Calcio malato: Pairetto, senior e junior, che rovina per il calcio, che così perde eserciti di spettatori… Sibilia e le assicurazioni a peso d’oro: nulla è cambiato, nella lega dilettanti… Se non in peggio – TRENTASEIESIMA PUNTATA

Abbiamo assistito, sconcertati ed attoniti, a quel che è riuscito ad architettare Pairetto junior (all’anagrafe, Luca), l’arbitroide di Spal-Fiorentina di domenica scorsa. Quel Pairetto, che tutti gli osservatori obiettivi qualificano come il peggior direttore di gara della serie A. E sì che i negativi, scarsi (ed in buona fede molto discutibile), non mancano di certo…

Ci siamo sciroppata la domenica sportiva: che depressione…  

Ci siamo perfino, nella specialissima occasione, sottoposti al supplizio di guardarci la domenica sportiva. Certo, ci siamo cautelati con un protettivo dello stomaco, per evitare problemi. Ci voleva proprio, un’adeguata tutela preventiva delle pareti gastriche…

 

Il sorrisino della conduttrice 

Lì, in quel salottino televisivo, spiccava una sorridentissima Giorgia Cardinaletti. E ti credo, sorridentissima: la Juventus sta guadagnando sempre più vantaggio sul Napoli, sì da potersi dedicare, senza assilli, senza ansie, senza preoccupazioni “addizionali”, alla Coppa dei Campioni, il cruccio sempiterno degli Agnelli. La famiglia dominante, in Italia, in tanti campi di primo piano. Fino a qualche decennio fa, occulti primi attori della politica. Da otto anni, dominatori (da dominio) del calcio.

 

E Berlusconi, dopo la rete negata a Munari, voltò pagina…

La famiglia, al cospetto della quale, dopo il gol non concesso a Muntari, perfino un tenace, un irriducibile, un disinvoltissimo come Silvio Berlusconi, capì che doveva solo inchinarsi, rassegnandosi a liberarsi del Milan. O, forse, più che rassegnarsi, colse l’occasione propizia per procedere in quel senso. Tanto, comunque, era tutto inutile, contro le zebrette…

 

Sempre fastidiosi, gli addizionali: tutti!

Ma soffermiamoci, per un attimo su altri addizionali: gli arbitri. Molesti per vocazione, come fu nefasto e funesto (ma non di certo per la Juve…) l’addizionale di Tagliavento, quello piazzato, ma solo per non vedere un piffero, dietro la porta del gol di Muntari. Fu, quello, uno degli  scandalosi episodi, forse il più vergognoso in assoluto, della saga nicchiana, rievocato nella precedente puntata. Come a dire: addizionali & compagnia non vedente.

 

Spal-Fiorentina ci riporta ad Operazione off side

Riportiamo il cursore della nostra attenzione su Spal-Fiorentina. Chissà mai perché, ma, per immediata, istintiva, intuitiva associazione d’idee, Pairetto junior ci ha evocato alla memoria Operazione off side, la splendida docufiction di Giovanni Filippetto e Umberto Nigri, ancora oggi (per buona sorte) disponibile su You tube. Consigliamo vivamente, a chi abbia un po’ di tempo libero, di andarsela subito a gustare. Sarà tempo ottimamente investito. Infatti, è una lezione di stile e di verità. Una verità, per l’appunto, documentata e documentale…

 

Guarda caso, da dieci anni, la docu-fiction è stata oscurata… 

La trasmissione fu mandata in onda, dall’emittente La7, il 15 dicembre 2009. In quel periodo, il direttore dell’informazione sportiva della televisione di Urbano Cairo era Antonello Piroso. Che di La7 era, anche, direttore del telegiornale. Poi, il telegiornale cairano passò nelle mani del maratoneta Enrico Mentana. E perse smalto e freschezza. Ponete mente alla data del passaggio del testimone tra Piroso e Mentana: 2 luglio 2010. Fu a sei mesi e mezzo di distanza da Operazione off side. Ovvero, il tempo per far decantare l’imbarazzante situazione.

 

La7 di Cairo s’inserì nel sistema 

Non a caso, Piroso definì la sua sostituzione “una manovra di palazzo, non certo di mercato”.“. E addio Operazione off side & compagnia dissacrante! In compenso, con Mentana, La 7 s’inserì, a pieno titolo e senza alcuna intenzione di scollarsene più, nel sistema.

 

“Operazione off side”: un luminoso esempio di giornalismo “documentato” 

In quel filmato, era stato disvelato e sputtanato il calcio arbitropolizzato del 2006. L’altrimenti definito “sistema Luciano Moggi”. La dominazione sugli arbitri, per mano del direttore generale della Juventus. Per renderla invincibile, inarrivabile, irraggiungibile. Alla faccia della sacra, sacrale ed inviolabile autonomia arbitrale…

 

L’autonomia arbitrale precipitò al livello zero… 

In quel caso, in quel periodo, per ed in nome della Juventus, l’autonomia arbitrale poteva disinvoltamente essere cancellata. La meritoria opera televisiva fu eseguita, a stroncare ogni possibilità di polemica, o di confutazione strumentale, sulla base di intercettazioni video e telefoniche, nonché attraverso impressionanti ricostruzioni visive delle performance arbitrali. La cruda verità dei fatti, che zittì, purtroppo con corto respiro, le supponenze e le mistificazioni bianconere…

 

Un filmato pedagogico ed estremamente istruttivo, per le scuole e per i corsi in ambito sportivo 

Bisognerebbe diffonderla, quella formidabile trasmissione televisiva, negli istituti scolastici e nei corsi formativi per dirigenti di società di calcio, in quelli riservati agli allenatori. Perché no (anzi: a maggior ragione), in quelli per aspiranti arbitri di calcio.

 

La docu-fiction tanto cara a tale Alfonso Massaro. Ma, poi, non più… 

Quell’Operazione off side, all’epoca, entusiasmava perfino Alfonso Massaro. Il ragioniere e commercialista che, all’epoca, era stato nominato, dall’improbabile presidente Salvatore Colonna, bi-consulente. Sia della contabilità del comitato campano, sia di quella della calcio Campania immobiliare, la società di servizi del comitato campano, arrivata quasi buona ultima, tra quella della figc, le plurime società di servizi della lega dilettanti e quelle di tutti gli altri comitati regionali.

 

Massaro distribuiva i cd di Operazione off side… 

In quel periodo, Alfonso Massaro, anch’egli, come tanti (purtroppo) al comitato campano, ex arbitro, distribuiva, volontaristicamente, i cd di Operazione off side, oltre a rilasciare interviste, sulla patologia dell’associazione arbitri, ad una piccola emittente televisiva romana.

 

… fin quando il figlio Fabrizio non iniziò la sua carriera arbitrale, devastante per le società… 

Poi, il consulente Massaro si fermò, nella sua opera di incessante dissacrazione dell’aia, in singolare coincidenza con l’inizio dell’attività arbitrale del figlio Fabrizio. Quello, del quale Calcio malato ha riferito, nella trentunesima puntata, del 2 febbraio scorso, le performance, perniciose per le società.

 

La Mariglianese devastata dall’arbitraggio di Massaro junior

L’ultima, forse la peggiore tra tutte, in occasione di Mariglianese-Saviano del 27 gennaio 2019: di gravità inconfutabile, in quanto documentata ed “illustrata” da video, pubblicati sul web. Come scrivemmo in quell’occasione, a coerente imitazione dell’opera paterna, un arbitro parimenti dannoso per le società…

 

Mia Martini: “Ci vorrebbe un’altra vita”…

La voce “graffiante” (forse, sarebbe meglio dire: deliziosamente graffiata), ma soprattutto struggente, della grandissima Mia Martini, in “Gli uomini non cambiano”, proclamava, con malinconica rassegnazione, l’ostilità paterna: “… ho lottato per cambiarlo… ci vorrebbe un’altra vita…”. Resterà nella storia della musica leggera italiana, questa canzone del 1992 (seconda e non prima, al Festival di Sanremo), della quale è giusto segnalare gli autori: Giancarlo Bigazzi, Marco Falagiani e Beppe Dati. Musica e parole splendide. Ma, senza dubbio, sublimate ed esaltate da una commovente, insuperabile interpretazione della grandissima “Mimì”. Da brividi alla schiena…

 

Serena Rossi rivaluta Mia Martini 

Proprio in questi giorni (post mortem, tanto per cambiare…), la cantante di Bagnara Calabra è stata “riscattata”, in una mission che le ha reso finalmente giustizia della persecuzione alla quale fu sottoposta in vita, dalla straordinaria Serena Rossi. Un’ammirevole artista napoletana, quest’ultima, dalle multiformi attitudini, di attrice e di cantante. Capace di un’eccezionale sensibilità, che le ha consentito di immedesimarsi profondamente nella tenera, fragile “Mimì”. E già: ma, se non partenopea, di dove mai, così artista nell’anima?

