Calcio malato: Le motivazioni dell’inibizione a Vecchione, il quadro del comitato campano nel caos… – PUNTATA N. 95

Non varrebbe la pena, di indugiare su certi soggettini. Ma siamo costretti a farlo, non solo perché la misura è davvero colma, ma anche per ripristinare un minimo di serietà. Soprattutto in un angolino, il comitato campano, che ha completamente dimenticato valori, etica, deontologia, immagine. Dunque, nel tripudio e nel trionfo della legalità e della legittimità (quelle, ovviamente, sibiliane), al comitato campano il vitreo e disorientato segretario Vecchione s’è deciso a non firmare il bollettino parrocchiale (ovvero, il comunicato ufficiale del comitato), a seguito dell’inibizione per venti giorni, inflittagli per via di quel deferimento della procurella (piccola procura) federale, del quale abbiamo dato conto nella precedente puntata, la n. 94. Il deferimento, ben si ricorderà, eseguito, indecorosamente, a quasi un anno dai fatti…

Sveglia, Gravina!

Siamo costretti a riparlare, di codesta (apparentemente) parva materia, per rappresentare, ai nostri affezionati lettori ed a Gabriele Gravina, il presidente federale, che il Vecchione, pur rinunciando a firmare il bollettino parrocchiale / comunicato, nella sostanza è presente tutti i giorni in sede e si rinserra nella sua stanza. Con il che, prendendo in giro, fondellando, la sanzione, appioppatagli sul groppone esausto.

 

Ma vuoi vedere che fa il segretario proprio e solo ora…

Magari, Vecchione starà provvedendo a tutto quello che un segretario dovrebbe curare. Magari, paradossalmente, eviterà perfino di incorrere in quelle folli, inverosimili alterazioni delle norme, che questa rubrica ha segnalato nella precedente puntata. D’altro canto, se non agisse al contrario, quasi portato dal vento, come un fuscellino, non sarebbe un disorientato. Il problema è, però, che il suo sconcerto (in una con quello della struttura della quale fa parte, ormai molto peggio di una nave senza nocchiere in gran tempesta) devasta ulteriormente quel che resta dell’immagine della Federazione Calcio e della Lega Dilettanti. Ed il presidente Gravina non può far finta di niente, visto che affidarsi ad un Sibilia, per la soluzione di quest’ennesima problematica, o ad un Carmine Zigarelli, sarebbe equivalente alla “illusione, dolce chimera sei tu”, della nostalgica canzone di Achille Togliani…

 

Bollettino parrocchiale n. 56

Viceversa, tutto tace, ancora, sul deferimento di Felicio De Luca, sia sul sito web della Lega nazionale Dilettanti, sia su quello del Comitato campano. È proibito, severamente vietato, anche solo farvi un cenno. Mentre, invece, visto che firma solo lui, l’improvvido ed inadeguato Zigarelli s’è deciso a pubblicare, giovedì scorso, il deferimento a carico di Andrea Vecchione. S’è impressionato ed impaurito, l’improbabile Zigarelli. Ovviamente, solo dopo essersi reso conto che questa rubrica aveva segnalato l’omissione e che, quindi, perseverare in essa sarebbe stato pericolosissimo, anche per lui, visto che la direzione del vento accenna, timidissimamente, a cambiare…

 

Zigarelli corre ai ripari. Sibilia se ne straimpipa…

Ma, invece, che vorreste, che Cosimino Sibilia desse pubblicamente conto dei suoi guai, dei suoi precipizi d’immagine, della sua culpa in vigilando, del suo molto più grave avallo (anche tacito, per chi ci volesse credere…) alle operazioni disinibite di Felicio De Luca, quelle delle quali costui è stato incolpato dalla procurina (la procura piccolina) federale? In aggiunta, vorreste che Cosimino, il paladino della democrazia e della legalità, prendesse e desse atto delle sue inadeguatezze sotto il profilo normativo, della spesa inutile per un consulente giuridico-sportivo a ottomilaquattrocento euro al mese (sulle spalle delle povere società del calcio campano), ossia l’avv. Lucio Giacomardo?

