Calcio malato: La coppia degli incompetenti ineguagliabili, Sibilia e Balata. E Balata riconosce che l’incompetente numero uno è Sibilia… Le impudicizie no-limits dell’associazione arbitri… – TRENTACINQUESIMA PUNTATA

Che coppia! Finalmente insieme, fianco a fianco, abbracciati in una foto para-storica, Mauro Balata e Cosimo Sibilia. Quest’ultimo s’è recato a far visita all’improbabilissimo presidente della serie B, con la motivazione (ufficiale) della riforma della giustizia sportiva. E che si saran potuti mai dire, i due, che di giustizia sportiva non hanno neppure le cognizioni di base?  

Inizia la campagna elettorale per la presidenza federale

 In realtà, il lotitiano Balata e Cosimino l’occhiolino avran cominciato a scandagliare le chance (nulle, glielo notifichiamo subito noi, così non perdono tempo e non si sbracciano troppo) di dare l’assalto alla Bastiglia della presidenza federale. C’è un dato significativo, da rilevare: Mauro Balata, l’Attila della serie B, ha prontamente riconosciuto la superiorità di Sibilia sotto il profilo dell’incompetenza.

 

Il “principio di Peter” 

Una sorta di premio, nel rispetto, nel senso e nella direzione della legge (o principio) di Peter: “Ogni membro di un’organizzazione gerarchica scala i livelli, fino a raggiungere il suo massimo grado di incompetenza”. Il predetto principio è, certamente, paradossale. Ma, in un’Italia abituata ai Malagò, ai Tavecchio, ai Pecoraro troneggianti ai massimi livelli dello sport, mica poi tanto… E Balata e Sibilia, come si faceva cenno, lo sono davvero, fari simbolici del giusto grado d’incompetenza.

 

Balata e Sibilia, i “gemelli di Peter” 

Motivo per il quale li si potrebbe, serenamente, definire “i gemelli di Peter”… I due, in ogni caso, si son fatti ritrarre con, in pugno, emblema simbolico, una maglia azzurra, con su stampato Cosimo n. 1. Numero uno de che? Ma è lampante: numero uno dell’incompetenza, dell’inadeguatezza, dell’improbabilità, dell’incapacità. Sulla base di tale riconoscimento, sarà Sibilia il candidato alla presidenza federale, anche per Balata. Che si accontenterà della lauta prebenda di presidente della serie B, dopo averla funestata con le famose PEC delle società della B, con le quali ha ritenuto, disinvoltamente, che si potessero addirittura superare le norme vigenti… Ego, Balata merita, a pieno titolo, anche l’appellativo di Mauro la PEC!

 

Balata, il fedelissimo scudiero di Claudio Lotito

Bisogna fare anche un’altra riflessione: Balata, per riconoscere la superiorità di Sibilia sul piano dell’incompetenza (e sì che ce ne vuole, rispetto all’inadeguatezza di Balata…), deve avere avuto il placet di Claudio Lotito, del quale è fedelissimo e devoto seguace. Invero, è stato, come tutti ben ricordano, il presidente della Lazio e patron della Salernitana a piazzare Balata alla presidenza della B, pur consapevole, Lotito, che Balata fosse privo di idonei requisiti e sprovvisto di qualsiasi qualità giustificativa.

 

L’incompatibilità lotitiana 

Che, poi, per inciso, Lotito sia in una posizione soggettiva (presidente della Lazio in serie A, proprietario, insieme con Marco Mezzaroma, della Salernitana in serie B), che configura un  magnifico, maestoso, solenne trionfo di un’incompatibilità da manuale, è un mero, assodato, acclarato dato di fatto. Che, per di più, scandalosamente, perdura da tanti anni e brilla ancora oggi.

 

Il cognato Mezzaroma eletto vice presidente della lega di B

Anzi, da breve periodo, ancora di più: da quando, il 5 ottobre del 2018, il cognato di Lotito, Marco Mezzaroma, comproprietario della società granata, è stato eletto (ma guarda un po’) vice presidente della lega di B, con il silente avallo del fido (di Lotito) Mauro Balata. Complimenti a Lotito: un’occupazione, graduale ma inesorabile, del potere calcistico…

 

Ma chi dovrebbe mai opporsi, alle violazioni, il presidente della lega di A?  

Ma chi dovrebbe controllarla, questa incompatibilità, o, magari, impugnarla, opporsi energicamente ad essa? Il gratificato Gaetano Micciché, trasportato (dal disinvolto Malagò, una delle storiche rovine della figc), con la tradizionale, metaforica gru del soccorso federale, alla guida della massima lega, interna alla federazione medesima?

 

Miccichè, piuttosto, inizi a rispettare la dignità istituzionale della serie A

A proposito di Micciché: rispetterà, possibilmente presto, quella dignità istituzionale, sottratta – dal disinvolto tandem Carraro / Tavecchio – alla lega di serie A, che ha una percentuale al lumicino, in ambito assembleare federale? Una percentuale da autentica vergogna, soprattutto al cospetto del 34%, lasciato in eredità a Sibilia, che se ne fa forte (pur non riuscendo a farne buon uso), sfacciatamente, per tentare la scalata alla presidenza federale? A quando, il ripristino di una ponderazione realistica, munita di un requisito minimo di serietà, che cancelli la vergognosa forzatura carrarian / tavecchiana (o stravecchiana), finalizzata a chissà quali machiavellismi, a chissà quali trame?

 

O, sull’incompatibilità di Lotito, deve intervenire Balata? Ma ci si faccia il piacere… 

Si può mai attendere che, addirittura, impugni l’incompatibilità lotitiana il miracolato Balata, modesto avvocato, collocato dapprima alla procurella (piccola procura) federale e quindi, per chissà quali meriti, catapultato e sistemato alla presidenza della lega di B? Oltretutto, con lauta prebenda annua a suo favore: il che rappresenta un motivo inibitorio insuperabile, per l’ignoto X Balata…

 

“Voi mi credereste? E siete dei fessacchiotti…”

Ovvero, come nell’arringa dell’impareggiabile Totò ai cittadini di Roccasecca, nel film “Gli onorevoli”, “voi mi credereste, se vi dicessi” che Balata interverrà certamente, per far sancire l’incompatibilità di Claudio Lotito? Proprio Lotito, del quale non soltanto nessuno si sogna di far dichiarare l’incompatibilità, ma che, al contrario, siede ancora oggi, con superba ed ostentata disinvoltura, in consiglio federale, in barba alle normative vigenti?

