Calcio malato: Sibilia trema e barcolla per la gravissima accusa al suo braccio destro, Felicio De Luca – PUNTATA N. 80

Didascalia: Non ne sarà soddisfatto, il dott. Felicio De Luca, che occupa la foto-immagine, selezionata per questa ottantesima puntata di Calcio malato. Un settore, quello del calcio, per il vero, sempre più in situazione patologica, come stiamo per verificare… Non ne sarà soddisfatto, De Luca, ma è diventato il personaggio del giorno. Anzi, almeno, della settimana. Suo malgrado, però. In attesa di assurgere, molto verosimilmente, addirittura a personaggio storico.

Nel senso di colui che determinerà la scomparsa definitiva, dal mondo dello sport, di Cosimo Sibilia. Che è stato, a sua volta, anche il benefattore di Felicio De Luca, oltre ogni limite logico, per motivazioni avvolte in un oscuro, cupo mistero. Nominandolo, quand’era presidente della Provincia di Avellino (prima di essere mandato a casa, in un battibaleno, dall’arianese Domenico Gambacorta, che è un politico vero ed infinitamente più autorevole di Sibilia), direttore generale di IrpiniAmbiente, la società avellinese di gestione dei rifiuti. Con uno stipendio stratosferico, a favore del sullodato De Luca.

Che, poi, su intervento sempre di Sibilia, è stato nominato, dalla Regione Campania (ma in quota opposizione), commissario del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, la fondazione del celeberrimo don Salvatore D’Angelo (il sacerdote amicissimo di Giulio Andreotti). Ma le soddisfazioni e le nomine (con annesse, lautissime prebende), Felicio De Luca le ha avute innanzitutto in seno alla federazione calcio o, se si vuole, nel cuore della lega dilettanti, da quando Sibilia vi ha fatto il suo timido, tremebondo ingresso, il 14 aprile 2016, subito dopo (ma guarda un po’) l’inibizione, per culpa in vigilando, che una sconcertante, cosiddetta giustizia sportiva inflisse ad Enzo Pastore, colui con il quale Cosimo (l’interlocutore) Sibilia non ha mai inteso misurarsi e confrontarsi, perché è ben consapevole che ne resterebbe schiantato.

 

L’inquietante scandalo di Felicio De Luca

Le nomine. Sono, in tutta evidenza, una fissa, ma di quelle che non danno pace, che agitano costantemente, che non lasciano serenità, che mozzano il respiro. De Luca ne ha collezionate tante, durante l’infelicissima gestione Sibilia. Quella che ha devastato prima il comitato campano, poi (da quel che si legge in giro…) la lega dilettanti. Ma, ora, è chiamato a pagarne lo scotto. Lasceremo da parte le nomine ante-commissariamento del comitato campano. Quelle, per davvero, contano ben poco. Servivano, al massimo, solo a mo’ di riscaldamento motorio. Con Sibilia, grazie a Sibilia (ma la coppia è inscindibile, sia chiaro: c’è sicura reciprocità, tra i due soggettini), Felicio esordì da vice commissario. Applicato alla contabilità, con una prima, estrema disinvoltura: il soggettino Carmine Zigarelli quale responsabile amministrativo di fatto. Mai di nomina. In un comitato, che era stato devastato e terremotato dalle appropriazioni indebite, confessate, in ambito penale, da Domenico Cerbone. Il contabile del comitato campano, che fu nominato nel ruolo, ma tu guarda, proprio da Cosimo Sibilia. Con qualche imbarazzante problematica con la tipografia Ruggiero, della quale parleremo (ora, per non distrarre i lettori, non è il caso). È davvero sconcertante che un esperto in ambito amministrativo-contabile, quale De Luca dichiara di essere e certamente è, abbia potuto agire con cotale superficialità (a voler essere bonari). Tenersi lì, nel posto che fu del sullodato Cerbone, un responsabile amministrativo di fatto, escludendo incredibilmente quello di diritto, che era stato trasferito alla delegazione di Benevento, è, come minimo, un gesto di sovrana incoscienza. O di inverosimile noncuranza per i criteri, quantomeno del buon padre di famiglia.

