Calcio malato: Sibilia perde il candidato prediletto, Massimo Costa. Nicchi, aia, arbitri: ma che catastrofi! – QUARANTATREESIMA PUNTATA

Didascalia dell’immagine d’apertura: Bollettino parrocchiale (dei complotti) n. 5: Cosimino l’occhiolino, con l’occhietto un po’ “appannatino” per l’angoscia, consegna ad un finto inconsapevole Massimo Costa, con un sorrisetto alla “Pierino” (Alvaro Vitali), la sentenza del Tribunale di Napoli sulle opacità del voto alle primarie napoletane, di novembre 2017, del Partito Democratico. Tra i due, un pensieroso ed aggrottato “Giacom” (ardo). Sullo sfondo, a debita distanza, un Vecchione sempre più triste e preoccupato, con una dissimulante smorfia, da Maschera del Carnevale di Saviano. Che pena: dallo storico, solenne originale, La fine dei Templari, alle desolanti, pallide figure del “complotto parrocchiale 2015/2019”…

 

Una singolare innovazione legislativa del “Renzusconi” 

Attraverso i suoi “informatori di giustizia”, questa rubrica ha appreso un’indiscrezione, filtrata da Montecitorio, in seno alla riforma del processo civile e penale. È allo studio un progetto di modifica del codice penale, in un’originale versione “gratifcante”, mediante la configurazione di una nuova fattispecie: il complotto parrocchiale. L’iniziativa legislativa è finalizzata a contrastare e reprimere, con modalità singolari, ogni potenziale ipotesi di complotto, che sia idonea ad incidere, se non a sconvolgere e devastare, il bollettino parrocchial-federale e la gestione, dalla quale esso settimanalmente promana. L’integrazione del codice penale verrebbe promossa da un gruppo di deputati, nell’ambito del Renzusconi, il progetto politico “inciucista” tra Renzi, il senatore semplice di Scandicci, e l’ormai sempre più spompato ed esausto leader forzista, Berlusconi, da tempo all’inesorabile, malinconico tramonto della sua parabola politica.

 

Il testo della bozza della modifica del codice penale

Ci viene assicurato che la bozza di modifica, nel suo testo legislativo, non si discosterà da quello seguente: “Chiunque, con artifizi e perizia, in associazione tra più persone e facendo leva sulle strutture, sovraordinate in linea gerarchica, falsifica uno o più bollettini parrocchial-federali ed incide sulle spese, sui bilanci annuali e sulla gestione economica parrocchial-federale, anche fino a stravolgerli, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto, con danno a carico della comunità parrocchial-federale, è premiato con il commissariamento della parrocchiella federale regionale fino a sei mesi, o con il suo prolungamento da sei mesi a quattro anni, con l’autorizzazione alla svendita degli immobili della congrega e con l’elargizione di consulenze da un minimo di cinquemila ad un massimo di cinquantamila euro mensili, a spese della comunità dei fedeli”.  

 

Bollettino parrocchiale n. 5 

La proposta di modifica del codice penale, innanzi riportata, varrà, dunque, come Bollettino parrocchiale n. 5. Quale analogo Bollettino n. 4, invece, s’intendano i “Complotti Lateranensi 2015/2019”, segnalati all’inizio della quarantaduesima puntata, erroneamente non numerati come Bollettino parrocchiale. O, magari, ma solo nel sacro rispetto del termine “Lateranensi”, come Bollettino porporale. Questa rubrica, invero, non agisce e non intenderà mai comportarsi come i gestori dei Bollettini parrocchial-federali della lega dilettanti. Quei gestori che, come Santino Lo Presti, presidente della parrocchiella siciliana, revocano le loro disposizioni in silenzio, senza neppure un’errata corrige, la quale, peraltro, sarebbe inappropriata e tardiva, ma risulterebbe molto più conforme all’eternamente sbandierato obbligo della lealtà, probità e rettitudine sportiva… Figurarsi, nell’epoca di fra’ Cosimino da Avillino, sommo priore della congrega, o confraternita, dei Frati commissarianti…

 

La terribile “mazzata” del Tribunale di Napoli al candidato sibiliano alla presidenza del comitato campano 

Il sullodato sommo priore ha, invero, un cruccio. Vive un disagio. Voi direte: ma come, un cruccio ed un disagio, Cosimino l’occhiolino Sibilia? Ne è capace? Ebbene, sì. Ma non è che, in via ordinaria, ne sua capace. È che ne hanno, irrimediabilmente, minato la sicumera e la tracotanza gli eventi terribili, verificatisi in questa sequenza di “anni horribiles”, dal 2015 al 2019. Quella che gli appariva come un’era di luminosi, inarrestabili traguardi, e che s’è tramutata in una via Crucis.

 

Le stazioni della via Crucis sibiliana 

L’elencazione delle stazioni di codesto calvario parrocchiale è stata già formalizzata. Dunque, non serve ribadirla. Basti la citazione di quelli letali, tra gli intralci, gli intoppi, le  micidiali barriere di cemento armato, che hanno sprangato il percorso trionfale di Cosimo Capiluoghi Sibilia: la denuncia degli avvocati Filippo Pucino e Gaetano Annella, sulla delibera giudicata “falsificata” dall’encomiabile Pubblico Ministero del Tribunale di Napoli, Dott. Danilo De Simone;  la conseguenziale accusa, in ordine alla cennata “falsificazione”, ad Andrea Vecchione, con un codicillo, un’appendice angosciante (“in concorso con persone allo stato non ancora identificate”). E chissà quanti soggettini, dalla coscienza tutt’altro che limpida, non riescono a riposarci su…

 

La rottura indecorosa tra Cosimino ed il praianese… 

Un’altra stazione è stata la traumatica rottura, anche di un minimo di decenza di rapporti, tra Cosimino e l’improbabilissimo Salvatore Gagliano. Sia ben chiaro: non è certo una perdita “strutturale”, quella del goffo ed inconsapevole Gagliano. Ma è l’episodio, un tantino patetico e con risvolti comici, che ha definitivamente smascherato i due aspetti fondanti del cinismo di Cosimino l’occhiolino: nella prima fase, l’opportunismo no-limits, che gli fa stipulare accordi impossibili; indi, le congiure di palazzo, ordite con ansia feroce (i sei consiglieri, peraltro inadeguatissimi, dimessisi ad orologeria, per soffocare nella culla il bambinone appena partorito). Sul punto, va aggiunto che la rottura tra Gagliano e Sibilia è apparsa imprevedibile solo a chi non fosse al corrente dell’unico cemento, o colla di coesione (che i nostri affezionati lettori conoscono a menadito), tra i due inadeguati soggettini…

 

L’elencazione prosegue 

Ancora: l’assemblea campana 2018, proclamata nulla, che ha fatto precipitare Cosimino in una figuraccia da record. Una terrificante Caporetto, come già spiegammo, per il molto pro-tempore presidente della lega dilettanti, l’assemblea nulla, proprio nel suo territorio d’origine… Il tutto, si ripete, a prescindere da tanti altri elementi, dati, eventi, opacità, ambiguità, disinvolture… In sintesi: un disastro.

