Calcio malato: L’avvocato di Sibilia ipotizza addirittura complotti “contro” Cosimino. L’arbitro Cakir, il “turco napoletano”. Incredibile: Tavecchio si candida a Sport e Salute! – QUARANTUNESIMA PUNTATA

I nostri affezionati lettori ricorderanno il sogno, magico e premonitore, del nostro collega di Calcio malato, da tutti noi soprannominato “Van Wood”. La visione onirica è stata raccontata nella trentanovesima puntata, quella di sabato scorso. Terranno a mente, i lettori, che, nel film del sogno, uno degli uomini in nero, prima di essere brutalmente espulso, dal gruppo “quasi total black”,  obiettò timidamente, al suo capo, il capitan Infingardo, come fosse davvero il colmo, ipotizzare un complotto contro. Contro la compagnia commissariante, provvisoriamente (da tre anni e mezzo!) al comando. Contro il potere federale. Nella sostanza, contro Cosimino l’occhiolino Sibilia. 

La congiura della congrega (o parrocchiale)

D’altro canto, l’ardita idea del complotto contro è stata (non in un sogno, ma nella realtà, nuda e cruda, del Tribunale di Napoli, all’udienza del 27 febbraio scorso) fantasiosamente tirata in ballo dall’avvocato difensore della lega dilettanti, di Sibilia, del comitato campano e, molto in subordine, di Barbiero. Ma è stata, anche, immediatamente spazzata via proprio dal Giudice dell’Udienza Preliminare, la severa ed inesorabile Dott.ssa Giovanna Cervo.  Con una frase lapidaria, rivolta all’innanzi segnalato avvocato.

 

Le parole come pietre del G.U.P., Dott.ssa Giovanna Cervo

Parola più, parola meno, l’ammirevole Dott. ssa Giovanna Cervo aveva stigmatizzato, in udienza, il difensore di Sibilia: “Avvocato, ma lei veramente ritiene che io possa credere a questo genere di cose”? Cioè, è utile ribadirlo: credere, nientemeno, all’arditissima, bizzarra tesi di un complotto contro Sibilia, di una congiura, di una cospirazione… Ebbene, non guasterà un sintetico riepilogo dei “complotti parrocchiali”. Ovvero, quelli orditi (ed eseguiti) dalla parrocchia federale. Dalla congrega commissariante. Così, tanto per rinfrescare un po’ le idee e rinverdire le memorie labili…

 

Il bollettino parrocchiale n. 3

Ed invero, nella triste e cupa telenovela del comitato campano e della lega dilettanti, edizione dal 10 novembre 2014 in poi, i complotti sono tutti di un unico segno. Di un’unica matrice. Di un’unica origine. Non a caso, questo bollettino parrocchiale n. 3 è interamente riservato all’elenco dei complotti. Dei quali, nessuno escluso, Calcio malato ha già relazionato i suoi affezionati lettori. Ma che è significativo ed istruttivo riassumere…

 

L’elenco dei complotti 

Diamo il la all’impressionante repertorio (ce n’è per tutti i gusti), o, calcisticamente, alla distinta ufficiale dei complotti, da Tavecchio e Malagò in poi, passando attraverso l’esecutore Cosimino:

1) anti-democrazia assembleare: come, ad esempio, quelli modificativi delle norme nazionali sulle assemblee;

2) elitari, o anti-democratici: come l’autentica contraddizione in termini di aver riservato ai presidenti dei comitati regionali (in Campania, addirittura al commissario De Fiore, un non eletto, un nominato!), sottraendola ai delegati assembleari, la potestà di voto, per l’assemblea che, addirittura, portò al potere, in lega dilettanti, l’ossequioso (a Tavecchio) ed inverosimile Nino Cosentino;

3) anti-economici: ad esempio, per via delle consulenze iperuraniche. Quelle dell’avv. Lucio Giacomardo e di tale Dario Tozzi della Labet, per un totale mensile di ventimilaseicento euro;

4) anti-società del comitato campano, volendoli catalogare in un’unica categoria (sarebbero molte di più…), ossia, le macchinazioni contro gli interessi, sportivi ed economici, delle derelitte società: ammende stratosferiche; deferimenti disciplinari incessanti, finalizzati innanzitutto al recupero economico (la gestione commissariale costava tanto…); incassi coattivi a raffica, non di rado immotivati; soprattutto, premi assicurativi, di calciatori e tecnici, spropositati, per un importo annuo complessivo, in seno alla lega dilettanti, di decine di milioni di euro;

5) il cinico martellamento pneumatico, con finalità di rieducazione in stile cambogiano, alla Pol Pot, con lo strumento dei deferimenti, affinché le società capissero da che parte spirava il vento. Ma… solo fino ad un certo punto: ad esempio, le società campane non sono state mai deferite per illecito sportivo (la fantasia giacomardiana, della quale s’è già scritto);

6) trame anti-trasparenza amministrativa, ossia, ad esempio, contro la norma della periodicità annuale dei bilanci: mai pubblicati, nel comitato campano, da quello del 2014/2015 a quello del 2017/2018, ovvero per quattro esercizi finanziari consecutivi, tranne un simulacro, apparso, quasi come un fantasma, a dicembre 2016;

7) le cortine fumogene dei bluff sui risparmi, proclamati, ma mai realizzati: ad esempio, quello della riduzione di un euro sul premio assicurativo singolo, il quale è rimasto, invece, inalterato (e misteriosissimo);

8) l’agguato anti-delegati assembleari, per consentire, attraverso il preliminare deferimento ad orologeria di quelli legittimamente eletti, l’ascesa di personaggi altamente improbabili (tra i quali, addirittura, il custode del campo sportivo di Agropoli, del quale Calcio malato ha già scritto) e per propiziare l’elezione indisturbata di Sibilia a presidente della lega dilettanti;

9) l’ostruzionismo anti-democrazia assembleare (ancora…): ossia, la pervicace ostinazione di Sibilia, all’epoca commissario in Campania, contro la convocazione dell’assemblea elettiva campana del 4 luglio 2016, chiesta, inoppugnabilmente, dalla quasi totalità delle società del comitato;

10) la ciliegina, della quale Calcio malato ha già in precedenza riferito, di tale Tania Mastellone (guarda caso: cognata di Felicio De Luca, l’uomo-ombra di Sibilia), che ha addirittura firmato una dichiarazione,  utilizzata nell’udienza al Tribunale di Napoli, per ottenere, dal giudice, il diniego dell’assemblea chiesta per il 4 luglio 2016. La dichiarazione della Mastellone fu qualificata come non veritiera (quindi, falsa) dalla corte federale d’appello della figc, ma, ovviamente, quand’era troppo tardi… E la disinvolta Mastellone è stata cooptata dal comitato campano, a spese delle società, addirittura come vice centralinista, evidentemente a titolo di premio per il servigio reso;

