Calcio malato: Sibilia smantella i dilettanti, mentre il suo sodale Balata distrugge la serie B – PUNTATA N. 60

Didascalia: La foto, selezionata come immagine simbolo di questa puntata n. 60 di Calcio malato, ritrae uno dei personaggi principali dello sfascio del calcio italiano. Si tratta di Mauro Balata, il presidente (di come sia stato eletto, questa rubrica ha esaurientemente dato conto) della lega di serie B. La quale, tanto per misurare lo stato di “salute patologica…” dello sport più amato in Italia, è addirittura la seconda categoria, in ordine di importanza… B come Balata. Che la sta smantellando. Balata lo “sfascista”, con effetti nefasti ben oltre la “sua” lega. Dallo sguardo torvo, inquisitorio, impregnato di supponenza, perennemente imbronciato. E “di gran dispitto”. Purtroppo, contro il calcio. L’anno scorso, il precipizio della serie B balatiana iniziò molto dopo. Quest’anno, è cominciato… ieri, con un tombale comunicato ufficiale. Col quale, Balata ha ufficialmente inaugurato la stagione dei veleni n. 2. Balata, autentico e riconosciuto sodale di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. Mentre Sibilia, in infelice duetto con Barbiero, massacra il calcio campano ed il movimento dilettantistico nazionale, l’avvocato di Tempio Pausania si adopera, da par suo, con la seconda serie nazionale… Lo constateremo, in questa puntata, tra non molto.

 

La “riforma Giorgetti” dello sport

Continua l’analisi della “riforma governativa” dell’organizzazione sportiva. Un disegno di legge, che fortemente si auspica individui, nella sua stesura definitiva, le modalità giuste per stroncare quelle arbitrarietà, quelle autentiche assurdità della governance del pur ormai quasi defunto coni e delle sue disinibite federazioni sportive nazionali (per non parlare degli enti di promozione sportiva). Le precedenti analisi sono state pubblicate nelle puntate nn. 56, 57 e 59. Dunque, quella odierna è la quarta parte della disamina di questa rubrica, sia pure su di un testo, da ritenere assolutamente provvisorio di bozza. Proseguiremo, in questa puntata, seguendo l’ordine del disegno di legge, quindi rinviando ad un successivo appuntamento l’analisi degli articoli dal n. 6 al n. 11, che concernono le modificazioni alla  legge  13  dicembre  1989,  n. 401 (“Misure per il contrasto di fenomeni di violenza  connessi  a  manifestazioni  sportive”).

 

Art. 12: norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi e normativa per il loro ammodernamento

Nel cennato art. 12 è contenuta la consueta delega governativa in materia di impiantistica sportiva. Gli obiettivi perseguiti sono la semplificazione e accelerazione delle procedure, attraverso anche la riduzione dei termini procedurali, attualmente in vigore, nonché la sicurezza e la redditività degli impianti. Il Governo s’impegna ad una specifica attenzione per i criteri finalizzati alla prevenzione (anche mediante gli aggiornamenti delle strutture esistenti) dei fenomeni di violenza nelle manifestazioni sportive. Per intenderci: l’esatto opposto di quel che ha, improvvidamente ed incredibilmente, disposto il comune di Salerno, allorquando ha concesso permessi di costruzione di nuovi edifici proprio all’esterno dello stadio Arechi. Come a dire, cancellando, d’un tratto, proprio quegli unici requisiti indiscutibilmente positivi, che si potevano obiettivamente riconoscere alla struttura salernitana…

 

L’art. 13, sulla semplificazione degli adempimenti degli organismi sportivi

Nella solita delega governativa, è contenuto “il riordino  delle  disposizioni legislative relative agli adempimenti e  agli  oneri  amministrativi  e  di  natura  contabile a carico delle federazioni sportive nazionali,  delle  discipline  sportive  associate,  degli  enti  di  promozione  sportiva, delle  associazioni  benemerite  e  delle  loro affiliate  riconosciuti  dal  coni”.  È presumibile che il predetto obiettivo del riordino presupponga modifiche sostanziali all’attuale assetto, innanzitutto del coni e delle federazioni sportive, ma anche delle  discipline  sportive  associate,  degli  enti  di  promozione  sportiva, delle  associazioni  benemerite  e  delle  loro affiliate  riconosciuti  dal coni. In quest’ambito, sarebbe stato decisamente auspicabile che il Governo avesse ritenuto di provvedere ad un’energica potatura di questi ultimi enti assolutamente inutili (enti di promozione sportiva, discipline associate, associazioni benemerite & compagnia sperperante). Ma deve anche aggiungersi che, tra le conseguenze del sostanziale soffocamento economico del coni, che sarà determinato dall’istituzione e dall’entrata in azione della nuova società, Sport e Salute, rientrerà, di certo, inevitabilmente, anche l’automatico perseguimento del detto obiettivo. Questo è un aspetto della questione, che andrà seguito con estrema attenzione.

