Calcio malato: Sibilia e Barbiero (un commissario super partes…) creano i presupposti per l’elezione di Zigarelli a presidente del comitato campano – PUNTATA N. 65

Didascalia: Maurizio Zamparini, l’ex presidente del Palermo, del quale questa rubrica si sta interessando, in via diretta ed indiretta, da diverse puntate. Da quando, come ha dichiarato, in una pesante intervista al “Corriere dello Sport” l’esperto opinionista Italo Cucci, qualcuno ha deciso di azzerare la società del capoluogo siciliano. Al contrario di quel come si agì (meglio: di come non si agì, restando sostanzialmente inerti) con il Chievo del presidente Campedelli. Zamparini, il personaggio cardine del caos, che regna sovrano nella lega di B, che sta sconvolgendo la federazione calcio e che pare destinato a non cessare. Se non mediante una trovata. Ma di quelle oltre i limiti dell’estrema disinvoltura…

In barba a tutti, Balata è ancora lì

Questa rubrica è esausta. Ma non molla. Si rigenera, per buona sorte, ad ogni porcata. Ad ogni barzelletta. Ad ogni scena tragicomica. E sì che, in sessantaquattro puntate fino ad oggi, s’è vista scorrere, sotto i ponti del calcio, tanta, ma tanta acqua putrida, torbida, melmosa, limacciosa, fetida… Nella scorsa puntata, s’è dovuto prendere atto delle contraddittorie, conflittuali, divergenti (il che sarebbe il meno) decisioni della cosiddetta giustizia sportiva, sui drammatici casi del Foggia e del Palermo. I quali, però, coinvolgono una serie infinita di società, direttamente o indirettamente implicate, o trascinate per i capelli… Un caos, ormai, perfino inenarrabile. Ma anche, apparentemente, indistricabile. Eppure, nessuno si sofferma, neppure per un attimo, a risalire al vero responsabile principe, sommo, ineguagliabile, di tutto questo po’ po’ di casino. Con la consueta, indimenticabile, ineludibile circostanza aggravante: che, il tutto, è perfettamente ripetitivo, sovrapponibile, conforme alla stessa, identica catastrofe. Quella dello scorso anno sportivo. Ideata, creata, versi e musica, dallo stesso artefice massimo, che s’è ripetuto in questi mesi: Mauro Balata, presidente della lega di serie B. Che, nonostante tutto, con spigliatezza davvero super, resta incollato alla sua poltrona.

 

Nessun fascicolo, contro Balata

E contro costui, a carico di costui, la procurella (piccola procura) federale non azzarda neppure ad “aprire un fascicolo”. Per via, quantomeno (per non parlare delle gravissime problematiche, relative alle iscrizioni ai campionati di B, confessate dalla medesima procura federale), della delibera del consiglio direttivo della lega di B, esondato ed esorbitato dai propri poteri, dalle proprie potestà, invadendo un campo di competenza (se è un termine che ha ancora un senso…) della giustizia sportiva, quando ha deciso che i play-off si sarebbero giocati, ma i play-out no. Con una doppia indecorosità. Con un’evidentissima contraddizione in termini. Per di più, con un vice presidente in posizione soggettiva di imbarazzante incompatibilità e palese conflitto d’interessi. In quale, però, è uscito dalla sala della riunione… In ciò, appaiandosi allo sprovveduto Salvatore Gagliano, quand’era, addirittura, consigliere federale e se ne uscì, ante litteram, come Calcio malato ha già riferito…

 

Balata chi?

È davvero superfluo ripercorrere i motivi (strumentali, per non qualificarli indicibili), che hanno trascinato codesto soggettino al vertice (o al semi-vertice) del calcio nazionale. I nostri affezionati lettori conoscono, a memoria e a menadito, tutta l’indecorosa tiritera: una vicenda paradigmatica non solo del calcio nazionale, ma, purtroppo, dell’intera Nazione, che ancora ci ostiniamo ad indicare con l’iniziale maiuscola. Basti, sul punto, riandare ai commenti di Italo Cucci, riportati nella puntata n. 64: scudisciate schioccanti, “strappapelle”. Insomma, s’è indignato perfino un anziano corsaro dei mari del calcio. Uno che ne ha viste tante, davvero di cotte e di crude. Balata, gli organi della cosiddetta giustizia sportiva, e tutti i protagonisti e comprimari di questa incredibile sceneggiata, resteranno eternamente scolpiti nella mente di chi, nonostante tutto, abbia ancora un residuo di affetto, di passione, di attenzione per questo calcio in coma profondo. Ma è, questa, una ben magra e sterile consolazione. Anzi, è una consolazione che non consola proprio per niente…

 