11) con la gentile collaborazione della procurella (piccola procura) federale, la punizione delle società campane che s’erano apertamente opposte al diniego di convocazione dell’assemblea innanzi detta (quella richiesta per il 4 luglio 2016);

12) con la consueta, solerte collaborazione della procurina (la procura piccolina) federale, il deferimento disciplinare a carico delle società che, in occasione dell’assemblea di dicembre 2016 (quella per l’elezione dei delegati assembleari), avevano stigmatizzato alcune violazioni normative, da parte della gestione commissariale sibiliana;

13) il complottone anti-giudici sportivi, esaurientemente certificato dal procedimento penale in corso al Tribunale di Napoli, su denuncia degli avvocati Filippo Pucino e Gaetano Annella;

14) il complotto anti-verità, indirettamente, ma limpidamente, attestato dall’appena cennato procedimento, imperniato sul rinvio a giudizio penale, chiesto dall’acuto e meticoloso Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone, a carico di Andrea Vecchione, segretario “di ritorno” al comitato campano sibiliano;  

15) la serie di macchinazioni anti presidenza Pastore, anch’esso, generosamente, da Calcio malato ricomprese in un’unica categoria. Di esse, questa rubrica ha già riferito nelle precedenti puntate. Basti, in questa circostanza, ribadire tre soli esempi. Il primo: le raccomandate anonime (ovvero,  apocrife, con mittente “di fantasia”), spedite dall’ufficio postale di Casoria, subito dopo l’inizio delle ostilità, ossia dopo l’assemblea della lega dilettanti del 10 novembre 2014. Quelle lettere anonime, od apocrife, furono inviate, a cura e per mano dell’avv. Gennaro Mocerino, cognato dell’avv. Salvatore Colonna. Il secondo: come definire, altrimenti, quel che si verificò, di davvero grave e torbido, degno di un’inchiesta di natura penale, a fine febbraio 2017, all’hotel Ambassador di Napoli? Il terzo: l’assurda accusa di illecito sportivo, mossa, con impudicizia inverosimile, a Pastore. Come se l’allora presidente, prima delle partite, potesse suggerire alle società l’utilizzo, per chissà quali fantasiosi motivi, di calciatori non tesserati. Si badi bene: le società sono, da sempre, le uniche responsabili dell’impiego dei calciatori in gara. Tant’è che firmano, prima della gara, la dichiarazione di responsabilità in calce alla distinta. Quell’accusa, ridicola, è stata svergognata dalla stessa corte federale d’appello della figc (si rivedano i casi, dei quali Calcio malato ha già riferito, della Rinascita Cava 2000, della Nereo Rocco e della società Kaos Reggio Emilia Calcio a Cinque). Ma la pateticità dell’accusa risiede anche nella circostanza che mai le società campane (proprio esse, le cui gare erano strumentalmente servite per accusare assurdamente il presidente Pastore) sono state deferite per illecito sportivo. Il che, davvero, configura il colmo dei colmi. Giacomardianamente. Sibilianamente. Nello stile giuridico-sportivo della procurella (piccola procura) federale;

16) come qualificare, altrimenti, il mistero dell’improvvisa sostituzione, da segretario del comitato, di Andrea Vecchione con tale Marco Cilio, oppure quello, ancor più indecifrabile, del reintegro di Vecchione nel suo ruolo e nelle sue funzioni? E via complottando. Si potrebbe proseguire, nella distinta ufficiale. Ma riteniamo di aver offerto un eloquente (e, per ora, sufficiente) ventaglio di esempi.

 

Calcio malato non arretrerà… 

Sui complotti e su tutto ciò che li circonda, in ogni caso, Calcio malato, per sete di verità e di giustizia, non arretrerà di un millimetro. Su di essi, anzi, questa rubrica sta approfondendo i propri accertamenti. Li sta letteralmente sviscerando, com’è dovere di un giornalismo d’inchiesta, che intenda essere degno di tale definizione. Indagherà con tutto il sacrosanto, indignato impegno.

 

Chi la fa, l’aspetti… 

Per raccogliere e sottoporre all’attenzione della pubblica opinione non ipotesi di fantasia, ma documenti, atti e misfatti. Dei quali darà conto e ragione, puntualmente, ai propri affezionati lettori. Non di certo a coloro che vorrebbero, strumentalmente, vedere complotti ed ombre dappertutto. Ma che volete farci? È tutto, rigorosamente, nella logica. Come insegna il proverbio, “chi la fa, l’aspetti…”.

 

Le trame ed i complotti dei frati commissarianti. Il priore Cosimino, se lo conosci, lo eviti… 

D’altro canto, il vero complotto dei complotti è quello che consente, alla congrega, o confraternita, dei Frati commissarianti, retta dal sommo priore, fra’ Cosimino da Avillino, di continuare a gestire, dopo tre anni e mezzo, quarantadue mesi, quasi milletrecento giorni, il più incredibile commissariamento della storia del calcio nazionale. E, quanto a Cosimo Sibilia, la dipintura, scultorea, da lapide funeraria, fu un impareggiabile copyright del Corriere della sera, nel suo “panino” campano, il Corriere del mezzogiorno, del 21 novembre 2017. Titolo, a caratteri cubitali: “Figc, da alleato a ‘pugnalatore’: chi è Sibilia”.

 

Il “pizzino” dell’avv. Salvatore Colonna, all’epoca consigliere federale

E che dire (a proposito, ma a che numero di complotti siamo giunti?) del “pizzino”, ovvero del messaggio autografo di Salvatore Colonna, indirizzato al presidente Pastore, per informarlo del complotto, che si stava ordendo ai suoi danni? Era, ovviamente, un Colonna (all’epoca, consigliere federale) pre-lettere anonime, quelle spedite dal cognato, Gennaro Mocerino.

 

Il testo integrale del “pizzino” di Colonna

Di codesto, impressionante “pizzino”, del quale Calcio malato è venuto in possesso, riportiamo integralmente il testo, di seguito. Esso sarebbe sufficiente, da solo, per certificare da quale parte siano provenuti e siano stati originati i complotti, nel periodo, che, orientativamente, va dal 5 dicembre 2012 (data dell’elezione, con commovente standing ovation, di Enzo Pastore a presidente del comitato campano) ad oggi. Eccolo (su foglio intestato del suo studio legale, allora ancora attivo, scritto di proprio pugno da Colonna e con la sua firma, in calce): “NA, 27/01/2014 – Caro Enzo, fonte privilegiata romana mi comunica di un iperattivismo del duo Gagliano-Sibilia in direzione ‘massacro’. È questo il motivo per cui venerdì u.s. ho chiesto di parlarti… Mercoledì 29 sono a tua disposizione dalle 13 fino alle 20”. (segue la firma di Salvatore Colonna). Qualcuno, a questo punto, potrebbe ancora credibilmente obiettare, sui complotti? Ci può essere ancora chi creda, addirittura, per paradosso dei paradossi, ad un complotto contro Sibilia?