 

… ma, oggi, ci vorrebbe un’altra aia… 

Ma torniamo ad Operazione off side. Per il suggerito percorso di purificazione arbitrale, ovvero, per una sorta di  Norimberga 2019 dell’aia (ossia, un auto-processo sportivo), ci vorrebbero non un’altra vita, ma, semmai, un’altra aia, un altro presidente, una dirigenza arbitrale illuminata, coraggiosa e non appecoronata, davvero determinata a ripulire il sistema calcio, a liberarlo di tutte le scorie tossiche del recente passato (quello, già descritto, targato Juventopoli). Quello inquinato, non solo, ma anche dalla profonda corruzione etico-morale dell’ambito arbitrale.

 

Anche gli arbitri non cambiano… 

Il guaio, però, è che, come gli uomini (e come, peraltro, tante donne: si vedano i commenti femminili, su You tube, alla canzone di Mia Martini…), anche gli arbitri non cambiano… E conservano, imperturbabili, i loro difetti. E non sarà certamente un dispittoso, come Nicchi, a smussarli, quei difetti… Tornando ad Arbitropoli 2006, l’aia era un’organizzazione al servizio, in quel periodo, non della federazione calcio, ma di un uomo solo al comando: Luciano Moggi. Con la procurina (la procura piccolina) federale, che, puntualmente, sonnecchiava…

 

Narciso Pisacreta e la famigerata Lazio-Fiorentina del 22 maggio 2005… 

Come abbiamo già accennato, Luca Pairetto ci ha fatto ritornare, con la mente, con la memoria, come in un incubo, ad Operazione off side. In particolare, alla famigerata Lazio-Fiorentina del 22 maggio 2005. Al rigore, negato al danese dei viola, Martin Jorgensen, dall’arbitro Rosetti, ma, ancor più, dall’assistente (o guardalinee, come venivano definiti in precedenza) Narciso Pisacreta. Negato, nonostante l’evidenza monumentale del fallo di mani del laziale Zauri: a braccio disteso, a pochi centimetri dalla linea orizzontale della porta, ossia, più o meno, a due metri e quaranta di altezza…

 

Il più vergognoso rigore negato della storia del calcio

Un fallo da manuale del rigore indiscutibile. L’episodio più vergognoso della storia del calcio, quanto a rigori non concessi. Ma Rosetti, e soprattutto Pisacreta, quel rigore lo negarono. E, ma guarda un po’, hanno entrambi percorso (e stanno ancora tentando di avanzare) una carriera prestigiosa e formidabile, nell’ambito arbitrale, nazionale per Pisacreta, anche internazionale per Rosetti.

 

Il valore della meritocrazia nelle organizzazioni arbitrali 

A dimostrazione di quanto valgano e siano tenute in conto, in seno alle organizzazioni arbitrali, la meritocrazia sportiva specifica ed il principio etico-morale della moglie di Cesare, che doveva non solo essere, ma anche apparire, al di sopra di ogni sospetto… Tra gli arbitri, invece, si può anche essere al di sotto di ogni sospetto. E, ciò malgrado, fare carriera. E che carriera!

 

Le intercettazioni telefoniche di “Arbitropoli 2006” 

Era il periodo delle intercettazioni telefoniche, delle quali Calcio malato ha già riferito nelle precedenti puntate. Franco Carraro, all’epoca presidente federale, ovvero colui che avrebbe dovuto essere , per dovere istituzionale, il massimo garante della regolarità delle gare di calcio, parlava al telefono con Paolo Bergamo, designatore degli arbitri della serie A.

 

Carraro intercettato al telefono con Paolo Bergamo, il designatore arbitrale 

Non immaginava minimamente, Franco Carraro, anche membro del comitato internazionale olimpico, dunque paladino dei valori dello sport e della lealtà sportiva, di essere intercettato. Dall’autorità giudiziaria, ovviamente.

 

“Diamo una mano alla Lazio” (di Lotito) 

Ebbene, scrive La Repubblica, il 12 maggio del 2006: Il presidente della Figc sottolinea a Paolo Bergamo – allora designatore arbitrale – la necessità di ‘dare una mano alla Lazio’, come dall’intercettazione della telefonata del 3 febbraio”. Questo, sia chiaro, è solo un assaggio, uno snack, un aperitivo, al cospetto della congerie di intercettazioni su tutti i soggettini di Arbitropoli 2006. Ma Carraro, tra tutti, davvero spicca e sconvolge!

 

“Il libro nero del calcio”: opera meritoria 

Come già accennato da Calcio malato, sarebbe utile ridare almeno una “sbirciatina” a Il libro nero del calcio”, pubblicato il 22 maggio del 2006 dal settimanale “L’Espresso”. Anche questa, un’opera altamente meritoria.

 

Anche “Il libro nero…” merita di essere dibattuto a scuola e nei corsi di formazione sportiva 

Che andrebbe letta, discussa e dibattuta, quale testo obbligatorio, nelle aule scolastiche e nei corsi per arbitri e di formazione allo sport, citati in precedenza, in questa puntata. Anche per rispolverare la memoria, strumentalmente smarrita, ai pretenziosi e dispittosi arbitri, alla Juventus, agli juventini…

 

Le intercettazioni di Aniello Di Mauro, due anni dopo nominato giudice d’appello degli arbitri 

E, magari, per rinfrescarla e rinverdirla anche al salernitano Aniello Di Mauro (Nellino per gli amici), collega ed amico di Narciso Pisacreta, “guardalinee”,  o “assistente dell’arbitro” anch’egli, nel periodo di Arbitropoli 2006. Di Mauro fu nominato, “a far tempo dall’anno 2008, componente della commissione disciplinare di appello presso associazione italiana arbitri – f.i.g.c.”.

 

L’illuminante curriculum di Di Mauro

Chiunque può riscontrare lo stralcio innanzi trascritto dal suo curriculum, pubblicamente disponibile sui motori informatici di ricerca. Ma veniamo all’intercettazione telefonica che riguarda Di Mauro. Essa è stata pubblicata il 22 maggio 2006. La  nomina di Nellino, come giudice d’appello degli arbitri, è stata formalizzata a due anni di distanza. Non c’è bisogno di commento. Ognuno, dopo aver letto e preso atto, ponderi. Soppesi. Valuti. E ne resti, se ritiene, interdetto, smarrito, disorientato.

 

Ma non basta, su Di Mauro… 

Ma c’è di più. E, obiettivamente, di peggio. Di Mauro, in modo francamente incomprensibile, per un professionista (anche all’epoca, era un importante avvocato preso il Comune di Salerno), addirittura scoppiò a piangere, verosimilmente in quanto stressato dal colloquio telefonico con un incalzante Paolo Bergamo.

 

Che mortificazione, per Di Mauro, il colloquio con Paolo Bergamo 

Di Mauro, nella telefonata, per farsi credere dal suo sovraordinato in ambito arbitrale, Bergamo, addirittura giura sui figli, piange, dichiara “mi mortifichi come uomo”. Infine, promette a Bergamo: “… se credi, domani ti mando la lettera di dimissioni”.

 

La scaturigine della mortificazione di Aniello Di Mauro 

Di Mauro era stato collaboratore di linea (o assistente) dell’arbitro Paparesta, in occasione di una sconfitta “a sorpresa” della Juventus. Un’onta, evidentemente, ma di quelle insopportabili ed indigeribili, per i dirigenti bianconeri. Perdere a Reggio Calabria! Non poteva esistere…

 

L’impressionante resoconto della vicenda Paparesta / Di Mauro / Copelli 

Scrive, sull’episodio, La Repubblica, nel già citato articolo del 22 maggio 2006: Moggi e Giraudo sono indagati anche per concorso in sequestro di persona, in riferimento a un episodio avvenuto al termine di Reggina-Juventus del 6 novembre 2004, conclusasi 2-1 per i calabresi…”.

 

Arbitro ed assistenti “puniti” per aver “osato” contro la Juventus 

“La Repubblica” prosegue: “… i due dirigenti avrebbero chiuso a chiave negli spogliatoi del Granillo di Reggio Calabria l’arbitro Paparesta e i suoi collaboratori Cristiano Copelli e Aniello Di Mauro, poiché la terna arbitrale non avrebbe assicurato ‘un esito favorevole della gara della Juventus’. L’arbitro e guardalinee ‘privati della libertà personale’ sarebbero stati minacciati con ‘plurime espressioni verbali’, come scrivono i pubblici ministeri”. E Malagò, nonostante cotali, ciclopici precedenti, ardisce propugnare ancora l’autonomia della giustizia sportiva…

 

Ma quando qualche anima giusta si deciderà a sviscerare gli eventuali intrecci odierni? 