 

Cerbone candidato forzista alle provinciali

Sul punto, deve aggiungersi che Cerbone si candidò, alle elezioni provinciali, a Salerno, con forza Italia (il partito, nel quale, guarda caso, Sibilia era ed è coordinatore / segretario per la provincia di Avellino). Deve altresì ribadirsi, ancora una volta, che lo stesso Cerbone ha eseguito le sue appropriazioni, come da lui stesso formalmente confessato, con la firma bancaria autentica di Salvatore Colonna (per oltre 540mila euro) e con la firma bancaria falsificata (da Cerbone medesimo) di Enzo Pastore, per 378mila euro. Una differenza sostanziale, spaventosa: anche perché Colonna, incredibilmente, se l’è sfangata, la questione, chissà poi perché (noi, un pensierino-ino-ino lo teniamo…). Ma, fatto ancora più sconcertante, l’hanno passata liscia i revisori (i colleghi di Felicio De Luca: ma è solo una coincidenza professionale) del periodo della presidenza Colonna, cioè il dott. Ciro Cimmino e gli altri. I quali revisori sono stati del tutto ignorati, dalla cosiddetta giustizia sportiva. Il che la dice lunga, anzi lunghissima, sulla credibilità di codesto settore, sempre più da riformare. Anzi, da rivoluzionare, come Calcio malato ha più volte chiesto al Sottosegretario Giorgetti.

 

Proseguiamo con le nomine deluchiane

De Luca, già nel periodo in cui imperversava al comitato campano, aveva la fregola (previa intesa, ovviamente, con Sibilia) di svolgere le funzioni di manager, di direttore generale. Con, si ripete, Carmine Zigarelli quale manovale, quale omino (od omone) di fatica. A millecinquecento euro al mese, Zigarelli. Tanto, pagavano le società, mica Sibilia. A proposito: la remunerazione di Felicio De Luca, invece, non è dato conoscerla. È avvolta nel mistero. Ma di quelli fitti, cupi, insondabili, impenetrabili, indecifrabili. Successivamente, a gennaio 2017, Felicio De Luca fu eletto (con le modalità, che tutti conoscono, della lega dilettanti) presidente del collegio dei revisori dei conti, per l’appunto della lnd. E qui comincia il mistero glorioso (per Sibilia, anche doloroso) della questione. Nel frattempo, in contemporanea, Felicio De Luca continuava a svolgere le mansioni di vice commissario al comitato campano. Un’incompatibilità, tra funzioni di controllo e incarichi esecutivi, da manuale. Poi, dopo la defenestrazione dell’improvvido Salvatore Gagliano (che era stato eletto, molto per modo di dire, presidente del comitato, a dicembre del 2017), lo stesso De Luca, in sostanza, al di là dei meri aspetti formali, s’è auto-mominato revisore dei conti, anche del comitato campano. Insomma, cariche no-limits, per Felicio. Sempre con remunerazioni misteriose…

 

Direttore generale, di fatto, della lega dilettanti

Da fine gennaio del 2017, come s’è già sottolineato, De Luca è presidente del collegio dei revisori dei conti della lega dilettanti. Ma, da quel periodo, come questa rubrica ha riferito da tempo (previe informazioni e segnalazioni specifiche, allarmate e sconvolte, da parte di diversi comitati regionali della lnd), Felicio ha esorbitato dal ruolo. Innanzitutto, svolgendo sempre di più, di fatto, il ruolo di sostituto, in surroga a tutti gli effetti, di Cosimo Sibilia. In secondo luogo, estendendo il proprio raggio d’azione e d’influenza, nell’ambito della lega dilettanti. Nella quale, la responsabile amministrativa e vice segretaria, rag.ra Gabriella Lombi, non aveva alcuna intenzione (e non aveva alcun interesse) a mettere in riga Felicio, per un motivo elementarissimo: puntava (ed ha puntualmente ottenuto, per premio) all’assunzione, con lauto stipendio, del figlio, come Calcio malato ha già puntualizzato nelle precedenti puntate. Tutto ben calcolato, dunque, per poter fare e disfare a proprio piacimento. Ci risulta che denunce, segnalazioni ed esposti si sono ripetuti, nel tempo. Indirizzati alla procurella (piccola procura) federale. Taluno, a quel che pare, anche alla Procura della Repubblica di Roma. La procura federale faceva orecchie da mercante, fino a poco tempo fa. Nonostante l’obiettiva enormità dello scandalo: un revisore che trattava con gli sponsor e con i fornitori della lega, non s’era mai visto. Nemmeno nell’era dello spregiudicato, disinvoltissimo Carlo Tavecchio. Qui ritorna a bomba la solita storiella, trita e ritrita, del controllore che controlla sé stesso. Quello, che i saggi romani d’un tempo sintetizzavano nel celebre motto (mutuato dalle Satire di Giovenale): “Quis custodiet (ipsos) custodes?”. Ossia: ma chi li controllerà, i controllori? E i controllori dei controllori? E i controllori dei controllori dei controllori? Il tutto, in una spirale, disastrosa, senza fine…

 