 

Ma l’ultimo evento è di quelli che mozzano il respiro 

Poi, ce ne sono ancora altri, di “iceberg”, per Cosimino. Con speroni di ghiaccio sommersi, come per tutti gli “iceberg” che si rispettino. Per l’appunto, però, sono ancora in agguato sott’acqua. Non sono ancora emersi. E Cosimino non lo sa. Ignora quali siano. È proprio al buio… Ma l’ultimo fatto nefasto, presago di prossime sventure, è deflagrato alla luce del sole. È la notizia della sentenza del Tribunale di Napoli, che ha accolto il ricorso di Nicola Oddati avverso l’esito delle primarie partenopee 2017, preliminari alla nomina, a segretario provinciale del Partito Democratico, del soggettino Massimo Costa. Una batosta, da atterrare un toro. Un bufalo. Un rinoceronte. Un elefante.

 

Massimo Costa chi? 

Gli affezionati lettori di Calcio malato, a parte quel che hanno letto di lui su questa rubrica, si staranno chiedendo: ma chi è, ’sto Massimo Costa? Cosa rappresenta, nel calcio regionale? Chiariremo subito che il soggettino Costa è l’incarnazione perfetta del principio di Peter, già enunciato ed illustrato da questa rubrica. Sostanzialmente, è un assoluto signor nessuno, nel calcio campano. O, proprio a voler essere puntualissimi, ultra petita, è un ex arbitro, ex dirigente arbitrale, apparso, al proscenio del calcio dilettantistico campano, come collaboratore, o qualcosa del genere (le misteriose disinvolture sibiliane), durante il commissariamento Sibilia, nonché nel corso della più ampia, e vieppiù funesta, “era Cosimino”.

 

Le furbate di Sibilia 

Per inciso: se fosse stato investito di una nomina formale, come vice commissario, sarebbe stato l’ennesimo atto non legittimo di Cosimino: un atto, in ogni caso, opaco ed ambiguo. Perché Costa è un associato aia ed è un dirigente arbitrale, come vice presidente del comitato regionale arbitri della Campania, a sostegno di Virginio Quartuccio, l’inadeguato capo regionale dei tormentati e tormentosi (per le povere società…) arbitri campani. Ma Cosimino se la cavò, molto per modo di dire, a modo suo: senza nomina formale di Costa, mediante la presenza fisica al suo fianco, nelle sue (sue, di Cosimino) “apparizioni” al comitato campano. Costa assiso al fianco di Sibilia: questo era il messaggio che veniva lanciato alle società. Con il silenzio-assenso della procurella (piccola procura) federale, che avrebbe dovuto rilevare l’incompatibilità dei ruoli costiani, che configuravano un’indebita e pericolosa commistione tra lega dilettanti e dirigenza arbitrale. Ma figuriamoci…

 

Il Gagliano che Cosimino non s’aspettava…

Poi, come ha denunciato, starnazzando e strepidando sul proprio profilo Facebook, il Gagliano di alcuni mesi or sono (prima di sprofondare in un significativo silenzio di tomba…), fu proprio il praianese a rompere le uova nel paniere a Sibilia e Costa. Al primo, come progettista di Costa presidente post-commissariamento. Al secondo, come invaso e ghermito dalla sua irrefrenabile fregola di ambizioni in sequenza. Costantemente finite in malora. Che, immancabilmente, han fatto una brutta fine… A proposito degli spropositi: procurella (piccola procura) federale, e Giuseppe (“Caro Peppino”) Pecoraro: visto che i mesi scorrono e nulla succede, ma che fine hanno fatto, i preannunciati (da Sibilia) procedimenti disciplinari a carico di Gagliano??? Anch’essi sono stati sepolti, o sono scomparsi nel nulla?

 

Costa è quello dell’assemblea campana taroccata del 1° dicembre 1990

Massimo Costa, non a caso, è il soggettino che, in concorso con Cosimo Sibilia, Piero Di Cristinzi e Ludovico Feole, manipolò l’assemblea campana elettiva, sempre nell’ambito della lega dilettanti, del 1° dicembre 1990. Osarono, i due lupetti, Sibilia e Costa, come sancito dalla corte federale, nella sua storica sentenza del 25 febbraio 1992, far leva, per vincere illecitamente quell’elezione (un vizietto, a quanto pare…), vergognosamente, un’esuberante, strabordante, inverosimile quota di schede vergate da una stessa mano. Ebbene, a riesaminare, ad oltre venticinque anni di distanza, ciò di cui è stato riconosciuto responsabile (alle predette primarie PD), il Massimo Costa medesimo, dal Tribunale di Napoli, si sarebbe tentati di dire, quasi quasi, che ha festeggiato il Giubileo…

 

Il lupo non perde il vizio…

Oppure, se si preferisce, che il lupetto (o il lupettino) perde il pelo, ma non il vizio… Intendendo, per lupetto, sia l’incanutito, invecchiato lupo irpino, sia il lupettino-ino-ino partenopeo. Un proverbio della saggezza popolare recita: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…”. Per Costa e Sibilia, il motto è perfettamente scambievole, reciproco, vicendevole. Non v’è che dire: una coppia affiatatissima e ben amalgamata. E già, l’amalgama, quello che un antico presidente voleva comprare al mercato del calcio…

 

Le nomine fatte e non fatte e le nomine “di fatto”

La vicenda Costa, le nomine fatte e non fatte, le nomine di fatto (ossia, quelle che poi, alla fin fine, davvero contano, per le persone semplici, quali i fruitori dei disservizi del comitato campano), il mascheramento dei futuri candidati da commissari o vice, la loro scomparsa solo dai “bollettini parrocchiali”, ma non dalla sede del comitato, il loro presidiare (per finalità di auto-candidatura) l’ormai devastato e dissacrato tempio del calcio campano, la costante, perseverante, indecorosa violazione delle regole democratiche, anche le più minute, banali e scontate: tutto ciò traspare, in filigrana, da tutto il periodo della gestione Sibilia del comitato.

 

Le immani responsabilità di Sibilia: agli onori, corrispondono gli oneri… Ma l’onorevole… non lo sa 

E già. La gestione a suo nome, quella in suo nome e quella per suo conto, esercitate (con modalità penose e risultati, anche e soprattutto sotto il profilo economico, a dir poco catastrofici, come li qualificò proprio il più inconsapevole tra tutti, Salvatore Gagliano), tra gli altri, dai più inverosimili soggettini, che siano mai apparsi al proscenio del calcio campano: gli Zigarelli, le Tambaro, gli Errichiello & compagnia adorante.

