Calcio malato: Sibilia si sbizzarrisce sempre di più. Ma Pecoraro non si muove e non si smuove… – PUNTATA N. 76

Galileo Galilei ha lasciato, in eredità ai posteri, nei secoli dei secoli, la famosa espressione, pregna di dignità ed, insieme, di sacrosanto sdegno: “Eppur si muove”. Ma c’è qualcuno che non si muove e non si smuove. Lo additiamo, anche lui nei secoli dei secoli: è il Caro Peppino, il capo della cosiddetta procurella (piccola procura) federale. Il quale non si muove di un millimetro. Non s’è mosso neppure in casi eclatanti, roventi, terribili. Come la falsificazione della delibera sul ritiro dal campionato della Juve Pro Poggiomarino: il falso in atto pubblico di Andrea Vecchione, “in concorso con persone allo stato non ancora identificate” (ma che saranno identificate e condannate, ci si può giurare). Aspetta, Giuseppe Pecoraro, evidentemente, che accada prima il patatrac.

“Non si friccica” neppure per l’immagine della federazione…

Non s’è mosso, sempre Pecoraro, quando sei “consiglieri” su dieci, del comitato campano, si sono affrettati a dimettersi, al solo scopo (peraltro, dichiarato) di defenestrare l’improvvido Salvatore Gagliano, che s’era fidato, povero cocco, di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. Non ha fatto un plissé, Pecoraro, neppure per la curiosità (non diciamo l’esigenza inquisitoria, per carità: avrebbe disturbato il manovratore) di sapere quali segreti ci fossero, dietro quell’indecorosa vicenda, che ha svergognato un comitato, già devastato dalle appropriazioni indebite del responsabile amministrativo, scelto da Sibilia, e dalle spese spaventose del periodo del commissariamento, prima defioriano, poi sibiliano (ma la matrice è la stessa). Non s’è mosso per le terrificanti accuse, sparate da Salvatore Gagliano sui baratri dei bilanci sibiliani, lasciatigli in eredità da Cosimo Capiluoghi.

 

Neppure sulle “democratiche” assemblee…

Non s’è mosso, Pecoraro, per le accuse (ripetute, reiterate, incalzanti) sulle assemblee, diciamo così, forzate, dell’epoca sibiliana. Non ha sollevato un sopracciglio, Pecoraro (a parte tutte le vicende dal maggio 2015 in poi, che appartenevano alla gestione di Stefano pochette Palazzi), per tutte le spremiture delle olive Monini, del periodo del commissariamento. Per i cinquemila euro al mese di Paolo De Fiore, che si presentava per un paio d’orette risicate, al comitato campano. Per gli ottomilaquattrocento euro mensili a Lucio Giacomardo. Per i dodicimiladuecento euro al mese a Dario Tozzi, l’incompatibile componente dell’organo di vigilanza e vice commissario, lautissimamente remunerato, per premio di non essersi mai accorto, in tandem con Andrea Vecchione, delle falsificazioni delle firme bancarie di Enzo Pastore, da parte di Domenico Cerbone, il pupillo di Cosimo Sibilia (ne abbiamo già dato conto). Non s’è mosso per i misteri dell’assemblea, dichiarata prontissimamente nulla, n quanto non era stato raggiunto il numero minimo degli aventi diritto al voto, quella gaglianiana, che mandò indecorosamente a casa il praianese. Ma non s’è mosso, Pecoraro, neppure per l’assemblea che ha eletto il f.a.p. Zigarelli. Convocata con tutti i comodi, fino alle 17.30 (ultima chiamata). Iniziata, però, a cinquanta minuti dalla seconda convocazione. Ossia, da dichiarare nulla anch’essa. Ma Zigarelli è l’uomo di Sibilia. Figuriamoci se Pecoraro poteva o possa permettersi di interferire… Ragazzo, lasciaci lavorare, l’avrà ammonito Sibilia. Non l’ha fatto finora. Figuriamoci se potrà mai farlo, in una qualsiasi circostanza, da ora in poi: peggiore di quelle che abbiamo snocciolato (in quest’elencazione, che era volutamente e largamente incompleta), non potrà mai esistere, a meno che Cosimino il paladino non intenda smentirci, sul peggio che sta per venire… Sottosegretario Giorgetti, mettiamo un po’ d’ordine e di decenza, nella giustizia sportiva federale…