Ebbene, su Carraro, sappiamo com’è andata a finire. Calcio malato ha ampiamente resocontato la vicenda, ad esempio, nelle puntate nn. 34 e 35. Dunque, questa rubrica non si ripeterà, sul punto. Aggiungerà soltanto che gli intrecci non sono stati mai esaminati, né tantomeno sviscerati.

Che, nel corso della docu-fiction su La7, la già citata Operazione off side, l’allora maggiore dei carabinieri, Attilio Auricchio, a proposito dell’innanzi segnalata gara Lazio-Fiorentina, dichiarò, in buona sostanza, di non essere stato in grado di decifrare il significato di quel rigore negato, da Pisacreta e Rosetti, alla Fiorentina dei fratelli Della Valle, che, viceversa, sembrava protetta.

 

Auricchio ignora la strabiliante performance dell’arbitro De Santis 

Auricchio… Distratto, osservatore scadente, o ingenuo, o poco acuto. O, peggio, uno che non si sforza proprio, di capire? Eppure, gli sarebbe bastato verificare la performance dell’arbitro Massimo De Santis di Tivoli, in Lecce-Parma. Sarà sufficiente sottolineare, per dare l’idea delle dimensioni della questione, che l’arbitraggio di De Santis fu sarcasticamente definito, dalla stampa, “un capolavoro”. E l’associazione arbitri, anziché provare a mondarsi di questi precedenti, pretende perfino di essere venerata… Ma, per ora, basta! Magari, ci ritorneremo. Ormai, ci siamo capiti…

 

Un quesito ed un auspicio… 

Chissà se l’autorità giudiziaria abbia già disposto, magari da tempo, un nuovo filone di indagini e di intercettazioni telefoniche, sugli arbitri ed i loro dirigenti. Uno dei punti nodali, nell’interpretazione logica delle varie Arbitropoli del calcio, ad avviso di questa rubrica è l’obbligo di porsi un quesito fondamentale.

 

Il quesito che svelerebbe il mistero 

Una premessa. Nelle partite di rugby, i colloqui, via etere, attraverso gli auricolari, tra gli arbitri ed i verificatori tecnologici delle immagini video, ossia gli equivalenti del (o della) VAR nel calcio, rimbombano ad alta voce, nello stadio. Soprattutto, essi sono, liberamente ed agevolmente, ascoltati, all’interno dello stadio, da tutto il pubblico. Viceversa, nel calcio, gli arbitri si coprono accuratamente la bocca con le mani, per impedire alle telecamere perfino di visionare e decrittare il “labiale”. Il quesito, in tre parole, solo tre parole, è: ma come mai?

 

Ma perché mai Nicchi ostacola la limpidezza? 

Ma com’è, ma perché, ma per quale oscuro, insondabile motivo, la trasparenza (o, ad avviso di Calcio malato, la limpidezza), che impera (almeno sotto il profilo tecnologico) nel rugby, è così aborrita, denegata, rifiutata, quasi schifata nel calcio e, segnatamente, dal presidente nazionale degli arbitri, Marcello Nicchi? Perché il padrone (come lo chiama Pinna del “Corsport”) dell’aia ostacola e fa ostruzionismo, con tutte le armi a sua disposizione, contro il (o la) VAR? Ricordiamoci di questo quesito. Ci farà capire qualcosa, a breve…

 

Pairetto padre, o senior 

La disamina odierna è partita dall’inverosimile performance, senza precedenti, di Luca Pairetto in Spal-Fiorentina. Quando Pairetto junior approdò alla serie A, si può solo immaginare la tempesta mediatica che ne venne fuori. Per non annoiare, la sintesi può essere questa: non bastava il papà, ora bisognerà sciropparsi anche il figlio…

 

La sanzione, in ambito sportivo, a carico di Pierluigi Pairetto 

Prescindendo dalla sanzione a suo carico in ambito sportivo (che rientrano in una categoria di pene, che di rado appaiono corrispondere alla realtà dei fatti e che, comunque, non furono lievi: due anni e sei mesi, come dalla sentenza del coni), sugli aspetti giudiziari relativi a Pairetto senior, al secolo Pierluigi, lasceremo la parola a Wikipedia.

 

Gli esiti, in ambito penale, di Arbitropoli 2006, per Pierluigi Pairetto 

Estrapoleremo il seguente stralcio dal profilo di Pierluigi Pairetto su Wikipedia: “Per quanto concerne l’inchiesta sotto il profilo penale, Pairetto è stato condannato in 1º grado dal Tribunale di Napoli ad 1 anno e 11 mesi di reclusione e a 2 anni in appello il 17 dicembre 2013. Nelle motivazioni viene sottolineata ‘la leggerezza e apparente convivialità con cui avvenivano gli accordi per la designazione delle griglie arbitrali…’ “.

 

Addirittura, come s’è visto, accordi “per la designazione delle griglie arbitrali” 

La sconvolgente ricostruzione dei Pubblici Ministeri prosegue: “…  ‘tra personaggi come Bergamo, Moggi o Giraudo, la quale ‘appare gravissima alla luce della evidente lesione del principio di terzietà che dovrebbe presiedere alla scelta di un direttore di gara’. In via definitiva, il 24 marzo 2015 viene prescritto. Il 17 ottobre 2012 la Corte dei conti ha condannato Pairetto a risarcire la FIGC con l’accusa di danno all’immagine. L’ex arbitro e designatore dovrà versare 800 000 euro. Attualmente è osservatore degli arbitri presso il Comitato Regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta”.

 

C’è davvero da trasecolare… 

Nel prendere atto di quanto segnalato da Wikipedia, c’è davvero da restare basiti. E, poi, Pairetto senior, oggi, osservatore degli arbitri in Piemonte Valle d’Aosta? E che forma di esempio può mai regalare, ai giovani arbitri?

 

“Danno d’immagine” alla figc 

Sul punto, bisogna davvero complimentarsi con l’ufficio legale della figc. Che è riuscito a far riconoscere un danno d’immagine ad un ente che, attraverso i Franco Carraro, gli Innocenzo Mazzini & compagnia “disinvoltante”, ma, forse ancora di più, attraverso la sua associazione italiana arbitri, nella funzione amministrativa e di coordinamento, nonché quanto ai suoi designatori arbitrali, aveva combinato quel po’ po’ di pasticciaccio brutto, anzi davvero schifoso, del quale Calcio malato ha offerto ai suoi affezionati lettori solo un modestissimo, insoddisfacente stuzzichino.

 

Ma che c’è, dietro la vicenda Pairetto junior? 

Resta da aggiungere, per non farla troppo lunga (già lo è, ma per colpa dei protagonisti e dei relativi garbugli, non certo per volontà, o per sfizio di Calcio malato), che Alberto, l’altro figlio di Pairetto, è dirigente della Juventus (sempre i bianconeri: ma che sarà, quello bianconero? Un destino cinico e baro?).

 

E se Nicchi avesse avuto un figlio col pallino dell’arbitraggio? 

A questo punto, viste le tradizioni in seno all’aia, si immagini se Nicchi avesse avuto, anch’egli come Pairetto, un figlio, o una figlia, che, magari, avesse avuto il pallino dell’arbitraggio… E dire che Marcello Nicchi era considerato, dagli opinionisti del calcio, una sorta di frigorifero, in lento movimento sulla verde erba dei campi di calcio…

 

La rete, con la mano, del “rapace” Rapaic 

Aggiungeremo che il croato Milan Rapaic letteralmente lo uccellò, Nicchi. Come si dice, proprio in Toscana. Evidentemente, Nicchi sarà pure dispittoso, a modello del fiero Farinata degli Uberti. Ma non era, poi, troppo svelto di riflessi, da arbitro. E, difatti, convalidò quel gol, messo a segno da Rapaic con la mano, il 7 aprile del 1997, in un Perugia-Napoli, rimasto memorabile per la storica svista di Nicchi…

 

I puntuali premi (e che premi…) a Nicchi 

Un arbitro distratto, o non proprio dalla vista d’aquila, che fu poi premiato, puntualmente, con la nomina a designatore della commissione arbitri nazionale di serie A e B (come era articolata in quel periodo) ed, infine, gratificato con l’elezione a presidente dell’associazione italiana arbitri.

