Calcio malato: La farsa delle finte dimissioni Felicio De Luca / Cosimo Sibilia. Ma l’angoscia cresce. Per entrambi  – PUNTATA N. 83

Parliamoci chiaro: in un ente serio (possibilmente, non all’interno della federazione calcio), Sibilia starebbe già a casa. Mortificato, distrutto, a meditare sul mal fatto, sui guai combinati, sugli errori da principiante. Sulla sostituzione del segretario Vecchione con un soggettino che non ne aveva titolo, tale Marco Cilio. Sulla  “resurrezione” del medesimo Vecchione. Entrambe, morte e resurresione di Vecchione, senza uno straccio di spiegazione, di giustificazione, di chiarimento alle società.

Sul martellamento degli unici, veri delegati assembleari. Sugli “infermieri”, sui due volte falliti e sui custodi dei campi sportivi, travestiti da dirigenti federali. A proposito di custodi dei campi: sulla perfidia del mancato pagamento delle loro prestazioni, fino ad una provvida “interrogazione parlamentare” di un pentastellato, Simone Valente, che terrorizzò Cosimino il paladino (della democrazia e della legalità…). Che, impaurito, si calò prontamente le brache e pagò (ovviamente, con i soldi del comitato). Sulle prevaricazioni, sulle disinvolture, sulle eccessive, smodate, inverosimili disinibizioni. Sui quattro bilanci annuali (tra poco, cinque), mai pubblicati. Sul decoro del comitato calpestato. Sulla dignità di un ente annichilita. Sul patrimonio sportivo (le società campane del calcio dilettantistico e giovanile) sperperato, quasi dimezzato… E ci fermiamo qui. Per ora…

Fulvio Bianchi definisce Felicio De Luca “vice” di Sibilia

Prima di Sibilia, immediatamente prima, dovrebbe, però, andarsene, sparire, Felicio De Luca (subito, a seguire, del tutto ovviamente, Sibilia. Ma, il tutto, se fossimo in un ente serio…). De Luca: il disinvolto presidente del collegio dei revisori dei conti della lega dilettanti. Che, come Calcio malato ha scritto da tempo, funge da vero presidente della sventurata lega, che fu perfino tavecchiana e che dovrà risorgere, dopo essere riuscita (se ce la farà) a reggere ai colpi di maglio, all’urto, alle ondate malefiche di Sibilia & De Luca. Fulvio Bianchi, il tutt’altro che disinteressato opinionista di Repubblica (cura, a modo suo, la rubrica Spy calcio), non a caso, ha definito Felicio come vice di Cosimo Sibilia. Bianchi, si sa, collabora col Calcio illustrato, il magazine della lega dilettanti. Da qualche tempo, anche con quello del comitato pugliese, dell’inverosimile Vito Tisci. Ma, vivaddio, un tantino di decoro non guasterebbe…

Spy calcio rovescia i ruoli…

Invece, Spy calcio, lungi dal bacchettare e stigmatizzare i comportamenti incredibili di De Luca (e del suo capo, o comunque sodale, Cosimo Sibilia), che, da soli, appaiono in grado (se acclarati) di sputtanare un sistema, ha addirittura lanciato minacce a Gravina. Il quale, però, da parte sua, dovrebbe svegliarsi. È convinto che, con i suoi metodi para-democristianoni, lenti, pachidermici, silenziosi, si risolva tutto. Qualcosa, è vero, sempre democristianonamente, si risolve anche da sola… Ma l’immagine conterà pur qualcosa. E nell’immagine rientrano le minacce dei cantori dei veri nemici (di Gravina, che non deve dimenticare di essere il presidente federale e, quindi, di dover anche tutelare l’immagine della figc). Ebbene, tra i nemici di Gravima, come non annoverare Sibilia il pugnalatore, come lo marchiò il panino campano del “Corriere della sera”? Spy calcio, il titolo della rubrica di Fulvio Bianchi, dovrebbe significare “spiare il calcio”. Ma quell’intitolazione, molto più appropriatamente, si dovrebbe tradurre in “spiare ed intimidire i nemici dei nostri amici”… Un qualcosa di indecoroso. Francamente, non vale neppure la pena, indugiare sulle espressioni di Fulvio Bianchi. Basti dire che, mentre Felicio De Luca è sotto indagine della procura generale del coni e della procurella (piccola procura) federale, Bianchi sorvola, come un agile uccellino, sulle rogne indecorose del pupillo De Luca e, si ribadisce, silura Gravina con pesanti para-intimidazioni…

