Calcio malato: Invece di rimediare alle sue catastrofi, Sibilia apre, ad Agropoli, la campagna elettorale del comitato. Giustizia sportiva: comicità infinita – QUARANTASETTESIMA PUNTATA

L’immagine, che il nostro grafico ha scelto, in simbolica coerenza con i temi di questa puntata n. 47, è quella di un simpatico asinello: questo essere vivente forte, resistente, ideale ed, anzi, indispensabile supporto della fatica degli esseri umani, fin da epoca immemorabile. Il sorridente personaggio dell’immagine è l’asinello Ciuchino Ciuchino, l’amico dell’orco verde Shrek, il personaggio principale della fortunatissima serie di Andrew Adamson, il registasceneggiatore e produttore cinematografico neozelandese. Ciuchino Ciuchino è, non a caso, ben istruito, nonché, al contrario di tutti gli altri esseri diversi dagli umani, addirittura parlante…

L’immagine evoca il “sogno” di uno dei redattori di “Calcio malato”

Chiedendo fin d’ora scusa a questo ammirevole essere vivente, prescelto scherzosamente per la circostanza, Ciuchino Ciuchino, con una corona imperiale a impreziosirgli il “capo”, lo scettro alla zampona destra ed un forchettone assicurato all’altra: una figura denominata Federal Donkey”,  ovvero asinello federale. In fin dei conti, un lusinghiero complimento, tenuto conto delle virtù preclare di questo magnifico essere vivente. L’asinello che rievoca, con ovvie difformità, quello del “sogno” di “Peter Van Wood”, come è stato soprannominato uno dei redattori di questa rubrica. Il sogno, descritto (e quasi sceneggiato) nella puntata n. 39 del 2 marzo scorso.

 

Il “tavolo” della giustizia sportiva si trasferisce ad Avellino…

Lunedì 8 aprile prossimo, alle ore 15.30, nell’aula magna del Tribunale di Avellino, si terrà un, come definirlo?, incontro sul tema: “La riforma dello sport – sviluppi normativi, opportunità e sfide”. Prescindendo, bonariamente, dalla pomposità dell’intitolazione (“sviluppi normativi… sfide”, ma che c’azzeccano, le sfide?), abbiamo analizzato con attenzione i cosiddetti relatori (un oceano…). Una pletora di illustri sconosciuti e semi-ignoti, di presunti esperti di diritto dello sport, condita, la pletora, da alcuni soggettini, invero singolari: ad esempio, Carmine Mellone, eterno presidente regionale del comitato paralimpico (un’eternità, che spalanca le sue braccia, in seno al coni, sempre agli stessi, per l’appunto sempiterni, personaggi: Giorgetti, si sbrighi a por mano alla vera riforma dello sport…). Sia detto, ovviamente, con tutto il sacro rispetto per questa nobilissima disciplina sportiva. Anzi, per il vero, proprio per il rispetto che ad essa è dovuto.

 

Sibilia, il pesce fuor d’acqua  

Oltre a Carmine Mellone, spicca, brilla e riluce Cosimo Capiluoghi Sibilia, che sarebbe come un pesce fuor d’acqua (ed, in realtà, lo è, eccome), se non fosse per l’improvvida designazione, conferitagli da Gabriele Gravina, di coordinatore (addirittura…) del tavolo della giustizia sportiva. Infine, non poteva mancare, al fianco di Sibilia (che non viene mai lasciato solo, come hanno evidenziato Michele Criscitiello e Walter Pettinati, citati nelle precedenti puntate), l’avv. Lucio Giacomardo. Certo, con quel percepisce mensilmente, ci sarebbe anche mancato, che Giacomardo non fosse stato presente, proprio ad Avillino, ad assistere spiritualmente Cosimino lo strizzolino.

 

Altro che De Mita & compagnia irpineggiante…

In buona sostanza, l’Italia del calcio è retrocessa, penosamente, ai tempi dell’inpero irpino, quello dei Ciriaco De Mita, dei Gerardo Bianco e tanti altri. Ma, quelli, erano legittimati, ad imperare. Anche se si portano sulla coscienza la svolta sociale della prorompente nascita, per reazione all’irpinità, del fenomeno della Lega Nord, dei conati di secessione dal resto d’Italia, di Roma ladrona e tanti altre amenità. Per fortuna, fenomeni, attualmente, ricomposti nell’infinitamente più saggia e razionale Lega di Matteo Salvini. Proprio quella che Cosimo Sibilia, attore abilissimo, finge di ripudiare, come vedremo, tra breve. Conclusione: siamo precipitati, d’improvviso, novantanove punti al di sotto del livello demitiano… E non ci consola, di certo, la circostanza che si tratta di sport e non delle immense priorità primarie di questa Nazione sventurata… Invero, i laceranti, irreversibili guasti, procurati per l’appunto dalla cosiddetta giustizia sportiva, sono quelli, tanto per cominciare, che impregnano, a doverosa ragione, ogni puntata di questa rubrica.

 

“Il Mattino”, edizione di Avellino:  “Forza Italia chiude alla Lega. Sibilia: ‘Preziosi è un interlocutore’ ”

Nei giorni scorsi, Cosimino l’occhiolino Sibilia è ritornato, dopo “secoli” di silenzio assoluto, a parlare di politica. Forse, ma sarebbe già un bel passo avanti, sul terreno di un minimo di sensibilità, s’è ricordato di ricevere una lauta ricompensa mensile, dallo Stato, per pigiare, di tanto in tanto, qualche bottone, da parlamentare: “Solo se dovesse arrivare una chiamata da un tavolo regionale potremmo discutere di una eventuale alleanza con la Lega. Per quanto ci riguarda, al momento, le condizioni per stare insieme sono impraticabili. Del resto, nei nostri confronti è stato portato avanti un rapporto scandito da dichiarazioni molto critiche. Dunque, siamo determinati a non partecipare a nessun confronto che veda la presenza dei loro rappresentati provinciali”.