 

L’incontro del nuovo “trio Lescano”: Balata, Palazzi e Sibilia 

Un’altra annotazione, a margine delle vignette umoristiche, testé delineate e dipinte: secondo le notizie giornalistiche, Sibilia è andato a Milano, alla lega di B. Cosimino da Avillino era accompagnato da Stefano Palazzi, il presidente della seconda sezione della corte sportiva d’appello, il malinconico refugium peccatorum, nel quale è stato “segregato” colui che fu l’altamente improbabile procuratore federale.

 

Questa rubrica ha dipinto anche Palazzi… 

Ricordate il motto di Calcio malato su Palazzi: “Sotto la pochette, poco, o niente”. Costui, invero, era più attento a selezionare le sue frivole pochette, che a soppesare le accuse in ambito calcistico. Ma, poi, la sua inadeguatezza è stata annientata, annichilita, ampiamente superata da quella, terribilmente più profonda, di Giuseppe Pecoraro… L’irruzione, nel ruolo, di Pecoraro (del quale questa rubrica ha ampiamente scritto), è un’altra palmare (e palmese) dimostrazione pratica dell’aforisma “al peggio non c’è mai fine…”.

 

Ma di che avran mai discusso, i tre?

Immaginate un po’: Sibilia e Balata che discutono, con l’assistenza tecnica di Palazzi, di riforma della giustizia sportiva, del cui tavolo (da osteria) è coordinatore proprio il soggettino più improbabile del trio, Cosimino l’occhiolino… Un tizio che (“con grande serietà”, come Pippo, nella famosa canzoncina “Pippo non lo sa”) strizza di continuo l’occhio, ammiccando a destra e a manca… Ebbene, “voi ci credereste mai” che quest’improbabile personaggio è stato designato a coordinare la riforma della giustizia sportiva, sia pure attraverso un tavolo? Eppure, per disgrazia della giustizia sportiva, è successo…

 

Eppure, bisognerà modificare ed armonizzare le nuove norme…  

Il tripudio, il parossismo isterico dell’incompetenza… Eppure, per limitarsi a pochi esempi, sarebbe urgente intervenire sulle norme anti-razzismo, su quelle anti-violenza, sulle interruzioni provvisorie e sulle sospensioni delle gare, in occasione degli ululati razzisti, e così via.

 

Ma chi le scrive, le nuove norme? Il disinvolto e “geniale” Giacomardo? 

Ma chi provvederà? Secondo Cosimino, dovrebbe essere incaricato, a carissimo prezzo, l’avv. Lucio Giacomardo, uno dei due uomini ombra di Sibilia (l’altro, come tutti sanno, è Felicio De Luca). Sì, Giacomardo, il consulente (che allora si “accontentava” di ottomilaquattrocento euro al mese) del derelitto comitato campano. L’artefice della barzelletta del tabulato del tesseramento, della quale Calcio malato ha già esaurientemente riferito. A proposito: ma, oggi, per devastare le predette norme, quanto pretenderebbe, il disinvolto Giacomardo?

 

Malagò, ti rendi conto? 

E qui calza a pennello, appropriato e pertinente più che mai, il nostro immancabile ritornello: Malagò, quando assisti agli effetti nefasti del tuo interventismo (Sibilia, non dimenticarlo mai, è un tuo figlioccio: o, meglio, lo era…), ti penti, almeno un tantinello, di quel che sei riuscito a combinare?

 

Si addensano le interpretazioni, sul significato dell’incontro 

Dovendosi, dunque, escludere (per palese, comune incompetenza) che l’incontro a tre, tra Balata, Sibilia e Palazzi, sia stato incentrato sulla riforma della giustizia sportiva, sono del tutto libere le relative interpretazioni. Che si stanno sprecando, così, per passare il tempo (di sostanza, ce n’è ben poca: davvero, è parva materia…).

 

“A pensar male si fa peccato…”

Secondo alcuni seguaci del motto, comunemente attribuito a Giulio Andreotti, “a pensar male, si fa peccato, ma, spesso, ci s’indovina”, la presenza di Stefano Palazzi, al fianco di Sibilia, spiegherebbe talune accelerazioni dei deferimenti della procurella (piccola procura) federale nel 2016.

 

Ma il motto non era di matrice andreottiana… 

Per pura pedanteria, torneremo, per una breve pausa, al suindicato motto. Esso non era, all’origine, farina del sacco di Giulio Andreotti, come egli stesso ebbe a spiegare: ormai, però, a lui resta connesso e legato, nei secoli dei secoli. La frase, comunque, sarebbe stata sentita, proprio da Andreotti, dalla viva voce del cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani, Vicario di Roma. Ed il cardinale aveva l’abitudine di segnalare sempre colui che l’aveva “coniata” per primo: Papa Pio XI (Achille Ratti).

 

Un’altra spiegazione del cosiddetto summit di Milano 

Tornando al patetico trio, il cosiddetto summit indicherebbe, anche, il simbolo della resa di Palazzi a Sibilia, avendo il procuratore pochette ben appreso la lezione, impartitagli cinicamente da Tavecchio e Gallavotti (che erano ansiosi di vendicare Franco Carraro, a loro avviso maltrattato e strapazzato da Palazzi, nelle udienze di Arbitropoli 2006). La lezioncina a Palazzi fu eseguita quando, a sorpresa e prima del tempo, Tavecchio e Gallavotti lo sollevarono dall’incarico di procuratore federale, l’esonerarono, sostanzialmente lo fecero fuori.

 

Il groviglio dei misteri della giustizia sportiva 

Ma queste sono e restano considerazioni a margine. Che si innestano, certo, nel groviglio dei misteri insondabili (ma, poi, sotto sotto, mica tanto…) della cosiddetta giustizia sportiva. A questo punto, semmai, martello pneumatico immancabile, “ci ritorna in mente” la solita cantilena (della quale chiediamo scusa ai lettori, ma non di certo al pariolino): Malagò, e tu vorresti ancora difenderla, codesta specie di giustizia sportiva?

 

Sibilia non ha un minuto per la gestione della lega dilettanti e del comitato campano, ma trova tutto il tempo per la propria personale campagna elettorale…

Gli aspetti più vicini alla verità sono, in ogni caso, ad avviso di Calcio malato, quelli più semplici e lineari. Ce li indica la simbolica maglia, con la finto-affettuosa scritta Cosimo ed il troneggiante, anche un po’ cafonal, numero uno. Una scritta che potrebbe significare, tra l’altro, che Lotito abbia fatto pace con Sibilia o che, quantomeno, i due abbiano concordato una sorta di tregua armata.

 

Ma Gravina, quando si sveglia? 

