Calcio malato: Mentre s’avvicina, minacciosa, la bufera sul comitato campano, Sibilia (e Barbiero) se ne fregano e danno il via alla campagna elettorale… – TRENTAQUATTRESIMA PUNTATA

Venerdì 8 febbraio scorso, in serata, il comitato campano era in pieno occhio del ciclone (mediatico, ma, ancor più, etico-morale). Era nella bufera, in ragione dell’infelice, irreparabile figuraccia, fatta insieme con la sua delegazione provinciale di Napoli, per la tristissima vicenda del tredicenne Lorenzo della Scuola Calcio Kodokan.  Sia consentito, innanzitutto, ai redattori di questa rubrica, accantonare immediatamente le meschinità e le miserie umane del comitato campano, per rinnovare i sentimenti del proprio commosso cordoglio ai  Genitori di Lorenzo, ai familiari, agli amici, ai compagni di squadra, ai dirigenti ed ai tecnici del Kodokan.

Ma, per un inutile convegno di propaganda elettorale, a Pagani, il comitato campano trova il tempo…

Non è possibile, però, ancora una volta, lasciar scorrere inosservati certi comportamenti inqualificabili. Quelli di un comitato campano e di quella che dovrebbe essere la massima espressione del calcio sociale, ovvero il presidente (molto pro tempore, come stiamo per esaminare) della lega dilettanti, Cosimo Sibilia. Evidentemente insensibili a tutto, i Sibilia, i Barbiero e la loro corte dei miracoli (con l’immancabile percettore del reddito federale, Vincenzo Faccenda) si sono trasferiti, proprio venerdì sera, a Pagani, addirittura per un convegno.

 

“Calcio dilettantistico: futuri scenari”. E gli scenari attuali?

Ci spiace per l’innocente Paganese Calcio, che ospitava l’iniziativa, nell’ambito del novantesimo anniversario della sua fondazione. Ma non possiamo sottacere che l’intitolazione del convegno sia davvero fuori luogo: “Sceari futuri” del calcio dilettantistico. E gli scenari attuali? E che forma, che tipo di scenari, quelli odierni… Cominciamo subito col sottolineare che codesta specie di riunione tutto era, fuorché, per l’appunto, un convegno. Innanzitutto, per la qualità degli oratori. Figurarsi: Cosimino Capiluoghi Sibilia come relatore principe…

 

Ma le società del calcio dilettantistico e giovanile, dov’erano? 

In sala, poi, presenza di arbitri, dirigenti arbitrali, commissari di campo, addetti ai lavori, componenti della delegazione provinciale (gli anziani sottratti ai giardinetti…), collaboratori vari. Il tutto, ovviamente, in una squallida pseudo-strategia, che puntualmente si ripete, per mascherare il fallimento della precettazione.

 

Gli ex consiglieri in prima fila 

In prima fila, immancabili, gli ex consiglieri del comitato campano, quelli che hanno travolto, con l’onda melmosa delle loro strumentali dimissioni ad orologeria, l’inconsapevole, patetico Salvatore Gagliano, davvero da compatire: il presidente più improbabile e provvisorio della storia del comitato campano. Come abbiamo già puntualizzato, Gagliano è riuscito nell’incredibile performance di resistere, alla guida (molto per modo di dire) dell’infelice comitato, ondeggiando fin dal primo giorno, non più di nove mesi. Ossia, il periodo di gestazione di una bella bimba…

 

E gli ex consiglieri s’illudono ancora e credono perfino a Sibilia… 

Quel che maggiormente sconcerta è che codesti ex consiglieri, del tutto evidentemente, credono ancora a Cosimino “l’occhiolino”. Il sessantenne onorevole irpino, invero, ha l’abitudine (che risale a tanti decenni or sono) di strizzare sempre l’occhio ai propri interlocutori: per rassicurarli, per promettere felicità, avanzamenti di carriera, posti di lavoro, reddito federale, rimborsi spese e diarie, prebende varie. Mancano solo i ricchi premi e cotillon… Salvo poi, immancabilmente, sgattaiolare, quando viene stretto alle corde, con la sua espressione prediletta: “Stai sereno” (alla Matteo Renzi, con Gianni Letta: e si sa bene come andò a finire…). “Ma, ora, non è ancora il momento…”.

 

Quante promesse a vuoto, Sibilia…

Prima o poi, Calcio malato snocciolerà l’elenco dei garantiti a vuoto, da Sibilia. Delle promesse a chiacchiere di Cosimino. Tanto, che gli costa, garantire, promettere, strizzare – molto simpaticamente… – l’occhiolino? Tra i destinatari dell’occhiolino di Cosimino, ora, un posto in prima fila, come quello che spetta agli abbonati Rai, tocca agli ex consiglieri: gli Errichiello, le Tambaro, i Biagio Iovino, gli Zigarelli & compagnia usurpante.

 

Ma perché non un convegno sul presente del comitato campano? 

Semmai, ci sarebbe seriamente da chiedersi perché mai a qualcuno non venga in mente di indire ed organizzare un convegno anche sugli scenari attuali del comitato campano. Per inciso: prima o poi, una sceneggiata sul comitato campano, la scriveremo. Con fatti, episodi, aneddoti, soggettini, traditori seriali, traditori d’occasione, amici all’occorrenza, approfittatori, narcisi, pavoni, illusi, palloni gonfiati, meschini, mentitori. In questa ricostruzione, manco a dirlo, non potrà mancare la procurella (piccola procura) federale. La quale, anzi, sarà – inevitabilmente – al centro della scena e della storia.

 

Ci vorrebbe proprio, un revival degli ultimi anni. Partendo dall’era dei complotti… 

Ma, prima della fiction, o della tragicommedia, ci vorrebbe un revival degli eventi degli ultimi anni. Partendo, ovviamente, come in ogni ricostruzione storica che si rispetti, dal prologo. Che, in questo caso, deve individuarsi, necessariamente, nell’era dei complotti, quelli orditi a Roma, in combutta con due o tre soggettini campani, ai quali alludeva, con i suoi pizzini (bigliettini di un quarto di foglio, o ancora più minuti), l’avv. Salvatore Colonna, il molto improbabile presidente del comitato campano. Quel comitato che, detto per inciso, sotto sotto, l’ex avvocato ed ex consigliere federale non ha mai guidato…

 

Le contestazioni a Tavecchio 

Bisognerà proseguire, poi, con l’era delle ficcanti, sferzanti contestazioni, che il comitato campano indirizzò a Tavecchio, l’autentica rovina del calcio italiano. E sì che le rovine precedenti, dopo lo storico, grandissimo Presidente Artemio Franchi (l’unico, in tanti decenni del passato, degno dell’iniziale maiuscola), non erano di certo mancate: il catastrofico pugliese, Antonio Matarrese, colui che iniettò, nelle vene del calcio, il veleno mortale dei procuratori; l’inerte Nizzola (che, però, almeno, era innocuo)…

 

Ma che sequenza infelice di presidenti federali 

Ancora: lo snob Franco Carraro, del quale sarà sufficiente andare a dare una sbirciatina alle intercettazioni telefoniche, pubblicate sul Libro nero de L’Espresso (quello sulla vergognosa Arbitropoli 2006). Di Carraro, Calcio malato ha già riferito. Ma di codesto uomo in eterno abito blu, corredato da altrettanto immutabili camicia bianca e cravatta blu a tinta unita, gli affezionati lettori di questa rubrica potranno, inorridire ancora oggi, a tanti anni di distanza. Basterà leggere la parte finale di questa puntata.