 

La sequenza delle elezioni di Nicchi

Anzi, con la sequenza minghiana, da dinastia cinese degli imperatori Ming, delle presidenze: una successione interminabile, sulla quale grava il  sospetto dell’illegittimità, oltre che la sgradevolezza tipica di tutte le presidenze che non si scollano mai. Il tutto, a dimostrazione che il merito premia sempre, nell’aia…

 

La domanda senza risposta… 

Sia come sia, quel che resta senza risposta è quella domanda, che nasce spontanea, alla Antonio Lubrano di Rai 3: ma cosa mai c’è, nei rapporti tra Pairetto senior e Nicchi, visto che Luca viene qualificato, da tutti, come il peggior arbitro della serie A? E che, ad onta di questa valutazione, continua ad arbitrare, anche gare importanti e di peso?

 

Gavillucci escluso, Luca Pairetto confermato

E che Claudio Gavillucci è stato escluso dall’elite arbitrale, mentre Luca Pairetto è stato confermato nell’organico? Ovviamente, sulla base di graduatorie assolutamente segrete. Effettivamente secretate, non solo in linea teorica. Per occultare quale segreto, inconfessabile (o, magari, anche confessabilissimo), che sia?

 

E torniamo alla domenica sportiva… 

Conclusa la triste, mortificante scorribanda nei meandri non più reconditi, non più segreti (tranne, purtroppo, quelli ancora inesplorati), dell’aia e della federazione calcio, riprendiamo il filo da dove eravamo partiti, ossia dalla domenica sportiva di Giorgia Cardinaletti. Stavolta, Giorgina appariva timidina e disorientata: non sapeva, ma davvero, come difendere gli arbitri, i suoi prediletti arbitri.

 

Ma Volpi e Tardelli… 

Quanto a Jacopo Volpi, è stato, invece, obiettivamente, sfacciato. Ha, addirittura, confessato (da inconsapevole, non se ne sarà reso conto…) di aver interpellato alcuni amici arbitri e di aver avuto conferma (e ti pareva…) che Luca Pairetto ed il VAR Mazzoleni (una vecchia conoscenza di Calcio malato) avevano operato bene…

 

I disinvolti criteri ad intermittenza 

Come a dire: gli arbitri, che non possono commentare, che sono legati alle rigide e medievali regole nicchiane del silenzio, con Jacopo Volpi, invece, possono aprirsi, spifferare giudizi, trinciare valutazioni. Possibilmente, però, a condizione che le valutazioni espresse siano conformi al potere nicchiano.

 

Gli arbitri hanno il diritto di commentare solo con Jacopo Volpi…

Ma che impudenza! Nicchi, dopo le gare di domenica scorsa, ha dichiarato: “Che gli arbitri parlino, dopo le partite, è inutile”. E già: e come mai han parlato con Jacopo Volpi? Solo perché è un amico dichiarato di Nicchi e dell’aia? Infine, quanto al  Marco Tardelli visto domenica sera, no comment: inqualificabile.

 

La “disinformatia” del salottino televisivo domenicale 

Il salottino domenicale, modello Voce del padrone, ha, insomma, disinformato. Per l’ennesima volta. Il tradizionale cafone pugliese, al riguardo, ripeterebbe il suo ritornello, alla ispettore Mastrillo (Nino Taranto): “E tu che ti credivi, ca’ ch’era?”. Per fortuna, per fare entrare aria pura, ha provveduto Sebino Nela, a spalancare le finestre della segreta stanza televisiva, il regno del cuor contento  Giorgia Cardinaletti.

 

Per fortuna, c’era anche Sebino Nela 

Di Nela, a suo tempo grande calciatore ed, oggi, opinionista sereno ed, egli certamente sì, serio ed obiettivo, Calcio malato ha già scritto. L’energico Sebino, in ogni caso, anche stavolta ha rimesso le cose a posto, ha piazzato i pochi puntini che servivano sulle poche “i” che ne necessitavano ed ha lasciato, mortificati (se ne son capaci, di contrizione…), i Volpi, i Tardelli e le Cardinaletti.

 

Nela scudiscia chi lo merita… 

Nela ha scudisciato, senza troppi riguardi, i due junior della vicenda: Pairetto e Chiesa. Ed ha, quantomeno, fatto capire qualcosa ai sempre più sconcertati salottisti televisivi italiani, i seguaci (sempre meno numerosi) della domenica sportiva & compagnia disinformante e mistificante.

 

Per Luca Pairetto, urge un buon callista 

A proposito, ma Nicchi s’è accorto, ci ha mai fatto caso, che Pairetto junior sembra aver bisogno di consultare subito un buon callista? O di qualcuno capace di insegnargli a correre in modo sciolto, senza dare l’idea di aver timore di calpestare le uova?

 

Il chirurgo dei calli e dei duroni… 

Antico mestiere, artigiano d’altri tempi, l’estirpatore, il chirurgo empirico, dei calli e dei duroni. Ci sovviene il grandissimo Peppino De Filippo, in Arrangiatevi, diretto da uno dei migliori registi italiani, Mauro Bolognini. È un’opera del 1959. Manco a dirlo, di estrema attualità, dopo sessant’anni. Ed istruttiva, utile, preziosa, per tanti ancora.

 

Il “callista” Peppino De Filippo 

Era, quello di Arrangiatevi, il tempo del trionfo incessante della coppia Totò e Peppino. Un’inesauribile fonte di aforismi, di battute fulminanti, di metafore della vita, di acquerelli delle abitudini dei tempi.

 

Restiamo nel tema… 

Ecco: ci vorrebbe un nuovo Peppino, che, nel film, non a caso, per restare nel tema, era un callista ambulante, o, anche, a domicilio. Invero, il tormentato dai calli si muoveva con difficoltà ed, inoltre, non sempre il chirurgo dei calli disponeva di una sede propria…

 

Immortale, Peppino De Filippo! 

E ci siamo rivista la scena, gustosissima, di Peppino che si sistema sotto la panca della signora che vende i giornali, per estirparle i calli durante il lavoro, nonché quell’altra, del servizio al monsignore, grasso, rubicondo, comico di per sé…

 

Ma le società, con gli arbitri, come fanno, per arrangiarsi? 

Ma, a proposito: se i militari della scena finale del film, arringati da Totò, dovevano arrangiarsi, visto che le “case chiuse” erano state, ormai, per l’appunto, proibite e sigillate, qualcuno vuole spiegare alle società di calcio come possano, anch’esse, arrangiarsi? Ossia, tutelarsi dai danni degli arbitri nicchiani?

 

Forse un callista o un “uovista”, almeno, renderebbero più sciolto e spigliato il passo di Luca Pairetto…

Lo confessiamo. Abbiamo, nella nostra mente, “visto” Luca Pairetto in cura da un redivivo, un risuscitato Peppino De Filippo. Armato del bisturi del callista, delle forbicine e di tutta l’attrezzatura del mestiere.

 

Comunque, Pairetto junior “sciolga” la falcata…

Intento, con grande attenzione e solerzia, a curare l’ormai non più giovanissimo rampollo di Pierluigi Pairetto. Quantomeno, risulterebbe, a cura completata, più gradevole all’occhio, la sua improbabile falcata…

 

Uno spot anti VAR, quello di Luca Pairetto? 

Ma, alla fin della fiera, il succo di Spal-Fiorentina sembra proprio essere un diabolico spot anti VAR… Ovvero, un modo per far capire a tutti che è preferibile tornare allo status quo, ovvero alla discrezionalità, assoluta ed indiscutibile, degli arbitri.

 

Luca Pairetto suggerisce: torniamo alle colossali sviste arbitrali… 

Con la motivazione, implicita nell’incredibile gestione della vicenda, che delegittima implicitamente il (o la) VAR, ad opera di Luca Pairetto arbitro e di Mazzoleni VAR. La motivazione è: che, se un 2-1, per via del (o della) VAR, può trasformarsi in un paradossale 1-2,  tanto vale ritornare all’epoca buia.

 

Quanti drammi sportivi cagionati dall’aia…

Quella degli errori arbitrali, delle sviste colossali, dei non vedenti Pisacreta e Rosetti nella citata Lazio-Fiorentina, dell’inverosimile gol negato da Tagliavento a Muntari & compagnia scandalizzante e sconvolgente.

 

La tecnologia avanzerà e s’imporrà sempre di più: Nicchi non s’illuda…  

Ma indietro non si torna, esimio padron (copyright di Edmondo Pinna) Nicchi. La storia non si ferma. Il progresso tecnologico non arretrerà. E, prima o poi, te ne dovrai fare una ragione perfino tu, che proclamasti, a “Il processo di Biscardi” di lunedì 19 gennaio 2004: “Ma avete idea, voi, di quale umiliazione il sorteggio sia stato per gli arbitri?”. Una frase che deve essere segnalata come la solenne proclamazione dell’autentico, presuntuoso, inguaribile (per ora) oscurantismo arbitrale.