Sia come sia, ma, Gravina, vuole finalmente svegliarsi dal sonno, o dal letargo, degli inerti, degli attendisti, dei temporeggiatori? Sibilia si dedica a codeste manfrine, abbandonando il comitato campano ai suoi infiniti guai, beandosi delle predette sviolinate, dal simbolismo sfacciato, di Mauro Balata (una sorta di inchino, o di riverenza, dal sapore islamico), e lei, Gravina, non mette ancora alle strette, alle corde, Cosimino l’occhiolino? Intimi immediatamente all’irpino di mollare l’osso napoletano e gli chiarisca che è indecoroso fungere da vicario federale, saltellando tra un inutile convegno a Pagani ed una visita narcisistica a Milano, alla lega di B!

 

Ghirelli sulla scomparsa del Matera. Ma è l’ennesima “morte annunciata” dei lucani…

In un suo post sui social, il dott. Francesco Ghirelli, presidente della lega pro, s’è doluto della scomparsa del Matera. Cominciamo col precisare che quella di quest’anno sportivo è stata l’ennesima, non di certo la prima, morte di una società senza pace, senza requie, una sorta di sodalizio-record dei fallimenti, degli illeciti sportivi, delle vicende torbide. Il Matera (nelle sue varie, fantasiose denominazioni) è fallito, solo nell’ultimo periodo, nel 2010/2011 e nel 2011/2012: due volte, in due anni sportivi immediatamente successivi… Il record dei record. Ed, ora, è stato escluso dal campionato di lega pro. E siamo nel 2018/2019, a sette anni dall’ultimo fallimento precedente.

 

L’elenco, su Panorama, delle “morti annunciate” delle società di calcio

Il settimanale Panorama ha pubblicato il tristissimo, sconfortante elenco dei fallimenti di questi ultimi anni: tra flop economici, omissioni spaventose e vergognose dei controlli colabrodo della federazione calcio, fideiussioni false o “appezzottate”, emesse da improbabili società estere, magari asiatiche, mancate iscrizioni… e chi più ne ha, più ne metta.

 

Gli oltre centocinquanta flop 

Panorama ne ha contati oltre centocinquanta, dei predetti flop. Un numero che, da solo, imporrebbe un intervento governativo urgentissimo. A tutela (ma vera) della sacralità e della potenzialità educativa del calcio. Altro che la tragicomica salvaguardia dell’autonomia dello sport, invocata (ormai, inutilmente) da Malagò, uno dei responsabili, diretti o indiretti, di questa catastrofe.

 

In questo quadro tragico, la federcalcio si affida a Sibilia…

E la federazione calcio che ti fa? Assegna ed affida, a cuor leggero, con sovrana incoscienza, addirittura a Cosimino l’occhiolino il mandato di riformare la giustizia sportiva… Ma, insomma, si vuole, sì o no, uscire fuori dalla melma? O si intende affondare, sempre di più, nel suo humus puzzolente?

 

“Fiumi di parole…”

S’attaglia, alla vicenda, il titolo della bella canzone sanremese del duo Jalisse, “Fiumi di parole”. E sì, perché Matera è stata proclamata come la “capitale europea 2019 della cultura”, ma, in ambito calcistico, ha registrato un percorso tortuoso, tormentato, straziato.

 

Molte più le ombre, che le luci 

Molte di più le ombre (cupe, buie, inquietanti), che le luci, nel cammino del Matera. Anzi, la storia della società lucana è punteggiata da una sequenza interminabile di sconcertanti personaggi, che ne sono stati i presidenti. Ancora, da episodi di calcio-scommesse, da deferimenti disciplinari a carico del sodalizio, dai tantissimi punti di penalizzazione subiti, per non dire della mole infinita di  lavoro (e di lucro sul vuoto pneumatico), regalata agli improbabili avvocati del diritto dello sport…

 

La stilettata (sacrosanta) di Ghirelli a Fabbricini…

Ghirelli, nel suo post, ha evidenziato la “seria caduta di credibilità” del sistema calcio. E l’ha attribuita, con ragione, a Roberto Fabbricini, il tremebondo, tentennante, commissario della federazione di via Gregorio Allegri, super incompetente di calcio.  Fabbricini, l’esangue commissario straordinario, addirittura messo alla guida della federazione calcio dal disinvolto Malagò (anche questo, nel nome del principio di Peter).

 

…ma dimenticando la genialata di Balata…

Giusto, Ghirelli! Ma lei ha dimenticato, però, di sottolineare che lo sconvolgimento della serie B (e, a catena, della lega pro) fu originato dall’inverosimile genialata di Mauro Balata. Calcio malato, al riguardo, ben ricorda la famigerata PEC, con la quale, ad avviso dell’incredibile presidente della serie B (e l’avallo, questo sì, di Fabbricini: che coppia!), si sarebbero potute superare e annullare le vigenti norme…

 

E che disastro è scaturito da quelle PEC…

Con le conseguenze, laceranti e devastanti per il sistema calcio, alle quali hanno assistito, attoniti e sbigottiti, indignati ma impotenti ad intervenire,  tutti gli appassionati di questo, ahinoi, Calcio malato. Una disciplina sportiva che è sempre più cronicamente avvinta ed inesorabilmente ghermita da una terribile patologia tumorale. Fino ad essere, ormai, preda inerme e rassegnata di questa malattia, allo stadio quasi terminale. Quasi: per ora…

 

Si scuote dal torpore il sindaco di Matera…

In argomento, si risveglia l’anziano (più che ottantatreenne) sindaco di Matera, l’avv. Raffaello De Ruggieri, che tuona: “L’esclusione del Matera è un enorme danno d’immagine!”. Ora, mettiano i puntini sulle “i”. Il sindaco De Ruggieri, innanzitutto, è un grande appassionato di basket, non di calcio. Al foot-ball, quindi, non ha mai dedicato grande attenzione e cura. E si vede…

 

Il sindaco filo-basket, Michele Uva filo-volley…

Così come, d’altra parte (deve essere un destino di Matera…), un altro indigeno, per così dire, “illustre”, ovvero Michele Uva, era appassionato di pallavolo. E, per uno di quegli incredibili paradossi del foot-ball, era stato cooptato, addirittura come direttore generale (un altro danno arrecato dal pariolino Malagò al calcio…), nella figc.

 

Gli alti lai del sindaco di Matera: ma troppo tardi…

Ma torniamo a De Ruggieri. Si è spaventato, l’attempato sindaco (che, comunque, vanta notevoli meriti, a e per Matera), perché, tra l’imperversare e l’impazzare di inaugurazioni, cori di osanna, feste in piazza, popolo esultante, lucani che si stavano scrollando di dosso secoli di inerzia e di torpore, non ci voleva proprio, questo marchio infame.