 

L’attualità mortifica il comitato dell’era commissariale

Ed ora, veniamo all’attualità. Che, di certo, non appare più confortante, per la gestione commissariale del comitato campano. Ad ogni giro, un cavalier per terra. Ad ogni puntata di Calcio malato, l’ennesima novità deprimente. Stavolta, siamo costretti a segnalare la disavventura occorsa all’Audax Cervinara. Una società del campionato campano d’eccellenza, dimenticata dai selezionatori della rappresentativa campana di categoria ed, ancor più, dal solito, incorreggibile segretario, l’ormai disorientato Andrea Vecchione, nonché dal sempre più inadeguato commissario, Luigi Barbiero. I quali due, incorrendo nell’ormai solita figuraccia, o figurina da collezione, hanno firmato il consueto comunicato ufficiale (pardon: bollettino parrocchiale) superficiale ed approssimativo.

 

Convocati per la rappresentativa d’eccellenza, nel giorno del recupero con la Virtus Avellino, due calciatori dell’Audax Cervinara

Alle spicce: sono stati convocati, per un raduno della rappresentativa di categoria, due calciatori dell’Audax Cervinara. Il duo Vecchione- Barbiero ha, però, trascurato il piccolo particolare (Giusy Ferrero) che, nello stesso giorno dell’improvvida convocazione, la società caudina aveva un impegnuccio-uccio-uccio: la gara di recupero con la Virtus Avellino. E si dichiari fortunata, l’Audax Cervinara, se, per l’assenza alla convocazione dei suoi due atleti, non sarà deferita. E già: ma, invece, proprio Vecchione e Barbiero, i due superficialoni, perché non dovrebbero essere deferiti a loro volta? Nel comitato campano, la legge è uguale per tutti? O prevale il mitico, orwelliano maiale Napoleone, “più uguale degli altri”?

 

Joe Ricci, amico e “pupillo” di Cosimino, dequalificato su Il Corriere dello sport e sul web 

Joe Ricci, il presidente dell’Audax Cervinara 1935, amico e “pupillo” di Sibilia (nonché dell’improbabile ed inadeguato Domenico Giulio Iacoviello, delegato assembleare e padre del delegato provinciale di Benevento…), è stato pesantemente dequalificato, sugli organi d’informazione ed, in particolare, sui giornali on line e sul web, ma, anche, letteralmente svergognato sui siti. Accantonando le contumelie e gli improperi on line, basti, per tutti, Il Corriere dello Sport, che ha dato, anche on line, mercoledì 6 febbraio scorso, rilievo nazionale alla notizia della profonda crisi societaria della società caudina. La segnalazione è avvenuta attraverso l’articolo, sparato per divulgare il comunicato stampa dall’esasperato gruppo dei calciatori e dei tecnici della squadra caudina, intitolato: “Venuta meno la fiducia nella società”. Il comunicato lascia poco spazio agli equivoci: “L’immobilismo del club preoccupa e lascia poche speranze per un futuro roseo”.

 

Quale sarà il percorso in coppa Italia dilettanti? 

Eppure, l’Audax Cervinara rappresenta la Campania nella fase nazionale della coppa Italia dilettanti, avendo vinto la finale regionale, in esito ad una gara molto discussa, molto controversa e densa di polemiche sull’arbitraggio. Il comunicato  dei calciatori e dello staff tecnico, prosegue: “… la squadra… continuerà ad allenarsi ed a preparare la partita prevista in casa contro il San Vito Positano in attesa di un repentino e definitivo cambiamento dell’attuale… preoccupante immobilismo societario…”.

 

Traduzione: Joe Ricci, deciditi a pagare gli stipendi arretrati!

Tradotto dallo strano stile, corretto ma in politichese, un tantinello fuori luogo, in un ambito sportivo, il senso concreto del comunicato è questo: “Joe Ricci, deciditi a pagare gli stipendi arretrati”!  Un’altra rogna, l’ennesima, per il commissario fantasma, Luigi Barbiero. Che appare al comitato, come una lucciola, brillando nelle tenebre. Per pochissime ore complessive a settimana… Che speranze possono mai nutrirsi, che Barbiero si occupi di una vicenda a tal segno deprimente, per il calcio campano, assurdamente affidato alle sue “non cure”? Alla sua, in sintesi, ingiustificabile noncuranza?

 

Cervinara in fermento… 

E già. Ed, infatti, da un lato, a Cervinara, si registra un vivace fermento popolare, anche per umana reazione alla nefasta sorpresa di un presidente, Ricci, che ha versato solo i “rimborsi” di settembre ed ottobre 2018 e, poi, da dicembre in poi, ha solo fatto promesse e proclami a vuoto. È giusto puntualizzare che il pubblico settimanale, a sostegno dell’Audax Cervinara, è costantemente, se non il più numeroso ed appassionato in assoluto, uno dei primissimi, nella Campania del calcio dilettantistico.

 

Il sindaco di Cervinara interviene, su impulso di Giacomo Silietti

Nella preoccupante contingenza, s’è attivato immediatamente Giacomo Silietti, un dirigente cervinarese esperto, energico ed appassionato. Uno di quegli autentici tifosi, col sangue del calcio nelle vene. Nel frattempo, messo al corrente del predetto, preoccupante comunicato stampa, il sindaco del comune caudino (il folcloristico, ma pragmatico ed efficiente Filuccio Tangredi: un’autentica istituzione, nel territorio) ha preso in pugno la situazione. Lo fece, con successo, già tanti anni or sono, quando la società rischiava di scomparire dal calcio. Invece, dall’altro lato, ovvero al comitato campano, il commissario Barbiero, verosimilmente, si frega le mani. In coppa Italia, infatti, l’Audax Cervinara deve affrontare, nella gara di ritorno, proprio una società pugliese, il Casarano Calcio, notoriamente molto vicina al Barbiero di Sibilia…

 

Il caso San Giorgio La Molara: povero tesseramento campano…

Sul comunicato ufficiale (il bollettino parrocchiale, secondo Cosimo Sibilia, per bocca del suo difensore, all’udienza preliminare del 27 febbraio scorso) n. 96 del 28 febbraio 2019, alla pag. 1821, è stata pubblicata (o comunicata ai fedeli) la delibera (o paterna raccomandazione), relativa al ricorso, alla commissione sportiva d’appello territoriale del comitato campano (nella circostanza, riunitasi con l’avv. Arturo Frojo, presidente, e con gli avvocati Stefano Selvaggi e Nicola Di Ronza, componenti), della Pol. San Giorgio (La Molara).

 

La delibera di tre avvocati…

Dal testo, saranno estrapolati gli stralci significativi, redatti, peraltro, in termini superficiali ed approssimativi: “avv. Arturo Fro… con provvedimento di gst delegazione di Benevento veniva accolto il reclamo proposto dallo Sporting Ariano… tutti i calciatori della Pol. San Giorgio avevano partecipato all’incontro senza essere tesserati… ha proposto reclamo davanti a questa corte la Pol. San Giorgio chiedendo, in via preliminare, l’annullamento della sentenza per inammissibilità… il reclamo dello Sporting Ariano… indirizzato alla ‘commissione disciplinare territoriale’ ed inviato al comitato regionale Lazio e per conoscenza a quello della Campania…”.