Fin dai tempi delle Satire di Giovenale

Come si vede, il dramma dei controllori che aspirano a controllare sé stessi è antico quanto la civiltà. Ma, probabilmente, una sfacciataggine del genere, mai s’era vista. Se non nell’ipsa lega dilettanti. Quando, ad esempio, il patetico Nino Cosentino incaricò tale Dario Tozzi di redigere la relazione che determinò il commissariamento del comitato campano. Pastore aveva denunciato, ad un Cosentino che non aspettava altro che un’occasione aurea del genere, il responsabile amministrativo del comitato, quello scelto da Sibilia, ovvero il predetto Domenico Cerbone. Delle appropriazioni indebite di Cerbone, tutte eseguite in contanti, avrebbero dovuto, per norma specifica, avvedersi (e denunciarle) Dario Tozzi, profumatamente remunerato dalla lega dilettanti per la verifica dei flussi finanziari in contanti presso i comitati regionali. In collaborazione con il disinvolto Tozzi, avrebbe dovuto accorgersene il segretario del comitato, Andrea Vecchione.

 

Le bizzarrie (per non dire altro) di Cosentino

Ebbene, chi fu incaricato, da Nino Cosentino, privo di qualsiasi senso di pudore, di predisporre una relazione sul comitato campano? Indovinate un po’… Proprio Dario Tozzi! Ma non basta. Chi restò, tranquillissimamente, al suo posto? Andrea Vecchione. Prima d’essere sostituito dall’incompatibile Marco Cilio. Per poi essere, ancora più misteriosamente e senza alcuna motivazione, reinetgrato come segretario, Vecchione. Il tutto, nel periodo, ma guarda un po’, della delibera, sul ritiro dal campionato di promozione 2015/2016, della Juve Pro Poggiomarino, quell’atto pubblico “falsificato, in concorso con persone allo stato non identificate”, proprio da Vecchione. Ma torniamo a Dario Tozzi. Oscuro omino dell’entourage dell’avv. Mario Gallavotti, il consulente legale principe di Carlo Tavecchio, Tozzi fu addirittura, subito dopo aver fatto commissariare il comitato campano, premiato (forse per non aver visto il becco di niente, durante le appropriazioni indebite di Cerbone) con dodicimiladuecento euro al mese, durante il commissariamento. Ma questa è la lega dilettanti, bellezza… Abbiamo raccontato la vicenda Tozzi per le palesi analogie con quella del dott. Felicio. Due analoghi controllori / controllati. Anzi, quanto a Tozzi, un controllore che, per la verità, non controllava un fico secco (mentre De Luca, evidentemente, controllava a singhiozzo). E che fu premiato, Tozzi, chissà mai perché…

 

Calcio malato aveva parlato chiaro…

La coscienza la teniamo non a posto, ma a postissimo, noi della redazione di questa rubrica. Serenissima. L’avevamo avvertito, Cosimino il viceré. Gliel’abbiamo detto in tutte le salse, che De Luca e Giacomardo sarebbero stati i suoi chiodi fissi. Fino a diventare i suoi necrofori. Ben s’intenda, per carità: in ambito sportivo. Ma, forse, Cosimo Capiluoghi non poteva e non sapeva staccarsi, dai due. Come due coppie di gemelli siamesi (De Luca / Sibilia e Giacomardo / Sibilia). Non poteva farne a meno. Da solo, è come un uccellino implume. Sperduto. Spaurito. Atterrito. Anche questo, lo stiamo scrivendo da tempo. Nelle ultime settimane, ha gli occhi spiritati, Sibilia. E, ora, abbiamo capito il perché: è stato denudato dai revisori della figc e dalla procura federale. Per via di Felicio De Luca. Fossimo in lui, penseremmo e baderemmo a guardarci la salute. Invece, no. Vuole salire sempre più su. È insaziabile. Ha una mania, una smania, che lo rode. Che gli corrode l’anima. Be’, che dire: chi è causa del suo mal… Anzi, chi era causa del suo mal. Perché, per lui, ormai sembra davvero finita, l’avventura nel calcio.

 

Gli angeli custodi di Cosimino

L’avv. Lucio Giacomardo ed il dott. Felicio De Luca erano i due angeli custodi di Sibilia. Ma, anche, i suoi problemi occulti. I suoi tutori. Ma anche i suoi troppo evidenti protettori. Insomma, Sibilia non era (non lo è mai stato) autonomo. E tutti lo sapevano. Forse, però, chi non è indipendente, chi non riesce ad agire da solo, dovrebbe anche limitarsi, nelle ambizioni. Ed invece no. Sibilia è smodatissimo, nelle aspirazioni personali. Ed, ancor più, come si faceva cenno, è avvinto e, nel contempo, limato di continuo, da una sorta di condizione psicologica, che non gli consente di gioire neppure per un attimo, dei risultati raggiunti e degli obiettivi conseguiti, sia pure con mezzi, non di rado, discutibili. Immediatamente, irrefrenabilmente, insaziabilmente, punta ad altro. Codesta ansia, codesto terribile limite, non solo non lo fa vivere bene, ma lo ottenebra, ne ottunde le già obiettivamente non eccelse capacità, lo fa deviare, lo porta fuori strada. Ma veniamo al punto nodale della questione.