Di nuovo alla ribalta le disinibizioni della giustizia sportiva

Anche questo è un argomento trito e ritrito. Ma che ci possiamo fare, se le norme del calcio, le loro interpretazioni, il groviglio delle riforme intervenute nei decenni, tutti questi fattori, hanno determinato il caos attuale? Quando fu depennato, dal codice di giustizia sportiva, il cosiddetto terzo grado di giudizio, ossia quello che era rappresentato dall’unico organismo davvero degno di esistere (la commissione d’appello federale, in sigla: la CAF, retta da quel gran Galantuomo di S.E. Alfonso Vigorita), qualche mente illuminata partorì una filippica indimenticabile. Che spaziava dall’origine del provvedimento (la volontà, in qualche modo ritorsiva, nei confronti dello stesso Vigorita, un giurista insigne, che però aveva osato toccare i sacri templi del calcio…) alle sue conseguenze. Le quali, com’era del tutto prevedibile, sarebbero state, ineluttabilmente, fatali per il calcio. Abbiamo memoria, però, anche nei convegni sulla giustizia sportiva, quelli ai quali partecipano soggettini disinvolti ed incompetenti, avvocati proiettati solo al proprio lucro e presunti soloni… Ebbene, in codesti convegni, qualcuno, più sbrigativamente, si limitò a prevedere che, cancellato il terzo grado di giudizio, i procedimenti in ambito sportivo non avrebbe mai visto la fine, o l’uscita dal tunnel. Non si sarebbero, insomma, esauriti mai ed, anzi, si sarebbero aggrovigliati su sé stessi. E così, purtroppo, è stato. E così continuerà ad essere, fin quando le riforme del codice di giustizia sportiva saranno affidate a personaggi senza la necessaria competenza specifica, privi dell’indispensabile visione globale, ispirati al criterio tattico di tamponare le emergenze del momento e non a quello strategico di affrontare le problematiche, afferrandole dalla testa e sviscerandole fino alla coda…

 

E adesso?

Con un ripristino di almeno una parziale obiettività, la corte federale d’appello, per buona sorte priva del suo astenutosi e discusso presidente Sergio Santoro (indagato per un reato gravissimo, a maggior ragione per un magistrato amministrativo) ha, nella sostanza, salvato dalla retrocessione il Palermo. Ma, sia chiaro, finora! Se così non fosse, tutto il ragionamento del precedente paragrafo sarebbe stato speso invano. Qualche ingenuo opinionista sportivo, che pure va per la maggiore, ha sentenziato che, quantomeno, in tal modo il calcio italiano si salva da una serie di conseguenze interminabili. Ma davvero? Non si riesce proprio a comprendere che, una volta innescato il meccanismo dei ricorsi e dei controricorsi, non se ne esce più e che questa è la vera, imperdonabile, responsabilità del Balata bis? Non è sfuggito, invece, che la querelle ha segnato l’ennesima Caporetto della procurina (la procura piccolina) federale. La quale, in primo luogo, s’è mossa con la sua tartarughesca lentezza, anche per via di una chiusura e riapertura degli accertamenti. Oltre a non imbroccarne mai una, sotto il profilo giuridico-sportivo e della potenzialità di resistenza delle sue imputazioni. Non ripeteremo, in quest’occasione, le critiche che abbiamo già rivolto, sia agli organi di controllo della figc e della lega di B (visto che la questione del Palermo concerne l’irregolarità di addirittura tre consecutive iscrizioni al secondo campionato nazionale), sia alla stessa procura federale, sia agli organi di cosiddetta giustizia sportiva, oltre che al solito Balata ed al suo consiglio direttivo. Che s’erano presi il lusso di annullare i play-out (lasciando, peraltro, in piedi i play-off, come se il Palermo non fosse mai esistito…). Se qualcuno ha ancora lo stomaco di interessarsi di questa vomitevole faccenda, troverà un’esaustiva trattazione nelle precedenti puntate. Ma, ci chiedevamo: e ora? Ora, si ricomincia daccapo. Perché il bello delle norme del codice napoletanico (ossia, parto del prof. Giulio Napoletano) è proprio questo: chiuso un ciclo, ne comincia un altro e così via, fino ad esaurimento… nervoso.

 

La sfiducia a Balata

È stato sottolineato, da più parti, che sussisteva l’altissima probabilità, prima della provvida sentenza della corte federale d’appello, quella salva Palermo, che venisse sfiduciato Balata. Be’, questa probabilità incombe (anzi, risplende) tuttora. Perché, come si ricava dai timidi commenti degli organi di stampa non palermitani, ovviamente, ma salernitani, pare che Lotito sia alla ricerca di una vendetta, tremenda vendetta, contro quel Balata, in precedenza prono ai desiderata lotitiani, ma, ultimamente, non più. Si dice, a seguito di richiamo e strigliata di Gravina…

 

La sezione consultiva del collegio di garanzia

I più attenti ricorderanno che la sezione consultiva del collegio di garanzia (de che?) del coni (quella, rispetto alla quale s’era registrata la corretta, rara avis, astensione della sua presidente, la salernitana prof. ssa Virginia Zambrano), a sua volta, aveva comunque stabilito che gli spareggi salvezza dovessero essere disputati, Con il che, suonando un sonoro ceffone metaforico, sul volto dell’incredibile Mauro Balata, che aveva deciso: “no, questi play-out non s’han da fare”! E già, ma le due società designate a giocarsi la permanenza in B erano Salernitana e Foggia. Balata non ha perso tempo. Ed ha pubblicato un comunicato impregnato di diplomazia acrobatica, nel quale parla di “corretta esecuzione della delibera” (come se potesse esistere un’esecuzione non corretta…). Ma aggiunge anche, rivendicandolo come un merito suo personale (e del suo consiglio direttivo) che “i play-out… devono essere effettuati”. Complimenti a Balata. Prende, incassa ed assorbe manrovesci, scudisciate e staffilate da tutte le parti. Ma conserva ottimismo ed aplomb… Ha già dimenticato, Balata, la sospensiva del TAR del Lazio e l’udienza programmata per il prossimo 11 giugno, sul ricorso del Foggia… Ma fermiamoci, per riprendere fiato.

