Calcio malato: Salvini fustiga il calcio. La “iena” Filippo Roma mortifica Malagò. Sibilia fa politica personale, attraverso  una lega dilettanti mai così in basso – TRENTOTTESIMA PUNTATA

La negativa qualificazione, che questa rubrica, col suo titolo (Calcio malato), appioppa allo sport più amato in Italia, è un grido di dolore. È, nel contempo, un disperato auspicio, si spera non solo illusorio, affinché la situazione, magari per miracolo divino (volesse il cielo!), muti radicalmente direzione.

Gli autorevoli predecessori, nella pungente critica al calcio 

C’è, comunque, un fatto. Incontrovertibile. Che il calcio sia affetto da patologie gravi, sono in tantissimi, ormai, ad affermarlo. Tra i più autorevoli appassionati di calcio, che sono dello stesso parere dei redattori di questa rubrica, possiamo annoverare il personaggio vincente, del momento storico che stiamo vivendo in Italia: Matteo Salvini.

 

La frase durissima del capo della Lega al quotidiano “Il Tempo”  

Quasi quattro anni or sono (il 20 maggio del 2015), fu pubblicata, dal quotidiano romano “Il Tempo”, una brevissima, ma micidiale, intervista a Salvini. Davvero significativa e, come da abitudine del capo della Lega, senza peli sulla lingua. La riporteremo integralmente, di seguito. Essa illumina, invero, una realtà, che è sotto gli occhi di tutti e che rappresenta la quintessenza odierna del calcio.

 

Mai una denuncia del genere, dai soci della combriccola renzusconiana  

Non ci si sarebbe potuto mai attendere, ovviamente, una denuncia, nello stile secco e perentorio salviniano, che so, da un Luca Lotti, da un Matteo Renzi, da un Silvio Berlusconi. Ovvero, i protagonisti dell’effimera illusione di quel tentativo politico, per fortuna abortito rapidamente, che Marco Travaglio, de “Il Fatto Quotidiano”, soprannominò, con efficace sintesi, Renzusconi.

 

Ma l’abortito progetto Renzusconi, paradossalmente “partorì” Sibilia presidente della lnd… 

Quell’aborto, tuttavia, non lo si dimentichi, prima di sparire, determinò l’incredibile ascesa di Sibilia alla presidenza della lega dilettanti. Ed è un delitto che non potrà mai essere perdonato, né a Renzi, né a Berlusconi, né a Malagò, né a Tavecchio, né a tutti gli altri compartecipi. Tra gli altri, ci limiteremo a segnalare la graziosa  Mara Carfagna, in vena di riappacificazione: recentissima, quella, nel nome del potere, con il parlamentare Edmondo Cirielli, già suo ostinatissimo nemico.

 

Un Sibilia inerte beneficiario di una lotteria… 

Non citeremo neppure, in questo elenco improvvisato di co-protagonisti, un Cosimino Sibilia, la cui statura politica è davvero minimale, vicina allo zero assoluto. Il che inizia ad illuminare la verità di una vicenda surreale, che tratteggia il destinatario della lotteria lega dilettanti, cioè Sibilia, come un inconsapevole, immobile, passivo protagonista.

 

Che assurdità: il protagonista passivo

Il che, ovviamente, è una contraddizione in termini. Perché non si può essere protagonisti senza muovere un dito. Ebbene, Sibilia, soggettino finora fortunatissimo (ribadiamo: finora…), è riuscito perfino in questo ineguagliabile record… Del quale dovrà pur ricordarsi, quando tutto sarà finito. Per il bene del calcio.

 

Ma sentiamo Salvini 

Ma eccoci, finalmente, alla frase di Matteo Salvini: “Il calcio è truccato, corrotto e infiltrato dalle mafie. Ci vorrebbe una commissione di inchiesta che chiarisca l’uso del finanziamento pubblico e un governo che si occupi seriamente di sport, non solo di proporre Olimpiadi a Roma”. Sia consentito, a questo punto, un commento extra-calcistico.

 

L’illusione di Berlusconi  

Ma come possono, Berlusconi, la Carfagna, la Gelmini, il portavoce Mulè & compagnia forzitaliante,  continuare ad illudersi che Matteo Salvini ritorni all’ovile, per governare l’Italia insieme con loro? Nonostante essi, in una con Renzi & la sua compagnia bancante, rappresentino, in sostanza, null’altro che una novella democrazia cristiana, o, meglio, il tentativo (vano) di un risuscitando consociativismo catto-social-comunista?

 

Era, quello, lo scandalo “Dirty soccer” 

Salvini commentò, con quelle parole, lo spaventoso scandalo, che, il giorno prima dell’intervista, aveva travolto decine di società e tesserati, producendo ben cinquanta fermi giudiziari. Lo spiritosissimo Giovanni Malagò (del quale, in questa puntata, leggerete ancora…) prese subito la palla al balzo, come il personaggio femminile della canzone di Vasco Rossi, “Colpa d’Alfredo”. Malagò, per comprenderci bene, non muove mai un’unghia del dito, per disinfestare i verminai dello sport. Però, non perde occasione per pontificare.

 

Un passo indietro: riepiloghiamo la vicenda “Dirty soccer” 

Per chi ne avesse memoria nulla, o insufficiente, provvederemo ad un sintetico riepilogo della torbida vicenda. Essa è passata alla storia del calcio (a quella delle vergogne calcistiche, per essere più precisi) come calcio-scommesse del 2015. Non fu, chiariamolo subito, solo una questione anti-sportiva. Fu, anche, un pesante caso giudiziario.

