Calcio malato: Nel calcio sibiliano, Chievo non retrocesso, Palermo sì, Avellino portentoso, Salernitana salva… – PUNTATA N. 59

La “riforma Giorgetti” dello sport

Prosegue l’analisi della “riforma governativa” dell’organizzazione sportiva. Una riforma, della quale s’avvertiva, sempre più impellentemente, l’esigenza assoluta. In considerazione, innanzitutto, delle arbitrarietà, delle disinvolture estreme, alle quali ci ha purtroppo abituati l’attuale, improponibile, non più tollerabile (dis)organizzazione sportiva italiana. Per non dire delle iniquità, delle disparità di trattamento (oltre i limiti dell’indecenza) della cosiddetta giustizia sportiva. La quale, molto spesso, di giusto non ha neppure le parvenze… Le precedenti analisi sono state pubblicate nelle puntate nn. 56 e 57. Dunque, quella odierna è la terza parte della disamina di questa rubrica, sia pure su di un testo, da ritenere assolutamente provvisorio e di bozza.

 

Il lavoro sportivo

All’art.  4, è sancita la consueta delega al Governo, stavolta per il  riordino  e  la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché  del  rapporto  di  lavoro  sportivo. In concreto, il Governo  s’è auto-delegato  ad  adottare,  entro  dodici  mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore della  legge,  uno  o  più  decreti  legislativi, finalizzati al conseguimento dei predetti obiettivi.

 

Il riconoscimento della valenza, sociale e di progresso  generale, dello sport

Finalmente, però, si fa riferimento ad essi attraverso il riconoscimento  del  carattere  sociale dell’attività sportiva, quale strumento di  miglioramento  della  qualità  della  vita  e quale  mezzo  di  educazione  e  di  sviluppo sociale. Inoltre, quanto al lavoro sportivo, esso s’impernierà sul principio  della specificità  dello  sport. Nell’occasione, è auspicabile che il Governo intervenga anche per cancellare l’autoreferenzialità dei cosiddetti avvocati dello sport: un’auto-referenzialità che ha prodotto, finora, innanzitutto storture, forzature, obiettive scorrettezze. Il disegno di legge prevede, comunque, un’interessante innovazione: l’individuazione della figura del lavoratore sportivo, indipendentemente dalla natura dilettantistica o professionistica dell’attività sportiva svolta.

 

La lungimiranza del presidente Pastore – L’attenzione governativa agli atleti

A tale riguardo, riemerge, ancora una volta, la lungimiranza del presidente Pastore, avveniristico promotore, insieme con alcuni illuminati docenti dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale, ,di quell’unico (in Italia) corso di laurea in Scienze giuridiche, ad indirizzo sportivo. Mentre Malagò, Tavecchio, Gallavotti, Sibilia, Giacomardo & compagni si baloccavano chissà su cosa, c’era qualcuno che precorreva i tempi… Una positivissima novità, ad ogni buon conto, è quella della valorizzazione della formazione dei lavoratori sportivi, in particolare dei giovani atleti. Finalmente, insomma, si promuove, a livello legislativo, la crescita degli atleti.

 

Si esaurirà la figura dei faraoni immortali?

È ipotizzabile che, attraverso la lievitazione della rilevanza di chi abbia praticato, sui campi di gioco, sulle piste, nelle palestre, nei siti di competizione agonistica, l’attività sportiva, sia, come sarebbe stato sacrosanto da sempre, valutato al di sopra delle mummie, degli imbalsamati, degli zombie ultrasettantenni e ultrasessantenni, che non mollano l’osso (e neppure la polpa che lo circonda), dopo averlo addentato ed assaporato… Il disegno di legge fa, non a caso, cenno alla conclusione della carriera sportiva degli atleti. Un eccellente segnale di sensibilità, di avvedutezza e di lungimiranza. Per garantire prospettive di affermazione professionale, nello stesso ambito nel quale ci si sia impegnati come atleti. Correndo un tantino con la fantasia, vorrà dire che i Tavecchio, i Malagò, i Sibilia non esisteranno più. Largo, finalmente, nell’organizzazione sportiva e nei suoi gangli direttivi, a chi abbia fatto sport. Fuori, per sempre, com’è giustissimo, chi vorrebbe insinuarsi in essa, alla Cosimino l’occhiolino, attraverso la politica.