 

L’ennesima spesa superflua ed improduttiva

Talmente inutile, quella spesa, che, mentre, con una mano, Giacomardo incamerava le sue laute, satrapiche consulenze mensili, con gli occhi guardava altrove… Non si curava neppure di dare un’occhiatina al bollettino parrocchiale, o comunicato ufficiale, sul quale venivano pubblicate quelle storture, quelle storpiature, quelle nefaste distorsioni delle norme del codice di giustizia sportiva. Quelle, che qualcuno insinua siano state inventate proprio dal consulente: ma è solo un’illazione, motivata, peraltro, dalle coincidenze temporali e dal fatto che un consulente giuridico-sportivo non potesse ignorare quelle innovazioni improvvide, di natura, per l’appunto, giuridico-sportiva. Quelle che, in ogni caso, hanno devastato i campionati, le classifiche, le graduatorie del derelitto, disgraziato, sventrato comitato campano.

 

’A nuttata senza fine…

Un autentico terremoto, del quale s’è scritto nella puntata n. 94. Una ferita inguaribile, alla regolarità dei campionati, addirittura per tre anni sportivi consecutivi. Si consideri: società ripescate senza titolo; società retrocesse, che avrebbero diritto ad un ripristino delle loro posizioni, o, quantomeno, ad un congruo risarcimento (e chi li paga?); infine, tutto il residuo, già segnalato, in argomento. ’A nuttata, al comitato campano, come si vede, non passa mai. È stata annichilita perfino la spes, ultima dea. E, con essa, l’espressione tipica della fatalistica filosofia di vita napoletana, quella del saggio, impareggiabile Eduardo De Filippo (“ha da passa’ ’a nuttata…”). Nella gestione sibiliana, insomma, è morta perfino la speranza… Ed il buio, cupo e nero, è perenne…

 

Nel frattempo, le società abbandonano il calcio campano…

In aggiunta alle 157 società, depennate tutte in un colpo per inattività (come riferito in una precedente puntata), in aggiunta alla Torrese (della quale s’è detto in altra puntata), prosegue la moria, la deprimente scomparsa, collettiva, di gruppo, dei sodalizi campani… A mero titolo d’esempio (i casi sono davvero infiniti: la situazione è peggio che drammatica…), segnaleremo due società sulla via del disarmo, o dell’abbandono: la Pol. Marina (di Marina di Camerota) e la Fénix Santa Maria (di Santa Maria di Castellabate), quest’ultima di calcio a cinque femminile. Sono due sodalizi, che hanno annunciato, con quasi certezza, il ritiro dall’attività. Il primo, con motivazioni da procurella (piccola procura) federale, se davvero essa esistesse ancora, sul piano dell’operatività (e della tempestività, come vedremo per Vecchione).

 

L’accusa gravissima di commercializzazione del titolo sportivo…

Segnalano, infatti, alcuni siti web, che la quasi totalità dei componenti il direttivo della Pol. Marina ha pubblicamente accusato il presidente della società, tale Pezzuti, di aver “venduto” (come fosse un’attività commerciale) il titolo della società cilentana ad un neonato sodalizio saprese. Ben poco di più grave potrebbe esistere, nel calcio dilettantistico, che la cessione a titolo oneroso di un titolo sportivo. Ma qualcuno si meraviglia ancora, di quel che accade in seno al calcio campano? Lo chiediamo ai soliti finti tonti, che cascano sempre dalle nuvole, o dal pero, fingendosi sorpresi e, magari, perfino rammaricati… Tra non molto, a guardia del comitato, resteranno solo Zigarelli, Vecchione, Tambaro e pochi altri superstiti…

 

Le motivazioni sull’inibizione inflitta a Vecchione

Il tribunale federale nazionale ha reso noto le motivazioni dei venti giorni d’inibizione a carico del segretario (ancora per poco, deve supporsi) Andrea Vecchione. Sì, erano proprio quelle, delle quali questa rubrica ha avuto anticipazioni meticolose dalle gole profonde della lega dilettanti, quell’organo che Sibilia s’illudeva (ma davvero, questo è il bello!) fosse tutto a suo favore, tutto blindato, tutto un’omertà. Dunque, è stato accertato (si ribadisce: con un magnifico quasi anno di ritardo…) che Vecchione abbia pubblicato (come fosse stato il sostituto del commissario Sibilia) gironi e calendari, del campionato juniores 2018/2019, mai deliberati dal consiglio direttivo del comitato, quello presieduto, come una meteora, dall’inconsapevole ed inadeguato Salvatore Gagliano. Per la verità, le motivazioni dell’inibizione a Vecchione fanno riferimento ad un verbale di consiglio direttivo non firmato dal presidente. Ma, se non è zuppa, è pan bagnato. Un motivo ci sarà, se il presidente non l’ha mai firmato quel verbale, dopo la caciara della denuncia del Casoria sui gironi modificati…