 

Correttezza procedurale?

La paterna raccomandazione del parroco officiante prosegue: “… appare evidente la correttezza procedurale del reclamo che è stato proposto all’organo competente aldilà della denominazione usata… in data 2/11/2018 erano state presentate le relative richieste” (di tesseramento dei calciatori) “(con il dovuto versamento della somma all’uopo dovuto) ma che la società non aveva verificato presso l’ufficio la regolarità delle stesse, tant’è che solo in data 9 e 10 gennaio 2019 la società completava la richiesta con l’apposizione della firma digitale…”.  

 

Reclamo rigettato e tassa reclamo incamerata…

La conclusione della “delibera” (o paterna raccomandazione) è implicita: reclamo respinto, motivazioni e documentazione della Pol. San Giorgio disinvoltamente ignorate, tassa reclamo (cioè, quel che più conta, nella gestione commissariale…) incamerata… S’è detto, poc’anzi, dei termini superficiali ed approssimativi, che connotano la “delibera”, trascritta a stralcio. Ebbene, forse Calcio malato è stato anche di manica larga.

 

Fior da fiore…

Ci limiteremo a riportare, di seguito, “fior da fiore”, come amava scrivere un personaggiuccio da dozzina, alcuni brani della “delibera”, innanzi trascritta: “il reclamo dello Sporting Ariano… indirizzato alla ‘commissione disciplinare territoriale’ ed inviato al comitato regionale Lazio e per conoscenza a quello della Campania…” e, subito dopo, “appare evidente la correttezza procedurale del reclamo che è stato proposto all’organo competente”. Correttezza procedurale, o, semmai, “rispetto, o corrispondenza, sostanziale”? Ancora: aldilà della denominazione usata…”.

 

L’aldilà può attendere…

Siamo costretti a rammentare alla pomposa “corte” campana che l’aldilà è tutt’altra entità, rispetto alla locuzione avverbiale “al di là”… Ma pazienza: le altezzose “corti”, di tanto in tanto, scivolano… Solo che la “corte” sibilian/giacomardiana non s’è ancora accontentata, dei suoi sfondoni… Osservate quest’ultima perlina: “con il dovuto versamento della somma all’uopo dovuto”.  Dovuto, ripetuto due volte, in sequenza. Per di più, sciattamente, al maschile… Senza dire che la gara non s’è disputata il 31 gennaio 2019 (come indicato dalla corte), ma il 1° dicembre 2018. Insomma, una catastrofe…

 

Una peculiarità: Apice ombelico del mondo…

Sarà utile, per inquadrare la questione, qualche chiarimento. La gara era del campionato provinciale “giovanissimi under 15”. Un campionato che, da solo, con il suo misero numero di società partecipanti, attesta il precipizio della delegazione di Benevento. Ad ogni buon conto, il 2 novembre 2018 è stata depositata, dalla Pol. San Giorgio, la distinta dei tesseramenti. Che viene protocollata in data  25 ottobre, ovvero otto giorni prima… Mazza e uno… Le visite mediche sono tutte antecedenti al tesseramento.

 

Mancava la firma digitale 

È vero, mancava la firma digitale, ma l’incompetente delegazione di Benevento aveva accettato i tesseramenti a mano, rilasciando una ricevuta, a firma di un membro della delegazione (Nazzareno Orlando, di… Apice), con il timbro della delegazione. Dunque, sulla base del principio di affidamento, disinvoltamente ignorato dalla “corte” giacomardian/sibiliana, era tutto ok, con la sola condizione sospensiva di eventuali tesseramenti precedenti, aut similia. Ebbene, di tutto ciò, nemmeno l’ombra. Quindi, di nuovo, tutto ok. Ma non al comitato campano sibilian/iacovelliano…

 

Gli aspetti della vicenda

Come si faceva cenno, la distinta dei tesseramenti dei giovani calciatori della Pol. San Giorgio è stata protocollata alla delegazione di Benevento, presso quelli che potrebbero essere definiti gli uffici della famiglia Iacoviello (un’altra peculiarità della gestione commissariale di Sibilia: il padre delegato assembleare; il figlio delegato provinciale). In concreto: una sorta di osteria a conduzione familiare, sul modello del disinvolto calabrese Nino Cosentino, del quale Calcio malato ha già scritto…

 

Errata, dalla delegazione iacoviellian/apicese, perfino la data del protocollo…

L’erronea data di protocollo (gravissima: antecedente di cinque giorni – il 2 novembre il deposito; il 28 ottobre il protocollo – quella effettiva, con potenziali implicazioni assicurative e sportive) attesta il livello di una struttura federale provinciale, affidata ad un incompetente della più bell’acqua, Vincenzo, il giovane rampollo dell’avv. Domenico Giulio. Il primo delegato provinciale, il secondo delegato assembleare… Mancano il cagnolino, il gattino ed il canarino (che sarebbero stati, per il vero, simpaticissimi). Ma non mancano, come s’è osservato, i cittadini apicesi, compaesani della famiglia Iacoviello…

 

Codesta è giustizia sportiva? 

Ma il comitato campano, con i suoi solerti organi di cosiddetta giustizia sportiva, anziché rampognare gli incompetenti (come s’è documentato) al suo servizio, se la prende solo con le incolpevoli società… Dunque, il comitato regionale e la delegazione sannita non si accorgono che il tesseramento è anomalo, incompleto, non perfezionato, ma  è stato accettato e preso in carica il 2 novembre, con contemporaneo addebito della bellezza di 312,32 euro. A questo punto, c’è da chiedersi: ma qual è, di grazia, il compito dell’ufficio tesseramento? Verificare o no le date, verificare o no la regolarità?

 

E dire che il giudice sportivo di Benevento aveva tentato…

Deve aggiungersi che il giudice territoriale di Benevento aveva, molto correttamente, rigettato il primo ricorso dello Sporting Ariano, in quanto generico, come da antico insegnamento della caf (commissione d’appello federale). Non è stato mai concepito, invero, un reclamo non motivato, ma “basato” su una generica dizione, che accusava la Pol. San Giorgio di aver schierato in campo tutti calciatori non tesserati, senza alcuna specificazione delle eventuali, effettive irregolarità.

 

Lo Sporting Ariano insiste

Ma lo Sporting Ariano non desiste e ricorre in appello. La “corte” annulla la decisione del  giudice sportivo della delegazione e gli rimette gli atti. Il giudice sportivo, avv. Bruno Marra, atterrito, si rimangia la sua precedente decisione: che, si ribadisce, era quella giusta… Si dà il caso (è doveroso precisarlo, per completezza d’informazione) che lo Sporting Ariano sia è una società pupilla dell’inadeguato delegato assembleare, avv. Domenico Giulio Iacoviello.