 

La “bomba” di sabato scorso

La notizia è stata sparata, senza preavviso, da Il Fatto Quotidiano. A firma di un giornalista d’inchiesta in ambito sportivo, Lorenzo Vendemiale. Con il titolo “Dilettanti nel pallone: guerra sui conti della lnd”. Estrapoleremo, di seguito, i brani e le frasi di maggior significato, del pezzo del Fatto. Cominciando dal sottotitolo: “Pace finita… Gravina mette nel mirino il vice Sibilia. Sotto esame il bilancio del comitato Campania e i debiti con la figc”. E proseguiamo: “… nemmeno la gestione straordinaria… sembra riuscita a risolvere i problemi, almeno a detta dei revisori federali, che in una relazione riservata muovono pesanti contestazioni”. E già: ma chi sono, i revisori federali? Dal 6 marzo 2017 (data del comunicato ufficiale di pubblicazione della sua elezione), presidente del collegio è il dott. Luca Galea. Dello studio dell’avv. Mario Gallavotti. Il dott. Galea (quando si parla di custodes…) è colui che preparò il piano industriale, o business plan, per Enzo Pastore, nella sua qualità di direttore generale della Calcio Campania Immobiliare S.r.l. Un piano che fu fatturato dallo studio Gallavotti, il capo di riferimento, come detto, anche del sullodato Dario Tozzi. Quel piano documentava e certificava la correttezza del comportamento di Pastore. Ma, sconcertantemente, fu maltrattato, quel piano, dalla cosiddetta giustizia sportiva. In una con il contratto di lavoro per Pastore, predisposto e fatturato dall’avv. Amalia Falcone, consulente… di Carlo Tavecchio nel campo del diritto del lavoro… Un guazzabuglio. O, meglio, molto meglio (esattamente all’inverso), un quadro d’una chiarezza cristallina… Ebbene, verosimilmente, l’avv. Mario Gallavotti ce l’ha con l’avv. Lucio Giacomardo, uno dei due dioscuri di Cosimo il paladino Sibilia. Un altro groviglio inestricabile. Ma andiamo avanti.

 

La semplicistica ricostruzione de “Il Fatto”

Vendemiale parla di uno “stabile, comprato a prezzi spropositati in passato…”. Un’inesattezza, per così qualificarla. Comprendiamo, invero, l’inevitabile approssimazione delle informazioni del giornalista, al quale va comunque intestato lo storico merito di aver denudato Sibilia e le sue disinvolture, in una con quelle del suo pupillo Felicio De Luca. È doveroso precisare, però, che quegli immobili (di via Strettola Sant’Anna alle Paludi) furono acquistati, innanzitutto, a prezzo estremamente favorevole, per il comitato; che fu indetta e tenuta un’assemblea plenaria di tutte le società, a luglio del 2004, epoca della presidenza Colonna, per decidere, democraticamente e non di certo alla Sibilia, se acquistare o meno gli immobili medesimi; che tutti i dettagli dell’acquisto (si ribadisce: favorevolissimo al comitato) furono resi pubblici nel corso dell’assemblea e furono pubblicati sul comunicato ufficiale; che sarebbe il caso di verificare quanti comitati regionali abbiano acquistato le proprie sedi previa assemblea regionale, appositamente riservata alla decisione sull’acquisto (o meno); che, ancora, dal prezzo dell’acquisto fu, addirittura, scomputato il canone di sei anni di locazione, grazie ad una felicissima intuizione dell’allora segretario Enzo Pastore e dell’eccellente avv. Paolo Spina; che non guasterebbe, infine, un confronto, sia pure in proporzione alle dimensioni, tra i prezzi d’acquisto di tutte le sedi dei comitati regionali (a cominciare da quello del comitato lombardo, epoca di Carlo Tavecchio…) e quello, per l’appunto, del comitato campano.

