Calcio Malato: Lotito e l’Alitalia, Sibilia scudisciato nella sua Avellino, il Napoli si rassegni (rinnovato l’accordo FCA / figc…) – PUNTATA N. 69

Nella puntata n. 68 (quella immediatamente precedente), abbiamo scritto, di Claudio Lotito, che sembra “davvero essere diventato l’inquietante ‘prezzemolino’ di tutto”. Un’abitudinaccia, sovente imbarazzante, che il disinvolto bi-patron (di Lazio e Salernitana) aveva acquisito, ormai fatalmente immutabile ed inamovibile, all’epoca della nefasta presidenza Tavecchio. Quando Lotito imperversava in tutte le più ambigue ed inappropriate situazioni, per così definirle, endofederali. Indimenticabile, ad esempio, quella apparizione lotitiana, in tuta della nazionale, al seguito degli azzurri… Erano originate, quelle esuberanze, dall’ambizione smisurata del soggettino Tavecchio e dalla complicità del patron laziale ad assecondarla, gonfiarla e sostenerla. Ovviamente, però, pro domo di Lotito, più che di Tavecchio. Ma, per inciso, conveniva anche al furbo ragioniere di campagna… Questa, però, è acqua passata, che non potrà mai tornare indietro, come, per l’appunto, l’acqua che scorre.

L’attualità che turba…

L’attualità, davvero cupa ed angosciante, è la presenza, priva di alcuna motivazione che abbia un senso, del disinvolto bi-patron alle cene palamariane e lottiane con i membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Quegli incontri conviviali, timidamente criticati dall’indeciso a tutto Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, ma perfidamente scudisciati da Zanda e Calenda, due esponenti di punta dello stesso partito nonché da Massimo Cacciari, intellettuale della medesima area, quello che, davvero, non le ha mandate a dire, ma s’è espresso con un linguaggio inequivocabile:  “Zingaretti è un segretario debole… Che aspetta, per cacciare Lotti?”. Quelle cenette notturne, che hanno determinato, da ultimo (per ora…), l’autosospensione, dal Partito Democratico, di Luca Lotti.

 

Lotti, l’artefice del Renzusconi

Forse non sarà elegantissimo, ma, a volte, lo stile deve fare un passo indietro, al cospetto di verità a tal segno crude ed indigeribili. Lotti, come Calcio malato sta ripetendo, fin dalle primissime puntate, è stato un artefice ed, insieme, un protagonista (da ministro dello Sport, nell’imbarazzante vicenda dell’elezione di Cosimo Sibilia a presidente della lega dilettanti), tra i massimi, del Renzusconi. Come, inevitabilmente, sottolinea il nostro formidabile Giacomo Erda, l’autore della filastrocca “La chanson de Cosimin”.  dei protagonisti del Renzusconi. Ma lo scandalo Lotti non è certamente esaurito. Anzi, è solo alle prime, sconvolgenti battute. Come dimostrano le news odierne, che riferiscono di una sdegnata smentita del presidente Mattarella, a proposito di un goffo conato lottiano di sfiorarlo, nonché di una sconcertante intercettazione telefonica Lotti / Palamara, finalizzata, pare, ad un tentativo di insabbiamento della vicenda Consip. Quella, i cui veli furono squarciati da Marco Travaglio de “Il Fatto Quotidiano” e, prima ancora, da Giacomo Amadori de “La Verità” (lo stesso giornalista d’inchiesta, che ha sferzato più volte Carlo Tavecchio e le polizze assicurative della lega dilettanti, anche nel corso, ma guarda un po’,della presidenza Sibilia). Ma, a questo punto, basta, su Lotti. Che avrà infinite problematiche da sbrigare, ammesso che riesca a sbrogliarne almeno una.