 

L’armadio di Tavecchio, pieno di dossier… 

Procedendo nella rassegna dei presidenti federali, Raffaele Pagnozzi, il nulla in giacca e cravatta… Tornando a Tavecchio, basti sottolineare che custodiva, nella propria stanza, un armadio blindato, la chiave del quale era solo in suo possesso. In quell’armadio a cassaforte, manco a dirlo, il ragioniere di campagna ammassava i dossier contro i nemici da abbattere. E consentiteci di non fare cenno agli altri presidenti federali del periodo. Il discorso sarebbe, invero, troppo lungo. In altra circostanza, non ci sottrarremo.

 

E siamo giunti alla luminosa era dei commissariamenti

Ci siamo, finalmente. Ad ampie falcate, siamo giunti all’era dei commissariamenti del comitato campano. Non del commissariamento, inteso correttamente come gestione straordinaria. E già: perché, dopo il prologo dei progetti, i congiurati passarono all’azione. Solo che i pragrammini erano stati preparati con eccessiva fretta e furia. Con incredibile superficialità. Con un infondato ottimismo. Sicché, solco copre solco, ci son voluti, già ad oggi, plurimi commissariamenti. Eppure, nessuno confessa il fallimento. Ma, questa, non è di certo un’abitudine del narciso irpino.

 

Le fanfaronate di Sibilia 

L’immaginiamo e ce lo figuriamo nitidamente, Cosimino, mentre prometteva, a Malagò e Tavecchio, che avrebbe risolto il problema Campania in men che non si dica. In un quattro e quattr’otto. Con uno schioccar di dita. Con l’autorevolezza della sua alta personalità, rappacificante ed aggregante (per chi sia così sprovveduto, da crederci…).

 

Altro che aggregazione: semmai, disgregazione…  

Qualcuno, dotato di memoria lunga, ricorderà le frasi trionfali, auto-esaltanti (la specialità di casa Sibilia), che Cosimino Capiluoghi Sibilia dispensava a destra e a manca. Una, in particolare: “Sono un uomo d’aggregazione”. Si riferiva, l’illuso Sibilia, alla forzata aggregazione della lega dilettanti, imposta da Malagò a Tavecchio e da costui eseguita a favor di Cosimino, come già raccontato nelle precedenti puntate.

 

Ma, in Campania, tutt’altra musica… 

Si dà il caso, però, che, dall’11 o dal 14 settembre 2015 ad oggi, 12 febbraio 2019, ne son passati quarantuno, di mesi. Senza che sia stato aggregato un tubo. Anzi… Un inciso, per mera pedanteria: scelga chiunque, tra queste due date – la delibera del commissariamento e l’insediamento –  l’inizio dell’epoca, al comitato campano, del commissario Paolo De Fiore. Tanto, nulla cambia… De Fiore, proprio lui. Il più incredibile personaggio che si potesse immaginare: quasi ottantenne, esausto ed incompetente, in modo assoluto, di organizzazione calcistica, uno che non ne aveva proprio voglia, neppure di semplicemente tentare, di gestire un vulcano, quale il comitato campano.

 

L’esordio di Sibilia 

A seguire, dal 14 aprile 2016, l’esordio di Sibilia al comitato campano. Ma tu guarda: due giorni dopo che Sibilia s’era assicurato che il presidente Pastore fosse stato inibito, sostanzialmente per… le firme bancarie, quelle che Domenico Cerbone (il pupillo di Sibilia, da quest’ultimo nominato responsabile amministrativo del comitato campano) aveva falsificato… in serie.

 

Che vergogna, l’assemblea del 29 settembre 2018

A proposito di capacità aggregativa di Sibilia… L’episodio più eloquente è quello del vergognoso, indecoroso spettacolo dell’assemblea di fine settembre del 2018. Essa fu dichiarata deserta, per la quasi totale assenza delle società aventi titolo a parteciparvi: una smaccata figuraccia, innanzitutto per Sibilia, presidente della lega dilettanti, la nullità dell’assise in casa sua…

 

Una figuraccia, non solo per Sibilia, ma anche per Gagliano

Poi, a seguire, per Gagliano: alla prima assemblea dopo la sua discussa elezione, all’attenzione della magistratura ordinaria (si veda il quotidiano salernitano “La Città”, del quale Calcio malato ha già riferito), constatare la clamorosa disaffezione delle società l’avrà profondamente turbato. Forse, mettendo perfino in crisi la sua inconsapevolezza…

 

Non solo questo… 

Ma non solo una figura barbina ed infelice. Che dire, invero, della tsunamica conseguenza dell’illegittima partecipazione, all’assemblea federale elettiva, dei delegati campani? È, manco a dirlo, un argomento sul quale la procura federale s’è guardata bene dall’indagare… Ma non è stata la prima volta e non sarà l’ultima, di una procurella (piccola procura) federale, abituata, al cospetto dei problemi imbarazzanti, a girarsi dall’altra parte… Alla faccia dell’autonomia, dell’indipendenza e dell’efficienza degli accertamenti!

 

La “quasi” conflittualità fisica in assemblea: la prima volta, in sessant’anni!

Quell’assemblea fu funestata perfino da episodi, al limite della conflittualità fisica. Fu, altresì, sputtanata da rinfacci reciproci, spiattellati sul muso, di Gagliano ad Errichiello, e viceversa. E si badi bene che, addirittura, si gridava, ad alto volume, di spaventosi rimborsi spese e diarie… Illustre Sibilia: questo, dell’assemblea al Ramada, è stato l’autentico quadro a pittura della tua gestione in Campania.

