Calcio malato: Il pasticciaccio brutto di Vecchione (e di Sibilia e Barbiero). Napoli-Juve, Rocchi, la tecnologia VAR: siamo alle solite… – QUARANTESIMA PUNTATA

Oggi, martedì 5 marzo: Carnevale. Il giorno giusto per parlare del bollettinio parrocchiale e per la seconda puntata sulle “carnevalate” della lega dilettanti, del comitato campano e della sua inadeguatissima struttura burocratica. Ne troverete un resoconto, ovviamente sintetico e sommario, nella parte conclusiva di questa puntata.

Il bollettino parrocchiale n. 2

Come anticipato nella precedente puntata di Calcio malato, in questo quarantesimo turno ci soffermeremo, tra gli altri, sul Bollettino parrocchiale n. 2. Ovvero, su un doveroso commento sugli aspetti giuridici essenziali di quello che promette di assurgere, per l’organizzazione calcistica campana, ad un livello catastrofico. In termini espliciti, è in corso la fase del passaggio dalle premesse, dalle avvisaglie, dalle minacce, ai fatti, agli eventi. Quelli ineluttabili, irreparabili, irreversibili.

 

Il catastrofico bilancio della gestione commissariale in Campania

Le premesse, sono state già ampiamente vissute e, peraltro, si continua, giorno dopo giorno, ad assistervi, a sopportarle, a soffrirle. Sono quelle dei rovinosi effetti della gestione commissariale più lunga e più devastante, sotto tutti i profili (economico-finanziario, sportivo, organizzativo, di giustizia sportiva, di immagine, di credibilità sotto zero), della storia del calcio. Nel mezzo, tra le premesse ed i fatti catastrofici, si interpongono gli aspetti giuridici, sui quali ci soffermeremo in questa puntata: ovvero, quelli che potremmo definire, sinteticamente, come il Bollettino parrocchiale n. 2.

 

L’assunto della difesa, il 27 febbraio, della lnd e del comitato campano

Parafrasando, come i nostri affezionati lettori hanno già ben compreso, l’inverosimile assunto della difesa della lega dilettanti e del comitato campano, enunciato nel corso dell’udienza del 27 febbraio scorso al Tribunale di Napoli. Poi (promesso!) eviteremo di ripetere, all’infinito, lo stesso mantra. Ma, a titolo di monito, analogo a quello dei monaci trappisti (“Memento mori… Fratello, ricordati che devi morire”), ci vorrebbe proprio, reiterarlo ad ogni puntata…

 

I precedenti giurisprudenziali 

Questa rubrica, invero, si sente in dovere di rammentare, agli immemori, ai distratti ed a coloro che si sforzano (vanamente) di mistificare la realtà giuridica dei fatti, alcuni precedenti di assoluto rilievo. Quelli che si attagliano, quasi a mo’ di abiti sartoriali, alla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Andrea Vecchione, l’improvvido segretario del comitato campano.

 

Il primo: il “caso Rieti-Pomezia” 

Il primo precedente, di questo (che, mutuando il titolo del romanzo del maestoso e monumentale Carlo Emilio Gadda, può essere definito come “il pasticciaccio brutto di Vecchione, Sibilia e Barbiero”) è relativo all’ormai famoso caso Rieti-Pomezia. Ad esso, invero, compete, per diritto assoluto, un posto in prima fila (come quello riservato agli abbonati Rai), nel triste catalogo delle assurdità del Calcio malato di questi ultimi decenni. E prescinderemo consapevolmente, per ora, dalle eventuali persone, che agirono, ad avviso della pubblica accusa, “in concorso” con Vecchione.

 

La vicenda, già illustrata nella venticinquesima puntata 

Chi volesse rivedere l’intera ricostruzione della sconcertante vicenda, potrà rileggersi la venticinquesima puntata, del 12 gennaio 2019. Di seguito, si farà riferimento esclusivo, come già accennato, agli aspetti giuridici dell’ormai chiarissima questione. Essa, infatti, è stata mirabilmente delineata e puntualizzata dalla Suprema Corte di Cassazione, a quasi ventidue anni dalla partita (disputata il 1° giugno 1997), che l’ha originata e partorita, in quanto era stata inserita nel concorso pronostici Totogol del coni.

