Calcio malato: La procura federale modello Totò. Problemacci “avillinesi” per Sibilia. Gli arbitri napoletani… inesorabili contro il Napoli – TRENTESIMA PUNTATA

Tutti, o quasi, ci sovvengono, i cognomi “da macchietta” dei personaggi dei film di Totò: i cognomi che erano, insieme, un marchio, un simbolo, un messaggio. Che impareggiabile fantasia, quella del Principe De Curtis e dei suoi autori, sceneggiatori e registi! Decio Cavallo, che Totò storpiava in Caciocavallo, in Totò truffa 62, di Camillo Mastrocinque. Antonio La Trippa, de “Gli onorevoli” di Sergio Corbucci. Antonio Guardalavecchia, di “Chi si ferma è perduto”, altra opera di Corbucci. Il tipografo Giuseppe Lo Turco, che Totò “cuffiava” come Lo Turzo, o Lo Struzzo, o Lo Curto, o Turchetti, in “La banda degli onesti” di Mastrocinque.

La galleria, dei film di Totò, dei testimoni falsi e dei truffatori, d’eterna attualità…

Ebbene, a dimostrazione che Italia è stata, Italia è ed Italia sarà (sperando che, finalmente, abbia voglia di  cambiare…), due delle categorie “sociali”, dei primi anni dei film di Totò, erano quelle dei truffatori e dei falsi testimoni. Era il periodo degli splendidi Mastrocinque e Corbucci, i registi della coppia Totò e Peppino, senza dimenticare (ma quanti, bisognerebbe citarne ancora!) Stefano Vanzina, il grande Steno, il padre dei fratelli Vanzina. Quei film, di Mastrocinque e Corbucci, ancorché visti e rivisti decine di volte, ci fanno sempre “scompisciare” (per dirla alla Principe De Curtis) dal ridere.

 

I cugini Posalaquaglia

Indimenticabili, in tal senso, i cugini Dante (Totò) e Peppino (De Filippo) Posalaquaglia, di professione testimoni in tribunale, nel film “La cambiale”, di Mastrocinque. Il titolo del film, già da solo, evocava un’altra ossessione di quei tempi. La cambiale: un titolo, fondato sulla fiducia. E capirai, la fiducia… Ai tempi odierni, magari, il simpatico, allusivo cognome macchiettistico potrebbe essere aggiornato in Saltalaquaglia, considerata la frequenza dell’omonima abitudine, esercitata innanzitutto nell’infima politica attuale… Ma torniamo ai due cugini, Totò e Peppino. In tribunale, essi si prestavano (ovviamente, previo compenso: magari, con le maggiorate, anche in natura…) a dispensare dichiarazioni giurate, ma di comodo. Il record assoluto lo attinsero, quando testimoniarono a favore sia dell’una, sia dell’altra parte in causa. E il giuramento di dire tutta la verità? Sorvoliamo… L’effetto comico era garantito. Semplicemente ed irrefrenabilmente esilarante. Fino alle lacrime. Per eccesso di risate.

 

Quante associazioni di idee, ai film di Totò sui testimoni falsi…

Alla rubrica Calcio malato, i cugini Posalaquaglia (o, più modernamente, Saltalaquaglia) evocano alla memoria i “testimoni federali”. Quelli, per intenderci bene, non di  o per professione, non per mestiere, ma per necessità, se non per costrizione. Quelli, per dirla in breve, a difesa del proprio posto di lavoro… Ci vorrebbero proprio, due redivivi Mastrocinque e Corbucci (o un risuscitato Steno), per mettere in scena questi novelli soggettini, in un nuovo super-capolavoro.

Ma mai con i soggettini in versione originale, per carità. Troppo esangui, insignificanti, quasi perennemente depressi, se non “moribondi”. Ci vorrebbero, quindi, anche un Totò ed un Peppino De Filippo. E dove li si potrebbe mai scovare? Quanto al cafone para-pugliese (Caciocavallo), invece, un paio di idee, su qualcuno che potrebbe farlo rivivere sullo schermo nel 2019, ce l’avremmo. Qualcuno somigliante, non solo come slang, ma anche come cintura larga… Nonché, per il vero, qualcuno diametralmente opposto. Insomma, una coppia di cafoni pugliesi, modello Stanlio e Ollio.

 

Gli odierni “testimoni federali”

I cugini Posa o Salta la quaglia ci rimandano, irrimediabilmente, ogni volta che li rivediamo all’opera, alla procurella (piccola procura) federale. Che ci possiamo fare: è un’insopprimibile associazione d’idee. Che, per la verità, si estende anche al mitico film “Così parlò Bellavista”, un’altra scoppiettante esplosione di genuina napoletanità. Ci ritorna in mente… la scenetta ineguagliabile di quel caratterista, che, in tribunale, snocciola la sua mercanzia (in presenza dell’avv. Cascione, uno dei personaggi dell’opera): “Accendini… sigarette… testimonianze…”. Sì, proprio così: testimonianze a tanto al chilo, sfuse e a pacchetti. Forse, l’associazione d’idee scatta per le testimonianze contraddittorie, fra di loro conflittuali, in contrasto irreparabilmente stridente, acquisite (attenti: ne abbiamo le prove documentali…), come ci hanno spiegato e dimostrato, dall’organo cosiddetto inquirente della federazione calcio.