La farsa del consiglio direttivo della lega dilettanti

Ormai, tutti sanno tutto. Ma non si può eludere l’argomento, sia pure in estrema sintesi. Dunque, Felicio De Luca, all’inizio della riunione, di mercoledì scorso, del consiglio direttivo della lega dilettanti, ha preso immediatamente la parola. Forse, per confermare che, in quella lega, comanda lui, non Sibilia… Ha aperto bocca, Felicio, per chiarire che, bontà sua, se fosse stato ritenuto necessario, si sarebbe dimesso dalla sua carica di presidente del collegio dei revisori dei conti (della lnd). Dimenticando, De Luca, che le dimissioni non si promettono, non si minacciano, non si sventolano, non si sbandierano, non si agitano, non si “spauracchiano”. Ma, semplicemente, elementarmente, si danno. Si rassegnano. Si depositano agli atti. Irrevocabilmente. Tra l’altro, sarebbe stato nel suo preciso interesse (suo, di Felicio. Ma suo, anche di Cosimo), dimettersi. Perché, se di reati si tratta, se reati sono stati commessi, quantomeno, con le dimissioni si eviterebbe  la loro reiterazione… Ebbene, è intervenuto, con prontezza, a soccorso di Felicio, il trentino Ettore Pellizzari. Che contende a Vito Tisci (addirittura: com’è messa male, la lega dilettanti…) la presidenza del settore giovanile. Una carica, con annessa prebendona, che Cosimino l’occhiolino, come da suo consolidato “stile”, ha promesso ad entrambi, Tisci e Pellizzari. Con un duplice strizzar d’occhietti. Ma, prima o poi, anche questo nodo verrà al pettine… Ebbene, Felicio è stato graziato, salvato, quasi condonato, comunque sottratto ad un inesorabile destino, perché, secondo una bizzarra interpretazione normativa, non avrebbe dovuto dimettersi in consiglio direttivo… Il quale non sarebbe organo competente né a ricevere, né a respingere le dimissioni del presidente dei revisori. Una vignetta umoristica. Per il fatto, banalissimo, che De Luca era stato eletto (be’, proprio eletto…) in assemblea. Come se Tavecchio, da presidente federale (quando fu “pugnalato” da Sibilia, come ha scritto, marchiando Cosimino a fuoco per la vita, il panino del Corsera), non si fosse dimesso, nell’attesa di convocare l’assemblea, o come se un presidente, di una qualsiasi componente federale, dovesse obbligatoriamente convocare l’assemblea, per dimettersi… Ma come la convoca, l’assemblea, magari quella plenaria, di tutte le componenti? Insomma, un’indecenza.

Ma c’è ancora di peggio…

Se, però, la federazione calcio e la lega dilettanti dovessero preoccuparsi di un’indecenza, be’, con tutto lo spettacolo che hanno offerto di sé, da Giulivi e Tavecchio in poi, non ci sarebbe poi tanto da angosciarsi. Non si tratterebbe d’altro, che di ripetizioni, sia pure assolutamente indecorose (per non qualificarle nei giusti termini), di film già visti. Ma il problema sostanziale è un tantino più grave… Aspetto numero uno: dalla vicenda, che per comodità definiremo “Molten” (ossia, della società distributrice, in esclusiva, dei palloni “Molten”), emergono potenziali violazioni di norme di leggi dello Stato. Ovvero: la faccenda non può e non deve essere sottovalutata, da Gabriele Gravina. Se non altro, per stornare l’incombente pericolo di essere travolto anch’egli, per inerzia consapevole, che sfiora perigliosamente il dolo, dall’inquietante questione.

