Calcio malato: Sibilia finge di chiedere l’ok a Giorgetti per l’assemblea elettiva in Campania…Che scandalo: dopo quasi 4 anni di paralisi al comitato! – PUNTATA N. 64

Didascalia (Lotito, l’uomo che sussurrava a Tavecchio): La foto, scelta come immagine simbolo di questa puntata n. 64, ritrae insieme Carlo Tavecchio e Claudio Lotito. I simboli viventi, che incarnano lo sfascio del calcio italiano. Lo si osservi con un minimo di attenzione, Tavecchio. Si scruti la palese precarietà del suo sguardo. Si soppesi il suo disagio.

Il senso allegorico dell’immagine

Una foto ancor più significativa, perché il fermo immagine illustra, con allegoria grottesca, ma anche ai limiti del tragico (si direbbe: una foto grotto-tragica), un Lotito che bisbiglia una qualche disposizione anienista all’orecchio di un mansueto, disarmato, rassegnato Tavecchio,a bocca socchiusa, già prontissimo a pronunciare un liberatoriosignorsì. Disastrato, con cotali presupposti, il calcio italiano, lo è per davvero, in tutti i sensi: perfino, ed anzi soprattutto, sotto il profilo della giustizia sportiva, in senso lato.

 

L’invasione di campo del consiglio direttivo della lega di B

Inclusa, nel suo oscillante e fluttuante ambito,  l’indebita invasione di campo del consiglio direttivo della lega di B, da manuale del (mal)governo. Un esempio di drammatica attualità, quello della lega dilettanti sibilianae della lega di serie B, affidata allo sfascista, improbabile, incompetente Mauro Balata. Guarda caso, un soggettino voluto, al vertice (si fa per dire) della seconda serie nazionale, proprio da Lotito. Con l’avallo di Tavecchio, che tanto doveva al patron della Lazio e della Salernitana (l’ennesimo scempio di qualsiasi regola sull’incompatibilità, in questo periodo rispolverata, in tutta la sua negatività, dai calciatori del Palermo).E Lotito non era di certo il tipo da non pretenderlo di prepotenza, dal ragioniere di campagna Tavecchio, il rendiconto deibenefici goduti…Certo, il “Caro Peppino” finge di non avvedersi che quella del consiglio della lega di B ha configurato una violazione gravissima a quel che resta dell’autonomia della giustizia sportiva. Ma è solo l’ennesima, tra le disinvolture alle quali si assiste, attoniti. Come a dire: di compromesso in compromesso, di spigliatezza in spigliatezza, di strazio (delle regole) in scempio, alla fine vien fuori l’esito ineluttabile: a cominciare dal profondo, ancora una volta irrisolvibile caos della serie B in salsabalatiana…

 

L’analogia tra lega di B e comitato campano barbieriano

Il quale, però, registra una straordinaria, non casuale analogia con quel che s’è verificato in seno al comitato campano commissariato: i play-out aggiuntivi, a distanza di un’era geologica dalla conclusione dei campionati e dopo che s’era già conclusa la fase dei play-out, quelli regolari… Parafrasando Cicerone, si potrebbe chiosare così, la correlazione tra la lega di B ed il comitato campano barbieriano:“similescumsimilibus…”. In senso diametralmente opposto al significato intimo del motto dell’insuperabile oratore romano. In questa puntata, a breve, sarà esaminata anche codesta analogia.

 

L’ultima parte dell’analisi della riforma Giorgetti dello sport

Questa rubrica aveva preannunciato,  nella puntata n. 62 del 21 maggio scorso, che avrebbe riservato la sua doverosa, ma ultima attenzione, in merito alla cosiddetta riforma Giorgetti dello sport,  a quelle che, nel disegno di legge governativo, sono intitolate: “Disposizioni  per  il  contrasto  della  violenza  in  occasione di  manifestazioni  sportive”. Ossia, quelle finalizzate ad aggiornare ed innovare una delle numerose, sostanziali sottrazioni di potestà e di raggio d’azione all’autonomia dello sport. Ovvero, a quella che fu, in epoca ormai remota, sacra, sacrale ed inviolabile.

 

L’autonomia dello sport: in via d’estinzione…

Ma che s’è ridotta, ormai, ad un pallido simulacro, per via delle estreme disinvolture, degli arbìtri, delle storture, delle forzature, delle stridenti ed insanabili contraddizioni, delle strumentali flessibilità dell’organizzazione sportiva e della sua assolutamente inadeguata ed inattendibile giustizia sportiva. Come insegnano, luminosamente, le infelicissime decisioni balatiane: ad esempio ma non solo, sui play-out in serie B. Aggravate dalla diabolica perseveranza, rispetto ai guasti irreparabili dello scorso anno sportivo. Come confermano, infine ed in piccolo, i play-out aggiuntivi barbierian / vecchioniani…

 