 

Un’originalissima riflessione sulla tecnologia VAR

Il sito web “Kintsugi”, meritorio canale d’informazioni e di critiche propositive sull’associazione italiana arbitri, attraverso il suo presidente, Cristina Parnetti, è intervenuto su un argomento davvero particolarissimo.  Lasciamo a lei la parola: “In America, patria della tecnologia e del futuro, una solerte giudice la sig.ra Barbara Borden insieme ad altri due, uomini, ha cambiato l’ordine di arrivo del Kentucky Derby (ippica) dopo aver rivisto il filmato della corsa al VAR… In questo caso… si è trattato di stabilire… l’entità e l’effetto di un contatto fra animali lanciati a 70 km all’ora; più o meno come abbiamo visto nel calcio nostrano per mille e mille falli fischiati o non fischiati. Inevitabilmente la polemica è scoppiata… Anche il Presidente Trump si è scagliato contro la giudice e un po’ tutti in Inghilterra (patria dell’ippica ancor più che del calcio) sono inorriditi per quella decisione… Il cavallo addirittura squalificato era… imbattuto”.

 

Gli effetti economici della decisione

Il sito web prosegue: “Non era mai successo se non nel 1968 con un cavallo rivelatosi esageratamente dopato. Una decisione da milioni di dollari insomma… Quella corsa è l’equivalente del Super bowl. Immaginate che gli spettatori paganti sono mediamente centocinquantamila, per non dire dei milioni che la guardano in tv, smart phones etc. Questo fa propendere per esaltare il coraggio della sig.ra Borden e di tutto il collegio che presiedeva, ma evidenzia, in uno sport diverso dal calcio, i limiti evidenti dell’analisi televisiva del gesto agonistico. Il cavallo in questione ha deviato dalla sua linea di corsa… sotto la foga dello sprint ed anche a causa del fondo acquitrinoso avrebbe impedito agli altri di correre liberamente e dunque vincere… Più o meno come per tanti falli di mano che hanno portato al calcio di rigore in questo campionato e che rischiano di trasformare in futuro i difensori in tanti pinguini con le braccia legate dietro la schiena per paura di sanzioni figlie della tv ma non dell’agonismo. Saremo fuori dal coro ma riteniamo che una giusta riflessione debba essere fatta. Il pubblico ha gradito il VAR e quindi il VAR è di diritto nel gioco del calcio, il giudizio appare ad oggi definitivo”.

 

La presidentessa di Kintsugi entra nel vivo del raffronto con il calcio

Ed eccoci al parallelo tra ippica e calcio: “Sta a chi lo deve applicare ricordarsi che la Tv deve aiutare e non prevaricare. Per fare questo, oltre a regole chiare, servono arbitri sereni e preparati, guidati con coerenza e trasparenza… In realtà nessun provvedimento applicativo concreto è stato mai preso in considerazione. Durante tutta la stagione si è assistito ad una inutile guerra di logoramento sull’argomento che non ha portato a nessun risultato positivo. È il momento di pensare a cambiare, di evitare che si perdano ulteriori 5.000 arbitri come è accaduto negli ultimi anni. Invece sembra tutto immobile, impermeabile alla realtà. E paradossalmente questo ben presto sarà la leva più potente per un radicale cambiamento ed una vera e necessaria rivoluzione mentale e culturale anche per l’aia per la quale ormai il tempo è maturo”.

 

Approfondiamo lo spunto…

Garbatissima ed acuta, la signora Parnetti. Con il merito di un’appropriatissima previsione conclusiva… Intendiamo, comunque, aggiungere alcune considerazioni, evitando di entrare nel merito della decisione dei giudici americani dell’ippica, che è argomento utile quale spunto per una riflessione, ma, obiettivamente, comparabile e rapportabile al calcio solo… alla lontana, quanto ai principi, ben esposti dalla Parnetti.  La verità, a nostro avviso, va, ancora una volta, ricercata nei commenti di Paolo Casarin. In futuro, inevitabilmente, premesso che indietro non si torna (altrimenti, le polemiche sarebbero destinate a moltiplicarsi, per una sacrosanta deduzione del sospetto…), si accentuerà sempre di più l’esigenza di disciplinare i rapporti tra gli addetti alla tecnologia VAR e gli arbitri in campo. E definire la prevalenza tra gli uni e gli altri. Inevitabilmente, a favore dei varisti.

 

Regole certe!

