliane… Dopo di che, non resta che esclamare: Sibilia, stai perdendo, sempre di più, i pezzi! Anzi, stai… cadendo a pezzi. Tra poco, ti resteranno solo gli Zigarelli e le Tambaro, con qualche addentellato in ordine sparso (quelli necessitati, per dovere paterno: gli Iacoviello, i Pacifico, i  Modugno & compagnia paternizzante…

Ma Carletto Sanchez non farebbe male a ricordarsi, magari, del fratello mister, che, spigliatamente, siede sulla panchina di una squadra di promozione, dopo essere stato esonerato da un’altra. Manco a dirlo, durante il medesimo anno sportivo, il 2018/2019, nonché nell’indifferenza di Scarfato, Ciccarelli e dell’immancabile, all’appello dell’inerzia, “Caro Peppino”….

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “quarto atto”, “parte quarta”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime tre parti sono state inserite nelle puntate n. 50, n. 51 e n. 52). La “parte quinta”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

E che dir dei rimborsi sibiliani,

misteriosi, giammai chiariti, arcani?

Sol uomini davvero “di gran palle”,

le solerti ed attente Fiamme gialle,

 

potran svelarli a Roma, nella “lega”,

che, nel gran fondo della sua bottega,

ad affar riservata, più che al calcio.

nasconde chissà quanto e quanto marcio…

 

Ma la disinvoltur del comitato,

che tante norme avea già calpestato,

fu quella di abbinare padri e figli,

come se fosser “familiar consigli”…

 

Sibilia si ritiene esonerato

ed agisce “da leggi liberato”:

Modugno, Iacoviello e Pacifico,

è un padri e figli sì magnifico…

 

Ai figli, “federale” eredità,

pria di morte paterna: là per là…

Nacque la “federal democrazia”,

con genitori e figli in sinergia,

 

con il voto ridotto a un simulacro,

e i candidati mandati al massacro,

se sgraditi all’amico di Tavecchio,

mentre si rimirava nel suo specchio…

 

Lo specchio delle sue insaziabil brane,

illudendosi “er mejo der reame”,

senza rendersi mai neppure conto

d’essere giunto, ormai, al suo tramonto…

 

Lo smottamento delle società,

di quell’esausta, smunta comunità…

Il distrutto settore giovanile,

ridottosi ad un miser percentile…

 

Annunciaron “Adda passa’ a nuttata”,

ch’era una fregatura mascherata,

già assai rozzamente pronunciata,

da incolti, aspriranti a “marmellata”…

 

Legalità, progresso, gran risparmi:

tutto  finì in miseri inciarmi,

una serie di bluff, di misticanze,

da rivoltar gli stomaci e le panze…

SEGUE

 

L’epitaffio per Sibilia: “lnd, una lega che non conta nulla…”

Scrive, sul web, un acuto Dante Sebastio, giornalista sportivo tarantino, dunque pugliese, quindi conterraneo di Luigi Barbiero e Vito Tisci, i due improbabilissimi dirigenti federali, inventati dall’improvvida sventura del calcio, Carlo Tavecchio, ed ulteriormente valorizzati (de che?) da Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. L’ha sancito, Sebastio, il 17 aprile scorso: Il dado è tratto: i club virtuosi che retrocederanno in serie D avranno la precedenza in caso di completamento dell’organico” (della terza serie). Il pugliese anti-Barbiero (evidentemente, lo conosce proprio bene…) prosegue: “Il consiglio federale ha così deciso, l’udienza è tolta! … che senso avranno i playoff della serie D? … un’appendice fastidiosa per chi ha perso il campionato… Così come è strutturata, la serie D non ha alcun valore: oltre 170 squadre per sole 9 promozioni. Nemmeno un concorso pubblico è così difficile… i campionati si devono vincere sul campo, ma ci chiediamo che senso abbia un numero così alto di club”.

 

Sebastio smonta e smaschera la vera essenza della lega dilettanti…

L’opinionista tarantino incalza: “Probabilmente è una questione politica: più squadre ho nella mia Lega, più posso contare a livello federale. Però, alla luce delle decisioni prese oggi, anche questa diventa una leggenda metropolitana. La verità è che la serie D non conta nulla e mai nulla conterà…  la presenza del Bari ha minato le velleità di promozione di quasi tutte le partecipanti… quasi tutte le società hanno deciso di smantellare i propri organici per alleggerire i bilanci: se vogliamo chiamarlo sport…”.