 

Che autogol, quello di Nicchi da Biscardi…  

Con il che, smascherando due verità, che il tosco dispittoso ha tentato, costantemente e furbescamente, nella sua fortunatissima (quanto immeritata) carriera, di tenere nascoste. La prima: che, già allora, ed ancor più oggi, Nicchi si schiera sempre contro quel che possa sminuire le potestà degli arbitri. A cominciare dalla tecnologia.

 

Lo scudetto del Verona sta sullo stomaco agli arbitri nicchiani

La seconda: che Nicchi non aveva, allora, nel 2004 (né ha mai, successivamente), digerito il fatto che, l’unica volta che nel calcio italiano è stato introdotto il sorteggio integrale, cioè non condizionato, non bilanciato, non, sostanzialmente, taroccato, né, tantomeno, grigliato con la collaborazione recondita di Moggi, lo scudetto tricolore se l’aggiudicò, con le sue forze, ma guarda caso, il Verona del Maestro Osvaldo Bagnoli…

 

Ma recita il mea culpa, Nicchi!

E tu, Nicchi, invece di recitare cento simbolici mea culpa ed,  a nome di tutti gli arbitri, di cospargerti il capo di cenere, come una novella Matilde di Canossa, ti ergi perfino ad inattendibile vindice della dignità arbitrale. Ed osi perfino rivendicarla nel momento più inopportuno, oltre che con le espressioni più contradditorie, che si possano mai immaginare…

 

Quanto ai rimedi, ne suggerisce uno la rubrica Calcio malato

Sarà ben giunta l’ora, dopo decenni di sudditanza psicologica, di impero juventino (alternato, ad esempio, con quello interista), perfino di tecnologia mortificata, di cambiare registro musicale.

 

Cambiamo il maestro d’orchestra

Ed, ovviamente, di avvicendare il maestro d’orchestra. E sarà sacrosanto che perfino questa modesta rubrica, Calcio malato, possa suggerire un rimedio. Per il momento, al volo. Poi, sarà approfondito, sminuzzato, dettagliato.

 

Le tre (non due) richieste VAR, a partita, di ognuna delle due società in gara

Il rimedio coincide con quello proposto (per ora, solo nei progetti) dal presidente Gravina, che però ha ipotizzato solo due richieste del (o della) VAR, da parte di ognuna delle due società in gara.

La terapia efficace e la soluzione concreta possono sintetizzarsi nella metodologia che, nelle altre discipline sportive, si applica da tempo: le tre (non due: ma perché sempre al ribasso, nel calcio?) richieste di intervento del (o della) VAR, in ogni singola gara, ad opera di ognuno dei due allenatori. In tal modo, la vignetta umoristica, o la vicenda tragicomica, di Spal-Fiorentina, non si sarebbe verificata.

 

Ma la gestione arbitrale sia affidata a facce nuove 

Ci sono, però, due condizioni preliminari, o presupposti (non solo giuridici)  ineludibili. La prima è, ovviamente, che la gestione sia affidata ad altri, che non siano mai più l’oscurantista Nicchi, né alcuno dei suoi sodali: i Pisacreta, i Trentalange, i Trefoloni, i Mazzoleni & compagnia confliggente. In perenne, preconcetto contrasto, ben s’intenda, con la tecnologia (oltre che sprezzante, nei riguardi delle società). Perché la tecnologia sottrae troppo potere agli un dì onnipotenti arbitri e dirigenti arbitrali.

 

Ma non torni mai più a cavallo l’ingannevole Tavecchio… 

Che sono, proprio per questo, smaniosi di ritornare, per l’appunto, allo status quo. La seconda condizione è che non risorga dalle ceneri, fosse anche solo per pontificare, un novello Tavecchio. Magari, addirittura uno Stravecchio. Che finga di introdurre la tecnologia. Per poi consentire ad un Nicchi di azzerarla… Ne riparleremo. Ringraziando Luca Pairetto di aver aperto gli occhi a tutti.

 

La tragedia incombente del calcio: la gente, da tempo, si sta disaffezionando

Uno dei drammatici effetti delle sempre più comiche (o tragiche, a seconda dei gusti e delle sensibilità personali) performance arbitrali è, senza dubbio, la disaffezione, che gradualmente, ma inesorabilmente, sta allontanando gli spettatori dagli stadi.

 

Il fattore arbitrale: non l’unico, ma il più incisivo motivo di disaffezione dal calcio

Certo, quello arbitrale non è l’unico fattore, che incide su questa emergenza. Ma, tra tutti, è quello più pesante. Il caso più clamoroso è quello del Napoli. Gli azzurri stanno, di settimana in settimana, ad onta delle apprezzabili prestazioni e dello spettacolo che offrono, perdendo stuoli di tifosi.

 

Il “deserto” dello stadio “San Paolo”

C’è, in ogni caso, un dato di fatto non discutibile: lo stadio “San Paolo” è sempre più deserto. Il giornalista Carlo Alvino, accusato di essere troppo sostenitore del presidente Aurelio De Laurentiis, è stato addirittura fatto oggetto di inqualificabili minacce. Insomma, a Napoli si vive un clima calcistico rovente.

 

Il post dell’avv. Filippo Pucino 

Chiarissimo, come sempre, è stato, con un suo post sul profilo Facebook, Filippo Pucino, l’avvocato che ha denunciato (in una con il collega avv. Gaetano Annella) l’alterazione, da parte del segretario Vecchione del comitato campano, di una sua delibera, redatta, da Pucino, nella sua qualità di (allora) giudice sportivo. Della terribile vicenda, Calcio malato ha più volte riferito. Sottolineando, anche, che il 27 febbraio prossimo si celebrerà l’udienza preliminare, sull’eventuale rinvio a giudizio del prefato Andrea Vecchione.

 

Le tre denunce presentate dall’avv. Pucino: contro il segretario Vecchione, la Juventus e l’arbitro Mazzoleni

L’avv. Pucino è davvero un irrefrenabile. Ma ce ne fossero tanti, come codesto giustiziere del calcio… Egli, oltre alla denuncia contro Vecchione, per aver, come si rileva dal capo d’imputazione formalizzato dal Pubblico Ministero, dott. Danilo De Simone, “falsificato, in concorso con altre persone, allo stato non ancora identificate” la predetta delibera, ne ha presentate altre due, di denunce.  Una, insieme con altri colleghi, contro la Juventus. Su di essa, parimenti, Calcio malato s’è già soffermato. Un’altra, da solo, contro l’arbitro Mazzoleni, per la vicenda degli indegni ululati razzisti, contro Koulibaly.

 

La triste constatazione dell’avv. Pucino 

Breve, ma significativa, la doglianza espressa dall’avv. Pucino nel suo post, che riportiamo integralmente: “Non c’è più il campionato. La passione per i colori è immutata. Ma l’interesse per un campionato falsato, come quello dello scorso anno, che ancora fa disgustare, è un’altra cosa”.

 

La terribile previsione 

“Se al presidente” (prosegue Pucino, con palese riferimento a De Laurentiis) “e alla figc va bene così, non può dirsi la stessa cosa per i tifosi. Se il calcio continua ad essere affetto da malattia cronica, fatta di conflitti d’interesse, affaristi e dittatorelli, che credono di prendere in giro la gente, questo calcio finirà tra l’indifferenza dei molti…”.

 

Pucino punta i dittatorelli del calcio 

Gli affezionati lettori di Calcio malato ci pensino, magari anche solo per un attimo, e poi rispondano: chi sono, i dittatorelli? Ma vuoi vedere che l’acuto e pungente avv. Pucino alluda al trio Lescano federale (Nicchi, Ulivieri e Sibilia, elencati in ordine rigorosamente gerarchico)?

 

Ai ritmi attuali, tra qualche anno la Juve se la suonerà e se la canterà da sola 

La verità è, però, davvero molto, ma molto triste. La Juventus, tra qualche anno, continuando a codesti ritmi di tracollo del calcio, giocherà da sola… Se la canterà e se la suonerà… Così, come i bimbi capricciosi e prepotentucci, vincerà sempre. Anzi, prima ancora di cominciare a giocare…

 

Il calcio non è solo razionalità  

Il fattore morale conta molto, nel calcio. Con quale animo (ce ne vorrebbe uno di riserva, ma di quelli robusti e forti) si può mai continuare a battersi per lo scudetto, quando, ad esempio, si vede che i Marco Guida ed i Ciro Carbone, che fan parte della categoria, gli arbitri, che sembra palesemente orientata contro il Napoli, sono, di fatto, schierati con le zebrette? Quando si deve constatare che, contro lo strapotere arbitrale, da quando c’è Nicchi, non c’è proprio niente da fare?