Prima ancora, però, occorrerà stabilire quelle regole certe, alle quali sia Calcio malato, sia Kintsugi hanno fatto sovente richiamo. Non solo certe, ma fondate, il più che sia possibile, sull’oggettività. Norme che, poi, dovranno essere affinate ed aggiornate sulla base dell’esperienza che sarà, man mano, vissuta. La barra del timone dovrà essere il perseguimento del fine unico ed ultimo: la corrispondenza, massima possibile umanamente, del risultato della gara a quanto accaduto in campo. Sotto quest’aspetto, uno degli argomenti maggiormente significativi è il fallo di mani, per via della fondamentale distinzione tra il fallo involontario e quello furbesco.

 

Dovrà decidere solo il “varista”

Alla fine, dovrà essere comunque uno solo, a decidere. Il grandissimo problema è che gli arbitri in campo non hanno alcuna intenzione di mollare l’osso, in una con tutta la polpa che c’è intorno. Ed, invece, devono mollare tutto. Deve decidere il varista. Assumendosene la responsabilità. Concetto incompatibile con la decisione dell’arbitro in campo. Altrimenti, non se ne esce. Le specializzazioni contribuiranno moltissimo a stemperare le attuali tensioni. La distinzione dei compiti, secca e netta, sarà essenziale. Ma il fattore essenziale sarà l’effettiva volontà, degli arbitri e della loro troppo pretenziosa e supponente associazione (per non aggiungere altro), di rassegnarsi, una buona volta per tutte, all’evidenza dei fatti. Al progresso umano. Alla tecnologia, infinitamente superiore all’occhio umano. Anche di quello degli spocchiosi arbitri nicchiani.  Incomincino, da subito, a farsene una ragione. Prima che debbano rassegnarvisi giocoforza. Tutto sommato, è preferibile che facciano il bel gesto di adeguarsi spontaneamente, autonomamente. Nel supremo interesse della nobiltà del risultato puro, limpido, vero.

 

Bollettino porporale

Non è mai gradevole auto-citarsi. Ma come potremmo mai fare a meno di richiamare quel che Calcio malato aveva scritto nella sua puntata precedente, la n. 59? Stralceremo, ovviamente, i punti essenziali. A proposito del campionato di serie D: “Augurissimi, in ogni caso, agli irpini. Ma questo campionato di serie D resterà scolpito nel marmo. E Cosimino lo strizzolino, che si dolse degli ‘attacchi’ contro la sua augusta persona, ad Avellino, magari s’intesterà la rimonta… Da ineccepibile super partes…”. In merito alla vicenda del Palermo: L’udienza al tribunale federale nazionale, sul procedimento disciplinare a carico del Palermo di Zamparini, ha riservato una sorpresa. La richiesta della procurella (piccola procura) federale è stata secca: retrocessione in terza serie, per gli illeciti amministrativi negli anni sportivi dal 2014 al 2017. Ebbene, ricordate il caso Chievo? Miracolosamente  salvato, anche per incredibili distrazioni della procurina (la procura piccolina) federale, dalla retrocessione in B… Al Palermo, invece, nulla di tutto questo. Ben s’intenda: chi sbaglia, deve pagare. Chi sbaglia frodando, ancora di più. Ma la regola deve valere per tutti. Non ad intermittenza. Altrimenti, s’introduce il sospetto (legittimo) che qualcuno abbia la possibilità di manovrare, affinché le situazioni si incanalino in un certo verso, anziché in un altro… E che sia coinvolta, indirettamente, nella questione, una società campana (la Salernitana), non muta la sostanza del caso. Che deve avere, come per l’Avellino, una sua cristallina limpidezza. Ma cristallina davvero. Altrimenti, si indaghi. Sulla Salernitana e sull’Avellino. Magari, a livello di magistratura ordinaria. Per scoprire se possono essere state esercitate forzature, o altro ancora. Questo Calcio malato deve finire. Subito, non domani…”.

 

L’inverosimile sequenza delle disinvolture “endo-federali”

Bene. Anzi, malissimo. Ora, davvero, dopo quel che s’è susseguito, in un incredibile, vergognoso tourbillon, nella serata di ieri, è il caso che intervengano sia la magistratura ordinaria, sia il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega al lo sport, on. Giancarlo Giorgetti. Non di certo, quest’ultimo, per sostituirsi alla magistratura ordinaria, ma per un’evidentissima ragione di estrema urgenza. A questo punto, ci sentiamo in dovere di imporre a noi stessi calma, prudenza, ponderatezza. Di procedere con i piedi di piombo. Perché il rischio di esondare, di scoppiare, di esplodere è davvero immanente ed imminente. Troppo grande, troppo inverosimile, troppo forzata, troppo disinvolta, troppo spigliata, troppo discrezionale, troppo spudorata, troppo disinibita, troppo… tutto, è stata, invero, la decisione del consiglio direttivo della lega di serie B. Quella, storica in negativo, di annullare i play-out. Di decidere, in tronco, le società da retrocedere. Senza discussioni. Senza affidare la parola al terreno di gioco. A tavolino. D’imperio.