 

Un’etichetta che rimanda alla triste realtà calcistica materana… 

Quest’etichetta, questo sigillio, che, brutalmente, ri-catapulta il popolo materano alla purtroppo tradizionale, amarissima realtà calcistica locale. E lo fa, proprio mentre la città è sotto i riflettori mediatici e televisivi internazionali… Ma un quesitino-ino-ino se lo vuole porre, di grazia, il sindaco di Matera? Dov’erano, non solo egli (sindaco, sia ben chiaro, eletto nel ballottaggio del 14 giugno 2015, ossia meno di quattro anni or sono) ed i suoi predecessori, mentre la società di calcio della città dei Sassi si segnalava per reiterate disinvolture estreme, ma anche per presunte truffe e sospetti, ripetuti intrallazzi?

 

Qui sta crollando tutto… 

Di appelli, a Gabriele Gravina, Calcio malato ne ha lanciati tanti, in questo periodo. Finora, del tutto inascoltati. Quantomeno, in apparenza. Ma davvero nessuno si rende conto della crisi irreversibile del sistema calcio? Davvero non si comprende che, precipitando sempre più giù, addirittura, per via di un Sibilia, molto al di sotto (e sì che ce ne vuole…) del livello di un Tavecchio, non ci può essere neppure un barlume di speranza?

 

Sibilia sta per completare il quadriennio, in Campania, con uno spregiudicato commissariamento infinito… 

Veniamo, come sempre, ai dati di fatto, a conclusione del nostro consueto percorso, indotto dalla propensione ai commenti minuziosi. Dunque. Gravina ha consentito a Sibilia, contro ogni logica ed ogni regola di buon senso, prima ancora che sportiva ed etico-morale, la prosecuzione senza fine, no-limits, del commissariamento in Campania.

 

Commissariamento in Campania: la pietra angolare del potere indebito sibiliano 

Ora, non è ipotizzabile che il presidente federale non abbia intuito e percepito che il commissariamento perpetuo in Campania rappresenta la pietra angolare, sulla quale Cosimino l’occhiolino vorrebbe fondare il suo potere indebito…

 

Insegniamo a Sibilia che dura in carica quattro anni un presidente eletto dalla base, non un commissario “a rotazione” 

Da parte sua, Sibilia ha sconvolto ogni regola, ogni principio giuridico, sia di buon senso, sia di logica. Un quadriennio, infatti, è il periodo ordinario, corrispondente alla cadenza periodica olimpica, riservato alle elezioni democratiche, di natura assembleare. E l’assemblea è, notoriamente (per generosità, regaliamo questo concetto storico a Sibilia), il momento sovrano della democrazia, che rivoluzionò i princìpi precedenti, che erano quelli dei monarchi assoluti. Ovvero, i criteri anti-democratici che, ancora nel 2019, senza dubbio entusiasmerebbero Cosimino l’occhiolino…

 

Ma non tirare troppo la corda, Cosimino da Avillino 

Un quadriennio, per i motivi esattamente inversi, rispetto a quelli dell’elezione democratica da parte della base, non può e non deve essere, viceversa, il periodo di durata di un commissariamento di comodo… Ebbene, riepiloghiamo, in sintesi: quello del comitato campano è un commissariamento che è ormai prossimo ai tre anni e mezzo di durata. Incluso, ovviamente, il periodo del presidente meteora, l’improvvido Salvatore Gagliano. Tra l’altro, anch’egli candidatosi, nella sostanza, come vice commissario delegato all’attività agonistica e, dunque, in scandalosa posizione privilegiata…

 

La minaccia indù, quasi islamica, nel comunicato ufficiale della lega dilettanti 

Bisogna, peraltro, puntualizzare che il commissariamento del Barbiero di Sibilia è stato, per ora, fissato fino a giugno 2019 (con oltre tre anni e nove mesi di durata). Ma, già nelle sue stesse, intrinseche previsioni, è contenuta la minaccia di ulteriori estensioni, come Calcio malato ha già riferito. Codeste previsioni sono state espresse, spudoratamente, nel comunicato della lega dilettanti, versione indù alla Cosimino Maraja, che però rovescia la bonarietà partenopea del Pasqualino della simpatica canzone di Domenico Modugno.

 

Il record assoluto di durata di un commissariamento 

Tutto ciò segnerebbe il record assoluto, a livello interplanetario, della durata di una gestione, sfacciatamente definita “provvisoria”. Provvisoria del piffero… Insomma: indecorosità, impudenza, sfrontatezza no-limits. Uno scandalo, davvero, senza fine… Con un codicillo pretestuoso, che solo la magistratura ordinaria può recidere, troncandolo di netto, come un cordone ombelicale imputridito: la prosecuzione, addirittura, da dicembre 2019 a novembre 2020. Quella che Sibilia, nella sua mente di prevaricatore dei principi democratici, agogna. Tanto, a dicembre di quest’anno, saremo ormai giunti ad un anno dalla conclusione ordinaria del quadriennio olimpico… Ma, in tal modo, davvero Sibilia lacererebbe, spezzandola, la proverbiale corda!

 

Ed i risultati, Sibilia? Tutti “a dir poco catastrofici”, come scrisse l’improbabile Gagliano… 

E, se avessi prodotto qualche risultato positivo, te lo si perdonerebbe pure, Sibilia. Ma sei stato solo devastante… E qui, non ci ripeteremo. Troppe volte, l’abbiam scritto… Conclusione dell’argomento: ma è davvero concepibile che, con la Guardia di Finanza alle porte, come lo spettro di Annibale aleggiava ed incombeva sull’antica Roma, Sibilia ondeggi tra i convegni inutili e le visite pompose ed auto-incesanti? Ma, insomma, Sibilia ci fa, o veramente ci è? E Gravina, che farà? Resterà perennemente a guardare, come se il fatto non fosse di sua competenza?

 

Il dispositivo di Franco Frattini sul caso Gavillucci: una fretta napoleonica molto discutibile… 

Ennesima tappa della telenovela Gavillucci. Ormai, non si contano più, gli episodi del contenzioso. Meglio, del corpo a corpo Gavillucci / Nicchi. Citando, ovviamente, prima l’eroe di Latina, poi il propugnatore della restaurazione del regime dei sovrani assoluti… Il fantastico collegio di garanzia dello sport presso il coni, presieduto da Franco Frattini, ha generosamente regalato, all’associazione italiana arbitri, la sospensiva del provvedimento di reintegro dell’arbitro Claudio Gavillucci nei ruoli dei direttori di gara  di serie A.