 

Una gara del campionato di eccellenza, non di livello professionistico… 

In argomento, appare indispensabile un’ulteriore premessa preliminare, davvero ineludibile, quanto idonea a stroncare le assurde aspettative di segno inverso: si tratta (Rieti-Pomezia) di una gara del campionato regionale laziale di eccellenza. Dunque, di una gara che rientra, a pieno titolo, in quello che, ad avviso della difesa della lega dilettanti e di Cosimo occhiolino Sibilia, durante l’udienza preliminare del 27 febbraio scorso, sarebbe addirittura oggetto di un… un bollettino parrocchiale. Che dire? Requiescant in pace: ovvero, se si vuole, se ne facciano una ragione, una buona pace, tutti coloro che fingono stupore, sbalordimento e, perfino, sbigottimento, per la richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Vecchione…

 

Il “torneo oratoriano” 

Quasi a voler significare: ma, in fin dei conti, quello di promozione, della Juve Pro Poggiomarino, e quello del Nola 1925, era solo un torneo parrocchiale, oratoriano, oppure tipo un torneo dei bar… E si annotino il dequalificante appunto, tutti i presidenti e dirigenti delle società del calcio dilettantistico e giovanile campano, che, evidentemente, non erano consapevoli della concezione che Cosimino l’occhiolino Sibilia, sotto sotto, in gran silenzio, aveva ed ha, della loro attività. Che, viceversa, è densa di sacrifici, di dispendio di risorse economiche, di sottrazione di tempo prezioso alle proprie famiglie.

 

I valori sociali ed etico-morali del calcio dilettantistico  

Ed è ricca di valori: sociali, etico-morali, formativo-educativi, di crescita culturale delle giovani e meno giovani generazioni. E già: ma, di questi valori, Cosimo Capiluoghi Sibilia, l’onorevole Mandracchio, il prezzemolino che riveste plurimi incarichi e plurimi mandati, tutti con maneggio di denaro pubblico, non se ne può frega’ de meno…

 

Il pesantissimo “danno erariale”: originato dall’alterazione del referto arbitrale. Chiaro, Sibilia?

Il “danno erariale”, come già sottolineato nella cennata puntata, era stato determinato dalla modifica del referto arbitrale (“alterato” dal direttore di gara Salvatore Marrazzo, su “impulso” del suo designatore, l’ex arbitro internazionale Pietro D’Elia, a sua volta “istruito”, secondo Marrazzo, dal presidente della lega dilettanti, Elio Giulivi). A questo proposito, si rinvia alla predetta, venticinquesima puntata.

 

Ma che bizzarrie… 

Limitandoci a ribadire le estreme bizzarrie e le particolarità peculiari di quella lontana vicenda: il premio a Mario Graziani, addetto ai referti del comitato laziale (davvero il colmo dei colmi: ma è il comitato dell’inadeguatissimo presidente Melchiorre Zarelli e, quindi, nessuna sorpresa…); il risarcimento che il coni dovette scucire, di circa un miliardo e mezzo di lire, a favore dei tredici poliziotti che avevano giocato le schedine di quel concorso del Totogol e  che avevano impugnato la distribuzione dei premi; il fatto che D’Elia e Marrazzo siano stati poi condannati, dalla Corte dei Conti, a risarcire in solido il coni, per danno erariale, nella misura di 271.677 euro.

 

E Giulivi si salvò… 

Quanto ad Elio Giulivi, presidente della lega dilettanti all’epoca della gara in questione, condannato per danno erariale in primo grado, “era stato liberato, in appello, dal pesante fardello contabile”, come si legge nella cennata puntata di Calcio malato.

 

Il dibattito giuridico sul caso

E veniamo alla disamina degli aspetti giuridici del caso. Riporteremo, di seguito, a conforto e supporto degli smemorati, quanto già commentato da Calcio malato: La Cassazione (Presidente, Giovanni Mammone; Consigliere estensore, Biagio Virgilio) ha ritenuto che “l’arbitro è investito, di fatto, di un’attività avente connotazioni e finalità pubblicistiche, se non altro in quanto inserito a pieno titolo nell’apparato organizzativo e nel procedimento di gestione dei concorsi pronostici da parte del Coni, con il connesso impiego di risorse pubbliche(sentenza della Cassazione del 13 febbraio 2018, depositata il 9 gennaio 2019). Di seguito, si riporterà, a stralcio, il commento di Calcio malato, nella cennata venticinquesima puntata.