 

Le figuracce, a catena, di Pecoraro

Per ora (ma solo per ora) lo spareggio, invece, sarà tra Venezia e Salernitana. Ma Balata, che evidentemente non ama prendere atto delle sue personali e collegiali debacle, finge che la circostanza sia come un bicchiere d’acqua di fonte… La verità è, anche, che Pecoraro, l’inadeguato capo della procurella (piccola procura) federale, non è preparato, in via specifica, a battersi contro gli avvocati veri, non quelli accomodanti e remissivi, pedissequi al potere federale. Quando si trova al cospetto degli avvocati dello sport non allineati e a doverli, suo malgrado, fronteggiare, boccheggia, Pecoraro… Ma s’immagini che catastrofe potrà ancora precipitare sul capo dell’incompetente Balata e del suo consiglio direttivo.

Il TAR del Lazio, invero, potrebbe salvare (anche se appare improbabile) il Foggia, che giocherebbe il play-out contro il Venezia, facendo scivolare in terza serie la Salernitana. Insomma, non si finisce mai. Anche perché, di certo, non soccorrono le norme ambigue e sempre plurivalenti del calcio. La cui interpretazione, per di più, è demandata ad un politico politicante di lungo corso, Franco Frattini, di forza Italia, ex ministro berlusconiano (et de hoc, satis…). Proprio costui è, invero, come i nostri lettori ben sanno, a capo del cennato collegio di garanzia…   

 

Ma Balata s’è giocato il posto?

Tutte le decisioni per non decidere, ossia per raggomitolarsi ed aggrovigliarsi su sé stessi, approdano poi, alla fine, nel porto sicuro, che accontenti tutti: l’allargamento della B, per impossibilità di procedere oltre. Nel frattempo, però, Balata si sta davvero giocando il posto, ossia la sua presidenza. Perché non ha corrisposto più alla volontà lotitiana. Essa è continuamente rievocata, ad esempio, da Lorenzo Vendemiale, de Il Fatto Quotidiano. Questo succede, quando si viene gruati su postazioni di prestigio e non ci si arriva per merito. E già: il merito… Ma che parola assurda, in Italia. Nel calcio malato, ancora di più…

 

A Leoluca Orlando è ritornata la voce…

“La giustizia sportiva ha cancellato l’assurda retrocessione in serie C, che non avrebbe tenuto in alcun conto i risultati sportivi raggiunti dalla squadra. Nel confermare la vicinanza della città e dell’amministrazione ai colori rosanero, crediamo che la promozione sia solo rimandata di un anno”.

Così parlò Leoluca Orlando. Che, fino a queste parole, s’era limitato a frasi di circostanza. “Introitata” la propizia svolta, determinata e delineata dalla predetta decisione della corte federale d’appello, il sindaco giustizialista ha ritrovato la parola. Accennando, addirittura, ai progetti di ritorno nella massima serie nazionale. Era rimasto inerte e silente, ad attendere gli eventi. Poi, quando la ruota ha esaurito il suo giro, s’è pronunciato. Non v’è che dire: è proprio un democristianone. Ma di quelli da primissima repubblica…

 

Due decisioni in simultanea…

Si noti la coincidenza: due decisioni contemporanee. Stranamente (stranamente?) coincidenti. All’insegna, però, della confusione. Giorgetti, siamo costretti, ancora una volta, a sollecitare il suo intervento! Per porre fine a questo scempio: del diritto, della certezza del diritto, della sacralità del diritto. Qui, del diritto, se ne sta facendo strame, per via di una giustizia sportiva che si insiste, pervicacemente, a tenere in piedi. La si cancelli. La si azzeri. Proprio mentre Sibilia, l’inverosimile coordinatore del tavolo della giustizia sportiva, presenta il nuovo codice… Ma qualcuno chieda una qualsiasi informazione, a Sibilia, sul nuovo codice, che risulterebbe essere un parto suo. Siamo sicuri che non saprà neppure da dove cominciare…

 

Qui Salerno…

Da Salerno, come si faceva cenno, stanno emergendo, sempre più chiare, le avvisaglie dei futuri danni, per l’improvvido Balata. Sui siti web dei sostenitori della squadra granata salernitana, invero, si leggono quelle insinuazioni, sulla sfiducia lotitiana a Balata, delle quali s’è già dato conto, in questa puntata. Ma questa sfiducia viene perfino motivata: due volte s’era espresso contro la disputa dei play-out, Balata. Ora, invece… Be’, l’idea di Balata che viene sballottato di qua e di là, a dire il vero, c’elettrizza molto. Almeno, visto che non si scolla, inizia a subirne qualche conseguenza morale… Per ripristinare una parvenza di obiettività dell’analisi, è però onesto puntualizzare che la tragedia di Balata s’è consumata proprio perché è stato costantemente vittima di Claudio Lotito, come, ai limiti dell’assurdo, stigmatizzano tanti giornaloni… Sì, ai limiti dell’assurdo: perché un presidente pilotato, imposto, calato o gruato da chissà dove (e si sa perfino da dove), i giornaloni e le società con diritto al voto se lo son proprio voluto… Conclusione (ma non definitiva: solo per ora): innanzitutto, si attendano le decisioni di TAR del Lazio e Consiglio di Stato (se ci si dovesse arrivare e se la bizzarra lega di B avrà la coerenza, visto l’andazzo, di attendere anche quell’ultimo organo). Poi, si vedrà. Ed il cagnolone del calcio mordicchierà la sua stessa coda… Per, poi, ricominciare il suo percorso impazzito… Tutto, per via di un Balata e per gli inconsapevoli, improvvidi interpreti delle norme del codice di giustizia sportiva della figc e del coni. È davvero il caso di aggiungere che, se, fra vent’anni, qualcuno si dovesse prendere la briga di valutare le sarabande del calcio dell’era tavecchiana e poi sibiliana, considererà folli (inguaribili) tutti gli assurdi protagonisti di questo periodo infelice…