Gli articoli, dal 6 all’11, del disegno di legge

Ovviamente, nel primo (quello contrassegnato dal n. 6) degli articoli, riservati alla delicata materia, che tanto preoccupa ed angoscia l’opinione pubblica e tanto allarme sociale suscita, vengono enunciate le misure per il contrasto ai fenomeni di violenza “connessi a manifestazioni sportive”: ossia, non solo a quelli che si verificano all’interno di un impianto sportivo, durante una qualsiasi manifestazione agonistico-sportiva, di qualsivoglia livello (professionistico, dilettantistico, amatoriale, giovanile). Deve premettersi che il disegno di legge di riforma dello sport prende le mosse dalla  legge del 13  dicembre  1989, n. 401, limitandosi ad apportare ad essa alcune modificazioni. La prima è quella dell’articolo  6, che interviene sulle disposizioni del questore.

 

La facoltà di vietare l’accesso alle manifestazioni sportive

Al quale viene riservata la facoltà di vietare l’accesso  ai “luoghi  in  cui  si  svolgono  manifestazioni sportive specificamente indicate”, nonché  a  quelli (con l’obbligo di indicarli in via specifica) “interessati  alla  sosta,  al  transito  o  al  trasporto  di  coloro  che  partecipano  o  assistono  alle  manifestazioni  medesime”. Il tutto, a carico di persone, nella sostanza, recidive, quanto a “episodi  di  violenza  su  persone  o cose  in  occasione  o  a  causa  di  manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze  abbiano  incitato,  inneggiato  o  indotto  alla  violenza”. In concreto, il provvedimento viene esteso, espressamente, alle espressioni verbali, giudicate prodromiche a successive manifestazioni di violenza.

 

La “condotta” all’estero

Indi, viene ricompresa nell’ambito di applicazione della predetta disposizione del questore

la “condotta” tenuta all’estero, di violenza, di minacce o di intimidazioni, comunque ricollegabile a manifestazioni sportive. Successivamente, vengono previste alcune preclusioni, a carico di “coloro  che  risultino  denunciati  o condannati,  anche  con  sentenza  non  definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti”, per una serie di reati, specificamente elencati. Con la significativa precisazione, in ordine ad alcuni di essi: “anche  se  il  fatto  non  è  stato  commesso  in  occasione  o  a  causa  di  manifestazioni  sportive”.

 

Un’altra, severa “stretta”

Un ulteriore giro di vite viene dato per i “soggetti di  cui  all’articolo  4, comma  1,  lettera  d),  del  codice  delle  leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159”. Pure in questo caso, con la puntualizzazione “anche se  la  condotta  non  è  stata posta  in  essere  in  occasione  o  a  causa  di manifestazioni  sportive”.

 

La reciprocità con i Paesi dell’Unione Europea

Quindi, si passa alla previsione di un’utilissima reciprocità, tra l’Italia e gli altri Stati dell’Unione Europea, in ordine al “divieto  di  accesso  alle manifestazioni sportive”.  Successivamente, viene inasprita la previsione, di cui al  comma  5,  terzo  periodo. Si passa, invero, dall’enunciato “inferiore  a  cinque  anni  e  superiore  a  otto  anni”, a quello “inferiore a sei anni e superiore a dieci anni”, mentre la previsione di “otto anni”, di cui al quinto periodo, viene elevata a “dodici anni”. Nel contempo, quasi a contrappeso degli inasprimenti predetti, si specifica che “assumono rilievo le condotte di ravvedimento operoso” (le quali vengono dettagliatamente indicate).

 

Un ulteriore aggravamento delle disposizioni

Viene prevista, altresì, la possibilità, per il questore, di “imporre  ai  soggetti  che risultano  definitivamente  condannati  per delitti  non  colposi  anche  i  divieti  di  cui all’articolo  3,  comma  4,  del  codice  delle leggi  antimafia  e  delle  misure  di  prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159”.

 

La violenza sugli arbitri

Il disegno di legge prevede che “le disposizioni… si  applicano  altresì  a  chiunque  commette  uno  dei  fatti previsti  dagli  articoli  336  e  337  del  codice penale  nei  confronti  degli  arbitri  e  degli altri  soggetti  che  assicurano  la  regolarità tecnica  delle  manifestazioni  sportive”. Con un’ulteriore previsione immediatamente successiva, anch’essa riferita agli arbitri. Dal che si dimostra, per inciso, l’inutilità delle disposizioni invocate dal disinvolto presidente dell’aia, Marcello Nicchi e le sue fantasiose invenzioni, addirittura legislative, che dovrebbero concernere gli arbitri. Laddove gli interventi legislativi, come si vede, sono già ampiamente e ben più seriamente e concretamente previsti…

 

Il riferimento espresso agli ultrà

Finalmente, il disegno di legge interviene anche sul cosiddetto fenomeno degli ultrà. Vietando “alle società sportive corrispondere,  in  qualsiasi  forma,  diretta  o  indiretta,  sovvenzioni,  contributi  e  facilitazioni  di  qualsiasi  natura,  compresa  l’erogazione di biglietti e abbonamenti o di titoli di  viaggio  a  prezzo  agevolato  o  gratuito”, con un’articolata e dettagliata serie di ulteriori prescrizioni, ad esempio in relazione al fenomeno delle contraffazioni, a tutela del merchandising.