 

L’inchiesta della DIA di Catanzaro 

Fu, invero, originata dall’inchiesta “Dirty soccer”, coordinata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro. Il 19 maggio 2015 (dunque, esattamente il giorno che precede l’intervista de “Il Tempo” a Salvini), furono arrestate, a seguito della predetta inchiesta, ben cinquanta persone (con settanta indagati in totale e trenta società di calcio coinvolte).

 

Un coacervo di intrallazzi 

Erano nel mirino della giustizia ordinaria società di serie B, di lega pro, di serie D e, perfino, per non farsi mancare niente, dei campionati regionali di eccellenza. L’accusa era di aver manipolato i risultati delle partite di calcio. Un’imputazione che, considerata la pluralità di società e di indecorosi protagonisti, fu formalizzata come di associazione per delinquere, finalizzata alla truffa ed alla frode nello sport.

 

Si svegliò perfino Palazzi 

A latere, intervenne anche la lumaca  Stefano Palazzi, il procuratore federale di allora, ossia il predecessore di Giuseppe “Caro Peppino” Pecoraro. Un Palazzi che, tanto per cambiare, dovette procedere a rimorchio dell’inchiesta giudiziaria.

 

Una ripugnante serie di “combine” 

Non indugeremo sui dettagli della vicenda penale, imperniata sulle scommesse su gare “taroccate”. Una mostruosa serie di combine, nell’ambito della quale operava, illecitamente, un esponente delle forze dell’ordine ed in cui il finanziamento preventivo era fornito da serbi e sloveni (con la partecipazione di un cittadino albanese).

 

I primi rei confessi

Il 10 giugno del 2015, a seguito delle prime ammissioni di colpevolezza, l’inchiesta si estese a macchia d’olio, con altre diciassette ordinanze di custodia cautelare e cinque nuovi indagati per frode sportiva. Una gara, in particolare, era al centro del ciclone: Savona-Teramo del 2 maggio 2015, alterata per trentamila euro.

 

Il comitato calabrese della lega dilettanti al centro dello scandalo…

Emerse che due gare dell’eccellenza calabra 2014/2015 fossero state manipolate: Scalea-Castrovillari e Palmese-Paolana. Manco a dirlo, Saverio Mirarchi, il genero di Nino Cosentino,  non ha mai avuto neppure un benché minimo grattacapo, per culpa in vigilando, in ordine alla drammatica questione. E già: la culpa in vigilando è come la pelle di quegli oggetti (le huevas, ossia le uova), ormai proiettati agli onori della cronaca mondiale da Diego Simeone…

 

Il caso crebbe a dismisura… 

Ma il caso lievitò, con l’intervento della Digos di Catania, che produsse misure restrittive personali, in carcere (successivamente, trasformate in arresti domiciliari) di sette persone, tra le quali il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, un altro dirigente federale, per così dire, particolarmente sfortunato, alla Enrico Preziosi…

 

Antonino Pulvirenti e Pietro Lo Monaco 

Eletto, infatti, consigliere federale (ossia, componente del massimo organo collegiale elettivo della federazione calcio) il 18 gennaio 2013, poco più di due anni dopo, Pulvirenti confessò di aver “comprato” cinque partite del campionato di serie B del “suo” Catania.

 

Pulvirenti, poverino, lo fece per “salvare” il Catania… Ma ci rendiamo conto? 

S’era sputtanato, da luminoso esempio di consigliere federale, per evitarne la retrocessione della società da lui presieduta: come se la salvezza del Catania, con quell’indegna modalità, avesse potuto configurare una giustificazione… Ah, dimenticavamo: alla modica tariffa singola, ovvero per ogni gara, di centomila euro…

 

Lo Monaco eletto consigliere federale… 

Ci sarebbe da aggiungere – tra tanti altri dettagli, sui quali, per brevità, sorvoleremo – del coinvolgimento, nell’inchiesta, quale indagato, di Pietro Lo Monaco (che sarà eletto anch’egli consigliere federale il 5 ottobre 2018…). Secondo l’accusa, la partita di lega pro Messina-Ischia, del 18 aprile 2015 (tre anni prima dell’elezione di Lo Monaco a consigliere federale), era stata taroccata anch’essa.

 

Che quadro…

La faccenda, che delegittima il calcio e la sua organizzazione federale, incapace di un minimo di decente prevenzione, nonché di un’energica disinfestazione, sia pure postuma, proietta un fascio di luce obliqua, in particolare, sulla serie D. Quella dell’improbabile, inerte, a-reattivo coordinatore, Luigi Barbiero. Talmente inerte, che Cosimino l’occhiolino l’ha voluto nominare, novello Mandracchio della lega dilettanti, commissario del derelitto comitato campano, in aggiunta alla carica di coordinatore del dipartimento interregionale.

 

Ma come si son potute progettare le scommesse sulla quarta serie? 

Carlo Tavecchio, quando furono introdotte le scommesse nel campionato di serie D, finse perfino di opporsi e di dichiararsi “contrario”. Ma, come si sa fin dai tempi degli antichi romani, “pecunia non olet”. Anzi, per taluni, il denaro ha un profumo irresistibile.

 

Ma che specie di dirigenti federali… 

Con la considerazione integrativa che, ai cosiddetti dirigenti federali, dei rischi, sulla regolarità delle gare e dei campionati, “non gliene può frega’ de meno…”. Un solo esempio, al riguardo: se, un domani, venisse proposta l’introduzione delle scommesse sul calcio giovanile, qualcuno ipotizza, forse, che l’incompetente presidente del settore, Vito Tisci, possa mai opporsi?