 

Nasce male, il nuovo codice di giustizia sportiva

I soliti trombettieri avevano preannuncianto, con sonori squilli di strumenti a fiato, una rivoluzione. Boom! Ovviamente, non ci aveva creduto nessuno. Ma la questione s’è sviluppata e conclusa (ammesso che sia davvero chiusa) ancora peggio. Dunque: giovedì scorso, consiglio federale. Per la prima volta nella storia, molti e significativi dissensi, sul tema. Micciché, a nome della massima serie nazionale, ha stigmatizzato l’eccessiva tardività di consegna della bozza e s’è astenuto. Lotito ha votato contro: un ceffone. Balata, dopo quel che ha combinato nel suo campionato, ingovernabile e straziato per sua responsabilità, s’è astenuto (no comment). Nell’occasione, Micciché ha accennato ad una mancanza di rispetto, nei riguardi della serie A, che continua ad essere penalizzata dal suo quoziente assembleare, il 12%, come un partitino medio, laddove, invece, è il motore economico-finanziario di tutto il movimento calcistico. Be’, Micciché dovrebbe rivolgere le sue doglianze al suo sponsor, Malagò, che ha consentito quest’autentico stupro della logica: il 12% alla serie A, il 34% tavecchiano alla lega dilettanti, per via dei Carraro & compagnia ammaliante, tutti silentemente d’accordo con l’apparentemente mite e disponibile Tavecchio… Ma, ora?

 

Le aspettative si sgonfiano…

Secondo i consueti trombettieri del re, il nuovo codice sarebbe stato concepito, udite udite!, per cancellare quelle stratificazioni, contraddizioni, incongruenze che affliggono il codice napolitanico; per assicurare tempi certi e celeri del procedimento disciplinare; per garantire trasparenza e celerità di tutto il sistema calcio; per assicurare la cosiddetta afflittività delle pene. Charles De Gaulle avrebbe ironizzato: “Vaste programme…”. Sugli aspetti in dettaglio, questa rubrica si premurerà di procedere ad un indispensabile approfondimento. Ad esempio, sul tentativo di annacquare la cosiddetta responsabilità oggettiva. Per ora, prendiamo atto dell’esordio martoriato e controverso di un argomento così delicato e fondamentale. L’efficienza non si riconosce dalla fretta. Anzi… Semmai, la fretta, anzi la sollecitudine e la tempestività, avrebbero dovuto essere i principi ispiratori, i canoni orientativi, fin dai primissimi passi. Non a cominciare dagli ultimi… Ma, quando si affida una materia di codesta complessità ed impegno ad un politico politicante di professione (Cosimo Sibilia), il recordman dei plurifunzioni del calcio (gentilmente, non fateci ripetere le sue molteplici poltrone), quale esito ci si può mai attendere?

 

Andranno a casa tanti attuali distruttori del calcio

Il codice di giustizia sportiva influisce, pesantemente, anche sulla gestione dei campionati, come s’è visto dall’improvvida serie B, che sta squassando il calcio, coinvolgendo, inevitabilmente, anche la terza serie. L’ha straziato l’anno scorso. Si sta ripetendo quest’anno. Ma, in tutto ciò, l’unica notizia che conforta è che il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo diciannove anni di ostinato diniego, ha dato la sua autorizzazione ai magistrati ordinari, per un rientro negli organi di giustizia sportiva. Su questo presupposto, saranno spazzati via, da ruoli assolutamente inadeguati per loro, gli avvocati sconosciuti, i carabinieri, i poliziotti ed i finanzieri di seconda e terza fila… Il fatto è che gli avvocati esperti, qualificati, di elevato prestigio, nonché i militari in gamba, non hanno di certo il tempo per baloccarsi con i codici sportivi. I quali, però, investono e coinvolgono interessi (sociali, economici ed, appunto, sportivi) enormi, ciclopici.

 

I perenni matrimoni con i fichi secchi…

Una sproporzione evidente. La figc (idem, il coni) ha sempre voluto organizzare i matrimoni con i fichi secchi, verosimilmente al fine di un controllo, occhiuto e serrato, sulla giustizia sportiva. Siamo alle solite: si vorrebbero, eternamente, servire due padroni. Alla Arlecchino. Ma, codesto, non rientra tra gli esercizi umani… Ciò che si potrebbe e dovrebbe sapere, visto che si strombazza tanto la trasparenza (termine che ci fa accapponare la pelle, al solo adocchiarlo da lontano), è quanto sia costato, in consulenze, rimborsi, diarie, codesto nuovo codice. E già: consulenze… La croce di questa sventurata Nazione. Un ministro, Edoardo Rixi della Lega, s’è dovuto dimettere (le sue dimissioni, sia ben chiaro, erano sacrosante), per via dei rimborsi spese di quand’era consigliere regionale in Liguria. A quando, allora, la trasparenza, ma quella vera, in figc? O ci dovremmo accontentare delle tonitruanti dichiarazioni di principio?