 

Il vice presidente era Zigarelli…

Non si dimentichi che il vice presidente di quel consiglio direttivo era Carmine Zigarelli. Che, sottolinea il tfn, non ha firmato neppure lui. Così come non ha firmato il vice vicario, Giovanni Pasquariello. Che era gaglianiano. Mentre Zigarelli era sibiliano. Be’, diciamolo pure: la procurina (la procura piccolina) federale non ha voluto andare in fondo, alla questione. S’è fermata in superficie. In undici mesi di indagini…  Ed invece, se tanto ci dà tanto, Zigarelli dovrebbe sciropparsi, a breve, uno stralcio del deferimento che ha condotto alla sanzione ai danni di Vecchione.

 

A quando, le altre inchieste?

Altrimenti, che “giustizia” sarebbe mai? Inoltre, dovrebbe finalmente attivato un altro filone d’inchiesta, per accertare le radici ed i protagonisti del misterioso “complotto”, che portò al defenestramento, quasi fisico, del corpulento Gagliano. E qui, se non altro in base all’elementare principio del diritto romano, del “cui prodest” (ovvero, dei vantaggi: a chi giovava, quel complotto, o quella congiura di palazzo?), dovrebbe essere, di nuovo, indagato Zigarelli. In attesa che la procurella (piccola procura) federale si decida a fare il suo elementare dovere, magari non a cadenza annuale, ma con modalità un tantino meno da lumacona, sia consentito un breve commento sulle motivazioni a carico di Vecchione.

 

Venti giorni: un’inezia, per la gravità della questione

Al riguardo, non si dimentichi che Vecchione è già gravato da un pesantissimo rinvio a giudizio per la falsificazione della delibera sul ritiro dal campionato della Juve Pro Poggiomarino. Per di più, un rinvio a giudizio, ovviamente in ambito penale, in una “con persone allo stato non ancora identificate”, il che prefigura potenziali, oscurissimi presagi, per lo stesso Vecchione, per Sibilia e per il comitato campano tutto. Con una stranezza inverosimile: la procura federale, a tutt’oggi, non ha neppure avviato il becco di un accertamento, sul punto. A meno che, ovviamente, non si voglia fare riferimento (ma sarebbe tragicomico…) alle indagini rovesciate, per così qualificarle, che furono eseguite, all’epoca (ormai, più di tre anni or sono), anziché sui veri colpevoli della falsificazione, sui giudici sportivi del comitato campano (gli avv. Filippo Pucino, Gaetano Annella e Gianluca Barbato), che, all’epoca, erano autentici galantuomini, com’è emerso dalle ben più serie indagini penali.

 

Nemmeno un accenno di accertamento…

Dunque, si diceva e si ribadisce, con forza: non è stato ancora avviato uno straccettino di accertamento, sul punto. Eppure, il comitato campano s’avvale (molto per modo di dire, visti i risultati, gli esiti ed i prodotti, dei quali questa rubrica è stata costretta a dare conto, nelle sue puntate) d’un segretario rinviato a giudizio, in ragione della falsificazione di un atto pubblico. In un qualsiasi ente, munito e dotato di un minimo di serietà istituzionale, ciò sarebbe considerato aberrante, anomalo, incredibile, incompatibile. Nel comitato sibiliano prima, barbieriano poi, zigarelliano quindi, invece, tutto tace. Tutto va ben, Madama la Marchesa… Nella Figc, idem. Non un sussulto. Non un plissé. Che deve mai combinare, un segretario d’un comitato regionale, per essere rimosso (o, almeno, sospeso) dal ruolo, dalle funzioni, dall’incarico?