 

La procura federale no-limits…

Acquisite, dunque, con una disinvoltura oltre i limiti dell’estremo. No-limits, per far leva sulla sinteticissima lingua inglese. Gli amici di Calcio malato ci scuseranno. Sarà l’effetto della nausea. Ma proprio non ci vengono in mente, il nome ed il cognome di quel tale pomposo, altezzoso, autoreferenziale e tutto pieno di sé, finto-dinamico, che ci è stato dipinto nei dettagli e del quale ci è stata raccontata qualche storiella (compresa, ahinoi, l’irrecuperabile segnalazione del nome e del cognome), come rappresentante tipico della procurella (piccola procura) federale.

 

La dematerializzazione del tesseramento: assurdamente, nel 2015, in tutta Italia, ancora sotto il punto di partenza 

Nella forma e nella sostanza, proseguono nella descrizione i nostri informatori, il soggettino si trasformava e diventava, disinvoltamente, mieloso ed ossequioso verso l’avv. Giacomardo, che rappresentava un simulacro di parte civile, ovvero la lega dilettanti. Parte civile, la lega dilettanti, che era, poi, la responsabile diretta (ed unica) di quelle lacune spaventose nel tesseramento dei calciatori. Un argomento, sul quale saremo costretti a tornare. Si consideri soltanto, per ora, il paradosso dei paradossi: proprio quel presidente, messo sotto accusa, aveva proposto la soluzione della dematerializzazione del tesseramento. Ma chi, se non Tavecchio (e poi Sibilia, per anni ancora, fino a darvi inizio solo a luglio del 2018…) non aveva disposto l’avvio di codesta dematerializzazione?

 

Un soggettino, che non vi dico

Ma torniamo al tizio, al soggettino (e che soggettino!), con il nome e cognome alla Totò. Quello che parlava col tu (con ostentata strafottenza, nei confronti delle altre parti in causa) con l’avv. Lucio Giacomardo, da parte sua quasi compenetrato nella figura di un novello avv. Cascione del film di Luciano De Crescenzo. In concreto, dunque, il soggettino era l’opposto della moglie di Cesare, che doveva non solo essere, ma anche apparire degna del marito…

Il rappresentante della procurella (piccola procura) federale, invece, non si curava affatto di non apparire super-partes. Anzi, si sprecavano i Lucio ed i… mannaggia, non ci sovviene proprio, neppure il nome… Ci han detto che Giacomardo era particolarmente su di giri (ma, soprattutto, terribilmente responsabilizzato), per gli ottomilaquattrocento euro al mese, che s’era messi in tasca come consulente del comitato campano. Un importo, di per sé impressionante, satrapico, da sultanato arabo, ma che era stato probabilmente aumentato, da quando Sibilia l’aveva portato con sé, a guardargli le spalle, nella lega dilettanti…

 

Il tutto, sul groppone delle sventurate società 

E io pago… Ovvero, le società piangono… In modo diretto o indiretto, erano le società, a pagare il salatissimo conto a Giacomardo. Certi aspetti, però, da uomini di mondo, bisogna pur capirli. Non giustificarli, per carità. Ma, quantomeno, capirli… Giacomardo doveva, presso la corte federale d’appello, giustificare il suo compenso faronico, corrispostogli, in buona sostanza, per l’invenzione (poi, precipitosamente revocata, a risultato disciplinare conseguito…) del tabulato.

Doveva difendere l’ineccepibilità della sua genialata: quella del tabulato del tesseramento dei calciatori, sottoposto, sul campo di gioco, all’assurda verifica, a cura degli inesperti, inadatti, incompetentissimi (in materia giuridico-sportiva) arbitri dilettanti e del settore giovanile. Un’autentica scena comica, che avrebbe potuto avere perfino risvolti tragici. Messa in campo negli anni del commissariamento De Fiore, che non erano proprio più gli anni della diligenza postale, ma quelli iper-tecnologici, semmai, dei controlli on line. Che, ormai, imperavano dappertutto, anche in ambito sportivo, ma non nella pur ricchissima e sprecona lega dilettanti, era Tavecchio e, poi, era Sibilia…

 

Un film di Totò alla corte federale d’appello

Proseguendo nel racconto, che ci ha fatto sobbalzare decine di volte, ci han raccontato che, quel giorno, Sergio Santoro, il presidente della “corte”, diede il meglio di sé. Elegante per quanto possibile, acchittato di tutto punto, sapientemente impomatato, aveva organizzato una specie di rappresentazione giuridico-sportiva, con tanto di gentili signorine, probabilmente stagiste di diritto dello sport, se non, addirittura, uditrici giudiziarie. Alla corte federale… Cosa abbiano mai appreso, le gentili ed innocenti spettatrici, non si sa. Si desume solo che abbiano ringalluzzito il presidente Santoro, molto di più, ci han segnalato, del loro effetto su Giacomardo.