 

Il bluff sull’obbligo dei calciatori giovanui…

Spietato, Sebastio prosegue: L’obbligo di schierare i giovani è un fallimento totale, ma solo la lnd ancora non se n’è accorta. Le statistiche ci dicono che gli under sono spesso utilizzati in zone del campo dove non ‘possano far danno’… Il punto, però, è un altro: quanti giovani sono emersi da quando questa regola è in vigore? … si contano sulle dita di una mano…  l’effetto che si sortisce è quello di illudere dei poveri ragazzi che per un paio di anni si trovano al centro dell’attenzione, salvo cambiare vita quando non servono più… Ex calciatori del Taranto, senza fare nomi, per campare hanno deciso di intraprendere altri mestieri: rappresentanti, baristi e c’è anche chi ha aperto una lavanderia… Nonostante i numeri, la lnd continua a crederci imperterrita, come se fosse cosa buona e giusta…”.

 

Il giornalista sputtana anche i cosiddetti “premi”…

Ed ecco che Sebastio delegittima, nel profondo, la validità dei molto presunti “premi”, l’ennesimo bluff dell’occhiolinante Sibilia: “Per non parlare poi dei premi: 25mila euro alla prima classificata, 15mila alla seconda, 10mila alla terza. Ma che ci fa una società con questi soldi? La serie D dovrebbe essere composta al massimo da 6 gironi da 20 squadre (18 sarebbe meglio): le prime di ogni raggruppamento, quindi 6, conquistano la promozione diretta… le altre 3 dovrebbero venire fuori dai playoff … qualcosa bisogna inventarsela per rendere più avvincente un torneo che da anni stagna in regole obsolete”.

 

Ci si sta risvegliando dal letargo?

Be’, che dire… Pare che qualcuno si stia, finalmente, risvegliando da un profondo, diuturno letargo. Va bene anche così. Purché il risveglio significhi ritorno alla vita, alla normalità, alla serietà, all’obiettività. E non solo una provvisoria “apertura di occhi”. Di occhi. Non di occhiolini. Occhi, da spalancare sulla realtà squallida della lega dilettanti e del comitato campano, edizioni Sibilia (entrambe: ed è uno degli assurdi, o delle comicità, più inverosimili ed indigeribili). Cosimone il competentone, il Mandracchione che non sarebbe in grado di reggerne nemmeno un quarto, degli incarichi, delle cariche, delle cadreghe, delle poltrone che occupa.

 

Sibilia non ce la farebbe, con un quarto di incarico. Ma ne vuole sostenere cinque…

Ed, invece, ha la presunzione, la supponenza, la spocchia di reggerne, in contemporanea, cinque. Rovinandole, ovviamente, tutte e cinque, come ripetutamente denunciato da questa rubrica. L’altro ieri, per dire, il Mandracchione era a Frosinone, alla premiazione del torneo delle regioni della lnd. Lui e il suo Barbiero non se ne perdono una, di premiazioni, di tagli di nastri, di fanfare, di fotografie, di interviste a voce irpin-cavernosa, con inflessione demitian appesantita. Invece, alle occasioni per lavorare, ovviamente, non ci sono mai. Per ricevere le società, non ne parliamo. Ma pensano davvero di poter continuare così?

 

Nei giorni scorsi, è scomparso il prof. Benedetto Piras, grande presidente del comitato sardo

I redattori di questa rubrica s’inchinano, nel ricordo di un Grande Galantuomo del Calcio, in questo caso giustamente indicato, il Calcio, con l’iniziale maiuscola. Parliamo del Prof. Benedetto Piras, spentosi il 17 aprile scorso. Purtroppo, solo le doverose, meritatissime (da chi non c’è più) commemorazioni ci consentono, in questo panorama desolante del calcio, di immergerci in acqua limpida. Ma non ci permetteremo di mescolare i sani sentimenti di ammirazione e devozione, per un Uomo, come il Prof. Piras, degnissimo dell’iniziale maiuscola, con la pseudo dirigenza federale di questi tempi. Docente universitario, grande appassionato di calcio, baciato perfino dalla fortuna di avere al suo fianco una Gentildonna di altrettanta, profonda cultura e simpatia, nel senso etimologico del termine, la Professoressa Silvana, Piras è stato, ma davvero ed indiscutibilmente, un esemplare, impareggiabile dirigente federale. Nell’ambito proprio di quella lega dilettanti, della quale siamo costretti a dir male tante volte. Benedetto Piras, da solo, li riscatta tutti, i soggettini. Addio, Grande Professore, Saggio Presidente! Nel senso, etimologico: “Che sia affidato a Te, o Signore Dio”.

 

Augurissimi a tutti

Calcio malato formula i propri affettuosi aguri di una serena e Santa Pasqua di Resurrezione. A tutti. Non esclusi, per umanissima pietas, i tanti protagonisti, in negativo, di Calcio malato. Affinché si redimano. Non è mai troppo tardi!

  1. CONTINUA