 

Ma quanti fallimenti, Sibilia… 

E ti risparmieremo il riepilogo di tutti i fallimenti da te registrati e sofferti (mentre fingevi, ovviamente, noncuranza). Ne circoscriveremo la citazione a due soltanto: il tracollo del numero delle società, di lega dilettanti e di settore giovanile; i quattro bilanci annuali non pubblicati. Alla faccia dell’aggregazione, il primo dei due, e nel nome del trionfo della legalità, il secondo!

 

Sibilia falliva, Malagò e Tavecchio lo puntellavano…

Del commissariamento perpetuo del comitato campano, dobbiamo necessariamente dare la spiegazione più logica: Sibilia, che ha fallito su tutti i fronti, punta, con l’indecoroso appoggio del consiglio e del presidente federale, a perpetuarlo, fin quando non avrà la certezza di poter far eleggere uomini suoi. In esito a modifiche normative di comodo, a provvedimenti strumentali per agevolargli il percorso, a soluzioni che contraddicono le più elementari norme della democrazia interna. Malagò, dopo quel che si sta verificando in Campania, avrai ancora l’ardire di aggrapparti all’autonomia dello sport?

 

Le pietre miliari dell’infelice commissariamento perpetuo

Di codesto commissariamento in Campania, ci limiteremo a citare le tre tappe più significative:

  1. la delibera di gennaio 2016, quella che scippò la vittoria del campionato di promozione 2015/2016 al Nola 1925, falsificata da Andrea Vecchione, “in concorso” (non lo si dimentichi mai!) “con persone allo stato non ancora identificate”; 
  1. l’assemblea, richiesta da quasi il novanta per cento delle società campane del calcio dilettantistico, aventi diritto al voto, per il 4 luglio 2016. L’assise, con una dimostrazione di arroganza del potere davvero oltre i limite del digeribile, non fu mai convocata, in spregio delle norme, dalla lega dilettanti e da Sibilia;
  1. l’assemblea del 18 dicembre 2017, quella dell’infelice elezione dell’inconsapevole ed improvvido Salvatore Gagliano, oltre che dei consiglieri, sei dei quali “occhiolinati” da Sibilia.

 

La magistratura ordinaria, intanto, indaga…

 Quest’ultima tappa, quella dell’assemblea del dicembre 2017, è sotto il mirino della magistratura ordinaria. L’ha specificato, in modo chiarissimo, il quotidiano salernitano “La Città”, che, in occasione del primo blitz della Guardia di Finanza al comitato campano, ha espressamente citato il sequestro di documenti relativi a quell’assemblea elettiva. Ma, sia chiaro, le tappe dell’occupazione del potere con metodi antidemocratici, da parte dell’aggregatore Sibilia, sono state multiple: mica è solo quella, appena citata…

 

Quante forzature, a difesa dell’atterrito Sibilia… 

Per dirne solo una, Tavecchio dovette fare leva, col suo consigliere privilegiato, l’avv. Mario Gallavotti, su una serie di provvedimenti estremamente disinvolti, davvero inverosimili, ai danni del comitato campano. Provvedimenti, che potrebbero, a gioco lungo, essere pagati a caro prezzo. Per limitarci solo ad alcuni, segnaleremo: la sostituzione dei giudici sportivi; le modifiche di numerose norme nazionali, per proteggere il commissario Sibilia, del tutto indebitamente (le norme si cambiano prima, mai nel corso della partita); i poteri ultra-straordinari, concessi ai commissari, per la prima volta nella storia della federazione calcio.

 

Ma perché, questi privilegi assurdi? 

Qualcuno si chieda come mai codeste potestà siano state blindate proprio in occasione del commissariamento in Campania: Sibilia era forse terrorizzato, molto più che illusorio risolutore napoleonico dei problemi? E transeat, per questa volta, sui danni catastrofici (l’ha scritto perfino Gagliano, sul suo profilo Fecebook) del commissariamento Sibilia, sotto il profilo economico…

 

Un dato è inconfutabile: la Campania è trattata come una regione di minus habentes

Tra le tante verità, innanzi elencate e prepotentemente emerse in questi quasi tre anni e mezzo, si staglia una considerazione fondamentale: la Campania del calcio dilettantistico e giovanile è stata trattata, dal disinvolto Sibilia, protetto da Malagò e Tavecchio, come una regione di minus habentes.

 

Ma se ne accorgeranno…

Ma così, ovviamente, non è. E Sibilia dovrà, prima o poi, prenderne atto. Catastroficamente. Noi insistiamo su una pretesa: Sibilia e Barbiero, dimettetevi! Forse, in ragione della tempesta imminente, potrebbe perfino convenirvi… Il nostro non è, logicamente, un appello alla dignità del ruolo. Invero, se, in loro due, fosse stata viva questa percezione, da tempo avrebbero dovuto abbandonare il campo di battaglia…

 

Barbiero frequenta un po’ in più il comitato e ritiene di potersi legittimare… 

Non basta, comunque, lo diciamo a Luigione da Martina Franca, farsi vedere un po’ più di prima, al comitato campano. Sul punto, potremmo essere perfino soddisfatti, di aver costretto, con le nostre puntate, il commissario Barbiero a scendere da cavallo ed a presenziare un poco in più, nella sede di proprietà, pro quota, di Felicio De Luca. Ma il punto dolente è che la Campania merita, ha bisogno, ha necessità assoluta, di una gestione ordinaria. Per recuperare tutto l’enorme terreno perduto…

 

Il “convegno” di Pagani: propaganda elettorale… E che dense nuvolaglie, all’orizzonte… 

Sì, è del tutto evidente che il convegno a Pagani sia propedeutico alla campagna elettorale per la presidenza ed il consiglio direttivo del comitato campano. Ma, a tale riguardo, un quesito si presenta davvero ineludibile: è possibile che nessuno dei soggettini, di quelli che contano (magari, quanto il due di briscola, che è già tanto…), sia in grado di presagire, nella propria mente, di qualsiasi categoria essa sia (semi-aperta, od ottusa; para-democratica, o anti; pseudo-pensante, o inadeguata), la bufera, le cui nuvolaglie premonitrici stanno addensandosi all’orizzonte del comitato campano?

