Calcio malato: Sibilia schiaffeggiato ancora da Calcio.donne. Catastrofe del futsal sibilian-barbieriano – PUNTATA N. 58

Didascalia: Andrea Agnelli e Luciano Moggi insieme, ad una partita della Juventus. Una foto simbolica di quella tristissima, cupa vicenda, che fu denominata “Arbitropoli”, o “Moggiopoli”, o “Calciopoli”, o, anche, “Federopoli”. Con l’indicazione storica dell’anno 2006, a completare il “marchio”, per una doverosa datazione ed anche a titolo di perenne monito, di eterno memento.

Il collegio di garanzia (de che?) del coni dichiara inammissibile l’ennesimo ricorso dei bianconeri

La foto di Andrea Agnelli e Luciano Moggi intende, ovviamente, fare riferimento espresso alla decisione, pubblicata ieri, lunedì 6 maggio, del collegio di garanzia (de che?) presso il coni. Il collegio, presieduto dal berlusconiano Franco Frattini, una sorta di “pesce fuor d’acqua”, nell’occhio di un ciclone epico, anche se assolutamente stantio, ormai indigeribile e fuori d’ogni grazia di Dio. Da una parte, i legali della Juventus, la quale insiste, con pervicacia degna, è il caso davvero di affermarlo, di miglior causa, nella sua battaglia senza fine, davvero inesauribile, contro  gli schieramenti opposti (innanzitutto, gli avvocati della figc, nonché quelli del coni e dell’Inter).

 

Il politico Frattini s’è pronunciato…

Con il suo risaputo aplomb, il politico Franco Frattini, prestato, per insondabili motivi, al mondo della cosiddetta giustizia sportiva, s’è finalmente pronunciato, in una con tutto il suo collegio (chissà se, questa volta, all’unanimità…), dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla Juventus. Un’iniziativa finalizzata a contestare l’assegnazione dello scudetto 2005/2006 all’Inter, dopo le condanne di Juve e Milan, per via di Arbitropoli 2006.

 

La richiesta dell’avv. Chiappero

L’avvocato Luigi Chiappero, noto difensore della Juve, aveva chiesto, nella sostanza, che il caso, il contenzioso infinito, venisse trasferito alla competenza (si fa per dire) del cosiddetto tribunale federale nazionale (della figc). Il collegio frattiniano, comodamente, ha ritenuto di adeguarsi alla decisione del tnas (tribunale nazionale di arbitrato per lo sport: ma che pomposa, “sfrangiosa” intitolazione…), l’organo di giustizia sportiva competente (sempre per dire…) a decidere nel 2011.

 

Il tnas aveva confermato l’inammissibilità, già prefigurata dal consiglio federale, che s’era dichiarato incompetente…

Il sullodato tribunale d’arbitrato, manco a dirlo, aveva confermato la pronuncia d’incompetenza, dichiarata, su sé stesso, dal consiglio federale… Quasi a sigillo del motto napoletano (“Pullecenella chiama a testimone la moglie…”), al di là dell’assoluta infondatezza delle attivazioni bianconere. Che erano bruciate, a priori, dalla dimenticanza suprema: che la vicenda s’era chiusa per via del patteggiamento della pena, sollecitata proprio dalla società agnelliana…

 

La para-comica vicenda d’origine

Quello scudetto era stato assegnato all’Inter dal commissario straordinario della federcalcio, Guido Rossi (un interista puro-sangue, come questa rubrica ha già rievocato), che aveva, al riguardo, fatto leva sul “parere” dei tre “saggi” Gerhard Aigner, Roberto Pardolesi e Massimo Coccia. La decisione del commissario Rossi (uno dei tanti, nefasti gestori provvisori, che si segnalano per i guasti irreparabili che arrecano al calcio, alla Fabbricini ed alla Sibilia), ad avviso dei legali della Juve, non era obbligata. Motivi di “ragionevolezza” e di “etica” avrennero imposto un diverso orientamento e, quindi, una diversa opzione, qualora già nel 2006 fossero state note le intercettazioni che coinvolgevano l’Inter.

 

La censura (nel 2011) di Palazzi

Quelle che furono aspramente censurate dall’allora capo della procurella (piccola procura) federale, Stefano Palazzi. Il procuratore amante delle pochette, però, consegnò la sua relazione nel luglio del 2011. Il consiglio federale si dichiarò “incompetente” a giudicare (una dichiarazione nella quale erano insite, è il caso di chiosare, ben solide ragioni…). Di analogo parere fu il tnas. Nello scorso mese di gennaio, la Juventus s’era illusa che la coeva pronuncia della Suprema Corte di Cassazione configurasse un invito alla giustizia sportiva a riaprire il caso.