 

La telenovela anti-Nicchi 

Gli affezionati lettori di Calcio malato ricorderanno le tappe precedenti della telenovela, che fa spaventosamente barcollare e vacillare la presidenza dell’aia. Puntualizziamo subito un aspetto, prima di andare avanti. Il sullodato collegio, intitolato “di garanzia dello sport”, è talmente “di garanzia” in ambito sportivo, che è presieduto da un ex ministro di Silvio Berlusconi. Alla faccia, dunque, della sacra, sacrale ed inviolabile autonomia dello sport dalla politica. Quell’autonomia che è invocata, ad opportunistica intermittenza, dal disinvolto Giovanni Malagò… Che, stavolta, come volevasi dimostrare, resta in religioso, devoto, compunto silenzio…

 

Frattini (per ora) cancella un sogno di tantissimi associati all’aia: la “Caporetto” dell’era Nicchi 

Lo straordinario successo giuridico-sportivo dell’avv. Gianluca Ciotti, in una con l’avv. Leonardo Guidi, i due bravissimi assistenti legali dell’arbitro Gavillucci, aveva fatto epoca. Aveva, nel contempo, stroncato Marcello Nicchi e Narciso Pisacreta. Mozzando loro il respiro. Aveva devastato la prepotenza e l’arroganza dell’aia. Aveva regalato enormi bomboloni d’ossigeno ai contestatori del dispittoso presidente nazionale degli arbitri. Aveva rivitalizzato la fronda interna all’aia, come una galvanizzante camera iperbarica. Ora, Franco Frattini, il politico di professione prestato allo sport (ma, di certo, non schierato a difesa della sua autonomia della politica…), ha cancellato il sogno. Per ora…

 

Gavillucci era, metaforicamente, già sulla soglia del Centro Tecnico di Coverciano… 

Gavillucci già si apprestava, in esito ad una coraggiosa battaglia personale, condotta in perfetta sintonia con i suoi assistenti legali (e viceversa), a “varcare il cancello di Coverciano”. Ovvero, a quel passo trionfale, che Nicchi e Pisacreta gli vogliono, a qualsiasi costo e prezzo, impedire. Come, in seno all’associazione arbitri, si bisbiglia e si sussurra, ma a bassa voce, per timore di essere sentiti. “Taci… Il nemico ci ascolta…”.

 

Frattini, con guizzo napoleonico, accoglie la “sospensiva” chiesta da Nicchi 

Gli opinionisti sportivi, quelli dotati quantomeno di un quid di onestà intellettuale, hanno (anche digitandolo sul web, per i giornali on line) qualificato come sorprendente la fretta, la fenomenale tempestività dei rai fulminei napoleonici (in questo caso, “frattinici”). In men che non si dica, invero, il collegio di garanzia (“de che?”) ha disposto l’annullamento, previa sospensiva, della decisione (sulla quale Calcio malato s’è soffermato nelle precedenti puntate), della corte federale d’appello della figc, del 23 gennaio scorso, pubblicata sul comunicato ufficiale n. 71/cfa del 1° febbraio.

 

È saltata la provvisoria esecutività della delibera della cfa 

Il collegio presieduto dal politico Frattini ha, insomma, annullato la provvisoria esecutività della decisione della cfa. Del tutto evidentemente, la determinazione del collegio del coni ha ritenuto sussistenti i “gravi motivi”, invocati dall’associazione arbitri a sostegno della propria istanza cautelare. Ma quali sarebbero, codesti “gravi motivi”?

 

“Gravi motivi”, o lesa maestà nicchiana? 

Vuoi vedere che essi si configurano nella sconfitta d’immagine di Nicchi, nella sua lesa maestà, agli occhi dei suoi adoranti (per alcuni: per altri, viceversa, odianti) arbitri di calcio? Ed, ancor più, nel primo, grave scricchiolio dell’impero minghiano, simil dinastia dei Ming? Non a caso, Edmondo Pinna, del “Corriere dello Sport”, definisce Nicchi non il presidente, ma, perentoriamente e significativamente, come “il padrone dell’aia”. Il che, a Nicchi, verosimilmente, titilla l’ipertrofico ego. Il tutto, si badi bene, nel 2019. Non in pieno Medioevo. Non in periodo feudale. Non nell’era dell’Unione Sovietica, tanto cara a Marcello “il dispittoso”.

 

Gli arbitri, nella sostanza contro il collega Gavillucci 

Di seguito, l’elenco dei diciannove anti-eroi, ovvero gli arbitri pulcini, accoccolatisi al calduccio della chioccia protettiva Nicchi: Gianluca Rocchi, Luca Banti, Davide Massa, Paolo Valeri, Massimiliano Irrati, Marco Di Bello, Daniele Orsato, Daniele Doveri, Paolo Mazzoleni, Piero Giacomelli, Michele Fabbri, Marco Guida, Maurizio Mariani, Fabio Maresca, Giampaolo Calvarese, Rosario Abisso, Gianluca Manganiello, Fabrizio Pasqua e Luca Pairetto.

 

Una segnalazione a futura memoria… 

Li segnaliamo a futura memoria. Perché è davvero emblematico e simbolico, il loro comportamento. Che è palesemente finalizzato a deprimere, demoralizzare, delegittimare l’eroe Gavillucci. Ed è un messaggio chiaro. Che significa: qui, tra noi, non ti vogliamo. Non v’è che dire: un maestoso esempio di solidarietà di gruppo…

 

Metodologia senza alternative: o sei contro il nemico, o smetti di fare l’arbitro 

Ma questa, probabilmente, è una visione ordinaria. Che non si confà alla filosofia nicchiana. Che è d’ispirazione manichea: o ti schieri contro il nemico, lo isoli come un reietto, lo tratti alla stregua di un comune avversario, che attenta alla sicurezza ed alla compattezza dell’aia, oppure hai smesso di arbitrare…

 

Ma nessun arbitro nicchiano può fare a meno delle prebende

Il fatto è che nessuno degli arbitri dell’era Nicchi può permettersi di rinunciare alle ricche prebende attuali. Anche perché uno dei capisaldi dell’impero nicchiano è quello, che snoccioleremo di seguito: gli arbitri devono dedicare tutto sé stessi all’aia; di conseguenza, per poter procedere nella progressione di carriera arbitrale, non hanno tempo da dedicare ad altre attività, inclusa quella lavorativa, o professionale; quando conseguono l’obiettivo di entrare nel giro delle prebende, per ognuno di loro è troppo tardi per tornare indietro.