 

Solo guai, dalle scommesse in quarta serie 

L’ennesimo gesto d’incoscienza, molto più che di superficiale disamina, quello di consentire le scommesse in un mondo, povero fino alla disperazione, e che non si regge in piedi, quale la serie D.

 

Che insalata rancida… 

Una determinazione che ha generato, come se ci fosse stato bisogno… anche della quarta serie, mostri, casi giudiziari, le solite lentezze della procurella (piccola procura) federale, disdoro, dequalificazione dell’immagine e chi più ne ha, più ne metta…

 

L’inerzia del coordinamento interregionale… 

Rifulge, in tutta la questione, l’assoluta inerzia del coordinamento del dipartimento interregionale. E capirai, con quel po’ po’ di coordinatore, con quei soggettini quali componenti (su tutti, si staglia la figura del silente ed immobile Giuseppe Dello Iacono)…

 

Ma leggete cosa disse Malagò: sembra che sian trascorsi anni luce… 

Ed ora, torniamo a Malagò. Che, come si faceva cenno, pontificò, stigmatizzando la lega pro e Felice Belloli, il più scadente presidente della lega dilettanti fino a quel momento. Proprio così: fino a quel momento.

 

E Cosentino supera Belloli in insipienza…  

E sì, perché, dopo, è arrivato Nino Cosentino, che ha ampiamente superato Belloli, quanto a manifesta scarsezza ed a palese inadeguatezza al ruolo. Per poi, Cosentino, lasciare campo libero a Sibilia, che ha immediatamente provveduto a fare impallidire qualsiasi ricordo negativo dei suoi predecessori… Ed è superfluo precisare che Malagò, dopo averle sparate grosse, generiche ed indecifrabili, si chiuse nel mutismo e scomparve dalla scena…

 

Uno dei pochi interventi ragionevoli di Tommasi 

Damiano Tommasi, presidente dell’associazione calciatori, disse una delle rarissime sensatezze della sua carriera federale: “Le scommesse nei dilettanti sono un grande rischio. Le partite non sono trasmesse per televisione, per cui diventa difficile esercitare un controllo. Siamo in un mondo allettante per chi persegue il malaffare”.

 

Perfino Renzo Ulivieri ritenne di essere qualificato a metterci il becco… 

I nostri affezionali lettori ricorderanno bene che Ulivieri fu squalificato per tre anni, per un gravissimo caso di illecito sportivo, nell’ambito del cosiddetto calcio-scommesse n. 2. Evidentemente distratto, oppure, ormai, dimentico delle sue disavventure (definiamole così) nel campo specifico, Ulivieri ardì dichiarare: “Quella delle serie minori è una realtà difficilissima dal punto di vista economico… Bisogna eseguire più controlli”. Un’invocazione inverosimile: da quel pulpito…

 

Le dichiarazioni di Cavagna, presidente del Lumezzane 

Senza reticenze, né delicatezze, l’indignato presidente del Lumezzane: “Nei playout io devo affrontare una squadra” (la Pro Patria) “che ha comprato e venduto partite? È assurdo. Parliamo di una squadra che ha passato un girone intero da ultima in classifica e che, verso la fine del campionato, ha messo in fila vittorie, figlie di partite molto strane, terminate con risultati eclatanti”.

 

Le accuse proseguono… 

Cavagna prosegue, nel suo spietato J’ accuse: “Quello che sta emergendo è una vergogna e fa male al calcio, che perde credibilità. Come è possibile che nessuno si sia accorto di tante stranezze? Chi è nel consiglio di lega si deve vergognare”. Eccoci all’unica affermazione di Cavagna non condivisibile. Di che mai avrebbero dovuto mai vergognarsi, certi soggettini, eletti, per l’appunto, nel consiglio di lega?

 

L’ottimista ed improvvido Palazzi… 

Stefano Palazzi definì l’inchiesta  “un’operazione per disinquinare il mondo del calcio”. Come no… Con quei dirigenti federali, tutti al di sopra del principio giuridico della culpa in vigilando, tutti straordinariamente attivi nell’estirpare col bisturi il marciume, tutti fari del principio della lealtà, probità e rettitudine… Tant’è, che il calcio, anche da quel momento, è stato inquinato sempre di più…

 

Parole lineari e sagge dal procuratore di Cremona 

Roberto Di Martino, Pubblico Ministero al tribunale di Cremona, titolare dell’inchiesta sul calcio-scommesse, in essere dal 2011, puntualizzò: Non deve stupire la presenza della criminalità organizzata nel calcio-scommesse: essa cerca di inserirsi in ogni settore in cui può investire denaro e ricavarne guadagni”.

 

Il presagio funesto per il calcio: il declino di ippica e boxe 

La lunga, ma necessaria rassegna sull’inchiesta “Dirty soccer” ha offerto ai nostri lettori un quadro sconcertante, demoralizzante, ma obiettivamente realistico della situazione specifica del calcio: un esile e fragile fuscello, al cospetto degli squali in azione nel campo delle scommesse. D’altronde, forse l’ippica e la boxe, per citare due soli esempi, non hanno imboccato il viale del tramonto proprio per via delle scommesse (e, deve aggiungersi, dei circuiti televisivi, precursori dei diritti televisivi)?

 

La pericolosità del calcio-scommesse 

Calcio malato ha fatto riferimento all’inchiesta “Dirty soccer”, per chiarire, come già s’è detto in precedenza, che le patologie calcistiche non sono di certo invenzioni di questa rubrica. Non s’è sottratto, Calcio malato, al racconto dettagliato, finalizzato ad illustrare, in modo chiaro e, si spera, convincente, la gravità e l’intrinseca pericolosità dell’attentato (il calcio-scommesse) alla stessa sopravvivenza del calcio.