 

Oltre i limiti del tollerabile

È ben vero che la lega di B è stata affidata, praticamente per volontà di Claudio Lotito a quel Mauro Balata. Il quale fu, in una prima fase, catapultato, da quello sconosciuto avvocato che era, ai “quasi vertici” (ma quelli che erano utili, alla figc tavecchiana, per colpire qualcuno…) della procurella (piccola procura) federale. Per poi essere gruato (ossia, trasferito a mezzo della comoda gru federale) al vertice assoluto della lega n. 2 del calcio italiano. Mauro Balata, un incompetente della più bell’acqua. Un formidabile soggettino, ignoto quasi del tutto, in breve periodo passato, stringi stringi, da avvocato senza brillanti prospettive, a presidente della seconda lega professionistica del calcio italiano… Una carriera napoleonica. In questi casi, il rischio delle catastrofi è enorme. E, puntualmente, s’è verificato. Coloro, tra i nostri affezionati lettori, che avranno la pazienza di andarsi a rivedere tutta la sterminata letteratura, o narrazione, di Calcio malato su codesto improbabile, inattendibile, incredibile ignoto del calcio nazionale, si renderanno conto dell’ineluttabilità, oltre che dell’assoluta prevedibilità, delle conseguenze che si stanno abbattendo sul calcio di quel livello. I

 

Un conto salatissimo…

Il guaio è, però, che le conseguenze non le pagheranno coloro che hanno propiziato, sfacciatamente, la carriera napoleonica di codesto avv. Mauro Balata. Quel conto, l’han già pagato le società di serie B dello scorso anno. Fino al momento in cui, chissà per quale insondabile motivo (su cui dovrebbe indagare l’unica vera e degna Procura: quella della Repubblica), le società, pur interessate in modo diretto, pur con legittimi motivi, per attivarsi, pur munite di aspettative validissime, si sono annichilite, silenziate, disattivate, disinnescate da sole… Come se, d’improvviso, avessero ritenuto di arrendersi. Di desistere… Tutto poco chiaro. Anzi, nebuloso, ambiguo, torbido, melmoso, cupo, buio. Impressionante!

 

In un sol colpo, barbaramente calpestati i precedenti limiti dell’indecenza…

Eppure, i limiti dell’indecenza non erano stati ancora travalicati, nella stessa misura in cui, con un solo comunicato, sono stati barbaramente calpestati, brutalmente scavalcati quest’anno. Anzi, nella giornata di ieri. Il tutto risale, però, ad un’unica radice. Che ha un nome ed un cognome: Claudio Lotito. L’amico per la pelle di Carlo Tavecchio. Che tandem! Lotito, ormai è acclarato, è l’autentica patologia del calcio italiano, come si stanno rendendo conto, sulla propria pelle, nell’anno dei festeggiamenti – tristissimi – del centenario della fondazione, i tifosi della Salernitana 1919.

 

L’incredibile comunicato della lega di B

Ma che dire di Mauro Balata, il soggettino imposto proprio da Lotito alla guida (per modo di dire) della seconda serie calcistica nazionale? Dalla foto pubblicata sui siti web e selezionata da Calcio malato, quale emblematica rappresentazione del clou di questa puntata storica (in negativissimo), sembra che Balata (chi era costui?, si chiederebbe un don Abbondio degli anni duemila… Un redivivo Matteo Renzi, invece, sintetizzerebbe: Balata chi?) scruti, dall’alto in basso, qualche suo ignoto interlocutore che lo stia un tantino disturbando. Ma altro che dispittoso… Balata è un autentico inventore di colpi di genio. Autonomo? Indipendente? Abbiamo i nostri dubbi…

 

L’elettroshock del comunicato ufficiale

Partiremo, ovviamente, dall’eletroshock del comunicato ufficiale del consiglio direttivo della lega di serie B. Leggete che modellino ha avuto l’impudicizia di partorire, codesto improvvido ed inadeguato organo collegiale. Si son chiusi anche in conclave, per spremersi e darvi vita… I giornali on line, ieri sera, non stavano in sé. Mentre ogni opinionista, ogni dirigente di società, ogni tifoso, ogni pur tiepido osservatore non poteva fare a meno di dilettarsi negli indovinelli, che si concludevano nel quesito dei quesiti: “ma come andrà a finire?”, Balata studiava. Arzigogolava. Si macerava.