 

E lasciamo correre tutto il resto…

Sorvoleremo, a pie’ pari, su altre considerazioni, che pure sarebbero pertinenti. Ma la delibera della “corte” non può restare inosservata e senza conseguenze concrete. In pratica, essa ha legittimato la superficialità (dopo il caso San Giorgio La Molara, un ricorso potrà essere intestato ed indirizzato a fantasia), ma, soprattutto, ha introdotto un nuovo principio, rifiutando quello, giuridico-sportivo, dell’affidamento.

 

Le società “tentino” un reclamo, dopo ogni gara: con questa giustizia sportiva campana…

Un principio, facendo leva sul quale, dopo ogni gara, la società sconfitta, o insoddisfatta dell’eventuale pareggio, potrà tentare la carta del reclamo per la posizione irregolare di tutti i calciatori della società antagonista. E brava, la csat campana! Da oggi, la soprannomineremo, a ben giusta ragione, corte di controllo territoriale dei tesseramenti (cctt).

 

Dov’è finita la giustizia sostanziale di S.E. Alfonso Vigorita?

S.E. Alfonso Vigorita, giurista insigne, del quale Calcio malato ha già scritto, insegnava, con le sue ineccepibili, mirabili decisioni (quale presidente della corte d’appello federale, la mitica caf) che quella sportiva è giustizia di sostanza, non solo di forma. Ma, forse, è un concetto troppo arduo e di troppo problematica decifrazione… Tuttavia, la sostanza della vicenda non muta: atteso che nessuno dei tesserati della Pol. San Giorgio è risultato in posizione irregolare, qualcuno dovrebbe spiegare a cosa siano mai serviti il tesseramento, le visite mediche, il versamento di quasi venti euro a calciatore, nonché a quali principi risponda la dematerizlizzazione del tesseramento.

 

E che costi indecenti…

Un inciso conclusivo: per 16 calciatori infraquindicenni, la Pol. San Giorgio s’è beccato un addebito di 312,32 euro, ovvero, come si accennava, di quasi venti euro per singolo calciatore. Al riguardo, non possiamo esimerci dal complimentarci con Cosimo Sibilia e con Vito Tisci, l’incompetente e noncurante presidente nazionale (addirittura nazionale!) del settore giovanile, oltre che presidente del comitato pugliese (eccoci al cospetto dell’ennesimo Mandracchio federale). Sibilia aveva promesso e garantito risparmi a iosa. Eccoli, i suoi risparmi…

 

Quando Pastore costrinse Tavecchio a rimangiarsi il raddoppio dei prezzi… 

Si pensi che, nel corso della sua presidenza, Enzo Pastore costrinse Tavecchio (che aveva raddoppiato, da 7 a 14 euro, il costo del singolo cartellino di calciatore giovane) a ridimensionare di nuovo l’onere a 7 euro. Ora, con Sibilia, il costo è quasi triplicato… E poi vorrebbero negare, codesti soggettini, di lavorare tutti per il re di Prussia: ovvero, a favore degli enti di promozione sportiva, quelli tanto cari al coni ed a Malagò… A meno che le motivazioni di codesti costi assurdi non siano di tutt’altro genere.

 

“In cauda venenum”: ma vuoi vedere che c’entra qualcosa, la presidenza Sordillo della Pol. San Giorgio?

C’è un altro piccolo particolare da non sottovalutare: il presidente della Pol. San Giorgio è Michele Sordillo, uno dei delegati assembleari, legittimamente eletti, che furono estromessi mediante un deferimento ad orologeria, come Calcio malato ha già riferito. Dal quale uscirono indenni, quei delegati legittimi. Ma troppo tardi… Ormai, Sibilia aveva conseguito il suo scopo, di sostituirli… Lo Sporting Ariano, viceversa, è amico degli amici. Vi dice qualcosa, tutto ciò?

 

Il comitato non si scomoda più… 

Un altro acuto rimpianto dell’epoca Pastore è che, in quel periodo serio, l’ufficio tesseramento comunicava alle società i tesseramenti irregolari. Ora, non più… L’inadeguato Gerardo Gargiulo può riposarsi. Certo, è entrata in vigore la dematerializzazione. Ma perché non avvertire le società, non più telegraficamente, ma on line, ovvero a mezzo e-mail, con una PEC? E perché non smetterla, con gli adempimenti inutili, che si accavallano oscenamente? In ogni caso, l’essenza della questione è che, forse e senza forse, la delegazione provinciale di Benevento sia un tantino al di sotto di un’organizzazione da Oratorio dei Salesiani, o dei Saveriani. Altro che comunicato del comitato campano equivalente ad un bollettino parrocchiale. W il parroco!

 

Il disinvolto Malagò riprende fiato e ricomincia a parlare… 

Malagò, negli ultimi giorni, ha parlato. Ha aperto bocca. Senza forse, vorrebbe cancellare la figuraccia di palta, rimediata con la “iena” Filippo Roma, della quale Calcio malato ha già riferito. E già, vorrebbe. Ma rimediare è impossibile. Ci vorrebbe una pietosa macchina del tempo. Ma non è in vendita… Sia come sia, il pariolino ha ripreso fiato.

 

Infantino delegittima gli stadi italiani

Malagò, furbone come sempre, ha “preso subito la palla al balzo”, come il personaggio femminile della canzone di Vasco Rossi, “Colpa d’Alfredo”. Al recente Executive football summit 2018/19, tenutosi a Roma, Gianni Infantino, il presidente della fifa, l’organizzazione mondiale del calcio, ha bollato d’infamia gli stadi italiani, con una scudisciata di quelle che lasciano, sulla pelle, uno sfregio permanente: “Gli stadi in Italia? Molto male. Va meglio in Gabon, che ha ospitato, sui suoi impianti, l’ultima Coppa d’Africa”. Nel Gabon, si sarebbero dovuti immediatamente ribellare, valutando l’ipotesi di denunciare Infantino per diffamazione, per il dequalificante (per il Gabon) accostamento al livello italiano degli stadi.