 

Le debolezze strutturali dell’organizzazione calcistica 

Ancora: s’è inteso evidenziare che il settore competente (l’organizzazione calcistica) è lontano le mille miglia, dal poter reggere l’onda d’urto, non di rado delinquenziale, connesso alle scommesse, come già fu per l’ippica e la boxe. Che, ancora, le incapacità della dirigenza federale configurano il più propizio e fecondo humus, per la lievitazione dei guasti e delle cancrene.

 

E si ritorna al Sottosegretario Giorgetti 

Ma, anche, per rammentare al protagonista della vita politica nazionale, Matteo Salvini, le sue secche espressioni dell’epoca, ovvero del 2015. Con la banalissima conclusione: caro Salvini, lei ha dimostrato di conoscere nel profondo i guasti del calcio. Non ha avuto remore nel denunciarli. Dunque, non può non sollecitare, oggi che governa l’Italia, l’intervento del Sottosegretario Giorgetti.

 

Taccia la compagnia anti-calcio 

Come a dire: tacciano i Malagò, i Tavecchio, i Sibilia & compagnia anti-calcio. Il vice presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini, deleghi Giancarlo Giorgetti. Lo sport ed il calcio, inevitabilmente, ci perderanno in autonomia. Siamo in emergenza assoluta e, quindi, non si può andare per il sottile. Ma lo sport ed il calcio, per converso, ci guadagneranno, eccome, in efficacia, in immagine pubblica, in dignità, in onore.

 

“Le Iene” distruggono quel che restava dell’immagine di Malagò 

E ci risiamo, con Giovanni Malagò. Nei giorni scorsi, Filippo Roma, inviato davvero speciale (e particolarmente meritevole di elogi, per aver affrontato un soggettino del calibro del pariolino) de “Le Iene” di Italia 1, ha intervistato colui che, da bambino, veniva gratificato, a casa, di prima mattina, dalle telefonate di Gianni Agnelli.

 

Che faccia tosta, Malagò… 

Un Malagò sfrontato, sì. Faccia tosta ineguagliabile, certamente sì. Ma, anche, in profondo imbarazzo. Un disagio che gli si leggeva sul volto, ma che egli è arrivato addirittura, al culmine dello stress da vergogna (mal dissimulato), a “confessare”: “Filippo” (rivolgendosi all’eccellente Iena con un confidenziale “tu”), “io so’ talmente in imbarazzo…”.

 

I lettori di “Calcio malato” clicchino sul link… Scopriranno che anche il coni è in stato patologico… 

Di seguito, pubblichiamo il link, clicclando sul quale  si gusteranno un brano di giornalismo “d’assalto”, tra i più simpatici (ma anche mortificanti, per la nostra Nazione, che deve sorbirsi questa specie di presidente del coni, quale capo dello sport italiano…) della storia della televisione italiana:  https://www.iene.mediaset.it/2019/news/universita-esami-truffa-malago-mastrapasqua-la-sapienza_312589.shtml

 

Filippo Roma scudiscia Malagò…

Della vicenda, Calcio malato aveva già riferito. Ma il video de “Le Iene” lascia senza fiato. Vale davvero la pena impegnare i poco più di dodici minuti, per centellinarselo per intero. Filippo Roma la prende appena appena alla lunga.

 

“Malagò, possiamo definirla una persona scandalosa?”

Poi, chiede a Malagò, ufficialmente vestale della sacralità delle regole dello sport, quanto valga il rispetto assoluto di codeste regole tassative. Per bruciarlo, senza pietà: “Possiamo definirla una persona scandalosa?”.  Una finta domanda. Brutale, nel suo sarcasmo. Ribadiamo: assaporatelo, secondo per secondo, questo impareggiabile video. Ammirate questa scenetta, che sembra tratta dal film “La grande bellezza”. Con il contrasto intimo, dello stesso Malagò: da un lato, spudorato. Dall’altro, intimidito, incapace di reagire come sarebbe tentato di fare… Ed il motivo è intuibile.

 

Malagò, puoi solo dimetterti. E scomparire definitivamente dall’orizzonte dello sport italiano… 

A questo punto, il pur disinvoltissimo Malagò non può, dopo una figuraccia di queste colossali dimensioni, restare nel posto che occupa. Deve dimettersi. Immediatamente. O deve sollevarlo, per danno d’immagine allo Stato italiano, il governo. Questa non sarebbe un’ingerenza, un’invasione di campo, un’ingerenza. Sarebbe, anzi è, un atto dovuto. Dimessosi, Malagò deve scomparire dall’orizzonte dello sport italiano.