 

In memoria delle sciagure dello scorso anno…

Memore delle sventure, delle catastrofi (dis)organizzative, delle reiterate Caporetto dello scorso anno sportivo, non ha trovato di meglio che diffondere il seguente, incredibile testo del comunicato ufficiale n. 75 del 13 maggio 2019:  “Il consiglio direttivo della lega nazionale professionisti serie B, riunito in data  odierna, vista la sentenza pubblicata il 13 maggio 2019 del tribunale federale  nazionale, immediatamente esecutiva, relativa all’U.S. Città di Palermo, ha  deliberato all’unanimità di procedere con le partite dei playoff con le date già programmate lo scorso 29 aprile.  In conformità al suddetto dispositivo procede al completamento delle retrocessioni, di cui tre già avvenute sul campo in data 11 maggio 2019 (Foggia, Padova, Carpi) e la quarta (Palermo) decisa dalla giustizia sportiva”.

 

Alcune osservazioni…

Davvero impagabile, quell’annotazione balatiana: la sentenza (non decisione, non delibera: sentenza!)  immediatamente esecutiva. E già: perché, ne conosce altre, in ambito sportivo, non tali? È una minaccia, quella balatiana. È il preannuncio del tiremm innanz…  Non nel suo significato storico, ma in quello, aggiornato lotitianamente: è inutile che il Foggia, il Palermo (ed eventuali altre) si sbraccino, si agitino, reagiscano. I giochi son fatti. È tutto finito. Peccato che sia finito contro ogni norma… Gravina e Sibilia, ora, son posti di fronte ad un bivio. Accettare, o intervenire. Se si rassegnano, se non intervengono, rispetteranno la normativa di riferimento, che delega l’organizzazione dei campionati alle rispettive leghe, ma affonderanno insieme con Balata…

 

Ma ce ne sono ancora altre…

E poi, di normative di riferimento, ce ne sono almeno altre due, di prim’ordine e da far tremare le vene e i polsi. La prima: quando si verifichi una conclamata incapacità di organizzare un campionato, spetta e compete alla figc, di intervenire. E, stavolta, nella figc, Sibilia è (inadeguatamente, ma lo è) il vicario.  Non è, come sempre, dal primo giorno, in Parlamento, un banale pigiabottoni. Ed inoltre, quando all’incapacità di organizzare un campionato, allo stato di confusione generale, Balata è davvero un maestro. Fin dallo scorso anno… Non basta ancora, quel che è riuscito a combinare ed a scombinare, nel 2017/2018, il sodale di Sibilia, cioè Balata? La seconda normativa vieta, tassativamente, di stuprare l’andamento di un campionato, modificandone la disciplina in corsa ed in corso.  In termini diretti: annullare i play-out, d’imperio, è un gesto d’autentica follia…

 

Si preannunciano tempi cupi…

Ma ce n’è ancora un’altra, di normative in argomento. Le normative, come gli esami, non finiscono mai… È quella che consente alle società interessate di tutelarsi e di difendersi fino al Consiglio di Stato. Al riguardo, è agevole immaginare l’attivismo di Leoluca Orlando, il sindaco pluridecennale di Palermo, nonché qualche class action dei tifosi del Foggia, o del Palermo medesimo (sarebbe una ben simpatica novità, così, forse, finirebbe l’autoreferenzialità federale),  per non dire di altre potenziali iniziative. Contra , o versus, come si dice oggi, Balata e la figc. I sostenitori palermitani ne avrebbero titolo giuridico e diritto morale. Perché, se è vero che son tre anni che la società rosanero s’è iscritta ai campionati, frodando la figc, i veri truffati sono i tifosi del Palermo. Gli abbonati, innanzitutto. Ma anche gli acquirenti dei biglietti d’ingresso allo stadio. Nonché, coloro che han seguito la squadra fuori casa, nelle interminabili trasferte sul continente. Ma è inutile gingillarsi in previsioni. Basterà (ed è più istruttivo) attendere che il palazzo precipiti… Possibilmente, spazzando via tutti i suoi distruttori. Magari, metaforicamente, allegoricamente, portandoseli giù, con sé…

 

Le bizzarrie della procurella (piccola procura) federale e del tribunale federale nazionale

Il cosiddetto tribunale federale nazionale ha sanzionato il Palermo, per responsabilità diretta in illeciti amministrativi riguardanti le stagioni sportive dal 2014 al 2017. Più che una sentenza, è una confessione endo-federale… Il tribunale, infatti, ha rilevato una “sistematica attività volta ad eludere i principi di sana gestione finanziaria e volta a rappresentare in maniera non fedele alla realtà lo stato di salute della società deferita. A fronte di tali circostanze, è derivato il compimento di attività chiaramente elusive, idonee a non fotografare la reale situazione della società, proseguite ininterrottamente…”. Che peccato che, per cecità, o per altro, la figc se ne sia accorta solo ora… Il neo presidente del Palermo, Alessandro Albanese, eletto nella carica lo scorso 3 maggio, ironizza: “La sentenza non riesco a comprenderla, ma sarà un mio limite”. Albanese preannuncia, addirittura, la volontà di “dare evidenza dei fondi che servono per fare un grande campionato di Serie A”. Quel che, in ogni caso, maggiormente risalta, in tutta la vicenda, è che la procurina (la procura piccolina) federale si sia attivata solo in quest’ultimissimo periodo.