 

L’’impertinente Infantino sbeffeggia l’Italia del calcio… 

Ma il bizzarro ed indisponente presidente della fifa non s’è fermato a quella frase marchiata col fuoco, come sulla spessa cute dei bovini. Ed ha aggiunto: “Abbiamo parlato del mondiale in Qatar del 2022 e della possibilità di allargare la partecipazione a 48 squadre, perché vogliamo che partecipi anche l’Italia”. E, magari, avrà anche pensato: ma chissà se l’Italia, poi, si qualifica, tra le quarantotto… A questo punto è precipitata l’Italia, con i Tavecchio, i Ventura, ed ora, peggio che andar di notte, addirittura con i Sibilia…

 

Malagò e la palla al balzo…

Agile come un felino, Malagò s’è immediatamente catapultato sul succulento obiettivo. Su impulso di un’istantanea associazione d’idee: progetto di costruzione di nuovi stadi, in Italia; inevitabile che uno dei primissimi debba essere quello di Roma; il coni è prossimo a ridursi, e Malagò ben lo fiuta, nell’aria, a poco più di una bocciofila; il coni, inoltre, è stato frustrato, dalla sindaca Virginia Raggi, nei suoi progetti delle Olimpiadi a Roma (con obiettivi che possono agevolmente immaginarsi). Indi, intuito il piatto ricco dei nuovi stadi, Malagò ci si ficca…

 

Malagò si candida a presidente della Roma 

Infine, udite udite, il pariolino, sempre più in crisi d’astinenza da potere perduto, si candida a presidente della Roma, in crisi devastante. Malagò avrà programmato: tra stadio e presidenza della Roma, sai che pacchia… Appena fiutato l’affarone, che può originarsi dalle critiche di Gianni Infantino, il disinvolto gattone Giovanni Malagò s’è lanciato. Sull’affarone, tentando di ghermirlo al volo. O, almeno, s’è tuffato dentro l’oceano del potenziale affarone.

 

Ma Pallotta ed i romani, tutti sprovveduti? 

Come se l’attuale presidente della Roma, James Pallotta, nonché i concittadini di Malagò, i romani, fossero dei polli. Pur ammaestrati e resi cinici, scettici e diffidenti da tanti secoli di storia, di saggezza e di tragedie… Ci s’è tuffato, Malagò, tentando di immergervisi fino al collo, anche perché ha, ormai, capito che, al coni, come si accennava, non c’è più trippa per gatti.

 

Malagò: mi hanno proposto… 

Ed ha concluso: “In passato mi hanno proposto due volte di diventare presidente del club giallorosso”. E già: ma saremmo proprio curiosi di sapere chi gliel’abbia proposto. A quale titolo. Con quali requisiti per proporglielo. Un dato positivo, tuttavia, può ricavarsi da tutte queste considerazioni negative: Malagò, all’atto, è agitato, inquieto, insicuro. Vede nero, nel suo futuro. Perciò, è alla spasmodica ricerca di improbabili cunicoli, nei quali infilarsi. Manco a dirlo, gattoni…

 

Chi ha dimenticato, l’ostracismo al calcio di Malagò e di Sibilia? 

Come se tutti avessero già dimenticato l’ostracismo, silente, ma sottile e perfido, che il Malagò conista, oltre che anienista, opponeva al calcio. Un po’ come il suo imitatore, Cosimo Sibilia. Che, da presidente regionale del coni e da senatore, novello volpacchiottino della fiaba dell’uva di Esopo, non perdeva occasione per contrastare, delegittimare, offendere, ostacolare il calcio.

 

Il calcio è già immerso nei guai…

Conclusione: se ne stiano a casa, sia Malagò, sia Sibilia. Il calcio ha già tanti guai, da non potersi di certo permettere di aggiungerne altri… Comunque, in almeno due caratteristiche, Malagò e Sibilia sono davvero identici: una faccia tosta colossale ed un’incompetenza inarrivabile.

 

Cüneyt Cakir: con lui, le squadre italiane sono condannate a perdere…

Interessanti statistiche sono state pubblicate sul web, in questi giorni, successivamente all’esibizione dell’arbitro turno, Cüneyt Cakir, contro la Roma. I dati si sintetizzano in un succo, che parla da solo: su ventidue partite, di squadre italiane sottoposte alla tagliola Cakir, si sono registrate quattordici sconfitte (e due pareggi) dei nostri connazionali. Dunque, solo sei vittorie. Tra le altre, quattro sconfitte della Roma e tre dell’Inter (su altrettante gare: quasi un record).

 

Chi è Cakir

Nato ad Istanbul, quarantaduenne, ricco d’esperienza in campo internazionale, Cakir ha negato un rigore al giallorosso Schick, subito dopo averlo concesso al Porto. Per il Porto, il “turco napoletano” ha optato per la verifica VAR. Per la Roma, invece, s’è ostinatamente, cocciutamente rifiutato. Il presidente giallorosso, subito dopo la beffa dell’eliminazione dalla Champions League, si è sfogato sul canale Twitter della società: “Lo scorso anno, abbiamo richiesto il Var in Champions League perché ci avevano rovinato la semifinale. Contro il Porto, nonostante il Var ci fosse, siamo stati derubati”.

 

Pallotta aveva detto anche qualcos’altro… 

Per la verità, al presidente Pallotta è stata attribuita, sul web, un’altra frase, di pesante trivialità, sull’arbitraggio di Cakir e sul (sulla) VAR: “Sono stufo di questa…”. Lasciamo i puntini sospensivi all’intuizione (facile) del lettore… Certo, però, che, ormai, il calcio va a ruota libera. Senza alcun freno. Anarchicamente. Quel che più conta, con un comportamento, obiettivamente incompatibile con le prospettive di un progresso, quale che sia.

 

Prima che sia troppo tardi, intervengano i gestori dei diritti televisivi 

La verità, spietata, è che, ormai, solo i grandi colossi televisivi, gestori dello spettacolo calcio, del calcio business, possono intervenire, con sicure prospettive di successo. I Nicchi, i Cakir & compagnia arbitrante non accetteranno mai di sottomettersi alla tecnologia. Sono come gli islamici, per i quali sarebbe impensabile sottomettersi al genere femminile, o ad esso essere equiparati. È questione di un insuperabile motivo di principio, o di mero puntiglio. Se, invece, si scocciassero (come, prima o poi, si verificherà) i gestori delle pay-tv, angosciati dalle graduali, inesorabili contrazioni dei loro volumi d’affari, dai deserti che avanzano, gli arbitri dovrebbero rassegnarsi. E cedere su tutti i fronti.

 

L’inconcepibile “via di mezzo” 

A cominciare da quella tecnologia, che o c’è, o non c’è. L’odierna via di mezzo, ambiguamente intermedia tra la tecnologia ed il suo rifiuto preconcetto, è ancor più fastidisosa e molesta dello status quo. Quello che, per intenderci, potrebbe essere individuato in Arbitropoli 2006. In sintesi: basta, fondellare… Soprattutto, basta, essere fondellati. Soprattutto, da un’organizzazione di servizio, un dì nobile, qual è l’associazione italiana arbitri…

Le feroci critiche al calcio giovanile in Italia 

Estrapoleremo, dal sito web Giovanili Nazionali, la sua rigorosa e severa disamina sullo stato del calcio giovanile in Italia. Ha proceduto ad essa Marco Lepore, con un’acuta analisi in materia. Deve premettersi che, non a caso, il predetto sito ha trattato, di recente, la figura del procuratore nel calcio giovanile. Invero, fatte le doverose, limpide eccezioni (ad esempio, quella del giovane avvocato ischitano Roberto Iacono), il procuratore del calcio giovanile è un’autentica piaga.