 

La linea di Inter e figc e coni

Un’interpretazione, che gli avvocati di Inter e figc hanno, ovviamente, contestato con fermezza. Innanzitutto, sostenendo che quello del commissario Rossi non fosse stato un provvedimento. In buona sostanza l’inconsapevole commissario (pari a quasi tutti i predecessori e successori…) avrebbe compilato la classifica aggiornata, limitandosi a far scorrere la graduatoria, dopo aver doverosamente depennato dalle prime due posizioni Juve e Milan, sanzionate per Arbitropoli (definita anche, non lo si dimentichi, Moggiopoli). Conseguenza implicita della dichiarazione di inammissibilità, è stata l’esclusione, o estromissione del coni dal giudizio.

 

La morbida condanna alle spese

Con condanna della Juventus al pagamento di euro millecinquecento a favore del coni medesimo. Il che fa sorridere, o ridere, o piangere, per non dire che fa strepitare, solo rimandando al piccolo particolare che il ricorso di un modestissimo tesserato della più scalcagnata federazione sportiva nazionale costa, al poverino, milleduecento euro di diritti amministrativi… Che, quasi sempre, vengono inesorabilmente incamerati dal collegio frattiniano…

 

Che ottimisti, codesti quotidiani sportivi…

Ad avviso del “Corriere dello Sport”, “a distanza di 13 anni dallo scandalo che sconvolse il calcio italiano, oggi è andato in scena l’ultimo atto”. Ultimo atto? Semmai, semplicemente, l’ennesimo… In attesa delle future scenografie… Non si dimentichi che, così come nelle attivazioni dei procedimenti amministrativi del passato, la Juventus aveva chiesto, anche al collegio di garanzia, il riconoscimento dei danni economici sofferti, a seguito della retrocessione in serie B. Ancora una volta dimenticando che quella retrocessione fu una condanna patteggiata. Proprio dalla Juventus…

 

Quando finirà?

Ben diversamente dagli opinionisti ottimisti (non solo quello segnalato in precedenza), la redazione di Calcio malato è del parere che questa tiritera, questa manfrina, sarà prolungata all’infinito. O, quantomeno, fin quando ci sarà un pretesto, una ragione qualunque, una pseudo motivazione, per esercitarsi in lungaggini. Ad onor del  vero, per decenza, per dignità ed anche in ossequio ai criteri andreottiani, che ben s’attagliano alla questione, anche se sono stati enunciati in ordine a ben diverse fattispecie, sarebbe stato coerente e corretto, da parte della Juve (a parte l’indecoroso, imbarazzante, bizzarro sbocco dello scudetto di cartone, attribuito all’Inter, paradossalmente e con spregio del ridicolo, dall’interista Guodo Rossi) la vicenda avrebbe dovuto essere chiusa,  con un macigno sepolcrale, immediatamente dopo Arbitropoli / Moggiopoli 2006. Appunto: Moggiopoli 2006. Proprio nel rispetto dei cennati criteri andreottiani. Il celeberrimo Giulio, invero, suggeriva di non esercitarsi mai in lettere di smentita di una notizia imbarazzante. Per l’elementare motivo che, in tal modo, non si conseguiva altro scopo, che quello di offrire al proprio avversario il destro per ritornare, comodamente, sull’argomento. Con lo svantaggio aggiuntivo di riservare all’avversario l’ultima parola…

 

I motivi reconditi…

Sia come sia, a tredici anni da quei terribili eventi, non è scritta la parola FINE, o, in stile british, THE END, a caratteri cubital-cimiteriali… Forse, per tenere sotto scacco la federazione calcio, dell’epoca del tremebondo Tavecchio, per via degli oltre quattrocento milioni di euro di risarcimento, che pendevano, come una spada di Damocle, sul collo dell’inadeguata governance federale. O, ancora, per tenere viva la fiammella di quel numero 37, orgogliosamente, arrogantemente, a mo’ di sfida alla cosiddetta giustizia sportiva, tenuto, stretto in pugno, dal disinvolto Giorgio Chiellini, come già segnalato da questa rubrica. Con l’aggravante che l’efficientissimo,  roccioso, ma spesso rozzo difensore è designato quale capitano della nazionale di calcio.

 

Il “Caro Peppino”, su Chiellini & compagnia juventineggiante, non apre il fasciolo…

E con la constatazione, umiliante, che il “Caro Peppino” si guarda bene dall’aprire un fascicolo disciplinare, per questa sfacciata, spudorata, temeraria proclamazione di “indipendenza e noncuranza” nei confronti, ancora una volta va puntualizzato, della cosiddetta giustizia sportiva. Nel mentre un galantuomo del calcio, uno dei pochissimi, come Claudio Ranieri, viene sottoposto ad accertamenti… per aver rispolverato una pagina indegna del calcio, come i nostri affezionati lettori leggeranno subito a seguire…

 

Per Chiellini, non si muove una foglia. Per Ranieri, invece, tempestività estrema (nell’iniquità…)