Traduzione dal linguaggio “sibiliano”…

Commenta Alessandro Calabrese, il giornalista del quotidiano napoletano (il quale, evidentemente, non conosce il soggettino Sibilia), che Cosimino “chiude definitivamente la porta in città al partito di Salvini rappresentato in Irpinia da Sabino Morano”.
Indi, Sibilia ha perfino finto di eseguire un’operazione che non gli è per niente congeniale: l’autocritica. Ha “dichiarato, invero: “Dobbiamo guardare oltre i partiti”. E sì che ci crediamo: debolezza Italia, in Irpinia, si sta estinguendo malinconicamente. Proprio per specifica, esclusiva responsabilità di Cosimo Capiluoghi Sibilia, come ripete, ad ogni pie’ sospinto, una signora che conosce bene l’occhiolino: Antonia Ruggiero, l’ex consigliera regionale di forza Italia… Intanto, Sibilia prosegue: “… le ultime elezioni amministrative hanno dato un segnale importante. Con i numeri, molto deludenti, che abbiamo riportato, non siamo andati al ballottaggio…. Cerchiamo di aggregare forze che hanno la nostra stessa visione”.

 

Sibilia dimentica tutto ciò che non gli conviene tenere a mente

Aggregare, l’ambizione perenne di Sibilia. Disillusa e mortificata ad ogni competizione elettorale. Quelle democratiche, però. Non quelle telecomandate, che mandano in sollucchero “l’occhiolino”. A questo punto, tentiamo di ritrovare la bussola e di capirci qualcosa. Orbene: Sibilia s’assunse la responsabilità (per, poi, scaricarla immediatamente) di scegliere i candidati alle comunali di Avellino. Fu, per questo, dopo la catastrofe annunciata, severamente redarguito e rampognato da Domenico De Siano, coordinatore regionale di forza Italia, che mortificò pubblicamente il povero Cosimino. Ora, fatto passare un bel lasso di tempo, per far metabolizzare la batosta ai pochissimi elettori superstiti rimastigli, Sibilia ha ripreso fiato e voce. Infine, Cosimino, ha citato la parolina magica, la pass-word che più gli aggrada, che maggiormente lo esalta: interlocutore. L’ha fatto a proposito di Dino Preziosi, che ha definito, per l’appunto, “uno degli interlocutori della nostra parte”. Infine, il passaggio dialettico (si fa per dire), da rivoluzionario, ma in giacca e cravatta e con plurime cariche retribuite, ben custodite in saccoccia: “I partiti devono fare un passo indietro per trovare un’aggregazione più ampia: una sorta di comitato di salute pubblica”. E già: ma con chi? Con Ines Fruncillo, la pupilla di Sibilia?

 

Sibilia, se lo conosci, lo interpreti…

Ma che ingenuoni… In realtà, Sibilia, che, da fiutatore del vento, ha finalmente capito l’antifona, finge di opporsi alla Lega, sperando, in cuor suo, che Salvini lo… salvini dal moribondo (in senso, ovviamente, politico) Silvio Berlusconi. Certo, non sarà facile, tenuto conto del DNA di Sibilia, uscir fuori da forza

Italia, nella quale militano i Giggino a’ purpetta (alias Luigi Cesaro), l’appena nominato Domenico De Siano (che però, all’atto, come accennato, ha ripudiato Sibilia), i Nicola Cosentino & compagnia compromettente. A proposito: ma la graziosissima Mara Carfagna, che farà? Chi l’indovina, merita un super-premio.

 

La vera, recondita aspirazione sibiliana: restare da solo…

 Sibilia, in alternativa, punta a rimanere solo, ad Avellino, in forza (o debolezza) Italia. Così, rimasto solo, sarà, giocoforza, l’unico interlocutore irpino dei vari potentati. Restare solo, d’altro canto, era il suo sogno già dal 1995, quando si candidò per la prima volta, tradendo, dopo pochissimi mesi, l’impegno, assunto solennemente col suo Professore (non interlocutore, ma Professore), Enzo Pastore, di curare solo il calcio. Sibilia, purtroppo, è quello che è stato dipinto dal panino napoletano del Corriere della Sera, come Calcio malato ha già riferito: un pugnalatore. Quindi, un disperato individualista. Un soggettino che vorrebbe, perennemente, restare al comando. Anche da solo soletto.

 

Dove sono i fantasmi?

D’altro canto, che delizia: addirittura, Cosimino, ora, vorrebbe scaricare su indefiniti Ghost, fantasmi irpini, la responsabilità delle sue Caporetto avillinesi… Nel frattempo, Gravina prenda nota di che formidabile asso della coesione sia Sibilia. Che, nella sua terra, l’Irpinia, ha affossato forza Italia. E che, nella sua regione, la Campania, ha strozzato il comitato del calcio. Potremmo intitolare questo paragrafo, o questi paragrafi, “L’ennesimo bluff di Sibilia, l’interlocutore”. Ma uno sbocco, a questa vicenda, appena tratteggiata, c’è: da questa puntata, una delle qualifiche di Sibilia sarà Cosimo (l’interlocutore) Sibilia…

 

“Promissio boni viri est obligatio” 

In chiusura della precedente puntata, ci siamo impegnati ad analizzare un qualcosa che, per il vero, turba profondamente i redattori di questa rubrica. Che, inguaribilmente, erano (ribadiamo: erano, ma non lo sono più…) fidenti in una ragionevolezza, in un minimo d’attendibilità, di rispetto di sé stessa, da parte della giustizia sportiva. No, non lo sono più. E non certamente per una sorta di preconcetto. Ma, semplicissimamente, perché è la cosiddetta giustizia sportiva che, molto più che suggerire, spietatamente ed indecorosamente impone valutazioni, su sé stessa, al di là dell’immaginabile. A titolo riepilogativo, citeremo, di seguito, quanto era stato scritto nella puntata n. 46.

 

Il quesito, al quale nessuno osa rispondere…

Sotto il titoletto “Un quesito di chiusura”: Questa rubrica sta attendendo, con certosina pazienza, che la procurella (piccola procura) federale si decida ad indagare, o, almeno, a dare una sbirciatina, magari di sghimbescio, nel cuore del comitato campano. In particolare, considerati gli esiti (o, per ora, i quasi esiti) del procedimento penale a carico del povero segretario Vecchione, un’occhiatina di sbieco ai motivi veri, non quelli di comodo, che hanno indotto il comitato campano, a palese danno della figc e delle società della Campania, a chiedere il dissequestro degli hardware, del quale Calcio malato ha già relazionato nella sua quarantesima puntata. O, magari ancora (ma è chiedere troppo: si toccherebbero i fili ad alta tensione degli interessi di Cosimino), le ragioni, ovviamente anche in questo caso quelle reali, che determinarono la misteriosissima sostituzione di Andrea Vecchione e l’ancor più misteriosa e cupa sua resurrezione. Bene. Promettiamo ai nostri affezionati lettori che, su questi argomentucci, ritorneremo nella prossima puntata”.