 

Ma, poi, la corte federale ha clamorosamente sconfessato il suo presidente, Sergio Santoro

Il lungo preambolo, speriamo non noioso, è stato inevitabile, per inquadrare quel che s’è verificato in seguito. Con quel simulacro di procedimento disciplinare di quel giorno, in linea con il più volte ribadito “Caro Peppino”, la procurella (piccola procura) federale diede il là alla cinica opera di distruzione dell’immagine di chi ha guidato il comitato campano nei suoi periodi di massimo fulgore. Non vale neppure la pena citarne nome e cognome. Quel che conta è il fatto. Lo bollarono per un illecito sportivo, inventato di sana pianta da Giacomardo. E da chi, se non da lui, che era il consulente giuridico-sportivo del comitato campano, già all’epoca dell’esausto commissario De Fiore? Ma, poi, ribadito, con pervicacia incredibile e con spregio dei principi giuridici (ad esempio, il ne bis in idem, perfino un ne tris in idem: ma non solo questi), da Cosimo Sibilia, firmatario della segnalazione, irriguardosa (in quanto ripetuta) perfino dello stanco Paolo De Fiore, l’incompetente (in ambito organizzativo e giuridico-sportivo) commissario che aveva preceduto l’irpino.

 

Il comitato campano proponeva e suggeriva, ma la procura federale respingeva…

La configurazione dell’illecito sportivo, pur formalmente suggerita alla procura federale (impropriamente, come se fosse stata un organo di parte, subalterna al comitato campano ed alla lega dilettanti…), era stata rifiutata e respinta da Stefano Palazzi (“sotto la pochette ben poco”: ma, almeno. c’era quel poco…). Palazzi, ben s’intenda, non era apparso molto preoccupato di difendere e tutelare la dignità ed il ruolo della procura federale, magari rampognando quel comitato campano in versione impertinente ed invadente oltre i confini del tollerabile. Ma, quantomeno, non s’era piegato come un giunco. Poi, l’insistente configurazione di illecito sportivo fu rigettata anche dal tribunale federale nazionale. Ma, con tenacia impareggiabile e degna di ben altra causa, Sibilia & la sua compagnia consulente, imperterriti, proseguirono sullo stesso solco. Con Sergio Santoro, vinsero. Fu il trionfo, per l’appunto, del “Caro Peppino”.

 

Decisioni alla mano, che inverosimile guazzabuglio

Ci han pensato, a rendere giustizia, tre decisioni successive della corte federale d’appello. Ovvero, del medesimo organismo che, a sorpresa, aveva avuto il coraggio di definire illecito sportivo quella questione. Da una mera vicenda di tesseramento di calciatori, all’illecito sportivo: una questione collegata e connessa esclusivamente alle responsabilità delle singole società. E, si badi bene, le società non erano state mai accusate di illecito sportivo, per le loro manchevolezze… Eppure, non a caso, firmavano, sotto ogni distinta di gara, una dichiarazione di responsabilità, che era solo a loro carico…

 

Le specifiche responsabilità degli uffici del comitato campano

Non entreremo, per brevità, nelle responsabilità degli uffici del comitato campano, a cominciare da quelle del segretario, che, anche all’epoca, era Andrea Vecchione. Un altro soggettino, del quale questa rubrica è stata necessitata ad occuparsi, già altre volte. Da Vecchione, al responsabile dell’ufficio tesseramento, tale Gerardo Gargiulo. Costui s’era qualificato, alla procurella (piccola procura) federale, responsabile dell’ufficio tesseramento del comitato “fin dal 1° aprile 1995”. Ovvero, ininterrottamente, già all’epoca, da oltre vent’anni. Ma, successivamente, Sibilia gli fece firmare una dichiarazione scritta, con la quale Gargiulo si rimangiò e rinnegò la sua qualifica, con un’incredibile virata a centottanta gradi…

 

E qui ritorna in ballo l’autonomia dello sport…

Ne prenda nota Giovanni Malagò, che, ad ogni pie’ sospinto, strepita, come un’oca capitolina, come una vestale oltraggiata, contro i presunti attentati all’autonomia dello sport. Autonomia de che? Ma chi la vulnera, chi la violenta, quell’autonomia? Legga il caso Gargiulo. E poi, cortesemente, risponda. In ogni caso, se quella di Santoro è da intendere come espressione dell’autonomia dello sport, l’unica soluzione, che urge drammaticamente, è quella di abolirla. Immediatamente. Senza alcun rimpianto. Come, francamente, si presenta come una vicenda quasi senza pudore tutto quel che abbiamo fin qui, non senza raccapriccio, descritto.