 

Forse, scomparirà anche la pacchia delle diarie e dei rimborsi spese…

Indi, alla lettera e) dell’art. 4, il disegno di legge preannuncia un’altra, autentica rivoluzione, se ben interpretiamo il senso della disposizione di riferimento, che, sinteticamente, prevede la disciplina dei rapporti di collaborazione di carattere amministrativo gestionale di  natura  non  professionale  per  le prestazioni  rese  in  favore  delle  società  e associazioni  sportive  dilettantistiche. In termini concreti, si tratta delle cosiddette diarie e dei rimborsi spese: i comodi strumenti, per intenderci, ai quali si sono, finora, aggrappati, avvinti come l’edera, i vari soggettini, tra i quali anche quelli insignificanti ed altamente improduttivi, come Faccenda (percettore dello scandaloso reddito federale sibiliano)…

 

L’ipocrisia farisaica del volontariato sportivo…

Per non dire degli Zigarelli. O dei Gagliano e degli Errichiello (che se li sono pubblicamente, nell’ultima assemblea, quella andata deserta, rinfacciati, codesti indecorosi rimborsi, tutti sul groppone delle derelitte società). Senza contare gli innumerevoli strizzolini, ai quali Sibilia ha ammiccato, promettendo l’assunzione al comitato campano. In sintesi: quando, finalmente, la materia sarà regolamentata, finirà anche la zezzenella… E, con essa, l’ipocrisia farisaica del volontariato sportivo. Quello, rivendicato (non a caso) da chi non ha proprio titolo per farlo: i Malagò, i Tavecchio, i Sibilia…

 

Emerge anche l’antica ed anti-storica legge 91 del 23 marzo 1981…

Ancora: il disegno di legge preannuncia anche le modifiche alla legge in epigrafe. Una legge datata, di ben trentotto anni or sono. Che, ormai, non soltanto non è al passo con i tempi, ma è anche ancronistica, anti-storica, al di fuori di qualsiasi logica. È, presumibilmente, l’annuncio del ritorno, auspicato a più livelli, al semiprofessionismo. Quel criterio che era riuscito a tenere in equilibrio, per decenni, lo sport italiano, in particolare il calcio. Ma non solo. Certo, tenere in piedi un baraccone simile ad un enorme “cuoppo allesse” (ossia informe, che si affloscia continuamente su sé stesso), non è più concepibile.

 

Il “semiprofessionismo”: soluzione per l’attività sportiva femminile?

Anche questo, dello stiracchiatissimo mito dello sport, che doveva, ogni anno, aumentare le proprie entità numeriche, svilupparsi, crescere a dismisura (ovviamente, a detrimento della qualità), è un aspetto, ormai, al di fuori dei tempi. Vedremo se davvero un rimedio concreto, possibilmente risolutivo, possa individuarsi nel semiprofessionismo. Che, ad esempio, potrebbe aiutare (lanciamo lì l’idea, a mo’ di incentivazione ad un dibattito sul punto) a risolvere il problema delle attività sportive femminili.

 

La laurea in scienze motorie

Quindi, a seguire, il disegno di legge prevede, specificamente, il riconoscimento  giuridico  della  figura  del  laureato  in  scienze  motorie  e  dei soggetti forniti di titoli equipollenti di cui al decreto  legislativo  8  maggio  1998,  n. 178. È fermamente da auspicare che, in una revisione e razionalizzazione generale della materia, non sfugga la giusta attenzione alle pregevoli iniziative, quali quella, innanzi cennata, della convenzione del comitato campano con l’Ateneo cassinate. Sì da dare corpo e sostanza ad un’innovazione formativo-educativa, davvero di prim’ordine. Con specificità, che la laurea in scienze motorie non può conferire.

 

Lo sport nell’ambito del Ministero della difesa

Il progetto legislativo segnala anche la revisione ed il trasferimento delle funzioni di vigilanza, esercitate dal Ministero della difesa sugli enti sportivi e sulle federazioni sportive nazionali. Vedremo, in concreto, quali saranno le modifiche all’attuale regolamentazione degli atleti dei vari corpi dello Stato. Un aspetto settoriale, certo. Ma di assoluta delicatezza, anche in ragione dell’esigenza, da un lato, di non comprimere (semmai, di valorizzarle ed incrementarle) le potenzialità dello specifico segmento sportivo, dall’altro di evitare un’eccessiva statalizzazione dell’attività agonistico-sportiva.

 

Un preannuncio di valenza sostanziale, all’art. 5

All’art.  5, è prevista la consueta delega al Governo. Ma, stavolta, in termini estremamente concreti: ossia, in materia di rapporti di rappresentanza  degli  atleti  e  delle  società sportive  e  di  accesso  ed  esercizio  della  professione  di  agente  sportivo. É. questa, un’entrata a gamba tesa, quasi a martello, sull’autoreferenzialità del coni e delle federazioni sportive, che hanno fatto un pessimo uso ed un, è il caso di dire, malgoverno (anzi, per dirla in termini diretti: un autentico, disinibito, assurdo abuso) della discrezionalità, che era stata improvvidamente concessa da uno Stato distratto, se non consapevolmente complice. Il riferimento è (indiretto, tutt’altro che esplicito, ma intuitivo) al recente provvedimento dell’Autorità Garante per la Concorrenza, che ha sanzionato la figc, dell’epoca tavecchian/gallavottiana, con un’ammenda di oltre tremilioni e trecentomila euro…

