Calcio malato: Sibilia & Mauriello, il duo che ha affossato, con De Cesare, l’Avellino calcio – PUNTATA 79

Era un disoccupato, Zigarelli. Oggi, per il vero, ufficialmente lo sarebbe ancora. Ma s’è occupato al comitato campano: tra diarie, rimborsi spese di viaggi con la propria autovettura, “impegni” quotidiani, chissà quanto intascherà, ad ogni fine mese. Quanto a Mauriello, era un avvocato senza grandi prospettive. Anzi. Poi, venne inopinatamente nominato, pur senza vantare alcun precedente ed alcuna esperienza nel campo specifico, giudice sportivo territoriale, al comitato campano. Indi, a distanza di tempo, strafottendosene (sia lui, sia il suo tutore, Sibilia) delle incompatibilità prescritte dalla normativa, divenne non solo presidente dell’Avellino calcio, ma anche general manager della Scandone basketball Avellino, società della massima serie nazionale di pallacanestro, sponsorizzata dalla Sidigas, l’azienda di Gianmaria De Cesare. Le carriere napoleoniche degli amici degli amici… In quel momento, sorrideva, a Sibilia, un fulgido sol dell’avvenire. Che s’è trasformato in tempesta. In tornado. In un ciclone inarrestabile. Ma quel che contava era fornire l’ennesima prova della propinquità di Mauriello e Zigarelli a Sibilia. Della familiarità, innanzitutto interforzista, tra i tre. E, di conseguenza, del fatto che i tifosi avellinesi, inferociti, inviperiti, imbufaliti per la fine ignobile ed invereconda delle due massime società sportive della città, abbiano tutto il sacrosanto diritto di prendersela con Cosimino l’occhiolino…

La cronologia maurielliana, che la procura federale finge di ignorare

Le notizie, che stiamo per snocciolare, sono tutte estratte dal web. Ma c’è chi dice no, come canta Vasco Rossi. C’è chi finge di non saperlo. Di non leggere. Il 4 settembre del 2018, Claudio Mauriello “è nominato presidente del consiglio di amministrazione della neonata società  Avellino calcio”. Non poteva essere nominato presidente. Ma tant’è. La giustizia sportiva e le sue regole, per Sibilia, sono optional risibili, trascurabili, di infima valenza. Non avrebbe potuto esserlo, presidente, in quanto giudice sportivo territoriale al comitato campano (lo è rimasto, carta canta, fino ad aprile 2016, quando è stato sostituito). Ma Cosimo Capiluoghi Sibilia non avrebbe mai immaginato che qualcuno leggesse (è una sua inverosimile superficialità, o strafottenza, o incapacità: definitela come volete) perfino i bollettini parrocchiali (offensiva, gravissima intitolazione, beffarda, grottesca e sarcastica, dei suoi avvocati: suoi, di Sibilia) del comitato campano. Dopo tanti mesi (dal 31 agosto 2018, o dal 4 settembre, ad aprile 2019, intercorrono otto mesi: troppi, anche per la fin troppo disinvolta procura federale!), il Caro Peppino non se n’è ancora accorto. Né s’è avveduto del vulnus che il disinvolto Mauriello ha inferto alle regole ed alla loro presunta, molto presunta sacralità.

 

Nemmeno Gravina se n’è accorto

Ma non è una novità, in federazione calcio. Per la verità, non se n’è accorto neppure Gabriele Gravina, né il suo ufficio legale e neppure il suo ciclopico staff burocratico, guidato dal mite, silenzioso e sonnacchioso Antonio Di Sebastiano. Il controllo on line, la tanto strombazzata dematerializzazione, peggio che andar di notte. Eppure, sono tutte notizie a portata di chiunque voglia leggerle. Evidentemente, il premuroso (troppo, nei riguardi di chi conta o pare che conti, in federazione calcio) Giuseppe Pecoraro, no, non vuole leggere… E non vuole neppure scollarsi, per inciso, da quella comoda poltrona, alla quale è sommamente inadeguato, di capo della procurella (piccola procura) federale. E non si dimentichi l’altro dettaglio (un dettaglio, ma non per il portafogli di Mauriello): quello della sua carica di general manager della Scandone, la società della massima serie nazionale di pallacanestro. Due cariche, acquisite da Mauriello in evidentissima quota Sibilia. Che però, oggi, preso dai turchi ed assediato dagli eventi tragici (a cominciare dal sequestro preventivo per quasi cento milioni di euro, disposto ed eseguito dalla Guardia di Finanza, quella che, tradizionalmente, terrorizza Cosimino), vorrebbe scaricare. Fingendo di non saperne nulla. Fischiettando disinvoltamente, per affannarsi a dimostrare che il fatto non è suo.