Non a caso, la procurina (la procura piccolina) federale, preso atto delle frasi, pronunciate da Claudio Ranieri, allenatore della Roma, su Lazio-Inter del 2010, ha immediatamente chiesto di acquisire il video della conferenza stampa, ai fini di una disamina disciplinare del caso. Si sussurra che la decisione nel merito sarà adottata a brevissimo termine, dopo il turno di gare già esaurito. “Così è stato, così fu”, aveva, lapidariamente, detto il tecnico della Roma a Trigoria, riferendosi a quando, dagli spalti dell’Olimpico, i tifosi laziali mostrarono l’ironico, sarcastico, beffardo striscione “Oh Nooo”, dopo la sconfitta (dei bianconcelesti) contro l’Inter. Quella partita, che assegnò lo scudetto all’Inter, sottraendolo alla Roma. Deve puntualizzarsi che la frase di Ranieri era conseguenziale alla domanda di un giornalista, che alludeva ad una presunto, premeditato disimpegno della Lazio, nove anni or sono, contro l’Inter.

 

Una giustizia sportiva a dir poco bizzarra

Ranieri, al quale esprimiamo tutti i nostri sinceri complimenti, per la sua limpidezza, chiarezza, anti-omertà, rifiuto di adeguarsi all’andazzo italico e federale, si starà seriamente pentendo di essere tornato in Italia, dall’Inghilterra, patria della democrazia e culla di ben altri sentimenti e valori, che quelli tavecchian-sibiliani. In Italia, in codesta federazione ed ancor più nell’aia di Nicchi, nell’aiac di Ulivieri e nella lega dilettanti sibiliana, si percepisce una greve aria di omertà, di convenienza ad essere costantemente silenziosi, appecoronati, estremamente prudenti, oltre i limiti della decenza e del decoro. Ma c’è ancora qualcuno (Deo gratias…), che non ci sta, che parla fuori del coro, che si ribella al conformismo, che si sottrae alla massa pecorina… Che intende, ancora nel 2019, ancora in Italia, ancora da tesserato figc, essere Uomo. Degno della maiuscola iniziale. Bravissimo, di nuovo, Ranieri!

 

Punire Ranieri sarebbe indecente…

Con un’annotazione a margine: a nostro avviso, l’apertura di un fascicolo, come si dice in termini di giustizia porporale, a carico di Ranieri, appare addirittura ridicola ed indecente. Potrebbe addirittura interpretarsi come finalizzata a contraddire la palese, spudorata verità di uno striscione laziale contrario ad ogni principio etico, anche quelli minimali… Si pensi soltanto ad un dettaglio: nessuno pagò, né fu chiamato a farlo, per quella porcata di pretendere, dai calciatori dei propri colori, che si scansassero, che non creassero problemi all’Inter. Pur di far del male ai rivali della Roma… In ogni caso, mentre il “Caro Peppino” si gingilla, si balocca e si trastulla con vicende, a suo parere, evidentemente, agibili, leggete del Palermo, del Milan e di quel che si verifica nel Molise del faraone sibiliano Piero Di Cristinzi…

 

Eppur si muove…

Mentre il capo della procurella (piccola procura) federale, Giuseppe Pecoraro, apre fantasiosi fascicoli, nove società della serie B, affidata all’incompetente Mauro Balata, hanno presentato un esposto ai presidenti di coni e figc, nonché alle procure del coni e della federazione calcio. I nove club sono Benevento, Carpi, Cremonese, Lecce, Padova, Perugia, Pescara, Venezia e Verona. Le società elencate hanno chiesto un sollecito provvedimento di esclusione del Palermo dal campionato di serie B, sulla base del recente deferimento dei rosanero per irregolarità di gestione. I nove club, evidentemente, non si sono nemmeno resi conto di aver sollevato, indirettamente, forse inconsapevolmente, accuse gravissime alla federazione calcio ed allo stesso Mauro Balata, l’omologo di Sibilia, sul piano dell’incompetenza.

 

La gravosa accusa alla figc ed a Balata

Infatti, essi hanno sollecitato l’intervento dei predetti organi “per salvaguardare la regolarità dei campionati e fornire un ristoro a club pregiudicati dall’illegittima partecipazione del Palermo ai tre campionati a cui si è iscritto fraudolentemente”. Eccoci, dunque, ad un secondo aggregatore, Balata. Dopo Sibilia, che ha aggregato la lega dilettanti disgregandola, il secondo caso di coesione distruttiva… Sempre novità sconvolgenti, nel quadro federale…

 

Il dirigente milanista Romeo aveva avvertito gli arbitri, sul potenziale razzismo laziale…

Una novità inquietante, sugli ululati razzisti, indirizzati dai tifosi biancocelesti ai calciatori rossoneri Kessie e Bakayoko.