 

Sibilia avrà di che pentirsi…  

Sibilia, tra non molto, avrà di che pentirsi: ad esempio, di aver salvato dal penoso oblio, nel quale era precipitato da lungo tempo, lo squalificato Vincenzo Faccenda. Magari, rimpiangerà anche di aver corrisposto solo a Faccenda, tra i delegati provinciali, il reddito federale,  addirittura di settecentocinquanta euro al mese. A che titolo, poi, sia erogata questa somma, non è dato sapere: ammesso che sia davvero il solo Faccenda, a goderne…

 

Il reddito federale ha anticipato quello di cittadinanza… 

Con quello federale, è bene puntualizzarlo, è stato addirittura anticipato il grillino reddito di cittadinanza, ma, addirittura, senza la prescrizione di alcun requisito. A meno che non si vogliano giudicare come tali la fedeltà assoluta (garantita, pare, dall’intermediario Alberto Pacifico, un altro ultra-settantenne strappato ai giardinetti…) e… l’ultra-disinvolto voltafaccia faccendiano. Quello che il soggettino Faccenda ha avuto il coraggio di esercitare ai danni di Salvatore Gagliano. Quest’ultimo (di un’ingenuità incredibile, oltre alla già ben nota inconsapevolezza…) s’era perfino illuso che, tra l’innanzi indicato reddito federale e Salvatore Gagliano, il sullodato Faccenda potesse optare… per Gagliano!

 

Chi la fa una volta, la farà sempre… 

Eppure, Sibilia qualche elementare valutazione dovrebbe pur farla, nella sua rustica malizia: ad esempio, che chi volta la faccia una volta (e, magari, come nel caso di Faccenda, non era neppure la prima volta…), lo farà ancora e sempre; che le società del calcio dilettantistico e giovanile campano guardano Sibilia, Barbiero & compagnia commissariante, così come i bambini guardavano i genitori, nel film di Vittorio De Sica. Le società, sia pure in atterrito silenzio, osservano, fanno le loro considerazioni, tirano le loro somme… Ed hanno capito, certo, fin dal primo momento, che i commissariamenti a catena, nel comitato campano, erano e sono finalizzati solo ed esclusivamente alla salvaguardia di un potere usurpato…

 

E la corte federale graziò Faccenda… 

Per non dire dello stranissimo, sconcertante esito del deferimento disciplinare a carico di Faccenda, aggressore del prof. Tito Giannattasio, vice delegato provinciale. Quel procedimento avrebbe messo fuori gioco, per la vita, Faccenda: out dal calcio, out da qualsiasi carica, out dal reddito federale (ferma restando la verifica della sua legittimità). Ma si salvò, Faccenda, per un autentico miracolo: l’incredibile tardività dell’azione della procurella (piccola procura) federale. Il cui capo non ritenne di doversi dimettere, nonostante uno scivolone di tal genere. I cui rappresentanti, che avevano seguito il contenzioso, neppure, ad onta della sciatteria, o peggio, denotata. Qualcuno se la prenderà (e chissenefrega), se Calcio malato, su questo episodio emblematico dei figli e figliastri, non potendo credere ad una distrazione (che sarebbe stata, comunque, gravissima ed imperdonabile), si ritiene in dovere di avanzare e proporre le più negative ipotesi?

 

Che illuso, Gagliano! 

Ispirerebbe quasi tenerezza, Gagliano, per la sua inconsapevolezza, per la sua credulità, se non fosse per il fatto che entrambe derivano da superficialità, da analisi solo epidermiche dei personaggi. Incluso, ovviamente, il sullodato Faccenda. D’altronde, Gagliano finge di ignorare quel che Faccenda ed il suo garante (l’ultimo, in ordine cronologico) hanno sempre pensato e dichiarato (alle sue spalle, sia ben chiaro), in tanti decenni.

 

Ognuno, come proclamava Ennio Flaiano, tiene famiglia… 

D’altro canto, Alberto Pacifico, l’amico per la pelle di Faccenda, ha l’avvenire di un figlio, al quale, tra i tanti, Sibilia ha strizzato l’occhio, facendogli un ammiccante e promettente occhiolino. Poi, quel che sarà, sarà. Certo, se Sibilia dovesse pagare tutti i debiti accumulati, a furia di promesse, dovrebbe, nella qualità di datore di lavoro, in nome e per conto della lega dilettanti (ma a rigoroso carico delle sventurate società), assumere decine di giovanotti, di uomini maturi, di anzianotti speranzosi, di neo laureati alla Luigino Gargiulo (che, da parte sua, pare si sia accontentato di una sostanziosa prebenda economica)… E già, ma, poi, è giusto che il datore di lavoro (la lega dilettanti) assuma e che le società paghino?

 

Sul comitato campano è in arrivo la bufera…  

“È arrivata la bufera… è arrivato il temporale… chi sta bene e chi sta male… e chi sta come gli par”, cantava, già nel 1959, il grande, ironico e modernissimo (anzi, antesignano e precursore) Renato Rascel. Ora, che la bufera incombe, ormai prossima al comitato campano, come parrà di stare, all’onorevole Capiluoghi Sibilia? Vorrà esibirsi ancora da lupo irpino, o si rassegnerà a smetterla e mollerà, finalmente, l’osso prelibato del comitato campano?

 

Comitato campano come soluzione della disoccupazione?  

Ma ci vogliamo chiedere qual sia, la molla che lo eccita e tiene su, nonostante tutti i rovesci sofferti? Il delirio di onnipotenza? Una voluttà insaziabile e sfrenata? La consueta mancanza di senso di auto-misurazione delle proprie effettive, reali, obiettive capacità? Certo, l’onorevole pluri-funzioni non dà minima mostra di iniziare ad avvedersi, dei guasti irreparabili che sta cagionando al derelitto comitato campano. E appare davvero proiettato ad ipotizzare e progettare di trasformare il comitato campano in quello che, un dì, era denominato Ufficio di collocamento e della massima occupazione (l’attuale Centro per l’impiego).

 

Intanto, le società, esauste, abbandonano il calcio 

Omette di interrogarsi, Sibilia, su quali basi economiche. A spese di chi, se non delle società, che però sono già esauste, spompate, e stanno abbandonando il calcio. Con il piccolo particolare (ricordate la canzone di Giusy Ferrero?) che, più società abbandonano il comitato campano al suo triste destino di declino, se non di fallimento, più insostenibile sarà, l’impegno economico, per quelle superstiti. Sibilia sta, forse, programmando contributi al comitato campano? Ebbene: questo è un altro capitolo, al quale Calcio malato dovrà riservare cura e attenzione, fin nei minimi dettagli…

 

Promettere è esercizio facile. Ma mantenere?

Soprattutto, Sibilia evita di porsi il problema dei problemi: ovvero, su quali presupposti giuridici, egli possa mai continuare a strizzare l’occhiolino, ammiccando a destra e a manca. Con la sostanziale differenza che, quell’ufficio d’un tempo, non collocava quasi mai alcun disoccupato. Sibilia, invece, vorrebbe (o finge di volere, o, meglio ancora, promette…) collocarli tutti, i promessi assumendi… E la bufera? Continuerà ad ignorarla? Come potrà mai giustificare, Sibilia, il fatto che quello che fu il secondo comitato regionale d’Italia disponeva di una forza operativa, di una squadra, contenuta nelle unità, mentre ora, a volume operativo malinconicamente ridotto, si progetta, paradossalmente, di incrementare lo staff?