 

Lotito, il “prezzemolino” con le ali…

E torniamo a Lotito. Non sapevamo, né potevamo immaginare, che il bi-patron avesse, addirittura, presentato una “offerta riservata di acquisto” della compagnia aerea “Alitalia”. Una faccenduola, che ci sembra, a fiuto, a lume di naso, un tantinello collegata con quelle cene romane. Ad onor di cronaca, l’autorevole quotidiano di economia e finanza, Il Sole 24 Ore, non attribuisce nemmeno un briciolo di credito, all’iniziativa lotitiana. Anche sulla base di un ben solido argomento: per salvare la Lazio, il patron dovette ricorrere ad un decreto spalma debiti, che ha fatto epoca e scandalo. Non difforme, l’intervento di Matteo Salvini, che ha utilizzato parole impepate di pungente ironia… Dunque, vada o non vada in porto l’affare (ammesso che sia tale), aggiorneremo così la definizione: “Lotito, il prezzemolino… con le Ali” (o alato, come il dio greco Hermes, ma con supporti robustissimi, diremmo, quasi, turbo eliche)…

 

Ricordiamoci della candidatura politica di Lotito: a Caserta!

Un’altra considerazione, che non si può eludere, visto che il bi-patron, da qualche tempo, imitando il pallido Sibilia, sta tentando di mescolare lo sport con la politica, in un’autentica insalatona. A Salerno ed a Caserta, nessuno ha dimenticato che Claudio Lotito, patron, come detto e ribadito, anche della Salernitana, si candidò al Parlamento, il 4 marzo 2018, in forza (sempre più tendente alla debolezza) Italia. Ma non a Salerno, come sarebbe stato del tutto logico. No, a Caserta. Tutti pensarono: ha traslocato, Lotito, per non disturbare il rampollo del governatore della Campania, Piero, candidato a Salerno (e, nonostante la fuga di Lotito, mortificato dal pentastellato Provenza, per essere recuperato, per il rotto della cuffia, proprio… a Caserta). Quella non belligeranza, tra Lotito e De Luca senior, per interposto erede, fu l’ennesima prova del Renzusconi. Ma, tanto premesso, qualcuno vuole spiegare che ci faceva, Lotito, con Luca Lotti? E con Palamara? Magari, chiarendolo ai vertici di “forza / debolezza Italia”, ormai scavalcata, irrimediabilmente, anche dal partito di Giorgia Meloni. Ma ancora indaffarati, quei vertici, ad interrogarsi sui perché di codesto irrefrenabile smottamento… Con codeste candidature flessibili, se lo chiedono ancora?

“The Final Countdown”

Piccoli particolari, conclusivi: prepariamoci ai tentativi di “si salvi(ni) chi può”. Ad esempio, di Cosimo Sibilia, che smanierà, ma non resterà a lungo, in forza / debolezza Italia. Trasmigrerà, per indebolire qualche altro partito, più ingenuo ancora degli azzurri berlusconiani di oggi, quelli residui, quelli superstiti, quelli un dì combattenti, oggi solo rassegnati reduci. Un altro particolare: tutti i bersagli mobili (o fissi, come gradite) di Calcio malato stanno facendo una brutta, misera fine. Tavecchio, Malagò, Lotti, Renzusconi smembrato in due (Renzi da un lato, il Berlusca dall’altro). Ne mancano ben pochi, al countdown.  Tra poco, intoneremo lo splendido, maestoso, vibrante singolo degli “Europe”, “The Final countdown”. Meditate, gente, meditate…

Bollettino parrocchiale n. 30

Siamo proprio costretti, nostro malgrado, a ritornare sull’inconsapevole Salvatore Gagliano, il presidente per nove mesi. Costui ha un profilo Facebook pubblico, aperto. Ma non apprezza minimamente le critiche. Ama, si bea, si sbrodola, solo nei caramellosi post dei suoi quattro amici al bar. Appena viene messo a cuccia, o scudisciato, non trova di meglio che cancellare, lesto come un gattone, i commenti sgraditi. I no like… Alla stregua di un feroce, graffiante commento di un ex presidente di società campana, che era intervenuto nel dibattito casereccio sulla para assemblea del 10 giugno. Gagliano, che è un comico inconsapevole, s’è lasciato anche andare in commentini pseudo sarcastici sulla scarsa presenza delle società, deducendone un trionfo suo personale, che, ovviamente, ha visto solo lui.