 

Bollettino porporal / parrocchiale n. 37

Circola una voce, incontrollata. Uno spiffero, dalla cortina di ferro sibiliana (altro che quella dello storico discorso di Winston Churchill…). Dunque, l’avv. Lucio Giacomardo sarebbe caduto in disgrazia. Mah. Certo, in ventitré giorni, è precipitato dall’altare alla polvere. Bollettino porporale (comunicato ufficiale della figc) n. 112/A del 16 maggio 2019: l’iper-remunerato consulente della lega dilettanti viene nominato, in quota lnd, componente della commissione. di cui all’art. 52, comma 10, delle norme organizzative interne della figc medesima. Ovvero, la commissione, previo il cui parere il presidente federale attribuisce eventuali titoli sportivi di serie A, B e C. Complimenti, pacche sulle spalle, sorrisi, selfie, foto d’ordinanza, strombazzamenti vari. Ma, poi, come un fulmine a ciel sereno, la sorpresissima. Bollettino porporale (o comunicato ufficiale della figc) n. 5/A del 5 luglio 2019. In seno alla medesima, prestigiosa commissione, l’avv. Lucio Giacomardo viene fatto fuori da tale avv. Salvatore Di Meglio  Incompatibilità di Giacomardo, come consulente, per la nomina nella commissione? Figuraccia mostruosa, se così fosse: un consulente che non sarebbe in grado neppure di valutare la compatibilità, o meno, dei propri incarichi… Sostituzione per chissà quale motivo? In tal caso, mala tempora currunt, per il consulente che badava molto anche ai biglietti d’accesso, allo stadio “San Paolo” (a titolo rigorosamente gratuito, od omaggio), per i propri familiari… Che, dopo il trattamento riservato all’improvvido Gagliano, Cosimino il viceré stia cominciando a liberarsi anche dell’avv. Giacomardo? Un dato è certissimo: mai, nella storia della pur bizzarra federazione calcio, s’era visto un rotolare nella polvere così subitaneo. Ovviamente, restiamo in attesa degli sviluppi. Che non mancheranno…  

 

Scarfato “graziato” per la seconda volta

Il povero Biagio Savarese (evidentemente, non più nelle grazie di Renzo Ulivieri) è stato spietatamente trombato, con la pillola di cicuta caramellata in bocca. Si veda, al riguardo, la precedente puntata, nella quale se n’è dato conto. Sebastiano Scarfato, invece, è stato incredibilmente assolto. Con una motivazione davvero inverosimile, che offende (ma questo non sarebbe nulla) la procurella (piccola procura) federale, ma anche la logica. Una sorta di riedizione di Tavecchio, che doveva essere assolto a prescindere, come diceva Totò… Scarfato era già il beneficiario delle mistificazioni di atti della giustizia sportiva. Come quella registrazione ignorata dal soggettino avv. Massimo Di Lello (il cui fratellino Marco, già deputato al Parlamento, è stato, guarda caso, premiato con l’inserimento in una commissione della lnd sibiliana).

 