 

La decisione, che nega l’illecito sportivo, sulla società Kaos Reggio Emilia Calcio a 5

Per sua opzione, questa rubrica riporterà, di seguito, solo gli stralci essenziali (ben s’intenda: assolutamente testuali) delle tre decisioni, a tutt’oggi pubblicate, in inverosimile contraddizione e contrasto, in terribile conflittualità con quella, sulla quale ci siamo diffusamente soffermati. Come gli amici di Calcio malato avranno ben compreso, è una questione di un minimo di giustizia. Di un minimo di decoro. Procederemo in ordine cronologico.

 

La limpida, schiacciante motivazione della corte federale d’appello (ma con altro presidente ed altri componenti…)

Corte federale d’appello – terza sezione (presidente: prof. Pierluigi Ronzani; vice presidente: dott. Luigi Caso; componente: avv. Cesare Persichelli) – comunicato ufficiale n. 106 del 27 aprile 2018 – decisione relativa alla riunione del 19 aprile 2018: “Ricorso della società SSD Kaos Reggio Emilia Calcio a 5” (nonché del suo presidente e di numerosi suoi calciatori stranieri, che hanno tutti impugnato…) “la decisione del tribunale federale nazionale – sezione disciplinare, pubblicata sul c.u. n. 49/tfn dell’8.03.2018, con la quale, a seguito di deferimento del procuratore federale, il detto tribunale… infligge a Barbi Angelo, all’epoca dei fatti presidente, l’inibizione di anni due e l’ammenda di euro diecimila; ai calciatori… per ciascuno la squalifica di anni uno; alla società… la penalizzazione di otto punti in classifica… da scontare nella stagione sportiva in corso, nonché l’ammenda di euro ottomila”.

 

Ben più grave, nei suoi presupposti, la vicenda Kaos, rispetto a quella del comitato campano… Però…

La corte prosegue: “Il deferimento ed il conseguente processo sono conseguenti ad un’attività truffaldina, attraverso la quale si sarebbe consentito a calciatori extracomunitari… di ottenere in modo fraudolento la nazionalità italiana che avrebbe loro consentito di tesserarsi… Lo svolgimento di quest’attività richiamava l’attenzione della giustizia ordinaria… procedimento penale tuttora pendente”.

 

Addirittura, misure cautelari personali, a carico dei responsabili dei tesseramenti truffaldini…

La corte prosegue: “Il GIP del Tribunale di Nola applicava misure cautelari nei confronti  del signor… dipendente del Comune di Brusciano… e del signor… Il procedimento di primo grado si concludeva con la citata decisione del tribunale federale nazionale, impugnata dalle parti… per la procura federale, l’avv. Giorgio Di Majo…”.

 

Il principio-base: il tesseramento dei calciatori non può comportare illecito sportivo…   

La corte si scandalizza del punto nodale della vicenda giuridico-sportiva: “Preliminarmente, il Giudicante non può mancare di osservare che per la prima volta nei numerosissimi procedimenti sottoposti agli Organi della giustizia federale per violazioni in tema di irregolare e/o inesistente tesseramento viene contestata la consumazione dell’illecito sportivo…”. E già: ma non v’è chi non veda perché mai, a quasi centoventi anni dalla fondazione della federazione calcio, si stesse brutalmente tentando di voltare pagina, qualificando, “per la prima volta”, come puntualizzato dalla corte, come illecito sportivo quel che (si ripete: per centoventi anni) non era stato mai configurato come tale…

 

La corte spiega, anche al suo presidente Sergio Santoro, come si configuri l’illecito sportivo… 

La corte incalza: “… va preliminarmente osservato che l’illecito sportivo si compie allorquando vengano posti in essere ‘con qualsiasi mezzo… atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione’… Parimenti errata si configura la violazione dell’art. 9 del codice di giustizia sportiva e la relativa condanna dal momento che la disposizione in esame disciplina l’ipotesi di tre o più soggetti che si associano allo scopo di commettere illeciti, la cui realizzazione nella specie non risulta. L’esclusione della commissione di ogni illecito comporta necessariamente la caducazione della contestazione… Per questi motivi la corte federale d’appello, riuniti preliminarmente i ricorsi… li accoglie e annulla le sanzioni inflitte”.

 

Massacrata, dalla corte, la procura federale, rappresentata dal casertano Giorgio Di Majo

Come ben si vede, un’opera distruttiva, a cura della corte, per la procura federale, rappresentata dal citato avvocato casertano Giorgio Di Majo. Ma, anche Di Majo, bisogna capirlo. Verosimilmente, egli, allenatosi (al comitato campano) a considerare, per via del consulente Giacomardo, come illecito sportivo quello che era soltanto un irregolare tesseramento di calciatori, ha fatto un clamoroso tonfo, un sensazionale scivolone… Di Majo e la procurella (piccola procura) federale, dunque, vengono accusati, dalla corte federale d’appello, in buona sostanza, di un’autentica aberrazione giuridica. Rimediando una rampogna indimenticabile dall’organo giudicante.