 

“La chanson de Cosimin”

 

Di seguito, il “sedicesimo atto”, “parte sedicesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime quindici parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 64). La “parte diciassettesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

… a Carletto sibilò,  fremente:

“Ma non er’io, il solo pretendente?

Sia ben chiaro, però: niente elezioni,

come insegnano Renzi e Berlusconi…

 

Sia cancellato il voto: non mi fido

di questo, di serpenti, orrido nido”.

Tavecchio gliel’aveva garantito:

“Cosimo, tu hai da poco esordito

 

in questa nostra pia congregazione,

che gestisce l’italico pallone,

con una comprensibile passione

ed una correlata ambizione:

 

comprendili… Premi d’assicurazione,

la nuova, a LED, illuminazione,

i terreni in erba artificiale

e i lor collaudi, che fan tanto male

 

a società e Comuni proprietari

(ma siamo solo noi, i ‘feudatari’)…

T’appoggiano, però, Lotti ed il coni,

che son del ‘Renzusconi’ i due campioni.

 

Quindi, ripongan tutti l’illusione

e se ne faccian presto una ragione…

Con spigliatezza, ognun scavalcherai:

sceicchi, satrapi, faraoni e samurai!

 

Aveo promesso a tanti pretendenti

di travestirli da ‘lega-presidenti’?

Il voto è sacro, in democrazia?

Deve trionfar la meritocrazia?

 

Vuote parol, concetti vacui e vani:

da noi, valgon soltanto i furbi ‘piani’

dell’ultimo momento, strumentali

alle mie potestà, che restin tali

 

in ogni imprevedibil circostanza!

Quanto a codesti ‘soggetti da paranza’,

per ognuno di lor ho gli argomenti

idonei, secchi, chiari e convincenti…

 

Stai, dunque, Cosimino, ben tranquillo:

il requisito d’esser tu il pupillo

dei predetti, suprem capi sportivi

non sol ti fa passar, dai ‘morti’ ai vivi…”.

 

SEGUE

 

Bollettino parrocchiale n. 27

Stavolta, per eccesso di nausea, non scriveremo dei play-out aggiuntivi del comitato campano. Quelli, assurdamente trasformati in silenti, occulte trattative per i ripescaggi ed i futuri recuperi. Dal campo, al voto. Quello assembleare. Con un frenetico attivismo dei soliti delegati assembleari (a cominciare dal custode del campo di Agropoli, Antonio Inverso, detto “Caciotta”, nonché da Giuseppe Alfano e Amato Grisi, i din don candidati a consiglieri), dei commissari di campo (nel Cilento, nel Casertano, nell’Avellinese ed in tantissime altre zone: un nome esemplificativo per tutti, quello di Mario Saturno), dei delegati provinciali (in primis, Vincenzo Faccenda, il percettore del reddito federale, necessitato all’efficienza e trasportato in autovettura da Giuseppe Stanzione e Giovanni Ceni, nella provvisoria impossibilità per Antonio Petrocelli)… E, poi, gli Achille Cuccari, con il fido Orlando Natale, gli Iacoviello padre e figlio, i Pacifico padre e figlio… Per non dire degli Agostino Ruggiero in quel di Battipaglia e di tanti  galoppini, ancor più ignoti… Ed, ancora, gli Andrea Ruggiero, i Tommaso Imperiale… I collaboratori, tanti, in attesa di assunzione. I dipendenti del comitato, letteralmente costretti, volenti o nolenti, in un clima che non ti dico, a fungere da propagandisti. Ovviamente, tutta questa agitazione, prima ancora della pubblicazione del comunicato ufficiale di convocazione dell’assemblea elettiva regionale. Formalizzata ieri, venerdì 31 maggio. Ma preceduta da appuntamenti, telefonate, whatsapp di Salvatore Errichiello & compagnia defenestrante (ossia, che detronizzò, in un sol colpo, l’improvvido ed illuso Gagliano…). Potremmo proseguire all’infinito. Ma ci fermiamo qui. Per ora.

 

Calcio malato l’ha anticipato da tempo…

Questa rubrica ha anticipato la notizia da lungo tempo. Riferendo delle strane presenze (indebite) degli ex consiglieri, quelli che mandarono a casa Gagliano, sui campi di calcio, teatri delle gare di maggior significato politico: ossia, le finali di tutti i generi e categorie. Inclusa la Tambaro, che ha ridotto al lumicino il calcio femminile, come s’è rilevato anche dai risultati al torneo delle regioni, ancor più squallidi di quelli, già negativissimi, dello scorso anno e come si deduce, inesorabilmente ed incontrovertibilmente, dai dati della convocazione assembleare. Di male in peggio…

 