 

 

La prevenzione delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali nell’attivitrà delle società sportive

Le norme successive sembrerebbero, in qualche modo, ritagliate sulla recente vicenda della presunta infiltrazione della ’ndrangheta nel cuore della Juventus. La norma è molto più articolata e complessa, ma, per ora, in attesa della definitiva stesura del disegno di legge, questa rubrica si limiterà ad estrapolare, dal  testo proposto, il divieto, a carico delle società, di “corrispondere contributi, sovvenzioni e facilitazioni  di  qualsiasi  genere  ad  associazioni di sostenitori, comunque denominate, salvo  quanto  previsto  dal  comma  4”.

 

L’art. 7: “ampliamento  delle  ipotesi  di  fermo di  indiziato  di  delitto” (e quelli seguenti)

L’art. 7 estende i provvedimenti restrittivi, già prescritti dalla precedente legge, attualmente in vigore e citata in premessa, “a coloro  che  risultino  gravemente  indiziati di un delitto commesso in occasione o  a  causa  di  manifestazioni  sportive”. L’art. 8 enuncia le “Disposizioni  in  materia  di  arresto in  flagranza  differita”. L’art. 9 interviene,con specifiche previsioni, per evitare le perniciose interpretazioni di “particolare tenuità” dell’offesa. Il successivo art.  10 interviene in ordine alla previsione, per così dire, identificative, ai fini delle applicazioni delle disposizioni, “del luogo” in cui si svolgono le manifestazioni sportive, incluse le vie di transito, i siti di parcheggio e così via.

 

La delega al Governo per un “testo unico” sul contrasto alla violenza in materia

L’art. 11 conferisce la delega al Governo

per l’adozione di un testo unico  delle  disposizioni  in  materia  di  prevenzione  e  di  contrasto  dei  fenomeni  di violenza  connessi  alle  manifestazioni  sportive. con dettagliata enunciazione ed elencazione dei limiti, dei criteri e dei parametri di riferimento.

 

L’auspicio di “Calcio malato” sulla riforma dello sport

A questo punto, si conclude la disamina del disegno di legge di riforma dello sport, fortemente voluto dall’on. Giancarlo Giorgetti. Ancora una volta, questa rubrica auspica che, dalle parole e dalle enunciazioni di principio, si passi ai fatti. Speditamente. I fatti, ovviamente, intesi come tempestiva approvazione, con tutti gli eventuali emendamenti, del testo legislativo. Che non è certamente esaustivo delle effettive esigenze. Ma al quale devono riconoscersi, comunque, meriti non da poco. Sempre partendo dal presupposto, ineludibile, che al Sottosegretario Giorgetti vada attribuito un merito storico: aver, nella sostanza ed in concreto, detronizzato Giovanni Malagò. Che è stato, per troppo tempo, una delle autentiche rovine dello sport italiano.

 

Bollettino parrocchiale n. 26

Tiene banco, anche in questa settimana, l’argomento delicatissimo dei “play-out aggiuntivi”, l’infelice trovata del comitato campano commissariato. Con una beffa, che si aggiunge all’incommensurabile danno: di dover anche sopportare la giustificazione, invero barbina, che il comitato è commissariato, per cui non può adottare provvedimenti al di là dell’ordinario… Ma davvero? Un commissariamento, al quale, previa disinvolta modifica di una tassativa disposizione delle cosiddette norme organizzative interne della figc, fu addirittura delegata la potestà, con esclusione di qualsiasi altro organismo, di convocare o meno e di stabilire la data dell’assemblea elettiva… Ci vuole davvero una disinvoltura sovrumana, per affermazioni, analoghe al papale “non possumus”. Come a dire: quando non vogliamo, o quando non ci conviene, non possiamo… E voi, zitti e mosca!