 

Ci risiamo, con la ridicola “culpa in vigilando” 

Dunque, se la procurella (piccola procura) federale volesse, almeno una volta ogni quattro anni (finora, ne son passati tre e mezzo…), battere un colpo, quantomeno fingere di voler reclamare la propria esistenza in vita (e non denunciare una sua disperata e disperante “morte continua”), Sibilia dovrebbe, nella più ottimistica e benevola delle ipotesi, essere accusato di gravi omissioni, di distrazioni e disattenzioni continue. Per scansarsi, ovviamente, le imputazioni più gravi: ossia, di aver, consapevolmente, premeditatamente, volutamente impostato la sua gestione su mascheramenti reiterati. Nella più bonaria delle ipotesi, quindi, dovrebbe rispondere della patetica “culpa in vigilando”…

 

“Mi son distratto un attimo…” 

Come Vasco Rossi in “Colpa d’Alfredo”, fra’ Cosimino dovrebbe auto-accusarsi, cantando l’ormai proverbiale “mi son distratto un attimo…”. Indi, dovrebbe fare penitenza ed implorare il pubblico perdono, nella speranza di sottrarsi alle molto più gravi imputazioni, delle quali s’è detto. E non ci riferiamo solo alle accuse sugli amici, indebitamente assisi al suo fianco… Sia come sia, diversamente da Paganini, che non si ripeteva, o da Nino Manfredi, l’indimenticabile protagonista di “Fusse che fusse la vorta ’bbona?” (“prendete appunti, ché io nun ripeto…”), il disinvolto Massimo Costa, alle primarie PD, s’è ripetuto. Testualmente…

 

Il democristiano Costa 

Democristiano di lungo corso (e ciò, già da solo, basterebbe…), poi trasmigrato (senza mai successo) in una miriade di altri partiti, Costa rincorre, da decenni, una gloria che, ostinatamente, gli si nega. “Ché quel giorno, la gloria, non c’eravamo neanche visti…”, cantava il surreale, impareggiabile Renato Rascel di “Napoleone”. Sembra, questo versetto sarcastico, il perenne slogan di Massimo Costa. Basta sostituire l’espressione “ché quel giorno” con quella, più attinente, “ché in   decenni…”.

 

Da “tutti insieme appassionatamente”, alla separazione forzata… 

Sibilia & Costa: aspiravano a stare insieme, appassionatamente, l’uno democristiano e poi trasformista pluripartitico, l’altro forzista, ma democristianissimo nell’anima. I due, together, hanno taroccato l’assemblea del 1° dicembre 1990. Ora, saran costretti, giocoforza, a separarsi, a scindersi. Che dire? Nel frattempo, le società calcistiche campane stanno, passo dopo passo, tassello dopo tassello, ricostruendo il mosaico. Daremmo un modesto consiglio (a titolo gratuito, non di consulenza giacomardiana, da sceicco arabo) a chi ha avuto la genialata di inventarsi, ma come se fosse reale, il complotto parrocchiale: pentiti, vergognati, smettila!

 

Genio, ravvediti, finché sei in tempo…  

Finché sei in tempo… Perché, se vai avanti, farai solo divertire gli avv. Filippo Pucino (con l’avv. Gennaro Lepre) e Gaetano Annella (con l’avv. Gianluca Barbato). Pd e FI (Renzusconi) insieme: Costa e Sibilia insieme. Ma questo fra’ Cosimino è proprio sfortunatissimo, nonostante gli piaccia vincere facile. Vince facile, per il vero, tutte le partite che non potrebbe, umanamente, perdere, ma, poi, si ritrova scornato e denudato. Ora, Costa è out. Per Costa, è squillato il bip del Game over. Costa, che nella sua vita è stato solo arbitro e che avrebbe voluto fare il presidente del calcio campano, senza “azzeccarci” per niente. Costa, che Sibilia voleva imporre a forza, nella sua squisita sensibilità democratica…

 

Sibilia e Costa “together”, alla festa di compleanno dell’inverecondo “primarista” 

Sibilia si mostrava fiero ed orgoglioso, pochi giorni fa, alla festa per il compleanno di Costa, celebrata al prestigioso circolo canottieri, a Napoli. C’erano proprio tutti, Sibilia, Costa ed i loro peones: Zigarelli (che dipingeremo a breve…), la Tambaro (sorvoliamo, in onore della sua appartenenza al gentil sesso), un entusiasta (de che?) Errichiello, din don Montesano, Scarfato (nell’attesa delle bufere che incombono…), Vecchione (ancora tu…), un insonnolito Iacoviello (ci ritorneremo…), Ramaglia (colui che ha definitivamente affossato l’ANM, l’azienda napoletana dei trasporti: anche su codesto soggettino, ci ritorneremo…), l’ignotissimo Peppe Ferro… Festeggiavano, insieme, il compleanno e (troppo prematuramente…) la candidatura dell’improbabile Costa a presidente del comitato campano. Ma gli hanno definitivamente bruciato il candidato, a fra’ Cosimino, cantandogli: “Ma che volete, è il prezzo della gloria…”.

 

Quante “ritirate”, nell’era sibiliana… 

Ma quanti misteri e quanti indietreggianmenti, quante indecorose “ritirate”, quanti flop, durante la nefasta e funesta era sibiliana. Ormai, non si contano nemmeno più… La sede di via Strettola Sant’Anna alle Paludi, strumentalmente (per fini non poi troppo reconditi…) deprezzata, vilipesa, ridotta a deposito cartaceo. Con la penosa finzione di adibirla a dimora e sportello degli organi di giustizia sportiva del comitato campano (te li raccomando, quelli…). Il campo federale di Secondigliano indecorosamente abbandonato, incluso il nobile progetto di utilizzarlo quale positivissimo momento di recupero del disagio giovanile dello storico territorio metropolitano. Il progetto impiantistico con la Regione Campania, irresponsabilmente fatto evaporare da De Fiore, Tozzi e da tale rag. Massimo Corciulo.

 

E Sibilia ordina a Barbiero di fare l’agit-prop

Intanto, appena Costa è stato sacrificato sull’altarino del Renzusconi,  Barbiero, su input perentorio di Sibilia, intimatogli con quella sua inflessione irpin-cavernosa, ha iniziato, immediatamente, a fare la campagna elettorale. Una propaganda illegittima. Davvero spregiudicata, da parte di un commissario. Auto-retrocessosi, da sedicente commissario super partes (ma voi ci credevate???) ad agit-prop. Con l’ausilio dell’altro inadeguato, il vice commissario Alberto Pacifico. E di tutti coloro che non sanno quel che fanno, né quel che li aspetta… Nell’inerzia di una paralizzata procurella (piccola procura) federale, non resta altro che confidare in un intervento della magistratura ordinaria…

 

Nicchi si scuote dal torpore, si lecca le ferite e strombazza… 

“Ieri il collegio di garanzia dello sport ha posto fine al contenzioso promosso dall’associato Claudio Gavillucci, stabilendo in modo definitivo che l’aia ha agito legittimamente, nel rispetto delle regole, quindi in modo inoppugnabile. Ciò è la conferma che l’associazione opera con trasparenza e fondando la sua azione sulla meritocrazia, quale unico criterio selettivo dell’attività arbitrale, a tutela di tutti gli associati e del calcio italiano”. È questo, manco a dirlo, il proclama della vittoria di Marcello Nicchi. Dopo una prolungata fase di per lui inusitato silenzio, il tosco dispittoso s’è, finalmente, liberato. S’è sgravato. Ed ha partorito un trionfale editto.

