Calcio malato: Ma il nuovo governo si può mai interessare di biglietti omaggio? – PUNTATA N. 93

La foto immagine di questa puntata è del dottor Rocco Sabelli, il presidente del consiglio d’amministrazione di Sport e Salute, l’ente che ha sostituito il Coni, svuotandolo di ogni potere. Incluso perfino quello dei… biglietti omaggio allo stadio “Olimpico”, in occasione delle gare interne della Roma e della Lazio. Senza pudore, è nata una guerra senza esclusione di colpi, tra Sabelli e Giovanni Malagò, presidente del coni. Ne leggerete un resoconto negli appositi paragrafi. È una divertente (e mortificante) vicenda. Tutta italiana…

S’intensificano i guai, per Sibilia

Questa redazione è stata informata, dalle preziose, insostituibili voci di dentro della lega dilettanti, di atti della procura federale, che starebbero per raggiungere Cosimo Sibilia. Il condizionale è d’obbligo, ma le fonti sono autorevoli ed attendibili. Nessuna sorpresa. Non sarebbe possibile, semmai, l’inverso. Non s’è mai visto, un presidente del collegio dei revisori dei conti, il massimo garante della regolarità della tenuta contabile e dell’andamento amministrativo di un ente, che sia stato sottoposto ad accertamenti, da parte degli organi sovraordinati di controllo, con incolpazioni così rilevanti e dequalificanti (quelle, non a caso, a carico di De Luca), e che, malgrado tutto, abbia lasciato indenne il vertice della struttura.

Simul stabunt, (vel) simul cadent, ammonivano i saggi Romani antichi. Ovvero, in una tradizione a senso (come si diceva una volta), e non meramente letterale: “Quelli che insieme comandano, crolleranno insieme” (o, meno sinteticamente: “sono destinati a cadere, crollare, perire simul-taneamente”.

 

Una gragnuola in arrivo…

La coppia, manco a dirlo, è quella Sibilia / De Luca. O, verosimilmente, in considerazione dei ruoli effettivi, esercitati dai due, De Luca / Sibilia. Questa rubrica ha già precisato le funzioni dei due e non ci ritornerà, almeno per ora. La novità è, però, clamorosissima: ci racconta e preavverte di iniziative di accertamenti della giustizia sportiva, che starebbero per piovere su Sibilia.

Trascinato, nel baratro, proprio da colui, il dott. Felicio De Luca, che Sibilia aveva preteso con sé, al suo fianco, rompendo (anzi, di più: frantumando e fracassando) tutti gli equilibri di una graduale ascesa al potere. Ma Sibilia, come abbiamo già avuto modo di specificare, è fatto così. Le scalate sudate, gradino per gradino, proprio non gli piacciono… Gradisce moltissimo le nomine.

 

La Lombi è tornata alla sua scrivania

Intanto, la ragioniera Gabriella Lombi, la iper-remunerata “Signora dei conti” della lega dilettanti e della lnd servizi s.r.l., dopo una lunga pausa, è tornata ad occupare la sua scrivania. Con aria dimessa, però. Ce la raffigurano triste, pensierosa, rabbuiata. Con la vocina bassa. Esattamente al contrario di quella ragioniera imperiosa, tranchant, sicura di sé, garantita dalle gerarchie superiori, dell’epoca tavecchiana. Dopo la sua lunga vacanza, l’attendevano rinfrancata. Invece, no. Proprio no. Che sappia, anch’ella, dei sussurrati avvii di procedimenti disciplinari, a carico di Sibilia? Atti che non potrebbero non coinvolgere anche la sua figura ed il suo ruolo (suoi, della Lombi), di responsabile amministrativa della lega dilettanti e della lnd servizi s.r.l., la cassaforte della lega medesima. Tanto per gradire, in ragione del testo, reso pubblico dalla procurella (piccola procura) federale, ma i cui capisaldi ed i cui perni erano stati anticipati da questa rubrica. Sic transit gloria mundi… Anche per chi si riteneva intoccabile.

 

Non è finita qui… Claudio Mauriello torchiato dalla procura federale

Voi direte: sarà finita qui. E invece no… Perché, sempre dal seno della lega dilettanti, quella che Sibilia riteneva blindata, ad incondizionato suo favore e salvaguardia, questa rubrica ha saputo di un’ennesima tegola, ma di quelle pesanti ed irte di spigoli taglienti, che sta per precipitare sulla testa di Sibilia. Il suo sodale ed amicissimo, il forzista avv. Claudio Mauriello – marito di Ines Fruncillo, la pupilla forzista di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia –è stato, infatti sentito, torchiato, strizzato per benino dalla procura federale. Nei segretissimi locali del comitato campano.