 

Finora, la procura federale era restata inerte…

Ed in tutti i tre anni precedenti, che faceva? Dormiva? E Pecoraro, almeno da quando è subentrato a Palazzi? E Palazzi, prima di Pecoraro? Ma, c’è da chiedersi, ancora: sono davvero solo bizzarrie? Ci sarà, qualche Procura della Repubblica, che intenda vederci chiaro? S’è ben capito, l’intento di Balata: con quel comunicato, ha voluto (o, meglio, s’è illuso di) apporre un macigno sepolcrale, a copertura di tutta la vicenda. Atterrito ed angosciato, com’era e com’è tuttora, Balata, dalle cupezze dello scorso anno. Ma, la sua, è operazione troppo disinvolta e troppo comoda… Alcuni quesiti: e la Covisoc? A quando, un processo di Norimberga, un auto-processo, per la federazione calcio, quest’ente amorfo, improvvido, a volte troppo a lungo immobile, a volte freneticamente attivo?

 

Balata ancora immerso nei guai fino al collo

E ora, Balata? Di nuovo nei guai. Perché ricordarsi sempre, drammaticamente, nelle ultime settimane dei campionati, dei guai amministrativi delle società? Giorgetti, risolva lei! Lo Stato ha sottratto alla giustizia sportiva l’anti-doping, la frode nello sport (ossia, gli illeciti sportivi: restano esenti e salvi quelli di Ulivieri e Sibilia, perché… commessi troppo presto), le decisioni del TAR del Lazio; il controllo sulla violenza nelle manifestazioni sportive (valgono le determinazioni di prefetti e questori, incluso addirittura Pecoraro, quand’era prefetto di Roma, come nella tragica finale di coppa Italia, all’Olimpico, nella notte in cui fu colpito a morte il giovane Ciro Esposito). Resta la giustizia sportiva e poc’altro ancora. Non sarebbe di certo un dramma, se essa (che Balata ha, ossequiosamente, o forse per conferire ad essa solennità ed autorevolezza, citato con l’iniziale maiuscola, nel suo comunicato…) venisse, ma immediatamente, spietatamente, annichilirla!

 

Intanto, “Forza Nuova”, a Salerno, scudiscia Lotito, Mezzaroma e De Luca

Il dibattito sulla Salernitana, nell’anno del centenario del club granata, s’è trasferito sul piano politico. Forza Nuova Salerno, sulla home page del suo profilo Facebook, ha rivendicato che “Salerno e la Salernitana sono dei Salernitani”. Un messaggio inequivocabile, rafforzato da un’immagine del 2011, con Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, al fianco dell’allora sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Attaccato duramente, anche quest’ultimo, per la vicenda Lotito / Salernitana / investimenti commerciali nella città della Scuola Medica. Con una chiosa finale: “Noi non siamo merce di scambio, affrontiamo tutto e tutti con dignità”.

 

Il consiglio federale

In tutta questa confusione, è stata convocata, per le 11.30 di giovedì 16 maggio, la prossima riunione del consiglio federale. Tra gli argomenti all’ordine del giorno, guarda caso, le procedure di riammissione ai campionati di serie A e serie B,  le procedure ed i criteri di riammissione al campionato di terza serie, le norme per l’integrazione delle eventuali vacanze di organico nei campionati professionistici, il regolamento della lega dilettanti (in stile giacomardiano?) per i ripescaggi in lega pro (il preannuncio indiretto dello scontro Ghirelli / Cosimo Capiluoghi Sibilia… Se ne vedranno delle belle…

 

Che miracolo, l’Avellino…

Tutto come previsto, nella serie D sibilian / barbieriana. Il Golia Avellino ha inghiottito il Davide Lanusei in un sol boccone. Dopo un recupero portentoso. Ma qualcuno l’immaginerebbe mai, una rimonta come quella irpina, ai danni della Juventus, un nome a caso? Certamente no. Tant’è che il Napoli, perfino quello edizione Ancelotti, s’è rassegnato immediatamente, non appena la divaricazione di punti divenne sconfortante. Certo, fare il Golia con il Davide / Lanusei, da poco più di cinquemila abitanti, è alquanto comodo… Come questa rubrica ha già scritto, tra Avellino (previsione facile facile), Audax Cervinara in coppa Italia, San Tommaso in eccellenza e tutte le altre società avellinesi, è proprio il momento della gioia, per Cosimo l’occhiolino Sibilia. La sorte (ma solo quella? Gli arride e gli strizza l’occhio, allo strizzolino Cosimino.