 

Gli arbìtri della figc

Una vicenda che racconta degli arbìtri, o disinvolture oltre i limiti, innanzitutto della figc, eternamente avallati, o comunque tollerati, dal coni malaghiano. Un coni che mai, peraltro, ad onta della sua specifica funzione di controllo, è stato – inverosimilmente! – accusato di quella culpa in vigilando, che i cosiddetti organi di giustizia sportiva agitano, quando fa comodo. Sovente, assolutamente a sproposito… Dimenticandosene, puntualmente, quando sarebbe, viceversa, indispensabile intervenire. Come nel caso specifico, al quale s’è fatto riferimento espresso, per la prima volta, nella tredicesima puntata del 1° dicembre 2018 di questa rubrica. Nella quale s’è dato conto dell’ennesima figuraccia della federazione calcio. Che graverà a spese dell’organizzazione sportiva e delle società che ne fanno parte, mentre avrebbe dovuto essere a carico dei diretti, inadeguati responsabili, ovvero del presidente della federazione (l’inverosimile Tavecchio), del consiglio federale e dei consulenti legali (a cominciare dal solito avv. Mario Gallavotti).

 

La federazione calcio s’era opposta…

La federazione calcio aveva impugnato, presso il TAR del Lazio, il provvedimento n. 27249, adottato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) il 27 giugno 2018. Con il predetto provvedimento, il Garante aveva inflitto, alla federazione calcio, la terrificante sanzione di euro 3.330.659,69.

 

Che randellata, per la figc…

Calcio malato scrisse: “Il collegio della Prima Sezione del TAR del Lazio (presidente Ivo Correale; componenti Roberta Ravasio e Lucia Maria Brancatelli) ha respinto l’opposizione, non ravvisando le condizioni per una sospensiva cautelare della sanzione”. Siamo alle solite: l’impar condicio, la disparità di trattamento, che è una ripetitiva, reiterata, indecorosa regola fissa del coni e delle sue spigliatissime federazioni. Ora, finalmente, il Governo s’è presa la briga di intervenire… E l’ha fatto con modalità secche e soddisfacenti. Innanzitutto, sottraendo l’autonomia a chi, finora, ha dato mostra di non meritarla affatto, quella sorta di immotivata fiducia cieca. I nostri affezionati lettori ricorderanno bene, al riguardo, quante volte, nelle puntate di questa rubrica, s’è dovuto far triste, malinconico, quasi disperato riferimento all’esigenza che le disinibite discrezionalità dell’ambito sportivo venissero, finalmente, azzerate.

 

Il conflitto d’interessi e gli aspetti economici, fiscali e previdenziali

Ora, ci siamo. Anche per un argomento delicatissimo, disciplinato dal disegno di legge in esame sotto il profilo della disciplina dei conflitti di interessi, che garantiscano  l’imparzialità  e  la  trasparenza  nei rapporti  tra  gli  atleti  e  le  società  sportive, anche  nel  caso  in  cui  l’attività  di  agente sportivo  sia  esercitata  in  forma  societaria. Ahi, ahi… Qualcuno ricorda, ad esempio, una qual certa Gea World S.p.A., quella di Alessandro Moggi, figlio di Luciano?

 

La tutela dei minori: un’altra grave lacuna, che si punta a colmare

Per non farsi mancare niente, prudentemente ed appropriatamente il disegno di legge interviene anche sugli aspetti economici, fiscali e previdenziali dell’attività dell’agente sportivo, nonché sulla tutela dei minori, con specifica definizione dei limiti e delle modalità della loro rappresentanza da parte di agenti sportivi. Nella prossima puntata di Calcio malato, daremo, peraltro, conto delle obiezioni della categoria degli agenti. Non al disegno di legge governativo, ma alla figc. La quale, nel frattempo, s’era azzardata ad emanare un proprio, aggiornato regolamento…

 

Il monito del boia…

Chissà perché, ma ritorna in mente il monito del boia medievale, quando, al momento solenne in cui si accingeva a  troncare, di netto, la testa del malfattore, proclamava al popolo, radunato innanzi al ceppo d’esecuzione: “Chi male si governa, presto muore!”. Dal pugliese Antonio Matarrese in poi, i procuratori sportivi, oggi agenti, sono stati perennemente ignorati (nel senso deleterio di “lasciati liberi di agire”, praticamente ad libitum, dalle disinvolte federazioni sportive e dal coni. Con il disegno di legge in argomento, ci si incammina alla cancellazione anche di questa assurdità. Che è durata fin troppo… Nell’auspicio che, come abbiamo più volte ribadito, il “benemerito” Giorgetti tenga duro. E le spazzi via tutte, le indebite autonomie dello sport. Quelle che sono state fin troppo utili. Ma solo per ingrassare taluni soggettini…

 