Non una, ma due vergogne…

Due furono le vergogne di quello pseudo, molto pseudo-accertamento dell’avv. Massimo Di Lello. La prima: fu ignorata del tutto la presenza di due gentildonne, all’interno del consiglio direttivo del comitato campano. Gentildonne, alla cui presenza Scarfato s’era esibito in una delle sue performance senza freni, con la palese volontà di provocare il presidente Pastore, come egli stesso, immediatamente, chiarì all’infido avv. Salvatore Colonna. Ebbene, quelle due gentildonne testimoniarono anche… Ma fu, ovviamente, tutto inutile. La seconda: la registrazione successiva, che era stata ignorata dall’inconsapevole Scarfato. Il quale, paradosso dei paradossi, non s’era accorto di aver consegnato alla procura federale una registrazione, proditoriamente eseguita, ma che continuava con le telefonate all’avv. Colonna ed a Raffaele Ciccarelli, segretario del Gruppo Campania aiac… Ebbene, quei due colloqui telefonici, che dimostravano palesemente il complotto scarfatiano, in combutta con Colonna e Ciccarelli, furono sfacciatamente e spudoratamente trascurati, come insignificanti (ma che faccia tosta…), dal soggettino Massimo Di Lello… Ora, Scarfato è stato graziato per la seconda volta. Dalla commissione disciplinare del settore tecnico della figc. Che ha sottovalutato e mandate al macero le sue dichiarazioni, inverosimilmente razziste, nel senso della cosiddetta discriminazione territoriale. Con una spigliatezza degna di miglior causa, la cosiddetta commissione disciplinare ha sollevato l’esuberante (oltre i limiti della decenza) presidente del gruppo Campania dell’aiac da ogni responsabilità, in quanto le sue dichiarazioni, anziché discriminatorie, sarebbero state “contraddittorie”. Mistero… Ma un elemento di fatto è inconfutabile: Ulivieri, tra Savarese e Scarfato, ha scelto quest’ultimo…

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “ventisettesimo atto”, “parte ventisettesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime ventisei parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 75). La “parte ventottesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Era una distrazione ben studiata

e “scrupolosamente” calibrata,

quella che, ultra-sorprendetemente,

salvò Faccenda dal… tremor della mente.

 

No, non c’era vergogna, né pudore,

d’agire come un mistificatore…

Non che Faccenda servisse a qualcosa:

solo a Sibilia ed alla melmosa

 

sua gestion, piena d’ombre, di ricatti,

di una serie di scellerati patti,

incastonati su tanti misfatti,

non allo sport, ma a ben altro adatti…  

 

Basta sol dire: giustizia federale,

che uno premia, ad un altro fa male,

senza nessun discrimine giuridico,

sol indecrosamente politico…

 

La giustizia degli usurpatori,

o di quei commissari dittatori,

che ormai, assai più morta che viva,

si ostinano a chiamare “sportiva”…

 

Nessuno risultò dimissionario,

per quel favore fatto al commissario.

Non a caso, si dice sempre, in giro,

che è una “giustizia da vampiro”…

 

Se non per altro, almen per dignità,

che dovrebbe venir pria della lealtà,

nella scala dei valori sportivi,

di cui nulla sanno, codesti corrivi

 

(la timida procura federale,

il fantasioso tribunal nazionale,

l’impomatata federale corte,

che decide con cinismo l’altrui sorte,

 

e il frattinian di garanzia collegio,

che alle norme avea già fatto sfregio,

quando salvò dalla morte sportiva

Repace, con tutta la sua recidiva),

 

avrebbero dovuto via scappare,

squagliarsi, annullarsi e sprofondare…

Ma, il decoro, non sanno cosa sia,

in questa conventicola assai ria.

 

SEGUE

 

Lite temeraria del Foggia, o è temerario il solito Balata?

Il Foggia contrattacca. Con un ricorso al TAR del Lazio, con richiesta di risarcimento danni per 34 milioni di euro a coni, figc e lega di serie B, “per non aver potuto disputare i play-out, dopo la sentenza di primo grado del tribunale federale nazionale, che condannava il Palermo”. L’avvocato Vincenzo De Michele, che assiste i dauni, ha segnalato che il capitale della società pugliese si sarebbe  “frantumato” a seguito di quella decisione. Ergo, sarà chiesta la riammissione in serie B. Una tegola in più, per Mauro Balata, l’improvvido presidente della seconda lega nazionale. Il vero artefice massimo di codeste inverosimili vicissitudini, alle quali deve soggiacere, per il secondo anno consecutivo, la serie B. Vicende che chissà quando finiranno… Ed, ancor più, come. Questa rubrica insiste: se la lega di B sarà chiamata a risarcire, la figc si costituisca contro Balata. Per un’elementare valutazione di giustizia…