 

La seconda, altrettanto limpida e schiacciante motivazione della corte federale d’appello, sulla società Rinascita Cava 2000

Corte federale d’appello – terza sezione (presidente: dott. Luigi Caso; componenti: dott. Enrico Moscati, avv. Cesare Persichelli) – comunicato ufficiale n. 032 del 18 settembre 2018 – decisione relativa alla riunione del 5 luglio 2018. Qualche sintetica annotazione preliminare: la corte ha impiegato tre mesi e tredici giorni per pubblicare le motivazioni (agosto compreso); la vicenda concerne proprio quelle posizioni di tesseramento, nell’ambito del comitato campano, che, per la prima volta nella storia della federazione calcio, erano state “giudicate”, dalla corte federale d’appello (con Sergio Santoro presidente ed altri componenti: non quelli, delle tre decisioni riportate in questa puntata di Calcio malato), come configuranti illecito sportivo; in questo caso, per la prima volta (mai, in passato, s’era verificato: ed anche questo è un dato altamente significativo), il cosiddetto tribunale federale territoriale, cioè del comitato campano, aveva ritenuto di individuare, per l’appunto, l’illecito sportivo. Ma vedrete, di seguito, che figuraccia rimedia, codesto tribunale…

 

La corte federale nega l’illecito sportivo (ma Santoro ed i suoi non ci sono…)

“Ricorso della società ASD Rinascita Cava 2000 avverso le sanzioni della penalizzazione di punti uno in classifica e di euro 150,00… seguito deferimento del procuratore federale… per aver impiegato il calciatore Luigi Vitale privo di regolare tesseramento nella gara Cava 2000-Franco Della Monica, valevole per il campionato giovanissimi provinciale, disputatasi il 16.2.2015… delibera del tribunale federale territoriale c/o comitato regionale campania – com. uff. n. 116 del 31.6.2018

L’avv. Roberto Iacono, comparso per la reclamante, chiedeva l’accoglimento del ricorso… A parere della corte… la violazione commessa esula dalla previsione dell’illecito sportivo, dovendo venir più correttamente qualificata. Invero, del tutto erroneamente il primo giudice ha fatto riferimento all’illecito sportivo che nella vicenda mai si è verificato… Ritiene, quindi, il collegio di confermare la decisione del tribunale federale territoriale modificandone la motivazione…”.

 

La scudisciata della corte al tribunale federale territoriale (del comitato campano)

Nella circostanza, dunque, la corte federale scudiscia il tribunale federale territoriale, che aveva azzardato (si ripete: per la prima volta, a pedissequa osservanza di quanto sostenuto dalla procura federale) la configurazione dell’illecito sportivo. Un’ipotesi non solo campata in aria, ma del tutto irrazionale (ed anche non poco indecorosa), non solo in quanto la gara di riferimento rientrava nel campionato provinciale, categoria giovanissimi…

 

Un deferimento allo scopo di recuperare fondi per il comitato…

Si noti che il deferimento, a firma Sibilia, non potendosi ipotizzare altra tesi ancor più grave, appare finalizzato solo a recuperare, a favore del bilancio del comitato, fondi dalle società. Peraltro, un importo spropositato: ottocento euro, cinque volte il valore dell’iscrizione annuale al campionato di riferimento! Anche sotto questo profilo, dunque, senza pudore… Inoltre, per una gara del 16 febbraio 2015, il deferimento è stato attivato il 26 marzo 2018, ovvero dopo tre anni ed un mese… Ma, in questa sede, a Calcio malato interessa, in misura assolutamente prevalente, dimostrare l’iniquità del comportamento del commissario Sibilia, che, oltretutto, espone sé stesso (verosimilmente, insufflato ed eccitato dal consulente Giacomardo, per i motivi spiegati anche in questa puntata…) ad una figuraccia terrificante, dalla quale lo salva e manleva solo la bonarietà (per così definirla) della corte.

 

Il coraggio (finalmente…) della corte federale d’appello

La quale, però, merita certamente apprezzamento, per aver osato sancire l’insussistenza dell’illecito sportivo: una decisione secca, perentoria, che il presidente Sergio Santoro non ha avuto il coraggio, o l’avvedutezza, o la competenza tecnica, di pronunciare… Un’annotazione conclusiva: in questa, come in quella successiva (relativa alla Nereo Rocco), emerge la figura di un giovanissimo, ma estremamente preparato ed acuto avvocato di diritto dello sport: l’ischitano Roberto Iacono.  