Nominato il nuovo CdA di Sport e Salute: ma Sabelli è troppo berlusconiano…

L’assemblea della società “Sport e Salute” (che ha sostituito l’ormai ampiamente delegittimata coni servizi spa), il 9 maggio scorso, ha proceduto alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione, acquisito il parere positivo delle commissioni parlamentari competenti. I nuovi amministratori, che resteranno in carica per il triennio 2019/2021, sono l’ing. Rocco Sabelli, designato presidente, con funzioni di amministratore delegato, la dott.ssa Simona Cassarà ed il prof. Francesco Landi. Inizia, dunque, l’avventura della società più invisa a Malagò ed a tutti i satrapi, i sultani, gli sceicchi ed i faraoni a capo delle varie federazioni sportive nazionali. Questa rubrica esprime la propria intima soddisfazione per la nascita di una società, che surrogherà quella che, nella sostanza, era null’altro che un dannoso doppione, assolutamente prono a Malagò, del coni medesimo. Ciò malgrado, Calcio malato non ometterà di sottolineare le proprie perplessità per l’individuazione del presidente / amministratore delegato. Troppo berlusconiano, l’ing. Sabelli. Troppo da prima repubblica. Saremmo proprio felici di essere contraddetti e smentiti dai fatti…

 

A proposito di procuratori: lite da cortile, o da condominio, tra la figc ed il “pizzaiolo” Raiola

Nell’odierna analisi del disegno di legge sulla riforma governativa dello sport, abbiamo fatto cenno, sia pure in sintesi, alle innovazioni che si punta ad apportare alla figura dell’agente sportivo. Non s’è fatta attendere, la conferma dell’esigenza che, in argomento, si proceda con sollecitudine. È scaturita, invero, una lite da cortile, da pollaio, tra Mino Raiola e la figc. L’agenzia ansa ha segnalato, non a caso, che proprio Raiola s’è inviperito contro la figc, per via della sospensione inflitta, a lui ed al cugino Vincenzo, rispettivamente per tre (a carico di Carmine) e due mesi. Parole come pietre, quelle di Carmine (Mino) Raiola: Questa sospensione non è una sorpresa, purtroppo. Temo sia una decisione ispirata da logiche di palazzo, senza tener conto della realtà.  Suppongo che non mi abbiano ancora perdonato le critiche che avevo mosso alla figc per lo stato in cui versa il calcio italiano e anche per gli ultimi episodi di razzismo”. Non v’è che dire: il ricchissimo procuratore nutre proprio una stima smisurata ed incondizionata, per l’organizzazione federale, per i suoi organi, per la sua buona fede. Un motivo in più, a sostegno del Sottosegretario Giorgetti, affinché acceleri e rinsaldi il suo progetto di riforma dello sport…

 

 

Era stata la commissione procuratori sportivi, a “sospendere” i due Raiola

La sospensione dei due cugini era stata appena comunicata ufficialmente dalla commissione procuratori sportivi.  La sospensione riguarda espressamente, come si rileva dal comunicato, sia i due procuratori, nella loro qualità di legali rappresentanti delle rispettive società, sia le società medesime: ovvero, la Three Sports Business Ltd., 40 Villa Fairhomme, Sir. Augustus Bartolo Street, Tà Xbiex Malta, per Carmine Raiola; la Viesse Sport Limited, 10 Maccurtain Hill, Clonakilty, Cork, Ireland, per il cugino Vincenzo.

 

Fossero solo questi, i problemi di Gravina…

Fossero solo quelli appena segnalati (i casi dei cugini Raiola), i problemi del presidente federale, Gabriele Gravina. Ce ne sono ben altri… Inizia a modellarsi, invero, un accenno di congiura… I personaggi del siparietto, che stiamo per raccontare, sono due soggettini ben conosciuti, in seno a questa rubrica:  Renzo Ulivieri e Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, colui che, per l’appunto, seleziona attentamente (quando può, altrimenti… desiste) i propri interlocutori. Li abbiamo citati in ordine di priorità, i due. Ebbene, dopo essersi insistentemente e metallicamente scontrati, come ai tempi delle tenzoni medioevali, i due, accomunati da pregresse vicende di illeciti (calcio-scommesse n. 2 per il tosco; la manipolazione dell’assemblea elettiva del comitato campano, quella del 1° dicembre del 1990, per Cosimo Capiluoghi Sibilia.

 

La storiella perdura da novembre 2018…

Ulivieri e Sibilia, già nel mese di novembre 2018, hanno cominciato a incontrarsi, annusarsi, studiarsi e  valutarsi reciprocamente, con la finalità di mettere le mani sulla figc. Sono stati, ovviamente, incontri conviviali, ma segreti come quelli di Pulcinella. Nel piccolo mondo antico della federazione calcio, per quanto torbido, o proprio per questo, si trova sempre qualcuno che ansima e freme, per potersi vantare e gloriare della sue presenza, magari da semplice e sterile commensale, ma intimamente convinto di potersi conquistare un posto al sole. Ora, però, veniamo al dunque.