 

Mertens più ammonito di Chiellini…  

Si diceva di Pairetto junior. E che dire del fatto che Mertens abbia subito più ammonizioni di Chiellini, il difensore (al di là della bravura, peraltro in calando) più rude e brutale in circolazione. Un’oscenità, questa di Mertens…

 

Il calcio come l’ippica e la boxe

E vogliamo contare le ammonizioni a carico di Bonucci rosso-nero e dello stesso calciatore in bianco-nero? Insomma, il calcio si sta incamminando sull’inesorabile viale del tramonto, quello che imboccarono, a suo tempo, per situazioni sostanzialmente analoghe a quelle dell’odierno calcio malato, l’ippica e la boxe.

 

Sulle anomalie patologiche del calcio interviene l’avv. Vincenzo Crasto, il presidente nazionale dei Giudici di pace

Si è stancato della situazione del calcio perfino l’avv. Crasto, Presidente nazionale dell’Associazione italiana dei magistrati onorari (che riunisce giudici di pace, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari). Il presidente Crasto ha scritto, al giornale on line “Il Napolista”, la seguente, significativa lettera: Cari amici del Napolista, vi seguo quotidianamente e quindi mi rivolgo a voi come foste di famiglia. Il mio sentimento personale è che i tifosi del Napoli, come me, che pure seguo ormai distrattamente da Sky, non vanno allo stadio, in quanto la famigerata partita Inter-Juve, episodio Pjanić, ha fornito la prova provata che lo scudetto in Italia, se c’è di mezzo la Juve, non è contendibile”.

 

L’avv. Crasto incalza: in Italia, in futuro, mai un Leicester

Prosegue, nel suo J’accuse, l’avv. Crasto: “Allo stesso modo in cui non si va a vedere un film giallo dove si conosce il finale, così appare inutile, a me e ai più, andare a vedere uno spettacolo di cui già si conosce il finale. Da noi non ci sarà mai un Leicester a vincere il campionato, o un Eibar che batte il Real Madrid”.

 

L’avv. Crasto: “Sono abituato a giudicare”

Il presidente nazionale dei Giudici di pace conclude: “Non pretendo di avere la verità rivelata, ma solo di fornire un contributo al dibattito, da chi è abituato, quale giudice di pace, professionalmente, a giudicare. P.S. Allo stadio andrò a vedere la Europa League”. Che dire? Sei contento, Nicchi? Mai più ci sarà un nuovo Verona, che vinca il massimo campionato italiano?

 

Le multiproprietà: un altro fattore di disaffezione

Un altro fattore che genera disaffezione è quello delle multiproprietà. Si pensi al Bari, espressione calcistica di un capoluogo di regione, che conta 321.432 abitanti ed è a capo di una provincia di oltre un milione e duecentocinquantamila unità.

 

L’inutilità di Vito Tisci e Matarrese 

Per inciso, una città che ha, nel calcio, l’ignoto Vito Tisci quale presidente nazionale del settore giovanile (e capirai…) e che ha avuto Antonio Matarrese (l’origine delle rovine del calcio, con i procuratori e la sua levantina abitudine ai compromessi occulti), addirittura, come presidente federale.

 

Le multiproprietà e le “seconde squadre” 

L’argomento delle multiproprietà s’interseca e si confonde con quello, solo apparentemente distinto, delle cosiddette seconde squadre. Un’autentica barzelletta, questa, che è stata, ormai, dopo le solite oscillazioni all’italiana, per vedere l’effetto che fa e da che parte spirasse il vento, apertamente sconfessata, anzi rinnegata, perfino da taluni dei loro proponenti e “progettisti”.

 

Gravina sulle multiproprietà

Si leggano, al riguardo, le sagge dichiarazioni di Gabriele Gravina, il presidente federale. D’altro canto, che l’iniziativa si sia ridotta ad un clamoroso flop, è attestato dal fatto che solo la Juventus (ma guarda un po’: sempre i bianconeri…) si sia iscritta al campionato di lega pro, come, per l’appunto, seconda squadra. Tra l’altro, con risultati tutt’altro che soddisfacenti. Anzi, addirittura, codesta Juventus Under 23 è piazzata, attualmente, nella seconda metà della classifica…

 

La rubrica “Calcio malato” l’aveva previsto… 

Mentre quasi tutti si dichiaravo entusiasti delle cantere spagnole e di altre menate del genere, Calcio malato s’era generosamente, quanto chiaramente, schierato contro. Motivatamente, però. Perché, in Italia, il calcio è anche campanilismo, rivalità un po’ provinciale, tradizione territoriale…

 

La vera finalità delle multiproprietà… 

Ed il guaio, il guasto, la rovina è che, esattamente all’inverso, le multiproprietà puntano e mirano alla colonizzazione. Che, da qualche tempo, sta riguardando perfino grossi, importanti centri, come Salerno prima e Bari ora.

 

Le parole, prive di coerenza e di senso, di Cosimino l’occhiolino sul Bari 

Ricordiamo bene, quando Aurelio De Laurentiis mortificò, letteralmente, Cosimo Sibilia. Che aveva osato intervenire sul Bari in serie D, ma per ben altre ragioni, distintissime (addirittura, il girone) da quelle enunciate da Calcio malato.

 

I gironi alla Barbiero 

Ebbene, sì. Il girone: la specialità del Barbiero di Sibilia, il coordinatore del dipartimento interregionale. Nonché ennesimo Mandracchio dell’elenco sibiliano, in quanto, simultaneamente, anche commissario del comitato campano.

 

E Cosimino abbassò le orecchie e la cresta…  

Sibilia, come gli affezionati lettori di Calcio malato ricorderanno, intimidito da De Laurentiis, abbassò le orecchie, come un tenero cagnolone. Ben si sa: quando, invero, è costretto ad affrontare forti personalità, l’onorevole di Mercogliano cala subito la cresta. E si adegua…

 

Problematica ardua, quella delle multiproprietà 

In ogni caso, Bari e Salernitana rappresentano le più inquietanti multiproprietà del secondo decennio degli anni 2000. Il primo caso di multiproprietario di società di calcio fu quello del sangiuseppese Pasquale Casillo.

 

E la Corte di Cassazione diede ragione a Casillo contro la figc 

Ovvero, colui che incassò la bella soddisfazione, alla Suprema Corte di Cassazione, di veder dichiarata illegittima la sua squalifica, inflittagli quando non era più dirigente della sua società calcistica, con conseguenziale schiaffone agli organi di giustizia sportiva.

 

Il lassismo della federazione calcio, ereditato da Tavecchio

Quello del titoletto è un argomento, ancora oggi, di viva attualità, come vedremo in seguito. Ma per concludere, per ora, la disamina delle multiproprietà, ma è mai possibile ipotizzare che un barese, o un salernitano, siano entusiasti, o almeno soddisfatti, di avere, quale presidente o quale proprietario della squadra del cuore, chi, come prima squadra, già detiene un’altra società (nei casi citati, ovviamente, Napoli e Lazio)?

 

La necessità di una riforma 

Si vedrà, con la presidenza Gravina, se la federazione calcio abbia, o meno, intenzione di por mano ad una riforma, seria e rigorosa, della materia. Ne riparleremo.

 

Lo spaventoso, irreparabile scandalo della Pro Piacenza. Si procederà per illecito sportivo, o valeva solo quando si doveva accontentare Cosimino l’occhiolino? 

Senza pudore. Senza precedenti. È, davvero, la fine del calcio. Di ogni decenza. Il 20-0 di Cuneo-Pro Piacenza resterà scolpito nel marmo, fin quando il calcio vivrà (forse, non molto, considerato che la scomparsa del calcio non appare lontana…).

 

Gli organi di vigilanza sul banco degli imputati 

Sugli organi di stampa, si accusa apertamente: “Nessuno ha vigilato”. La federazione calcio, come sempre dal polso d’acciaio con i moribondi, ossia con chi non potrà mai più votare in assemblea, già blatera, con sovrana disinvoltura, dei “controlli”, che saranno eseguiti, ma d’ora in poi, e del fatto che le società non in regola non saranno iscritte. Il che, indirettamente, significa: fino ad ora, s’è scherzato. Nessun controllo. Le fideiussioni non si verificavano.

 

Niente scuse: la vicenda è ingiustificabile! 

Vuol dire, ancora, che la federazione calcio e la lega pro hanno assistito, impotenti ed inerti, se non indifferenti, a tutto quanto denunciato, particolarmente ora, quando l’irreparabile è clamorosamente scoppiato, ma anche, molto parzialmente, alle prime giornate di campionato.

 

Ma come si fa, a non accorgersi di nulla? 