 

La terza, parimenti limpida e schiacciante motivazione della corte federale d’appello, sulla società Nereo Rocco di Napoli

Corte federale d’appello – terza sezione (presidente: prof. Pierluigi Ronzania; componenti: prof. Alberto Massera, avv. Cesare Persichelli) – comunicato ufficiale n. 068 del 24 gennaio 2019 – decisione relativa alla riunione del 14 settembre 2018. Le consuete, sintetiche annotazioni preliminari: la corte ha impiegato oltre quattro mesi, per pubblicare le motivazioni (senza che, questa volta, s’interponesse il sacro mese d’agosto…); anche questa vicenda concerne quelle posizioni di tesseramento, nell’ambito del comitato campano, che, per la prima volta nella storia della federazione calcio, erano state “giudicate”, dalla corte federale d’appello (con Sergio Santoro presidente ed altri componenti, non quelli, delle tre decisioni riportate in questa puntata di Calcio malato), come configuranti illecito sportivo; anche in questo caso, per la seconda volta, dopo quello della Rinascita Cava 2000, il cosiddetto tribunale federale territoriale, cioè del comitato campano, aveva ritenuto di individuare, per l’appunto, l’illecito sportivo. Ma constaterete la figura barbina che, anche in questa circostanza, rimedia codesto “tribunale”…

 

Smantellato, dalla corte, il “tribunaletto” del comitato campano 

“Ricorso della società AS Nereo Rocco avverso le sanzioni” (inflitte dal tribunale federale territoriale) di: “inibizione per mesi otto al presidente…; ammenda di euro 800,00 alla società… seguito deferimento del procuratore federale del 18.04.2018…”.

 

La corte s’indigna…

Percepite il sentimento d’indignazione, che si rileva dalle espressioni, sia pure apparentemente contenute, della corte: “Rileva… il collegio che la confermata sanzione, pur corrispondendo allo stato attuale della legislazione, appare caratterizzata da una certa iniquità, in quanto non appare ragionevole sanzionare nel 2018 comportamenti… tenuti nel novembre del 2014. Tale rilievo, pur non determinando per i motivi sopra esposti l’accoglimento del reclamo, induce la corte ad invocare maggiore tempestività nei procedimenti svolti dalla procura federale, per modo che le sanzioni vengano adottate a ragionevole distanza di tempo… Inoltre la stessa corte non può mancare di sollecitare un decisivo intervento del legislatore federale, affinché adotti nuove norme con caratteristica di certezza  dei termini anche nelle fasi pre-processuali, dichiarandone espressamente la relativa perentorietà, al fine di evitare pronunce, quale quella di specie, che, pur apparendo non del tutto eque, sulla base della disciplina vigente non lasciano alternativa all’irrogazione delle sanzioni…”.

 

La “bomba” finale della corte: non solo nega l’illecito sportivo, ma esclude perfino l’infrazione disciplinare 

A questo punto, dopo la serie di staffilate a destra e a manca, la corte federale d’appello esclude, addirittura!, la violazione disciplinare: “… ritiene la corte che la relativa violazione non costituisce infrazione disciplinare, tanto meno in senso proprio, integrando illecito amministrativo…”. Ovvero, tradotto dalle espressioni solenni, non si tratta di illecito sportivo. Con buona pace di Sibilia e Giacomardo…

 

I metaforici (ma dolorosissimi) ceffoni della corte alla procura federale ed al “tribunaletto” campano

Non può sfuggire, neppure ad un lettore estremamente superficiale e distratto, la sequenza di ceffoni, metaforici ma non per questo meno incisivi, inferti dalla corte alla procura federale (ci risiamo. Meditate, Malagò e procura generale del coni…) e, sia pure indirettamente, al tribunale federale territoriale (quello, ormai tristemente noto alle cronache, del comitato campano…). Ancora: questa volta la corte federale (senza il solito, inadeguato Sergio Santoro, ma con esperti di ben diverso calibro e spessore) è andata addirittura oltre.

Ha, invero, sollecitato, sostanzialmente pretendendolo, l’intervento, non più rinviabile, del normatore federale, affinché, in buona sostanza, la sollevi dall’imbarazzo di dover, magari con un acutissimo mal di pancia, respingere ricorsi (come quello eccellentemente predisposto dall’ottimo avv. Roberto Iacono, lo stesso assistente legale della Rinascita Cava 2000) che hanno tutti i crismi della logica giuridica, della legalità, della razionalità, della conformità all’interpretazione delle norme.

A qualsiasi osservatore, che cosa mai suggerisce, non a caso, l’enorme lasso di tempo intercorso tra la seduta della corte e la pubblicazione delle motivazioni, peraltro, come nel caso della Rinascita Cava 2000? Si tenga presente che, viceversa (e non di certo a caso), per la molto più articolata e complessa (oltre che, obiettivamente, gravissima) vicenda della società Kaos Reggio Emilia Calcio a 5, son bastati otto giorni: dal 19 al 27 aprile 2018…

 

Ormai è assodato: l’illecito sportivo, relativo al tesseramento dei calciatori, è stato una violentissima forzatura normativa

Delle tre-sentenze-tre questa rubrica ha, dunque, divulgato gli aspetti essenziali. Magari, ha costretto ad uno sforzo notevole gli amici di Calcio malato. Ma, per smascherare le sovrane disinvolture e le inverosimili piroette della cosiddetta giustizia sportiva, ne valeva la pena. In ogni caso, i predetti aspetti essenziali, grazie innanzitutto all’opera certosina e giuridicamente ineccepibile dell’avv. Roberto Iacono (un giovane, valente professionista, che non tenta neppure, come altri fanno, di approfittare dell’auto-referenzialità della materia del diritto sportivo), si stagliano come monumentali statue di marmo, sullo squallido panorama del comitato campano della tristissima epoca dei commissari.