 

Ulivieri dalla Toscana a Pisticci

Nientemeno, dalla Toscana si è mosso il fumantino Renzo, per arrivare fino alle coste di Pisticci, in occasione del torneo delle regioni di calcio a cinque, quello delle reiterate catastrofi sportive del comitato campano. Per Gravina (e per il calcio) non si prospetta proprio niente di buono… A cominciare da un certo vizietto sibiliano, certificato dal “Corriere della sera”. O, meglio, dal panino campano del giornalone milanese: che parlò, senza remore, di Sibilia il pugnalatore…

 

La corte federale d’appello scudiscia (anch’essa) l’aia nicchiana…

Nella puntata n. 53 del 20 aprile scorso, s’è dato conto del dispositivo della cfa (la cosiddetta corte federale d’appello), sul “caso Gavillucci”. In particolare, sul rigetto del ricorso dell’associazione italiana arbitri, quella nicchiana, contro la decisione del tribunale federale nazionale, favorevole all’arbitro laziale. Di quella sentenza del tribunale federale nazionale e delle sue motivazioni, questa rubrica ha già esaurientemente notiziato i propri affezionati lettori. Non resta, dunque, che riepilogare i motivi della reiezione dell’ostinato appello nicchiano contro un suo associato. Ovvero, proprio ciò che maggiormente suscita scandalo e rammarico. Perché davvero impressiona e suggestiona, l’opposizione, per di più  con cotanta pervicacia, alle istanze di un associato. Un associato di un’associazione… Istanze, oltretutto, non solo pienamente legittime, come dichiarato anche dalla cfa, ma conformi e corrispondenti ai criteri ed ai principi di limpidezza. Del tutto evidentemente, codesti criteri e principi non son graditi, a Nicchi…

 

Entriamo nei dettagli…

La seduta, com’è noto ai nostri lettori, s’è tenuta il 18 aprile scorso, alla presenza dell’eroe Claudio Gavillucci, assistito dal proprio legale di fiducia, l’ottimo avv. Gianluca Ciotti, nonché degli avvocati Giancarlo Perinello e Valerio Di Stasio, per conto dell’aia. La cfa, nel suo comunicato ufficiale n. 100 dell’8 maggio scorso (presidente: prof.  Pierluigi  Ronzani; componenti: prof.  Mauro  Sferrazza,  avv.  Patrizio  Leozappa,  avv.  Roberto Borgogno, avv. Serapio Deroma), segnala che la difesa di Gavillucci ha chiesto che venisse dichiarata “cessata la materia del contendere”. Sul punto specifico, la cfa riconosce che “il provvedimento del tribunale federale nazionale… di cui l’aia chiede, in questa sede d’appello, l’annullamento, ha spiegato i suoi effetti, determinando una sorta di sopravvenuta carenza di fatto della materia del contendere. Tuttavia, il predetto adempimento non incide sulla posizione giuridica della reclamante aia e non determina, sotto l’aspetto giuridico, un provvedimento processuale di cessazione della materia del contendere…”.

 

La pronuncia del Consiglio di Stato

La cfa, richiamando una pronuncia del Consiglio di Stato, sostiene che l’opposizione ad una decisione “presuppone la soccombenza, ma non si esaurisce in essa, essendo necessario che l’appellante possa trarre una qualche utilità dall’eliminazione dal mondo del diritto della sentenza impugnata”. In via diretta, la cfa ha sancito che l’aia “conserva, del pari, interesse (e diritto) alla eventuale eliminazione giuridica della decisione impugnata, sotto molteplici evidenti profili”.

 

Subito a seguire, il secco manrovescio della cfa a Nicchi…

Immediatamente dopo, però, ricomincia la sarabanda delle dolenti note, per l’aia: “Nel merito, il ricorso in appello dell’aia non può trovare accoglimento. Occorre  ricordare,  in  via  generale,  come  l’accesso  ai  documenti  amministrativi,  attese  le  sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisca principio generale dell’attività amministrativa, anche al fine di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza. Ciò premesso, l’impostazione dell’assunto  difensivo dell’associazione reclamante non può essere condiviso. Non si tratta, infatti, nel presente giudizio, di mettere in discussione la sfera di autonomia riservata  all’aia  con  riferimento  ai  provvedimenti  di  natura  tecnica,  bensì  di  verificare  se  il procedimento che conduce alla delibera di dismissione di un arbitro dalla can ‘A’ assuma o meno rilievo  pubblicistico”. Non v’è che dire: una lezione solenne, all’aia…

 