 

Le interconnessioni con la vicenda del “falso in atto pubblico”, ipotizzato dal Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone 

Ma la sentenza della Suprema Corte fa giustizia anche delle illusioni di Andrea Vecchione, Paolo De Fiore, Salvatore Gagliano (vice commissario, delegato proprio all’attività agonistica, durante la gestione del prefato commissario De Fiore), Cosimo Sibilia, Luigi Barbiero & assortita compagnia consulente, in relazione al caso della delibera sul ritiro dal campionato di promozione della Juve Pro Poggiomarino, pubblicata sul comunicato ufficiale del comitato campano, ma con testo falsificato (secondo l’accusa del Pubblico Ministero, dott. Danilo De Simone) da Andrea Vecchione…

 

I campanelli d’allarme, per il “concorso” (di Vecchione) “con altre persone, allo stato non ancora identificate”

I punti essenziali della sentenza della Cassazione: “Marrazzo e D’Elia, pur non rivestendo la qualità di pubblici ufficiali, erano senz’altro consapevoli nel momento in cui perpetrarono la condotta illecita… costituisce principio consolidato, nella giurisprudenza di queste sezioni unite, quello in virtù del quale è idonea a radicare la responsabilità contabile l’esistenza di una relazione funzionale tra l’autore dell’illecito causativo di danno patrimoniale – che ben può essere un soggetto privato – e l’ente pubblico danneggiato; e tale relazione è configurabile non solo in presenza di un rapporto organico, ma anche quando sia ravvisabile un rapporto di servizio in senso lato, in quanto il soggetto, pur se estraneo alla Pubblica Amministrazione, venga investito, seppure in modo temporaneo e anche di fatto, dello svolgimento di una data attività della pubblica amministrazione…”.

 

Il “rapporto di servizio” 

La sentenza continua: “… un rapporto, non solo d’impiego in senso proprio e ristretto, ma di servizio, per tale intendendosi una relazione funzionale, in virtù della quale tale soggetto, per l’attività svolta continuativamente, debba ritenersi inserito, ancorché temporaneamente e anche in via di fatto, nell’apparato organizzativo e nell’iter procedimentale dell’ente, sì da rendere il primo compartecipe dell’operato del secondo… Sulla base di tali principi, devono ritenersi pienamente ravvisabili nella condotta tenuta dai ricorrenti” (ovvero, D’Elia e Marrazzo) “i requisiti per la configurazione della loro responsabilità contabile in ordine al danno economico subito dal coni nella vicenda in esame”.

 

La qualificazione giuridica dell’arbitro 

Questa rubrica segnalava, ancora: “L’arbitro di calcio non è pubblico ufficiale, è associato all’aia (associazione italiana arbitri), la quale è componente della figc (federazione italiana giuoco calcio, associazione con personalità giuridica di diritto privato), a sua volta federata al coni (comitato olimpico nazionale italiano, ente pubblico non economico)”. Commento. Con quesito, micidiale per Sibilia & sodali, di Calcio malato, in quel turno: “Ben chiarita la funzione arbitrale, elemento episodico e provvisorio: e che dire di un segretario, incessantemente ‘al servizio’ del comitato campano?”.

 

La valenza del referto arbitrale 

La Suprema Corte prosegue: “Quel che essenzialmente rileva, ai fini che qui interessano, è che l’arbitro, nell’esercizio della sua funzione, dirige e controlla le gare, è cioè colui che è chiamato ad assicurarne, a tutti gli effetti, il corretto svolgimento, nell’osservanza del regolamento di gioco. La compilazione del referto di gara costituisce, in tale contesto, un elemento fondamentale, in quanto è l’atto ufficiale che contiene il resoconto dei fatti salienti della partita e attesta il suo risultato, con le relative conseguenze anche con riguardo ai concorsi pronostici e alle connesse vincite”. 

 

L’attività pubblicistica dell’arbitro 

Ed eccoci ad uno dei punti nodali della sentenza: Ne consegue… che l’arbitro è investito di fatto di un’attività avente connotazioni e finalità pubblicistiche, se non altro in quanto inserito, a pieno titolo, nell’apparato organizzativo e nel procedimento di gestione dei concorsi pronostici da parte del coni, con il connesso impiego di risorse pubbliche: sussiste, pertanto, quella relazione funzionale e quella compartecipazione con l’ente pubblico sopra indicate, idonee a configurare la responsabilità contabile e quindi a radicare la giurisdizione della Corte dei conti”.