 

I crediti non esigibili

Indi, “Il Fatto” entra nei dettagli tecnici di una vicenda, che resterà misteriosa nei secoli dei secoli. Tutti dimenticano, per il vero, un piccolo particolare, alla Giusy Ferreri. Ma che è tutt’altro che piccolo. Ossia: sono quasi quattro anni, ormai, che il comitato campano si ritiene, assurdamente, impudicamente, esentato dal pubblicare il proprio bilancio annuo. Entro fine ottobre 2019, saranno cinque, i bilanci non pubblicati: quello del 2014/2015 (il comitato fu commissariato l’11 settembre 2015: il bilancio doveva essere approvato e poi pubblicato, per la verifica in assemblea plenaria delle società, entro fine ottobre / inizio novembre 2015. Dunque, competeva al commissario Paolo De Fiore); quelli del 2015/2016, del 2016/2017, del 2017/2018 e, a breve, quello del 2018/2019. Perché, mai pubblicati? Questo è un punto nodale, cruciale, decisivo, della pessima gestione, disinvolta oltre ogni limite, dell’era De Fiore / Gagliano, poi Sibilia / Gagliano, poi Gagliano (come presidente per pochi mesi), poi Barbiero, quasi tutte, tranne la prima e quella della presidenza minimale di Gagliano, sotto l’occhiuto (ma solo in teoria) controllo di Felicio De Luca. D’altronde, come (vanamente) evidenziato da questa rubrica, perfino l’improvvido Salvatore Gagliano parlò di un’eredità contabile, lasciatagli dal commissariamento Sibilia, in termini inquietanti, dequalificanti ed angoscianti. Peccato, però, che Gagliano abbia stigmatizzato Sibilia soltanto dopo essere stato mandato a casa. Oltretutto, trascurando d’essere stato, proprio lui, Gagliano, investito della responsabilità di vice commissario e poi, addirittura, di quella di vice vicario di Paolo De Fiore, l’incompetente commissario del comitato campano. Il quale, per inciso, trasferì (lo segnaliamo a beneficio di una corretta ricostruzione della questione) la sede della società immobiliare del comitato a Roma, presso la lnd, senza neppure indire un’assemblea delle società… Il che offre il quadro della democrazia partecipata, come s’intende in lega dilettanti. Perfino al di là e al di sopra delle regole contabili-amministrative. Soluti legibus, insomma. E già: ma sciolti (dai vincoli delle leggi dello Stato) da chi, per mano di chi, su autorizzazione (impossibile) di chi?

 

Lo scostamento…

“La figc”, prosegue Vendemiale, “contesta anche debiti diretti nei suoi confronti: per i revisori c’è uno scostamento di 1,8 milioni tra le poste certificate nei conti federali e quelle nel bilancio lnd (che comunque è sempre positivo)”. La faccenda, per renderla comprensibile, è questa: ma se il comitato campano non ha pubblicato, per quasi quattro anni, i propri bilanci, com’è possibile ricostruire, in modo limpido e chiaro per tutti (innanzitutto, per le società campane del calcio dilettantistico e giovanile, che sono, poi, alla stretta dei sacchi, i soggetti, sul cui groppone grava tutto, ma proprio tutto…), una sequenza impressionante, senza precedenti, di documenti contabili misteriosi? E, punto micidiale, come s’è potuto approvare, il bilancio della lnd, per quattro esercizi finanziari consecutivi, senza quello del comitato campano, che ne costituiva parte non eludibile?

 

La figc di Gravina viene, finalmente, al punto dolente…

E qui casca l’asino (chiedendo scusa all’asino, essere intelligentissimo): “La relazione fa notare”, scrive Il Fatto, “che chi doveva controllare… era, però, anche il controllato: Felicio De Luca, ancora oggi capo dei revisori lnd, nel 2017 è stato vice commissario del comitato. Per la figc c’è incompatibilità, per la lnd no”. Be’, come si possa sostenere, da parte della lega dilettanti, che non sussista incompatibilità, in Felicio De Luca, con tutto quel po’ po’ che è stato precisato in premessa, è, francamente, al di fuori di ogni logica e di decenza umana. “De Luca”, continua Vendemiale, “è anche comproprietario del nuovo domicilio del comitato… nella fretta fu scelto un immobile al centro direzionale di Napoli”. Nella fretta? Ma quale fretta? E, poi, 1.450 euro (al mese, deve desumersi, non all’anno… Per di più, triplicando l’iniziale canone di 500 euro) sarebbe un prezzo di favore, per un immobile, che sarebbe interessante sapere da quanto tempo fosse desolatamente sfitto?  In ogni caso, si tratta di una vergogna senza precedenti: De Luca che fitta l’immobile, del quale è comproprietario, a sé stesso. Perfino aumentando il canone di fitto, rispetto alla gestione De Fiore…

 

“Padrone di casa… attività svolta nella stipula dei contratti”: ma che ineccepibile controllore, Felicio De Luca…