Il colpo mortale all’aia: la sentenza della Corte di Cassazione…

La corte federale d’appello stronca, inesorabilmente, le pretese e le aspettative (troppo comode ed utilitaristiche) dell’aia: “Orbene,  sotto  tale  profilo  questa  corte  condivide  quanto  già  affermato  dal tribunale federale nazionale. Infatti, le procedure di progressione e dismissione degli arbitri can ‘A’ devono  ritenersi  rivestire  una valenza  pubblicistica,  anche  in  considerazione  del  fatto  che  detti direttori di gara sono chiamati a garantire il corretto svolgimento delle competizioni professionistiche. Sotto siffatto profilo è possibile richiamare la recente sentenza 9 gennaio 2019, n. 328, della Corte di Cassazione,  sezioni unite  civili, secondo  cui  l’arbitro  (associato aia,  componente della  figc – associazione con personalità giuridica di diritto privato –, a sua volta federata al coni – ente pubblico non economico), pur non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, ‘è investito di fatto di un’attività avente  connotazioni  e  finalità  pubblicistiche,  se  non  altro  in  quanto  inserito,  a  pieno  titolo, nell’apparato organizzativo e nel procedimento di gestione dei concorsi pronostici da parte del coni, con il connesso impiego di risorse pubbliche’ ”.  

 

La lezione di diritto amministrativo, per Nicchi, prosegue…

La cfa incalza: “La decisione della Suprema Corte sembra, implicitamente, confermare che, anche considerato che i direttori  di  gara  delle  serie  professionistiche  partecipano  nel  perseguimento  delle  finalità pubblicistiche  assegnate  a  questo  ambito  dell’ordinamento  sportivo e  sono  sostanzialmente compensati per la loro attività con fondi riferibili, in qualche modo – seppur indirettamente – alla sfera delle risorse pubbliche, i metodi e le procedure di selezione degli stessi (e, per converso, quelle di dismissione) non possono essere del tutto esenti da forme di controllo e, prima ancora, non possono non essere destinatarie degli ordinari principi di  legittimità e della disciplina dettata in materia di trasparenza  dell’azione,  che,  seppur  di  natura  privatistica,  assume,  in  tale  prospettiva,  valenza pubblicistica”. Lette le lapidarie motivazioni, che ne stroncano le assurde pretese, Nicchi si regolerà di conseguenza? Ma non scherziamo… E la figc fingerà di non saperne nulla…

 

La cfa chiarisce ancora, sul diritto di accesso agli atti…

La corte procede ad un’esauriente spiegazione sulle motivazioni del diritto di accesso agli atti, da parte di Gavillucci: “Insomma,  deve  ritenersi  che  le  regole  dettate  in  materia  di  accesso  agli  atti  della  pubblica amministrazione  e  di  trasparenza  dell’azione  della  medesima  debbano  trovare  ingresso  ed applicazione  anche  nell’ambito  dei  procedimenti,  di  rilievo  pubblicistico,  posti  in  essere  dalle federazioni sportive e dalle relative componenti. In ogni caso, si aggiunga, il provvedimento di dismissione di un arbitro dalla can ‘A’ è idoneo ad incidere sulla sfera giuridico-professionale dell’arbitro, la cui eventuale lesione merita, quindi, tutela piena. Anche gli altri motivi di reclamo appaiono infondati o restano assorbiti. Parte ricorrente ha illustrato e documentato quelle che sono le ragioni poste a base della richiesta di  accesso,  individuandole  nell’esigenza  di  tutelare  la  propria  sfera  giuridico-professionale  nei confronti del provvedimento lesivo di dismissione dall’organico can ‘A’. Ragioni, queste, che di certo, dimostrano l’esistenza di un interesse giuridico, diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente rilevante sia per l’ordinamento sportivo, sia per quello generale e collegata ai documenti  per  i  quali  è  stato  richiesto  l’accesso”.

 

La doverosa protezione degli interessi degli associati, ciò che Nicchi ignora…

Un’ulteriore precisazione: “Peraltro,  sotto  siffatto  profilo  e  proprio  in considerazione del predetto nesso di collegamento, del tutto correttamente il tribunale di prime cure ha limitato l’accesso alla sola documentazione relativa alla stagione sportiva 2017/2018. Evidente, dunque, come la domanda di accesso non sia finalizzata ad un controllo generalizzato dell’attività dell’aia, rappresentando, in generale, come nel caso di specie, uno strumento di protezione di situazioni giuridiche determinate. Del pari evidente, per quanto sopra osservato, l’esigenza di dare prevalenza all’interesse pubblico, attuale e concreto, alla trasparenza dell’azione dell’aia di natura, nella fattispecie, sostanzialmente amministrativa,  specie nel caso  oggetto  del  presente  giudizio, nell’ambito del quale la stessa reclamante associazione non ha individuato, come sua facoltà ed onere, eventuali soggetti controinteressati da coinvolgere nel procedimento volto alla definizione della domanda di accesso. Per questi motivi la cfa respinge il ricorso come sopra proposto dall’associazione italiana arbitri”.