 

Nada de nada… 

Ovviamente, nada de nada. Nessuna risposta. Né oggi, né, ci permettiamo di prevedere, mai. Sempre per la solita storiella degli assurdi vincoli dei tremebondi indagatori federali. I quali, se minimamente ci tengono (ed, invece, ahinoi, sono massimamente, spasmodicamente, dolorosissimamente, insuperabilmente legati, con la colla attak, alle loro rispettive cariche), sanno di non potere e di non dovere mai neppure sfiorarli, quei fili…

 

La capacità sibiliana di assorbire le scudisciate

I nostri affezionati lettori, che volessero rinverdire la propria memoria, si vadano, cortesemente, a rileggere, in particolare, le puntate n. 23 del 5 gennaio 2019 e n. 40 del 5 marzo successivo. Vi troveranno elementi interessanti, che davvero stimolano inquietanti interrogativi, sull’inverosimile capacità, di Cosimino strizzolino Sibilia, di assorbire terrificanti manrovesci. Con disinvoltura e con la spigliatezza di chi finga di ignorarli e, comunque, non li tenga in alcun conto. Magari, tentando addirittura di travestirli, agli occhi dell’opinione pubblica, da successi… Vi reperiranno, i nostri amici, i presupposti per altri quesiti conturbanti, sull’affaire Vecchione, una vicenda torbida e che, da sola, qualifica non solo il tremebondo, inadeguato segretario del comitato campano, ma tutto l’entourage, con, in primissima fila, il consulente giuridico-sportivo, remunerato a peso d’oro (anzi: di platino), ossia il parimenti disinvolto avv. Lucio Giacomardo. E Sibilia dovrebbe coordinare il tavolo (da osteria?) della giustizia sportiva? Ma ce lo volete, finalmente, fare, questo piacere?

 

“Arlecchino servitor di due padroni”

Ancora: scaturiranno, per ogni lettore minimamente attento, sconvolgenti domande sull’avv. Tito Lucrezio Milella, che parte da Roma per non dire mai una parola, per non aprire mai bocca, ma, nel contempo, saltella (con dubbia legittimità) da una parte all’altra, nella vicenda giudiziaria del commissariamento del comitato campano… Come se fossero tutti, semplicemente, parti in commedia (di una commedia d’arte comica…), alla “Arlecchino servitor di due padroni” (padroni, non padrini) e non si fosse, invece, al cospetto di una faccenda (con l’iniziale, non a caso, minuscola) seria, molto seria, fin troppo seria. Ed, ancora, si originerebbero angoscianti dilemmi su tanti altri aspetti.

 

L’ordinanza del “Riesame” squarcia i più sommersi “altarini” 

In ogni caso, squarcia ben altri veli, altri, ben più profondi e sommersi altarini, la preziosa, illuminante ordinanza del Tribunale di Napoli – Ottava sezione penale – per il riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale e dei sequestri, depositata il 24 giugno del 2016 (con dispositivo pubblicato quattro giorni prima, il 20 giugno). La decisione, adottata sull’istanza dell’avv. Tito Lucrezio Milella, “presentata nell’interesse dell’indagato comitato regionale Campania della lega nazionale dilettanti”, si deve alla straordinaria perizia e competenza dei Magistrati, già citati da Calcio malato nelle precedenti puntate, ma che è, comunque, giusto segnalare di nuovo: Oriente Capozzi, Presidente; Maria Grassi e Daniela Cortucci, Componenti.  È d’uopo ripercorrere, con certosina pazienza, la questione. Ebbene, “vi racconteremo tutto dall’inizio”, come ripeteva il “cuffiator geniale” Ezio Greggio, all’epoca di Drive in, una delle più brillanti, significative ed innovative trasmissioni, di pura comicità, della storia della televisione italiana (che ospitava, tra gli altri, anche un giovanissimo Giorgio Faletti, purtroppo prematuramente scomparso).

 

L’illogica opposizione al sequestro della parte federal-porporal-parrocchiale

L’invero spigliato avv. Milella, con la sua istanza, s’era opposto al decreto di sequestro probatorio del 16 maggio 2016, emesso dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola. Il predetto decreto era stato formalizzato, come si rileva dall’ordinanza del “Riesame”, “nell’ambito di un’indagine volta alla verifica dei fatti oggetto di denuncia-querela da parte del presidente dell’associazione sportiva dilettantistica S.S. Nola, partecipante al campionato di promozione campana… per l’anno calcistico 2015/2016”.

 

Il “Riesame” segnala espressamente “l’avvenuta alterazione della delibera”, emersa dagli accertamenti penali… 

L’indagine, prosegue l’ordinanza, “segnalava l’avvenuta alterazione della delibera del giudice sportivo territoriale, relativa ai provvedimenti consequenziali al ritiro della Juve Pro Poggiomarino dal suddetto campionato di promozione, dal momento che la delibera pubblicata con comunicato ufficiale n. 66 del 14 gennaio 2016…”, come puntualizza l’ordinanza medesima, era diversa da quella predisposta dall’avv. Filippo Pucino, sostituto giudice sportivo territoriale, da anni delegato in materia, “come da quest’ultimo  pubblicamente denunciato via radio”. La motivazione dell’ordinanza, assolutamente pregevole, quanto puntuale e circostanziata, prosegue: “Il decreto di sequestro, disposto ed eseguito presso la sede del comitato regionale… riguarda tutta la documentazione afferente la rinuncia della società Juve Pro Poggiomarino… in particolare gli atti a cui si fa riferimento nella denuncia-querela, tra cui comunicato ufficiale n. 62 del 7 gennaio 2016, n. 66 del 14 gennaio 2016, n. 104 del 18 aprile 2016, tutte le classifiche pubblicate…  nonché i personal computers o altri strumenti informatici che all’esito dell’attività di perquisizione o comunque investigativa in senso ampio… risulteranno essere quelli tramite i quali sia stata posta in essere la condotta di falsificazione ipotizzata”.

 

Che sorpresa! 