Sibilia, il re Mida al contrario

Il mitico re Mida, come tutti sanno, trasformava in oro tutto ciò che toccava. Sibilia, novello re Mida al rovescio, polverizza tutto quel che arriva sotto le sue mani. Come Forza Italia ad Avellino e provincia… Un altro esempio incontestabile: ha dovuto, finalmente, l’inadeguato commissario Barbiero, prendere e dare atto pubblicamente della catastrofe, appunto da re Mida all’incontrario, del comitato campano. Ridottosi terribilmente di numero di società. Già dalla prima fase del commissariamento, il fenomeno era in atto. Irreversibilmente. Checché blaterasse, sbrodolandosi, l’improvvido Gagliano, che parlava di progressi… Ma, sia pure in spaventoso ritardo, finalmente lo si è ufficializzato, lo sbriciolamento. Signori: il comitato campano si sta avvicinando, inesorabilmente, ai livelli bassi della graduatoria nazionale. Da cento firme di sostegno, per la candidatura del presidente, s’è scesi ad ottanta. È la certificazione, inequivocabile, dello sfascio. Altro che “adda passa’ ‘’a nuttata”, l’autolesionistica (e scritta perfino male) invocazione sibiliana, di quando era sempre più blu, il cielo sopra la sua testa… Ora, invece, è sempre più cupo e buio, quel cielo. D’un buio pesto.

 

Ma chi dovrebbero rivitalizzare il calcio campano, Zigarelli ed Errichiello?

E, tutte queste manfrine, tutto questo frenetico attivismo, solo per portare, comodamente, senza ostacoli, alla presidenza del comitato campano, nientemeno che Carmine Zigarelli, l’assistente parlamentare di Cosimo Sibilia? Ed alla vice presidenza, magari, Salvatore Errichiello, rinviato a giudizio per offese sessiste alla vice sindaco di Casalnuovo, come Calcio malato ha già riferito? A proposito: ma, “Caro Peppino”, il principio di lealtà sportiva non vale, per il comitato campano? Nessun fascicolo è stato aperto, ad esempio, sui play-out aggiuntivi? Nessun fascicolo sarà aperto sull’assemblea elettiva del 10 giugno prossimo? Sulla raccolta di firme? Sul supplizio, al quale sono sottoposte in questo periodo (ma già da tempo) le società campane aventi diritto al voto? Sulle pressioni, sulle incalzanti sollecitazioni senza respiro, sui tour nelle cinque province (a spese di chi?), il tutto per assicurarsi le fieme di appoggio alle candidature degli amici degli amici? Sulla gravissima circostanza che il bilancio del comitato campano è assente, tranne uno straccettino di documento, indecifrabile e privo di qualsiasi spiegazione, pubblicato a dicembre del 2016?

 

Quattro anni di silenzio sul bilancio…

L’abbiamo già scritto. Ma siamo costretti a ripeterci, visto che, quando si convoca un’assemblea, si dovrebbe anche pubblicare il bilancio annuale. E già, annuale. Perché la periodicità biennale (che, peraltro, il presidente Pastore rifiutava, optando sempre per quella annuale) vigeva per le situazioni ordinarie… In ogni caso, siamo, ormai, a ben quattro bilanci annuali, misteriosamente non pubblicati.

Quello del 2014/2015, che avrebbe dovuto essere pubblicato ai primi di novembre del 2015: ma il comitato fu pretestuosamente commissariato, per scaldare, attraverso l’incompetente (di calcio) Paolo De Fiore, la poltrona a Sibilia. Quello del 2015/2016. Quello del 2016/2017. Quello del 2017/2018. Ed, infine, quello del 2018/2019. Cerchiamo di capirci bene: dopo tre anni e nove mesi (ossia, quarantacinque mesi), si tenta (si tenta, perché, dopo il caso Gagliano, chi garantisce? Zigarelli?) di chiudere l’enorme, ciclopico, scandaloso periodo commissariale, molto più lungo di quello dei Comuni inquinati dalle infiltrazioni mafiose. Si tenta di chiuderlo il 10 giugno. Perché sarebbe stato davvero fuori di ogni grazia di Dio, se lo si fosse chiuso a novembre, ancora una volta senza pubblicazione del bilancio: una voragine, non più riferita ad un periodo annuale, ma, addirittura, quinquennale… Dott. Giuseppe Pecoraro, quella che stiamo denunciando è, a nostro avviso, una vergogna sconfinata. Non le consentiremo, quindi, di poter affermare (ma sarebbe stato, comunque, al di fuori di ogni logica) che non ne sapeva nulla… Ma lei, che farà, sul punto? Premesso che non ha mosso un ditino, in tutto questo periodo, da quando ha sostituito Stefano Palazzi, ripetiamo: che intende fare?

 

Ribadiamo chi è Carmine Zigarelli

E che dire del fatto che, al capezzale del moribondo comitato campano, che sta perdendo il patrimonio sportivo delle società dilettantistiche, ma, ancor più, quello delle società del calcio giovanile, sia chiamato proprio quel Carmine Zigarelli, che fu mandato via per la cancellazione, in simultanea, di tre “quarte ammonizioni”.