 

La sentenza Gavillucci resterà storica

Quali che possano essere gli sviluppi della vicenda, resta la clamorosa, dolorosa, mortificante sconfitta, per l’aia nicchiana. La quale ha tergiversato, tentando, in tutti i modi, inclusi quelli palesemente ostruzionistici (di certo opposti, rispetto al tanto strombazzato principio dell’obbligo di lealtà sportiva). di guadagnare tempo e terreno. Alla fine, però, ha dovuto incassare una sconfitta biblica. È, altresì, innegabile che Nicchi “non se ne può frega’ de meno”, dei manrovesci, delle scudisciate, delle lezioni di stile e di diritto. Ma, per l’avv. Ciotti, per l’avv. Guidi e per l’eroe Gavillucci, i successi, conseguiti in questo percorso tortuoso ed irto d’insidie, restano. Indimenticabili. Ma anche concreti e palpabili. D’ora in poi, infatti, come abbiamo più volte sottolineato, l’aia non potrà più spadroneggiare. Dovrà rendere conto pubblicamente del proprio operato. Dovrà rendicontare le proprie relazioni tecniche sugli arbitri. I misteri son finiti. Gli arbitri, insondabilmente promossi, o cupamente dismessi, non potranno esistere più. Almeno, in linea di principio…  

Arbitri, Nicchi, VAR: apre il becco perfino “prezzemolino” Tavecchio…

C’è un dato che sconvolge. Nessun presidente federale, estromesso dopo una catastrofe sportiva senza precedenti, ha mai aperto bocca e becco. Quantomeno per un pizzico di dignità, i predecessori del ragioniere di campagna si sono rintanati, accucciati, occultati. Tavecchio, invece, non perde occasione: spiffera, straparla, blatera, ciancia. Ha un’emittente radiofonica, codesta radio crc, che gli presta il microfono. E trova perfino l’ardire, il coraggio che non gli costa nulla, la spudoratezza che non può più danneggiarlo, per insinuare sull’aia e su Nicchi: “La tecnologia VAR sono stato io, il primo a volerla. Adesso andrebbero chieste delle cose alla categoria arbitrale”. Come sempre, democristianone nell’anima, lo Stravecchio che avanza… Qualcuno gli rammenti che il tosco dispittoso, Marcello Nicchi, con Tavecchio presidente della figc e non out, aveva strepitato e starnazzato che la tecnologia, nel calcio, non sarebbe mai entrata… E costui, dopo i disastri cagionati al movimento calcistico, osa “sfernesiare” ancora… Ma perché non chiude il becco?

 

Bollettino parrocchiale n. 21

Il duo Sibilia il rischiatutto / Barbiero una ne fa e cento ne pensa. Una peggiore dell’altra… Ma, ancor più, fingono di essere al timone, come abbiamo più volte sottolineato, d’una “nave sanza nocchiere in gran tempesta”. Un piroscafo a vapore, con le caldaie fuse, squagliate. Nessuno dei due è un nocchiere. Il segretario, Vecchione, è confuso, atterrito, sbandato. Insomma, tutta una catastrofe. La situazione è completamente fuori controllo. Promettono e garantiscono legalità, rispetto delle regole, certezza del diritto.

 

Ma chi ci crede più?

Ma, ormai, non ci credono più neppure i più creduloni, i più ingenui. Non la dan da bere più a nessuno. L’ultima? Una delle poche società storiche, superstiti del derelitto calcio campano, squassato e sventrato dai nefasti commissariamenti sibiliani, ovvero la Gelbison di Vallo della Lucania, pare sia pronta a cambiare presidente, proprietà, sede sociale, campo di gioco. Il colmo delle irregolarità, un record. Attenta ed insidia la Gelbison uno dei dirigenti più rampanti, ambiziosi, spendaccioni del calcio campano: l’avv. Franco Tavassi, da Santa Maria di Castellabate. Che non dispone neppure di un impianto sportivo idoneo, per la serie D. La quale serie rientra, poi, nell’ambito della lega dilettanti, quella, ahi noi, provvisoriamente presieduta da Cosimone il competentone…

 

E che forma di coordinatore…

Oltre ad avere la sventura di essere coordinata, la serie D, molto per modo di dire, dal Barbiero di Sibilia (o di Siviglia, come scrisse Lubrano, dell’aiac molisana). Be’, staremo proprio a vedere come andrà a finire… In ogni caso, la questione è, di per sé, illuminante: chiarisce, meglio e più di ogni proclama, la reale consistenza, attendibilità, credibilità del duo irpin-pugliese. Quel tandem che s’è già segnalato per una performance, della quale parleremo tra poco: il portentoso, inverosimile recupero, la formidabile rincorsa (coronata da scontato successo) dell’Avellino. Manco a dirlo, in serie D…

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “decimo atto”, “parte ecima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime nove parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 58). La “parte undecima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

… “che addirittura impallidir faran

i dittator Maduro ed Erdogan…”.