Inizio modulo

Venerdì l’esito del ricorso del Palermo…

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Ed eccoci all’altra rogna balatiana: il Palermo. Che ha presentato ricorso contro la covisoc (la commissione di vigilanza sulle società di calcio), per l’iscrizione dei rosanero al prossimo campionato di B. La posta elettronica certificata ha preceduto di un’ora la scadenza (che era fissata alle ore 19 dell’8 luglio). Manco a dirlo, il Palermo ha dovuto anche scucire una magnifica tassa di quindicimila euro, per poter legittimare la sua opposizione. L’istanza sarà esaminata dalla covisoc l’11 luglio. Il giorno immediatamente successivo (venerdì 12 luglio) il consiglio federale della figc, sulla base del parere della covisoc (un bel cagnolone, che morde il suo stesso codone), definirà le società che parteciperanno al prossimo campionato di B.

 

Ma leggete cos’ha avuto il coraggio di sostenere il berlusconiano Micciché…

Nel frattempo, Gianfranco Micciché, presidente dell’assemblea regionale siciliana, ha espresso la sua opinione, sul recupero del Palermo: “Ferrero, Lotito, Cairo, imprenditori cinesi: e perché no? … Si guardi al futuro, con la capacità di trasformare questa tragedia sportiva in una grande opportunità. No ad equilibrismi politici. No anche ad inutili romanticismi. Non conta la carta d’identità della nuova proprietà, ma soltanto il progetto sportivo. Gainfranco Micciché è il fratello di Gaetano, presidente della serie A, per volontà di Giovanni Malagò, quando l’improvvido presidente del coni s’illudeva d’essere diventato proprietario del calcio italiano. Un siculo, Gianfranco Micciché, in stridente conflitto d’interesse parentale, da fratello a fratello. Il grande Rino Gaetano avrebbe aggiornato la sua splendida canzione, intitolandola: “Mio fratello non è figlio unico…” .

 

Le componenti della figc: una novella “banda di Cetara”

Non v’è che dire: ha fatto proprio dei cognomi rassicuranti, il siculo, l’uomo del 60-0 della destra berlusconiana sulla sinistra, il cappotto dei tempi che furono... In buona sostanza, muoiano le regole, purché si salvi il Palermo. Complimentissimi! Nel frattempo, gli organi d’informazione fanno il loro dovere. E, per l’appunto, notiziano che il Venezia si sta già preparando alla serie B. Sulla base dell’improvvida, intempestiva dichiarazione di Mauro Balata, della quale Calcio malato ha già riferito nelle scorse puntate. Ma questa serie B (con l’aggiunta del fratellino del presidente della serie A) è davvero la proverbiale banda di musica di Cetara… Ossia, un complesso, in seno al quale ognuno suona per conto proprio…

 

Malagò, nubi tempestose incombono…

Una recente inchiesta del settimanale “Panorama” ha, ancora una volta, puntato il dito accusatorio sulla gestione del coni, quella già esautorata, di fatto, dal Sottosegretario allo Sport, Giancarlo Giorgetti, come Calcio malato ha esaustivamente rendicontato (anche attraverso il riepilogo della riforma legislativa della materia, le campane a morto per il pariolino Malagò). Il sottotitolo dell’inchiesta giornalistica è inquietante: “Scarsi controlli, consulenti infedeli, ricavi commerciali in picchiata. Il coni fa acqua da tutte le parti e Malagò è in difficoltà”.  Indi, Fabio Amendolara, l’inchiestista del settimanale, affonda il coltello nella piaga purulenta. Evidenziando l’assoluta carenza di trasparenza, la desolante assenza di controlli interni le spese per la gestione degli uffici di presidenza e dei vertici che travalicano quelle per il funzionamento della giustizia sportiva (la quale, già di per sé, funziona per modo di dire, come più volte puntualizzato da questa rubrica). “Fior fa fiore”, come direbbe il disinvolto consulente (anch’egli…) sibiliano, il coni malaghiano è pervenuto al record dei record: truffe nei suoi comitati regionali e “perfino consulenti infedeli finiti in manette”. Un quadro desolante, deprimente, che sotterra quel che restava della “reputazione del coni”, già messo nel mirino da Giorgetti.