 

Questo ennesimo ignoto: Luigi  Barbiero 

Avevamo scritto, in precedenza, su Calcio malato, che su Barbiero saremmo ritornati, per qualche dettaglio significativo. Barbiero, ma chi era costui, quest’ennesimo ignoto dell’affollatissima scuderia degli sconosciuti e dell’allegra galleria degli improbabili? Nulla di più che un uomo della nidiata di William Punghellini, i Punghellini boys. I ragazzi, tutt’altro che giovani, qualcuno magari un po’ voluminoso, qualcun altro perfino un po’ attempatello.

 

L’involuzione della divisione interregionale 

Ma chi era, Punghellini? Era il presidente della divisione interregionale, che poi, con una delle acrobazie della democrazia tavecchiana, fu ridimensionata a dipartimento. Il fine era quello, neppure troppo mascherato, di un controllo da parte del ragioniere di campagna, quando era presidente della lega dilettanti. Un controllo esercitato in modo sì indiretto, ma garantito attraverso una pallida parvenza di designazioni dei rappresentanti… Una designazione, addirittura, a mezzo fax.

 

Tavecchio precursore dell’improbabile Balata 

Con i quali fax, in pratica, Tavecchio anticipò la genialità di Mauro Balata, l’incompetente presidente della serie B. Quest’ultimo, infatti, come abbiamo già puntualizzato, ritenne di poter superare e scavalcare disinvoltamente le norme, con una PEC, versione moderna del fax…  La strumentale innovazione (peggiorativa) di Tavecchio, svelò agli ingenui i piani antidemocratici ed i “principi” ai quali s’ispirava il brianzolo, esclusivamente proiettati all’autotutela, nel senso della conservazione e del rafforzamento della sua carica di presidente della lega dilettanti. Anche per dare, attraverso la guida (con qualsiasi modalità) della lega dilettanti, la scalata alla presidenza federale.

 

Ritrattino di Punghellini

 L’emiliano Punghellini (di Bagnolo in Piano, provincia di Reggio Emilia) era stato, in una prima fase, fedelissimo di Elio Giulivi, scomparso il 12 maggio del 2018. Quest’ultimo è stato presidente della lega dilettanti fino al 1998, quando fu defenestrato, per via della vicenda della gara Rieti-Pomezia, argomento già approfondito da Calcio malato. E gli subentrò, per disgrazia del calcio, proprio Carlo Tavecchio.

 

Giulivi / Tavecchio / Sibilia: sempre peggio…  

Questo passaggio non possiamo che qualificarlo con un lapidario “di male in peggio”. Ma, nella nostra Nazione, e, quindi, inesorabilmente, nella lega dilettanti, “al peggio” (quanto ai risultati concreti ed ai progressi / regressi sportivi) “non c’è mai fine”. Ed infatti, eccoci qui, a constatare il fatale arretramento della lega, da Giulivi a Tavecchio e da quest’ultimo a Sibilia…

 

Punghellini trombato, ma poi ripescato…  

Punghellini, come vedremo in questa puntata, fu travolto da uno scandaletto (anticipiamolo subito, per evitare maliziose interpretazioni: non di natura economica). Una vicenda che, già da sola, definisce l’essenza ed il clima di Arbitropoli 2006. Come vedremo, l’emiliano fu colpito dalla cosiddetta giustizia sportiva, con un procedimento, emblematico delle metodologie ad intermittenza di quest’ultima. Ma, poi, dopo un breve purgatorio, fu ripescato dalla figc, nel 2008: non più da dirigente, ma come collaboratore remunerato. Chissà, forse la figc aveva qualcosa (del tipo: omissione di deferimenti a carico degli intoccabili) da farsi perdonare…

 

I tempestosi ed ambigui rapporti tra Punghellini e Tavecchio

Nella vicenda dei tempestosi (ma sempre ambigui e contraddittori) rapporti tra Tavecchio e Punghellini, entra anche un soggettino del tutto particolare: il casertano Nando Arcopinto. Che si trasformò, non proprio disinteressatamente, da fedelissimo di Punghellini a super-fedelissimo (e, forse, anche qualcosa d’altro) di  Tavecchio. L’ennesimo pendolone, insomma… Ora, Arcopinto fa parte dell’entourage del disinvolto Sibilia. Ma sorvoliamo.

 

Barbiero, ben noto in Campania

Ed eccoci a Luigi Barbiero. Il pugliese di Martina Franca, in provincia di Taranto, è ben noto in Campania. In primo luogo perché, salvatosi (chissà per quale miracolo…) dall’epurazione tavecchiana, da lungo tempo è coordinatore del dipartimento interregionale, ovvero della serie D.

 

Nella democrazia della lega dilettanti, nomine, non elezioni 

Ovviamente, come s’è già fatto cenno, coordinatore di nomina, non a seguito di elezione. Per dire dei criteri di rinnovamento dell’organizzazione sportiva, in seno alla federazione calcio ed, in specie, nell’ambito della lega dilettanti, l’autentico specchio dei tempi anti-democratici odierni, in una, per altri versi (ma non meno inquietanti), con l’associazione arbitri (imperatore: Marcello Nicchi) e con l’associazione allenatori (imperatore: Renzo Ulivieri)…

 

Le immancabili, roventi polemiche annuali sui gironi dell’interregionale

 Innumerevoli (ma puntualmente ignorate da Tavecchio) sono state, a mero titolo di esempio, le roventi polemiche, ripetutesi ogni anno, per i gironi comodi, riservati dalla gestione Barbiero alle società pugliesi (ovvero, guarda caso, della sua regione), costantemente a danno delle altre regioni, particolarmente delle società campane.

