Calcio malato: Lega dilettanti indietro tutta… In immagine, credibilità e patrimonio sportivo. Cioè, in tutto. E Malagò trema… – PUNTATA N. 86

DIDASCALIA: È un Giovanni Malagò, obiettivamente, angosciato e depresso, quello ritratto nella foto-immagine di questa puntata n. 86. Ne ha ben donde! Malagò era talmente altezzoso, che maltrattava i suoi avversari, o “traditori”, od oppositori, o presunti sleali. Come agì contro Cosimo Sibilia, ignorandolo e rifiutandosi perfino di concedergli una stretta di mano. Un diniego rarissimo, quasi unico, nelle circostanze istituzionali e pubbliche: anche questo, è un record da ascrivere al finto prestigioso e finto autorevole Sibilia… Tanto più, che quel diniego fu ostentato, quasi preparato da lontano, comunque palese, marchiano, pubblico. Ricorderete che tutto ciò è stato evidenziato e documentato nella puntata n. 85 di questa rubrica. Ora, il pariolino Malagò è teso. Arruffato. Incanutito. Invecchiato.

I motivi ci sono proprio tutti…

Da un lato, avverte il peso, insostenibile, dei propri erroracci. Del tipo dell’opzione pro Sibilia. Una superficialità imperdonabile. Doveva ben sapere, Malagò (altrimenti, a quale titolo ha occupato cariche così rilevanti, come quelle che gli sono state affidate, o regalate?), le caratteristiche di Sibilia, che ci limiteremo a definire “da pugnalatore”, come lo qualificò l’inserto campano del Corriere della Sera. Codesti soggettini, a cominciare da Malagò, non possono continuare a pretendere che sia loro perdonato tutto e il contrario di tutto. Comincino a pagare, ma sul serio, non semplicemente vendicandosene alla prima occasione, gli errori istituzionali incredibili, come la presidenza del calcio sociale ad un Sibilia… Dall’altro lato (le facce della medaglia sono due…), Malagò è tristissimo per via dell’approvazione, anche al Senato, il 6 agosto scorso, del testo di legge della riforma dello sport, fortemente voluta da Giancarlo Giorgetti, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega, per l’appunto, allo sport. Argomento, del quale troverete la trattazione nella parte conclusiva di questa puntata pre-ferragostana e, di conseguenza, come per le altre festività, più snella e meno corposa delle altre. Per non impegnare i nostri affezionati lettori in un’attenzione prolungata, proprio nei giorni più vacanzieri dell’anno intero. Ma niente paura… Riprenderemo il solito ritmo dopo Ferragosto.

 

Avanti tutta? No, indietro tutta…

Negli spot propagandistici, la lega dilettanti di Sibilia (ancora per poco), non c’è che dire, si dà molto da fare. Perfino, si agita… Ma è talmente rosa dall’ansia, che, molto spesso, esagera. La fa fuori dal vaso. Perde completamente in senso della misura. Come sta succedendo in questi ultimi tempi. Lo slogan imperante, che impazza, o la parola d’ordine, è: avanti tutta… Il problema, tragicomico, è che chiunque, nel leggere quel motto fuori luogo, quello spocchioso “avanti tutta…”, l’interpreta come un auto-cuffiatura. Considerati il momentaccio, i problemi amministrativo-contabili (ahi, la Molten…), innanzitutto riferiti al disinibito dott. Felicio De Luca, anch’egli ancora per poco presidente dei revisori dei conti della lnd. Se poi si tien mente che, negli ultimi giorni, ai problemi rognosi, s’è aggregata (per usare un termine caro alle vanterie di Sibilia) anche la divisione calcio a cinque del disinvolto Andrea Montemurro, siamo vicini al traguardo del non ci facciamo mancare proprio niente… Non a caso, Cosimino, che si vantava e si sbrodolava sempre di essere un aggregatore, nel frattempo, a due anni e mezzo dalla sua para-elezione a presidente della lega dilettanti, deve amaramente, con uno spirito di rassegnazione che gli appartiene solo quando gli conviene, prendere atto dei pezzi che ha, finora, perso per strada. Sempre più drammaticamente. E non osa neppure, Sibilia, ipotizzare quel che dovrà ancora verificarsi…

 