Tutti sapevano…

Aspetto numero due: che Felicio De Luca abbia svolto funzioni, assolutamente e pericolosissimamente incompatibili, da gestore e non da controllore (quest’ultimo era il suo unico, vero ruolo ufficiale, al quale era stato demandato dall’assemblea della lega dilettanti), fin dai primi tempi della sua carica da revisore, questa rubrica l’aveva riferito. Ma tanti esposti, a quel che risulta e si spiffera in giro (in quella che sarebbe, secondo i laudatores, la blindatissima lega dilettanti: alla faccia…), erano e sono stati, già da tempo, formalizzati, in argomento. Ed è su questo punto, che il consiglio della lega dilettanti sarà chiamato a rispondere. Con pesante coinvolgimento delle sue responsabilità, soggettive e collegiali, od organiche. Altro che incompetenza del consiglio, sulle dimissioni (ma possiamo mai definirle così?) di Felicio. Delle due, infatti, l’una: o la distributrice Molten ha mentito, nella sua documentazione accusatoria di De Luca. Oppure ha scritto il vero. E tutto lascia ritenere, in modo solido e convincente, che abbia riferito verità, assolute verità, pesantissime verità. Non fantasie…

Galea non può più rimangiarsi quel che ha scritto…

Aspetto numero tre: l’intervento del presidente dei revisori della figc, il dott. Luca Galea, il gallavottiano di ferro (un intervento formale, che pesa come un macigno, sulla cervice del disinvolto De Luca), taglia la proverbiale testa al toro. Dopo di esso, Gravina (anche ammesso che ne avesse voglia: e noi non ci crediamo proprio…) non può tergiversare. Non può optare, tra l’andare avanti, o indietro. Deve, assolutamente deve, andare avanti. Fino in fondo. Oltre il fondo, se occorre. Con una sola scelta, a sua disposizione: o licenziare in tronco (e lasciamo stare le comiche, inverosimili dimissioni in assemblea, per cortesia…) Luca Galea, o mandare a casa, nell’ignominia, il vice di Sibilia. Come l’ha (ahi, il lapsus che rivela la verità) qualificato il trombettiere Fulvio Bianchi…

L’annuncio “mortuario” dell’ANSA e la coesistenza impossibile

Aspetto numero quattro: l’agenzia ANSA, la cassazione del giornalismo, ha lanciato la notizia che la volpe (un tantino spelacchiata, in questa fase) Felicio De Luca sia stato raggiunto dall’avviso di conclusione delle indagini della procurina (la procura piccolina) federale. La quale, per convincersi di colpire Sibilia, avrà penato tantissimo. Non avranno dormito, la notte, i cosiddetti vertici della procurina (la procura piccolina) federale. Fino al momento di qualche argomento convincente (che noi siamo quasi convinti di aver indovinato…), che li avrà persuasi… Insomma: è tempo di chiusura della delegittimante questione. Non di indugi, né di ripensamenti (ormai, impensabili, improponibili e, concretamente, impossibili)… Aspetto numero cinque: dopo un osceno minuetto del genere, come si può ipotizzare una coesistenza perdurante, tra Gravina e Sibilia? Lo dimostrano innanzitutto le espressioni, utilizzate dal trombettiere Fulvio Bianchi. E ci fermiamo qui. Per ora… Ma, sul punto, del tutto doverosamente, resteremo vigili.

Bollettino parrocchiale n. 44

Inizia a prendere piede, come per miracolo, una tematica, che la lega dilettanti di Tavecchio (imbavagliata dai comitati del Nord, contrari alle politiche giovanili, per nobile disinteresse: hanno costantemente confessato di non avere giovani e giovanissimi, da schierare in campo…) e poi quella, indecorosamente affidata all’improvvido Sibilia, non hanno, mai, neppure provato ad esaminare. È la tematica degli under.  Un a materia, peraltro, abbondantemente fuori tempo massimo. Perché, da troppo tempo, si utilizzano finti giovani, in eccellenza e promozione. Anche qui, ritorna lo spettro di Enzo Pastore. Che, da tanti anni, aveva proposto il limite d’età, al Torneo delle Regioni, dell’under 17 (peraltro, per lui, già intrinsecamente elevato) e non più dell’under 19 (anacronistico e patetico, una sorta di cimitero degli elefantini). Ma i faraoni del nord, con i problemi di denatalità (come se al sud non fossero esistiti…), s’erano sempre opposti. Ed, a quelli, Tavecchio proprio non sapeva come dire di no, visto che gli tenevano bordone su tutte le sue spregiudicatezze. Anche le più estreme… Be’, prendiamo atto, con soddisfazione, che un pensiero diverso da quello, strumentalmente dominante, inizi a diffondersi. Magari, anche a costo di fare una cortesia all’improvvido, incompetente e pavido Zigarelli. Che, perfino, autorizziamo ad impadronirsi dell’idea. Ed a rilanciarla. Senza neppure sperare (figuriamoci…) che abbia la decenza di sottolineare che l’idea originaria era di Pastore…

Ma chi  “comanda”, al comitato campano?