 

“Genitori che pagano…” 

“Genitori che pagano allenatori e dirigenti per far giocare i figli, procuratori-faccendieri che si fanno pagare per portare i giovani calciatori da una società all’altra, padri e madri che pretendono di interferire nelle scelte tecniche perché pagano la retta al club. I settori giovanili del calcio italiano sono sempre più spesso strumenti di business privato, di corruzione, di intrallazzo. Non si insegna più la tecnica, non si fanno emergere i talenti, in campo ci va chi ha un padre o una madre che mette i soldi”.

 

Il manrovescio a Tisci… 

Marco Lepore prosegue: “Questo sistema perverso trova paradossalmente la sua matrice proprio nella normativa della federcalcio. La gestione dell’attività dei giovani calciatori è delegata al settore giovanile e scolastico… presidente Vito Tisci, già a capo del comitato regionale della Puglia”.  Come i nostri affezionati lettori possono constatare, non siamo affatto i soli, a ritenere l’ignoto Tisci un inadeguato in senso assoluto…

 

Il problema del vincolo di tesseramento 

A questo punto, il sito mette sul tappeto il problema, antico, del dibattito sul vincolo di tesseramento dei calciatori. Su quest’argomento, Calcio malato s’impegna a tornare. Con un’analisi dettagliata, fondata anche su dati statistici, che, nel frattempo, la  redazione di ERRE EMME NEWS raccoglierà. Nel frattempo, proseguiremo con gli stralci testuali dal sito “Giovanili Nazionali”: “È scontato quindi che l’obiettivo di una famiglia che punti a assicurare un futuro al proprio figlio con il calcio, non possa essere che quello di ottenere per il pargolo un tesseramento con una società professionistica. A qualsiasi costo, e cioè pagando”.

 

Le differenze col calcio di ieri 

Lepore indugia sulle distinzioni, rispetto all’organizzazione calcistica di decenni addietro: “Nel calcio del passato c’erano gli ‘osservatori’ che giravano per i campetti di periferia e di provincia a caccia di giovani promesse e segnalavano le loro scoperte ai club, spesso solo per la gloria o al massimo per un rimborso spese. Oggi, al loro posto, ci sono talent scout e soprattutto procuratori che promettono a genitori sprovveduti o illusi un tesseramento per il loro presunto campioncino in una società professionistica”.

 

Altro che meritocrazia… 

Il sito incalza: “A pagamento, beninteso. Migliaia di euro è la tariffa, oltre alla firma di un contratto di consulenza. Non conta che il ragazzino abbia davvero qualità e talento. Perché il procuratore è interfacciato con l’allenatore o il dirigente di questa e quella società e così il cerchio si chiude: il giovane calciatore ha un posto assicurato in squadra e gioca. A 18 anni però il sogno finisce e, salvo che non sia davvero bravo, il primo contratto professionistico non lo avrà mai. Molto spesso la carriera finisce qui”. A questo punto, l’articolo ricomincia l’analisi dell’argomento vincolo di tesseramento. Che, ribadiamo, tratteremo. Con dovizia di particolari. E con una corretta analisi delle tesi contrapposte.

 

E la federazione, dove s’è andata a nascondere? 

Le tesi in argomento possono ridursi, per grandi linee, a due. Sostanzialmente, sono quella, da un lato, dell’associazione calciatori e quella, dall’altro, delle leghe. Con la sola eccezione della lega dilettanti. La quale ha una sola visione, un solo obiettivo, un solo credo, un’unica finalità: gli interessi, personali, istituzionali, carrieristici, di Cosimo Sibilia. A qualsiasi costo. Alla stregua dei genitori dei giovani calciatori… Ma, a proposito, Gravina lo sa, di essere atteso anche a questa dura prova, di decidere finalmente una linea normativa ed organizzativa? Ovvero, proprio quel dilemma, quel bivio, che l’incredibile Tav ha sempre evitato di affrontare… Limitandosi, anch’egli, furbastro da strapazzo, a “fondellare”…

 

Matera e Pro Piacenza: “pro” tutto, meno che pro calcio… 

Le due decisioni della cosiddetta giustizia sportiva federale (questa volta, non può sussistere dubbio veruno: non sono equiparabili ad un bollettino parrocchiale), che esamineremo in questa quarantunesima puntata, sono state pubblicate da qualche tempo. Ma, come ci si riconoscerà, non c’era alcuna urgenza di segnalarle, vista la ripetitività e la reiterazione delle due vicende, che concernono due, tra le società più negative degli ultimi decenni… Tuttavia, poiché le vicende di Matera e Pro Piacenza sono sempre d’attualità e di monito per il futuro, riteniamo doveroso, anche per completezza, farvi cenno.

 

Il Matera Calcio 

Stralceremo testualmente, per brevità e per lineare chiarezza, dalla decisione: “Il tribunale federale nazionale – sezione disciplinare, in accoglimento del deferimento, irroga le seguenti sanzioni: per Rosario Lamberti, inibizione di mesi 8 (otto); per la società Matera Calcio Srl, punti 12 (dodici) di penalizzazione in classifica, da scontarsi nel caso in cui la società si iscriva ad un campionato organizzato dalla figc, e l’ammenda di € 1.000,00 (mille/00) per la contestata recidiva”.

 

Commentiamola, questa decisione

Mille euro d’ammenda. Un’inezia, per una società che ha devastato un campionato professionistico. Ma, d’altra parte, da dove li andrà a prelevare, i mille euro, la figc? Il vero succo è: le vuole aggiornare, la federazione calcio, le sue regole ridicole? E già, ma chi le dovrebbe modificare, correggere, migliorare? Mica il tavolo di Cosimo Capiluoghi Sibilia?

 

Il sindaco di Matera, ora, tace…

E, poi: sindaco di Matera, che ne dice? Ha letto? Ha preso atto che questa vicenda dequalificante del Matera Calcio, che, purtroppo, sputtana anche la Città dei Sassi, nonché la capitale europea 2019 della cultura, è nata non ieri, ma risale a molti mesi addietro? S’era mai curato, egregio sindaco, di accertarsi cosa stesse mai combinando, fin dal primo giorno della corrente stagione sportiva (o, magari, fin da prima…), la società di calcio della sua città? E vuole anche andare a controllare grazie a chi e con quali modalità s’è iscritto, il Matera Calcio, a quel campionato delle disgrazie, che è l’ex serie C? Altri dodici punti di penalizzazione, in aggiunta a quelli già inflitti a suo carico (come già riferito da Calcio malato, nelle precedenti puntate)… Una vergogna infinita… A maggior ragione, per la capitale europea, per gli incapaci (o altro?) controllori federali, per la federazione calcio e per la lega pro…

 

Ed eccoci alla Pro Piacenza 

Anche in questo caso, stralceremo, testualmente, dalla decisione: “Il tribunale federale nazionale – sezione disciplinare dichiara l’improcedibilità del deferimento in relazione alla società AS Pro Piacenza e irroga al sig. Maurizio Pannella, in accoglimento del deferimento, l’inibizione di mesi 6 (sei)”.