L’ha messo a cuccia, lesto, un giovane giornalista on line campano, che gli ha spiattellato sul muso che del tutto identici erano i dati, comunicati dalla cosiddetta verifica poteri, in occasione dell’altra assemblea tenebrosa, quella del 18 dicembre 2017, il cui esito era stato la presidenza per nove mesi. Di chi? Di Gagliano l’immemore…

Le parole di Gagliano sembrano, in tutto e per tutto (tranne che per il contesto, definiamolo così), quelle di Veronica Lario, la seconda moglie di Berlusconi. Quella che, all’improvviso, s’avvide del “ciarpame senza pudore”, che pullulava e ronzava intorno al coniuge. Quella che (premettiamolo subito: con motivazioni inconfutabili), fingendo di invocare soccorso a favore del marito, in realtà contribuì a scavare la fossa a Silvio. Innanzitutto, indirizzando le proprie missive ai nemici mortali di Berlusconi. In secondo luogo, per quel che esse contenevano. Ad esempio, la frase micidiale: “Salvate mio marito.  È malato…”. Ebbene, anche Gagliano ha invocato la salvezza del calcio campano. Ma, sotto sotto, per affossarlo. Più e peggio ancora di quanto Gagliano, con Zigarelli vice presidente, sia riuscito a fare nella sua presidenza per nove mesi, il tempo della gestazione di una bella bimba…

 

La “situazione disastrosa” dei conti sibiliani

Di tanto in tanto, Gagliano torna sui disastri dei conti sibiliani, o, se si preferisce, sulla “situazione disastrosa” di quei conti, ai quali, ad esempio, fece riferimento specifico nella sua lettera (controfirmata dai consiglieri superstiti, a lui residuati come fedeli). Eppure, con disinvoltura oltre i limiti dell’inverosimiglianza, Sibilia, Barbiero e perfino il neo eletto (non si sa per quanto) presidente si affannano a ripetere, come un mantra, di aver risanato i conti del comitato. E come no. Li hanno risanati, in particolare Cosimo (l’interlocutore) Sibilia come commissario, Zigarelli come responsabile amministrativo di fatto (gran bella forma di legalismo perfetto), a tal segno, da non aver ancora pubblicato uno straccettino di bilancio, nel tempo biblico di quarantacinque mesi… Giocano troppo con le parole e sulle parole, codesti soggettini. Ora, si sta esibendo e ci si è messo perfino il cancellatore di tre quarte ammonizioni, alias Zigarelli. Che s’illude di  recuperare credibilità o di essere attendibile, quando parla di fantasiose ricostruzioni sui debiti del comitato. Che, invece, hanno due sole radici, il pupillo di Sibilia, Domenico Cerbone, e la gestione commissariale. 919 mila euro, il buco nel bilancio, squarciato dalle appropriazioni indebite, confessate (in ambito penale) dal primo.

 

Cimmino sonnecchia, Colonna dorme…

Con il dott. Ciro Cimmino che sonnecchiava beato, invece di provvedere ai controlli, come presidente del collegio dei revisori dei conti. Con Colonna che, da dormiente, apponeva, sulle distinte bancarie (la trappola cerboniana), la sua firma autentica… Certo, però, che ha dormito per oltre tre anni, riferendoci solo a quelli verificati dalla Guardia di Finanza ed escludendo quelli precedenti, stranamente non approfonditi. Ha dormito, ma a spese delle società. Insomma, questi conti, che mistero… Quanto alla gestione commissariale e… ad altro, basterebbero, per zittire Sibilia ed i suoi (per ora) fedelissimi, le dieci domande dell’Ing. Giovanni Toglia. Un professionista che, in positivo, ne sa proprio tanto… Essendo stato consigliere del comitato campano per lungo tempo. Nel periodo di massimo fulgore, progresso e crescita dell’ente. I dieci quesiti (dei quali questa rubrica ha dato conto nella puntata n. 26 del 15 gennaio scorso), ai quali il disinvolto Alberto Ramaglia, lo sfortunatissimo amministratore dell’azienda napoletana dei trasporti, consigliava (ai sodali e compartecipi sibiliani) di non rispondere. Semplicemente, perché era proprio Ramaglia, il primo che non sapeva che rispondere…

 

La verifica poteri della para-assemblea del 10 giugno

Un dettaglio, che è tutt’altro che di poco conto, non è stato approfondito dalla pubblica informazione, per qualificarla, ottimisticamente, in tal modo. È quello della commissione verifica poteri della para assemblea del 10 giugno scorso. Per sbrigarcela (state tranquilli: per ora, solo per ora…), diremo che è stata una verifica non troppo pedante… La prova la dà il funambolico opinionista dell’emittente televisiva “Just Tv”, proprio di Avellino, la patria di Cosimino il paladino (della democrazia).