 

Il tracollo dei ricavi commerciali

Con la circostanza aggravante dei ricavi commerciali. Il precipizio in argomento, che si rileva dall’ultimo bilancio depositato (quello di dicembre 2017: un altro allarme, questo del deposito a singhiozzo dei bilanci, in un ente tutt’altro che rassicurante di per sé), assomma ad un meno novemilioniquattrocentomila.  D’altro canto, la stessa previsione conista per il 2019 non va al di là di un’ulteriore contrazione. Insomma, roba da cefalea cronica. Con il macigno di una relazione della Corte dei conti, che ha relazionato, con modalità preoccupate e preoccupanti, sul bilancio 2017. Colpiscono soprattutto le spese per la giunta ed il consiglio nazionale: 707.046 euro, cioè solo… quattromila euro in meno, rispetto all’anno precedente. Il costo complessivo, come si accennava, supera quello per il funzionamento degli organi di giustizia e delle altre commissioni: 629.483 euro (quest’ultimo, però, in crescita per trentamila euro, rispetto all’anno precedente). Incide il gettone di presenza da 162 euro a seduta, comunque inferiore, rispetto a quello che percepisce Cosimo Sibilia, come presidente (peraltro quasi mai presente in sede) della lega dilettanti, con l’aggravante che se l’intasca non per le riunioni del consiglio direttivo, o di presidenza, ma per qualsiasi manifestazione, anche la sagra della salsiccia a Montemarano.

 

Che scudisciate, dalla Corte dei conti

“L’ente non ha predisposto un piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio”, fustiga la Corte dei conti. “In più”, riferisce Panorama, “continua a pianificare di tre anni in tre anni, un metodo che, secondo le toghe, ‘mal si concilia con la programmazione delle attività che hanno carattere quadriennale, il cosiddetto quadriennio olimpico’. E, così, un anno resta fuori. Come la trasparenza. Che sembra proprio non essere di casa nell’ente sportivo”. Accuse pesantissime che, prima o poi, con tutta la ponderata tempistica della Corte contabile, verranno al pettine. E Malagò sarà chiamato a darne ragione… Ma è a questo punto che scatta l’imputazione più grave. Segnala, invero, la Corte dei conti: “In ordine agli obblighi di pubblicazione dei dati relativi ai controlli… il coni ha finora pubblicato esclusivamente le relazioni del collegio dei revisori dei conti, ma non anche quelle di questa Corte. Si raccomanda pertanto, per il futuro, di inserire nell’apposita sezione del sito web istituzionale, anche i referti di questa Corte dei conti in versione integrale”. Ed eccoci giunti al molare dolente, quello dei contributi alle federazioni. Ossia, il tema che massimamente ha indotto il Sottosegretario Giorgetti a delineare una riforma copernicana dell’organizzazione sportiva, in pratica cancellando il coni. Ancora la Corte dei conti: “Si raccomanda all’ente… di assicurare un più rigoroso ed efficiente uso delle risorse (…) in particolare con riferimento alla gestione delle singole federazioni sportive, che invero, per il 2017, hanno presentato un risultato economico nel complesso negativo”.