 

Nessun organo di informazione scrive una virgola, sulla vicenda universitaria di Malagò… 

Anzi, dall’intero panorama sportivo. Anche per dare merito al settimanale, per l’appunto “Panorama”, che ha pubblicato l’inchiesta. Unico, con il quotidiano “La Verità”, non a caso diretto anch’esso da Maurizio Belpietro. Gli altri organi d’informazione, zitti e mosca. Come all’epoca brezneviana dell’Unione Sovietica. O, peggio, in quella staliniana…

 

Ma che pauroso, Tavecchio… 

E pensare che il tremebondo Tavecchio si fece imporre, da codesto po’ po’ di personaggio, la presidenza di Sibilia alla lega dilettanti. E pensare che Luca Lotti, il renziano, disinvolto ministro dello sport, viaggiava sempre in tandem con Malagò. E pensare che codesto soggettino ha premeditatamente decretato la distruzione del comitato campano della lega dilettanti… In che mani s’è ridotto lo sport italiano. Da Giulio Onesti a Giovanni Malagò… Per dire che, oltre al calcio, anche il coni è profondamente malato…

 

Ed anche un importante, “alto” dirigente pubblico aveva “taroccato” qualche esame universitario…

Nel servizio de “Le Iene”, il giornaslista d’inchiesta di “Panorama”, Simone Di Meo, cita, tra gli studenti de “La Sapienza”, uno degli atenei più prestigiosi d’Italia, che s’erano avvalsi dell’illecita collaborazione del bidello che falsificava le firme dei professori universitari, anche Antonio Mastrapasqua, ex presidente dell’Inps ed ex vicepresidente esecutivo di Equitalia. Pensate un po’: ma, allora, l’Italia è malata, in stato patologico. Irreversibile, o ancora recuperabile?

 

“Ariecco” il boicottaggio al (alla) VAR  

Abisso. “Nomen omen”, come i sintetici romani esprimevano il concetto: “Un nome nel destino”, o “il destino nel cognome”. Fiorentina-Inter: l’ennesimo spot anti-VAR degli arbitri nicchiani? O il comportamento inconsulto, per reazione del suo inconscio, di un povero arbitro dilaniato, tra l’accondiscendenza al padrone (copyright Edmondo Pinna del “Corriere dello Sport”) dell’aia, che rifiuta il (o la) VAR ed esige che l’arbitro in campo sia, anche nel 2019, in pienissima era iper-tecnologica, il despota della gara di calcio e, dall’altro lato, la brutale evidenza dei fatti?

Un hacker burlone modifica il testo sull’associazione arbitri di Wikipedia…

“L’aia si occupa di falsare le partite”: ecco il testo che, per qualche tempo, è apparso, alla voce associazione italiana arbitri, sull’enciclopedia del web. Ovviamente, dopo Fiorentina-Inter. All’esito dell’ostinata, pervicace, terrificante opposizione dell’arbitro Abisso alle risultanze del (o della) VAR. E il calcio precipitò nell’abisso. Lo sprofondo dell’incertezza, dell’ansia irrefrenabile ed incontrollabile. Quella, appunto, dell’abissale Abisso.

 

Nicchi, maldestro, ma anche “diabolico”

Insomma: alla resa dei conti, il (o la) VAR, nelle mani improvvide, maldestre, ma anche “diaboliche”, di Nicchi (Nicola Rizzoli non conta un tubo), anziché risolvere le problematiche, le complica maledettamente…

 

Ma Nicchi, quando inizierà a rendersi conto?

Il burlesco hackeraggio della voce aia su Wikipedia dovrebbe, finalmente, svegliare Marcello Nicchi dal sonno degli arroganti. Il tosco dispittoso dovrebbe, finalmente, prendere atto della sua incompatibilità. Con l’aia. Con il calcio. Con il progresso, sotto il profilo tecnologico, ma non solo, dell’arbitraggio. Con tutto l’ambito sportivo.

 

La durissima protesta dell’Inter

Leggete le dichiarazioni post-gara dell’amministratore delegato della società nerazzurra, Beppe Marotta: “Abbiamo subito un danno notevole, irreparabile nell’economia di questa stagione… Da quando esiste la VAR, l’errore di ieri in Fiorentina-Inter è stato il più grave, oltre che grossolano… incredibile… Noi abbiamo investito molto sullo strumento della VAR per ridurre gli errori, ma l’uso deve essere scrupoloso e razionale… Non me la sento di condannare un arbitro, ma il sistema va fatto funzionare meglio”.

 

A ruota, l’allenatore Spalletti 

Luciano Spalletti: “Non c’è nulla di dubbio, non ci sono discussioni: è colpo di petto netto, il pallone sulla mano non ci va neppure di rimbalzo”.

 

Ma anche le voci neutrali massacrano gli “abissali” errori dell’arbitro 

Per la verità, anche il telegiornale dell’emittente La 7 è stato tranchant, sull’operato arbitrale. Tuttavia, sarebbe doveroso chiedersi perché prendersela con gli arbitri nicchiani. Bisognerebbe, finalmente, prendere atto della realtà, che, d’altronde, il predetto telegiornale ha evidenziato ripetutamente: le condizioni psicologiche di Abisso.

 

L’opzione è: o Nicchi, o un arbitraggio serio, con la pre-valenza del (o della) VAR… 

Forse, è venuto finalmente il momento di rilevare, ma ufficialmente, definitivamente, che non è possibile, per codesti già di per sé stessi inadeguati direttori di gara, vivere l’autentica ossessione del (o della) VAR, con un presidente nazionale degli arbitri che detta condizioni di utilizzo del mezzo tecnologico, assolutamente incompatibili con la sua essenza, la finalità della sua introduzione, la sua pre-valenza sull’arbitro in campo.

 

Casarin propugna la subordinazione dell’arbitro in campo al (o alla) VAR 

Paolo Casarin l’ha proclamato, ripetuto, ribadito più volte. Ed è l’unico vero esperto di arbitraggio calcistico, che esista in Italia. Nicola Rizzoli, meglio evitare di parlarne. Allora, che si fa? Si vuole davvero che il calcio precipiti nell’abisso, con l’iniziale minuscola? O ci si rassegna, a cominciare dal “capotico” Nicchi, che l’arbitro in campo debba essere subalterno all’occhio tecnologico?