Che, inoltre, è avellinese come Sibilia, e che è il suo assistente parlamentare. Il tutto, con la ciliegina sulla torta di un’assemblea… convocata ad Avellino, ovvero per far giocare in casa lo Zigarelli. Il calcio campano assiste, attonito ed ormai depresso al di sotto di ogni tollerabile limite umano, alla convocazione dell’assemblea per il 10 giugno prossimo, con la solita furbata (che, però, non fondella e non incanta più nessuno…) della pubblicazione dell’avviso all’ultimo momento utile, di venerdì, cioè a ridosso del sabato e della domenica: ossia, nei giorni in cui quasi nessuno legge il comunicato ufficiale, tranne chi debba ancora giocare… Con l’arroganza di ricandidare tutti coloro che ebbero il merito, agli occhi di Sibilia, di mandare a casa Gagliano… Dimenticando quell’indecorosa manfrina del calendario del campionato Juniores, il cui calendario, secondo la pubblica denuncia di Gagliano, non era stato mai deliberato dal consiglio direttivo, ossia era stato, illegittimamente, pubblicato da un segretario Vecchione, in vena di reiterare una problematica, più o meno similare a quella della delibera sulla Juve Pro Poggiomarino. Ma, alla cennata denuncia pubblica di Gagliano, assurdamente, Pecoraro non s’è degnato di dare alcuna risposta… Snoccioleremo, di seguito, la confessione, obbligata, del comitato campano: dunque, 545 società dilettantistiche: una catastrofe! Del quale totale, 444 di calcio a undici, 97 di calcio a cinque, 4 di calcio femminile. Sono dati al 30 giugno 2018. Tutti, in mortificante decrescita. Complimenti alla Tambaro: farà le elezioni, vigilando su un tavolo da scopone, o da tressette… E mi raccomando il 51 per cento di quattro…

 

Il sempre più confuso Vecchione

Per dire dello sfascio inenarrabile del comitato campano, la data dell’assemblea elettiva era stata indicata, in una prima pubblicazione, evidentemente per l’emozione che attanagliava Vecchione, o per un groppo alla gola che lo paralizzava, nel 10 giugno… 2018. Un errorino di un anno… Ma non c’è da meravigliarsi: le delibere del cosiddetto tribunale federale territoriale sono state confuse con quelle della cosiddetta corte sportiva d’appello territoriale, oltre a tante altre amenità, che è impossibile, per ragioni di spazio, segnalare. Ci limiteremo a puntualizzare la più grave. Dunque, tutte le partite di spareggio, da disputarsi in campo neutro, sono state “ufficializzate” (molto per modo di dire), fino al venerdì pomeriggio che precedeva le gare, con campo ancora “da indicare”. Un solo campo è stato specificato, ma,  puntualmente, sbagliato: il Pignatelli di San Martino Valle Caudina, invece dell’Ambrosini di Venticano… All’insegna… dell’ultimo momento. Oppure, nel nome del principio, di alta qualità organizzativa: “tutto può succedere, all’ultimo minuto…”.

E lo volete, un esempio luminoso e preclaro della serenità della gestione barbieriana? Eccovelo servito: la sanzione pecuniaria, stratosferica, di settecento euro, a carico della Rocchese, per via dello striscione offensivo sulla “lega campana eccetera” (un epiteto, in rima baciata, davvero irriferibile, che lasciamo all’immaginazione dei lettori). Ebbene, l’offesa, sanguinolenta, è stata trasformata, dal delicatissimo giudice sportivo territoriale (non voglia mai Iddio, che i capi se la dovessero prendere, o se ne dovesse ferire la suscettibilità…), in “frasi offensive nei confronti dei familiari del personale del c.r. campania”. Una mistificazione da “oggi le comiche”. Come a dire, che, quando un cittadino, magari, espone uno striscione, con su scritto “Governo ladro!”, a qualche cronista (o alla polizia) potesse venire mai in mente di relazionare che lo slogan fosse stato indirizzato… ai familiari del “personale di Palazzo Chigi”. Commentino di Calcio malato: scudiscio… sciò…

 

La scelta della sede assembleare

Intristisce, molto, anche la sede “casalinga”, scelta per l’assemblea elettiva. Una sala decisamente angusta, che, da tanti anni, il comitato campano aveva riservato solo alle riunioni provinciali. Non essendo assolutamente sufficiente per un’assemblea: figuriamoci, per una elettiva. Nell’ordine, erano subentrati l’hotel Serino, l’hotel Ramada di Napoli (nella sua sala modulare più ampia), nonché, per la plebiscitaria elezione di Enzo Pastore, addirittura il teatro del Mediterraneo, alla fiera d’Oltremare. Che disponeva, il 6 dicembre 2012, di una sala da quasi mille posti a sedere (capienza poi ridotta, ma di poco, per motivi di sicurezza), che pure si rivelò insufficiente, per contenere gli oltre milletrecento dirigenti di società, accorsi entusiasti all’evento. Ora, invece, dopo quasi quattro anni di letale cura commissariale, si è, malinconicamente, precipitati ad una sala infinitamente meno capiente. È l’effetto di Cosimino re Mida…

 

La PEC dell’avv. Vincenzo Cirillo

Per l’assemblea elettiva del 18 dicembre 2017 (quella che produsse, per il calcio campano, Salvatore Gagliano, il recordman della provvisorietà e dei presidenti meteora), l’avv. Vincenzo Cirillo, ex sostituto giudice sportivo territoriale ed ex componente dell’allora così denominata commissione disciplinare del comitato campano, aveva chiesto, come candidato alla presidenza, l’anagrafica delle società campane aventi diritto al voto. Il 23 maggio scorso, lo stesso avv. Vincenzo Cirillo ha di nuovo chiesto, a mezzo posta elettronica certificata (questa volta, indirizzando la richiesta a Barbiero: al turno precedente, invece, a Sibilia), l’anagrafica delle società aventi diritto di voto…”.  S’è rivolto, diciamolo subito, in premessa, ad un collega avvocato, Luigi Barbiero.