 

Come ne uscirà, Sibilia?

Guai, angosce, ansie feroci: di tutto e di più, per un Cosimino l’occhiolino, al quale non ne sta più andando bene una, che sia una. Il cui stellone sembra tramontato dietro le verdi colline irpine. Aveva puntato grosso, Cosimo rischiatutto Sibilia. Contando sulla sua incredibile sorte benigna. Quella che gli ha consentito di arrivare a traguardi inimmaginabili, per lui e per le sue qualità, obiettivamente e di gran lunga inappropriate, per gli obiettivi, in via transeunte conseguiti. Uno dei problemi irrisolvibili di Cosimo il viceré è che è cinto d’assedio non da due estranei, ma da due suoi amici fedelissimi, sì (almeno finora), ma anche esigentissimi. Che gli impongono tutto, ma proprio tutto: Zigarelli, che disinvoltamente ignora Salvatore Errichiello (il massimo raccoglitore e catalizzatore di deleghe assembleari in bianco: la consueta, estrema disinvoltura dell’ambito sibiliano) e nomina vice presidente tale Giuliana Tambaro. La Tambaro, che quotidianamente accompagna Zigarelli. Arrivando al comitato campano poco prima, o poco dopo, dell’atripaldese. Come ne potrà mai uscire, da codesto ginepraio, un Sibilia che ha sì e no trenta secondi a settimana, da dedicare al comitato campano?

 

Bollettino porporale

La sempre più stralunata lega pro ha diramato i gironi della terza serie. Nel terzo, si legge anche il nominativo dell’Avellino calcio. Nonostante tutto e tutti. Ad onta delle istanze di fallimento e, soprattutto, della fatale, micidiale, mortale notifica del sequestro preventivo, per circa cento milioni di euro, eseguito presso la Sidigas, l’azienda di Gianandrea De Cesare, il patron, per l’appunto, dei biancoverdi irpini e della società Scandone basket. Ma, Santo Dio, almeno un punto interrogativo, dopo o prima dell’Avellino, la lega pro ce lo poteva piazzare? Magari, una sibillina (o para-sibiliana) X… Ci si avvia all’ennesima tiritera, tiramolla, barzelletta, con stillicidio, agonia e morte conclusiva, tra le sofferenze (dei tifosi biancoverdi, uniche vittime)… E il peggio è che ci si incammina, verso il baratro, a passo spedito e con piena consapevolezza. Povero calcio italiano… Vedremo proprio, chi andrà a giocare con la maglia dell’Avellino. Chi l’allenerà. Quale sarà lo staff tecnico. Il suo settore giovanile. I dipendenti. La parte burocratica, ossia degli uffici. E che dire degli abbonati? Ma si potrebbero mai fidare di un Mauriello, o di un Sibilia, che è poi, come tutti sanno, il tutore di Mauriello? In ogni caso, Gravina s’è già premurato di mettere le mani avanti, quanto all’Avellino calcio ed alle sue disastrose condizioni economico-finanziarie. In meno di un anno di vita (la società era nata, appena nella scorsa estate, dalle ceneri di quella del presidente Taccone)… Scrive, al riguardo, Il Fatto Quotidiano, che, evidentemente, ancora si fida: La figc monitora la situazione, con il presidente Gravina che ha fatto capire che se non dovesse cambiare entro il 31 luglio, si aprirebbe lo scenario della scomparsa del club, con la ripartenza dalla terza categoria”. Sarebbe la certificazione finale del fallimento sibilian/maurielliano. Ma è solo un bizzarro giochino delle parti, tra Gravina e Ghirelli, presidente della lega pro. Un giochino, tutto sulle spalle del derelitto calcio italiano.