 

Boggi previde questa situazione angosciante…

Ergo, ogni arbitro considera semplicemente improponibile e terrificante, da evitare a qualsiasi costo, l’ipotesi di essere estromessi dal club dei privilegiati, il circuito degli arbitri di serie A.  Ebbene, questa situazione angosciante è esattamente quella, contro la quale il profeta Robert Anthony Boggi, quand’era reattivo e non condizionato e silenziato da Pasquale, il figlio arbitro, attivò un coraggioso conflitto personale, dichiarato ed aperto.

 

Le coerenti dimissioni di Boggi da arbitro 

Dimettendosi da arbitro e rinunciando, egli sì, alle predette prebende. Guarda caso, le motivazioni propugnate da Boggi erano quelle, in base alle quali era stata, per decenni, rifiutata l’idea del professionismo arbitrale. Il quale professionismo, verosimilmente, è proprio quello che ha, indirettamente, generato qualche mostro. Come Arbitropoli 2006…

 

La “battaglia legale” rinviata all’11 marzo prossimo 

Disposta la sospensiva, il collegio presieduto dal forzista Frattini ha fissato all’11 marzo prossimo l’udienza, per la disamina e la decisione, nel merito, del contenzioso Gavillucci. La “violazione dei principi di trasparenza” (noi diremmo: limpidezza), sancita dalla corte federale d’appello, ritorna, dunque, in discussione. Si tenga conto che, com’è stato evidenziato un po’ dappertutto, sulla carta stampata e sui giornali on line, il numero di arbitri di serie A “da dismettere”, al termine della stagione sportiva 2017/2018, era stato, inopinatamente, aumentato da due a tre.

 

Si può mai riconoscere dignità giuridica alle “modifiche in corsa”?

Ma “in corsa”. Senza preventiva programmazione. Può mai essere considerata lineare, una determinazione del genere? Potrà, il forzista Frattini, digerire  disinvoltamente (e definitivamente, all’atto della decisione nel merito) una forzatura di tal fatta, che ha tutta l’aria di un’aberrazione? Ma non è finita. Non si dimentichi che, nel corso dell’anno agonistico 2017/2018, la singola posizione, nella graduatoria arbitrale di merito, non era stata mai comunicata agli arbitri interessati.

 

Nicchi non accetta una decisione “federale” ed, anzi, addirittura la combatte… 

Ma, poi, che cavolo c’entra, la cosiddetta “autonomia tecnica” dell’aia, con l’obbligo etico-morale, o con l’obbligo sportivo di lealtà? Perché tirarla in ballo e chiamarla in causa? Perché trincerarsi dietro il paravento torbido della non-chiarezza? Che c’è mai da nascondere, da occultare, da non far emergere alla luce del sole?

 

Una “componente di servizio”, che si arma contro la federazione calcio…

Può mai concepirsi che una componente di servizio tecnico alla figc, qual è l’associazione arbitri, che dovrebbe allinearsi militarmente ed obbedir tacendo, arrivi al punto arditissimo di impugnare una sentenza di un organo di giustizia sportiva federale?

 

L’assurdo conflitto nicchiano 

Che fai, Nicchi, resisti, ti opponi, entri in conflitto, in un assurdo braccio di ferro con la figc, della quale fai parte? E Gravina, il presidente federale, che ne dice? Perché mai non “fa il presidente federale”, come lo ammonì l’avv. Gianluca Ciotti, l’assistente legale di Gavillucci?

 

Ma Nicchi non è il dio in terra della federcalcio… 

Non si dimentichi che, come l’ammirevole Edmondo Pinna ha scritto sul “Corsport”, opporsi ad una sentenza della cfa è come entrare in conflitto con la figc, quella della quale Nicchi è non un dio in terra, ma il semplice, banale presidente di una componente. Oltretutto, di servizio… Non “a quel servizio”.

 

E che dire degli arbitri di serie A? 

Ma l’aspetto più inquietante della di per sé assurda, surreale vicenda, è quello che riguarda gli arbitri, i colleghi di Gavillucci. Diciamolo subito: contro qualche previsione, serpeggiata anche sugli organi di informazione, gli arbitri di serie A non si sono costituiti, contro Gavillucci. Ma, quella costituzione contro, sarebbe stata davvero il colmo dei colmi. Forse, la non costituzione è stata una furbata… Sia come sia, stiamo ai fatti.

 

Ma può mai non essere condivisa, dai colleghi arbitri, l’iniziativa di Gavillucci?  

È credibile che essi, spontaneamente, si siano “rizelati” contro il collega? È ipotizzabile che la lotta di Gavillucci non piaccia ai colleghi arbitri? Eppure, l’arbitro di Latina è davvero un eroe. Lo è, l’arbitro di Latina, perché ha affrontato il ducetto tosco a viso aperto, a proprie spese, in un clima rovente e da periodo del terrore della rivoluzione francese, qual è, a pieno titolo, quello dell’aia nicchiana.

 

Il paradosso da vignetta umoristica: gli arbitri rifiutano la chiarezza delle graduatorie…  

Può mai essere che gli arbitri non vogliano, anzi categoricamente rifiutino, la chiarezza delle graduatorie settimanali? Si rendono conto di aver ricevuto, qualche settimana fa, per la prima volta nella storia dell’arbitraggio in Italia, le graduatorie meritocratiche, da un Nicchi trasformatosi in indovino quasi profetico (del cataclisma che stava per scaraventarglisi addosso)?

 

Il “miracolo” della notifica delle posizioni in graduatoria 

Come ha segnalato Calcio malato, il miracolo della notifica delle posizioni in graduatoria s’è concretizzato, ma tu guarda, qualche settimana prima della micidiale sentenza della cfa, quella favorevole a Gavillucci. Un motivo in più, e di quelli pesanti, per gli arbitri attualmente in serie A, per militare apertamente a favore dell’eroe Claudio. Ed, invece…

 

Si vorrebbe far credere… 

Ebbene, gli arbitri di serie A, per facta concludentia (ma chi è poi così pollo da crederci, esimio Nicchi?), addirittura, non gradirebbero sapere, settimanalmente, la propria rispettiva posizione nella graduatoria. Preferirebbero, viceversa, restare in sospeso. Affidarsi, toto corde, a Nicchi ed a Nicola Rizzoli, il designatore arbitrale, quello ufficiale. Amano procedere al buio, di quelli pesti. Gli arbitri di serie A, dunque, secondo l’interessata versione nicchiana, o sono autentici allocchi, o ci fanno. Indovinino i lettori, quale sia l’opzione vincente, tra le due…

 

La bizzarra tesi dell’aia 

Davvero fantastica è, poi, la motivazione essenziale, che ha consentito all’aia di prevalere, in questa tappa interlocutoria (ma, comunque, sgradevolissima e destinata a lasciare un segno indelebile), al collegio del coni.