 

La regina…

Non poteva mancare, la regina, ossia l’Avellino Calcio. È stata la preziosa ciliegina, delicatamente (be’, mica tanto…) applicata sulla sommità della torta… Lo scandalo originario fu la composizione del girone, con Bari ed Avellino separate. Con De Laurentiis, che aveva avvertito Sibilia, nello stile di: “Ragazzo, lasciaci lavorare”. E Sibilia si mortificò, si scusò, e, tutto contrito, ordinò al suo Barbiero di Siviglia (parole del presidente aiac del Molise) di separare, in due gironi diversi, le due candidate d’obbligo alla vittoria finale Ora, per far comprendere agli amici irpini che questa voce intende solo ristabilire la verità dei fatti, ci si chieda, di grazia, quale società campana avrebbe dovuto, inevitabilmente, scendere in Puglia. La risposta è banale: quella confinante. Logico, no? Anzi, ineccepibile.

 

Per Sibilia e Barbiero, la geografia è un optional…

Ma, per Sibilia e Barbiero, i due faccia-tosta, la geografia non conta nulla… L’importante era non inimicarsi il più potente presidente dell’intera quarta serie, Aurelio De Laurentiis. Incamminatosi sulla stessa scia di Lotito (Lazio / Salernitana in D). Nel silenzio generale di tutti. E poi dicono che questa è giustizia sportiva… E poi ci si meraviglia dei casi del Palermo. Nessuno si chiede, ad esempio, perché mai ci si ricordi solo dopo tre anni, di dare un’occhiatina ai bilanci del Palermo… In barba all’obbligatoria periodicità dei controlli istituzionali. Ma, se il calcio è afflitto dagli stessi ritmi della giustizia ordinaria (la quale però è necessitata dalle garanzie, dai procedimenti, dai riti, da tutto), tanto vale affidare la giustizia sportiva a quella ordinaria, magari ad una sezione apposita. Quantomeno, sarà seria. Offrirà garanzie vere… Non spargerà in giro veleni. Non seminerà i germi degli scandali… Perché la vicenda è segnata anche da un altro sospetto: che, non appena Ghirelli, presidente della lega pro, dichiarò pubblicamente (giovedì, inevitabile lo scontro con Cosimo rischiatutto Sibilia) che le società della lega dilettanti, cioè della serie D, non avevano alcuna chance, di essere ammesse alla terza serie nazionale, guarda caso, è iniziato il prodigioso recupero dell’Avellino…

 

Claudio Mauriello, il forzista a capo dell’Avellino Calcio

Un’altra disinvoltura sibiliana risiede nel fatto che l’avv. Claudio Mauriello, forzista, marito di Ines Fruncillo, la pupilla dell’on. Cosimino l’occhiolino Sibilia, sia stato posto a capo dell’Avellino Calcio. Codesto soggettino era, anche, contemporaneamente, giudice sportivo del comitato campano. Ma la procurella (piccola procura) federale non ha colto la coincidenza. S’è distratta. Non un attimo, alla Vasco Rossi. Ma per un anno sportivo intero… Un giudice sportivo è incompatibile, notoriamente, con qualsiasi carica in seno ad una qualsivoglia società. Ma le norme valgono per tutti. Ma non per Cosimo rischiatutto Sibilia. Sicché, tutto in strettissima familiarità. Mauriello, Ines Fruncillo, la serie D, Barbiero coordinatore dell’interregionale e commissario al comitato campano, Sibilia presidente (oh, my God…) della lega dilettanti, Sibilia onorevole, con inevitabile attenzione al territorio di provenienza, cioè l’Iprinia… Già forza Italia, con Sibilia, è precipitato ai minimi storici. Ora, rischiava ancora peggio. Al di sotto dei minimi storici, che c’è mai? Ed allora, si comprende tutto…

 

Barbiero più cauto di Cosimino…

Luigi Barbiero, il coordinatore (Dio mio, in quali mani è finita la serie D: e da tanti anni…) del dipartimento interregionale, “martinafranchese” di nascita e di residenza, come direbbe l’incredibile Salvatore Gagliano (l’ha addirittura scritto sul suo profilo Facebook…), ossia della provincia di Taranto, evidentemente, è più furbastro, attento, cauto, rispetto a Cosimone (il competentone) Sibilia… L’ha dimostrato, ad esempio, nel caso del Taranto, in diatriba e conflitto con il Picerno (che ha poi vinto il girone di serie D, proprio contro i pugliesi). D’altro canto, se solo si pensa, anche di sfuggita, alla dibattutissima decisione del cosiddetto tribunale federale nazionale – sezione tesseramento, che ha clamorosamente (sorprendendo tutti gli osservatori neutrali) dato ragione all’Avellino, per una vicenda che sarebbe troppo lungo raccontare in questa sede…

 

 “La chanson de Cosimin”

Di seguito, l’“undecimo atto”, “parte undicesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime dieci parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 59). La “parte dodicesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

“Alfano, il ‘quid’, si barcamenerà

tra me e te, o Silvio, e fingerà

di sostenere il migliore offerente:

ma sarà sol simulazion sapiente.