Una patria, in seno alla quale Sibilia, molto peggio che tutti i personaggi, che si volessero citare, non ce la fa proprio, ad essere propheta… Una premessa chiarificatrice. Alle 17.30, ultima chiamata,  o seconda convocazione, l’assemblea avrebbe dovuto avere inizio, con il numero legale già conseguito. In alternativa, l’avv. Arturo Frojo, il disinvolto presidente del tribunale federale territoriale, responsabile della verifica poteri, avrebbe dovuto proclamare, come fece, con presumibile, intima soddisfazione, col praianese Gagliano. Ma, qui, era in ballo tutta l’Irpinia. O, meglio, un mercoglianese (Sibilia) ed un atripaldese, Zigarelli. E, allora, non si poteva… Altrimenti, si rischiava che si otturasse, prematuramente, il f.a.p., il filtro antiparticolato…

 

L’emittente “Just Tv” di Avellino lancia un segnale…

Premessa: depureremo il testo, stralciato dall’intervento televisivo sull’emittente “Just Tv”, proprio di Avellino (un video, che i nostri affezionati lettori potranno vedere, sul link https://youtu.be/0WTSlx6u44E: della para-assemblea, si parla dal minuto 55), degli epiteti, obiettivamente irriferibili, pronunciati contro Sibilia. Ed eccolo, nella sua parte sostanziale, l’inquietante J’ accuse, pur depurato: “Faccio gli auguri a Carmine Zigarelli di Atripalda… che sta dietro a Sibilia da trent’anni… era l’unico candidato… ha vinto contro sé stesso… C’è un dato che riporta Il Mattino, che andava approfondito maggiormente: alle 18.20 sono state verificate 255 società su 529, numero valido per dichiarare regolarmente costituita l’assemblea. Significa che, a stento a stento, hanno raggiunto la metà… Sibilia… la metà… Quante società con deleghe? Sarebbe stato opportuno… ‘verifichiamo le deleghe’. Nella politica, Sibilia, con questi metodi, è scomparso. Sei un Napoleone a Waterloo… Politicamente sei finito. Calcisticamente, presto”.

 

Sibilia, ’a nuttata senza fine…

Un po’ singolare, non vi pare, per uno che, come Sibilia, pretendeva (ai tempi belli, ormai morti) di lanciare il patetico slogan, scritto anche male, “adda passa’ ’a nuttata”, mentre, invece, tutto lascia ritenere che sia nuttata senza fine, per il comitato campano, col commissariamento sibiliano… Ma torniamo a bomba. Si osservi, di nuovo, che, alle 18.20, sarebbe stata già un’assemblea irregolare ed illegittima, essendo trascorsi cinquanta minuti dalla seconda ed ultima chiamata, o convocazione… Ci sono i filmati, che attestano la sala deserta, fin quasi alle 18. Un miracolo dell’ultimo minuto? O una frenetica compilazione, lì, in loco, in assemblea, delle deleghe?

 