 

O c’è qualcosa di torbido?

O cosa nasconde, tutto ciò? O quali misteriosi motivi impediscono un qualsiasi provvedimento? Gravina, anche su questo punto, si svegli! E dia un’occhiatina (o la faccia dare dai suoi consulenti giuridico-sportivi, nell’auspicio che siano più efficienti ed attenti dell’avv. Lucio Giacomardo, alle cui distrazioni s’è fatto cenno poc’anzi) anche alla denuncia di questa rubrica, esplicitata nella precedente puntata, la n. 94, sui gravissimi travisamenti delle norme del codice di giustizia sportiva, dei quali sono stati capaci i Marco Cilio, gli Andrea Vecchione, i Cosimo Sibilia, i Salvatore Gagliano, il cennato Giacomardo (nella sua qualità di consulente), gli Arturo Frojo, gli Eugenio Russo & compagnia “scamazzante” (le norme…).

 

Le motivazioni dell’inibizione vecchioniana scolpiscono un’inconsapevolezza da manuale

Dalle predette motivazioni, sia come sia, emerge anche un quadro desolante, di un’inconsapevolezza disarmante. Barbiero, l’inadeguato commissario del comitato campano, che si premura di predisporre un documento d’encomio solenne, a favore di Vecchione. Barbiero, che, se ne ha mai il tempo, esercita la professione forense, ha gratificato l’improvvido Vecchione di un’attestazione contro ogni logica giuridica. Barbiero, commissario del dopo Gagliano, s’è prodotto in elogi a Vecchione, che aveva violato le norme mesi prima, che Barbiero mettesse piede al comitato…

 

Ci vorrebbe un’altra vita…

Una scena comica in sé. Barbiero, semmai, avrebbe dovuto chiedere scusa, al tribunale federale nazionale ed innanzitutto alle società campane, per quella sua imperdonabile innovazione. Quella dei nefasti play-out aggiuntivi… Quella che perfino un incompetente come Zigarelli ha qualificato una scelta infelicissima, foriera di guai e danni. E l’ha confessato, alle società, in pubblica assemblea. E chi era mai, il segretario del comitato, all’epoca Barbiero, se non il solito Vecchione? Qualcuno provveda a riepilogare, almeno mentalmente, le rogne, i guai, i problemi insoluti ed insolubili, che Vecchione si porta sulla coscienza. Come cantava la splendida Mia Martini, “ci vorrebbe un’altra vita…”. Ma la procurella (piccola procura) federale, da quest’orecchio (e anche dall’altro), proprio non ci sente… Chissà mai quale gattona sorniona ci covi, nell’epicentro di codesti misteri…

 

Ma Vecchione faceva tutto da solo?

È stata, innanzitutto, ricostruita la vicenda del deferimento disciplinare, che, dal dispositivo, sembrava misterioso (ma, ovviamente, non lo era affatto: difatti, l’abbiamo riferito, puntualmente, prima della pubblicazione delle motivazioni…). Con nota del 6 agosto 2019, la procurella (piccola procura) federale aveva  deferito Vecchione (viene sottolineato: segretario, dunque responsabile degli uffici del comitato campano, “attualmente e all’epoca dei fatti”), per rispondere della trita e ritrita, ormai stantia violazione dei principi di “lealtà, correttezza e probità” (quelli che si tirano e si mollano, a piacimento), “per avere pubblicato ufficialmente, su apposito comunicato ufficiale, la composizione dei gironi e del calendario del… campionato juniores regionale under 19 e terza categoria under 19, stagione sportiva 2018/19, omettendo di far esaminare preventivamente e far sottoscrivere il verbale della riunione del consiglio direttivo del 2.10.18 da parte del presidente del c.r. Campania… all’epoca dei fatti, dott. Salvatore Gagliano, o in ogni caso, da parte di chi ne assumeva le veci all’atto dell’assenza del presidente stesso”. Assenza? Ma dov’era, Gagliano? Era andato via? Ma che guazzabuglio…

 

Dal 2 ottobre 2018 al 6 (o al 13…) settembre 2019: oltre undici mesi

Si osservi la data: verbale del 2 ottobre 2018. Decisione del 6 settembre 2019. Motivazioni del 13 settembre. Poco meno di un anno… Un’indecorosità, per una giustizia sportiva, che si permette perfino di menare vanto del suo principio di celerità… Alla faccia… Inoltre, l’accusa ridimensionata, sulla pubblica denuncia della società Casoria (ignorata nel testo del deferimento, ma non eludibile quando la società chiederà la restituzione dei cinquemila euro addebitatile iniquamente…), da modifica dei gironi e dei calendari, a mancata firma per avallo: boh… Il tfn segnala, viceversa, la denuncia dell’improvvido Salvatore Gagliano.