 

Non c’è scampo, per Sibilia, Barbiero, Vecchione e le “persone in concorso” con quest’ultimo

Ulteriore commento di Calcio malato: “Lasciamo, doverosamente, all’immaginazione ed al giudizio degli amici lettori di Calcio malato, quindi, la valutazione sulla connessione funzionale, verosimilmente ancora più effettiva, incisiva, concreta e pesante (rispetto a quella relativa ad un referto arbitrale), di una delibera della giustizia sportiva (quella sulla Juve Pro Poggiomarino). Per di più, ‘falsificata’, secondo la pubblica accusa, dal capo degli uffici del comitato campano, Andrea Vecchione, ‘in concorso con persone allo stato non ancora identificate’. Siamo, con una delibera, allo stadio finale, o terminale, della giustizia sportiva”. 

 

La delibera del giudice sportivo: altro che il referto arbitrale…

Questa rubrica insisteva: “Non più il referto arbitrale, ancora da sottoporre al giudizio degli organi, per l’appunto, di giurisdizione sportiva, ma, addirittura, un atto di codesta giurisdizione, ‘alterato’ non da un soggetto con collegamento episodico e provvisorio, ma in rapporto organico, in quanto dipendente del comitato campano, nonché esercente funzioni apicali, in quanto capo degli uffici burocratici del comitato medesimo”.

 

L’ennesimo quesito inquietante 

Calcio malato avanza: “Ci si può solo chiedere, a questo punto, come i soggettini, più volte indicati ed elencati, possano sottrarsi alla mannaia che incombe, altamente minacciosa, sulle loro cervici e sui loro colli”.

 

Vecchione è dipendente della lega dilettanti, in forza al comitato campano… 

Una sola chiosa, odierna, a questo innanzi riportato stralcio: per essere meticolosi, Vecchione è dipendente della lega dilettanti (suo datore di lavoro), rappresentata da Cosimo Sibilia (per ora, solo per ora, suo presidente), ed è, dalla lnd, assegnato in forza al comitato campano. Per dire della piena legittimità della chiamata in causa, da parte del G.U.P., Dott. ssa Giovanna Cervo, della lega dilettanti e del comitato campano… C’è, forse, qualcuno che abbia qualcosa da obiettare?

 

Il secondo precedente: lo “scandalo Dirty soccer” 

Il secondo precedente, in ordine al pasticciaccio brutto vecchioniano, in esame, è lo “scandalo Dirty soccer”. Calcio malato ne ha già diffusamente, riferito, nella sua trentottesima puntata, del 26 febbraio 2019. Anche in questo caso, riteniamo utile (e comodo), per i nostri affezionati lettori), riportare, di seguito, a stralcio, quanto già esposto nella predetta puntata.

 

Un passo indietro: riepiloghiamo la vicenda “Dirty soccer” 

Per chi ne avesse memoria nulla, o insufficiente, provvederemo ad un sintetico riepilogo della torbida vicenda. Essa è passata alla storia del calcio (a quella delle vergogne calcistiche, per essere più precisi) come calcio-scommesse del 2015. Non fu, chiariamolo subito, solo una questione anti-sportiva. Fu, anche, un pesante caso giudiziario.

 

L’inchiesta della DIA di Catanzaro 

Fu, invero, originata dall’inchiesta “Dirty soccer”, coordinata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro. Il 19 maggio 2015 (dunque, esattamente il giorno che precede l’intervista de “Il Tempo” a Salvini) furono arrestate, a seguito della predetta inchiesta, ben cinquanta persone (con settanta indagati in totale e trenta società di calcio coinvolte).

 

Un coacervo di intrallazzi 

Erano nel mirino della giustizia ordinaria società di serie B, di lega pro, di serie D e, perfino, per non farsi mancare niente, dei campionati regionali di eccellenza. L’accusa era di aver manipolato i risultati delle partite di calcio. Un’imputazione che, considerata la pluralità di società e di indecorosi protagonisti, fu formalizzata come di associazione per delinquere, finalizzata alla truffa ed alla frode nello sport.