 

Le società sconvolte

Il bello è che codeste giustificazioni di comodo, strumentali, inverosimili, vengono perfino recepite ed approvate, con una sorta di imprimatur, dai siti web. Che, infatti, le stampano e rendono pubbliche. Credendo (o fingendo di dare credito) alle più inverosimili tesi e suggestioni, sul punto. Con considerazioni che, però, lasciano maliziosamente intendere (“intelligenti pauca…”: ossia, a buon intenditor, poche parole…),che la gestione commissariale non può, ad esempio, estendere a diciassette le squadre dei due gironi di eccellenza, ma il consiglio direttivo potrà, eccome. State tranquilli tutti: sì che potrà, il consiglio direttivo regionale! Ma solo quando sarà stato eletto, con Zigarelli presidente, quello dalla vocina “irpin-catechistica”, e con Errichiello vice presidente, quello pluri indagato in ambito penale…

 

La “nuttata” non passa, per il comitato campano. Anzi…

All’insegna del trionfo della legalità, quella del motto “adda passa’ ’a nuttata”, o dell’altra solenne esclamazione “calino le tenebre!” (sul calcio campano). Ma, mentre sui siti web è tutto un fiorire di pace e bene e di palesi riverberi dai comunicati stampa, o dalle telefonatine, del comitato campano commissariato, le società, stressatissime, vomitano anatemi e maledizioni in privato, limitandosi a pungenti critiche in pubblico. C’è da comprenderle: sono straziate da gare giocate senza il becco di un allenamento (non volevano partecipare, le società, a codesto scempio…), o, al massimo, con una o due sedute, rimediate alla meno peggio, con tutti i rischi conseguenziali. Senza contare la delusione di aver dovuto rimettere in discussione una salvezza già conquistata sul campo di gioco…

 

Basta con le citazioni

Il florilegio di quanto innanzi sottolineato (una sorta di giacomardiano “fior da fiore”) potrà essere, agevolmente, reperito sul web. Si pensi che è tutto un rincorrersi di norme, disposizioni, regole. Che definiremo in tal modo, ma che meriterebbero ben altra intitolazione… Regole che sfociano in preannunci di ulteriori tormenti, del tipo di un’ulteriore spareggio, come dalle tortuose, indecifrabili “para-disposizioni”, pubblicate sul bollettino parrocchiale vecchioniano. Stavolta, neppure “falsificato”, come la delibera sul ritiro dal campionato della Juve Pro Poggiomarino, magari “in concorso con altre persone non ancora identificate”, come dall’accusa del Pubblico Ministero del Tribunale di Napoli, l’attentissimo ed acuto Dott. Danilo De Simone.

 

Tra le tante, leggiamo Temeraria e Rocchese

Tra le tante reazioni (alcune, irriferibili), leggiamo i commenti di Temeraria e Rocchese, due tra le società più antiche del panorama del calcio dilettantistico regionale. Il dirigente Falivene della Temeraria: “Il problema è stato scaricato dalla federazione sulle società. Era suo, l’ha scaraventato su di noi. Le polemiche sono state determinate soprattutto dalle tempistiche, ritenute scellerate, a questo punto della stagione… Una federazione asettica e fredda nei confronti dei club. Troppa superficialità nella gestione di questa vicenda. Il buon senso avrebbe voluto che la figc contattasse i club per una riunione in cui decidere il da farsi”. Ma, forse, Sibilia e Barbiero non ne avevano il tempo, per una riunione, che magari sarebbe durata qualche ora… Falivene conclude: “C’è stata solo una fredda telefonata nella quale ci è stato detto di attendere il comunicato ufficiale. Si è andati subito al muro contro muro con le società, un problema che doveva gestire la federazione e che invece è stato scaricato sulle società. Avevamo chiuso la stagione il 6 aprile. Dopo tanto tempo, è assurdo tornare in campo”.

 

Catapano della Rocchese: anche lui, che sberle, a Barbiero…

Il direttore generale della Rocchese, Catapano, sintetizza il suo sdegno in una sola espressione: “Situazione irreale… Verrebbe voglia di lasciare il calcio”. Aggiungendo, poi (alla vigilia della partita, poi vinta contro la Temeraria):

“La situazione è davvero paradossale, la lega ci sta costringendo a scendere in campo. Il fatto è che sono ampiamente passati i tempi disponibili per la comunicazione, quindi non capisco questo atteggiamento. Le otto società hanno firmato un comunicato congiunto, ma ora qualcuno si sta tirando indietro. Onestamente a questo punto, non sappiamo nemmeno noi come comportarci. La lega è in errore. Il regolamento prevedeva delle scadenze per quanto riguarda la comunicazione della disputa di questi play-out… Ci sarebbero altre strade da percorrere, fare una partita di calcio ad un mese e mezzo di distanza è davvero assurdo. Se devo fare calcio con queste persone preferisco non farlo, c’è già dispendio di tempo e denaro, e per cosa poi? La Rocchese è una società storica, solo per questo si va avanti, altrimenti la voglia sarebbe quella di tirarsi fuori”.Sibilia e Barbiero: ma c’è ancora altro da aggiungere?