In giro, è sempre più insistente una voce, dal sen fuggita: al comitato campano, impera, imperversa, impazza, domina (sul cosiddetto presidente, sul segretario Vecchione, su tutti) la sig.ra Giuliana Tambaro. Insomma, Zigarelli, secondo una vulgata che s’impone sempre di più, sarebbe una sorta di megafono, o di ventriloquo, della Tambaro. Be’, vedremo. Ma, d’altro canto, molto meglio se fosse vero. Perché, francamente, di un cosiddetto presidente regionale, come Zigarelli, al comitato campano, non sapremmo proprio che farcene… Sia come sia, i due continuano a viaggiare insieme. Ad essere presenti insieme, al comitato. Ma, a proposito: a spese di chi? Sempre delle derelitte società? Ed i vari Errichiello & compagnia dimissionante (quelli che, in buona sostanza, trombarono l’improvvido Gagliano, per cieca fedeltà a Cosimino l’occhiolino), che fine hanno fatto?

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “trentaquattresimo atto”, “parte trentaquattresima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime trentatré parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 82). La “parte trentacinquesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Il rifugiarsi, con l’assemblea, “in casa”,

tremebondi, come triglie nella “spasa”,

fu per assicurarsi anch’il vantaggio

di far, ad ogni delega, il “lavaggio”…

 

Fu una troppo sfacciata confessione

d’insicurezza e paur, col tormentone

di perdere, in un lampo, l’illusione

del “comando”, con tutto il malloppone…

 

Dell’illegalità fu bieco emblema.

l’assemblea avellinese, come “crema”

di quelle torve spregiudicatezze

ed, insieme, di squallide schifezze…

 

Soltanto quei “forzisti” sfegatati

potevan fingersi entusiasmati

da quegli assembleari “risultati”,

da cui gli altri erano stomacati…

 

Le società, pressate e intimidite,

cedettero: ormai, erano sfinite…

Ma, com’è d’uso in questa vil Nazione,

protestaron… con silente ribellione:

 

assenti tutti i veri presidenti,

presenti solo, finti sorridenti,

gli sfrontati e spudorati scudieri,

gli schiamazzanti, chiassosi trombettieri,

 

gli interessati, pover “rimborsati”,

tutti quei disinvolti, “ultra-diariati”,

le pimpanti “azzurrine”, coi forzisti,

ogni giorno, inver, sempre più tristi,

 

per la cupa e tetra prospettiva

del partito di Silvio, in cui saliva,

ogni giorno, l’angoscia di morire.

ossia dal palcoscenico sparire,

 

con Sibilia, ormai, predestinato

ad essere del tutto cancellato,

annichilito, distrutto, annientato,

dalla Lega di Salvin fagocitato…

 

S’esibì, in agile disinvoltura,

Arturo Frojo, una gran iattura

per il calcio campano, sventurato:

non ne trova uno buon, sul suo tracciato…

 

SEGUE

 