State leggendo con attenzione? Ebbene, trasecolate. Inorridite. Stupitevi, molto più intensamente dell’Agata della celeberrima canzone napoletana. L’avv. Milella aveva chiesto il dissequestro degli strumenti informatici, non di certo per favorire, propiziare, agevolare, o, almeno, consentire un’indagine ad ampio spettro, che approdasse ad una conclusione certa, ma sulla base di un’inaccettabile motivazione. A questo punto, si appalesa indispensabile, al fine di fare chiarezza, una puntualizzazione. Uno dei cennati strumenti informatici doveva, inevitabilmente ed insuperabilmente, contenere il corpo del reato. Si badi bene, altresì, che gli strumenti informatici erano stati sequestrati in occasione del secondo accesso della Guardia di Finanza al comitato campano, in quanto, al primo accesso, non erano stati consegnati alcuni computers… Ma torniamo alla reale motivazione dell’opposizione dell’avv. Milella al sequestro.

 

Contro ogni logica…

Ebbene, contro ogni logica, contro, soprattutto, la ricca e nutrita giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione (alla quale questa rubrica, nelle precedenti puntate, ha ripetutamente fatto riferimento), l’ardita tesi dell’avv. Milella, segnalata nell’ordinanza del “Riesame”, viene riportata di seguito: “la delibera del giudice sportivo non sarebbe qualificabile in termini di atto pubblico, rivestendo esclusivamente natura privatistica”. Con il che, disinvoltamente, l’avv. Milella aveva ritenuto di poter “archiviare” le unanimi, uniformi determinazioni dei Tribunali di tutt’Italia, costantemente orientate, in modo deciso, convinto e, quindi, granitico (caso Rieti-Pomezia; caso degli illeciti sportivi nel comitato-osteria della Calabria, a conduzione familiare di Nino Cosentino e di suo genero Saverio Mirarchi; infine, gli altri, citati da Calcio malato nelle precedenti puntate). Deve presumersi che l’avv. Milella avesse letto qualche bizzarro parere, in argomento, del non meno disinvolto e spigliato prof. Raffaele Caprioli, il “Gran Maestro” dell’avv. Lucio Giacomardo…

 

La lezioncina giurisprudenziale a Milella…

A questo punto, i raffinatissimi capi della motivazione del Tribunale di Napoli – sezione del riesame impartiscono una sonora, indimenticabile lezione giurisprudenziale a Milella. Deve premettersi che l’avvocato romano  difendeva una delle persone offese, all’inizio (ma, ovviamente, solo all’inizio…), individuata nella componente federal-porporal-parrocchiale… Ma, di ciò, Calcio malato ha già riferito, per cui, almeno per ora, de hoc satis. Vale la pena, però, ripercorrere l’ordinanza “del Riesame”, come avevamo promesso nella precedente puntata: “Come più volte precisato dalla Corte di Cassazione, le federazioni sportive nonché i relativi comitati regionali sono di norma soggetti di diritto privato, legati al coni da un rapporto intersoggettivo esterno, nel senso che gli enti restano autonomi l’uno dall’altro e non vi è confluenza degli interessi e delle funzioni. La federazione sportiva assume connotazione pubblicistica solo allorché agisce come organo del coni e il rapporto intersoggettivo lascia spazio a quello di compenetrazione organica, il che si verifica, a norma dell’art. 2 del d.P.R. n. 530/1974, solo in relazione all’esercizio delle attività sportive ricadenti nell’ambito di rispettiva competenza”.

 

La conferma dell’orientamento della Suprema Corte

L’ordinanza continua: “Questo orientamento è stato ribadito recentemente in un caso in cui si è affermato che la condotta appropriativa di un responsabile della cassa di una federazione sportiva integra il delitto di peculato quando ha ad oggetto fondi pubblici erogati per la promozione dell’attività sportiva e, invece, quello di appropriazione indebita aggravata, a norma degli artt. 646 e 61, n. 11, del codice penale, quando si riferisce a somme raccolte dall’ente per il proprio funzionamento quale soggetto giuridico privato, perché nel primo caso, e non nel secondo, l’agente esercita un servizio pubblico” Cass. Sez. 6 n. 38562 del 17 giugno-23 settembre 2015; conformi Cass. Sez. 2 n. 7737 del 28 febbraio 2012; Cass. Sez. n. 10108 del 31 ottobre 2014-10 marzo 2015.

 

L’ordinanza insiste, inesorabile e spietata…

L’ineccepibile spiegazione dell’ordinanza perviene al suo punto nodale: “Nel caso di specie, viene in rilievo un’attività pubblicistica di vigilanza relativa al controllo del regolare svolgimento dei campionati sportivi, dal momento che diverse sono le conseguenze in caso di ritiro di una squadra dal campionato, a seconda che tale ritiro avvenga nel corso del girone di andata ovvero (come affermato nella delibera pubblicata, di cui si prospetta l’alterazione) in quello di ritorno: nel caso di specie, la delibera tacciata di falsificazione ha inciso significativamente sulla classifica, aprendo la strada alla vittoria del campionato da parte di una squadra diversa da quella che avrebbe, invece, vinto in base alla delibera originale redatta dall’avv. Pucino. Proprio in ragione di ciò, non è sostenibile che la delibera in esame abbia natura squisitamente privatistica. Dalla querela emergono, peraltro, ulteriori ipotesi di reato, meritevoli di approfondimento anche mediante acquisizione della documentazione e dei beni in sequestro, dal momento che l’avv. Pucino avrebbe subito pressioni affinché confermasse che quella pubblicata era la delibera da lui redatta. Il sequestro si giustifica, quindi, in ragione delle circostanze del caso e degli accertamenti da compiere. Per questi motivi, letto l’art. 324 del codice di procedura penale, conferma l’impugnato decreto e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese della presente procedura incidentale… Così deciso in Napoli, con dispositivo pubblicato in data 20 giugno 2016”.