 

Avellino, ambito territoriale sempre più singolare…

Addirittura, è stato il sindaco Gianluca Festa, da poco eletto, ad indire l’incontro dell’ardito Claudio Mauriello con la stampa e con i tifosi. E buon per lui, cioè per Mauriello (ma, forse, aveva già concordato tutto) che fossero così pochi e poco agitati, i supporters presenti. Mauriello, che, nonostante tutto, è stato verbalmente aggredito con epiteti irriferibili, sostanzialmente, comunque, se l’è passata quasi liscia. Certo, per rabbonire i tifosi, ha dovuto ripetere, infinite volte: “Avete ragione…”. Il che è, insieme, una confessione, una dichiarazione di responsabilità personale ed una captatio benevolentiae. Ma bisogna dare atto a Mauriello che, contrariamente a Cosimo Sibilia, ha, almeno, avuto lo stomaco di presentarsi. Come tutti dicono oggi, ci ha messo la faccia. Sibilia, invece, più timidino che mai, spaurito come un uccellino, ha fatto solo una pallida, molto provvisoria comparsa. Per poi lasciarsi inghiottire dalle tenebre del… mattino. Non sono per lui, per Sibilia, codeste manifestazioni di popolo… Ma bisognerà pur darne conto, ai tifosi biancoverdi. Certo, un tracollo, in simultanea, di due società sportive, le massime della città, non s’era mai visto, negli annali, in tutta Italia. Doveva arrivare Sibilia, per centrare l’obiettivo. Per conseguire il record dei record.

 

Bollettino porporale bis: Gavillucci e Gagliano

Con il tradizionale linguaggio burocratico, la cosiddetta corte federale d’appello, nella sua riunione del 17 luglio scorso, ha sfornato due ennesime disinvolture: una è l’ennesima presa in giro dell’arbitro Claudio Gavillucci, l’eroe anti-Nicchi. L’altra consiste nell’ineluttabile bocciatura del ricorso dell’improvvido Salvatore Gagliano contro la sanzione inflittagli (sei mesi di squalifica) dal tribunale federale nazionale. Sia chiaro, però: Gagliano ha dovuto proporre codesto ricorso, ben sapendo (almeno questa volta, era consapevole…) di non avere neppure una vrenzola di speranza di accoglimento. L’ha dovuto proporre, in quanto è un passaggio obbligato, per potersi rivolgere al collegio di garanzia presso il coni. Laddove Gagliano, verosimilmente, ha aspettative ed avrà ottenuto, per l’appunto, garanzie… Alle spicce: è l’organo, forzista-frattiniano, presso il quale Gagliano punta a cancellare, come successe già con Luigi Repace (anch’egli, un ex arbitro: e lasciamo stare tutto il resto, già più volte puntualizzato), la sanzione a suo carico. La battaglia si giocherà tutta lì, al collegio. Laddove si vedrà non chi abbia ragione e chi torto, ma chi avrà più polvere da sparare… Aspetteremo e vedremo (non le motivazioni, che non ci interessano neppure un tantino: ma gli esiti). Siamo proprio curiosi, di vedere Frattini, di fronte al bivio, come si regolerà.