Vendemiale incalza, segnalando che la procura federale stia svolgendo un’altra indagine (pur in enorme, imperdonabile ritardo…) su De Luca, che viene qualificato come “padrone di casa” (ossia, comproprietario dell’immobile, spigliatissimamente adibito a sede del comitato campano). L’indagine (benvenuta: finalmente!) riguarderebbe la “attività svolta” (da De Luca) “nella stipula dei contratti”. Ovvero, il De Luca manager, il De Luca direttore generale di fatto, in seno alla lnd. Proprio ciò, di cui Calcio malato ha dato conto ai propri affezionati lettori. E con quali remunerazioni, di grazia, nelle tasche di De Luca? Il popolo sportivo ha, o non ha, il sacrosanto diritto di sapere, di essere informato, di conoscere che fine fanno i fondi pubblici e le risorse private, sui quali e sulle quali la lnd impernia la sua attività? Il De Luca, integriamo noi, nella sostanza presidente di fatto, in surroga di un assenteista Cosimo Sibilia, della lega dilettanti. Ma non è finita ancora. In cauda venenum… Ed

eccoci al veleno nella coda. Un veleno davvero insopportabile… Sibilia, invero, avrebbe replicato a Gravina, che finalmente l’ha messo sotto inchiesta, che la lega dilettanti sia, per suo statuto, indipendente dalla figc e non sia disposta a sottoporsi ad “indagini ispettive”. Vendemiale definisce, giustamente, la replica della lnd una “risposta per le rime”. Ma è, nel contempo, un’indecenza. Una vignetta umoristica. Una barzelletta. Una disinvoltura ultra-estrema. Perché, anche se fosse del tutto autonoma, la lega dilettanti non sarebbe di certo autorizzata, né mai autorizzabile (ma da chi, poi???) a sottrarsi alle verifiche contabili-amministrative, senza dire di quelle, delle quali siamo tutti saturi e stufi, sulla tanto strombazzata “lealtà, probità e rettitudine sportiva”. Quella, della quale non si scorge neppure una pallida ombra, nel comportamento del dott. Felicio De Luca. Che oscilla troppo disinvoltamente da una posizione all’altra. Da una condizione all’altra. Da controllore a controllato (da sé stesso). Addirittura, duplicando i propri ruoli. Talora, perfino triplicandoli… Ancora una volta, come questa rubrica ha ripetutamente evidenziato, Sibilia e i suoi seguaci si ritengono, ma in senso assoluto, sciolti dai vincoli della legge. Ma, di grazia, in nome di quali facoltà, diritti, pretese?

 

Le nomine della giustizia sportiva e l’accordo scritto (presunto) tra Gravina e Sibilia

“Il Fatto” conclude il suo pregevole intervento, che, per la prima volta, ha smascherato Cosimo Sibilia (portandosi al traino giornali, giornaloni, la Rai, i siti web: tutto il mondo dell’informazione, insomma, con grande scorno, per inciso, dell’immagine di un parlamentare, Cosimo Sibilia), alludendo alle nomine della giustizia sportiva (non escluse quelle in seno alla procura federale, di certo non estranee all’imprevedibile voltafaccia di Giuseppe Pecoraro a quel Sibilia, che in passato l’ex prefetto di Roma aveva molto gratificato). Inoltre, Vendemiale segnala l’accordo scritto (reale, o presunto che sia), tra Gravina e Sibilia. Ammettiamo che esista, codesto accordo. Sarebbe, in ogni caso, un accordo tra due persone fisiche. Non tra tutte le componenti federali. Lontano le mille miglia, ad esempio, dall’illustre precedente, quello tra Franco Carraro e Giancarlo Abete. Che fu avallato, per l’appunto, da tutte le componenti della federazione calcio. Ma, poi, che colpa può mai imputarsi a Gabriele Gravina, che ha già denotato una pazienza biblica, da priore certosino, quasi da Santo, nel sopportare e nel fingere di ignorare le disinvolture, le spigliatezze, le disinibizioni di un Sibilia e di un Felicio De Luca? Senza contare la questione delle deleghe in bianco, dei rinviati a giudizio, di Zigarelli cancellatore di tre quarte ammonizioni, del reddito federale a Faccenda, della pletora di collaboratori, di forzisti e di assumendi al comitato campano? E di tutte le infinite cupezze di un commissariamento, che non sarà mai maledetto e vituperato a sufficienza? Che ha comportato solo guai, precipizi d’immagine, distruzione del patrimonio sportivo di un comitato che fu il secondo in Italia e che, ora, a malapena galleggia?