 

Il comitato calabrese della lega dilettanti al centro dello scandalo…

Emerse che due gare dell’eccellenza calabra 2014/2015 fossero state manipolate: Scalea-Castrovillari e Palmese-Paolana. Manco a dirlo, Saverio Mirarchi, il genero di Nino Cosentino, presidente “per caso”, o per diritto ereditario di casta, del comitato calabrese, non ha mai avuto neppure un benché minimo grattacapo, per culpa in vigilando, in ordine alla drammatica questione. E già: la culpa in vigilando è come la pelle di quegli oggetti (le huevas, ossia le uova), ormai proiettati agli onori della cronaca mondiale da Diego Simeone…

 

Che quadro…

La faccenda, che delegittima il calcio e la sua organizzazione federale, incapace di un minimo di decente prevenzione, nonché di un’energica disinfestazione interna, sia pure postuma, proietta un fascio di luce obliqua, in particolare, sulla serie D. Quella dell’improbabile, inerte, a-reattivo coordinatore, Luigi Barbiero. Talmente inerte, che Cosimino l’occhiolino l’ha voluto nominare, novello Mandracchio della lega dilettanti, commissario del derelitto comitato campano, in aggiunta alla carica di coordinatore del dipartimento interregionale.

 

Ma come si son potute progettare le scommesse sulla quarta serie? 

Carlo Tavecchio, quando furono introdotte le scommesse nel campionato di serie D, finse perfino di opporsi e di dichiararsi “contrario”. Ma, come si sa fin dai tempi degli antichi romani, “pecunia non olet”. Anzi, per taluni, il denaro ha un profumo irresistibile.

 

Ma che specie di dirigenti federali… 

Con la considerazione integrativa che, ai cosiddetti dirigenti federali, dei rischi, sulla regolarità delle gare e dei campionati, “non gliene può frega’ de meno…”. Un solo esempio, al riguardo: se, un domani, venisse proposta l’introduzione delle scommesse sul calcio giovanile, qualcuno ipotizza, forse, che l’incompetente presidente del settore, Vito Tisci, possa mai opporsi?

 

Solo guai, dalle scommesse in quarta serie 

L’ennesimo gesto d’incoscienza, molto più che di superficiale disamina, quello di consentire le scommesse in un mondo, povero fino alla disperazione, e che non si regge in piedi, quale la serie D.

 

Che insalata rancida… 

Una determinazione che ha generato, come se ci fosse stato bisogno… anche della quarta serie, mostri, casi giudiziari, le solite lentezze della procurella (piccola procura) federale, disdoro, dequalificazione dell’immagine e chi più ne ha, più ne metta…

 

L’inerzia del coordinamento interregionale… 

Rifulge, in tutta la questione, l’assoluta inerzia del coordinamento del dipartimento interregionale. E capirai, con quel po’ po’ di coordinatore, con quei soggettini quali componenti (su tutti, si staglia la figura del silente ed immobile Giuseppe Dello Iacono)…

 

Uno dei pochi interventi ragionevoli di Tommasi 

Damiano Tommasi, presidente dell’associazione calciatori, disse una delle rarissime sensatezze della sua carriera federale: “Le scommesse nei dilettanti sono un grande rischio. Le partite non sono trasmesse per televisione, per cui diventa difficile esercitare un controllo. Siamo in un mondo allettante per chi persegue il malaffare”.

 

Perfino Renzo Ulivieri ritenne di essere qualificato a metterci il becco… 

I nostri affezionali lettori ricorderanno bene che Ulivieri fu squalificato per tre anni, per un gravissimo caso di illecito sportivo, nell’ambito del cosiddetto calcio-scommesse n. 2. Evidentemente distratto e svagato, oppure, ormai, dimentico delle sue disavventure (definiamole così) nel campo specifico, Ulivieri ardì dichiarare: “Quella delle serie minori è una realtà difficilissima dal punto di vista economico… Bisogna eseguire più controlli”. Un’invocazione inverosimile, da quel pulpito…

 

Il precedente più esiziale: la sentenza della Sezione del Riesame del Tribunale di Napoli

Ed eccoci al terzo precedente. Il più esiziale per la lega dilettanti e per il comitato campano (potenzialmente svergognati ed altrettanto potenzialmente chiamati ad un pesante risarcimento: sul groppone delle società, il che sarebbe sommamente iniquo, o che graverà sui conti personali dei diretti interessati?), per Cosimo Sibilia, Luigi Barbiero ed Andrea Vecchione. Ma pericolosissimo, anche, manco a dirlo, per le eventuali persone, “in concorso” con le quali ha agito Vecchione, quando ha “falsificato”, secondo la pubblica accusa, la delibera sulla Juve Pro Poggiomarino). È la sentenza della Sezione del Riesame del Tribunale di Napoli. Quella, della quale avevamo anticipato la trattazione, con un accenno nella precedente puntata e sulla quale Calcio malato s’è già soffermato, nel suo ventitreesimo turno, del 5 gennaio 2019.