Il rovescio (positivo) della cupa medaglia…

C’è un dato positivo, perfino sull’assemblea dell’a.p.f.,  o f.a.p. (assistente parlamentare forzista, oppure, se si preferisce, forzista assistente parlamentare, come lo appelleremo, in acronimo, da ora in poi). Un f.a.p., manco a dirlo, di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. Il dato sorprendente è che, quantomeno, il comitato campano s’è liberato dell’enorme peso di dover remunerare anche un commissario, Luigi Barbiero, che al comitato campano non s’è visto quasi mai, che non ha apportato ad esso alcun contributo, né beneficio, anzi ha sventrato le risorse e stressato la capacità di sopportazione di tante società, mettendole a dura prova, con quel supplizio dei play-out aggiuntivi. Ai quali il f.a.p.,, che si crede un gran volpino, alla Ezio Greggio (ma, purtroppo, ha una stazza non proprio idonea, a quell’immagine), ha ritenuto di porre riparo subito, in fretta e furia, addirittura con un proclama assembleare demagogico: eccellenza, due gironi a 18 squadre. Provocando, per tutta risposta, quel grido lacerante (“Ma è una follia!”), del quale abbiamo già dato conto. Barbiero non lascia rimpianto, forse neppure nei passeggeri del treno del ritorno a casa, quello che lo riporta a Martina Franca. Un po’ levantinamente, Barbiero ci ha provato, perfino con la recita della commozione. Ma commozione de che, se non c’è mai venuto, o quasi mai, a Napoli… Una curiosità: il f.a.p. dia pubblico conto di quanto sia costato, Barbiero, alle società campane… Comunque, un tantino sul patetico, l’addio di Barbiero. Che non ha neppure percepito che quella recita fosse inutile ed, anzi, fuori luogo. Il suo passaggio per Napoli se lo ricorderanno solo le casse delle società campane, che ne saranno alleggerite. Forse, se lo ricorderà  Cosimino lo strizzolino, al quale è andata bene pure questa (per ora…).

 

Il comitato campano col passo del gambero…

Certo, il passo (tutto all’indietro, fin sull’orlo del precipizio) del comitato campano, è semplicemente impressionante. Si pensi: da Ferdinando Imposimato e Guglielmo Scarlato, i due protagonisti della svolta pulita del comitato campano (entrambi, contro Cosimo Sibilia, Ludovico Feole, Gerardo Gogna, Piero Di Cristinzi, Massimo Costa ed il dante causa di tutti, Elio Giulivi), al f.a.p., cancellatore di tre quarte ammonizioni. Un passo gigantesco. Ciclopico. Una sublimazione dell’assurdo. Se si vuole, uno specchio dei tempi, tormentatissimi, odierni. Tralasceremo l’epopea calcistica, breve ma intensissima, preparatoria di quella scarlatiana, del Senatore Ferdinando Imposimato, già Pubblico Ministero dei Processi sull’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, autorevolissimo Parlamentare. Vi faremo solo cenno: ma, sia chiaro, solo in ragione della perfetta identità e sovrapponibilità con quella scarlatiana. A cominciare dal dato più significativo: sia Imposimato, sia Scarlato, agivano in tandem, in coppia, in perfetta sintonia con Enzo Pastore.

 

Il tour Scarlato / Pastore in tutta la Campania

Guglielmo Scarlato, con al suo fianco Enzo Pastore, si sottopose ad un interminabile tour, in tutta la Campania. Memorabili, le folle oceaniche, le sale piene (altro che la para-assemblea del f.a.p.) di presidenti e dirigenti di società (non certamente di intrallazzatori, mediatori, affaristi, cancellatori di quarte ammonizioni, specialisti nei trasferimenti fuori termini dei calciatori & compagnia mistificante). A Piedimonte Matese, laddove il tour iniziò, con i fratelli Gosta padroni di casa. Ci limiteremo ad aggiungere le tappe irpine: a Sant’Angelo dei Lombardi (con l’indimenticabile Giuseppe Siconolfi, detto il lucido, e con il leale Angelo Competiello), ad Ariano Irpino, a Calitri (riunione organizzata dall’Ing. Giovanni Toglia, nella quale si registrò la commovente testimonianza, pro Scarlato e Pastore, del Dott. Gaetano Pontillo).

 