 

Gavillucci: un esempio luminoso, al contrario di Gagliano

C’è, però, un dato da evidenziare: Gavillucci s’è visto respingere, ancora una volta, il suo tenace, perseverante ricorso, avverso una delibera ormai antica, per non definirla antichissima, dell’associazione arbitri. È, purtroppo, l’ennesima fondellata, per quest’arbitro che non molla, che non s’arrende, che non inalbera bandiera bianca. Un esempio luminoso, fulgido, splendido, in una categoria, in un settore, terribilmente, meschinamente appecoronato. Che, da solo, farebbe inorridire chiunque. Ma non i vertici dell’aia. Non quelli della federazione calcio. Non quelli del coni. Che pena… Dunque, l’onore delle armi, a Claudio Gavillucci. Gli arbitri dovrebbero adorarlo e gratificarlo. Invece, lo sfuggono… Come questa rubrica ha più volte ribadito, tutto ti sarà perdonato, tranne la gratitudine, che ti sarebbe dovuta… Per concludere, una curiosità, su una novità assoluta. La tassa reclamo è stata denominata “contributo”, da codesta nuova edizione (l’ennesima, in questo periodo tormentatissimo) della cosiddetta corte federale d’appello. Ripetiamo: “contributo”. Come se fosse un atto volontario… Una fondellata in più. A firma di tale Franco Matera, uno degli amici per la pelle di Lucio Giacomardo, il consulente sibiliano, iper-remunerato. Che imperversa dappertutto. Fin quando potrà…

 

Bollettino parrocchiale n. 40

Abbiamo dato un’occhiatina fugace alle società che hanno presentato, al comitato campano, la domanda di ammissione / riammissione in eccellenza. Un’altra, delle vicende burocratiche che ha aperto voragini, nella residuale, superstite credibilità del comitato campano. Se avremo tempo, ci ritorneremo. Ma sentite chi sono, le istanti: FBC Avellino (che coincidenza, un’irpina…); l’Ischia Calcio… E qui, trasecolate. Tra parentesi, si legge: ex Sangennarese. Ma come, da San Gennaro Vesuviano ad Ischia… Esattamente il contrario di quel che l’incoerente ed immemore Cosimo Sibilia strombazzava: “faremo trionfare la legalità…”. Proprio lui, che era il proprietario di una società, l’Irpinia, restata nella storia del comitato campano per aver girovagato, di anno in anno, tra un comune e l’altro della verde provincia d’Avellino… Poi, la solita Neapolis (che l’eccellenza si sta abituando a vederla solo quando viene ripescata: ed è una solfa reiterata, sulla quale, magari, torneremo). Ancora: la Vis Ariano Accadia, un misto tra la provincia di Avellino e quella di Foggia. Ossia, ciò che Pastore aveva, correttamente e coerentemente, sempre rifiutato di accettare: la commistione tra due province diverse. In questo caso, addirittura di due regioni diverse. Ma si tratta di regioni gestite, provvisoriamente, da un Sibilia e da un Vito Tisci. Dunque, disinvolture oltre ogni limite. No-limits… Nel consueto, tradizionale, silenzio della procurina (la procura piccolina) federale. Basta così, per ora. Che pena, però, il comitato campano…

 

“La chanson de Cosimin”

 

Di seguito, il “trentesimo atto”, “parte trentesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime ventinove parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 78). La “parte trentunesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Aveva visto l’inerzia di Colonna,

che agiva a mo’ d’una bisnonna:

era immobile, assai appannato…

Ogn’anno, era sempre più affannato.

 

Pastore, segretario e presidente,

era per tutti: ragionevolmente,

per rispetto di quella sua creatura,

che aveva già salvato dall’iattura

 

di quel trio, con Sibilia, giuliviano,

che voleva, con il colpo di mano

dell’assemblea taroccata, governare

il comitato, per poter sperperare,

 

quasi trent’anni prima, uniformando

la Campania al nazionale “bando”.

Pastore, dunque, fu di fronte al bivio

e scelse… di evitare quel declivio.

 

Per scongiurar del comitato la morte,

preferì affrontar una triste sorte.