 

La catastrofe terrificante dei play-out in serie B

Calcio malato ha dato conto, nella precedente puntata, dell’inverosimile astensione, in udienza, da parte del presidente della cosiddetta corte federale d’appello, il disinvolto Sergio Santoro, per via del disagio da lui provato, in quanto sottoposto ad indagini penali. Come se l’avesse saputo quella mattina… Sul punto, Gabriele Gravina, intervenuto durante la cerimonia di assegnazione del premio Bearzot, si sforza di rassicurare gli addetti ai lavori, per quanto possibile (ma è davvero possibile?): “Per la serie B, non sono preoccupato. Sono molto attento al percorso tracciato e aspetto il parere del collegio di garanzia dello sport e la decisione della corte federale d’appello del 29 maggio sul caso Palermo. Il giorno dopo, comunicherò la mia decisione”.Certo, Gravina è proprio uno stilebritish. Ha un invidiabile aplomb. Una sua imperturbabilità. Succeda quel che succede, anche con il disinibito Santoro, un caso senza precedenti, ma lui, Gravina, non si smuove. Non fa una piega…

 

E intanto, in serie B…

I siti web impazziscono. Gli organi d’informazione della carta stampata non sanno di cosa informare, come informarli e temono, anzi, di disinformare i propri lettori. L’espressione più ricorrente è “sempre più caos, in serie B”. Il collegio di garanzia del coni ha, sì, di nuovo attivato e legittimato i play-out nella seconda serie nazionale. Ma quando si disputeranno? E se la decisione del medesimo collegio, quella di mercoledì prossimo, dovesse essere (ma nessuno ci crede…) in distonia, rispetto a quella attuale, che succederebbe? Sarebbero Salernitana e Venezia, e non più Salernitana e Foggia, a contendersi la permanenza in B? Nel frattempo, in questa ennesima puntata della telenovela balatiana, dovrebbe andare in onda il play-out tra Salernitana e Foggia. Non v’è che dire: un’oscillazione, una fluttuazione, una precarietà da torneo parrocchiale… Altro che il bollettino parrocchiale, ma riferito al comunicato di un comitato regionale della lega dilettanti, inventato dall’avv. Giuseppe Vitiello…

 

Una nota di merito, in tanto sfascio…

La professoressa Virginia Zambrano aveva correttamente rinunciato (in quanto salernitana della provincia), pur essendo presidente (gesto ignoto ai  Balata ed a tanti altri), a pronunciare il suo parere, come presidente della sezione consultiva del collegio di garanzia del coni, sulla richiesta formulata dal presidente Gravina, in ordine ai play-out di serie B, che erano stati cancellati dal disinvolto Mauro Balata e dal suo consiglio direttivo, sostituitosi alla giustizia sportiva. Proprio lui, Balata, che della predetta giustizia sportiva faceva parte, prima d’essere gruatoa presidente della seconda serie nazionale… Il disinvolto Santoro aveva rinunciato, come riferito, addirittura in udienza… In udienza. Cose mai viste…

 

Una regia già conosciuta

La telenovela, dunque, continua. La verità à che sembra una regia già vista, già conosciuta e maldestramente celata: per arrivare alla B in sovrannumero… Sembrerebbe davvero che stiano tergiversando tutti, danzando un minuetto, una quadriglia, saltellando più o meno allegramente, in attesa di mettere con le spalle al muro un Balata che proprio quello attende, per poter allargare la B e, conseguenzialmente, accontentando tutti (per modo di dire, perché poi emerge il problema drammatico della ripartizione dei diritti televisivi), per salvarsi. La quale salvezza personale è, per lui, l’unico aspetto che conta…

 

Tra decisioni, indecisioni e decisioni di non decidere

I sempre meno numerosi appassionati di calcio, ormai nauseati profondamente per quel che sta succedendo, da anni, perlomeno da quando sono apparsi al proscenio, in inappropriate posizioni di potere, i Tavecchio, i Malagò, i Sibilia, i Balata & compagnia mortificante (il calcio), non ci capiscono più un’acca. Sono disorientati, confusi. Tra le decisioni e decisioni di non decidere (sull’arbitro Gavillucci, sulla serie B, sia l’anno scorso, sia ora, sia sui play-out aggiuntivi a distanza di tantissimo tempo, l’ultima invenzione del commissario Barbiero, silenziosamente supportato da Sibilia…).

 

Norme volutamente ambigue e confuse

La verità è che le norme sono, volutamente, ambigue, bifronti, trifronti, “pluriinterpretabili”,confuse, disordinate, fragili, scritte all’insegna del pressapochismo, della precarietà, della superficialità… Affinché le si possa interpretare a piacimento. E già, ma poi intervengono gli sgraditi (dalla federazione e dalle leghe) interessi dei terzi, ossia delle società… Che sconvolgono tutto e tutti. In ogni caso, non esiste un ambito di cosiddetta giustizia, nel quale imperi, incontrastata, una confusione, una disarticolazione, una conflittualità tra poteri, come è nel coni e nel calcio.