 

Ghirelli, sibillinamente (non sibilianamente…), l’aveva preannunciato…

Il sullodato Mauriello, bersaglio, fisso e mobile, dei continui dileggi e scherni del web irpino e di un’emittente televisiva, è il presidente (lautamente stipendiato da Gianandrea De Cesare, il titolare della Sidigas) sia dell’Avellino calcio, sia della Scandone Avellino di basket. Per inciso, la Sidigas è l’azienda che, in una con Mauriello – vertice, senza portafoglio, di entrambi i sodalizi –, ha portato allo sfascio (nonché sull’orlo del fallimento giudiziario) entrambe le massime realtà sportive irpine. Quel presidente, Mauriello, sul quale ha indugiato pesantemente, con allusioni pesantissime, Francesco Ghirelli, il capo della lega pro. Ghirelli, come i nostri lettori ricorderanno, precisò, in interviste, con parole pesanti come macigni, che Mauriello gli era stato presentato e garantito da Cosimo Sibilia. Ora, stanno venendo al pettine i nodi, intricati ed inquietanti, della questione. Ci pensa, anche qui, Giuseppe Pecoraro. Svegliatosi dal letargo, dopo un lunghissimo, interminabile, incomprensibile periodo di silenzio.

 

Bollettino parrocchiale n. 54

Il disinvolto, spigliatissimo percettore del reddito federale, Vincenzo Faccenda, trema e si angoscia anch’egli. Perché s’è diffusa, in giro, una notizia inquietante: che, nella delegazione provinciale di Salerno, improvvidamente ed inopportunamente “affidata” nelle sue mani inadeguate (se non altro, per via dei precedenti disciplinari del soggettino, oltre che per aver egli, assurdamente, sostituito addirittura un ricercatore universitario di Ingegneria, il giovane ing. Donato Di Stasi), starebbe per esplodere un’altra mina vagante. Che si riferisce ad una vicenda, francamente, indecorosa. Raccontiamola: un dirigente di una società di settore giovanile si reca alla delegazione provinciale e denuncia, senza mezzi termini, senza perifrasi, senza giri di parole, che un giovanissimo, tesserato a favore del suo club, avrebbe abbandonato la squadra di appartenenza, per andare a giocare, a metà anno sportivo scorso, in un altro sodalizio. Del tutto illegittimamente. Del tutto illecitamente. Del tutto scorrettamente.

 

Trema anche il percettore del “reddito federale”: un bambino sotto falso nome!

Addirittura, sotto mentite spoglie, ossia sotto falso nome. Con filmati, foto e documenti a certificare il tutto. Con riverberi pesantissimi, sotto il profilo formativo-educativo, per il bambino e per i suoi compagni di squadra. Tutti concentrati ad apprendere i rudimenti dell’arte del taroccamento. Addirittura, in tenera età. Il balbettante Faccenda non sapeva cosa rispondere, nell’imbarazzante e cupa circostanza. Ma il dirigente non accettava scuse barbine. Ed incalzava. La verità è che il disinibito Faccenda, quando si tratta di rilasciare interviste e di strombazzare, non si fa pregare. Quando, però, è il turno di assumersi le proprie responsabilità, non sa proprio che pesci prendere. Oltretutto, perché, nella sua vita, da giovane, ha fatto l’arbitro. Non di certo il dirigente di società. Sia come sia, il dirigente (che ha segnalato a questa redazione tutti i dettagli della faccenda) esige e pretende giustizia. Una parola troppo grossa ed impegnativa, in figc. Almeno, però, si attende, quel dirigente serio, che sia attivata un’inchiesta, sui tanti lati, oscuri e torbidi, della questione. Che, oltretutto, denota una marchiana, pacchiana, imperdonabile incoscienza…

 

Un atleta in erba che gioca senza tesseramento, senza assicurazione, senza certificazione medica…

Un episodio che investe perfino la responsabilità di aver fatto partecipare a gare ufficiali della Figc, in giovanissima età, un calciatore sprovvisto (in quanto sotto falso nome) di assicurazione, di certificazione medica, di tesseramento. Una vicenda da record. Uno dei tanti della gestione Sibilia del comitato campano. Quella che, nelle ventilate e sbandierate premesse e promesse, avrebbe dovuto essere una sorta di bandiera della legalità. Giudichino i nostri affezionati lettori, che tipo di legalità sia stata garantita, con codesti soggettini. A proposito: ma la Procurina (la procura piccolina) federale, che farà?