 

L’elusiva e comoda replica barbieriana

Che, come legale rappresentante del comitato campano commissariato, ha risposto ieri sera, 31 maggio, come segue: per quanto riguarda i dati da lei richiesti, si rinvia a quanto pubblicato in allegato al comunicato ufficiale n. 131 del 31 maggio 2019 (dati consultabili e scaricabili), sul sito internet del comitato…”. Firmando non come Luigi Barbiero, ma come c.r. campania – l.n.d. – f.i.g.c. In quest’occasione, come si accennava, non c’era più Sibilia, al comitato campano. Quindi, Vecchione non è stato, diciamo così, necessitato a firmarla lui, la risposta all’avv. Cirillo. L’altra volta, invece, l’improvvido segretario del comitato campano si espose in prima persona, con una missiva dal tono perfino sarcastico, come se egli (e neppure Sibilia…) fosse stato il padrone del vapore e l’avv. Cirillo un fastidioso seccatore. L’inconsapevole Vecchione non si rende neppure conto di aver dato prova, con quella lettera di un anno e mezzo fa, di ignorare i principi basilari della democrazia… Ma torniamo all’attualità. Ebbene, in allegato al predetto bollettino parrocchiale, si rileva, delle società, solo un mero elenco (del tutto inutile e, soprattutto, inutilizzabile), relativo agli indirizzi per la corrispondenza. Ma, al comitato campano, davvero ritengono di giocare al gatto col topo? Di prendere in giro i potenziali candidati alla presidenza? Ed, ancor più, di schiaffeggiare le società chiamate ad esprimere il loro voto, creando tutti i presupposti possibili, per propinare e mollare ad esse l’ennesimo “pacco preconfezionato”?

 

Ma la conoscono, al comitato campano ed in lega dilettanti, la disciplina del “Terzo settore”?

Come i nostri affezionati lettori ben sanno, le associazioni sportive dilettantistiche rientrano, sotto il profilo della disciplina giuridica, nel cosiddetto “Terzo settore”, che concerne le associazioni no-profit. Ebbene, a titolo di rinfresco della memoria all’avv. Barbiero, segnaleremo solo alcuni, tra gli obblighi (non le facoltà, ma le prescrizioni categoriche ed inderogabili), ai quali sono sottoposte e devono attenersi le associazioni del “Terzo settore”: previsione di obblighi di trasparenza e informazione, anche con forme di pubblicità dei bilanci (proprio la più grave lacuna del comitato campano commissariato: una lacuna che perdura da troppi anni e che, ad ogni esercizio annuale che passa, si aggrava…); pubblicazione degli atti fondamentali nel sito internet istituzionale; garanzia del rispetto dei diritti degli associati… Basta così, o bisogna continuare? Alla prossima…

 

Si risveglia anche Salvatore Gagliano…

Dal profilo Facebook di Salvatore Gagliano, che è pubblico e visibile, estrapoliamo alcuni interessanti post, in argomento, di ieri.

Salvatore Gagliano: “Evviva la democrazia, evviva la trasparenza. Ho i testi di messaggi. Penso che alla fine ci divertiremo. Chi vuol capire comprenda…”.

Diego Russo: “Si prospetta una farsa”???

Giuseppe Ruggieri: “Caro Presidente non riesco a comprendere a cosa alludi con ciò che hai scritto ma io so per certo che è partita una vertiginosa raccolta di firme per le elezioni ad Avellino ma già da qualche giorno. Almeno così mi hanno riferito”.

Salvatore Gagliano: “Scusami Peppe, non mi è consentito di poterti dare spiegazioni perché si tratta di una situazione molto delicata. Rispetto ciò che hai scritto ma io volevo dire tutt’altra cosa”.

Modesto del Mastro: A proposito delle elezioni. Ho letto che si svolgeranno all’hotel de la ville ad Avellino. “Io ho fatto là dei congressi ma la sala contiene 240 posti e senza altri spazi. Ma loro già sanno che più della metà delle società non verranno? Ha ragione il Signor Russo: è proprio una farsa”.

Salvatore Gagliano: “Egregio Del Mastro a dire il vero è la prima cosa che ho pensato anche io perché conosco bene quella sala ed è piccola per una riunione a cui dovrebbero partecipare oltre 530 società. Poi ci sono gli ospiti, gli addetti ai lavori, ecc… E nemmeno in piedi ci sono spazi. Certo come sede è molto strana, forse chi ha convocato l’assemblea non ha fatto questa valutazione. Cosa dire: capita”. 

Salvo Ricciardi: “Ha ragione il Signor Diego Russo sarà proprio una farsa. Ma il signor Sizi come fa a sapere così bene queste cose sul prossimo candidato”? 

Antonio Chiarello: “A mio parere dovrebbe intervenire immediatamente la procura federale. Almeno una volta in Campania che ci sia una elezione seria”.

Salvatore Gagliano: “Che soddisfazione. Ed allora avevo proprio ragione io????.. Come potete vedere 14 giorni fa ho detto stop al commissariamento in quanto a mio parere inutile, e pochissimi minuti fa, sono state convocate le elezioni. Sarà un caso? Io penso proprio di no. Evidentemente avevo proprio ragione io. E buon lavoro al nuovo Presidente”. 

Salvo Ricciardi: “Presidente secondo tanti era inutile anche il commissariamento. L’amico avellinese vuole uno suo”…

 

Ogni commento è inutile. A codesto modello di inattendibilità, s’è ridotto il comitato campano…

  1. CONTINUA