“La Repubblica” ha segnalato che il team manager milanista Andrea Romeo avesse avvisato l’arbitro ed i suoi assistenti sui cori razzisti provenienti dal settore laziale. In particolare, Romeo avrebbe chiesto al quarto ufficiale di gara, Piero Giacomelli, di decidersi a sentire gli intensi, gravissimi ululati. Il disinvolto quarto uomo, però, pilatescamente (come molto spesso agiscono gli arbitri nicchiani),  avrebbe soprasseduto, sostenendo di non udire alcun coro in particolare, decidendo di continuare a gestire la partita senza avvisare né il primo arbitro Mazzoleni, né gli ispettori federali, né i rappresentanti della procurella (piccola procura) federale.

 

Esposti al ludibrio e messi a dura prova, i due milanisti

Come a dire: more solito, i due calciatori rossoneri sono stati esposti all’iniquo ludibrio ed al rischio di una reazione inconsulta, con le immaginabili conseguenze disciplinari, per via della mera inerzia, inettitudine, indecisionismo di chi di voere… Eh, già: il senso del dovere, questo sconosciuto. Quantomeno per arbitri e rappresentanti della procura federale. Ed il palmese Pecoraro, quando si decide a svegliarsi dal letargo? O preferisce aprire i fascicoli contro i gentiluomini come Ranieri, evitando di sfiorare i protetti dal tosco dispittoso, Marcello Nicchi?

 

“Panorama” svergogna, ancora una volta, l’applicazione della tecnologia VAR

S’è scritto di Palermo e Milan, per dimostrare che ci sono ben altre questioni, da approfondire, acclarare, accertare, anziché quella che riguarda le dichiarazioni (sacrosante) di Ranieri. Se non altro, per non rovesciare, oltre i limiti dell’indecenza, la realtà dei fatti ed il sentimento di giustizia. Ma perché mai non si potrebbe intervenire sugli arbitri, sulla loro associazione, sulla tecnologia VAR e sulla sua assurda, illogica applicazione oscillante, ambigua, ad intermittenza… Il settimanale “Panorama” offre, al riguardo, l’ennesima, palmare dimostrazione, scrivendo di “caos VAR”.

 

L’ironia sul “cursore”, l’ultima trovata arbitrale

Ironizzando sul “cursone per i falli di mano”, l’ennesima scoperta dell’aia nicchiana, per il tramite di Nicola Rizzoli, il presunto designatore arbitrale. “Il fallo di mano di Cacciatore, ignorato in campo da Chiffi e ‘chiamato’ dalla sala Var da Mariani, ha scatenato le proteste del Cagliari perché a prima vista pareva all’esterno dell’area di rigore e non dentro come, invece, deciso dai giudici di gara. La parte più sconcertante, però, è accaduta negli studi della Domenica Sportiva quando il designatore Rizzoli, per rispondere alle recriminazioni dei dirigenti sardi, ha spiegato che per determinare se un pallone si trovi dentro o fuori l’area viene utilizzato un programma che consente di proiettarlo a terra certificando la sua reale posizione. In pratica, la stessa cosa che avviene da quest’anno per il fuorigioco in modo da eliminare ogni dubbio: il sistema riproduce tridimensionalmente l’azione e fornisce un verdetto chiaro”.

 

Ma chi lo sapeva?

Il bello (anzi, il bruttissimo) della questione è che, di quel ‘cursore’, nessuno sapeva nulla, a differenza di quanto accade per il fuorigioco, in ordine al quale il passaggio al tridimensionale è stato pubblicizzato tempestivamente, in modo da disinnescare, scrive Capuano, “sospetti e polemiche davanti a una chiamata Var per annullare o concedere un gol”. Rizzoli, in altri termini, ha inconsapevolmente toccato un nervo scopertissimo. Che si sintetizza in un quesito angosciante: ma questo software, questo cursore, è in funzione dall’inizio del campionato, o è stato inserito successivamente?

 

E la figc, incasserà anche quest’altro colpo basso?

Aggiungiamo noi: e la federazione, che fa eternamente la figura di chi non sa nulla, di chi nulla dirige e nulla ha il diritto di sapere, che farà? Rizzoli, prosegue Capuano, ha chiarito che “per fare il salto di qualità bisognerebbe avere più fiducia nei giudizi e sul perché sono prese certe decisioni”. Già: ma fiducia, o cieca obbedienza, fideistica, quasi gli arbitri fossero colombe candide ed ineccepibili, anche dopo Arbitropoli e gli innumerevoli scandali susseguitisi in argomento? La conclusione di “Panorama” è secca, lapidaria: “o gli arbitri renderanno il Var una casa di vetro, oppure avranno perso la sfida della comunicazione e dell’educazione di tutto il mondo del calcio ad avvicinarsi a considerare il sistema come trasparente, efficente e, in quanto umano, anche fallibile senza alcun retropensiero”.

 

Ma perché la procura federale non muove un ditino?