I dati certi…

Due, in ogni caso, sono i dati, certi e non più mistificabili, ormai, né mascherabili, né occultabili: la contrazione spaventosa delle società (in particolare, ma guarda caso, proprio in Campania, un territorio calcistico martirizzato da quattro anni di commissariamento nefasto, funesto, infausto); la perdita, definitiva, irreversibile, una sconfitta politica che si chiama solo Sibilia, della parte più qualificata e qualificante del calcio femminile, quella delle serie apicali…E tanto altro ancora, che non ripeteremo, nonostante siamo ben consapevoli che repetita iuvant. In sintesi: altro che avanti tutta… Lo slogan confacente alla lega di Sibilia è, senza dubbio, quello inverso: indietro tutta. Che, oltretutto, evoca alla  memoria una splendida trasmissione televisiva di quasi trentadue anni fa, una delle magie di Renzo Arbore. Be’, così, almeno, un sorriso potremo legittimamente farlo, tra tante tristezze e cupezze. Indietro tutta, Sibilia. Ma quando riterrai che sia il momento, per l’appunto, di togliere il disturbo e di ritornartene a viale San Modestino, a Mercogliano?

 

Bollettino porporal-parrocchiale n. 47

Serie D, bollettino porporale. Eccellenza e promozione in Campania: bollettino parrocchiale. Luigi Barbiero, l’incompetente coordinatore del dipartimento interregionale, ha diramato i gironi della quarta serie. L’ennesima presa in giro, per le società campane. Ci rifiuteremo, però, di entrare nei dettagli. Per un motivo elementare: se non hanno una parola da ridire i dirigenti di codeste inerti società, che pure investono centinaia di migliaia di euro l’anno, per farsi puntualmente fondellare dal corpulento coordinatore, perché mai dovremmo procedere ad un’analisi meticolosa? Semmai, lanciamo una sfida a Barbiero: se ritiene, venga ad offrire spiegazioni in contraddittorio. Saremmo proprio curiosi di capire come potrebbe, non diciamo cavarsela (è materialmente impossibile), ma, almeno, uscirne fuori con un briciolo di coerenza, di logica, di dignità istituzionale.

 

Non ne parliamo, in Campania…

Quanto al bollettino parrocchiale, quello del comitato campano, valga lo stesso tipo di argomentazione e di senso logico. Un’autentica spasa di promozioni a tavolino di ignoti. Dovuta, sì, alla contrazione spaventosa del numero delle società, il che determina un’ascesa vertiginosa, verso l’alto, anche di società che non avevano mai visto un campionato di vertice. Qui, inoltre, un motivo ineludibile, per il vero, c’è. Dopo l’ammissione di Zigarelli (tardiva quanto altra mai), anzi la sua improvvida confessione del grave errore, configurato da quell’irrazionale, stupido, illegittimo, oltre che inutile ricorso ai nefasti play-out aggiuntivi (ne abbiamo scritto diffusamente: ribadire quel discorso, articolato e complesso, sarebbe davvero una perfidia), che commento fare? Uno solo, si appalesa attinente: è gente inadeguata. Dunque, abbiate pietà: lasciatela perdere e pascolare… Però, Zigarelli, un’amenità aggiuntiva, te la potevi risparmiare. Ossia, i gironi a diciotto squadre, due in più per ognuno, in eccellenza. L’inappropriato “Ziga” non s’era neppure reso conto che, con tale opzione, avrebbe avuto problemi in promozione. E, difatti, al comitato sono ancora, disperatamente, a caccia delle iscrizioni in questa categoria, infettata dalla prima e dalla seconda, già in penuria numerica da quando è nato il sepolcrale commissariamento sibiliano. E non infieriremo sulle irregolarità, sulle disinvolture, sui versamenti a fantasia. Insomma, su tutto l’opposto della regolarità, della legalità, del rispetto delle regole. Se ritiene, intervenga la magistratura ordinaria. Sarebbe proprio l’ora…

 

I nodi verranno al pettine…

Voi vi starate chiedendo: ma come avrebbero mai potuto risolvere i vuoti in organico, in un comitato coordinato (molto per modo di dire) dallo spaurito, smarrito, disconnesso segretario Vecchione? E già: ma, prima o poi, i nodi verranno al pettine. Esattamente, in seconda e terza categoria, passando per la già disastrata prima categoria dell’epoca commissariale… Che fu marchiata, inesorabilmente, dai due gironi in meno. Con l’inconsapevole Gagliano che, paradossalmente, gongolava. Ma de che? Per le perdite? Il praianese, l’abbiamo sottolineato più volte, era un insuperabile inconsapevole. Nel ruolo di presidente di un comitato regionale, poi, era, francamente, improbabile. Ma Zigarelli è al di sotto di Gagliano. Mio Dio, com’è caduto in basso, il comitato campano…

 