 

Le verità di comodo 

Ma, come sempre, raccontando, ai suoi sudditi, una serie di verità di comodo. Piccole osservazioni. Nicchi scrive che il collegio di garanzia (“de che?) del coni ha deciso “in modo inoppugnabile”.

 

L’impugnazione in sede amministrativa 

In realtà, l’eroe Gavillucci, come questa rubrica ha già scritto, ha ancora a disposizione l’impugnazione in sede amministrativa. La quale è l’esatto opposto, rispetto alla pretesa “inoppugnabilità” della decisione del collegio del coni (un termine che, per chiarirlo bene a Nicchi, significa “non impugnabilità”). Certo, il collegio frattiniano configura ed individua l’ultimo grado di giudizio, in ambito sportivo. Ma non, si ribadisce, in quello amministrativo. E, se si tien conto (come è assolutamente doveroso ed imprescindibile) che l’illegittimità degli atti dell’aia può essere dichiarata proprio dal TAR del Lazio, si desume ancor più la temerarietà del “manifesto gaudioso” nicchiano…

 

“Meritocrazia va cercando, ch’è sì cara…” 

Quanto all’espressione nicchiana “meritocrazia… unico criterio selettivo dell’attività arbitrale”, non possiamo trattenerci dal sorridere (ed è davvero il minimo…), nel leggerla. Ma se la materia del contendere Gavillucci versus aia insiste tutta, per l’appunto, nel supposto, mancato rispetto della meritocrazia, oltre che nella carenza, se non assenza assoluta, di limpidezza e di quella, che si continua a definire trasparenza… E non si dimentichino le “mazzolate” (alla Mazzoleni), inferte sul groppone dell’aia dalla corte federale d’appello e dal tribunale federale nazionale, i due organi porporali della giustizia sportiva endofederale…

 

Un monito a Nicchi

Con un severo memento a Nicchi: quello pubblicato, dal collegio di garanzia (de che?), è solo il dispositivo. Occorrerà, quantomeno, leggere le motivazioni. O Nicchi già le conosce, come darebbe ad intendere? Ancora: “a tutela… del calcio italiano”. Per il vero, l’unica tutela, garantita dal sullodato collegio, sembra proprio essere quella dell’aia. Un’aia, che si sforza di salvaguardare, con le unghie e con i denti, con la forza della disperazione, la propria prerogativa di “riservatezza”, in senso ed in stile medievale, sulle graduatorie arbitrali, ma guarda un po’, di merito…

 

Prosegue il proclama nicchiano 

Nicchi insiste: “Il terreno di gioco è l’unico vero giudice della nostra attività. Il movimento arbitrale continuerà a lavorare speditamente con impegno, passione e divertimento, nel normale approccio sportivo”. Be’, il terreno di gioco si avvicinerà realmente alla condizione ed alla prerogativa di “unico, vero giudice” soltanto quando le graduatorie di merito saranno in chiaro e non più riservate al dominio assoluto della casta dirigenziale arbitrale. Quanto al “divertimento”, più che una semplice minimizzazione, è la sintesi di un davvero disinvolto tentativo di trasferire, su diversi e ben più nobili piani, tutt’altri interessi (economici, di potere, di condizionamento, di profitto sull’immagine, di remunerazioni extra-arbitrali in prospettiva futura…) e tutt’altri sentimenti (d’ambizione, d’egocentrismo, d’aspirazione al dominio e così via…). Ancora: sarà una sottigliezza, ma in quell’avverbio, “speditamente”, si legge tutto il fastidio nicchiano per le molestie sofferte ad opera di Gavillucci: il quale, quasi quasi, sarà imputato di aver frenato, rallentato, ostacolato, inibito il sollecito, rapido funzionamento dell’aia… A proposito degli spropositi: ora, manca solo che Nicchi deferisca Gavillucci per lesa maestà dell’aia, per aver rallentato il corso inesorabile dell’aia, per aver danneggiato l’immagine della categoria arbitrale, e via fantasticando…

 

La conclusione: “in cauda” la minaccia…

E ti pareva… Poteva mai mancare, la minaccia finale, l’evocazione, lo spauracchio della vendetta, tremenda vendetta? Troppo e troppo a lungo, s’era contenuto, represso, “trattenuto”, Nicchi. L’impero nicchiano, anche se la procurella (piccola procura) federale continua a far finta di non vedere e di non sapere un fico, è stato costruito, mattone per mattone, nonché individua il suo criterio essenziale, fondativo, nei deferimenti disciplinari. I quali, per di più, vengono attivati, dall’implacabile ed inesorabile tosco dispittoso (e vendicativo…), presso gli organi di giustizia domestica arbitrale, che, con rarissime eccezioni luminose, te li raccomando… Deferimenti che hanno avuto ed hanno, quali bersagli, tutti (uno ad uno) gli antagonisti di “politica arbitrale” e del conseguenziale potere, ossia gli anti-Nicchi, quei pochissimi che ancora hanno il furore, lo sdegno e l’incoscienza di esserlo e che affrontano consapevolmente il patibolo. Certi di essere trattati alla stregua di nemici da abbattere, o da ghigliottinare.

 

Le azioni nicchiane 

“Contestualmente saranno valutate azioni da intraprendere nei confronti di tutti quelli che, associati e non, hanno tentato di screditare l’aia e la sua organizzazione durante tutto questo periodo”. Sull’innanzi trascritto periodo di chiusura del proclama nicchiano, Calcio malato ha un suo chiaro commento da esplicitare: l’aia è stata, semmai, screditata, se si deve (e si deve, eccome!) essere seri ed obiettivi, dall’ostruzionismo nicchiano, che ha dato la stura ad infinite interpretazioni, fino a quelle più malevoli. Ad esempio, selezionando, fior da fiore (a mo’ del genio giuridico, che sostiene Sibilia), tra le più moderate, si ricordi, al riguardo, il post, sul proprio profilo Facebook, di Maurizio Pistocchi, secondo il quale l’ultimo, nella graduatoria che ha dato vita alla querelle, non era Gavillucci, ma “un certo Luca Pairetto”…

 

Ma come potrebbero esaurirsi, le allusioni, con i criteri aia attuali? 