 

Giudichino i lettori…

Lasciamo ai nostri affezionati lettori, senza minimamente influire sul loro giudizio, la valutazione sul comportamento dell’avv. Milella, Ma un dato è inoppugnabile: Milella passa, dal ruolo di difensore di una parte offesa, a quello di difensore del presunto falsificatore (Andrea Vecchione) della delibera, che era stata predisposta dall’ottimo avv. Filippo Pucino. Intendiamoci: sembra passare poteva valere per la fase, di quel periodo, del procedimento penale. In seguito,  invece, sul piano concreto, l’avv. Milella ha effettivamente mutato il proprio ruolo nell’affaire, passando a difendere Andrea Vecchione: dichiaratamemte, apertamente ed anche formalmente, all’interno del procedimento medesimo. A questo punto, rinviamo ad una successiva puntata, per chiarirli a puntino, la trattazione dei motivi reali, in ragione dei quali il sullodato Vecchione fu dapprima destituito da segretario e poi resuscitato. Nonché l’approfondimento di quelli, per i quali Cosimino l’occhiolino si vestì da improbabile fustigatore dei giudici sportivi territoriali del comitato campano. I giudici sportivi veri, terzi, indipendenti, autonomi ed imparziali: l’avv. Filippo Pucino, l’avv. Gaetano Annella, l’avv. Gianluca Barbato & compagnia giudicante (in termini nobili!).

 

L’inspiegabile (o troppo spiegabile) “ira funesta” di Sibilia 

E già: ma perché mai il Mandracchione Sibilia si scatenò, con ira funesta, contro quelli che, nel periodo, erano i giudici sportivi del comitato campano, da lui retto (si fa per dire) come commissario? Chiariremo anche questo sconvolgente aspetto… Con il che, in buona sostanza, ci sostituiremo alla procurina (la procura piccolina) federale. Un giornalismo, quello di Calcio malato, che si sforza e punta ad essere d’inchiesta e che è costretto a surrogare un ente inerte, immobile, stranissimamente fermo, su alcuni punti delicatissimi. Su altri, invece, si mostra solertissimo, rapidissimo, incalzantissimo…  Il “Caro Peppino”, del tutto evidentemente, nella vicenda della delibera sulla Juve Pro Poggiomarino, non intende assolutamente scoperchiare il vaso di Pandora. Forse perché è atterrito all’idea che possano venirne fuori puzzolenti miasmi e che possano emergere problemini, imbarazzi e disagi, di natura (ma tu vedi che disdetta…) para-istituzionali?

 

La misura, sulla procura federale, è colma… 

A questo punto, siamo davvero costretti, dall’inerzia della procurella (piccola procura) federale, a sottolineare che la misura è colma. Pazienza (siamo nell’Italia odierna…) per le discriminazioni, le divaricazioni, gli impari trattamenti, la perseverante ripetizione di una disarmante impar condicio… Ma continuare a fingere di non vedere, di non sentire e di non accorgersi di alcunché, ossia perseverare, appare davvero diabolico. Il popolo calcistico, la sua sentenza, inappellabile, l’ha già emessa. Ed è tutt’altro che lusinghiera, per Cosimino lo strizzolino… Ed, ovviamente, a pari merito, ex aequo, per il “Caro Peppino” & la sua compagnia non vedente… I quali ultimi assistono, senza sollevare un sopracciglio (uno solo…), senza neppure un sussulto, quasi fossero mummificati, alle giravolte, alle piroette ed alle misteriose strategie procedimentali della parte federal-porporal-parrocchiale, delle quali s’è riferito ampiamente. Ma si può arrivare a tanto? Ora, si interrogherà (o si tenterà di sentirlo) Maurizio Zamparini. È un caso gravissimo, che investe, peraltro, le specifiche responsabilità di vigilanza e di controllo della singolarissima, specifica commissione della federazione calcio (la co.vi.so.c.). Ma che si fa, sul Palermo sì, sulla lega dilettanti e sul comitato campano dell’era commissariale no? Siamo sempre all’orwelliano maiale Napoleone de “La fattoria degli animali”: quel maiale, che era, sempre e comunque, più uguale degli altri? Sia come sia, di Zamparini riferiremo. Nella prossima puntata.

 

L’incredibile manfrina del  “parere interpretativo” ad hoc della spigliatissima corte federale d’appello

Nella puntata n. 39 del 2 marzo scorso, questa rubrica è stata tirata per i capelli ad intervenire, con il consueto sentimento di sconcerto e di crescente sfiducia nella federazione calcio e nella sua disinvolta giustizia sportiva. Era stato pubblicato, invero, l’ennesimo pateracchio: il parere interpretativo della cosiddetta corte federale d’appello, su un qualcosa che odorava, anche alla lontanissima, della delibera del comitato campano sulla Juve Pro Poggiomarino… Riepilogheremo, sinteticamente, quest’ennesima questione misteriosa. Prendendo le mosse, per doverosa chiarezza, dall’estrapolazione testuale, dalla predetta puntata: “Sul comunicato ufficiale n. 75/cfa del 15 febbraio 2019, una corte federale d’appello… fulminea, alla Napoleone, ha pubblicato il proprio parere interpretativo su un quesito del presidente federale, Gabriele Gravina. Il quale aveva formalizzato la propria richiesta solo dieci giorni prima, il 5 febbraio 2019… Per le società… mesi e mesi di attesa… Per la federazione calcio… precedenza assoluta… Guarda caso… la sentenza della corte federale d’appello, addirittura, precede l’udienza” (quella penale, del 27 febbraio scorso, presso il Tribunale di Napoli, che tanto angosciava i federali) “di dodici giorni. Tutto, dunque, a tempo di musica. Ad orologeria svizzera”.

 

La sospetta tempestività del “parere interpretativo”

 Questa rubrica proseguiva nella sua analisi: “Ma Gravina s’è avveduto del significato recondito della richiesta che firmava? Una richiesta… finalizzata ad incidere… su una tristissima questione, all’attenzione della magistratura ordinaria…. Se la suonano e se la cantano da soli, i federali. S’è giunti al punto che il presidente della figc abbia chiesto il predetto parere consultivo… su una norma, tutt’altro che controversa, in vigore da plurimi, infiniti decenni… Si compulsi il comunicato ufficiale (o parrocchiale) del comitato campano, sul quale fu pubblicata la delibera sulla Juve Poggiomarino… (Vi) spicca e brilla la delibera, del medesimo giudice sportivo, relativa alla società Cales Calcio a Cinque… esattamente e diametralmente opposta… rispetto a quella in ordine alla Juve Pro Poggiomarino… Eppure, i due casi erano perfettamente identici… Che ne dice, avv. Giacomardo? Il disinvoltissimo consulente ‘Giaco’, verosimilmente, è colui che ha suggerito a Sibilia di sollecitare Gravina a chiedere il parere interpretativo sulla norma. Dimenticando, Giacomardo, il piccolo particolare della società Cales…”.