C’è davvero da chiedersi perché mai non si intervenga… E perché mai, come mai, il pubblico dei calciofili se ne stia, almeno finora, così tranquillo. Se fosse un sintomo di civiltà acquisita, noi ne saremmo felici. Sprizzeremmo, da tutti i pori, gioia, soddisfazione, orgoglio di appartenere a questa terra, l’Italia. Ma si può davvero pensare che sia così e che non si tratti, purtroppo, di quell’assuefazione, di quella rassegnazione, che prelude alla morte, per consunzione, del calcio intero, ucciso innanzitutto dalla Juventus e dagli arbitri, oltre che dalla giustizia sportiva? A tal proposito, per l’ennesima volta, chiederemo al “Caro Peppino”: ma è proprio così difficile, intervenire sugli arbitri, su Nicchi, su Rizzoli, con una bella, limpida, convincente inchiesta? O lei è imbarazzato da quella sua infelicissima espressione, alla trasmissione notturna (“Mezzanotte e dintorni”) dell’avellinese Gigi Marzullo, allorquando confessò, improvvidamente (senza mai rassegnare le conseguenziali dimissioni, per un senso di elementare decenza e di stile) di essere tifoso del Napoli? Ciò che siamo quasi tutti, noi della redazione di Calcio malato. Ma che lei, “Caro Peppino”, non aveva alcun diritto di dichiarare pubblicamente.

 

Bollettino parrocchiale n. 20

Caporetto sibiliane, su tutti i fronti (under 19, o juniores; under 17, o allievi; under 15, o giovanissimi; calcio femminile). Anche per le rappresentative del calcio a cinque, o futsal. Come già verificatosi, inesorabilmente, nel calcio a undici. Una serie impressionante di Waterloo, Il futsal, ovvero la disciplina che, secondo l’improbabile ed inverosimile Salvatore Gagliano, era rinato, nella gestione commissariale. Talmente rinato, che l’unico risultato accettabile, al torneo delle regioni di calcio a cinque, svoltosi in Basilicata (il provvido regalone di Cosimino l’occhiolino a Piero Rinaldi, l’incredibile presidente lucano),  è stato conseguito da un tecnico, Loris Polidoro, che era stato prescelto… dalla presidenza Pastore! Il team di mister Polidoro è approdato, infatti, unico dell’armata Brancaleone sibilian-barbieriana, alla semifinale. Per essere eliminato, a quel punto, dal Piemonte Valle d’Aosta. Ma leggete un po’ il resoconto della catastrofe sibiliana. L’ennesima.

 

Evitiamo i nomi… ed i cognomi…

Eviteremo, anche per il calcio a cinque, di mortificare i tecnici, segnalandone i nominativi. Abbiamo fatto una doverosa, corretta eccezione per l’unico meritevole di una menzione in positivo, Polidoro. Cominceremo dalla juniores: eliminata al primo turno. Giovanissimi: ultima in classifica nel suo girone, eliminata quindi al primo turno, con zero risultati positivi, nessun gol realizzato e ben  14 subiti (un impressionante 0-14). Femminile: Campania terza in classifica nel suo girone e quindi eliminata, seccamente, al primo turno.

 

La Campania sibilian- barbieriana la fa da padrona: ma solo come squalifiche e provvedimenti disciplinari. Tutto in negativo…

L’indicato titolo di questo paragrafo, estremamente significativo, è ripetitivo di quello della puntata n.  55 del 24 aprile scorso. Be’, perlomeno, nel calcio a cinque, non sono state reiterate le vergognose performance del calcio femminile, la cui rappresentativa era guidata niente meno che da Tania Mastellone (la cognata di Felicio De Luca, che, con Lucio Giacomardo, è l’uomo-ombra di Cosimo Sibilia). Sulla disinibita Mastellone, non è più il caso di ripeterci, per non infierire. Ci limiteremo a segnalare un’altra impudicizia, dello staff sibilian-barbieriano: per quattro rappresentative, un solo medico. Sia per il calcio a undici, sia per il futsal.

 

Una disorganizzazione opposta all’accuratezza della presidenza Pastore

Una disorganizzazione diametralmente opposta, rispetto a quella seria, accurata, minuziosa della presidenza di Pastore. L’ennesima prova della sensibilità, tutta per sé stessi e solo per sé stessi, di Cosimone il competentone Sibilia e dell’improvvido Barbiero. Insomma, uno sprofondo senza precedenti, senza giustificazioni, da qualunque angolazione si osservi codesta catastrofica (Gagliano dixit) situazione…

 

A proposito di tecnici…

Quanto agli allenatori ed alla loro associazione, sciaguratamente posta nelle mani di Renzo Ulivieri, per via di una delle estreme disinvolture statutarie, i cui padri costituenti sono ben conosciuti, ma le cui sciagure conseguenziali non saranno mai percepite fino in fondo, prendete atto di quel che state per leggere…  Ci chiediamo come sia possibile che Sebastiano Scarfato, l’improbabile presidente del gruppo Campania dell’associazione italiana allenatori calcio, non attivi il doveroso procedimento disciplinare a carico di Pasquale Borrelli.