 

La sfilza, in Campania, dei commissari, dei vice commissari e dei consulenti…

Che elencazione “prestigiosa” (per chi ci creda…): De Fiore/Gagliano/Giacomardo/Ramaglia / Costa / Sibilia col consulente Giacomardo / Barbiero. Non considereremo, perché non ne vale la pena, la breve parentesi di Gagliano presidente-meteora Gagliano. Volendo anche essere così generosi, da sorvolare sui solenni cazziatoni, impartiti dalla corte federale alla procurella (piccola procura) federale, al tribunale federale territoriale (del comitato campano) e perfino al legislatore (o normatore) calcistico, dalle tre sentenze emerge innanzitutto una valutazione definitiva, inappellabile, ormai indiscutibile: l’illecito sportivo non c’entra un fico secco con il tesseramento dei calciatori. Chiediamo venia della terminologia inadeguata alla materia: ma, come affermava il Maestro Trilussa, “quanno ce vò, ce vò”… È ben chiaro, Sibilia? È ben chiaro, fantasioso Giacomardo? È finalmente chiaro, folcloristico presidente Santoro?

 

Si rassegnerà, la procura federale?

Ed, ancor più, è un dato finalmente acquisito e consolidato, anche per la procurella (piccola procura) federale? A cominciare dal disinvolto dott. Giovanni Fiorentino, che guidava il pool di avvocati, cosiddetti esperti, della procurella (piccola procura) federale e che aveva chiesto, contro ogni logica giuridica ed ogni decenza, la configurazione dell’illecito sportivo per una vicenda di tesseramento dei calciatori? Con quel procedimento disciplinare, al quale s’è fatto riferimento in precedenza (quello del tris in idem), s’è consumato un autentico stupro delle norme.

Che non paragoneremo alle vicende (quelle che tanti addebitano alla cosiddetta mafia nigeriana e senegalese), che stanno funestando l’Italia, in tema di violenza sessuale sulle donne (fino all’indegno, imperdonabile, schifosissimo scempio dei loro corpi indifesi), perché abbiamo troppo e sacro rispetto di quelle ragazze, di quei fiorellini recisi. Ma, quanto alla procurella (piccola procura) federale e quanto a Sibilia & compagnia accondiscendente, non possiamo non commentare: senza pudore!

 

Altro che “propheta in patria”: quante rogne, per Sibilia, in provincia di Avellino…

Dopo l’angosciante blitz della Guardia di Finanza, pare proprio che a Cosimo Sibilia non ne stia più andando bene una, che sia una… Bilanci del comitato, dei quali (ma dove sono?) è stato pubblicato (ma come mai?) solo un pallido simulacro, in quattro anni (dalla fine del 2014); i rimborsi ai collaboratori del comitato, remunerati a bizzeffe; le facili promesse di assunzione, che stanno per arrivare a scadenza, nella misura quasi di una media azienda (come farai, Cosimino?): argomento sul quale torneremo presto…; le sentenze sui casi Kaos, Rinascita Cava 2000 e Nereo Rocco; le figuracce degli organi di giustizia sportiva del comitato; i problemi giudiziari di Vecchione, “in concorso con persone, allo stato non ancora identificate”; il commissariamento Barbiero, che non funziona  nemmeno in simulazione; tanti altri ancora… Ora, però, la misura è colma: ci si mettono anche le società della provincia di Avellino… Con una vicenda spinosa, scomoda, di quelle che non piacciono all’anguillone Cosimino, lesto a sfuggire ed a sottrarsi ai guai. Ma, stavolta, dovrà decidere: è preso tra due fuochi, tra l’associazione arbitri ed una società irpina, il Real Serino, del presidente Donato Trotta.

 

Della vicenda, si parla in tutta Italia… È il segnale di un comitato fuori controllo

Con una lapidaria intervista a Radio 24, nel programma “Uno, nessuno e centomila”, il presidente Trotta non le ha mandate a dire. Ha sparato, a metaforiche palle incatenate, su Sibilia, sul comitato campano e sulla lega dilettanti. Improperi e critiche feroci. Si tratta della vicenda, con pesanti, grevi sospetti di razzismo, da parte dell’arbitro della gara Real Serino-Real Sarno, del campionato campano di promozione, disputata a Montemiletto (per dire di come stia funzionando, il controllo impiantistico, da De Fiore e Sibilia a Barbiero…). Trotta ha avuto il coraggio di mettere in pratica quel che il davvero eroico Ancelotti ha preannunciato (subendo le sferzanti ironie di Nicchi, come abbiam scritto nelle precedenti puntate). Il Real Serino, infatti, immediatamente dopo il (presunto, per ora) insulto razzista (“Stai zitto, negro!”), che sarebbe stato rivolto al proprio portiere, il senegalese Gueye Ass Dia, ha abbandonato il terreno di gioco, rinunciando a proseguire la gara. L’offesa razzista sarebbe stata rivolta, al portiere, dopo l’espulsione dal campo, dall’arbitro di Ariano Irpino. Pare che un episodio analogo si sia verificato, sempre con un arbitro arianese, lo scorso anno sportivo.