 

Il “tribunale” procede a zig zag…

Ma sentite bene in che modo: “Convocato per la riunione odierna, l’incolpato… eccepito il difetto di giurisdizione di questo tribunale, ha contestato la fondatezza del deferimento nel merito e ne ha chiesto il rigetto…”. La procura federale “ha chiesto irrogarsi nei confronti di Vecchione Andrea la sanzione della inibizione di giorni 30 (trenta)…. Vecchione ha reso dichiarazioni spontanee in ordine alla correttezza del proprio operato, oggetto di encomio da parte del reggente del cr Campania, avv. Luigi Barbiero…”.

Sul punto, già s’è detto. Il tfn prosegue: “In via preliminare e pregiudiziale, l’incolpato ha eccepito il difetto di giurisdizione di questo tribunale, atteso il rapporto di lavoro subordinato in essere con la lnd, circostanza da cui deriverebbe che la contestata violazione non sarebbe riferibile all’attività sportiva nemmeno in via mediata, potendo al più assumere rilievo nell’ambito del riferito rapporto lavorativo”.

 

Vecchione tenta di scansarsi la squalifica…

Il tfn incalza: “Richiama a supporto della propria tesi, l’incolpato, il precedente rappresentato dalla pronuncia della corte federale d’appello a sezioni unite, di cui al comunicato ufficiale n. 20 del 1° agosto 2017. Il richiamo è inconferente, in quanto avente palesemente ad oggetto una fattispecie ritenuta estranea all’attività sportiva. Nella fattispecie in scrutinio, di contro, la contestazione riguarda la pubblicazione di un comunicato ufficiale, avente ad oggetto la composizione dei gironi e del calendario… Nessun dubbio può allora esservi in ordine alla rilevanza e alla riferibilità di detta pubblicazione all’attività sportiva… Nel merito il deferimento è fondato e va accolto. Ove occorra, si precisa che il deferimento non verte sulla autenticità del verbale… del 2.10.2018…”. Segue una sorta di arrampicata su specchi insaponati, nello sforzo di ridimensionare le accuse al Vecchione, da modifica di gironi e calendari, ad assenza della firma del presidente del comitato, in calce al verbale. Non ripeteremo, in questa sede, per estenuazione ed esasperazione, le circostanziate doglianze del Casoria e nemmeno le esternazioni di Gagliano, prima di essere trombato dai sibiliani.

 

Il sigillo alle motivazioni

Il tfn sigilla le sue motivazioni: “All’evidenza, può dunque ritenersi provata con sufficiente certezza la responsabilità del dott. Andrea Vecchione per i fatti ascrittigli, costituenti violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità…”. Indi, la chicca finale: “Tenuto alfine conto dei tempi ristretti in cui il dott. Andrea Vecchione ha dovuto operare in vista dell’imminente inizio dei campionati regionali, la sanzione richiesta dal rappresentante della procura federale può essere congruamente ridotta come da dispositivo” (ossia, lo sconto della pena da 30 a 20 giorni). In ogni caso, al di là delle predette “arrampicate”, resta l’ennesima violazione vecchioniana. All’esito di tutte, si procederà ad una simpatica collezione? Ma ci si rende conto della comicità, o tragicità, di codesti eventi, oltretutto reiterati?

 

Revocato il trasferimento a Benevento della Capparelli. Invece, Carolina Amatrudo…

Il Comitato campano è riuscito a centrare un altro record. Che, questa volta, è davvero di una disinvoltura mostruosa. Riguarda il senso di equità, di giustizia, i criteri di difesa delle donne, i parametri di salvaguardia delle mamme. Tutti nobili mandati, di qualche soggettino che ne mena vanto, salvo dimenticarsene, o, magari, di ricordarsene ad intermittenza. Al dunque: è stato rimangiato, ovviamente sempre dopo la segnalazione di questa rubrica, il trasferimento a Benevento di Clotilde Capparelli, l’impiegata del comitato, mamma di una bimba.