 

Uno scandalo alla luce del sole…

La questione configura un autentico scandalo. Ed è venuta alla luce, la faccenda, perché il sullodato Borrelli è l’attuale allenatore del Gladiator, ma è stato anche, nella stessa stagione sportiva, il coach  della società Granata Ercolanese, appena retrocessa dalla serie D. Borrelli ha preso in mano le redini del Gladiator ed ha vinto (sotto il profilo calcistico, complimenti! Ma, sotto il profilo etico, esattamente l’opposto…) le due gare di play-off, una ad Afragola ed ieri a Frattamaggiore, approfittando del crollo psicologico della Frattese Casalnuovo, schiantata dall’imprendibile Giugliano, a Castellammare di Stabia. Per inciso, la Frattese è la società oggetto del passaggio del titolo, del quale s’è dato conto, a proposito dell’improbabile Salvatore Errichiello, nella puntata precedente.

 

Le reazioni

S’è registrata, sulla guida tecnica del Gladiator, la reazione di Raffaele Niutta, presidente dell’Afragolese, che, sui siti web. ha ironizzato sulla presenza misteriosa, mascherata, tollerata da tutti gli addetti ai lavori ed ai controlli. Ovviamente, va da sé che il mister furbacchione non è entrato negli spogliatoi. E deve perfino aggiungersi che il Gladiator si allena a porte chiuse, un po’ come la Juve, del tutto abbandonata dalle telecamere, durante il periodo del non meno  misterioso infortunio a Cristiano Ronaldo. A proposito di Ronaldo: ma che categoria di giornalisti d’inchiesta! Torniamo a Borrelli. La reazione del tecnico Giovanni Masecchia dell’Afragolese, anch’egli sui siti web, è stata pregna d’indignazione. Masecchia ha picchiato energicamente sulla porta dello spogliatoio, ad Afragola…

 

Nessuno ha informato Scarfato? E che ci sta a fare, allora?

Ed ora, veniamo al punto cruciale. Nessuno ha informato Scarfato? Come mai? Durante l’era commissariale, deve fingersi che tutto sia legale, tutto regolare, tutto perfettino? C’è stato trambusto, la settimana scorsa, ad Agragola. Ed i legalisti, legalitari, garanti della legalità Barbiero e Sibilia, in ordine sparso, che fanno? E la procurella (piccola procura) federale? Ma a Scarfato interessa, almeno nella misera percentuale di un centesimo, verificare quel che rientra nei suoi doveri, per così dire, istituzionali? Garantire? O non ha il coraggio di denunciare, come sarebbe  suo dovere?

 

A proposito di ambiguità…

Visto che si sta parlando di situazioni ambigue, cupe, buie, una buona volta per tutte, stabiliamo che proprio Scarfato, nel suo inverosimile ruolo di coordinatore delle rappresentative di calcio a undici della Campania (quelle delle Caporetto, delle quali s’è riferito), ha selezionato tale mister Vincenzo La Manna, da Visciano. Intestatario della locale scuola calcio, non a caso denominata con il suo nome e cognome.

 

La “excusatio non petita” di La Manna

La Manna, disinvoltamente, volle essere ospite di un programma televisivo, per chiarire di non essere il presidente della società… “Vincenzo La Manna Soccer” di Visciano. Be’, presidente di diritto no (La Manna lo esibì e presentò ufficialmente, il presidente di diritto, proprio in occasione della predetta trasmissione televisiva).

 

Gli accertamenti che la procura federale omette

Ma non sarebbe il caso che la procurina (la procura piccolina) federale desse un’occhiatina, magari di sbieco, a codesta scuola calcio, per verificare se il La Manna eserciti, nel suo senso, un’attività di tipo tecnico? In ogni caso, La Manna, l’anno scorso, allenava il Casoria Calcio. Ha svolto la preparazione pre-campionato col Casoria. Poi è stato, brevemente, alla Palmese, senza sedersi in panchina. Infine, è passato alla guida della rappresentativa juniores del comitato campano. Il tutto, nel corso del medesimo anno sportivo. È troppo, chiedere alla procura federale di esercitare un controllo, sia pure nella per essa terrificante prospettiva della presumibile reazione sibiliana? Oppure deve proseguire, all’infinito, la legge di chi conta? La norma del più uguale degli altri?

 

Ma chi ci crede?

Chi potrebbe mai crederci, che La Manna non sia né tecnico, né supervisore, né consulente, niente di niente, nell’ambito del La Manna soccer? La Manna, a chi vuol darla da bere? Veramente lei può ipotizzare che tutti abbiano l’anello al naso e gli zoccoli ai piedi? E poi, Scarfato, illustrissimo coordinatore delle rappresentative, ma valeva davvero la pena, di fare tutte queste forzature, in tandem con Sibilia, in duo con Barbiero, per beccare zero punti ed un rotondo 0-6, un set tennistico che entrerà nella storia del calcio campano, come la scelta più infelice, per di più nell’anno del sessantenario della lega dilettanti, che coincide con lo stentatissimo, solo fittizio giubilo (giubilo, non giubileo) sibiliano?