Il figlio di Michele Pontillo, Presidente del Calitri storico…

Un sostegno a Pastore, pubblicamente dichiarato, quello del figlio del grandissimo Dott. Michele Pontillo, il Presidente del Calitri storico, quello che aveva sfiorato la serie C. Ancora (sempre nella provincia irpina), altre due riunioni, ad Avellino città ed a Solofra. A dimostrazione, indiretta ma limpida, di quanto contasse Sibilia, quando non era un parlamentare para-nominato… Con la chiusura col botto a Napoli, esattamente ad Agnano, nel salone dell’hotel delle Terme, laddove intervenne, dal podio, uno straordinario Benedetto Casillo, presidente del Piedigrotta Calcio, che deliziò la platea con le sue divertentissime espressioni calcistiche… In quell’epoca, per quanto già prepotentissima, arrogante del suo potere, la figc, la lega dilettanti (guidata, figurarsi con quali criteri democratici, da Elio Giulivi, lo sponsor di Cosimo Sibilia, Piero Di Cristinzi e Massimo Costa), il settore giovanile (tutto schierato pro Gogna e Sibilia), quantomeno non impedivano le “adunate sediziose” contro il potere, avverse ed ostili, dichiaratamente, al cosiddetto palazzo. C’era, ancora vivo, non ancora trapassato, un senso dell’onore, del rispetto, della correttezza.

 

Ma trasferite il tutto all’epoca sibiliana…

Oggi, immaginate una trentina di riunioni zonali, in tutta la Campania, propedeutiche all’assemblea regionale… E quando, in quali date, se l’avviso di convocazione viene preceduto da depistaggi, da organi d’informazione di amici degli amici, che indicano date fasulle e pretestuose, finalizzate alle cortine fumogene? Quando, se la convocazione viene pubblicata (e Vecchione, rinviato a giudizio, continua a firmare il comunicato ufficiale e a rifilare codeste spigliatezze e performance) il venerdì sera? Se si concedono, nella sostanza, quattro giorni, dal lunedì al giovedì, per recuperare ottanta firme di sostegno alla candidatura a presidente? Quando, se il comitato campano, violando le disposizioni legislative sul Terzo settore, si rifiuta di consegnare, all’Avv. Vincenzo Cirillo, l’anagrafica delle società aventi diritto al voto?

 

Quel che è successo davvero…

I presidenti verrebbero fotografati, schedati, individuati e… deferiti dalla procurella (piccola procura) federale. Il tutto, manco a dirlo, per carità, nel nome e nel rispetto del principio dell’obbligo della lealtà sportiva… Quello che impera per i nemici, ma è dormiente per gli amici… Certo, si tratta pur sempre di colpi metaforici. Ma con non minori dolori (alla tasca), grazie ad una inverosimile giustizia sportiva. Schedati e fotografati, d’altro canto, sia ben chiaro, come fece un soggettino, oggi sotto inchiesta giudiziaria, a Frattamaggiore, prima dell’assemblea che elesse il presidente per nove mesi, l’inconsapevole Salvatore Gagliano.

E quella di Frattamaggiore era solo la prima riunione… Dopo di che, il gruppo Cirillo decise di soprassedere. Perché, quelli, erano sistemi non compatibili… D’altro canto, Cosimino il paladino è pur sempre colui che si sottrasse ad una sicura radiazione (era l’unica e sola sanzione possibile, all’epoca), dopo l’assemblea del primo dicembre 1990, da lui manipolata, in concorso con i Di Cristinzi & compagnia assembleante. Non potrà negare, Cosimone il competentone, di aver subito due manrovesci, ma di quelli incancellabili: quello, già citato, del primo dicembre 1990 e l’altro, del 20 giugno 1992.  Quando, per l’appunto, fu trionfalmente eletto Guglielmo Scarlato. Ed un riottoso Enzo Pastore, che non voleva assolutamente quel gesto, fu portato in trionfo…

 

Le differenze, rispetto ad allora

Ebbene, volete sapere il perché, delle differenze abissali dei tempi di oggi, rispetto a quelli di un trentennio fa? Innanzitutto, non esisteva quello pseudo istituto della delega tavecchiana, che ha fatto furore all’hotel de la Ville di Avellino. In secondo luogo, gli antagonisti (ossia, i rappresentanti delle società, ostili al potere del momento) non venivano mitragliati. Sì, venivano minacciati, intimiditi, magari trasferiti (se dipendenti federali), in modo ritorsivo e vendicativo. Ma non bombardati fino allo sfinimento. Sistemi, quelli attuali, di cui vergognarsi. Ci fermeremo qui, per ora. Non prima, però, di aver chiarito che tutto quel che è stato scritto, fin qui, è assolutamente documentato.