 

Il comunicato stampa di Sibilia, che “scavalca” e mortifica Barbiero

Sibilia ha emesso un comunicato stampa, col quale ha segnalato che… Barbiero trasmetterà tutti gli atti, relativi alla gara, alla procura federale. Cioè, il decisionista (a chiacchiere) Sibilia, come sempre, ha deciso di non decidere. E, quanto alla surroga delle funzioni dell’inconsapevole commissario Barbiero, è stata l’agenzia ANSA, che ha proclamato, a tutta la Nazione, come sia stato proprio Sibilia a preannunciare… quel che farà il “bambinone inesperto” Barbiero…

Che quest’ultimo fosse e sia solo un ventriloquo di Sibilia, l’abbiamo già scritto. Ma che si arrivasse a questa mancanza di riguardo ed a questa caduta di stile, francamente, non era preventivabile. E, poi, che fantasia! Che risolutezza! Che genialità, l’inoltro degli atti alla procura federale… Per farne che? La solita manfrina, che si concluderà, a distanza non si sa di quanti mesi… Per far scorrere, inoffensivo, l’effetto mediatico della vicenda. Al di là del dovere di accertamento rigoroso della verità dei fatti, ancora tutta da scoprire, in Italia si annovera una sola categoria, che può toccare donne ed immigrati. È quella degli arbitri nicchiani…

 

Malagò: “L’arbitro dia il buon esempio”

Sempre l’agenzia ANSA ha riferito la dichiarazione, su Real Serino-Real Sarno, del presidente del coni, Malagò: “Senza ombra di dubbio, nessuno può venire meno al dovere di offrire il buon esempio. L’arbitro più di tutti”. Sembrerebbe che Malagò consideri l’episodio razzistico realmente verificatosi. Ma, su questo punto, vedremo. Nel frattempo, c’è fermento incontrollabile, nel girone C della promozione campana, quello del Real Serino. Un altro guaio in vista, per Sibilia… E dire che l’onorevole s’era vantato, come un pavone che ostenta la propria coloratissima “ruota”, di aver riaggregato e unito tutta la Campania. Alla faccia, e che aggregazione! Sintesi: altro che nemo propheta in patria… Sibilia, in patria sua, lo attaccano e lo delegittimano… Ormai, perde colpi dappertutto.

 

Marco Guida: un posto nella storia del calcio. Guida-Carbone: che accoppiata napoletana anti-Napoli…

Marco Guida passerà alla storia. Del calcio. Dopo Lazio-Juve, s’è garantito un bel posto. Gol in fuorigioco e rigore. Tutto, manco a dirlo, in chiave ottavo scudetto alla Juve. Nella soave indifferenza dei cronisti di Sky. Ahi, quel rigore, ineccepibilmente e sacrosantamente non concesso da Marco Guida alla Juve, nella partita contro il Genova di tanti anni fa! Da un lato, quel rigore ha messo in fibrillazione il povero Guida, che ha fortemente temuto che fosse finita lì, la sua carriera arbitrale.

Dall’altro, però, gli ha propiziato, per paradosso, un percorso arbitrale di prima grandezza. Pro Juve, o filo-Juve, naturalmente. E, se non filo-Juve, quando mai se lo sarebbe sognato, il percorso prestigioso? Intanto, prosegue la lunga teoria degli arbitri napoletani (in campo, o varisti), che non osano fare un benché minimo sgarbo ai bianconeri. L’ultima, la coppia Marco Guida-Ciro Carbone… Ma che destino infame, il Napoli: essere danneggiato dai suoi indigeni…

 

Incredibile, Milan-Napoli all’arbitro Giacomelli!  

Mentre i napoletani si sbracciano per fare cortesie a catena alla Juve, Nicchi (per mano di Nicola Rizzoli), quasi fosse una premeditata provocazione, designa Giacomelli per la gara di Coppa Italia tra Milan e Napoli. Proprio lui, il varista che non ha segnalato, all’arbitro in campo, il rigore ineccepibile su Insigne, in Milan-Napoli di campionato, di sabato scorso. Irredimibile Nicchi! Anche in questo momento di profonda crisi per l’associazione arbitri e con Gavillucci che ti diffida perché non l’hai convocato al raduno di dopodomani (ne parleremo…), non desisti… Ma dove vuoi arrivare?

 

  1. SEGUE