“La ballata del calcio malato”

 

Di seguito, il “trentaseiesimo atto”, “parte trentaseiesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime trentacinque parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 83 e nella puntata n. 85). La “parte trentasettesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Ma non fu l’unica disinibizione

d’un Sibilia, indecoroso campione

di norme inventate lì, all’impronta,

senza nemmeno mai pagarne l’onta…

 

Cosimino, però, non presagiva

d’essere solo il maglio, che colpiva.

ma alla cieca, senza sottilizzare,

senza neppur distinguer, né vagliare…

 

Per il ver, non spettava a lui, tapino,

ch’era soltanto uno “strizzolino”.

di far valutazion preliminare,

sì da duri “boomerang” non innescare…

Era notorio che il vero puparo,

che si facea pagar caro ed amaro,

per “governare” tutti i manichini,

Sibilia compreso, oh, lor meschini!,

 

era altrove e non volea dolori,

inciuci impastando nei “settori”.

Era, il puparo, Malagò Giovanni,

che con Lotti procurò sì tanti danni

 

al coni ed alle rie federazioni,

da suscitar indignate ribellioni

pur in quell’ambito di vigliaccheria,

di pusillanimità e codardia…

 

Quando Sibilia, mai lungimirante,

giammai saggio, ma solo commediante,

s’illuse d’essere indipendente

dal “pariolino”, che, assai imprudente,

 

avea creduto alla “organicità”

ed alla sua assoluta fedeltà,

ricevendone in cambio “pugnalate”

(il “Corsera”, per Tav), come “insalate”,

 

punì Cosimino con un’atroce

vendetta, puranco assai feroce:

lo fece rimanere a man sospesa,

in pubblica riunione, anzi “appesa”

 

nel vuoto, a mezz’aria, canna al vento…

Per Cosimin fu oltraggio e tormento…

Ma non lo sfiorò, l’impulso di reagire:

“se la piegò a libretto”… Null’a dire…

 

SEGUE

 

A vuoto le speranze di Malagò; anche il Senato ha approvato la “riforma dello sport” di Giorgetti

Il 6 agosto scorso è stato un gran brutto giorno, per Giovanni Malagò. Che aveva covato la speranzella che il governo gialloverde se ne andasse a casa, prima di riuscire ad approvare, in via definitiva, anche al Senato, quel testo che, all’anienista,  turba i sonni e sconvolge la serenità. Lo rivisiteremo, quel testo, ma in estrema sintesi. Sia perché abbiamo già proceduto ad un’attenta analisi, corredata dalle nostre valutazioni, anche su qualche obiettiva criticità. Sia perché, inoltre, quel testo, fortemente voluto dal Sottosegretario Giorgetti (l’autentico spauracchio istituzionale, per il pariolino, presidente di un coni sempre più sgusciato e svuotato…), dovrà essere esaminato al confronto con i fatti. Ossia, alla verifica se reggerà, all’impatto con la realtà. Indiscutibilmente, però, va ammirata ed apprezzata la volontà di modificare una situazione di stallo e di palude, che s’era acuita, quasi fino a marcire, all’epoca del disinvolto Luca Lotti, il più inverosimile ministro della storia della Repubblica italiana…

 

Le corpose deleghe al Governo

Il testo conferisce al Governo ampie deleghe, in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione”. Già alla lettera d) del primo articolo, il testo si propone di “definire  gli ambiti  dell’attività  del coni” (che si riteneva intoccabile, come Sibilia nella vicenda Molten, quando gli han minacciato i controlli degli organi gerarchicamente superiori). Con un’ulteriore evocazione di danni: “coerentemente con il ruolo proprio del coni, di governo dell’attività olimpica”. In concreto: esimio Malagò, da oggi, provvederai solo ad organizzare la preparazione olimpica delle varie federazioni… Alla lettera f), una splendida novità (se sarà tradotta in atti concreti): “…la possibilità di disporne il divieto, per  le scommesse sulle partite di calcio delle  società che giocano nei campionati della lega  nazionale dilettanti”. La cancellazione, se tutto filerà liscio, com’è auspicabile, di una delle vergogne delle presidenze Tavecchio e Sibilia: le scommesse sui campionati dilettantistici, i più esposti alle tentazioni, i più fragili, i più poveri…

 

I commissariamenti delle federazioni

Alla lettera g), finalmente un tocco di rigore e di serietà, in tema di commissariamenti delle federazioni sportive (Sibilia ne avrà avuto un sussulto violento…). Alla lettera h), un giusto, sacrosanto incentivo alle pari opportunità, in un periodo, nel quale, oltretutto, le atlete donne regalano molte pià soddisfazioni degli uomini… Alla lettera l), è prevista la limitazione delle articolazioni territoriali del coni, quali meri enti di rappresentanza istituzionale. Alla lettera m), l’abrogazione sostanziale di una delle vergogne del ministro Lotti, attraverso il limite ai mandati, con la previsione di un sistema di incompatibilità, giù trattato nelle precedenti puntate.