Ebbene, allusioni ed insinuazioni, o magari constatazioni, di questo genere, peraltro corroborate dalle voci di esonero del designatore Rizzoli, proprio per via del caso Gavillucci, non finiranno mai, fin quando i criteri saranno quelli attuali, di assoluta blindatura delle graduatorie arbitrali. L’aia, in sostanza, non è stata certamente screditata da chi l’ha criticata, stigmatizzando il comportamento del suo unico vertice, anzi padrone (copyright Edmondo Pinna). L’aia, semmai, s’è delegittimata da sola. Con le proprie mani. Con i propri criteri. Con le proprie chiusure a riccio. Provocando e cagionando, con sovrano senso di irresponsabilità, per puro dispitto, perfino quel conflitto insanabile, tra gli organi federali e del coni, che è sotto gli occhi di una sbigottita opinione pubblica. Un conflitto che ha squassato, a mo’ di ciclone, gli organi direttivi, quelli di giustizia sportiva nazionale, quelli di controllo etico…

 

I rinculi a catena…

Un conflitto, le cui conseguenze, i cui riverberi ed i cui rinculi si avvertiranno per lunga fiata ancora… Una guerra intestina, tra aia ed un suo (un suo, Nicchi: un suo!) associato, che è apparsa incomprensibile ed ingiustificabile, alla pubblica opinione. Prescindendo, ovviamente, dai pedissequi sudditi arbitrali, i quali, alla Ciccio formaggio, non hanno il coraggio “nemmeno ’e parla’ ”

 

L’auspicio (vano) di un’operazione simpatia

Un quesito a Nicchi: ma vuol capire, finalmente, ripresosi (per ora, in attesa dei futuri guai: ad esempio, Trefoloni e Rosario D’Anna…) dallo choc della gavillucciana lesa maestà, che rendere pubbliche le graduatorie arbitrali di merito è solo una questione di chiarezza e limpidezza? Che l’aia ne trarrebbe giovamento? Che sarebbe un’autentica operazione simpatia? O dobbiamo definitivamente convincerci che ci sono motivi occulti (ma agevolmente decifrabili), che presiedono alla blindatura di codeste benedette (o maledettissime) graduatorie? Ad esempio, per capirci: finalizzati alla conservazione e perpetuazione del potere sui sudditi?

 

Arbitri l’un contro l’altro: si son mai visti, gli studenti in guerra intestina? 

Chiediamo agli affezionati lettori di Calcio malato di dare, nel loro intimo, una meditata, ponderata risposta a quel che stiamo per chiedere. Poniamo che uno studente bocciato, dalla seconda alla terza liceale, ricorra al TAR. Ipotizziamo, altresì, che l’iniziativa sia stata attivata, dallo studente, per essere riammesso, reintegrato, o finalmente promosso, alla terza classe liceale, inibita al giovane discente. Ebbene, qualcuno potrebbe mai ipotizzare che un gruppo di diciannove studenti (tanti, quanti sono gli arbitri, indecorosamente schieratisi, sia pure silentemente e passivamente, contro Gavillucci), possa presentare ricorso al TAR, in appoggio ed a sostegno del dirigente scolastico e dei collegio dei docenti, contro la predetta riammissione del compagno di classe?

 

Ipotesi improponibile, in qualsiasi altro ambito, che non sia l’associazione arbitri…

Sarebbe una perfida, diabolica ipotesi, inimmaginabile, dopo che i venti (diciannove più uno) abbiano condiviso anni e anni di studi, di sacrifici (beh, oggi forse un po’ meno che nel passato…), di panico per le interrogazioni (forse, ci si perdoni, siamo legati ad una visione romantica della Scuola), di scioperi a favore di improbabili Paesi esteri, di filoni, di assenze per i primi filarini, e via “goliardando”. Ma quel che è inconcepibile in tutti gli altri ambiti, nell’aia, viceversa, è la norma. È l’abitudine. È la regola. Nicchi, vuoi, finalmente, chiederti il perché? E quanto ciò costi, in immagine ed improponibile simpatia, agli arbitri italiani?

 

Ma le graduatorie di merito possono continuare ad essere un tabù? 

In ogni caso, un dato emerge, inequivocabile, dal caso Gavillucci, che, non fosse per altro, che per il motivo che stiamo per enunciare, continueremo a definire un eroe dell’arbitraggio. Un eroe che ci ha visto lungo, che ha avuto il coraggio, in un’associazione immobile, sclerotizzata, mummificata, paralizzata dal terrore del deferimento disciplinare, di rivendicare come un diritto di qualsiasi arbitro quel che, nell’aia, non è più possibile nemmeno implorare: la chiarezza, la pubblicità delle graduatorie di merito. 

 

Le auto-proclamazioni nicchiane

Una limpidezza vera. Non quella basata sulle pompose auto-proclamazioni nicchiane, che si riducono a quella, insistentemente ripetitiva: “Noi siamo limpidi. Meritocratici. Il campo è l’unico giudice. E basta! Tutti zitti e mosca!”. Il che, nel Vangelo secondo Marcello, esonererebbe l’aia dall’obbligo di fornire un minimo di dimostrazione della verità… Ma, dopo Gavillucci, nulla potrà essere come prima, nell’aia. E, soprattutto, si gradirebbe un intervento pubblico di Gravina (quanto al vicario, Sibilia, non l’attendiamo, non l’auspichiamo e “nun ce ne può frega’ de meno”, considerata, in materia, la sua incompetenza assoluta). Perché le minacce non possono essere consentite neppure all’imperatore dell’aia. Neppure al padrone degli arbitri, come opportunamente lo martella, ad ogni pie’ sospinto, l’ottimo Edmondo Pinna del “Corriere dello Sport”…

 

Il web ha maciullato Nicchi 

Tra i tantissimi commenti alla vicenda Gavillucci, abbiamo scelto uno dei più moderati e contenuti: quello di un brillante opinionista, Francesco Moria, pubblicato, il 13 marzo scorso, sul giornale on line “Mondo sportivo”. Il giovane, classe 1995, si presenta come un appassionato studioso del “rapporto tra sport e politica”: impresa titanica, in Italia, soprattutto dopo l’inciucio Renzusconi, che ha portato Sibilia addirittura alla presidenza nazionale del calcio sociale… E che vorresti di più, dalla vita?