 

La “Torrese” sotto indagine delle Fiamme Gialle

Sul web, troneggia la notizia (negativa, purtroppo: e Calcio Malato, questa rubrica che viene pubblicata il martedì ed il sabato, ne dà conto, noncurante dei soccorsi rossi di soggettini interessati…) dell’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, a carico della società Torrese. Un piccolo sodalizio, asceso al campionato campano di Promozione solo per via del terribile precipizio del livello del calcio regionale, nel periodo del funesto commissariamento sibiliano. Ebbene, è emerso, dalle verifiche delle Fiamme Gialle, un quadro inquietante, sulla Torrese. Incistato su fatturazioni per operazioni e spese inesistenti.

 

Un sequestro patrimoniale per 225mila euro (ma è solo l’IVA…)

C’è un dato, che davvero impressiona: la (per ora, ancora presunta) accusa di evasione fiscale ha motivato un sequestro patrimoniale per circa 225mila euro. Che corrisponde, per dare un’idea, non all’importo globale delle fatturazioni, per così definirle, fantasiose, ma al totale delle imposte che sarebbero state evase. Le indagini della Guardia di Finanza (la quale ha anche notificato il decreto di sequestro) sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. L’autorità giudiziaria, invero, s’era pesantemente insospettiva, in ragione del volume d’affari della Torrese, assolutamente anomalo, per un’associazione sportiva dilettantistica di promozione.

 

È la società che non s’è iscritta in Promozione…

La Torrese è la società che ha rinunciato, poche settimane or sono, ad iscriversi al campionato di promozione 2019/2020, incrementando il numero dei sodalizi scomparsi dal calcio campano. Ricordate? Questa rubrica ne diede già conto. Ora, alla luce dei provvedimenti giudiziari, si comprende il perché, di quella rinuncia. Con buona pace di qualche finto-ottimista, finto-ingenuo, finto-tutto, che vorrebbe ancora far credere che il calcio sia tutto rose e fiori… Ma che faccia cornea… O che ipocrisia… Semmai, si può solo sperare che la Guardia di Finanza abbia altro a cui pensare, in questa contingenza. Perché, non voglia mai Iddio dovesse lanciare occhiate più attente e puntigliose, nel calcio dilettantistico, chissà cosa ne verrebbe mai fuori… Senza escludere, dal novero, i finti tonti, ai quali si faceva cenno. Ovviamente, in quella drammatica ipotesi, con la giusta gloria alle persone corrette, che non puntano a far soldi, sul fittizio, sul torbido, sui buchi neri del calcio…

 

Un guaio propiziato dal solito Tavecchio

Non sarà mai vituperato abbastanza, Carlo Tavecchio, per essersi inventati quei provvedimenti agevolativi, a favore del calcio dilettantistico, senza alcuna contromisura, che non era suggerita, ma imposta, da una doverosa cautela e prudenza. Il ragioniere di campagna mirò a soddisfare gli appetiti degli spregiudicati. Invece di puntare, nella sua pluridecennale presidenza della lega dilettanti (ne avrebbe avuto tutto il tempo), a ricostruire e ristrutturare, del calcio dilettantistico, anima, spirito, cuore, passione. Ma era impresa impossibile, per un Tavecchio. E per i suoi successori, che sono riusciti in una mission unpossible: far peggiorare la situazione…

 

Si è ringalluzzito Malagò. All’insegna dell’autonomia dello sport dalla politica…

Non ha nemmeno atteso il giuramento al Quirinale, Giovanni Malagò. Negli ultimi tempi, come Calcio malato ha riferito e come le sue foto dimostravano ampiamente, il disinvolto presidente del coni era abbacchiato, depresso, invecchiato. Ma, appena il governo gialloverde, quello che ha tentato di smantellarne il potere, ha tirato le cuoia, ecco che il pariolino s’è rivitalizzato. Con due reazioni: la prima (che sa tanto di strumentale, oltre che di fuori luogo e fuori stile), in ordine di tempo, contro la drastica riduzione dei biglietti omaggio, per il recente derby capitolino. La seconda, contro Sabelli, il capo di Sport e Salute, l’ente voluto dalla riforma dello sport, propugnata da Giorgetti, il Sottosegretario, con delega allo sport, alla presidenza del consiglio, in seno al governo appena caduto.