 

Gli esempi sconvolgenti

“Panorama” cita la sentenza della Corte dei conti siciliana del 24 maggio scorso, con la quale sono stati condannati l’ex delegato del coni di Ragusa, Rosario Cintolo, e il direttore della scuola regionale dello sport, Silvio Piazza, al pagamento, in favore della Regione Sicilia, di 592 mila euro, di 6.900 euro in favore del coni nazionale e di 10 mila euro in favore dell’ex Provincia di Ragusa. “I due”, scrive il settimanale, “avevano creato conti correnti paralleli a quello ufficiale del coni per dirottare contributi senza alcuna rendicontazione”. Ma non basta ancora. “Panorama” sottolinea che, ad Acireale, si sono registrate le inverosimili performance di una consulente del coni, Anna Maria Sapienza, che si pronunciava, con parere vincolante (il presupposto giuridico e l’anticamera degli abusi), sui progetti degli enti territoriali, nella prospettiva dei finanziamenti da parte del coni nazionale. La consulente “è stata arrestata per turbativa d’asta, legata alla riqualificazione dell’impianto sportivo e del campetto di calcio a cinque del Comune montano di Malvagna… La professionista… imperversava su tutta l’area orientale della Sicilia (una delle più finanziate dal fondo Sport e periferie, voluto dal governo guidato dal rottamatore Matteo Renzi)”.

 

Renzi, sempre lui…

E ti pareva… Le intercettazioni telefoniche hanno squarciato il velo su spregiudicatezze sfacciate della dott.ssa Sapienza: cinquemila euro, ad esempio, per “un incarico per un progetto esecutivo”.  Manco a dirlo, nel coni siciliano, uno degli imperi faraonici, senza controllo e senza ritegno, nessuno se n’è mai accorto. Il disinvoltissimo Sergio D’Antoni (l’ex sindacalista, quello dello scandalo della vasca con l’idromassaggio, per dirne uno…) ha scaricato la sua culpa in vigilando, che sarebbe stato il minimo, in un ente di modestissima serietà e di pur carente rigore: “Non abbiamo gli strumenti per controllare, a meno che qualcuno non venga a segnalarcelo”. Troppo comodo. Troppi privilegi. Troppe disinvolture. Infinite de-responsabilizzazioni. E questo è l’organo che, nelle pompose strombazzate di Malagò, avrebbe dovuto controllare tutto lo sport italiano. Ma ci si facciano non uno, ma centomila piaceri…

 

I guasti di “lampadina”, il ministro Luca Lotti

Sono i guasti, inenarrabili ed irreparabili, di una coppia, Lotti / Malagò, che ha imperversato, nel silenzio e nell’a-reattività generale, troppo a lungo. Con i trombettieri del re che suonavano la squilla, per preannunciarne l’arrivo a palazzo. Che li contemplavano, con piaggeria incessante, magnificandone le gesta. Ossia, i Ruggiero Palombo, i Fulvio Bianchi & compagnia adorante. S’immagini soltanto quali ulteriori disastri, avrebbe potuto creare il tandem Lotti / Malagò, oltre ad avere, addirittura, regalato la presidenza della lega dilettanti ad un Cosimo Sibilia. Per fortuna, è stato smantellato dagli eventi. Quanto a D’Antoni, l’ex democristianone, ma davvero pensa di passarla liscia? Cuginetto di Sandro Morgana, visto che buon sangue non mente, da solo, autonomamente, non si dimetterebbe mai e poi mai. Nessuno, nel novero dei pari e degli analoghi, gli imputerà, mai, la mitica “culpa in vigilando” (per non dire, ovviamente, dell’eventuale altro). D’Antoni e Morgana: coni e calcio. Il nostro Giacomo Erda potrebbe rimare, filastroccare… Ma ci siamo capiti. Basti il rinvio a quanto, su Morgana e Lo Presti, questa rubrica ha già riferito, nelle precedenti puntate…

 

L’on. Giorgetti intervenga: d’urgenza!