 

Una legittima richiesta di indagine

Lo sconcertante quesito conseguenziale: “Ma non sarebbe il caso di accertare se la nota di Gravina alla cfa sia stata preceduta da una nota a firma Sibilia? Sarebbe davvero utile ed interessantissimo che il giudice penale prendesse nota di quest’ennesimo colpo di scena… E che ti fa, la cfa? Nientedimeno, scomoda Sergio Santoro, il presidente sbugiardato, smentito, mortificato da tre decisioni opposte a quelle da lui pronunciate. E Santoro, singolare come sempre, si riunisce in conclave con alcuni componenti che non sempre partecipano alle riunioni della cfa. Più che corte federale, dovremo rinominare l’organo come corte di soccorso federale. Soccorso al povero, sconvolto Andrea Vecchione. Ma, molto di più (di Vecchione, sai quanto se ne fregano…), soccorso a Cosimino l’occhiolino… Ma che c’azzecca, l’interpretazione della norma? … Vecchione è accusato, sotto il profilo penale, non di incompetenza giuridico-sportiva… ma di avere fal-si-fi-ca-to una delibera…”.

 

Sibilia e compagni in stato confusionale

Tutti i passi sibiliani, da qualche tempo in qua, appaiono determinati da una sorta di stato confusionale. Che, però, è destinato a scherzare col fuoco. Perché una vicenda penale, che investe un reato così grave, quale quello configurato dal lucido, razionale, scrupolosissimo Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone, a carico del segretario Vecchione, “in concorso con persone allo stato non ancora identificate”, non può essere, di certo, affrontata con le modalità inverosimili, assurde, altalenanti, fluttuanti, tentennanti, che abbiamo più volte stigmatizzato in queste quarantasette puntate. Si ha l’impressione che, come nel noto detto popolare, più si agitano, i federal-porporal-parrocchiali, più… si danneggiano. Si scoprono. Svelano i misteri, inizialmente reconditi. Il fatto è, però, che Sibilia, anche se dà mostra di non accorgersene e di non fregarsene, è (per ora indirettamente, quale “responsabile civile”, in una con l’improvvido ed inadeguato Luigi Barbiero) chiamato in causa, nella vicenda “Vecchione più altri non ancora identifcati”. Ancora una volta, ci chiederemo, rivolgendo analogo quesito alla procurella (piccola procura) federale ed al presidente federale: ma chi pagherà, quando giungerà a dama, il conto della responsabilità civile, decretata dall’eccellente Giudice per l’Udienza Preliminare, Dott.ssa Giovanna Cervo?

  

E Sibilia si balocca e si gingilla con l’apertura della campagna elettorale del comitato campano

Non vale la pena spendere più di qualche parola, per l’argomento in epigrafe. Dunque: Cosimo (l’interlocutore) Sibilia apre, ad Agropoli, la città di Sergio Vessicchio (ma anche del custode del campo cilentano, Caciotta, al secolo il discusso Antonio Inverso, del quale già si è stati costretti a scrivere), la campagna elettorale del comitato più devastato d’Italia. Distrutto da un commissariamento record. Ovviamente, in negativo. I grattacapi (a dir poco) in ambito penale, di giustizia ordinaria, sembrano non turbare Cosimino. Ma c’è un ma: la data scelta, il 1° aprile, è metaforicamente significativa. Il proverbiale pesce d’aprile. Come sempre, Sibilia non ci avrà pensato… Che peccato, che disdetta, che rogna: ci si pensa sempre dopo…

 

Bollettino parrocchiale n. 9 

Sul bollettino parrocchiale del comitato campano, n. 57 del 28 marzo 2019 (per Calcio malato, n. 9), è stata pubblicata un’inattesa, inopinata, inverosimile modifica del calendario della stagione regolare, relativo ai gironi B, C e D. Ovvero, quelli che Calcio malato aveva appena stigmatizzato, nella puntata n. 46 del 26 marzo (ossia, di due giorni prima, rispetto al predetto bollettino parrocchiale), in ragione dell’assurda divaricazione temporale, rispetto agli altri due gironi della medesima attività (under 15). Questa rubrica, in sintesi, aveva evidenziato la spaventosa incongruenza della miseria di cinque gironi in totale, separati: due con una tempistica, gli altri tre (quelli in argomento) con un grave ritardo, nella conclusione della stagione regolare. Con il piccolo particolare che, poi, al momento culminante, i cinque gironi debbano comunque incrociarsi, per le fasi dei play-off. Ebbene, leggete un po’ cosa ti va ad inventare il disinvolto ed impreparato Eduardo Seno. Costui, sul groppone degli altrettanto inadeguati Luigi Barbiero, Alberto Pacifico, Andrea Vecchione (ed, indirettamente, di Cosimino lo strizzolino), evidentemente allertato da questa rubrica, s’è spaventato, sarà stato cazziato (per l’ennesima volta) ed ha provveduto…

 

Il rimedio peggiore del male…O la toppa peggiore del buco…

Con un rimedio peggiore del male… Ovvero, anticipando le ultime giornate di gara del calendario della regular season, comprimendo tre turni in sette giorni, dal 31 marzo al 7 aprile prossimi. Un tour de force estremamente iniquo, per le società e per i giovanissimi calciatori, che dovranno ancor più trascurare gli impegni scolastici, per corrispondere alle bizzarrie ed alle sprovvedutezze del Seno confuso… Il bollettino parrocchiale ha tentato un’improbabile auto-giustificazione, sulla base degli incombenti impegni delle rappresentative di categoria, al prossimo torneo delle regioni. Come se codesti impegni non fossero arcinoti fin dall’inizio della stagione sportiva… La conseguenza sarà che, ai cennati disagi di società e calciatori, si aggiungeranno la stanchezza, qualche non auspicabile problema muscolare ai giovani atleti, lo stress di tre gare decisive in sette giorni & compagnia disastrante. Questo succede, inadeguati Sibilia & Barbiero, quando si affida ad una struttura burocratica impreparata e sull’orlo di una crisi di nervi (come le donne del celeberrimo film di Pedro Almodovar) una pazziella delicata, qual è l’organizzazione (non la disorganizzazione) dell’attività giovanile.