 

Qualcuno ipotizza…

Ma, ovviamente, il deferimento di Felicio non basta. È solo il primo passo. Occorrerà salire più su, Gravina. Mandare a casa Sibilia. O, come qualcuno sussurra, gli si consentirà di dire, lui che delegava tutto a Felicio, di non saperne nulla? Magari, anche di scaricarlo, come ha fatto con Giacomardo, sostituito quasi come una cameriera, senza neppure una vrenzola di motivazione, dalla commissione, della quale abbiamo già parlato nella puntata n. 76? Sostituito, Giacomardo, con l’ennesimo ignotissimo, tale avv. Salvatore Di Meglio… Certo, non nascondiamo che è divertentissimo, assistere alle oscillazioni improvvise di tutti i menestrelli sibiliani. Che non sanno davvero che pesci prendere. Che goduria…

 

Ma c’è ancora dell’altro

Da fonti bene informate, questa rubrica ha appreso che sia il coni (Fabbricini, dal dente avvelenato contro Cosimino, pur dopo avergli sottratto il calcio femminile; Malagò, che ha finalmente compreso, ma in indecoroso ritardo, con chi aveva a che fare…), sia la procura della Repubblica di Roma, stiano svolgendo indagini, sempre su certe situazioni feliciane (del tipo del nuovo sponsor, la Nike, che ha soppiantato la Puma). Esisterebbero registrazioni foniche. Un fatto, però, è certo: stavolta, Sibilia non si può scansare. Riuscì, chissà come, a sottrarsi alla faccenda dell’assemblea taroccata (da lui, Di Cristinzi, Massimo Costa) il 1° dicembre 1990. Stavolta, non se la sfanga. Non se la svigna. Né potrà mai sostenere di non saperne nulla, delle disinvolture di Felicio De Luca. Semmai, De Luca potrebbe dire l’inverso… Ma è, ovviamente, una battutaccia. Perché, se è verissimo che De Luca ha funto, in tutto questo periodo, anche come presidente di fatto della lnd, la conclusione è una sola: simul stabunt, simul cadent. Devono (non semplicemente possono) cadere entrambi. Se hanno senso del decoro, sarà bene che rassegnino, insieme, in simultanea, le loro irrevocabili dimissioni. Sarebbe il primo bel gesto, dell’era sibiliana. Infarcita di troppe disinibizioni. Che, però, come la storia insegna, prima o poi, vengono al pettine. S’arriva alla resa dei conti. Al conto alla rovescia. Alla stretta dei sacchi. Al giorno dei limoni neri. Al giorno della civetta. E, chi più ne ha, più ne metta… Nel frattempo, una curiosità: ma è vero che l’avv. Lucio Giacomardo ha già abbandonato Sibilia, passando sull’altra sponda? Quella già segnalata sostituzione in commissione, con l’ignotissimo avv. Salvatore Di Meglio, senza uno straccettino di spiegazione, lo lascerebbe proprio pensare…

 