 

Speriamo che Giorgetti si indigni

Ne prenda atto, Giorgetti, con il dovuto raccapriccio. E ponga mano all’opera di una rivisitazione e di una rivoluzione risanatrice. Con un provvedimento risolutivo: uno, che sia, insieme,spazzatutto e spazzatutti. Ora, davvero, non se ne può più. Ne va di quel residuo di credibilità (non ce n’è più, ma facciamo finta che ce ne sia ancora un barlume, un lumicino, un briciolo), rimasto, superstite, ad affermare che il calcio e lo sport, in Italia, possano ancora salvarsi. Nonostante i Malagò (già, sostanzialmente, depotenziato e detronizzato: bravissimo, Giorgetti!), i Balata, i Sibilia e gli altri…

 

Italo Cucci contro la figc

Ed ora, leggete le parole di Italo Cucci, sul “Corriere dello Sport”, in relazione al caso Palermo: “Per anni hanno distrutto i campionati sovvertendone le regole; hanno demolito l’etica sportiva facendo ripiombare il gioco nei sospetti e negli intrallazzi. E ora, forti di precedenti odiosi, azzerano il Palermo. Con una cinica delicatezza: diamogli la possibilità di guadagnarsi la promozione nelle prossime ore… e poi lo fottiamo”.

 

“C’è tutto il calcio di oggi…”

Lo storico opinionista incalza: “C’è tutto il calcio di oggi nella richiesta del procuratore federale; la totale assenza di spirito sportivo, annichilito dalle richieste dei perdenti che aspirano a occupare il posto del possibile vincitore. Io difendo il Palermo; difendo il Palermo e l’imputato Zamparini, chiamando eventualmente a correo chi ha consentito per anni (non per settimane o mesi) di compiere eventuali irregolarità nella gestione dei bilanci – chi controllerà i controllori? – ma soprattutto di giocare con fantasiosi acquirenti.Difendo Zamparini perché è stato lasciato solo con la sua follia pallonara”.

 

Cucci sul caso Milan

E, in relazione al caso Milan (graziato, secondo Cucci, proprio sotto il profilo economico): “Perché no il Palermo? Vogliamo punire una grande città sportiva e il club che fu di Renzo Barbera, come si tentò di fare con il Catania di Angelo Massimino? Me ne intendo, ho battagliato per l’amico Angelo, così come sono pronto a farlo per il conoscente Zamparini, accolto al suo arrivo dal popolo e dai potenti come un gran signore e poi lasciato solo, abbandonato alle ire dei giustizialisti, anche dei potenti che gli baciavano le mani. Un’altra esemplare storia di calcio, un mondo che non è difficile governare: è inutile”.Be’, certo, è graziosissimo, codesto paragone tra il Milan graziato ed il Palermo giustiziato (almeno, finora). È un qualcosa che ricorda, molto da vicino, le tesi di Calcio malato. Le quali, evidentemente, non sono solo nostre… Governare il calcio è inutile: come l’Italia, secondo la definizione mussoliniana…

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “quindiceesimoatto”, “parte quindicesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime quattordici parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 63). La “parte sedicesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Come già detto, puntò alla presidenza

di lega dilettanti: un’impudenza,

per la quale il suo solo “pagherò”

era il sostegno di Gianni Malagò,

 

con l’avallo di Lotti: il “Renzusconi”,

che al popol diede tante delusioni…

Crudele beffa, per la democrazia

e grande strazio, per la meritocrazia…

 

I presidenti del Nord, ch’erano stati

da Tavecchio sempre privilegiati,

oltre il limite d’umana decenza,

si piegarono alla prepotenza,

 

rassegnandosi alla penitenza

d’un commissario d’esperienza senza,

che, dall’alto imposto e “scaricato”,

in otto mesi aveva scavalcato

 

chi da decenni aveva agognato

quella carica di… “volontariato”.

“Sibilia chi”, illustre sconosciuto,

non era da nessun riconosciuto,

 

di quel consesso, capo, o “superiore”:

ognuno si sentia come un “Priore”…

Cosentino, pur ormai sfiduciato,

tentò l’ultima carta, disperato…

 

Tisci, tra generale ilarità,

dichiarò la sua… disponibiltà.

Nessun badò all’incompatibiltà

ed alla incostituzionalità

 

d’un senatore, pur pigiabottoni,

delegato a gestir tanti milioni

d’euro, ch’erano anche dello Stato,

per un almeno pluriennal mandato,

 

con l’aggravante di “regole sportive”,

che, scevre dacoerenti direttive,

consentian carrier napoleoniche,

anzi, modernamente, “ultrasoniche”…

 

Per tagliar corto, Sibil, che “presentiva”

la schiumante ribellion, che scaturiva

proprio dai suoi più presunti sodali,

che invece eran nemici, tali e quali…

 

SEGUE

 

Per Sibilia, esito disastroso delle elezioni a casa sua, cioè ad Avellino

 