 

Ma non finisce qui…

La storiella continua. Con la constatazione dell’ennesimo scivolone, su un’incredibile buccia di banana, del sullodato Eduardo Seno. Evidentemente, non più sull’orlo, ma in piena crisi nervosa e stato confusionale. Un autentico disorganizzatore. Leggete un po’ a quale livello è sceso, in tre anni e mezzo di commissariamento, il devastato settore giovanile del comitato campano. Prenderemo le mosse non da una documentazione ignota, ma da due comunicati ufficiali, o bollettini parrocchiali, dell’improvvida struttura campana della lega dilettanti dell’infausta era sibiliana. Sul n. 33 del 27 settembre 2018 (si osservi: sei mesi fa…), alle pagine 463 e 464, si legge una delibera del cosiddetto tribunale federale territoriale, relativa alla società s.c.d. Promotion Soccer di Napoli. Ne riporteremo i brani essenziali: “… Ritiene il collegio che i fatti oggetto del deferimento siano provati per tabulas… dall’istruttoria svolta risulta che il calciatore in epigrafe non era tesserato per la società s.c.d. Promotion soccer alla data della gara. Ciò nondimeno, le sanzioni devono corrispondere al grado di colpa e dell’effettivo vulnus creato alla regolarità del campionato”.

 

La protervia del disinvolto “tribunale” 

Ma leggete, di seguito, a quale punto di tracotanza riesce a pervenire il sullodato tribunale: “La procura federale ha rilevato che il calciatore in epigrafe era stato impiegato nelle gare di cui al deferimento della società s.c.d. Promotion Soccer malgrado non fosse tesserato ed ha anche rilevato che le distinte delle gare di cui al deferimento erano state sottoscritte dal dirigente accompagnatore ufficiale sig. Bocchetti Raffaele con la prescritta dichiarazione che il calciatore indicato in esse era regolarmente tesserato… Nel caso di specie va considerato che il predetto calciatore è stato impegnato… senza essere stato tesserato, con grave nocumento della regolarità della stessa. Altrettanto grave appare la circostanza che lo stesso non è stato sottoposto a regolare visita medica e che dunque non era coperto da polizza assicurativa. Ciò nondimeno il tribunale ritiene di dover mitigare le sanzioni richieste dalla procura, eccessivamente afflittive in relazione alla portata ormai ridimensionata del fenomeno disciplinare rispetto al recente passato, pertanto la sanzione richiesta dall’ufficio della procura federale non appare più attuale…”.

 

Dopo le arrampicate sugli specchi, le contraddittorie sanzioni… 

Le sanzioni: “Per questi motivi il tribunale federale territoriale… delibera… di applicare… al calciatore D’Errico Francesco due giornate di squalifica; al dirigente Bocchetti Raffaele la sanzione di mesi due di inibizione; al presidente Salerno Giuseppe la sanzione di mesi uno di inibizione: alla società s.c.d. Promotion Soccer la penalizzazione di punti uno in classifica e di euro 100 di ammenda. Anche tenuto conto del principio della continuazione, in quanto il presidente Giuseppe Salerno e la società… erano già stati sanzionati per la medesima violazione (c.u. n. 11 del 10.7.2017). Manda alla segreteria del comitato regionale Campania per le comunicazioni di rito”.

 

Le ineludibili osservazioni, sui punti esposti 

Alcune considerazioni non possono, francamente, essere sottaciute. Premesso, sul punto, che si assiste ad una manfrina, eternamente identica a sé stessa, da ormai lungo periodo. Ma s’è offerta l’occasione, su un rilucente vassoio d’argento, e questa rubrica ne ha dovuto prendere, finalmente, atto.

 

Nuovo giro, nuova corsa…

Sul bollettino parrocchiale n. 94 del 21 febbraio 2019, alla pag. 1738, è stata pubblicata un’altra delibera del cosiddetto tribunale federale territoriale. Del tutto analoga, tranne che nelle sanzioni, a quella innanzi trascritta, a stralcio. Anche in questa seconda delibera, viene segnalato che “la distinta della gara” (si badi bene: unica gara) “di cui al deferimento era stata sottoscritta dal dirigente accompagnatore ufficiale, sig. Di Luca Pio con la prescritta dichiarazione che il calciatore indicato in essa era regolarmente tesserato”. Anche in questa seconda delibera, altresì, si rinviene la bizzarra valutazione: “… Il tribunale inoltre ritiene di dover mitigare le sanzioni richieste dalla procura eccessivamente afflittive in relazione alla portata ormai ridimensionata del fenomeno disciplinare rispetto al recente passato, pertanto la sanzione richiesta dall’ufficio della procura federale non appare più attuale”.

 

L’inutile monito alla segreteria del comitato campano

Oltre all’annotazione conclusiva, relativa alla comunicazione alla segreteria del comitato: una segreteria (ossia, Andrea Vecchione), che se n’è, puntualmente, dimenticata, per confermare la propria inadeguatezza… Ci limiteremo, comunque, a sottolineare le sanzioni inflitte dal tribunale: “… al calciatore Nicoloz Bestaevi tre giornate di squalifica; per il dirigente De Luca Pio la sanzione di mesi tre di inibizione; per il presidente Di Luca Alessandro la sanzione di mesi tre di inibizione; per la società Assocalcio Salerno la penalizzazione di punti uno in classifica ed euro 200 di ammenda”.

 

Un’istruttiva “ricapitolazione” 

Riepiloghiamo. In primo luogo, sottolineeremo, all’attenzione dei nostri affezionali lettori, le consuete superficialità (per così, bonariamente, definirle e qualificarle) di un organo della cosiddetta giustizia sportiva, che ondeggia perigliosamente tra il “grave nocumento”, il “vulnus” alla regolarità della gara e le conclusive mitigazioni delle sanzioni… Che, inoltre, oscilla tra la mancata sottoposizione a visita medica, per poi ricollegarla, improvvidamente, mediante la congiunzione testuale “dunque”, addirittura alla polizza assicurativa, che è tutt’altro aspetto… Come a dire: i cavoli a merenda… Pervenendo infine, disinvoltissimamente, in esito alle predette scudisciate, al contraddittorio esito: quello, già puntualizzato, della mitigazione delle sanzioni…

 

L’incredibile “attenuazione” delle sanzioni… per incredibili motivi pseudo storici…