Quando la Pro Piacenza non pagava gli stipendi ai calciatori. Addirittura, fin dalla prima scadenza, ossia dal 15 ottobre 2018. A novembre, poi, venne corrisposto lo stipendio, ma a  metà, ovvero senza i contributi: ma era… quello del mese di agosto! Quando i fitti degli appartamenti dei calciatori venivano disdettati dai proprietari degli immobili, sicché le sventurate famiglie (bambini inclusi) venivano sfrattate. E così via… Nella scorsa puntata, Calcio malato ha dovuto parlare dell’altro caso vergognoso, quello del Matera. Oggi, tocca alla Pro Piacenza. E domani?

 

Ritorna d’attualità lo scandalo delle multiproprietà 

Questa volta, però, lo scandalo è ancora più grave. La Pro Piacenza è, a quel che risulta, di proprietà della Seleco di Maurizio Pannella, sponsor della Lazio di Lotito e della Salernitana… anch’essa di Lotito. E qui, il cagnolone delle multiproprietà morde la propria stessa coda. Se la mette in bocca e si avvolge, a ciambella, su sé stesso.

 

L’interrogativo sullo sponsor della Lazio e della Salernitana 

Ancora: ci si interroga, ma solo ora (ed i controlli della figc, a che cavolo servono?), sulla circostanza misteriosa: ma è possibile che uno sponsor di una società di serie A e di un’altra di B, possa non pagare, per conto della società della quale non è sponsor, ma proprietario, né gli stipendi, né i fitti delle case dei calciatori?

 

Giorgetti severo sul Pro Piacenza 

S’è fatto sentire, eccome!, Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega allo sport. Giorgetti, dopo aver messo in riga Malagò, per ora ci va morbido, per giusto rispetto, con Gravina. Ma non le manda a dire, le sue considerazioni: “È una vergogna inaudita, quello che è accaduto ieri a Cuneo. L’umiliazione dei sette giovanissimi della Pro Piacenza…  il rispetto delle norme, sulla carta in vigore dal prossimo anno(il neretto evidenzia la stilettata di Giorgetti alla figc) “e cioè il divieto della partecipazione ai campionati per i club che non sono in regola”.

 

Giorgetti allude: ma, fino ad ora, che s’è fatto? 

Eccoci: ma, fino al corrente anno sportivo, “i club non in regola” venivano, criminalmente, irresponsabilmente, perdonati? O si chiudeva un occhio e, magari, li si chiudeva entrambi? Allora, non solo Cosimino ha il vizietto dell’occhiolino? Indi, Giorgetti ci va morbido, come si diceva, con Gravina: “Domani vedrò Gravina con il quale ho già affrontato l’argomento. Gli interessi e gli egoismi non possono scendere in campo”.

 

Giorgetti trasmetta tutto, d’ufficio, alla Guardia di Finanza 

Fossimo in Gravina, o negli organi di controllo della figc, o nella lega pro, non dormiremmo tranquilli. Anche perché Giorgetti ha tutto il titolo per trasmettere gli atti alla Guardia di Finanza ed all’autorità giudiziaria. La scudisciata del 20-0 (non due, ma venti a zero!). La manfrina della finta gara.

 

In una gara della terza serie nazionale, sette calciatori in campo… 

La presenza, in campo, di solo sette calciatori, tra i quali ben quattro (incluso il massaggiatore, ovviamente: se svolgeva le funzioni di massaggiatore…) non tesserati, come si apprende dagli organi di stampa… Ebbene, tutti questi sono oltraggi non tollerabili, da un’organizzazione che voglia farsi riconoscere un minimo di serietà.

 

… ed i punti di penalizzazione per la fideiussione… 

Nel frattempo, la Pro Piacenza s’è beccata, dal tribunale federale nazionale, altri otto punti di penalizzazione (finora, in totale, sono sedici…), per via della fideiussione irregolare. E qui si ritorna al punto di partenza. Ma come è stata possibile, tutta questa tragedia contabile-amministrativa-organizzativa? Per di più, sotto gli occhi, foderati di uno spesso prosciutto e, quindi, tutto, meno che vigili, della federazione calcio e della lega pro?

 

Si inizi ad infliggere una lezione 

Cominci a pagare chi non ha fatto il proprio dovere. Si verifichi, attraverso la Guardia di Finanza, se i controlli siano stati eseguiti nei termini temporali giusti. Se davvero siano stati attivati. Con quali modalità siano stati operati. Insomma, tutto di tutto. Si segua, a questo punto, l’esempio strumentale della federazione calcio: punire, senza pietà, chi non è più in condizione di  obiettare.

 

Le decisioni siano conseguenziali  

Con sentenze conseguenziali, commisurate alla gravità del caso. Quella del giudice sportivo della lega pro, ad esempio, non ci ha convinto. Ci è sembrata, invero, un po’ nello stile (tutt’altro che giuridico) della decisione, punitiva, a carico della pur imperdonabile Nocerina.

 

Il vuoto normativo 

L’unica società, nella storia del calcio, alla quale sia stata inflitta una punizione di quel genere e di quella portata. La decisione del giudice sportivo, semmai, ha dimostrato che sussiste un vuoto normativo anche su questo tema.

 

Gli specchi insaponati…

Il giudice sportivo, invero, ha escluso la Pro Piacenza, ma senza alcun concreto, diretto sostegno normativo. E s’è dovuto arrampicare sugli specchi insaponati, per procedere alla sanzione definitiva…

 

Decenza, o giustizia? 

Per inciso: sotto il profilo della decenza, il giudice sportivo ha fatto bene. Ma bisognava prima arrivare all’indecenza, per ristabilire la decenza? E poi, si amministra giustizia, o si persegue la decenza?

 

Ma perché non recitare il mea culpa per i controlli inesistenti? 

E dei controlli, che si dice? Essi sono ancora quelli, esiziali, sostanzialmente inutili, comunque inefficaci sempre, dell’epoca tavecchian / gallavottiani. Di nuovo, insomma, al peggio non c’è mai fine.

 

Che spietato ed eccessivo rigore, con la Nocerina…

Con la Nocerina, come s’è già fatto cenno, questa federazione calcio a modello della torre di Pisa, “che pende, che pende, ma mai non vien giù”, agì con spietatezza, configurando un illecito sportivo che non era mai esistito prima e che non esisterà mai più, per casi del genere. Un illecito sportivo che non poteva mai stare in piedi…

 

Quanti, i precedenti, senza mai sanzioni per illecito sportivo…

Migliaia di casi di gare disputate a sette unità. Migliaia, come in Cuneo-Pro Piacenza. Solo con la Nocerina, illecito sportivo. E perché non con la Pro Piacenza? Perché non è una società campana?

 

Fantasia creativa federale?

O quello di Salernitana-Nocerina del 10 novembre 2013,  fu, forse, solo una fantasia creativa della federazione calcio, peraltro non nuova a gravissime bizzarrie del genere?

 

Più grave il caso della Pro Piacenza: quattro calciatori, su sette, non tesserati… 

Eppure, si ribadisce, pare che quattro, su sette, dei calciatori, impiegati dalla Pro Piacenza a Cuneo, non fossero tesserati per nulla. Calcio malato ha già approfondito il caso, ipotizzato dalla procurina (la procura piccolina) federale, ovvero dal suo capo, il “Caro Peppino”, solo ed esclusivamente a carico del comitato campano. Un abito sartoriale su misura…

 

Non era neppure un’infrazione disciplinare: versi e musica della corte federale d’appello 

Illecito sportivo, per un caso che non configurava… neppure in’infrazione disciplinare. Parola della stessa corte federale d’appello, per tre volte riunita in composizione collegiale diversa, rispetto a quella che “lanciò”, o, meglio, inventò di sana pianta, l’assurda, anzidetta motivazione anti-giuridica, ai danni del comitato campano.

 

Ci si rivolga al consulente Giacomardo 

Per sorriderci un po’ su, consigliamo di consultare l’avv. Lucio Giacomardo, l’inventore del teorema.  Magari, s’inventerà qualcosa, anche stavolta… E che dire di Damiano Tommasi, l’inconsapevole presidente dell’associazione calciatori, che oggi accusa Lotito. Si ribadisce: oggi. Ha avuto sette mesi e mezzo di tempo, per farsi sentire. Ha aperto il becco al settimo mese e mezzo. Complimenti!

 

Lo scandalo perenne delle assicurazioni dei calciatori nella lega dilettanti: ci risiamo… Sibilia, ma che figuracce, stai facendo…

Ci risiamo con lo scandalo, incessante e sempiterno, dei premi assicurativi nell’ambito della lega dilettanti. Il comitato campano sta omaggiando le già esauste e stressatissime società con due di quelle “sfogliatelle” che non ti dico, come si diceva tanti anni or sono. Quei pasticci speciali, che non sono minimamente graditi.