 

L’esemplare manrovescio al commissariamento Sibilia…

Di seguito, ci limiteremo a riportare, a stralcio, il testo dell’illuminante sentenza: “La Sezione del Riesame presso il Tribunale di Napoli, presieduta dal dott. Oriente Capozzi (giudici Maria Grassi e Daniela Cortucci), aveva inferto un colpo letale, alla credibilità della gestione commissariale De Fiore / Sibilia del comitato campano. Infatti, si legge nella scultorea sentenza: ‘… all’esito dell’udienza del 20 giugno 2016, sull’istanza di riesame proposta dal Comitato Regionale Campania della Lega Nazionale Dilettanti della Federazione Italiana Giuoco Calcio avverso il decreto di sequestro probatorio… conferma l’impugnato sequestro  e condanna parte ricorrente’ (cioè, il comitato campano) ‘al pagamento delle spese…’. Ma chi era, in quel periodo, il commissario del comitato? Cosimo Sibilia… Sul groppone di chi, la ‘condanna al pagamento delle spese’? Manco a dirlo, delle sempre più ‘scamazzate’ società campane del calcio dilettantistico… ”. 

 

Ed eccoci al disinvolto avv. Tito Lucrezio Milella

Calcio malato prosegue, nella sua ventitreesima puntata: “Deve premettersi che l’avv. Milella ha legittimamente potuto, da difensore del comitato campano (costituitosi quale parte offesa nel corso delle indagini e nominato in tale veste da Cosimo Sibilia), prendere visione di tutti gli atti, le perizie, le consulenze informatiche e la documentazione probatoria, a supporto delle indagini sul tristissimo ‘caso Nola 1925’…”. La constatazione, com’è del tutto ovvio e chiaro, potrebbe proseguire così: e, dopo aver preso visione di tutto, l’avv. Milella, disinvoltamente, passa, comodamente, arricchito dalle predette informazioni, a difendere l’indagato Vecchione…

 

Vecchione esautorato, poi ri-promosso…

Indi, Calcio malato si chiede: “E come valutare e che dire del fatto che…  Vecchione sia stato, da Sibilia, dapprima declassato dalla carica di segretario e poi, misteriosamente, riposizionato nel ruolo e nelle funzioni burocratiche, proprio dallo stesso Sibilia?… L’avv. Milella… aveva chiesto alla Sezione del Riesame il dissequestro dei computer e dell’hardware, che viceversa erano indispensabili ai fini della consulenza tecnica d’ufficio, per l’accertamento della provenienza effettiva della delibera falsificata. La motivazione della Sezione del Riesame, che non se la bevve (altrimenti, sarebbe stato pronunciato un solenne, inappellabile addio a tutte le speranze di scoprire la verità), fu stroncante”.

 

La singolarità della richiesta di archiviazione, da parte del comitato campano…

Calcio malato incalza: “… ma come mai il comitato campano…, che s’era costituito come parte offesa, aveva presentato istanza di dissequestro dei computer e dell’hardware, addirittura prima che potesse essere accertato, attraverso una consulenza tecnica d’ufficio, in quale computer fosse stata eseguita la falsificazione della delibera in argomento?…  l’avv. Milella, a seguito del deposito della consulenza d’ufficio, chiese l’archiviazione del procedimento. Che interesse poteva mai avere…, la parte offesa… (ovvero, il comitato campano), a chiedere l’archiviazione del procedimento?”. Davvero interrogativi inquietanti. Ma la risposta non è, poi, tanto complicata. Basta riflettere appena un poco. E ponderare, di conseguenza, la gravità, anche sotto il profilo etico-morale, della posizione del comitato campano e di Cosimo Sibilia…

 

La motivazione della Sezione del Riesame: che KO, per Sibilia…

La chiosa di questa rubrica è tranchant, per Sibilia: Milella aveva chiesto il dissequestro, sulla base del ben poco prestigioso e tutt’altro che commendevole presupposto (negato dalla Sezione del Riesame) che la delibera, presunta del giudice sportivo, rientrasse nel novero delle attività privatistiche. Il Riesame sancì, viceversa: ‘Nel caso di specie, viene in rilievo un’attività pubblicistica di vigilanza, relativa al controllo del regolare svolgimento dei campionati sportivi…’ ”. 