Qualche considerazione conclusiva. Per ora…

È davvero il caso di aggiungere, a tutto quanto fin qui puntualizzato in argomento, qualche chiosa. La prima: come abbiamo più volte ribadito, la famosa espressione, giacomardiana o, proprio, feliciana, di Felicio De Luca, quella che, mutuata dal grandissimo Eduardo De Filippo, intendeva essere ironica, pungente, mortificante, ma che era perfino trascritta pessimamente (“adda passa’ ’a nuttata”), s’attaglia, alla perfezione, alla condizione psicologica attuale di Sibilia e della sua troupe, tutti sconvolti ed angosciati, per via delle cupe, nerissime prospettive federali. Insomma, s’è ritorta contro, come un boomerang… La seconda: chi di giustizia sportiva ferisce, prima o poi, di giustizia sportiva perisce. Proprio Sibilia, che ha utilizzato come una clava, contro tutti i suoi avversari, antagonisti, oppositori, la cosiddetta giustizia sportiva, non se lo sarebbe aspettato mai, un tradimento di cotal fatta, dal “Caro Peppino”… Ma è, come cantava Renato Rascel, “il prezzo della gloria…”. La terza: non ardisca, la procurina (la procura piccolina) federale, imputare a Sibilia la mera culpa in vigilando. Nella vicenda, invero, c’è ben altro. C’è molto, ma molto di più. Semmai, poi, non era Sibilia, che non vigilava su Felicio De Luca. È Felicio, che non ha vigilato a sufficienza su sé stesso. Autorizzandosi, da solo, ad andare al di là, molto al di là, troppo al di là, dei limiti estremi… Ma sempre col consenso, con l’avallo, con la condivisione di partenza di Cosimo rischiatutto Sibilia. Che, da tempo, dal Renzusconi in poi, s’è ritenuto al di sopra delle norme sportive e delle leggi dello Stato. Trascurando il fatto che il Renzusconi è stato null’altro che un’effimera, transeunte, molto transeunte, illusione. La quarta: sono quasi quattro anni, ormai, di sostanziale commissariamento di un comitato, quello campano, che, paradossalmente, era stato messo, strumentalmente, sotto tutela per via di un micidiale evento (continuato) di appropriazione indebita, di 919mila euro, ad opera del più volte nominato Domenico Cerbone. Denunciato, documenti e perizia grafologica alla mano, da Enzo Pastore. Un presidente che era stato colpito al cuore, nonostante l’evidenza assoluta che le sue firme bancarie (sue, di Enzo Pastore) fossero state, una per una, tutte, indistintamente tutte, falsificate da Domenico Cerbone. Ebbene, il comitato campano ha quel deficit, di 919mila euro. Quanto alla Calcio Campania Immobiliare, non annoieremo i nostri affezionati lettori. Ma, se proprio saremo costretti, chiariremo, nei dettagli, le modalità, attraverso le quali, consapevolmente o no (ma noi una convinzione, maturata sui documenti, l’abbiamo), la gestione commissariale preferì rinunciare alla realizzazione del protocollo d’intesa con la Regione Campania, pur di colpire a morte il presidente Pastore. Che era troppo scomodo. Che aveva denunciato, in pubblica assemblea nazionale, il 10 novembre 2014, le gravissime responsabilità, ai danni delle derelitte società, della lega dilettanti di Carlo Tavecchio. Ebbene, di quei 919 mila euro, se lo si vorrà (ma lo si vorrà mai?) saranno recuperati quantomeno i 378mila delle firme bancarie falsificate da Cerbone, che sono di chiarissima responsabilità dell’istituto di credito, che emetteva assegni circolari indebiti. La somma maggiore, quella delle firme bancarie autentiche di Salvatore Colonna, non potrà essere recuperata, se non attraverso Cerbone. Ma è davvero il caso di smetterla, di gingillarsi su codesti buchi neri. Di baloccarsi su un deficit, che risale a maggio 2015, come data ultima. Dopo oltre quattro anni, la verità è che non s’è voluto mettere ordine nei conti del comitato, perché non conveniva, perché evidentemente c’era ben altro da mescolare e da occultare, tutto riferito al periodo del commissariamento infinito. Rimborsi e diarie folli? Spese senza controllo? Amministrazione allegra? Eccesso di collaboratori e di redditi federali? Basterà, al riguardo, ricordarsi dei rinfacci reciproci, tra Gagliano ed Errichiello, nel corso dell’assemblea del defenestramento dell’improvvido praianese… Tant’è vero, circostanza inoppugnabile e che taglia definitivamente la testa al toro, che, da quattro anni, come s’è puntualizzato, non si pubblicano bilanci, nel comitato campano, trasformato in sibiliano… Con il corollario dell’inquietante affermazione scritta di Gagliano (dimentico di esserne stato co-protagonista e compartecipe): che il commissariamento di Sibilia aveva lasciato in eredità una situazione economica… a dir poco catastrofica. E a dir molto, cosa? Esiste una qualificazione più devastante di catastrofica?  Che manicomio…      

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “trentunesimo atto”, “parte trentunesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime trenta parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 79). La “parte trentaduesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

L’avesse fatto, si saria salvato,

Zigarel, e, per la vita, sistemato.

Non saria stato più un disoccupato,

scavalcando il ploton del comitato,

 

tutto, da quattr’anni ormai, in attesa,

che si realizzi la promessa “sospesa”,

quel di Sibilia, l’algido Cosimino,

sempre pronto a strizzolar l’occhiolino,

 

illudendo tanti poveri “forzisti”,

mescolando infiniti “fritti misti”

(illusi figli di de-giardinettati,

di traditor e di miseri gabbati).

 

Alle promesse è lesto, Cosimino:

non a dar seguito allo “strizzolino”…

La sua gelida insensibilità

è proverbiale, nella comunità

 

del calcio di base della Campania,

quello che, da quasi quattr’anni, smania,

di veder finalmente realizzate

almen alcun “felicità”, strombazzate

 

da troppo tempo, da quel tizio ansioso,

smodatissimamente ambizioso,

che, come recita quel detto oscuro,

“promette certo, ma poi manca sicuro”…

 

Per non tediar, angosciar ed ammorbare.

elencheremo sol quelle a lui care,

delle promesse di “Sibilia marinaio”:

il comitato com’un salvadanaio;

 

il gran trionfo della legalità,

di parsimonia e della lealtà;

le forti, appetitose riduzioni

di tutte, ai campionati, l’iscrizioni;

 

perfino il poi mai visto sforbiciamento

delle assicurazioni, quel tormento

scandaloso, da Tavecchio progettato

e da Sibilia, appien, reiterato

 

(altro che far risparmiar le società:

son state subissate, in verità…).

Ci fermeremo qui, per non straziare

con queste rimembranze assai amare…

  1. SEGUE