 

E leggete il presidente Luciano Lubrano del gruppo Molise dell’aiac…

Sul profilo Facebook dell’aiac del Molise, il presidente Luciano Lubrano ha postato un suo inverosimile messaggio: “Ai colleghi allenatori molisani – Consapevole che simili provvedimenti non dovrebbero mai interessarci, perché il nostro ruolo di allenatore dovrebbe essere riconosciuto a prescindere dalle regole” (concetto filosofico-sportivo incredibile…) “per quello che diamo in termini di impegno e professionalità, per quello che lasciamo negli animi dei nostri giocatori e per quello che facciamo per le nostre Società, e molte volte, purtroppo, non è così”. Ma, insomma, Lubrano: è così, o non lo è?

 

L’ineffabile Lubrano

Lubrano continua: “Molte ingiustizie vedono come vittime allenatori che hanno dato tanto per il calcio ma sono stati letteralmente ‘bidonati’ da squallidi personaggi vestiti da Dirigenti”. Squallidi, ma con l’iniziale di dirigenti maiuscola… “Bidonati… squallidi Dirigenti”: nessuno ha qualcosa da osservare? Neppure l’imbalsamato faraone Di Cristinzi? Neppure la procura federale intende chiedere conto a Lubrano di quel che afferma? Magari, di documentarlo, o di chiedere scusa?

 

L’ossessione dell’aiac… E che accuse pesanti…

Davvero sconcertante è la prosecuzione di Lubrano: “La nostra associazione, in Molise denuncia, aspetta i risultati ed è vicina a chi chiede aiuto, consapevole che molte volte si affrontano veri ‘muri di gomma’, dove essere SPIA è più temuto di essere considerati OMERTOSO”.  Non v’è che dire: una sequenza (muri di gomma; spia; omertoso) di nobili espressioni. Sono accuse pesantissime, che sembrerebbero indirizzate a Di Cristinzi. Che sia o non sia così, la procura federale convochi Lubrano e gli chieda conto e ragione di quel che scrive. Scripta manent…

 

L’allusione al Termoli?

A questo punto, Lubrano segnala un particolare: “Si va avanti lo stesso rispettando tutti quelli che rispettano gli allenatori e guardando con fiducia al trionfo della verità e della giustizia, che molte volte è lenta, ma arriva puntuale all’appuntamento con la verità.

Recentemente, nella nostra regione, una ulteriore sentenza ha messo a nudo una situazione che ha richiesto più di anno di indagini e sono stati presi opportuni provvedimenti. Il Molise è terra ospitale e accoglie chiunque porti avanti i sani principi dello sport e del vivere civile, non vuole e non deve essere considerata ‘figlia del Dio minore’ o ‘terra di conquista’, tutti dovremmo esserne convinti. Lo dobbiamo a noi stessi, allo sport più bello del mondo ai nostri padri che mai hanno piegato la schiena”.

 

Allude al Termoli, Lubrano? E la “terra di conquista”?

Se il misterioso Lubrano si riferisce al Termoli, quanto alla predetta sentenza, glielo chieda la procura federale. A proposito: ma ha pagato, il Termoli? Ha onorato l’impegno? Ha rispettato le regole, apparentemente tassative? O in Molise le regole sono molto meno tassative che altrove? Quanto alla “terra di conquista”, ma Lubrano ci fa, o ci è? Se le società campane e pugliesi spesso spadroneggiano, nei campionati molisani, la responsabilità è solo ed esclusivamente di Piero Di Cristinzi, come Calcio malato ha denunciato nella precedente puntata…


Grazie al presidente Cosimo Siviglia…

Indi, Lubrano conclude: “Un particolare ringraziamento per la lodevole ed encomiabile iniziata va al presidente nazionale della lnd, Cosimo Siviglia.
Con affetto e stima sincera. Firmato Luciano Lubrano – aiac Molise”.
Una chiusura comica. Involontaria, o consapevole? Voleva, Lubrano, alludere al Barbiero di Siviglia? Il tutto, manco a dirlo, prescindendo dal fatto che la slinguata a Cosimo Capiluoghi Sibilia è decisamente fuori luogo. Quella circolare, alla quale fa cenno Lubrano, è la stessa da tempo immemorabile. Da Molto prima che Sibilia mettesse (sciaguratamente) piede nel calcio sociale…

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “nono atto”, “parte nona”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime otto parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 57). La “parte decima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

In sintesi: i Cosimo Sibilia

(del qual fingevan dire mirabilia

i Ruggiero Palombo, i Fulvio Bianchi,

nonché i “federali” saltimbanchi)

 

son destinati a carriere appaganti,

da veri “servitor di tutti quanti”.

Il fatto è che Silvio Berlusconi,

pur di salvar potere e “miliardoni”,

 

soggiacque all’assurda prepotenza:

Lotti-fiducia, Sibilia-presidenza.