 

Le mamme non sono uguali…

Ma, poiché anche le mamme non sono tutte uguali, non è stato adottato analogo provvedimento per Carolina Amatrudo, altra dipendente del Comitato, trasferita alla delegazione provinciale di Caserta, presso il pensionato ultrasettantenne Fausto Lombardi. Dal che, deve desumersi, necessariamente, per tabulas, che le mamme sono disuguali; che una bimba vale più di due, ammesso che debba procedersi a cotali, assurde graduatorie (la Amatrudo è madre di due bimbi piccoli, un maschietto ed una femminuccia); che i dipendenti non hanno pari trattamento, in seno al comitato campano. Insomma, che, in codesta dequalificata struttura, non si capisce, davvero, più un piffero… E Gravina continua a sonnecchiare… Chiariamolo, allora, a beneficio dei nostri affezionati lettori: le responsabilità, delle assunzioni, dei trasferimenti, dei provvedimenti sui dipendenti, in seno alla lega dilettanti ed alle sue strutture periferiche, sono tutte di Cosimo Sibilia. Così, almeno, abbiamo dato a Cosimo quel che è di Cosimo… E che nessuno può togliergli.

 

I buffet alla ribalta

Sul profilo Facebook del comitato campano, foto e video di buffet. Quelli per solennizzare le evidentemente insostituibili, indispensabili, impagabili (a proposito di impagabili: ma chi paga? Risposta: le società…) cerimonie di presentazione dei calendari, con il codicillo della riunione con gli arbitri, a Baronissi. Codesti buffet potrebbero ingigantirsi, sotto il profilo metaforico, in autentici buffettoni, per il comitato.

Il consenso dei laudatores, quello, è parimenti assicurato. Manca un piccolo particolare: il consenso delle società. Che disertano codeste manifestazioni, affollate solo dai commissari di campo, dai dirigenti federali, dai collaboratori a compenso, dai percettori di reddito federale… Il consenso delle società si dovrebbe tradurre in iscrizioni, anche per sostenere le spese dei predetti buffet. E, quanto a questo sintomatico ed inequivocabile metro di misurazione, la situazione è, si ribadisce, drammatica. Da fallimento totale…

 

Renzo Ulivieri (per ora, senza Ragonesi e Savarese)

Nella scorsa puntata, avevamo fatto cenno al deferimento disciplinare di Renzo Ulivieri, che il tribunale federale nazionale ha deciso di rimettere alla commissione disciplinare del settore tecnico. Per mero errore, avevamo accomunato Giuliano Ragonesi e Biagio Savarese ad Ulivieri. Non è così. I deferimenti disciplinari su Ragonesi e Savarese, invero, non sono stati ancora discussi. Ce ne scusiamo con gli interessati.

 

Audace Cerignola: per il TAR Lazio, il formalismo trionfa sulla sostanza…

Il TAR Lazio – Sezione Prima Ter, ha pubblicato la propria ordinanza, sul ricorso proposto dalla Figc, paradossalmente, per la prima volta nella storia, contro il Coni, cioè contro la propria teorica casa madre, nonché contro, anche in questo caso per la prima volta fino al TAR, la società Audace Cerignola. Due premesse. La prima: come già evidenziato, il Coni s’è schierato (e ciò dice davvero tutto…) a favore dell’Audace Cerignola, formalmente perché risultava vincitrice del ricorso al collegio di garanzia presso il coni medesimo (nella sua sezione di nuova istituzione), in realtà e nella sostanza perché in disaccordo totale con la Figc. Non a caso, l’Audace Cerignola, come questa rubrica ha già puntualizzato, aveva incassato, per motivi di corposa sostanza, la pronuncia favorevole, a firma del mitico Presidente del collegio di garanzia del coni, Dott. Raffaele Squitieri.