 

All’esito d’immondo minuetto,

esaurito l’ipocrita balletto,

ci sarà una sorpresa silenziosa,

che per noi sarà manna portentosa.

 

Cautamente sortita dalla tana,

traditrice, vampir, voltagabbana,

dopo tant’anni in strumental letargo,

pian piano tornerà a farsi largo,

 

per quindi trionfar, nuova sovrana,

la vecchia, ineguagliabile puttana,

la vera quintessenza italiàna:

la risorta Democrazia Cristiana.

 

Noi due, per non urtare i musulmani,

e non offendere i maomettani,

la copriremo con velo coranico

(niqab, chador o burqa: purché islamico).

 

Il rito di sacrissima accoglìenza

impone, invero, qualche penitenza:

ma, per noi, conta sol la garanzia

del potere, altro che democrazia!

 

Sarà l’impero del farisaismo,

dell’inganno e del doppiogiochismo:

in fin dei conti, la fiorentinità

è madre e figlia della falsità.

 

Sai che sinonimo di truffaldino

è, certamente, anche fiorentino.

I Machiavelli ed i Guicciardini

non son vissut’invan, ambigui e fini…

 

L’astuzia della volpe, che ho ammirato

e m’ha costantemente ispirato,

sarà la guida, la stella polare,

per poi, a piacimento, governare.

 

Dimmi tu, Silvio: per amministrare

(puntando molto ad approfittare)

la nostra infelicissima Nazione,

c’è forse una migliore soluzione?”.

SEGUE

 

Bollettino parrocchiale n. 22

A Castel Morrone si giocava la finale del “Trofeo di Terra di Lavoro”, gara ufficiale figc, tra la Rinascita Pianese ed il Caiazzo 2018. Era in vantaggio, a poche battute dalla conclusione, la Rinascita Pianese, per 2-0. A quel punto, a seguito di un grave infortunio, subito dal calciatore Ivan Ponsillo del Caiazzo, sono entrati sul terreno di gioco sia l’ambulanza, sia alcuni dirigenti del Caiazzo. Solo l’intervento dei carabinieri presenti ha impedito una rissa generale. L’arbitro ha definitivamente sospeso la partita. Nelle foto sui siti web casertani, si notano gli anziani componenti della delegazione provinciale della figc che, sconsolati, si riportano in sede le coppe, destinate alla premiazione. Che, ovviamente, non è stata eseguita… Barbiero, Sibilia e Pacifico, tre sprovveduti al “comando” (molto per modo di dire) del comitato campano. Ma vi rendete conto, tapini / prevaricatori, che non passa una giornata di gare, che non sia funestata da un’autentica, ormai ripetitiva fino allo stantìo, tragedia del calcio regionale? Ma che vergogna… Che fine, avete fatto fare al calcio campano, in pochi anni. Quanto alla delegazione provinciale di Caserta (quella che ha ritirato le coppe…), che dire? Un gruppo di impreparati, inidonei, inadeguati. Un gruppo di de-giardinettati.  Cioè, di persone anzianotte, sottratte ai giardinetti. Soffriranno i loro simpaticissimi cagnolini: e ciò ci dispiace davvero, perché codesti improbabili soggettini (da Fausto Lombardi in giù: ma si può scendere al di sotto del livello tecnico, organizzativo, di competenza specifica, di costui?), fingendo di dedicarsi al calcio, trascurano, magari, anche i loro sinceri amici a quattro zampe…

 

I play-out aggiuntivi in eccellenza

Poiché i guai non vengono mai da soli, eccone un altro, l’ennesimo, servito, ben condito da veleni, sul piatto del calcio dilettantistico campano, pur già tramortito da infiniti, incommensurabili problematiche. A sorpresa, il calendario di quest’ennesima bizzarria sibilian / barbieriana è stato pubblicato (proprio mentre questa puntata stava per andare in onda), sulla home page del comitato campano. L’ennesima tragedia: play-out aggiuntivi in tutte le categorie interessate, dall’eccellenza in giù… Ma com’è vero, che codesto comitato campano è l’ente più disastrato della sventurata Italia odierna! Sibilia, Barbiero e Pacifico: ma cosa ancora deve succedere, affinché vi decidiate a togliere il disturbo? E che disturbo… Con quali infiniti danni…Inizio modulo.

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