 

La ricostruzione, spietata, del “Corriere della sera”

Innanzitutto, il giornalone meneghino sottolinea il potenziale danno, dell’entità di cinquanta milioni di euro, che potrebbe derivare all’Inter dall’avversione di Rosario Abisso (pari, in questo, a tutti i suoi colleghi nicchiani) al (o alla) VAR. Secondo il “Corsera”, dopo la gara, nello spogliatoio, Beppe Marotta avrebbe avuto un colloquio con il presuntuoso, irriducibile (ed autolesionistico) fischietto palermitano.

 

E Gava confessò… 

Il “confronto” sarebbe avvenuto alla presenza di Michael Fabbri (primo assistente Var) e di Gabriele Gava, uno dei vice del designatore Nicola Rizzoli. Al riguardo, il Corsera, elegantemente, ma ben poco attendibilmente, non cita il vero capo degli arbitri, il tosco Nicchi. L’a.d. nerazzurro si sarebbe letteralmente infuriato. Sarebbe stato proprio Gava a riconoscere l’errore abissale.

 

Nicchi inizia a terrorizzarsi e corre ai ripari… 

Il Corsera aggiunge: Abisso tornerà in campo dopo la sosta di metà marzo, ma non dirigerà più gare dei nerazzurri fino alla fine della stagione. Dunque, Nicchi si sarebbe piegato, al cospetto dell’enormità del caso Abisso, in concreto rassegnandosi a quella ricusazione arbitrale, che egli aveva sempre, molto dispittosamente, rifiutato… Che s’ha da fa’, pe’ campa’… Vero, Nicchi?

Pur di “salvare” la tua pelle, ignori perfino i tuoi presunti principi irrinunciabili. Ma, ribadiamo: la vogliamo finire, con questa manfrina di boicottare il (o la) VAR? Oppure, vogliamo illuderci che gli arbitri italiani siano in grado di reggere una condizione psicologica, obiettivamente insostenibile.

 

Poveri arbitri nicchiani… 

Ossia, quella odierna: con chi li tira di qua, chi di là, chi li sbatacchia, chi li agita, chi li insuffla, chi vorrebbe eternamente eterodirigerli. Laddove, invece, dovrebbe essere ognuno di loro, a dirigere la gara assegnata, con serenità almeno sufficiente, o in quota decente e ragionevole?

 

La confusione sotto il cielo… 

Insomma, come diceva Mao Tse Tung, “grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è propizia…”.  Vogliamo metterla così, per dare un pizzico di respiro ad un Nicchi sotto assedio, per i suoi inverosimili comportamenti, quasi fosse il padrone unico di questo Calcio malato?

 

Ben diverso il calcio asservito alla politica: ci risiamo, con Cosimo Sibilia… 

Per dare un’idea della vergognosa, assolutamente impudica strumentalizzazione (ed, anzi, dell’autentico asservimento dell’organizzazione sportiva alla politica), constate l’ultima performance di Cosimo Sibilia. Un soggettino, ormai, fuori controllo. Che giudica “cosa nostra” la lega dilettanti ed il comitato campano.

 

Ines Fruncillo sulla “home page” della lega dilettanti: e che c’azzecca? 

A tal segno, Cosimino l’occhiolino li giudica tali, ossia “Cosa nostra”, da aver utilizzato, strumentalmente, a mo’ di marchetta elettorale, la “home page” della lega dilettanti (sede: Roma, non Zungoli) per pubblicizzare, promuovere, diffondere il convegno di sabato mattina scorso, ad Avellino, intitolato “Ricominciano dal Sud…Perchè no?”. Con, in evidenza, Ines Fruncillo,, consigliere al Comune di Avellino.

 

Un convegno tutto, fuorché sportivo… 

Eppure, in codesto convegno di tutto s’è discusso, fuorché di calcio, o di sport. Della Fruncillo, questa rubrica, Calcio malato, è stata, suo malgrado, necessitata ad interessarsi in passato. Di per sé, la consigliera comunale di Avellino non ha alcuna attinenza con lo sport, se non fosse per una sua apparizione meteorica (alla Gagliano, per intenderci), tanti anni or sono, quando era una signorina, come presidentessa di una società (l’a.s.d. San Tommaso, dell’omonimo rione irpino), che subito dopo scomparve, lasciando pure, nelle casse del comitato campano, qualche disinvolta omissione di versamento…

 

Fruncillo, moglie di un giudice sportivo forzista 

Di notevole, la oggi signora (moglie di un giudice sportivo forzista del comitato campano, nominato, manco a dirlo, dall’onorevole forzista Cosimo Capiluoghi Sibilia), ha che è vicinissima, che più vicina non si può, all’onorevole di Mercogliano. Lega dilettanti sempre più giù, dunque… Per il “convegno”, s’è perfino scomodato il presidente nazionale di Confindustria, l’anti-grillino ed anti-leghista ed anti-governo Vincenzo Boccia. Complimenti! Non aveva proprio altro da fare…

 

Abuso ed omertà… 

Ma restano l’improprietà, l’abuso del sito della lega dilettanti, la disinvoltura estrema di Sibilia. Nel silenzio omertoso di tutti. Visto che Diego Simeone sta impazzando su tutti i social, aggiungiamoci anche noi di Calcio malato: “Cercansi uomini (o donne) con le huevas”. Operatori dell’informazione compresi…

 

Le controverse questioni arbitrali in Campania: violenza sugli arbitri e disinvoltura…

Il giornalista e polemista sportivo Sergio Vessicchio imperversa sui giornali on line del Cilento. Segnala che il Costa d’Amalfi sbraita per la posizione soggettiva dell’arbitro Franza, dells sezione di Nocera Inferiore. Ma ignorando, il Costa d’Amalfi, che le altre società, da tempo, protestano vibratamente per i presunti favori arbitrali, proprio alla società costiera.