Le “federazioni” che pesano hanno abbandonato Malagò al suo destino…

Giovanni Malagò, il socio in affari del figlio di Susanna Agnelli (la signora di “Vestivamo alla marinara”, sorella di Gianni), si sa, è un soggettino molto pomposo, burbanzoso, arrogante, altero, borioso. Forse, però, sarebbe meglio correggere: era… Per qualche tempo, come ricorderete, fu (durante la nefasta epopea Renzi / Lotti / Berlusconi / inciucione Renzusconi) il determinante sponsor, sciagurato lui!, di Cosimo Sibilia. Un mentore che impose a Tavecchio una soluzione, che sembrava improponibile (quella, manco a dirlo, sibiliana). Per poi pentirsene, quando Sibilia, durante il commissariamento della figc, si oppose a Fabbricini, l’uomo di Malagò… Insomma, un guazzabuglio. Sul quale non insisteremo perché, i guasti di Sibilia, sono ormai arcinoti. Da qualche tempo, però, Malagò s’è ingrugnito. S’è rabbuiato. S’è perfino invecchiato, di decine d’anni, con impressionante repentinità (diremmo: da perdita del potere). In questo, con una strettissima somiglianza al suo improvvido amico / nemico, Cosimino lo strizzolino. Ed è passato, Malagò, da uomo che non deve chiedere mai, a un soggettino che rischia di chiedere, di invocar grazia, di implorare, senza, però, ottenere un piffero.

Ma l’ultima ha oltrepassato il segno…

Finora, pur tra qualche spaventoso ondeggiamento, almeno la decenza, bene o male, era stata fatta salva. L’ultima, però, ha scoperchiato il vaso di Pandora. S’è dato il caso (ma, altro che casualità…) che le federazioni più significative e rappresentative (del calcio; della pallavolo; del tennis; del basket di Gianni Petrucci, uno che vede Megalò come il fumo negli occhi; dell’immancabile nuoto, dello storico nemico di Malagò, l’onorevole forzista Barelli) si siano apertamente ribellate al pariolino, all’anienista Malagò… Con un’accusa pesante: che Malagò / Megalò si fosse schierato contro l’innovazione di “Sport e Salute”. Mortale, codesta nuova istituzione, per l’ente inutile coni: una sorta di certificazione di decesso. Ovviamente, di morte del coni…

 

La solita invocazione del cio…

La volpe Malagò, che non intende mollare l’osso, aveva addirittura paventato un intervento del comitato internazionale olimpico, finalizzato a sanzionare l’intromissione governativa nel sacro, sacrale, inviolabile (a chiacchiere e nelle petizioni di principio: in realtà, nel concreto, intriso di estreme spregiudicatezze) mondo dello sport… Poi, Malagò, per il vero, ha fatto un’indecorosa retro march. Ma, fino all’ultimo istante, venderà cara la pelle, il pariolino. Il problema, ormai, è strettissimamente, indissolubilmente connesso al contratto di servizio tra coni e “Sport e Salute”. Con la previsione di azzeramento anche di tutte quelle aree di indecorosa ambiguità (per intenderci, come quelle dei soggettini Vito Tisci e Saverio Mirarchi, delle quali s’è detto nella puntata precedente di questa rubrica), sulle quali, e soprattutto sulle quali, Malagò aveva fondato e radicato il suo impero anienista. Altro che dibattito sulla conformità alla carta olimpica… Della quale, visti i comportamenti, siamo certissimi che a Malagò non può frega’ de meno… Come non interessa una mazza a tutti i presidenti delle federazioni…

 La riunione di Giorgetti e Sabelli, senza Malagò, con i presidenti delle federazioni…

Sta di fatto che, mentre, nella sala della giunta del coni, Malagò ha incontrato i rappresentanti di Milano e di Cortina per le olimpiadi invernali, in contemporanea, nella sala d’onore dello stesso coni (ad un piano di distanza), Giorgetti e Sabelli (il capo di “Sport e Salute”) hanno catechizzato i presidenti delle federazioni, per dare conto della nuova impostazione dell’ente sostitutivo del coni… Con la pesante circostanza che, a quest’ultimo incontro, Malagò non sia stato neppure invitato. Un segnale chiarissimo di delegittimazione definitiva. Sia come sia, Gravina ed i suoi colleghi presidenti di federazione hanno mostrato di apprezzare il relatore Sabelli, anche quanto alla sostanza del suo discorso. Con un annuncio conclusivo, tranchant, dello stesso Sabelli. Ossia: a giorni, con la firma del contratto, tra “Sport e Salute” e coni, tutto sarà concluso e chiuso, sigillato: con una pietra tombale. Malagò è avvertito. Se ne faccia una ragione… A meno che… nel frattempo, non cada il governo. Che è l’unica speranza, l’ultima spes, per il pariolino… Nel nome, per carità, della lealtà, probità e rettitudine sportiva…

  1. CONTINUA