 

La prima “sfogliatella” 

La prima “sfogliatella” s’è materializzata, on line, sotto forma dello “estratto conto presso la segreteria federale per la stagione sportiva 2018/2019 alla data del 01/01/2019, salvo conguaglio al termine della stagione sportiva”. E lasciamo stare l’italiano un tantinello claudicante, il che non è una novità, nella lega dilettanti sibiliana. Sul modello, invero – un modello che non dovrebbe contemplare errori, in quanto stampato in una decina di migliaia di copie –, è scritto proprio così: del 01…

 

La seconda “sfogliatella” 

La seconda “sfogliatella” è, se possibile, ancora peggiore della prima. Perché consiste nei primi incassi coattivi. Ovvero, lo strumento furbastro, attraverso il quale si esercita la malizia, un tantino villica e rustica, dell’onorevole irpino. Ma sono solo i primi, tra gli incassi coattivi: vedrete, la lega presieduta – molto provvisoriamente – da Cosimo Capiluoghi Sibilia, nonché il comitato campano, affidato al Barbiero di Sibilia, quanti ne sfornerà…

 

Sibilia promette, strizza l’occhio, garantisce: e, poi, recupera…  

La metodologia, ormai collaudata (ma l’hanno ben capita tutti, Cosimino), è immutabile nel tempo: dapprima, iscrizioni con tutte le agevolazioni possibili. Per Sibilia e Gagliano, dare respiro alle società è doveroso. Al predecessore, era proibito. Ma così va il mondo. O, meglio, così va la lega dilettanti: chi figlio, chi figliastro… Poi, assicuratasi l’iscrizione, per non perdere ulteriori tasselli del mosaico, già desertificato, del comitato campano, scatta l’inesorabile piano di recupero…

 

La promessa non rispettata sui costi delle assicurazioni 

Identica, ma molto più grave, la metodologia per le assicurazioni: sul comunicato ufficiale del comitato campano, si legge che ogni singolo premio assicurativo, relativo ad ogni calciatore / calciatrice / calcettista (maschio, o femmina), comporta un onere di 29 euro. 29 euro e basta! La stessa promessa si legge sui comunicati di tutti i comitati e delle strutture nazionali (divisioni, o dipartimenti).

 

Si configura un reato?

E qui, per davvero, scatta un qualcosa, che spetta alla Guardia di Finanza (che, non a caso, sta indagando sul comitato campano) accertare. Nonché compete all’autorità giudiziaria definire la fattispecie e configurarla, eventualmente, come reato penale.

 

Da 29 euro, si passa a 40: una gran della differenza…

Dal modello riepilogativo, scritto in zoppicante italiano, del quale già s’è detto,  si rilevano, infatti, i seguenti importi:

  • i 29,00 euro, in unica soluzione, al centro della pagina, alla voce “costi assicurativi”, quasi a voler ribadire (spudoratamente) che questo è il vero importo;
  • alla voce, indefinita e misteriosa, neppure fantasiosa, calciatori / calciatrici, senza altra specificazione, euro 7,00, da moltiplicare per il numero dei calciatori, o delle calciatrici;
  • alla voce, fantasiosa ed inverosimile, “spese di gestione e funzionamento” (de che?, viene spontaneo chiedersi), euro 1,50, ancora una volta da moltiplicare per il numero dei calciatori, o delle calciatrici;
  • ma non è finita: s’insinua, invero, prima che la “sfogliatella” finisca, la voce dell’addebito, per singola società, di euro 50,00, per “spese istituzionali – organizzative / amministrative”.

 

Totale per tesserato: 40 euro, non 29…

La società fa un po’ di conteggi a matita (euro sette, più ventinove, più un euro e cinquanta centesimi, più i cinquanta euro, da dividere per il numero dei tesserati), tira le somme e si ritrova con un computo di circa 40,00 euro, poco più, poco meno, per ogni calciatore / calciatrice / calcettista (maschio, o femmina). Altro che 29,00 euro! Oltre il 30% in più…

 

Ancor più diretto e lineare, il computo, se si divide il totale per il numero dei calciatori 

Ancor più semplice, poi, risulta dividere l’importo totale dell’addebito per il numero dei tesserati. Ma, in ogni caso, stiamo sempre a circa 40,00 euro.

 

L’ennesima sorpresina sibiliana

Ai quali va aggiunta l’ultima sorpresina sibiliana: l’euro, che la lega dilettanti continua a sottrarre, dalle casse delle società, per ogni singolo calciatore movimentato, ad onta ed alla faccia della dematerializzazione… Una movimentazione che, alla lega, non costa un fico secco, essendo on line e non imponendo, quindi, alcuna stampa, ma che, sulle società, continua a gravare nella misura di un euro a tesserato…

 

Ma, Sibilia, che fine ha fatto lo sconto di un euro? 

Sibilia aveva, metaforicamente, strizzato l’occhio ancora una volta, proclamando pubblicamente il risparmio di un euro per ogni tesserato, rispetto alla gestione tavecchiana. Un euro su quaranta non era quasi nulla: un quarantesimo, ovvero il 2,50%, in un’epoca di micidiale recessione, della lega dilettanti.

 

In recessione, Sibilia s’inventa ancora balzelli… 

La quale suggerirebbe di concedere agevolazioni alle società, non di mortificarle con ulteriori balzelli. I quali ne appesantiscono l’attività e ne spogliano le casse. Ma, sia come sia, dov’è finito, quest’euro di risparmio. Parole, parole, parole. Fiumi di parole… Tutte al vento, com’è nello stile del mercoglianese.

 

L’inchiesta di Giacomo Amadori sul quotidiano “La Verità” 

C’è un aspetto che fa vieppiù riflettere e rattrista ancora di più. Giacomo Amadori, non il primo, ma l’ennesimo giornalista d’inchiesta che s’è interessato della vicenda delle assicurazioni nell’ambito della lnd e del settore giovanile e scolastico, aveva pubblicato un reportage, in più puntate, sul quotidiano “La Verità”.

 

Amadori, il giornalista dell’inchiesta sui genitori di Matteo Renzi 

È lo stesso giornalista, che aveva scritto, per primo, la notizia dell’inchiesta giudiziaria sui genitori di Matteo Renzi. Quell’inchiesta che ha avuto il suo sbocco ieri sera, con gli arresti a domicilio per la mamma ed il papà dell’ex presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Amadori sulla lega dilettanti 

Ebbene, Amadori aveva segnalato, poi, che, nel 2017 (epoca della presidenza Sibilia), la lega aveva stipulato l’ennesimo contratto con il medesimo broker assicurativo.

 

Gli aspetti inquietanti 

Con alcuni dettagli significativi: come, ad esempio, niente gara indetta ex novo, dalla lnd, su base europea e con i criteri UE, per la materia assicurativa. Nonostante l’entità degli importi e gli scandali mediatici del passato.

 

Giorgetti, bisogna intervenire senza indugio! 

Qui, si ripete, urge un’inchiesta ministeriale. Ministro Giorgetti, intervenga! Questo, delle assicurazioni, fa impallidire e retrocedere a quisquilia la vicenda della Pro Piacenza, che, pure, tanto l’ha turbata. Malagò, li vede, gli effetti della a lei tanto cara autonomia dello sport?

 

Calcio malato auspica che intervenga la Guardia di Finanza 

Questa rubrica ritiene doveroso, a tutela degli interessi delle società, auspicare che la Guardia di Finanza, che sta indagando sul comitato campano, accerti anche i segnalati aspetti ed, eventualmente, intervenga. Anche se Calcio malato è ben consapevole che sia un auspicio superfluo. Le Fiamme Gialle, invero, sanno bene quel che devono fare…

 

Che farà, il procuratore federale, Giuseppe Pecoraro?

“Qui si parrà la nobilitate”  di Pecoraro. Ovvero: Sibilia, la lega dilettanti, Luigi Barbiero, il segretario Vecchione, saranno, o no, sottoposti ad un procedimento disciplinare? Se non altro, a loro diretta garanzia e tutela. Come in un avviso di garanzia. Gli elementi, per dare il la ad un’azione disciplinare, ci sono di certo. E, poi, non è davvero più il tempo, per i riguardi, le riverenze, le attenzioni ai potenti. Gli arresti domiciliari ai genitori di Renzi, ieri sera, certificano questo vento che ha cambiato direzione. La volontà della Nazione di smetterla di fingere di non vedere. Ma ne avrà mai l’ardire, il “Caro Peppino”?

  1. SEGUE