 

La discutibile giustizia dell’interregionale

Sia chiaro: i problemi logistici alle società campane, anno dopo anno, sono stati anche consentiti da un improbabile, inattendibile, disinvolto “rappresentante” delle società della nostra regione (tale Giuseppe Dello Iacono, sul quale, magari, ritorneremo). Costui non ha mai aperto bocca, neppure per balbettare un accenno di obiezione. E si segnalava, di anno in anno, come il segretario che vinceva i campionati, trasmigrando, con sovrana disinvoltura, da una società all’altra. Ma non c’erano solo i problemi logistici (e delle conseguenziali spese in più), determinati dai gironi iniqui: non si dimentichino i due pesi e due misure, costantemente a danno delle società campane, che, ad avviso di Calcio malato, hanno connotato la giustizia sportiva dell’interregionale…

 

Barbiero riemerge… 

Ad ogni buon conto, il misterioso ed indecifrabile Barbiero è riemerso (manco a dirlo, mai disgiunto dal già citato Dello Iacono), “graziato” da Tavecchio.  Al riguardo, si pensi, solo a titolo di emblematico esempio, all’intervento assembleare del dott. Giovanni De Micco, allorquando smascherò, dal podio, durante l’assemblea dell’interregionale, il trucchetto dei fax, per la designazione dei rappresentanti dei gironi.

 

Il dott. Giovanni De Micco stigmatizza il paravento dei fax 

A Tavecchio, che, stizzito, gridò a De Micco: “Se è così, denunci alla procura federale”, il commercialista napoletano, allora presidente del CTL Campania (una società ascesa alla serie D attraverso un’entusiasmante sequenza di promozioni, a partire dalla terza categoria), replicò, secco: “Ma quale procura federale… Semmai, vado subito a presentare denuncia alla Procura della Repubblica!”. E Tavecchio si sgonfiò e si rabbonì immediatamente. E fu perfino così “gentile”, da invitare il presidente De Micco ad un colloquio interpersonale immediato. Nel corso del quale, sostanzialmente, “si arrese” all’evidenza delle accuse demicchiane…

 

Una battaglia estenuante… 

Come si può agevolmente dedurre, la lotta per un barlume di legalità e di democrazia, in un ambito profondamente inquinato, quale la lega dilettanti, è quasi… senza speranza. Tuttavia, non c’è dubbio che valga la pena proseguirla, questa battaglia, senza desistere. Bisognerà pur spazzare via, prima o poi (più prima, che poi…), i misteri ben poco misteriosi di questo calcio, che si dissacra, si delegittima e si sputtana da solo.

 

Le opacità della lega dilettanti e Barbiero commissario 

Ora, riepiloghiamo un attimo, per fugaci accenni, le ambiguità ed opacità di queste ultime quattro edizioni della lega dilettanti. Ovvero, quelle targate Tavecchio Optì Pobà (e tutto il resto…), Belloli la meteora (capace di un imperdonabile oltraggio verbale alle donne…), Cosentino l’inesistente (oltre che, precedentemente, presidente del comitato calabrese a mo’ di un’osteria a conduzione familiare) e Cosimino Capiluoghi Sibilia, il politico di professione (sommamente inadeguato al ruolo). Ebbene, nel bel mezzo di questo po’ po’ di roba, Luigi Barbiero è stato addirittura nominato (da Sibilia) dapprima reggente, poi commissario in Campania. Come se questa nostra, sia pur sventurata, regione fosse una colonia della Puglia, la patria dei Matarrese, dei Tisci e, per l’appunto, dei Barbiero…

 

Ma non c’era nessun campano? La Campania è forse deserta? 

C’è, quantomeno, da chiedersi e da perforare Sibilia con un quesito, al cospetto del quale non ha alcuna chance difensiva: ma, in Campania, i dirigenti sportivi non hanno alcuna qualità, o capacità? O non ne nascono più?

 

Arriva De Fiore ed affossa il comitato…  

Ad affossare il comitato campano, non di certo a rivitalizzarlo, provvide (a cinquemila euro al mese, più circa mille di spese, sul groppone delle società, per pochissime ore a settimana…), nientedimeno l’ex presidente del Tribunale di Roma, il laziale Paolo De Fiore. Con questa nomina, si volevano suggestionare ed impressionare i presidenti delle società del comitato. Viceversa, gli effetti devastanti della  gestione di De Fiore sono sotto gli occhi di tutti, cominciando dai dodicimiladuecento euro mensili corrisposti (per una presenza minimale) a Dario Tozzi e dagli ottomilaquattrocento elargiti all’avv. Lucio Giacomardo, consulente giuridico-sportivo… Circa ventunomila euro al mese, sommando i due importi: con quali risultati? Quelli che abbiamo già, più volte, passato in rassegna… “Ca’, nisciuno è fesso…”, verrebbe da spiattellare sul muso, alla Totò, a Tavecchio, Malagò e Sibilia…

 

L’unico campano commissario…  

Poi, l’unico campano commissario. E chi, se non Cosimino Sibilia da Avillino? Ora, di nuovo un fuori regione, Luigione Barbiero da Martina Franca. A ben vedere, la nomina attesta una sequenza di dati: che Sibilia è terrorizzato, all’idea di perdere il controllo del suo territorio d’origine; che Sibilia non ha più, se mai l’ha avuto, il senso dell’orientamento e della misura; che Sibilia, per paura di arretrare nei consensi, ha fatto precipitare, di livello, di qualità, di età media (sempre più penosamente alta…), la dirigenza del comitato; che Sibilia, dei campani e delle società campane, si fida come di uno scorpione…

 

Barbiero commissario: a premio de che? 

Ma, a proposito: Barbiero commissario, per premiare cosa? Verosimilmente, perché Sibilia aveva con lui un debito di riconoscenza. Sempre verosimilmente, in quanto l’avvocato tarantino appartiene alla schiera dei nemici dell’innominato, che hanno  congiurato, tutti insieme, per abbatterlo (uno alla volta, o cinque alla volta, mai ci sarebbero riusciti…). Ma, per inciso, la loro compattezza, dovuta al collante dell’invidia e del rancore, è durata ben poco e si sta miseramente sbriciolando. Per ricavarne una percezione brutalmente significativa, basta dare un’occhiatina alle lettere anonime che, profonda patologia del sistema calcio e, segnatamente, di quello arbitrale, stanno imperversando in Campania, in questa fase, successiva alla meteora Gagliano. Sintomo, queste lettere anonime, di uno stato febbrile, di un’elettricità e di un’agitazione, che, presto, esploderanno…

 

Barbiero: la beffa, oltre il danno 

Parliamoci chiaro: Barbiero in Campania incarna, maestosamente, una specie di beffa oltre il danno. L’avvocato pugliese (che, però, di professione pare faccia il coordinatore sportivo ed il commissario, molto più che praticare i tribunali) ha, invero, come si faceva cenno, disinvoltamente sbertucciato la Campania, per tanti, tanti anni. L’ha fatto (ma questa non è un’attenuante, semmai è un’aggravante) a favore della “sua” Puglia, la stessa regione del fenomeno Vito Tisci, l’ennesimo ignoto, presidente del settore giovanile nazionale per mistero divino insondabile…

 

Una presa in giro… 

Barbiero commissario è, insieme, una presa per i fondelli, conforme ai metodi alla Sibilia. È la dimostrazione del rispetto di Cosimino (“ino”, a sessant’anni!), nei riguardi delle società campane, che egli giudica come sue suddite, che, pertanto, non hanno mai il diritto né di eccepire, né di protestare, né di far sentire la propria voce.