 

Squitieri, un colosso…

Del Dott. Squitieri, questa rubrica ha avuto modo di riferire (sempre in termini doverosamente positivissimi) più volte. A proposito, ad esempio, del provvedimento che ha reso giustizia agli avvocati Filippo Pucino e Gaetano Annella, i due giudici sportivi gentiluomini, accusati iniquamente da Cosimo Sibilia. Il Dott. Squitieri, tanto per capirci, è stato anche ineccepibile, mai contestato, Presidente della Corte dei Conti. La decisione, a sua firma, sul caso dell’Audace Cerignola, era di un diritto sostanziale convincente, ispirato all’equità ed alla giustizia. Una risoluzione che stroncava tutti i formalismi, gli orpelli, aut similia. La seconda premessa: con decreto cautelare, del quale Calcio malato ha dato conto in precedenza, il TAR del Lazio aveva già disposto la sospensiva della pronuncia del collegio di garanzia del coni.

 

Conclusione: tanto rumore per nulla…

Mette conto riportare testualmente, di seguito, la motivazione del TAR Lazio, a supporto della sua decisione di dar torto all’Audace Cerignola (ancora un caso, ad avviso di questa rubrica, di denegata giustizia): “… ritenuto che sono ravvisabili gli elementi del fumus boni iuris nelle censure proposte da parte ricorrente relativamente alla legittimità dei provvedimenti impugnati, con particolare riferimento alle doglianze di erronea motivazione delle decisioni del collegio di garanzia dello sport… Considerata, infine, nella necessaria comparazione degli interessi, la prevalenza di quello alla ordinata prosecuzione del campionato di calcio, rispetto all’interesse della società calcistica, la cui natura economica è eventualmente suscettibile di ristoro in esito alla valutazione del merito del ricorso… Accoglie la domanda cautelare e per l’effetto:

  1. a) sospende i provvedimenti impugnati;
b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del giorno 11.2.2020”. 
 

Qualcuno osa ancora sostenere che i ricorsi al TAR del Lazio servano a qualcosa?

I soliti formalisti pro TAR obietteranno
che questo è il mandato dei Tribunali Amministrativi Regionali. Se è davvero questo e solo questo, c’è un solo rimedio: abolire la possibilità di presentare ricorso, al TAR del Lazio. Per sovrana inutilità. Insomma, disinnescarli. Anche perché, non sono mai deflagrate, codeste bombe a salve. Questa rubrica si rifiuta di aderire ai sofismi, di piegarsi alle vacuità, di rassegnarsi alle inutilità. No, non è proprio possibile…  Quella del TAR Lazio non è giustizia. È denegata giustizia. Che, nella sua inverosimile concretizzazione, si permette perfino di mortificare, censurandola aspramente, la pronuncia di un giurista raffinato, come il Dott. Raffaele Squitieri. Quello, nella cui Presidenza ed amministrazione della Corte dei Conti non erano neppure ipotizzabili, per assoluta e categorica impossibilità, gli scandali emersi da ultimo, con ben altri vertici…

 

I precipizi attuali…

Scandali, che oscillano, come pendoli impazziti, dagli aspetti penali ai biglietti omaggio, quelli distribuiti a profusione da Malagò, il presidente del coni, come s’è riferito nella puntata n. 94. I ticket di favore, dei quali ha usufruito, a piene mani, per fare un esempio illustre, il disinvolto Roberto Benedetti, presidente della Corte dei Conti del Lazio, ossia quella che avrebbe dovuto vigilare proprio sui… conti del coni di Malagò… E poi, ci si chiede perché mai l’Italia precipiti sempre più giù… Due modeste chiose conclusive: la fissazione, addirittura all’11 febbraio 2020, della decisione nel merito della questione, è un’autentica, terribile, bruciante fondellata, che impone la risposta tranchant, alla quale s’è già fatto cenno: l’abolizione dei ricorsi al TAR del Lazio, come ultima spes, per le società. Con una pennellata aggiuntiva: il diritto al risarcimento, al quale ha fatto cenno sempre il TAR del Lazio nell’innanzi richiamata ordinanza. Per un caso del genere, quello dell’Audace Cerignola, quale risarcimento e di quale entità potrebbe mai essere giudicato proporzionato? Ed, infine: ma è gioco del calcio, o gioco del risarcimento?

95. SEGUE