Nella puntata n. 37 del 23 febbraio scorso, questa rubrica scrisse delle elezioni comunali ad Avellino, edizione 2018, per gli aspetti sibiliani.  Riporteremo, di seguito, testualmente, un significativo paragrafo della cennata puntata (in neretto, il titolo del paragrafo): Zigarelli si candida a presidente, contro l’altro improbabile, Salvatore Errichiello? Così, chiuderemmo il cerchio. E risusciteremmo forza Italia. Che, ad Avellino, ha prodotto, in tutto, 99 voti, alle comunali, per il Mandracchio Carmine Zigarelli, classificatosi addirittura al settimo posto nella lista forzista, nonostante la spinta di Cosimo Sibilia (o, forse, proprio… per colpa di questa spinta frenante). Che, però, poi, al comitato campano, si traveste di nuovo da Mandracchio, sia pure un tantinello paesano. Certo, Zigarelli s’è classificato, alle comunali avellinesi, un gradino-ino-ino al di sopra di Alberto Colarusso, un din don che ha conseguito, in tutto, trentasette voti. Senza, peraltro, il sostegno (controproducente) di Cosimo Capiluoghi Sibilia”.

 

Carta conosciuta, Sibilia…

Era, quello, l’ennesimo segnale: della volontà di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, prevista ampiamente, che il candidato alla presidenza del comitato campano sarebbe stato, addirittura, il suo assistente parlamentare, Carmine Zigarelli, che, peraltro, aveva fatto quella incredibile figuraccia, alle “comunali” ad Avellino. Come, puntualmente, sarà, tra meno di un mese, alle elezioni del comitato campano… All’epoca (un anno fa), il candidato di forza Italia era Sabino Morano, da tempo rifugiatosi nelle molto più rassicuranti mani della Lega salviniana, della quale è stato promosso a coordinatore. Il candidato Morano raccolse, tra le liste collegate, il 10,45%. In seno alla coalizione, la quota forzista fu del 5,81% e quello della Lega Salvini (all’epoca, alleata con Sibilia) del 4,11%.

Quel “meno del sei per cento”fu giudicato, ovviamente, disastroso, dai vertici regionali del partito berlusconiano, che, in persona di Domenico De Siano, coordinatore campano di forza Italia, rovesciarono accuse roventi, da abbattere un toro, su Cosimo Capiluoghi Sibilia. Ebbene, l’onorevole Sibilia, punto sul vivo, s’è immediatamente… responsabilizzato.Tant’è che ha escluso dalle candidature Carmine Zigarelli e Alberto Colarusso. Il primo, perché Sibilia s’è, almeno, reso conto, bontà sua, che non potrebbe essere, in simultanea, impegnato ad Avellino (ammesso che fosse stato eletto), assistente parlamentare e presidente del comitato campano. È ben vero che Luigi Barbiero fa il commissario senza quasi mai vedere Napoli. Ma, si sarà detto Sibilia (o no?), a tutto c’è un limite… Ebbene, leggete che po’ po’ di risultati, di esiti, di trionfi inenarrabili, ha conseguito il ras assoluto di forza Italia, ad Avellino, ossia sempre lui, Cosimo Sibilia, nelle elezioni della rivincita (meglio: della riperdita), quelle di domenica scorsa, 26 maggio.

 

Le scudisciate della senatrice Lonardo Mastella a Sibilia

Le elezioni, per le quali Sibilia è stato scudisciato a puntino dalla senatrice Sandra Lonardo Mastella.  Dunque: la candidata della Lega (che correva senza liste collegate, ossia da sola), Biancamaria D’Agostino, ha totalizzato 2.300 preferenze, ossia il 7,12%. Come a dire che il coordinatore subentrante, l’ex sibiliano Sabino Morano, ha dato una solida dimostrazione, al suo ex capo, di valere, sul piano dei voti, molto più di Sibilia medesimo, pur nella precarietà di un cambio di partito. Il candidato di Sibilia, l’avv. Costantino Preziosi, ha totalizzato la miseria del 10,50%, ma con il sostegno di una lista“civica” collegata, della tipologia verso la quale Sibilia aveva mostrato, nel periodo pre-elettorale, un entusiasmo di fiamma. Il sempre più in estinzione partito berlusconiano, forza Italia, è ancora più miseramente sceso, tra le mani di Sibilia, riducendo i propri consensi al 4,34%.

 

Ines Fruncillo caduta insieme con Sibilia…

È doveroso puntualizzare che la “pupilla” di Sibilia, l’astro nascente (anche se un po’ tardivo), Ines Fruncillo, moglie di Claudio Mauriello, presidente del trionfante Avellino Calcio (artefice della prodigiosa rimonta in serie D, della quale Calcio malato ha riferito), ha preso 256 voti di preferenza. Poco più di una mortificante manciata. Al di sotto di Lazzaro Iandolo, che ne ha ottenuti 360. Ovviamente, al di sotto del candidato a sindaco. Di conseguenza, con scarse chances di essere eletta consigliera comunale.