Rileggetevi, cortesemente, quel che ha avuto l’improntitudine di chiosare, a motivo di entrambe le generose mitigazioni, o attenuazioni, lo spigliato tribunale: “… ritiene di dover mitigare le sanzioni richieste dalla procura, eccessivamente afflittive in relazione alla portata ormai ridimensionata del fenomeno disciplinare rispetto al recente passato, pertanto la sanzione richiesta dall’ufficio della procura federale non appare più attuale…”. Modesta, ma realistica, traduzione di Calcio malato: ormai, siamo riusciti, tutti insieme appassionatamente, a liquidare il presidente Pastore, giudicandolo, assurdamente, antigiuridicamente, indecorosamente, quale unico responsabile della partecipazione di calciatori non tesserati a gare ufficiali. Ci possiamo, quindi (l’equivalente del dunque tribunalesco), ha malpensato il tribunale, permettere di evidenziare perfino la circostanza della responsabilità, non di Sibilia, non di Barbiero, non di Pincopallo, ma esclusiva del rispettivo dirigente accompagnatore ufficiale delle due società deferite. E, difatti, in ambedue le delibere si legge che: “… la procura federale ha anche rilevato che le distinte delle gare” (distinte, al plurale, solo per la Promotion Soccer) “di cui al deferimento erano state sottoscritte dal dirigente accompagnatore ufficiale sig. … con la prescritta dichiarazione che il calciatore indicato in esse era regolarmente tesserato…”.

 

Ritornano d’attualità, ancora una volta, R. Cava 2000, Kaos Reggio Emilia C5 e Nereo Rocco… 

Peccato, però, che, allorquando il piccolo particolare fu sollevato da Pastore, la disinvolta corte federale d’appello capovolse ogni principio giuridico e logico. Salvo, poi, beccarsi uno svergognamento proprio da… sé stessa, a bocce ormai ferme, ovvero a distanza di lungo tempo. In quei casi, che han fatto giurisprudenza, scuola e storia, quelli  della Rinascita Cava 2000, della società Kaos Regio Emilia Calcio a Cinque e della Nereo Rocco, dei quali questa rubrica ha ripetutamente riferito… Ora (da molto tempo, per il vero), siamo alla confessione, anche da parte del tribunale federale territoriale. Il cerchio s’è chiuso. Stringendosi, come un cappio, al collo di Sibilia e Giacomardo. Graziati dalla procurella (piccola procura) federale. Ma col cappio al collo per mano dei loro stessi, improvvidi scudieri e paladini… 

 

Seno, le due delibere, se l’era già dimenticate…  

Ma torniamo a bomba. Ebbene, lo stralunato Eduardo Seno è riuscito a dimenticarsi delle due innanzi riportate delibere del cosiddetto tribunale. Creando un caos indescrivibile. Comunicando, improvvidamente ed irresponsabilmente, gli abbinamenti delle fasi conclusive della stagione sportiva, senza tener conto delle due predette delibere, con i relativi punti di penalizzazione. Per poi modificare, in corsa, affannosamente, quanto da lui stesso, precedentemente, anticipato via telefono. Il che dimostra che le classifiche, al comitato campano, da Sibilia, Giacomardo, Vecchione e Seno in poi, sono null’altro che un optional… Ci risiamo, dunque, con la contingenza delle classifiche a fantasia, dell’infausta e devastante era Giacomardo, quando esse non venivano mai pubblicate, nella caotica confusione determinata dai deferimenti giacomardiani, ed il comitato andò avanti (anzi: indietro…), senza un minimo di consapevolezza che sussistesse un quid di regolarità…

 

L’impar condicio delle due delibere

E come omettere la difformità, l’impar condicio tra le sanzioni, la sfacciataggine di richiamare, in delibera, la recidività della Promotion Soccer nella medesima infrazione disciplinare, nonché la circostanza che la sua vicenda fosse relativa a più gare e non ad una soltanto, come nel caso dell’Assocalcio Terzo Tempo… Ora, sia ben chiaro: la Promotion Soccer è del  tutto innocente, al cospetto delle disinvolture della cosiddetta giustizia sportiva giacomardiana e sibiliana. Nel 2019, in piena era della dematerializzazione, ossia dell’informatizzazione del tesseramento (previa proposta proprio, paradossalmente, di Enzo Pastore, agli inizi dell’anno solare 2015), è estremamente iniquo dover subire una serie di sanzioni, determinate, molto più che dalla responsabilità delle società, dalle strutture burocratiche inadeguate ed imbelli e dai buchi neri feudali di un comitato precipitato nell’arretratezza. È, inoltre, fuori luogo prendersela con la Promotion Soccer, una prestigiosa e seria società partenopea, che ha semplicemente sofferto i rinculi dell’inadeguatezza del comitato campano.

 

La recidività, citata ma non applicata… 

Ma non si può, comunque, omettere di evidenziare che la recidività, nell’utilizzo in più gare del calciatore di cui alla delibera, nonché l’ulteriore recidività in casi analoghi di mancato tesseramento preventivo, stridono terribilmente, con la severità, di gran lunga maggiore, come sanzione pecuniaria ed inibizioni al presidente ed ai dirigenti, come squalifica al calciatore, nonché come proporzionale penalizzazione in classifica, adottata per l’Assocalcio Terzo Tempo… Complimentissimi, dunque… Inconsapevolmente, congratulazioni partenopee! A questo punto, vista la disinvoltura, Calcio malato si raccomanda: appena arriverà (se mai ce ne sarà una, considerato che i deferimenti vengono attivati dalla gestione commissariale: campa cavallo…) una società irpina, ovviamente ed obbligatoriamente, che sia assolta… O, magari, che sia premiata… Tanto, ormai, una disinvoltura in più, o una in meno, non muta la sostanza della situazione.

 

Il “groppo alla gola” 

Con un “groppo alla gola” (come si doleva l’allora presidente del Senato, il disinvolto Pietro Grasso), quello ormai immancabile, quando si esaminano le inverosimiglianze del comitato campano: l’inutilità di “mandare” alla segreteria, ossia a Vecchione, perfino le delibere dei cosiddetti organi di giustizia sportiva. Si manderanno pure, ma saranno, metaforicamente, rimandate al mittente… E la procurella (piccola procura) federale continua a russare… In ogni caso, sulle sprovvedutezze di Seno saremo costretti a ritornare, per ulteriori, ineludibili precisazioni. Supplicando la Divina Provvidenza (che, però, ha ben altro, a cui badare) di imporre le mani, su codesta situazione, ormai imputridita. Per risanarla e salvarla…

  1. CONTINUA