 

Tante altre novità…

Si prosegue con un accenno di regolamentazione della partecipazione popolare alle società sportive (che potrebbe rivelarsi una soluzione, a fronte di tutti i casini societari, a modello Avellino, nelle mani dell’improvvido presidente senza portafogli, Claudio Mauriello, il pupillo di Cosimino). Indi, i centri sportivi scolastici (un’altra innovazione, che dovrà essere misurata nei fatti). La disciplina del titolo sportivo, che potrà cancellare, se sarà ben indirizzata sul terreno concreto, gli sconci e gli scandali del lodo Petrucci e delle altre amenità della federazione calcio (nell’occhio del ciclone anche per casi di estrema attualità). Ancora: gli organi consultivi per la tutela degli interessi dei tifosi, una novità in assoluto. L’interessante, nuova regolamentazione del lavoro sportivo. I rapporti di rappresentanza degli atleti e delle società sportive ed il controverso accesso ed esercizio della professione di agente sportivo (che ha procurato alla federazione di Tavecchio – ma non pagherà Tav, bensì la sua ex federazione… – una multa di oltre tre milioni di euro, della quale abbiamo già dato conto).

 

La gamba tesa in materia di impiantistica sportiva

Ancora: le innovazioni, in materia di impiantistica sportiva, nell’auspicio che la materia venga sottratta alla (in)competenza ed all’arroganza di leghe, come la lega dilettanti, la lega di B e la lega pro, che intendono (il caso dell’Audace Cerignola docet, al riguardo) proseguire, indefesse, nella loro opera arbitraria, ampiamente analizzata nelle ultime puntate. E poi: la semplificazione delle norme in tema di organizzazione degli enti sportivi; le modifiche alla materia della sicurezza nelle discipline invernali. Infine, la clausola  di salvaguardia  per le regioni a statuto  speciale e le province autonome, ovvero l’enunciazione dei tradizionali, indigeribili privilegi, a favore delle già gratificate ed avvantaggiate regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e di Bolzano.

 

I commentini velenosetti sui giornaloni

I commenti sulla legge che disciplina lo sport, quella della quale s’è appena detto, sono stati dei più svariati toni ed orientamenti. Ma, quanto a quelli più preconcetti, il senso è: d’ora in poi, sarà il Governo, a gestire i fondi ed a controllare le federazioni. Apriti cielo! E le cateratte sono state squarciate. Con la solita, ormai stantia minaccia del comitato internazionale olimpico, che sarebbe pronto a lanciare un’islamica fatwa, sul coni. Agitando lo spauracchio dell’esclusione delle olimpiadi di Tokyo e quelle invernali di Milano e Cortina. In Senato, i voti a favore della riforma Giorgetti sono stati 154. 44 i contrari, 52 gli astenuti. Ma i dati schiaccianti della vittoria di Giorgetti non imbarazzano gli oppositori. Comunque, quel che più spaventa è il già descritto, da questa rubrica, “Sport e Salute”. Che configura lo strumento di svuotamento del potere malaghiano. Dalla gestione governativa dei fondi (una svolta sacrosanta, considerate le spregiudicatezze del passato), si passa al sospetto (tutto strumentale) delle ingerenze politiche nello sport. Ma che c’azzecca, l’una con l’altra, non si riesce a capire. Guarda un po’, il cio ha inviato una lettera a Malagò (ma che strana coincidenza…), evocando gli spettri delle predette esclusioni, per violazioni della carta olimpica. Ingerenza della politica? Si permette di aprire il becco proprio Malagò. Il disinvolto soggettino, che ha fortemente voluto un senatore della Repubblica (allora, tale era, oggi onorevole: il che, se non è zuppa, è pan bagnato…), Cosimo Sibilia, come si faceva cenno in precedenza, alla presidenza del calcio sociale. Il colmo delle incompatibilità e delle disinibizioni istituzionali. Com’è, in quella circostanza il cio non ha fatto pio pio, cioè, non ha pipitiato? Interviene ad intermittenza, il cio, come le lampadine elettriche della simpatica canzone napoletana?

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