 

“Gavillucci, una rivoluzione soffocata” 

Il titolo, già di per sé, è garbatamente illuminante: “Gavillucci, una rivoluzione soffocata e il silenzio assordante dell’aia”. Stralceremo, dall’articolo, i brani più interessanti: “L’aia sembrava ormai essere sul punto di vivere la più clamorosa svolta della propria storia: un arbitro (Claudio Gavillucci) dismesso per valutazioni tecniche che viene reintegrato… scatenando un terremoto… senza precedenti. E invece… la rivoluzione è soffocata… La questione è spinosa e complessa… Al centro della questione c’era uno dei più grandi e storici vulnus del sistema dell’aia: la mancanza di trasparenza dei parametri utilizzati per la valutazione degli arbitri…”. Be’, Nicchi: come aperitivo, beccati questa…

 

L’opinionista centra l’argomento nodale e cruciale 

Moria coglie, quindi, l’aspetto essenziale delle motivazioni della corte d’appello federale, proprio quello che Nicchi ostinatamente finge di ignorare e che il giovane opinionista, invece, nella sua stringente analisi, evidenzia spietatamente: “Manca, ovvero, un elenco chiaro, preciso e noto a tutti prima di essere giudicati dei criteri utilizzati per valutare i direttori di gara. La corte d’appello aveva riconosciuto proprio questo limite… (che) rischia di sfociare in una sorta di possibile (illegittimo) arbitrio…. reso evidente da quella voce ‘altri eventuali criteri’, i cui parametri sono ancora oggi sconosciuti…”. E, come snack, Nicchi, beccati quest’altra…

 

“Mondo Sportivo” esamina le disinvolture dell’aia successive la decisione della cfa 

Come gli affezionati lettori di Calcio malato possono agevolmente notare, le valutazioni di Mondo sportivo coincidono (come la decurtisiana “coincidenza che coincide”) con le nostre, espresse nella puntata del giorno precedente, Indi, il giovane opinionista passa in rassegna tutte le disinvolture dell’aia nel periodo successivo alla decisione, pur ben motivata (rara avis), della corte d’appello federale. La conclusione dell’articolo è tutt’altro che gratificante, per Nicchi: “Gavillucci… potrebbe accettare la decisione” (del collegio di garanzia), nella speranza di riciclarsi in futuro in un ruolo dirigenziale all’interno dell’aia, magari alla fine dell’era Nicchi, oppure… si toglierà qualche sassolino dalla scarpa”. E, a mo’ di stuzzichini appetitosi, beccati quest’altra ancora, Nicchi…

 

Il pesante giudizio di “Mondo sportivo” sull’aia nicchiana 

Ma le parole, come pietre, Moria le riserva alla conclusione della sua analisi: “Comunque vada, l’associazione italiana arbitri ne esce ancora una volta sconfitta sul piano della trasparenza e della chiarezza. Ne esce con un’immagine sempre più scura lo stesso Nicchi, che in questi mesi è andato avanti come se nulla fosse. Il mondo arbitrale è rimasto immobile, nascosto sotto quel velo di retorica che sembra rendere tutto così bello, pulito e corretto: basterebbe leggere qualche pagina della rivista ‘l’arbitro’ per farsi un’idea di questa realtà mistificata, fatta di racconti quasi fotocopiati e che raccontano ben poco di quella che è la vera condizione degli arbitri italiani a tutti i livelli”. Nicchi, siam giunti all’antipasto…

 

Evocata la silente minaccia a Rizzoli… 

L’opinionista non dimentica la delicata posizione soggettiva di Rizzoli: “Non solo, ma Nicchi ha deciso di portare a fondo tutti. Compreso Rizzoli, che lo scorso anno aveva difeso la permanenza di Gavillucci in can A e si è ora ritrovato a doverlo isolare… Fa quasi sorridere, in tutto questo, la totale assenza di comunicazione da parte dell’aia. Se fosse stato soltanto per l’associazione, della storia di Gavillucci sapremmo poco o nulla… Il caso Gavillucci poteva mettere fine alla presidenza Nicchi, perché un ritorno dell’arbitro di Latina avrebbe riconosciuto a tutti gli effetti l’enorme falla interna al sistema, necessariamente da cambiare sin dai dirigenti. Per il momento, però, … il mondo dell’aia può nuovamente guardare avanti, riducendo la questione sollevata da Gavillucci un mero capriccio di un arbitro che non ha accettato la sua esclusione”. Chiaro, Nicchi? Il pranzo è servito… Per ora. In attesa degli sviluppi del caso Trefoloni e del caso Rosario D’Anna, non sarebbe il caso che ci meditassi un po’ su? Ma il delirio di onnipotenza, lo stesso che avvince e pervade, ormai irrimediabilmente, anche fra’ Cosimino, appare davvero incurabile…

 

Juventus: anche quando gioca benissimo, emerge qualche dubbio angosciante…  

Il web contiene davvero di tutto. A iosa. All’infinito. Ma non esiste alcuna società calcistica al mondo, che, come la Juventus, possa “vantare” una collezione di filmati, di inchieste, di interviste, di riprese da processi penali, di collage di immagini televisive, di perfide e dissacranti film taroccati, così numerosi, fitti, intensi, impressionanti, suggestivi. Tra i quali, anche autentici capolavori dell’umorismo. In particolare, le cuffiature partenopee: la sacrossnta vendetta dei napoletani… Eppure, gli juventini, tra i quali qualche redattore di questa rubrica, nonché tanti amici, distribuiti tra tutti i collaboratori di Calcio malato, non vogliono darsene per intesi. Su Juve-Atletico Madrid, comunque, devono premettersi due considerazioni.

 

Nell’occasione, Juve davvero super 

La prima: che i bianconeri, guidati da un campione ineguagliabile, come Cristiano Ronaldo, hanno giocato a livelli altissimi. Hanno dato una superba dimostrazione di saldezza di nervi, di ferma e sicura determinazione nel perseguire il loro obiettivo, di volontà d’acciaio, nel distribuire le proprie energie e la propria voglia di vincere nei novanta e più minuti, senza lasciarsi corrodere dall’ansia, di una capacità, davvero al di fuori del comune, di armonia del proprio gioco di squadra.

 

L’Atletico Madrid intimidito 

La seconda: che l’Atletico Madrid è apparso intimidito, spaventato, bloccato, paralizzato. In sintesi: l’esatto opposto dell’edizione casalinga. Un esempio su tutti: il fenomeno Griezmann non ha toccato palla. Ed è davvero un fenomeno, non era un complimento ironico… Un fenomeno, per di più, avvezzo ad eventi agonistici di maggior valenza, rispetto a Juve-Atletico Madrid. Ma, anche in occasione di una limpida prestazione juventina, d’elevatissimo profilo, non è mancata una macchia, che resterà indelebile. E che, peraltro, in ossequio ad una di quelle tradizioni che contribuiscono fortemente all’antipatia per le zebrette, è stata totalmente ignorata, dalle emittenti televisive che hanno irradiato le immagini del super match.

 

Il rigore negato all’Atletico Madrid 

Il riferimento è, ovviamente, al rigore non concesso ad Angel Correa, vivace e velocissima seconda punta del team di uno stranamente inerte, o annichilito, Diego Simeone. Pochi minuti prima, l’arbitro Kuipers aveva concesso un sacrosanto rigore alla Juve, per un fallo (stupido, ma ineccepibile) su Bernardeschi.