 

Revocata la sua affiliazione, la Pro Piacenza si sottrae alle sanzioni… 

A seguito della revoca dell’affiliazione, la società Pro Piacenza s’è “scansata” un’ulteriore punizione. Il tribunale federale nazionale s’è arreso, anche al cospetto degli omessi pagamenti dei primi stipendi ai calciatori, ai dipendenti, agli addetti, ai tecnici. S’è arreso, anche di fronte agli omessi versamenti dei contributi INPS. Insomma, l’ennesima Caporetto federale. Quanto ai controlli, che dire? Inesistenti, inefficaci, ultra-tardivi. Caporetto due, per la Pro Piacenza. Caporetto diecimila, a voler essere bonari, per i pur presuntuosi controllori federali. Ma fateci il piacere! Vergognatevi!

 

Tavecchio ha l’impudicizia di candidarsi a “Sport e salute” 

Il Ta-vecchio che avanza. Oppure, lo stravecchio che avanza. Lo sport che arretra. La notizia è deflagrata: Carlo Tavecchio, il peggior presidente federale della storia del calcio, si candida alla presidenza di Sport e Salute, la struttura governativa che sostituirà la coni servizi s.r.l. Come uno studente che, bocciato all’antico esame di terza media inferiore, avesse preteso di iscriversi all’Università…

 

La Lega vuole aggiungere il Tav alla Tav?

La Lega di Salvini ha già il micidiale problema della Tav. Ora, vuole piazzarci su anche il Tav, imbarcandoselo, a mo’ di indecorosa zavorra, per appesantire i passi del Governo? Non ci potremmo mai credere. Tavecchio punta sulla sua amicizia con Giorgetti, come scrive Fulvio Bianchi di “Repubblica.it”, uno di quelli prima nemici, poi menestrelli e laudatori sperticati del ragioniere di campagna. Il quale, tomo tomo, cacchio cacchio, conserva ancora posti di cassa nella lega dilettanti. E già, ma Sibilia non ha il coraggio di mandarlo via. Qualcuno vuole chiedersene il  recondito motivo?

 

Non si “abbuffa” mai… 

Tavecchio, com’è noto anche agli angioletti, non si sazia mai, di prebende. Mica gli fanno gola i centonovantamila euro di prebenda annua assegnata al presidente di Sport e Salute. No, ma per carità: non sia mai detto! Stravecchio (nato il 13 luglio 1943: tra pochi mesi, settantaseienne) arde dal desiderio di fare qualcosa per lo sport, che non ha mai praticato. Tavecchio e lo sport, o Tavecchio e il calcio. L’immagine è tutta nel breve video, che lo ritrae mentre, da solo, in tuta, davanti ad una porta di calcio (7,32 metri di larghezza), riesce a non segnare un gol, che, magari, s’era prefissato di realizzare, per mera scaramanzia. Non partenopea (il ragioniere di campagna è, notoriamente, contro il Sud, che, stupidamente, autolesionisticamente, l’ha sempre sostenuto…), ma brianzola. È, quella di Tavecchio con la porta spalancata innanzi a sé, un’immagine patetica. Oltre il ridicolo. Al di sotto del ridicolo. Che fa il paio con l’illusione tavecchiana di ammansire il lupo Sibilia, regalandogli la lega dilettanti: su un vassoio aureo, compresa la confezione elegante ed inclusi, nella gratuità, il fiocco ed il nastrino. E Sibilia gli ricambiò la cortesia, come scrisse Il Corriere della sera, nella sua edizione napoletana, pugnalandolo (si veda il paragrafo di questa puntata, intitolato Le trame ed i complotti…). Tav come Malagò: è inquieto, agitato, il potere gli manca, è come un drogato in crisi d’astinenza… Ma ci usi la cortesia, Tavecchio, di desistere. Non gli bastano, gli “infiniti lutti” che ha già cagionato?

 

Il curriculum di Tavecchio 

Te lo do io, Carlo Tavecchio… Di seguito, la trascrizione testuale di un brano di Wikipedia, alla voce Carlo Tavecchio: “Tavecchio (secondo quanto riportato da ‘Blitz Quotidiano’) avrebbe subito le seguenti condanne alla reclusione: nel 1970, 4 mesi per falsità in titoli di credito; nel 1994, 2 mesi e 28 giorni per evasione fiscale; nel 1996, 3 mesi per omesso versamento di contribuzioni previdenziali e assicurative; nel 1998, 3 mesi per omissione o falsità in denunce obbligatorie e 3 mesi per violazione delle norme anti-inquinamento e multe per circa 7.000 euro. Le suddette condanne, che complessivamente ammontano ad una pena di 1 anno, 3 mesi e 28 giorni di reclusione, sarebbero state ostative all’assunzione di ruoli dirigenziali nella figc. Tavecchio ha tuttavia chiesto e ottenuto la riabilitazione penale, beneficio che, sulla premessa del ravvedimento del condannato, estingue ‘ogni effetto penale della condanna’, ripristinando in toto la capacità giuridica dell’individuo. L’Autorità nazionale anticorruzione, con parere del 2016, ha confermato che il provvedimento di riabilitazione rende prive di rilevanza, ai fini del conferimento degli incarichi federali, le suddette condanne”.

 

Ma questa è comicità? 

Peccato, però, che il parere dell’Autorità anti-corruzione sia del 2016, ovvero successivo, di ben ventidue anni, rispetto alla prima carica nazionale di Tavecchio e, di ventinove, alla sua prima carica federale, di presidente (nel 1987) del comitato regionale Lombardia. Ma, in Italia, vale sempre il principio del maiale Napoleone: tutti siamo uguali, al cospetto della legge, ma c’è qualcuno che è più uguale degli altri…

 

Ma c’è ancora un altro Tavecchio… e poi un altro… e poi un altro… 

In ogni caso, a Giorgetti e Salvini vorremmo anche raccontare di un altro Tavecchio: quello sottrattosi, grazie ad un indecoroso Stefano Palazzi, al deferimento per l’ormai storica espressione su “Optì Pobà” mangiabanane; quello mai deferito per la frase di discriminazione di genere (sulle donne “che credevamo fossero handicappate, ma poi…”), sull’ebreaccio, sui “gay… contro i quali non ho nulla, ma stessero lontani da me, che sono normalissimo”.

 

Ma quanti Tavecchio ci sono? 

Vorremmo, anche, parlare del Tavecchio chiacchieratissimo per le assicurazioni, per i terreni di gioco in erba artificiale, per i relativi collaudi in regime di monopolio, per le illuminazioni a led, per le recinzioni perimetrali, per le montagne di gadget… Ed, infine, l’ennesimo Tavecchio, quello che ha in corso un procedimento penale a suo carico, per molestie sessuali ad Elisabetta Cortani, all’epoca in cui costei era dirigente della Lazio femminile. Giorgetti e Salvini: va bene così? O “non vi basta ancor”?

  1. SEGUE