Chiediamo al Sottosegretario Giorgetti: premesso che siamo tutti lieti, come italiani veri, compresi perfino i grillini, che fino ad ieri osteggiavano con tutte le loro forze codeste iniziative, che le Olimpiadi invernali 2026 siano state assegnate alla coppia Milano / Cortina (ovvero, alla Lombardia ed al Veneto), vogliamo però cominciare, magari col primo passo proprio da parte dello sport, ad essere un Paese serio? Un’Italia degna delle sue tradizioni storiche? Ed allora, giù con la mannaia. Non basta preannunciare le innovazioni, con il contorno dei progetti legislativi di riforma dello sport. Aboliamo, azzerandolo, il coni malaghiano, i controlli colabrodo, le disinvolture del collegio di garanzia frattiniano, le paralisi, contrapposte alle improvvise esplosioni vulcaniche, della procura generale del coni, le patologiche consulenze, che imperversano nel tessuto malato dello sport, succhiandone sangue e linfa vitale… Un dato, invero, emerge ed, anzi, si staglia prepotentemente: sembra di intravedere, in filigrana, dall’inchiesta di “Panorama”, della figc tavecchiana e della lnd tavecchian / sibiliana. Con un ulteriore elemento di inquietudine e di angoscia. Che è quello eterno di codesti scandali infiniti: nulla mai cambia.

 

Solo rogne…

Nulla migliora. Nulla rifiorisce. Tutto, viceversa, implode. Di scandalo in scandalo. Di consulenza in consulenza. Di colabrodo in colabrodo. Ma come potrebbe, Giorgetti, non intervenire? E che aspetta a munirsi di bisturi, accuratamente disinfettato, per entrare nella carne viva, putrescente, di tante federazioni sportive nazionali? Delle loro diarie, delle loro consulenze, delle loro spese folli, delle loro auto di servizio (magari, le Mercedes della lega dilettanti), che si aggiungono, con le enormi spese di manutenzione, ai rimborsi spese di viaggi? Dei residence per i presidenti, come se non bastassero le fatture del Parco dei Principi e degli altri alberghi di super-lusso romani ed in tutta Italia? Per non contare le infinite fatture, dalla Romagna di Alberto Mambelli, all’epoca, aurea, di Carlo Tavecchio presidente della lega dilettanti, dei tornei sulla riviera adriatica, nella verde e tranquillizzante Umbria di Luigi Repace, nella Fiuggi, proprietà privata di Melchiorre Zarelli, nella Sicilia di Sandro Morgana, addirittura nella Balilicata di Piero Rinaldi… Ma lo vuole capire, questa gente, che la zezzenella è davvero finita? E già: ma se nessuno glielo fa capire, che devono fare, capirlo da soli?

 

Sanità malata: non solo Calcio…

Scoop del “Quotidiano Nazionale”. Ma di quelli, che non si vorrebbero mai leggere. Le indagini sulla morte di Davide Astori si arricchiscono di un nuovo, incredibile capitolo. La Procura della Repubblica di Firenze avrebbe aperto una seconda inchiesta, che proietta ombre sull’operato del professor Giorgio Galanti, l’ultimo medico a firmare l’idoneità sportiva del capitano viola, morto nella notte del 4 marzo 2018, alla vigilia di Udinese-Fiorentina. La Procura avrebbe messo nel mirino un certificato, datato 10 luglio 2017, ossia il giorno in cui Astori ricevette l’ok dei medici. Per il Pubblico Ministero, Antonino Nastasi, quel certificato sarebbe stato predisposto, invece, “in data anteriore o prossima al 19 aprile 2019”, verosimilmente per ridimensionare “l’imperizia e la negligenza” contestata allo stesso Galanti. Il professore è già indagato nella prima inchiesta, con il medico cagliaritano Francesco Stagno. Il certificato sarebbe stato scritto da una collaboratrice di Galanti, indagata e convocata in Procura per la prossima settimana. A questo punto, è quasi automatico che la Procura chieda il rinvio a giudizio di Galanti e Stagno. Secondo l’accusa, essi non avrebbero approfondito le extrasistole, emerse durante le prove da sforzo di Astori, nel 2014 a Cagliari e nel 2016 e 2017 a Firenze. Una tristezza infinita, questa notizia. Una vita lasciata in balia del destino. Se gli elementi descritti troveranno conferma, a Calcio malato dovrà aggiungersi un sottotitolo: Sanità sportiva malata… E già, ma sanità, o patologia?

  1. CONTINUA