 

L’onda del centrodestra non vale: ma, in tutta Italia, solo ad Avellino…

Ma l’aspetto che maggiormente deprime Sibilia è che, ad Avellino, l’onda del centrodestra non ha neppure lambito, né sfiorato, le verdi colline irpine… E si deve ringraziare proprio Sibilia, che, come ha sferzato la Lonardo Mastella, una che se n’intende, è stato colui che ha frazionato le debolezze, anziché, almeno, renderle compatte e coese. E questo sarebbe colui che si vantava di essere uomo di aggregazione… Sia come sia, riteniamo di non essere lontani dal vero, se affermiamo che forza Italia, ad Avellino, sotto la guida (che perdura da quasi un quarto di secolo) di Cosimo Sibilia, ha toccato il punto minimo nazionale, a livello politico ed amministrativo.

 

Al di sotto dei due candidati del centrosinistra e di quello pentastellato

Per di più, conseguendo, col proprio candidato, Preziosi, la miseria della quarta posizione, dopo i due del centrosinistra (Luca Cipriano e Gianluca Festa), lontani anni luce dalle quote sibiliane, e quello del Movimento 5 Stelle (Ferdinando Picariello), nella fase più nera per i grillini. Quel che impressiona maggiormente è la percentuale forzista: 4,34%. In un solo anno, se n’è scappato via, da Sibilia, l’1,47%, su un totale che era già da Caporetto…

 

Ma Gravina le farà, le giuste riflessioni su Sibilia?

Gabriele Gravina, il presidente federale, dia un’occhiatina ai dati innanzi segnalati. Li soppesi. E poi risponda: ma un personaggio del genere, onorevole privo di carisma e di credibilità proprio nella sua città, tanto da indebolire qualsiasi struttura politico-sociale tocchi, davvero può illustrare, illuminare, rendere più prestigiosa, la sequenza di cariche, di incarichi che gli è stata conferita ed affidata, con chissà quali aspettative, in seno alla federazione calcio? Ed è proprio giusto che gli sia stato consegnato, nelle mani, quello che un dì era (grazie a Sibilia, non più) il secondo comitato regionale d’Italia? Si attende (vanamente) risposta… Nell’attesa, un quesito a Cosimino il paladino (della democrazia): valeva la pena di esercitare tanti sforzi, tutti in famiglia, per partorire codesto risultato mortificante?

 

Nel frattempo, Sibilia finge di chiedere l’ok a Giorgetti per la convocazione dell’assemblea elettiva in Campania

Stretto alle corde dagli Zigarelli e dagli Errichiello & compagnia detronizzante (l’inconsapevole Gagliano), avendo ormai capito che non può ulteriormente tergiversare (dopo quasi quattro anni…), Sibilia, in trasferta ad Assisi, per il torneo della pace, l’annuale omaggio al disinvolto Luigi Repace, presidente graziato del comitato umbro, ha finto di chiedere a Giancarlo Giorgetti l’ok sull’assemblea campana elettiva. Quella che non viene indetta da quarantaquattro mesi (per ora). Quella, alla quale mancano i bilanci di quattro anni sportivi (per ora: tra poco, quello del quinto esercizio finanziario…). Quella determinata (anche) dalle dimissioni strumentali degli Zigarelli, degli Errichiello, delle Tambaro & sodali, per defenestrare l’inconsapevole Gagliano. Quella, che sarà organizzata (ci vuole davvero sangue freddo insuperabile) dal segretario Vecchione, pur rinviato a giudizio per un reato gravissimo (falso in atto pubblico). Quella, che sarebbe stata inutile, già da tre anni, se Sibilia avesse magari chiesto al suo amico Luca Lotti o al suo (di Sibilia) tutore, Malagò, se convocare l’obbligatoria (in ragione di una regola tassativa) assemblea del 4 luglio 2016, chiesta da quasi il novanta per cento delle società campane aventi diritto al voto…L’assemblea del 19 giugno 2019 vedrà ritornare al proscenio, ovviamente, i soggettinisibiliani, già da tempo previsti da questa rubrica. Incluso Salvatore Errichiello, rinviato a giudizio. Tutto all’insegna della legalità. Calino le tenebre, sul comitato campano! Calino e lo inghiottano pure. Il giorno dopo, però, l’elezione a presidente di Zigarelli… Ma, nel frattempo, perché Sibilia non si preoccupa, ad esempio, della selvaggia violenza, ai danni di un giovane arbitro, picchiato brutalmente a Roma, al termine di una gara di spareggio di seconda categoria, del caro amico di Cosimo rischiatutto Sibilia, ovvero dell’improbabile Melchiorre Zarelli? L’umana solidarietà, con profondo affetto, al giovane arbitro. Auspicando che i danni (sia fisici, sia quelli morali) siano recuperati in fretta, grazie all’età ed alla freschezza ed energia della gioventù. Ma, a Sibilia e Zarelli, giungano sentimenti non troppo lontani da quelli che meritano gli indegni aggressori del direttore di gara. Perché, ormai, è stato davvero superato il segno…

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