Quest’era, il maligno intendimento

dello spregiudicato “reggimento”,

 

che seminava il maceramento

d’esser soggetti a deferimento,

in quello scempio d’anti-democrazia,

alimentata d’arrogante villania…

 

Ad Arcore, anni fa, questo doppione

(Renzi / Silvio) ideò l’operazione,

d’ampio respiro, nella quale il calcio,

ch’era, da sempre, stato tanto marcio,

 

fu confinato in ruolo “pecorino”

da un progetto… pseudo-sopraffino:

Tu sforbici le ali sovraniste,

o Silvio, e di poi quelle populiste…

 

Io assorbo e neutralizzo Pisapia,

Bersan, Prodi, D’Alema e compagnia,

per non dir di Civati e di Veltroni:

un manipolo di gran rompi coglioni!

 

Come ben sai, Silvio, la democrazia

è sol… decisionismo e fantasia.

Non può indugiare, né mai rallentarsi,

né in parlamento, poi, paralizzarsi.

 

Chiusa la prima fase distruttiva,

poi, passeremo alla propositiva:

al Centro, tutti insiem, a ‘minestrone’…

Nasce il Partito, sì, della Nazione!

 

Succederà così che, esausti tutti,

smidollati, oramai quasi distrutti,

senza speranze, per l’immobilismo,

in depressione, per il trasformismo,

 

galleggeremo, con divertimento,

Silvio, sul generale sfinimento.

I Cinque Stelle si dimeneranno.

I Leghisti, ‘rozzon’, s’infurieranno.

 

I Fratelli d’Itàl si danneranno.

Ma Lupi e Lorenzin si beeranno,

felici che, tra nebbiosi misteri,

s’approprieran di tanti Ministeri…”.

 

SEGUE

 

L’Avellino risorge. E Sibilia se ne intesterà il merito…

Tante, le polemiche in settimana. Sull’inadeguatezza della lega dilettanti, che stentava a reperire un campo neutro per l’incredibile spareggio tra Avellino e Lanusei, oltre che per l’altra sfida promozione, tra Modena e Pergolettese. Sui giornali e sui siti web irpini si incominciava a leggere che i “tifosi iniziano a perdere la pazienza”. Poi, lo sblocco. Con il Lanusei condizionato da una squalifica. Arrivata a tempo di musica… Augurissimi, in ogni caso, agli irpini. Ma questo campionato di serie D resterà scolpito nel marmo. E Cosimino lo strizzolino, che si dolse degli “attacchi” contro la sua augusta persona, ad Avellino, magari s’intesterà la rimonta… Da ineccepibile super partes…

 

Lotito, che prospettive nere!

Claudio Lotito, il patron di Lazio e Salernitana, il dirigente federale più improbabile che possa immaginarsi, sta assaporando le conseguenze della sua disinvoltura. Ha indotto il mister
Angelo Gregucci a rescindere il proprio contratto con la figc (era nello staff di Mancini), con una forzatura che solo Lotito poteva pretendere ed ottenere. Una sostanziale violazione delle norme, l’ennesima spigliatezza lotitiana. Ma uno spiraglio, per quanto inverosimile, sembrerebbe esserci…

 

Si legge sui siti web: “Arriva la richiesta di Pecoraro”: retrocessione in terza serie, per il Palermo…

L’udienza al tribunale federale nazionale, sul procedimento disciplinare a carico del Palermo di Zamparini, ha riservato una sorpresa. La richiesta della procurella (piccola procura) federale è stata secca: retrocessione in terza serie, per gli illeciti amministrativi negli anni sportivi dal 2014 al 2017. Ebbene, ricordate il caso Chievo? Miracolosamente salvato, anche per incredibili distrazioni della procurina (la procura piccolina) federale, dalla retrocessione in B. Ha partecipato alla A, tra polemiche, insinuazioni, sospetti, indecorose illazioni, cupi dubbi. Godrà del sontuoso beneficio del cosiddetto paracadute finanziario… Cosa mai avrebbe potuto volere di più, il Chievo, dalla vita?

 

Chievo sì, Palermo no…

Al Palermo, invece, nulla di tutto questo. Ben s’intenda: chi sbaglia, deve pagare. Chi sbaglia frodando, ancora di più. Ma la regola deve valere per tutti. Non ad intermittenza. Altrimenti, s’introduce il sospetto (legittimo) che qualcuno abbia la possibilità di manovrare, affinché le situazioni si incanalino in un certo verso, anziché in un altro… E che sia coinvolta, indirettamente, nella questione, una società campana (la Salernitana), non muta la sostanza del caso. Che deve avere, come per l’Avellino, una sua cristallina limpidezza. Ma cristallina davvero. Altrimenti, si indaghi. Sulla Salernitana e sull’Avellino. Magari, a livello di magistratura ordinaria. Per scoprire se possono essere state esercitate forzature, o altro ancora. Il Calcio malato deve finire. Subito, non domani…

  1. CONTINUA