 

Come ha fatto, Kuipers, a non assegnare quel rigore? 

Pochi minuti dopo, non si può ignorare il premeditato, feroce impatto del “rinoceronte” Chiellini, un autentico spaccaossa, su Correa, abbondantemente all’interno dell’area di rigore. Con l’aggravante che lo juventino, dopo aver travolto Correa, ha perfino, con artistica immediatezza, “sceneggiato” di essere stato vittima di un intervento falloso, rotolandosi, da consumato attore del calcio, sul verde manto dello splendido stadio… Di Chiellini, Calcio malato ha già scritto. Il fortissimo, ma belluino difensore, ha solo confermato quel che è.

 

Tre volte “più rigore” quello di Chiellini… 

Ebbene, l’’intervento di Chiellini vale tre volte, come punibilità, rispetto alla “spintarella” che ha causato il rigore a favore della Juve. Un penalty ineccepibile, si ribadisce, perché, palesemente, l’intervento che l’ha causato era finalizzato a spegnere, irregolarmente, un’iniziativa offensiva.  A questo punto, non resta che formalizzare, con urgenza, una proposta integrativa: l’arbitro Kuipers sia posto,  immediatamente al di sotto di Cakir, nella stessa black list, di candidati a sostituire o Nicchi, o Nicola Rizzoli. La distinta ufficiale degli arbitri che odiano… ma non le donne, com’era nel famoso film. No, non le donne: la tecnologia…

 

Omertà assoluta…

Eppure, di codesta situazione di gioco (e di scorrettezza) non ha parlato nessuno. Nessun opinionista vi ha fatto cenno. Hanno dovuto porre rimedio e riparo, all’omertà degli organi d’informazione, i social. I quali hanno diffuso un’immagine dell’episodio, ripresa da tergo, di una nettezza assoluta…

 

Solo i social hanno regalato l’immagine, verboten per le tv

Un’immagine che i gestori televisivi dell’evento si son guardati bene dal divulgare. Era, quello di Chiellini su Correa, un rigore sacrosanto. Che Kuipers ha disinvoltamente ignorato, nella sostanza. Fingendo, quanto alla forma, perfino di interpellare il (o la) VAR. Quel rigore, se concesso e se realizzato, avrebbe stroncato il sogno Juve della rimonta impossibile. Avrebbe cancellato un’impresa, legittimata da una prestazione maiuscola. Super. Ma avrebbe rappresentato il trionfo della giustizia calcistica. Quella, secondo la quale non sempre vince chi abbia giocato, anche molto meglio, per quasi tutta la partita. Legge antica del calcio. Che, però, con la Juve non vale.

 

Cambiare subito la filosofia VAR!

Ci si rende conto dell’esigenza che l’arbitro al (o alla) VAR debba pre-valere sul direttore di gara in campo? A sommesso avviso di Calcio malato, già enunciato in precedenza, le chiamate VAR devono essere riservate ai tecnici delle due squadre in campo, in numero che Calcio malato propone di almeno tre per gara, per ognuno dei due mister. Esattamente come dispongono le discipline sportive che non hanno paura, né remore strumentali, ad accogliere la tecnologia come un sussidio, uno strumento indispensabile di supporto e non a vilipenderla come una molestia, o come un’impertinenza. Ed, ancora, si ribadisce che le regole VAR, come già scritto in questa rubrica, devono essere innovate da non arbitri…

 

Nicchi, smentendosi spudoratamente, prende la  VAR al balzo…

Il volpone tosco, o il “Nicchi pentito e redento”. Il Marcellone che non t’aspetti. Anch’egli emulo del personaggio femminile di “Colpa d’Alfredo” dell’immenso Vasco Rossi, dopo aver sacramentato contro la tecnologia VAR, ha ingranato un’indecorosa retromarcia, prendendo subito… la VAR al balzo… Bastonato da Gavillucci, dalla corte federale d’appello, dal tribunale federale nazionale, ormai sull’orlo dell’abisso, salvatosi dall’imminente catastrofe, dopo un attimo di smarrimento e di deliro (l’attimo del proclama della vittoria), Nicchi s’è ripreso. Ha fiutato l’aria ed ha agito di conseguenza.

 

Ma che virata di bordo, quella dell’aia… 

Con un disinvolto dietrofront, nella settimana che sta per chiudersi, l’aia nicchiana ha sussurrato, agli organi di stampa ed al web, che potrebbero essere chiamati a protagonisti VAR i miglior arbitri che concludono la carriera “da terreno di gioco”. Ma non è finita. Addirittura, si ipotizza, dell’aia nicchiana, una consapevole opzione per una “maggiore trasparenza”.

 

La rivoluzione: dalla blindatura all’apertura 

Ma voi capite? Nicchi… L’aia… La trasparenza… La scelta, davvero rivoluzionaria per Nicchi, è stata camuffata come suggerita dallo “stile uefa champions league”. La federazione europea del calcio, invero, pubblica, nei giorni dopo le partite della coppa dei campioni, un report sulle decisioni VAR.

 

L’aia segue la scia, ma s’intesta “l’innovazione” 

Addirittura, l’aia ha gridato al trionfo, auto-collocandosi “ancora una volta all’avanguardia per capacità di innovazione”. Innovazione? Semmai, seguire l’onda. Semmai, percorrere il tracciato del solco… Un piccolo particolare: è la stessa aia ed è lo stesso Nicchi, che, fino al caso Gavillucci, non perdevano occasione per ostacolare, boicottare, vilipendere la tecnologia VAR. È quel Nicchi che, prima di essere messo spalle al muro da uefa e fifa, mortificava il pavido Tavecchio stravecchio con frasi, il cui succo era, stringi stringi: “Con me, mai la tecnologia VAR”! Il che deve convincere anche i più riottosi anti-Gavillucci a riconoscergli il merito di aver ammansito il lupo tosco e di averlo indotto a miti consigli… W Gavillucci!

 

Dagli arbitraggi della Champions League a quelli, terra terra, nel comitato campano… 

Tra i tanti organi d’informazione sportiva, che dissacrano e delegittimano, settimanalmente, gli arbitraggi in seno al comitato campano, ce n’è uno, on line, Calcio goal”, che si segnala per una particolare virulenza. Il blog ha il suo opinionista principe in Sergio Vessicchio. Guarda caso, si tratta di un ex arbitro di calcio… Uno che, evidentemente, conosce bene la categoria. Per essere vissuto, a lungo, al suo interno.