 

L’esigenza di una verifica contabile-amministrativa 

Ebbene, su Barbiero andrebbero verificati i rimborsi, le diarie, le presenze a Roma, i pranzi, le cene… Ma sono proprio indispensabili, le sue presenze a Roma? Che ci fa? E se, per poche società, sosta tanto tempo a Roma, come fa a gestire il comitato campano, con società multiple (ancora oggi) rispetto a quelle dell’interregionale, in così poche ore a settimana? Andrebbero eseguite, anche, verifiche incrociate, tra i rimborsi e le diarie per la carica di coordinatore e quelli da lui percepiti come commissario (prima ancora, come reggente) in Campania… Ma, a proposito: a spese di chi, la remunerazione di Barbiero come commissario in Campania? Vuoi vedere che le società campane debbano perfino sostenerne le spese (da dove? Da Roma, o da Martina Franca?), oltre a subire la beffa di un commissario, pugliese e non campano, che non si scolla mai?

 

Ma ora basta! 

Non c’era, in un territorio di due milioni di abitanti, tra Città metropolitana e provincia, un napoletano illuminato, grande sportivo, di certificata linearità e limpidezza, sicuramente disinteressato, che dichiarasse preventivamente il suo pregiudiziale, quanto sacrosanto, rifiuto della candidatura a presidente del comitato campano? E che, al contrario del salernitano Gagliano, non utilizzasse (come ha fatto) il periodo del commissariamento, della delega all’attività agonistica, per prepararsi, indecorosamente (attraverso i commissari di campo, le delegazioni provinciali, gli organi di giustizia sportiva, mediante i rapporti introdotti con le società), il letto profumato, nel quale coricarsi, comodo comodo? Ma pare proprio che, di galantuomini di tal fatta, Sibilia non ne conosca… Sono i fatti, a confermarcelo. Purtroppo…

 

E che dire delle Caporetto di Barbiero? 

Con Barbiero, nominato reggente in Campania, le catastrofi e le Caporetto sono subito iniziate. Ne ha scritto, non una sola volta, anche il quotidiano di Salerno, “La Città”. Per questa puntata, ci si limiterà a segnalare, ancora una volta (quante, ancora, esimio Barbiero?), l’imperversante violenza sui campi di gioco della Campania. Una regione calcistica senza nocchiere. Senza un leader, che sia, per le società, rassicurante e, nel contempo, un fermo, solido punto di riferimento.

 

La Campania allo sbando: i casi di Frattese-Mondragone e Sant’Egidio-Atletico San Valentino Torio

Una regione, da troppo tempo (tre anni e mezzo: un’eternità), allo sbando. Tra i tanti episodi preoccupanti, angoscianti, di quest’ultima giornata di gare e dell’irreversibile escalation di violenza, che funesta il calcio campano dilettantistico e giovanile del periodo commissariale (che dire, ad esempio, della recente rissa generale in Sala Consilina-Puteolana?), ci limiteremo a segnalarne due, di quelli emblematici.

 

Due denunce di aggressioni: a Frattamaggiore e a Sant’Egidio 

Il primo è l’aggressione, denunciata dal Mondragone sul campo della Frattese (di Frattamaggiore), durante l’intervallo. Il Mondragone – caso davvero con sparuti precedenti, ma, in ogni caso, mai nel campionato d’eccellenza – s’è rifiutato di tornare sul terreno di gioco, nella ripresa. Il secondo è quello di Sant’Egidio-Atletico San Valentino, in ordine al quale si registra una denunciata aggressione, ad opera dei tifosi della squadra ospitante, ai danni degli ospiti di San Valentino Torio.

 

Ma che spaventoso regresso, nella terza categoria salernitana… 

Quest’ultima gara rientra nella  terza categoria salernitana, un campionato territoriale in crisi profondissima, proprio nella provincia, quella di Salerno, che massimamente  alimentava l’organico regionale, nella gestione presidenziale ordinaria. Un campionato miseramente ridottosi, nella funesta gestione di “Faccenda reddito federale” e della delegazione degli ultra-settantenni, a quattro gironi, per un totale di poco più di cinquanta squadre. Che situazione squallida! L’ennesima certificazione dell’aggregazione sibiliana. L’aggregazione, che sta disgregando e annichilendo il calcio campano…

 

Faccenda: gestione fallimentare e tuttavia reddituale (ma solo per lui)

Conclusione: Barbiero remunera Faccenda, che svolge una redditizia (ma solo per lui) inattività. Se ci si riuscirà, si saprà la verità, sui casi di Frattamaggiore e di Sant’Egidio del Monte Albino. Ma, qualunque sia la verità, non c’è assolutamente da stare allegri…

 

Prima di concludere, qualche citazione su Punghellini 

Per dare una vaga idea, ma documentale, rievocheremo qualche aspetto che concerne il maestro di Barbiero, ossia William Punghellini. Cominceremo, lasciando la parola a Fabio Monti, editorialista sportivo del Corriere della Sera, che ne scrisse, sul giornalone meneghino, il 20 dicembre 2007: “Le intercettazioni telefoniche, successive alla conclusione dei processi sportivi di Calciopoli, coinvolsero molti consiglieri federali, in rapporti continui con Luciano Moggi (allora, dicembre 2007, squalificato per cinque anni ed a rischio radiazione)”.

 

Fabio Monti sferza i consiglieri federali e Tavecchio

I comportamenti dei consiglieri federali furono definiti, dal Corriere della Sera, “di uno squallore infinito”. Monti incalzò: “Il più inguaiato è William Punghellini, presidente della serie D, in continuo contatto con Moggi: gli promette di battersi per una sua riabilitazione. Anche il presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio, che a marzo voleva candidarsi alla presidenza della Figc, è in frequente contatto con Moggi (almeno quattro le telefonate)”. Qualche impertinente, magari, si chiederà (del tutto inutilmente): e la procurella (piccola procura) federale, intervenne su Tavecchio? Lo deferì? Risposta: ma vogliamo far sorridere, o ridere, o, magari, piangere per l’indignazione? Certo… che non lo fece! Certo… che si guardò attentamente dal farlo! Direbbe il cafone publiese, l’ispettore Mastrillo: “E che ti credivi, ca’ ch’era?”. L’articolo di Fabio Monti era intitolato: “Chi sbaglia, a casa”. Evidentemente, il giornalista era troppo ottimista e fidente nell’obiettività della giustizia sportiva. Ma davvero troppo…

 

Non manca Angelo Carotenuto, de “La Repubblica” 

Scrive Angelo Carotenuto, editorialista sportivo de “La Repubblica”, il 18 dicembre 2007: Moggi riceve a dicembre 2006 un sms da Punghellini: ‘Caro Luciano io sono rimasto solo a combattere ma non mi arrendo come non dimentico degli amici avrei bisogno di un tuo recapito per mandarti un augurio e un pensiero’ ”.