 

L’urna, col nastro adesivo che “ballava”…

Compresa l’urna, con lo scotch marrone, da imballaggio, che penzolava, il 1° dicembre del 1990… A dimostrazione che era scollato già da prima… Era, cioè, un nastro adesivo da garanzia di vittoria, non da salvaguardia della correttezza e linearità della competizione. Chi c’era, restò impressionato da quella sequenza di Feole-Imposimato-Imposimato-Feole. Un testa-a-testa, che durò fino alla 159ma scheda pro Imposimato. L’ultima, votata per il Grande Senatore, antagonista d’occasione di un soggettino… Dopo, un solo nome: Feole-Feole-Feole-Feole… A certificare la truffa elettorale, perpetrata attraverso le schede vergate da una stessa mano (quella di una sorta di un Vecchione di allora), accertate dalla corte federale. Ma, sia chiaro, la corte federale di allora: con il Prof. Paolo Barile, uno dei più illustri Costituzionalisti d’Italia, come Presidente… Altra stoffa, ben altri personaggi… Restò sbalordito e schifato (allora…) Alberto Pacifico, che oggi si schiera, incredibilmente, indecorosamente, pro uno degli organizzatori di quell’indegnità, ossia pro Sibilia, perché quest’ultimo ha promesso, a Pacifico, l’assunzione (a spese delle derelitte società) del figlio Mario.  Altri uomini, allora? Be’, forse altri sistemi. Ma, come ripeteva Corrado, non a caso presentatore illustre de “La corrida… Dilettanti allo sbaraglio”, non finisce qui… Perché il bello deve ancora venire. Anche per il presidente per una notte.

 

Le dimissioni di Biagio Savarese

Biagio Savarese, bontà sua (ma che cuor d’oro…), ha rassegnato le dimissioni dall’associazione italiana allenatori calcio. È il soggettino che ha percepito un ragalone di millecentoquaranta euro, in contanti, quale docente al corso allenatori uefa B di Caserta. Per i dettagli, si consulti, ad esempio, la puntata n. 51 del 13 aprile scorso. Per inciso, nel titolo di codesta puntata, si prenderà atto che questa rubrica aveva anticipato, da tempo, la candidatura di Zigarelli. Quella che Sibilia ha tenuto nascosta (per modo di dire) fino all’ultimo… Ma torniamo a Savarese. “Pur non ritenendo di essere colpevole (ho solo ingenuamente tenuto in custodia, assecondando la volontà (?) espressa dal corsista incaricato, destinata alla cena di gruppo…”, scrive lo stabiese / potentino, “ritengo opportuno rassegnare le dimissioni dall’incarico di Vice Presidente… Rimanendo, comunque, a disposizione…”.

 

Le dimissioni col freno a mano…

Sono, come si vede, dimissioni con la martellina tirata… Rimane a disposizione, Savarese, con un’espressione ambigua, per chi lasci una carica elettiva (non un incarico, egregio prof. Savarese…). Non si ritiene colpevole, il singolare educatore… Ha “tenuto in custodia” la somma per la “cena di gruppo”… Esattamente il contrario di quel che è risultato, in palmare evidenza, dall’istruttoria della procurella (piccola procura) federale. Che, una volta nella vita, aveva esercitato il proprio ruolo senza sconti… In ogni caso, altro che nuova era dell’aiac, come si legge, con sconcerto, da qualche parte. Per una nuova era, occorrerebbe poter contare su personaggi innanzitutto credibili, possibilmente anche autorevoli, ma perfino modesti, purché muniti dei requisiti etici e sportivi giusti. Savarese confessa la sua “ingenuità”.

 

Solo ora…

Ma solo ora. Nel passato, ha vessato gli incolpevoli partecipanti ai corsi allenatori, con richieste mirate, ad hoc, di (definiamoli così) regali. Una sorta di tassa aggiuntiva, oltre alla quota (esosa) versata al settore tecnico, per poter prendere parte al corso, oltre a quella (all’aiac Campania, o al comitato regionale lnd) per l’organizzazione del corso medesimo, oltre alle spese di viaggio dei singoli corsisti, oltre al loro eventuale lucro cessante (perdita di orari straordinari al lavoro, o di altri emolumenti, ad esempio per i liberi professionisti e così via). Ma che agnellino, Savarese… Peccato, capretto espiatorio solo ex post. Non intendiamo, in questa circostanza, ritornare su quanto abbiamo già scritto, nelle puntate in cui abbiamo trattato il tristissimo, indecoroso argomento delle abitudini savaresiane, delle quali erano consapevoli sia il settore tecnico, sia lo stesso Renzo Ulivieri, come abbiamo già documentato. Semmai, sarà il caso, su Savarese, di ritornare. Ma tra qualche tempo. Quando si saprà il perché, di queste dimissioni col punto interrogativo.