 

Spirato il governo gialloverde, Malagò si ribella…

Fino al momento culminante del finale travolgente, Malagò s’era sciroppate tutte le mortificazioni, vere o presunte che fossero. Poi, però, senza frapporre neppure un secondo di indugio, è passato al contrattacco. Lanciando a Sabelli il monito: “Cercati un’altra sede. Al Coni non c’è posto, per Sport e Salute”. È, questo, un messaggio che andrebbe riportato, pari pari, allo spigliato comitato internazionale olimpico, per certificare lo stato dell’arte, dell’organizzazione sportiva nella nostra Nazione. Con un’aggiunta altrettanto grave, da parte di Malagò: “Nessuna collaborazione, tra coni e Sport e Salute”. Ovviamente, il proclama è di questi giorni. Mica del periodo in cui Giorgetti governava… E la dichiarazione di guerra segue, incredibilmente, anche la firma di Malagò in calce al contratto di servizio tra i due enti. Come a dire che anche l’anienista Malagò “s’era già dimenticato”, come canta il grande Vasco Rossi in “Colpa d’Alfredo”.

 

L’affaire dei biglietti omaggio

Malagò se l’è presa a morte, per via dei biglietti omaggio allo stadio “Olimpico” di Roma. Il suo proclama, al riguardo, è tassativo (magari, un tantino sospetto di tempismo, come dire, governativo): “Rifiuto i biglietti di Sport e Salute. Il Coni ha una sua dignità”. Con una pec, l’ente presieduto da Rocco Sabelli aveva comunicato che la dotazione degli ingressi di favore, per il Coni, sarebbe stata di 20 ticket per le gare della Roma e di 12 per quelle della Lazio. Manco a dirlo, si sono offerti, a petto in fuori, i primi ardimentosi della circostanza. È sempre così, in Italia. Le prove di coraggio, sì, ma solo a colpo sicuro. Ha aperto il becco perfino Sergio D’Antoni, l’ex democristiano, cugino di Sandro Morgana, assurto agli onori delle cronache per le vasche Jacuzzi, nonché, recentemente, per quelle improvvide (ma illuminanti) dichiarazioni, delle quali Calcio malato ha riferito, a proposito del coni in Sicilia, la sua terra. Ovviamente, sui giornaloni, adusi ad una interminabile dimestichezza con Malagò, si sprecano le negatività anti Sabelli.

 

L’indiretto invito a Sabelli: dimettiti…

Lo si invita, Sabelli, con toni melliflui ed ambigui, a dimettersi, sulla base del nobile principio che, essendo egli uomo di grande dignità, non potrebbe tollerare un rapporto così sconquassato, con Malagò.  Un farisaismo davvero sublime… Eppure, Sabelli ha precisato, nei fatti e senza proclami: che il 6 agosto il contratto di servizio, che ha, anche formalmente, attivato i rapporti di collaborazione istituzionale, tra coni e Sport e Salute, era stato firmato (che ne dice, Malagò, visto che una delle due firme è proprio sua?); che i 500 (cinquecento, avete letto bene) biglietti portoghesi, allo stadio di Roma, configuravano una modalità di clientelismo; che la distribuzione dei biglietti sarebbe stata eseguita, per il futuro, in termini di equità.

 

Ma può mai diventare una preoccupazione del governo?

Immigrazione (sbarchi, porti aperti) e sport: ecco due, tra i temi di maggiore conflittualità, sul tavolo del nuovo governo. Con, all’interno della seconda problematica (lo sport), il gravissimo, insuperabile aspetto: i biglietti omaggio… Il portoghesismo la vince sempre… Era per questi motivi e perché riteniamo di conoscere un tantino personaggi, personaggetti e soggettini, che insistevamo, col Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giorgetti, da questo giornale on line, ERRE EMME NEWS: “Faccia presto!”. Sul web, manco a dirlo, impazza la polemica, che scudiscia, andata e ritorno, Malagò. Il giornalista Massimiliano Gallo ha fulminato la questione con uno slogan mozzafiato: “L’Italia è una Repubblica fondata sui biglietti omaggio”. Erano cinquecento, quei biglietti. Cinquecento! Ci ritornano in mente (sublime, Lucio Battisti!) due piccoli particolari. Il primo: l’inchiesta sulla laurea falsa di Malagò, pubblicata dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, “La Verità”.