 

Anni fa, era la società del fratello di Salvatore Gagliano 

Deve premettersi che il Costa d’Amalfi, tanti anni or sono, era presieduto da Gennaro Gagliano, il fratello maggiore di Salvatore, l’improvvido presidente per un  attimo del comitato campano. Deve, altresì, precisarsi che quel tale Marco Celia, del quale si parlerà, è un pupillo di Pipino il breve, alias sempre Salvatore Gagliano. Ma, a questo punto, leggete quel che scrive Sergio Vessichhio.

 

Secondo Vessicchio, Franza a sostegno dell’Audax Cervinara… 

Franza di Nocera Inferiore, chiosa Vessicchio, avrebbe dato una manina, da arbitro, all’Audax Cervinara, ad Agropoli, nella semifinale di coppa Italia. Ora, lo stesso Franza è accusato di essere il preparatore atletico della Scafatese. Vessicchio denuncia, degli arbitri campani ed, in particolare, della sezione di Salerno, un declassamento tecnico pauroso, passando dalle prime sezioni in Italia a una delle ultime con arbitri e assistenti, di bassissimo profilo tecnico, ma anche con situazioni molto poco chiare come la posizione di Conforti”.

 

Conforti, Striamo e Franza: che terzetto… 

Vessicchio allude, poi, a Franza e Striamo, che giudica privilegiati all’interno della sezione di Salerno. Indi, sacrosantamente, il dinamico opinionista cilentano stigmatizza il fatto che, dai quattro arbitri nell’organico della serie A e dagli assistenti internazionali, la sezione di Salerno sia precipitata ad un livello, in passato mai così basso.  Aggiunge, Vessicchio, che si sta meditando di rivolgersi alla magistratura ordinaria, affinché l’operato  di Simone Conforti sia valutato con attenzione.

 

Marco Celia della società Costa d’Amalfi 

Quindi, Vessicchio inizia a trattare l’argomento Marco Celia. Evidenziando e fustigando le sue metodologie didattiche. Segnalando che “gli arbitri della sezione di Salerno sono una disperazione per le società, quando arrivano sui campi”.  Infine, Vessicchio sostiene che, sotto tiro, ci sia una serie di elementi, che non vanno più sui campi ad arbitrare, ma che il comitato gestisce, ad esempio, attraverso designazioni come commissari di campo.

 

Le  ulteriori accuse  di Vessicchio 

Indi, Vessicchio qualifica quella di Nocera Inferiore come “un covo di arbitri, oltre che scarsi, anche capziosamente indirizzanti nei risultati”.  Ora, prosegue Vessicchio, “il Costa d’Amalfi proprio per una direzione di Franza di Nocera Inferiore, contro la Scafatese, terminata per 1-1, ha fatto ricorso, con il quale denuncia che Franza sia il preparatore della stessa Scafatese”.

 

La reazione contro il Costa d’Amalfi 

Vessicchio sostiene che “non sono passati inosservati i copiosi aiuti arbitrali ottenuti dal Costa d’Amalfi a ripetizione… l’accusa che si muove è quella, molto particolare, che un dirigente del Costa d’Amalfi, Marco Celia, sarebbe il preparatore atletico degli arbitri, forse della sezione di Salerno. Infine, le società lamentano l’abbinamento di Marco Celia e l’aia con il Costa D’Amalfi… La veridicità dei campionati, conclude Vessicchio, viene intaccata da queste dinamiche.

 

Le disinvolture dell’associazione allenatori sotto il profilo dei regolamenti assembleari

In questa puntata, Calcio malato intende offrire contezza di quanto sia irrispettosa delle sue stesse regole l’associazione presieduta dallo squalificato per calcio-scommesse n. 2, Renzo Ulivieri. Preliminarmente, riporteremo, di seguito, testualmente, l’art. 3 (“elettorato attivo e passivo”) del regolamento elettorale aiac, che disciplina le elezioni, ad esempio, dei delegati assembleari, coloro che partecipano, con diritto attivo di voto, all’elezione del presidente federale: “Hanno diritto di voto (ex art. 11, punto 4, dello statuto) tutti i tecnici della figc ed iscritti nel ruolo del settore tecnico, in regola con il pagamento della prevista quota, al momento del voto”. 

 

I nominativi degli “irregolari” dell’aiac

Ebbene, Milena Bertolini (attuale commissario tecnico della nazionale femminile), Giancarlo Camolese, Nicola Sergi e José Sorbello non erano in regola con il versamento della prescritta quota annuale d’iscrizione al rispettivo albo del settore tecnico, al giorno (29 gennaio 2018) dell’elezione per la presidenza federale.

 

La doppia preclusione al voto, per la Bertolini… 

Prescinderemo, in quest’analisi, dall’ulteriore preclusione al voto, per la Bertolini, sulla base dell’art. 20, comma 5, dello statuto federale, in quanto ella svolge attività lavorativa… per la figc. I quattro, dunque, non avrebbero neppure potuto esercitare il diritto di voto, per eleggere quel presidente della figc (che, per inciso, in quella circostanza non fu eletto). Ma chi controlla, in figc e all’interno delle sue componenti, la legittimità dell’esercizio del voto? È un aspetto abbandonato alle disinvolture dei vari personaggi?

 

E che dire della lega dilettanti di Sibilia?