Fu solo per il senso del dovere,

che fece, senza minimo piacere,

 

il passo cui, per trarlo in inganno,

Tavecchio l’invitava da qualche anno…

S’offrì agli stiletti federali,

di quei vili traditor, senza eguali,

 

pur di rivitalizzar il comitato.

che Colonna avea demoralizzato…

Ma in “Ziga” no, non alberga pudore

e nemmeno gli provocan rossore

 

i confronti, ultra-improponibili,

coi presidenti, quell’irraggiungibili,

per lui e per Sibilia: per cultura,

per etica e per moral statura…

 

S’avesse avuto un po’ di decenza

avrebbe misurato sua semenza…

Magari, avrebbe approfittato

(e ne sarebbe stato ben pagato,

 

ben oltre le sue scarse “qualità”

e la sua inesistente abilità)

d’una provvidenziale assunzione,

garantendosi reddito e pensione…

 

SEGUE

 

L’ennesimo esempio della spregiudicatezza dell’attuale gestione del comitato campano

È giunto, finalmente, il turno di un altro soggettino, tale “Amatino” Grisi. Amico e sodale di Rosario Pellegrino, a sua volta amico e commensale di Salvatore Gagliano. Diventato amico, per interposti personaggi, del percettore del reddito federale, Vincenzo Faccenda. Ma perché ne scriviamo? Ebbene, costui, Grisi, è dedito, da tanti anni, alla pallamano. Eppure, è stato eletto (oddio, eletto è una parola grossa) tra i delegati assembleari, verosimilmente senza possederne i minimi requisiti… Ma, tra bi-falliti riqualificati (da Sibilia) come dirigenti federali, tra Vecchine che continua a svolgere le funzioni di segretario, ad onta ed in sfregio al suo gravissimo rinvio a giudizio (con quale fiducia, da parte delle società, si può solo immaginare), con Zigarelli che fa il presidente dopo aver cancellato, tutte in un colpo, tre quarte ammonizioni, con Errichiello che fa il consigliere, nonostante anch’egli rinviato a giudizio, tra custodi dei campi ed infermieri eletti anch’essi come delegati assembleari, tra de-giardinettati plurimi, cosa volete che sia, un sine titulo in più? Anche se, obiettivamente, promuovere come rappresentante delle società campane uno che non aveva mai fatto il dirigente in vita sua, a livello calistico, appare, anche nell’epoca sibiliana, davvero un po’ troppo. Ovviamente, questa è l’ennesima segnalazione al Caro Peppino. Il quale, però, proprio non può provvedere ai relativi accertamenti. Non gli è consentito…

 

Telenovela “Palermo e le altre”…

C’è una confessione, nel comunicato ufficiale / bollettino porporale n. 8 del cosiddetto tribunale federale nazionale, relativo alla riunione dell’11 luglio scorso, pubblicato il successivo giorno 19. È quella relativa ad un dettaglio, ma terrificante, impressionante. Sembra di rileggere le parole, come pietre, di Italo Cucci, quando ha preso le difese di Zamparini, scudisciando i controlli colabrodo della covisoc, la cosiddetta commissione di vigilanza sulle società di calcio, nonché, più in generale, della patetica lega di serie B dell’improvvido ed incompetente Mauro Balata e della federazione calcio. Dunque: fa riferimento, lo spigliato tfn, al “bilancio  al  30.6.2014” del Palermo calcio,  che conterrebbe dati esposti “in  modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore”. Non abbiamo davvero altro da aggiungere. Da quel bilancio, evidentemente mai analizzato, né osservato, né sottoposto a verifiche da alcuno, ad oggi, son trascorsi oltre cinque anni. Nessuno si vergogna? Nessuno si dimette? Nessuno se ne torna a casa propria? A questo punto, quale valenza può mai avere la segnalazione dei ricorsi, al collegio di garanzia del coni, di Palermo, Bisceglie e Cerignola? Quale significato, la preannunciata richiesta, di Maurizio Zamparini, alla figc, di un risarcimento per cento milioni di euro, a modello Juventus, fatte le debite proporzioni? E codesta sarebbe la strombazzata celerità della giustizia sportiva? Dopo tanti anni, punire il Palermo, per elementi che erano conoscibilissimi da così lungo periodo? E perché, punirlo proprio ora, il Palermo, e radiare solo ora Zamparini? Chiariamo bene: è giusto, sacrosanto, ineccepibile che chi sbaglia debba pagare. Ma nessuno arrossisce, per la tempistica? Ma che razza di calcio è?

 

  1. CONTINUA