Dall’altro lato, Renzi, il suo compare,

già programmava di confezionare

 

un bel “paccotto” alla “fu autonomia”

dello sport italiano… “e così sia”…

In questo parapiglia, il comitato

della Campania, questo sventurato,

 

che spremevan e mungevan tutti quanti

(arbitri, consulenti, vil mercanti…),

finì, tra inverosimili magheggi

e, più che tra elezioni, tra… sorteggi,

 

a quel disinibito praianese,

Gagliano, quel che sui rimborsi spese

s’esibì in assembleare “paraustiello”

con l’altro soggettino (Errichiello),

 

di quella inverosimil scuderia.

che di Sibilia facea l’artiglieria…  

C’er, tra i politicanti, quel tal Costa,

con tutti i requisiti per la ’mposta:

 

faceva parte del gruppo Giulivi,

un team scomparso, che tornò tra i vivi,

scansandosi fatale “radiazione”,

pur dopo aver truccato un’elezione.

 

Costa cambia partiti a tutto spiano,

quasi al pari di Salvator Gagliano:

insomma, un democristiano adatto,

per ficcarsi, da subito, nel piatto…

 

Minacciaron: “Elezion, candidature?

Infliggerem sanzioni così dure,

col braccio armato, qui, dei commissari,

a chi s’oppone ed agli avversari…”

 

SEGUE

 

Sibilia bla bla bla: l’ennesimo manrovescio, a Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, dal movimento del calcio femminile…

Nelle puntate n. 44 e n. 55 di questa rubrica, è stato segnalato che la testata Calciodonne.it”, molto diffusa in seno al calcio femminile, diretta da Giancarlo Padovan, che è stato anche alla guida proprio del calcio femminile, quale presidente dell’allora divisione nazionale, bersaglia di continuo Cosimo rischiatutto Sibilia. Con il suo giornalista, Walter Pettinati, il giornale on line ha perfino alluso al fatto che Sibilia non parli mai a braccio, ma legga… i suggerimenti altrui. Ora, sotto il titolo, eloquente e significativo, Bla bla bla Sibilia, il calcio femminile umiliato dalla lnd”, Pettinati ci riprova, a scudisciare ed a schiaffeggiare Cosimo l’occhiolino. Piazzando anche una fotografia, nella quale si vede il competentone Sibilia, che volta le spalle ad un disagiato, umilissimo Sandro Morgana (il quale, invece, dà mostra di voler omaggiare l’irpino, stringendogli la mano).

 

Il “femminile” figc (e non lnd): un altro mondo…

Pettinati sferza Sibilia, accusandolo di consentire che “le gare dello spareggio promozione per la serie B vengano fatte disputare su campi inadeguati e fatiscenti”, prima di passare al campionato “organizzato dalla figc (un altro mondo)”. Indi, il giornalista approfondisce la questione delicatissima degli impianti, stigmatizzando i “campi in terra battuta”, le “tribunette scoperte da cento persone, ai lati di un terreno malandato e pieno di insidie, inadatto per farci giocare una gara cosi importante che oltretutto prevede l’arrivo delle rispettive tifoserie. A nulla è servita la richiesta congiunta delle due società. Questo campo non s’ha da cambiare!”.

Sibilia “uomo di Berlusconi”…

Ma Pettinati non si placa: “E il nostro presidente Sibilia, uomo di Berlusconi, che fa? Programma le due gare in campi inadeguati e, nel caso di Paganico, lontana da occhi indiscreti”. Ecco, quindi, che Cosimo rischiatutto Sibilia inizia davvero a rischiare: che gli si rinfacci, senza pietà, la sua palese provenienza di politico di professione…

La scudisciata a Sandro Morgana

Indi, Pettinati incalza: “Non mi rivolgo al presidente Morgana e alla sua segretaria Cottini, perché le ritengo persone incompetenti e inadeguate (salviamo Polidori), ma perché spero che lei si applichi per risolvere questa incresciosa situazione anche in virtù di tutte le sue battaglie… questa estate per tenersi i campionati di serie A e serie B, quando le sue persone di fiducia non sono nemmeno capaci di organizzare uno spareggio promozione… Ma perché questo calcio femminile non lo liberate una volta per tutte al suo destino? Non ha visto la finale della Coppa Italia FIGC allo stadio Tardini? Io spero che lei si ravveda…”.

 

Il rispetto per le ragazze

Indi, Pettinati provoca a sangue Sibilia: “Io spero che almeno in questo riesca a dare rispetto a queste ragazze e alle loro società che si sacrificano per un anno intero e non si permetta di umiliarle in questo modo. Oppure smette di dire che lei ama il calcio femminile.
Lasci libere queste ragazze di sognare e di giocare a calcio per come meritano. Grazie! Senza nessuna aspettativa”.
Povero Cosimino lo strizzolino… Come si può notare, strizza di qua, ammicca di là, alla fine i bluff emergono. E schiacciano. Senza pietà…

  1. CONTINUA