 

“La chanson de Cosimin”

 

Di seguito, il “ventesimo atto”, “parte ventesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime diciannove parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 68). La “parte ventunesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Ma Sibilia, ch’è un po’ esuberante,

in giustizia sportiva assai “mancante”

e che, del principio di “separazione”

s’illudeva di fare un sol boccone,

 

con quella “federale procurella”

insisté fino a quando, meschinella,

essa piegossi, sgonfiando la sua boria,

a pretendere la “revocatoria”…

 

Era tutto illegittimo, si sa,

ma Cosimin credeva al “bla bla bla”

di qualche iper-pagato consulente

che s’auto-giudicava assai potente…

 

Barbato, Annella, Filippo Pucino

trionfarono, maestosi, sull’irpino.

Erano gli avvocati “licenziati”

e, da un giorno all’altro, epurati,

 

con l’infamante accusa, spudorata,

di fatto e di diritto infondata,

d’inquinamento d’un deliberato,

che, alla fin, decise un campionato….

 

Ed, invece, il “decreto” di Pucino

fu accertato non solo genuino

e giuridicamente adamantino,

ma, subdolamente, oggetto perfino

 

di una vile e turpe operazione,

di vergognosa “falsificazione”,

che, sancita dal “Piemme” De Simone,

era stata eseguita da Vecchione…

 

Era, costui, il silente segretario,

ossequiente a De Fior, il commissario

ed ancor più a quel Lucio Giacomardo

di De Fiore e Sibil scudiero e bardo…

 

Mai se l’era “sognato”, con Pastore:

ma poi Vecchion “falsificò”, con De Fiore,

che ben di rado c’era, al comitato,

lasciandolo triste e abbandonato…

 

Sì, quella sconcia “falsificazione”

secondo il “Piemme” De Simone,

fu fatta, da quel pavido Vecchione,

proprio in concorso con altre persone…

SEGUE

 

Sul web impazza il rinnovo dell’accordo FCA / figc

Se la politica è davvero l’arte del possibile, la figc di Gravina, in tandem col disinvolto Sibilia, riesce ad andare oltre… In tema di politica (finanziaria) sportiva… È una federazione, quella del calcio, che, non paga delle polemiche squassanti, che hanno lacerato l’ambito professionistico nel periodo precedente, ha raddoppiato. Rinnovando, per altri quattro anni (o potenziali quattro scudetti) l’accordo con la FCA. Finora, otto scudetti consecutivi alla Juve, di proprietà della famiglia Agnelli. Finora. Ora, si ricomincia daccapo. Anzi, si ricomincia da otto, per l’appunto.

Il contratto è stato, si diceva, prolungato. Ma non basta. Si mormora che potrebbero essere coperte dall’accordo anche l’attività femminile e quelle giovanili. Ebbene, è davvero possibile sfidare, fino a tal punto, le tifoserie di tutta Italia? Ovviamente, con l’eccezione (interessatissima) di quella juventina… Si insinua, ancora una volta, sugli arbitri. Che, da quando il presidente nazionale è Marcello Nicchi, sono stati straordinariamente proficui, per i bianconeri. Che, pure, prima o poi saranno chiamati a rispondere, in Tribunale, delle tante denunce piovute loro addosso. Ad esempio, quella dell’Avv. Filippo Pucino, il professionista che, insieme con l’Avv. Gaetano Annella, ha smascherato il segretario Vecchione. Ma era proprio necessario, codesto rinnovo dell’accordo? Immaginate se Gravina avesse inteso (ma che speranze potevano mai nutrirsi, al riguardo?) rinunciarci. Ci avrebbe guadagnato in stima, simpatia, credibilità. Evidentemente, non gli interessano…

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