 

L’allucinante (ed illuminante) dialogo Moggi-Punghellini

 Carotenuto insiste, nella trascrizione dell’intercettazione telefonica: “ ‘I due si sentono il giorno dopo il Natale 2006. Punghellini: ‘Han fatto delle porcherie allucinanti’. Moggi: ‘Soprattutto con me’. Punghellini: ‘… io te lo avevo preannunciato… e dietro questa roba qui, guarda che c’è Carraro’.
Moggi: ‘Ma c’è rimasto incastrato pure lui, eh…’. Punghelini.: ‘Però ne han fatte di cotte e di crude, per tirarlo fuori. Anche adesso… Adesso cercano, in accordo con Petrucci, in accordo con Tavecchio, per esempio di zittire me, capisci’.

 

Le bordate contro Carraro, il membro del comitato internazionale olimpico… 

L’editorialista prosegue: “ ‘Moggi: ‘È incredibile, guarda. Ma io, che ci fosse di mezzo Carraro, non avevo mai avuto dubbi. Infatti, vedi, s’è fatto togliere la squalifica’. Punghellini: ‘Sì… sì’. Moggi: ‘Da Sandulli (…) È un allievo. È un allievo suo’. Punghellini: ‘È tutto, lui. Fatto in combutta con tutta una serie di personaggi… Poi, ti raccomando Gallavotti’ (Mario Gallavotti, l’avvocato spesso citato da Calcio malato, n.d.r.). Moggi: ‘È il servo di Carraro’. Punghellini: ‘Mi hanno chiamato a Napoli anche a me perché in alcune intercettazioni c’ero di mezzo io. Però io la verità gliel’ho detta, eh. Perché loro volevamo sapere se tu avevi fatto pressioni su di me. No, su di me le pressioni le ha fatte una persona sola, Carraro… L’han fatta ad arte… Poi, sai, ci sono i servizi di qualche braccio armato, perché poi anche Tavecchio ci ha messo del suo… È abituato a giocare su tre tavoli. Addirittura gli ha telefonato Gianni Letta, hai capito. Per salvare Carraro naturalmente’. Moggi: ‘A chi hanno telefonato, a Catalano?’ ”.

 

Tavecchio, sempre Tavecchio…

Ma leggete ancora, a stomaco, possibilmente, ben protetto: “ ‘Punghellini: ‘A Catalano e a Tavecchio. Capito?’. Moggi: ‘Pensa te’.
Punghellini: ‘Poi adesso ti raccomando il presidente dell’arbitrato del coni. Sai, anche questo è un amico di Tavecchio. Sono andati fuori a cena tremila volte…’.
Malagò, dopo quel che innanzi si legge, ha ancora l’ardire di difendere la giustizia sportiva e la sua cosiddetta, molto cosiddetta, autonomia?

 

Tecce, de “Il Fatto Quotidiano”, integra il racconto: e che “bombe”!

 Completa la penosa rassegna Carlo Tecce, editorialista sportivo de Il Fatto Quotidiano, con un intervento del 2 agosto del 2014,  pubblicato sul sito www.mentiinformatiche.com. In esso, Tecce fa letteralmente a pezzi Carlo Tavecchio, segnalando anche qualche palese infrazione disciplinare (l’incontro con Moggi, già squalificato…), mai contestata, al ragioniere di campagna, dalla procurella (piccola procura) federale. Essa, evidentemente, ambiva soprattutto a scansarsi le rogne e, mettiamola così, si distraeva, al cospetto delle norme e delle regole… Nell’articolo, anche Tecce cita “la telefonata del 26 dicembre 2006 tra lo stesso Lucianone e William Punghellini… che due anni più tardi verrà squalificato per sei mesi…”.

 

La notizia, senza commenti, dell’annullamento della “squalificona” a Carraro…

 Chiosa Tecce: “Il professor Pietro Sandulli ha presieduto il collegio giudicante della figc, organo di secondo grado, composto anche da Salvatore Catalano, Silvio Traversa, Mario Sanino, Mario Serio, che ha eliminato l’inibizione a 4 anni e 6 mesi inflitta a Carraro in primo grado”. Tecce prosegue: “Il 13 dicembre 2007, Punghellini viene interrogato dal pm Giuseppe Narducci a Napoli, dove si svolge il processo a Calciopoli.
Il capo della serie D viene interpellato anche per le rivelazioni offerte a Moggi sulle presunte interferenze per attenuare la posizione di Carraro”.

 

Punghellini accusa Tavecchio: ma, poi, pagherà…

Carlo Tecce seguita, senza alcun commento (le parole si commentano da sole): “ ‘In effetti – mette a verbale Punghellini – ho ricevuto confidenze da parte di Tavecchio. Devo innanzitutto precisare che Tavecchio è sempre stato una delle persone più legate a Carraro all’interno della Federazione e che di questa rete di rapporti facenti capo a Carraro faceva parte certamente Gallavotti dell’ufficio giuridico. Dopo la vicenda di Calciopoli, ritengo che Tavecchio rimanesse il più solido punto di riferimento per Carraro’ ”.

 

Gallavotti sempre in pista… L’auto-quesito di Tecce

 Come ben si vede, ritorna sovente sulla scena l’avv. Mario Gallavotti, tante volte citato da Calcio malato. Tecce prosegue: “Punghellini non smentisce: ‘È stato Tavecchio a riferirmi che lui si stava adoperando… Fu lui a dirmi che Gallavotti era andato da lui e da questo io ho desunto che Tavecchio, come riferisco a Moggi, si era mosso attraverso Gallavotti”. Indi, Tecce conclude, chiedendosi, angosciato e fremente d’indignazione: “Quest’uomo” (Tavecchio) “è il più adatto a guidare il calcio italiano?”. A questo punto, è permesso, anche noi di Calcio malato, ribadire l’inquietante concetto: e questa sarebbe la giustizia sportiva, che Malagò disperatamente difende? Ma ci si faccia il piacere!!!

  1. SEGUE