La distratta aiac del disinvolto Ulivieri, dunque, fa il paio con la lega dilettanti dell’improbabile Cosimo Sibilia. Invero, come Calcio malato ha già rilevato precedentemente, i delegati assembleari del comitato campano non avrebbero avuto titolo per votare, all’assemblea federale che elesse il presidente Gabriele Gravina (in questo caso, con fumata bianca), in quanto la relativa, preliminare assemblea campana era stata proclamata nulla, dalla commissione per la verifica dei poteri  (ovvero, dal presidente del tribunale federale territoriale). S’era registrata, infatti, un’assoluta, insanabile carenza di società presenti all’assemblea regionale. Insomma, di disinvoltura in disinvoltura.

 

Ahi, il rispetto delle regole democratiche…

E questo… sarebbe il rispetto delle regole: per di più, quelle, sacre e sacrali, delle votazioni, con l’aggravante del livello assembleare massimo, quello nazionale. Per inciso, tra i delegati assembleari campani della Lega Dilettanti, spicca il bizzarro agropolese “caciotta”, al secolo Antonio Inverso, del quale abbiamo riferito nella precedente puntata. Esattamente, nel paragrafo intitolato “Dieci anni di furti negli spogliatoi”, che richiamava l’analogo titolo dell’editoriale, pubblicato sul giornale on line “Agropoli news” di Sergio Vessicchio…

 

La procura federale batta un colpo…

Si segnalano le due deliziose, esemplari vicende alla procurina (la procura piccolina) federale. Al fine che, una volta tanto, faccia intendere, a chi non vuole proprio capirlo, che il dovere del rispetto delle regole vale per tutti. Che, in ambito sportivo, non può essere compatibile il maiale Napoleone, de “La fattoria degli animali” di Orwell. O, meglio, che non dovrebbe essere contemplato. Staremo a vedere…

 

L’allenatore Pompilio Cusano, esonerato dalla Sarnese di serie D, assunto presso un centro tecnico federale…

E, già che ci siamo, segnaliamo, alla sullodata procura federale un’altra “chicca”, questa volta del duo Luigi Barbiero / Cosimo Sibilia, quest’ultimo nella sua qualità di presidente (per quanto, ancora?) della lega dilettanti e, dunque, nel suo ruolo di sovraordinato al commissario del comitato campano. Ebbene, l’allenatore Pompilio Cusano, tesserato, per la corrente stagione sportiva, a favore della Sarnese di serie D e da questa società esonerato, è stato “assunto”, o comunque preso a carico, da uno dei pomposi, quanto del tutto inutili centri tecnici federali della Campania.

 

La lega dilettanti ed il comitato campano che violano le regole federali: un record 

Dunque, Barbiero e Sibilia, un’ulteriore disinvoltura. L’ennesima violazione delle regole. La lega dilettanti che ignora e viola le regole e le norme federali: un allenatore, già tesserato per il 2018/2019, che poi svolge attività presso una struttura federale, la quale, in linea teorica, è quantomeno equivalente ad un’altra società.

 

Sarebbero stati deferiti sia Cusano, sia il suo “nuovo” presidente, sia la sua “nuova” società… 

Avesse tentato, Cusano, di operare in seno ad un’altra società, sarebbe stato deferito. Insieme con lui, sarebbe stato deferito il presidente della successiva società di attività annuale. E, per inesorabile responsabilità oggettiva, sarebbe stata sottoposta a procedimento disciplinare anche la stessa, “nuova” società… E non sarebbero state concesse né giustificazioni, né circostanze attenuanti: a nessuno dei deferiti.

 

Che si fa, si risparmiano, “generosamente”, Sibilia, Barbiero, Scarfato e Ciccarelli? 

Ma Sibilia e Barbiero davvero tremano? O ben sanno che saranno “generosamente” risparmiati? E l’impresentabile Sebastiano Scarfato, presidente del gruppo campano dell’aiac, che fa? Non segnala la pesante irregolarità? Resta silente, forse perché, come si mormora e sussurra, ha già da pensare a qualche proprio personale problemino, sotto il profilo della giustizia sportiva? E quel tale Raffaele Ciccarelli, segretario regionale dell’aiac?

 

E la procura federale? 

Ma, questo è l’angosciante quesito, la procurella (piccola procura) federale, troverà mai, chissà dove,  il coraggio, nonché avvertirà il dovere, di minima dignità istituzionale, di intervenire e di attivare un procedimento disciplinare a carico di Sibilia e Barbiero? O costoro sono intoccabili, o, magari, come l’orwelliano maiale Napoleone, “più uguali degli altri”?

 

Scarfato, Ciccarelli e lo sbando del comitato campano… 

Che l’improbabile duo alla guida del gruppo campano dell’aiac sia in totale confusione (nel profondo solco della gestione sibiliana del comitato campano della lega dilettanti) è testimoniato, a titolo di mero esempio (quanti altri, se ne potrebbero citare…), addirittura dal comunicato ufficiale. Alla pag. 1639 del comunicato ufficiale n. 91 della corrente stagione sportiva, si legge, infatti, della squalifica dell’allenatore del Sant’Antonio Abate (promozione, girone A), tale Enzo D’Aniello, fino all’11 marzo 2019. L’aspetto singolare è che questo signore tutto è, fuorché un tecnico… Ma com’è possibile? Ora, che l’attuale struttura burocratica del comitato campano sia assolutamente incapace, è assodato. Che la sua giustizia sportiva sia ai confini del patetico, è altrettanto acclarato. Ma l’aiac, che ci sta a fare? Come vigila a tutela dei diritti degli allenatori, quelli veri, abilitati?

  1. SEGUE