 

Le insinuazioni di Vessicchio 

Ebbene, Vessicchio è particolarmente allusivo, nelle sue osservazioni. Parla espressamente di “errori arbitrali in favore di Audax Cervinara, San Tommaso e danni all’Agropoli… Audax Cervinara e San Tommaso, rigori inesistenti per sbloccare le partite a differenza di un’Agropoli sempre più in crisi…. scandalosi i favori arbitrali verso queste due squadre irpine che da tempo ricevono una quantità smisurata di calci di rigori (la gran parte inesistente) soprattutto sul risultato di 0-0”.  Alla faccia…

 

“Calcio goal” manda in onda filmati, non solo commenti

Certo, Vessicchio è agropolese. Ma quel che pubblica sul web sono filmati, non solo commenti. Non chiacchiere… E non ha remore, Vessicchio, nel parlare di “tal Leonetti di Frattamaggiore”, come “il nuovo braccio armato… dopo Conforti e Striamo”. Aggiungendo che “l’Agropoli non scende a compromessi come avrà fatto qualche altra società”.  Che dire? Sciabolate. Scudisciate. Frustate…

 

Fra’ Cosimino, che momentaccio!

Decisamente, non è un buon momento, per fra’ Cosimino. O è una situazione troppo spudoratamente chiara, quella di Audax Cervinara e San Tommaso? Deve ripetersi: Vessicchio ha inserito, nel suo blog, addirittura una serie di filmati, intitolandoli “Compilation favori arbitrali ad Audax Cervinara e San Tommaso”.  Un titolo, che è tutto un programma… Ma che strano… Sibilia è avellinese. Dopo decenni di sostanziale irrilevanza delle società irpine, ecco che emerge, in singolare coincidenza col commissario di fatto irpino, addirittura un duo di società avellinesi al comando del campionato di eccellenza. E, quanto a Barbiero, l’affannato agit-prop, notoriamente, è null’altro che il ventriloquo di Sibilia… E che commento fare su Virginio Quartuccio, il designatore arbitrale? Dalle improvvide scelte, alle quali ricorre e nelle quali scivola settimanalmente, si direbbe proprio un improvvido…

 

Gravina e le “seconde squadre” 

Il da poco presidente della figc, Gabriele Gravina, periodicamente ritorna sul tema delle cosiddette “seconde squadre”.

Un tantino democristianamente, Gravina, che ha confermato di essere stato sempre favorevole a quest’innovazione, ha criticato il metodo ed i tempi dell’attivazione del progetto.  Ma la verità (e perciò parlavamo di democristianità di Gravina) è insita nella frase successiva: “Verificheremo il limite d’età, discutendone con le società Ma esse hanno davvero quest’interesse?

Certo, in Germania la stanno eliminando, questa che sembrava un’innovazione epocale…”. Indi, il ballon d’essai: “Iniziamo a riflettere se forse, istituzionalizzandola, non serva anche la multiproprietà”. Un’autentica virata di bordo, quella di Gravina. Leggete di seguito…Inizio modulo

 

Gravina: “Sulla multiproprietà sono stato sempre contrario, ma…”

All’incontro all’Allianz Stadium di Torino, Gravina s’è soffermato sull’argomento delle multiproprietà: “Sono sempre stato contrario, ma… oggi ci sono multiproprietà ufficiali che si stanno concretizzando con alcuni arrivi dalla lnd. … È il momento del coraggio e credo che io per primo devo assumermi le responsabilità… Il nostro mondo ha bisogno di scelte decise, decisive ed importanti. Bisogna avere il coraggio di farlo e sono convinto che questo coraggio ci sarà nel presidente Ghirelli e in tutti gli altri presidenti coinvolti”. E, così, s’appresta ad essere liquidata un’altra delicatissima problematica.

Intanto, i tifosi della Salernitana contestano Lotito… 

Peccato, però, che – ad esempio – a Salerno la vicenda della multiproprietà lotitiana, quella della Salernitana (subordinata palesemente alla Lazio), sta vivendo il momento più mortificante del suo arco temporale, della sua già molto discutibile parabola. I tifosi granata, invero, diserteranno in massa la prossima partita casalinga. Per protestare contro, indovinate chi? Contro Claudio Lotito… Sempre in gamba, codesta federazione calcio. E chissà cosa avrà detto l’improbabilissimo fra’ Cosimino, che era stato mortificato e zittito, a proposito del Bari, da Aurelio De Laurentiis, l’altro celebre “multiproprietarista”… Ve lo diciamo noi, come s’è espresso Sibilia: con un silenzio di tomba…

 

Agnelli e il convegno rivelatore…

“Seconde Squadre: analisi e prospettive nel contesto italiano”:  è, questo, il titolo del convegno, con Ghirelli, Gravina ed Agnelli, organizzato dalla lega pro, in collaborazione con la Juventus, tenutosi a Torino, all’Allianz Stadium. La Juventus, che è stata l’unica ad aderire al progetto nella stagione 2018/2019, ha accennato “al principio di identità”, che dovrebbe essere quello fondamentale, per motivare i calciatori, nell’ambito dell’iniziativa.

 

Agnelli, rassegnato, prende atto del “colpo mortale” della fifa…

Poi, una rassegnata comunicazione agnelliana: “I prestiti sono sotto la lente di ingrandimento per una serie di fenomeni sia italiani che internazionali in quanto le grandi squadre acquisiscono i migliori giovani per mandarli in prestito. La fifa ridurrà drasticamente i prestiti, consentendone, a ciascun club, un massimo di dieci”. Forse, mentre parlava, Andrea Agnelli pensava alle plusvalenze, già trattate da Calcio malato. Su questi delicatissimi argomenti, questa rubrica tornerà. Ma, per ora, concluderemo con una riflessioncella, che si aggiunge a quella sulle plusvalenze e la integra. Agnelli, imperturbabile, sabaudamente, starà ancora meditando sulle fibrillazioni da eliminazione Juve, nella coppa dei campioni. Starà ancora riflettendo sullo scampato pericolo. Con riconoscernza eterna al suo benefattore, l’arbitro Kuipers.

Dai cupi abissi del calcio…

Ora, che stanno emergendo, dagli abissi del calcio, nonostante la tecnologia VAR, le immagini mortali per il secondo gol di Ronaldo (che, verosimilmente, non era entrato…), oltre a quelle della chiellinata su Correa, Calcio malato, per una singolare associazione d’idee, corre con la mente alle società calcistiche per azioni. La genialata di Walter Veltroni, quella che induce in tentazioni estreme i presidenti del calcio. Tentazioni estreme, sulle quali l’autorità giudiziaria dovrebbe seriamente ipotizzare un accertamento definitivo. Ci ritorneremo… Due paroline di chiusura su Veltroni, l’esangue, pallidissimo, terreo comunista inconsapevole. Quel soggettino, che l’ineguagliabile vignettista Giorgio Forattini ritraeva, mirabilmente, come un millepiedi… E, con questo, Forattini aveva detto tutto!

  1. SEGUE