 

Il presunto “utilizzo illegittimo” di Gavillucci 

In sintesi: secondo l’aia di Nicchi, Gavillucci non deve arbitrare neppure una partita, perché, se, successivamente, il collegio medesimo  dovesse definitivamente decidere di bocciare il reintegro, il suo utilizzo, per la direzione anche di una sola gara, potrebbe risultare illegittimo.

 

Ma chi potrebbe mai presentare ricorso? Una società? 

Ma illegittimo in che senso? In previsione dell’eventualità che qualche società presenti un ricorso sulla regolarità della gara? E su quale base mai, visto che la provvisoria esecutività è stata disposta non dall’usciere della figc, ma da una corte federale d’appello, avente pieno titolo a pronunciarla? Eppure, in meno di quarant’otto ore, il napoleonico Frattini ed il dinamicissimo (questa volta…) collegio da lui presieduto hanno accolto l’istanza cautelare dell’aia.

 

Gavillucci, per il collegio, non conta… 

Eppure, il collegio era ben consapevole di quanto tempo abbia dovuto penare, già fino ad oggi, l’arbitro Claudio Gavillucci… La vicenda è stata originata, non lo si trascuri, nell’estate del 2018… Come cantava, in “Non ti scordar mai di me”, la deliziosa Giusy Ferreri, “e non è un piccolo particolare…”.

 

Stress e risorse…

No. Decisamente, dover restare in ansia, combattere, impegnare risorse (psichiche, innanzitutto), per tanti mesi, decisamente, non è un piccolo particolare… Evidentemente, il peso dell’aia e quello di Gavillucci non è proprio pari…

 

Ma Gavillucci è un associato, o l’aia è una sua ostinata nemica?

Ma non è tutto. Il prestigioso (ma, evidentemente, distratto e anche un po’ svagato) collegio ha anche trascurato, o finto di dimenticare, che la decisione della cfa era immediatamente esecutiva, sia pure in via provvisoria. Ed, ancor più, il collegio ha sorvolato su un altro piccolo particolare: che, in ogni caso, la tesi dell’aia può, agevolmente, essere capovolta. Invertita. Rovesciata.

 

Chi risarcirà Gavillucci, sotto il profilo etico-morale-sportivo? 

Chi mai, invero, restituirà a Gavillucci il tempo prezioso, del quale è stato privato dall’aia di Nicchi, nell’ipotesi di una sua vittoria definitiva, nel contenzioso in esame? Non valgono, forse, per Gavillucci, le stesse condizioni, delle quali pare godere l’aia? La quale, poi, alla fin della fiera, è null’altro che l’associazione della quale l’arbitro di Latina fa parte. Non di certo una sua dichiarata, ostinata, irriducibile nemica. Ma, per capirci finalmente, fa così senso, all’aia nicchiana, riprendere nel suo seno Gavillucci?

 

Le garanzie valgono solo per il più forte?

Eppure, Gavillucci aveva beccato un voto positivo, riservatogli proprio da Nicola Rizzoli, in occasione della famigerata gara Sampdoria-Napoli, quella interrotta per via dei cori razzisti contro Koulibaly… O ci si deve rassegnare, irrimediabilmente, alla constatazione de facto che, in ambito sportivo e, segnatamente, di giustizia sportiva, tutti i porci sono uguali, ma il simbolico maiale orwelliano, Napoleone, è, sempre e comunque, più uguale degli altri? È concepibile che le garanzie siano eternamente poste a presidio dei più forti e mai a tutela del singolo (tesserato, o associato che sia)?

 

Nessuno ama più difendere i deboli? 

Dov’è finito, dove s’è mai smarrito, il gusto di ergersi a protezione del più debole? A maggior ragione, quando il più debole, il singolo, null’altro chiede ed invoca, che la linearità, la limpidezza, la coerenza dei comportamenti? Piacciono così tanto, eccitano a tal punto l’esibizione muscolare, la volontà di mettere a tacere i sudditi, o quell’arroganza del potere, che, in assoluta franchezza e senza voler minimamente alludere, si presenta, davvero, come simil-para-massonica?

 

Qui ci vuole un’inchiesta ministeriale. Altro che l’autonomia arbitrale e dello sport… 

Urge, dunque, uno sbocco. È indispensabile una svolta. Affinché l’epica questione possa rivestirsi di concretezza, appare ineludibile un’inchiesta, disposta dalla Presidenza del Consiglio, affidata possibilmente a Giancarlo Giorgetti ed a Simone Valente, sui quali Calcio malato s’è già ampiamente soffermato. Un’inchiesta, in ogni caso, assolutamente ed in toto sottratta ai cosiddetti organi della giustizia sportiva. Per scoperchiare il vaso di Pandora dei misteri, ben poco gloriosi, di questi ultimi anni: sia arbitrali, sia calcistici in genere.

Si trovi il doveroso coraggio per una nuova Arbitropoli

Per una nuova Arbitropoli. Sempre più sacrosanta ed ineludibile. La quale, però, punti ad una disinfestazione vera. Non a quella timida, reticente, molto, ma molto parziale, quasi finta, del 2006. Quella che, come s’è dedotto anche dalle intercettazioni telefoniche, pubblicate nella scorsa puntata di Calcio malato, s’accanì contro i pesci piccoli alla Punghellini, risparmiando gli squali… Del tutto all’italiana…

 

E che dire degli otto-scudetti-otto, ormai appannaggio della Juve?

Ancora: per un accertamento, serio e definitivo, sugli otto (ormai, ci siamo quasi…) scudetti consecutivi, assegnati (l’ottavo, ancora da attribuire: ma pare solo una formalità, purtroppo) alla Juventus agnelliana, durante l’era di Nicchi padrone dell’aia, come lo marchia Edmondo Pinna. Per una decisa introduzione della tecnologia nel preistorico calcio, ancora oggi nicchian / tavecchiano (in attesa che Gravina passi, dalle parole e dai progetti VAR, ai fatti).

 

Lo scandalo del gol negato da Tagliavento a Muntari 

Per spazzare via i dubbi e per far finalmente trionfare le certezze: come quella, verosimilmente a cuore al milanista Matteo Salvini, che certamente ricorderà il gol del rossonero Muntari, in uno storico Milan-Juve del 25 febbraio 2012. Un record, nell’ambito delle nefandezze arbitrali dell’era Nicchi. Che, pure, brillano, ognuna, di luce propria…

 

E che sfacciataggine, quella di Buffon… 

Quella rete, che sigillò, con un’etichetta indelebile, il presunto uomo immagine (alla faccia…), Pierluigi  Buffon. Capace di una dichiarazione, da lasciar di sasso e di sale anche il più disincantato e spoetizzato ascoltatore, a commento della rete non convalidata a Muntari: “Non mi sono accorto che la palla era entrata. Ma, se me ne fossi accorto, non avrei aiutato l’arbitro…”.