 

“Mi gratificava con i biglietti omaggio…”

In quelle pagine si rinviene il dettaglio del collaboratore dell’Ateneo “La Sapienza”), colui che aveva favorito Malagò, che segnala come quest’ultimo l’avesse “remunerato” con biglietti omaggio allo stadio “Olimpico”. Anche di ciò, Malagò “s’era già dimenticato”. Altro che la dignità istituzionale del coni… Il secondo piccolo particolare, riesumato da Repubblica: “Biglietti (di Tribuna Autorità) che significano potere per chi amministra, se imprenditori e affini erano pronti a scambiare gli ingressi vip con favori come hanno documentato le intercettazioni dell’inchiesta su Tor di Valle” (lo scandalo della costruzione del nuovo stadio della Roma, nel quale è coinvolto anche Malagò).

 

“La Verità” ritorna su Malagò…

Giacomo Amadori, il fustigatore di Malagò, ha firmato, in prima pagina su “La Verità” di ieri, venerdì 6 settembre, un pungente articolo, dal titolo: “Malagò gestiva biglietti per 2,5 milioni. Da Floris a Palamara, ecco i beneficiari”. Innanzitutto, Amadori ha sottolineato come il coni sia percettore, all’Olimpico, anche di 70 tessere di libero ingresso, per tutta la stagione sportiva. E noi saremmo curiosi di sapere se, per dignità, Malagò abbia rinunciato (per conto terzi…) anche a codeste tessere. Indi, il giornalista ha proceduto ad una rigorosa, ragionieristica ricostruzione. Ed ha concluso che, con una “media al ribasso” (quasi al cinquanta per cento…), il coni abbia avuto la disponibilità di 2,5 milioni di euro, in biglietti omaggio, con i quali favorire “gli amici degli amici”. Aggiungendo, Amadori: “Il sospetto è che potremmo trovarci di fronte a una nuova Parentopoli, anche se gli accertamenti sono solo all’inizio”.

 

Alcuni nominativi (e che po’ po’ di nomi e cognomi…) dei percettori…

A proposito di accertamenti, spiccano, tra i beneficiari dei biglietti omaggio in argomento, alcuni Magistrati della Corte dei Conti, l’organo che dovrebbe controllare l’amministrazione del coni…Tra i quali il dott. Roberto Benedetti, ritenuto rigorosissimo, autorevolissimo e prestigiosissimo membro della procura federale… Non manca, tra i più frequenti percettori (21 in un anno: un record) dell’appetitissimo benefit, il già segnalato Sergio D’Antoni, quello delle vasche Jacuzzi. Spicca anche la famiglia Ranucci (il papà, parlamentare del Partito Democratico ed ex presidente nazionale del settore giovanile: un Vito Tisci ante litteram). Emerge perfino Luca Palamara, il Magistrato dello scandalo Consip / Luca Lotti.

 

Torniamo a bomba

Per ritornare a bomba, cioè all’essenza della questione, Sabelli aveva avviato, come Calcio malato ha puntualizzato, un serio accertamento, per stroncare le incompatibilità interne al coni, conseguenzialmente a Sport e Salute. Ad esempio, quelle, per tabulas, di Vito Tisci e di Saverio Mirarchi, i due pupilli di Cosimo Sibilia. Che sono, contemporaneamente, dipendenti coni (oggi, di Sport e Salute) e presidenti regionali dei comitati lnd, rispettivamente, della Puglia e della Calabria. Oltre ad essere, Tisci, presidente nazionale del settore giovanile e, Mirarchi, dirigente della nazionale della lega dilettanti. Chiosa conclusiva: ma è possibile che, in Italia, appena s’intraprende una battaglia contro il malcostume (a dir proprio poco…), bisogna raccomandarsi l’anima a Dio e calarsi sulla testa l’elmetto del guerriero? Anche ammesso (ma non concesso) che non arrivi una stilettata alla schiena, anziché un colpo di maglio sulla cervice?

  1. SEGUE