 

Ma che diseducativo (a dir poco), Pierluigi Buffon… 

Non v’è che dire: un nobile esempio di lealtà sportiva, soprattutto a beneficio dei giovani e degli adolescenti… Eppure, quella rete fu scandalosamente negata dal direttore di gara Tagliavento. Sì, proprio dall’arbitro, perdinci! E dall’ancor più indecoroso arbitro addizionale, in gergo appellato giudice di porta, del tutto inutilmente piazzato a pochi passi dal pallone. Un episodio, ad avviso di Calcio malato, di palese malafede arbitrale. O di cecità assoluta.

 

Ma come commenta, tutto ciò, Marcello Nicchi? 

Che ne dice, ancora oggi, Nicchi? Come difende il duo arbitro / arbitro addizionale di quella partita indimenticabile, che assegnò uno dei tanti scudetti nicchiani alla Juve e determinò, in concreto, una svolta nel calcio italiano? E come commenta, Nicchi, il labiale misterioso (dai più decifrato come “nel recupero vinciamo”), dello stesso Tagliavento, quale quarto uomo, in un’altra tragica performance arbitrale, Inter-Juventus del 29 aprile del 2018?

 

Le autentiche aberrazioni dell’aia dell’era Nicchi

Ebbene, a questo punto si è arrivati, nell’era Nicchi / Pisacreta, con il codazzo di Alfredo Trentalange, di Rosario D’Anna, di Matteo Trefoloni & compagnia dominante (ed, obiettivamente, prepotente…). Ci sarà mai, un magistrato, illuminato e profondamente amante, anche a caro prezzo, del giusto, che voglia approfondire quel che s’è verificato, in sequenza impressionante, per l’appunto nella dominazione nicchiana dell’associazione arbitri?

 

Una sequenza impressionante…

Un accenno, sul punto. Dunque: presidenti di sezione eliminati, con deferimenti disciplinari ad orologeria. Dirigenti arbitrali epurati. Il già segnalato clima del terrore, di stile robespierriano. E tant’altro ancora…

 

Ma l’e-mail gate di Rosario D’Anna può sconvolgere tutto, piani compresi…

D’altro canto, qualcuno, tra gli affezionati lettori di Calcio malato, ricorderà la vicenda, già trattata, intitolata “e-mail gate”, di un dirigente arbitrale, vicinissimo a Nicchi: il siciliano Rosario D’Anna. Da essa, potrà venir fuori un’esplosione vulcanica, più che sufficiente a travolgere Nicchi ed i suoi non proprio disinteressati seguaci.

 

Ma perché non interviene la procura federale?

Ma è proprio necessario attendere gli sviluppi giudiziari di una vicenda? Non sarebbe cosa buona e giusta che intervenisse la procurella (piccola procura) federale, a mettere ordine in un ambito depresso, devastato, pesantemente condizionato da una gestione para-dittatoriale?

 

No alle giustificazioni immotivate! 

Possibilmente, senza rifugiarsi, la procurella, dietro il paravento della scusa infantile, che la questione sia di competenza della procura domestica arbitrale, quella che… te la raccomando! No, no e poi no! Trattandosi di una questione che investe l’attività agonistica (e non solo per questo), la faccenda attiene alla procurella (piccola procura) federale. E basta!

 

Meglio ancora, se si attivano le Procure della Repubblica… 

Per non dire che, affermandosi sempre di più il concetto che l’attività agonistica sia d’interesse statuale, sarebbe davvero il momento, oltre che un’autentica manna dal cielo, che si attivasse, per l’appunto, la giustizia ordinaria.

 

La conturbante vicenda Trefoloni

Sarebbe altrettanto proficuo e lineare definire, ma in modo serio e concreto, lo sconvolgente “affaire Trefoloni”, ovvero l’Arbitropoli toscana, in tutto e per tutto analoga a quella che travolse la Juventus nel 2006. Certo, analoga e similare: se non per le ben diverse proporzioni e per la distinta valenza, sportiva e mediatica, delle gare di riferimento. Le quali, nell’Arbitropoli toscana, erano confinate all’interno del settore dilettantistico della Toscana.

 

E Sibilia si gira, pavidamente, dall’altra parte… 

Che ne dici, anche tu, gattone sornione Sibilia, che fingi di non saperne nulla e ti giri dall’altra parte, come se la questione non ti riguardasse, mentre eri, proprio tu, dal 28 gennaio del 2017, il presidente (sia pure non per tuoi meriti, ma tant’è…) della lega dilettanti? E ti tieni, ancora lì, comodamente e disinvoltamente assiso al suo posto, proprio Matteo Trefoloni?

 

Nicchi, Ulivieri e Sibilia

I tre emblematici simboli della gestione anti-democratica sono, nell’odierna federazione calcio: Marcello Nicchi; Renzo Ulivieri, l’inibito, in via definitiva, per tre anni, in ragione dell’illecito indecoroso del calcio-scommesse n. 2 (mirabile esempio di educatore degli educatori); ancora, Cosimino l’occhiolino, il Sibilia che taroccò, insieme con Ludovico Feole, Massimo Costa, Piero Di Cristinzi & compagnia manipolante, l’esito dell’assemblea elettiva regionale del 1° dicembre 1990. Certo, il passo di Sibilia, dall’alterazione di un’assemblea federale, a livello regionale, alla vice presidenza vicaria della figc ed alla presidenza della lega dilettanti (a parte il resto…), è ciclopico, gigantesco, impressionante.

 

Sconvolge che Sibilia, proprio lui, sia chiamato a riformare la giustizia sportiva… 

Ma ancor più suggestiva (e, francamente, raggelante) è l’immagine di Cosimino da Avillino, impegnato, con l’altro incompetente sommo, Mauro Balata, addirittura nella riforma della giustizia sportiva. Sibilia: un violatore, un profanatore delle norme del codice di giustizia sportiva, chiamato a mettere ordine ed iniettare armonia e legalità nel codice medesimo. Un’autentica bizzarria.  Un’inverosimile boutade. Anzi, un’autentica follia. Una terribile, intollerabile, insopportabile aberrazione. Ma deve, giocoforza, intervenire la giustizia ordinaria, per ripristinare un minimo di serietà, di coerenza, di correttezza gestionale, nella federazione calcio?      

  1. SEGUE