 

La natura pubblicistica di una delibera del giudice sportivo

La ventitreesima puntata avanza, incalzante per Sibilia & consulenti vari: “… la delibera tacciata di falsificazione ha inciso significativamente sulla classifica, aprendo la strada alla vittoria del Campionato da parte di una squadra diversa da quella che avrebbe, invece, vinto in base alla delibera originale redatta dall’avv. Pucino.  Proprio in ragione di ciò, non è sostenibile che la delibera in esame abbia natura squisitamente privatistica. Dalla querela emergono peraltro ulteriori ipotesi di reato, meritevoli di approfondimento anche mediante acquisizione della documentazione e dei beni in sequestro, dal momento che l’avv. Pucino avrebbe subito pressioni, affinché confermasse che quella pubblicata era la delibera da lui redatta”.

 

Smentite le fantasiose allusioni del 27 febbraio, in udienza

Ed ecco segnalato un aspetto, ancora del tutto avvolto dalle tenebre: le pressioni che avrebbe subito l’avv. Pucino… Ma che fa (o, meglio, cosa non fa…), la procurella (piccola procura) federale? Ed, ancor più, ecco tassativamente smentite e svergognate, dalla sentenza della Sezione del Riesame, le fantasiose, inopportune e tutt’altro che coerenti (oltre che offensive, per chi investe risorse e spende i propri sacrifici, nel calcio dilettantistico) allusioni, della difesa della lega dilettanti e del comitato campano, nel corso dell’udienza del 27 febbraio scorso, al “bollettino parrocchiale”, sul quale sarebbe stata pubblicata la delibera sulla Juve Pro Poggiomarino…

 

Vigilanza, controllo della regolarità dei campionati… pressioni sul giudice sportivo: nulla da osservare, procura federale e presidente Gravina?

Calcio malato non si ferma qui e chiede, perentoriamente, alla procurina (la procura piccolina) federale: “Lasceremo tutto scorrere, senza muovere un ditino, ‘caro Peppino’? Per il commissario Sibilia (e, perché no, per il suo predecessore, Paolo De Fiore) non vale il principio della culpa in vigilando, pur richiamato espressamente dal Riesame? Non conta un fico secco, il controllo della regolarità dei campionati? Non rileva neppure il fatto che un campionato campano di vertice sia stato vinto da una società, anziché dalla reale legittimata ad occupare la prima posizione finale in classifica? È stata mai aperta un’inchiesta, è stato mai attivato uno straccio di accertamento, è stato mai acceso un barlume (magari, un lumino cimiteriale), per illuminare la vicenda? O i senatori (quale era allora Sibilia) e gli onorevoli (ciò che egli è oggi) non si toccano? Ma che deve mai fare, un commissario, affinché si indaghi su di lui in ambito sportivo? Stuprare i / le dipendenti? Rapinare i presidenti delle società?…”.

 

Un monito a Gravina 

La puntata proseguiva: “E Gabriele Gravina se la sente, di continuare a tenere al suo fianco, come vicario, Cosimo Sibilia (magari, perfino pronto, visti gli illuminanti precedenti, a sottrargli la poltrona di presidente…), con tutto il porcilaio, il letamaio ed il marciume che il Tribunale di Napoli sta facendo emergere, dagli abissi omertosi del comitato campano? E cosa mai succederà, quali saranno le conseguenze effettive, se il comitato campano (retto dal non auto-reggente commissario Barbiero) e la lega dilettanti sibiliana dovessero essere chiamate a risarcire i danni (che si preannunciano rilevantissimi), conseguenziali alla falsificazione della delibera della Juve Pro Poggiomarino? Ancora una volta, dovrebbero prenderla a quel servizio le società campane del calcio dilettantistico? Era questo, il servizio al quale facevano insistente riferimento Sibilia e Gagliano, quando blateravano di politica al servizio dello sport?”.

 

L’appello alla politica ed il monito alla procura generale del coni

Questa rubrica, dopo aver sviscerato gli aspetti di potenziale incompatibilità (e di conseguenziale nullità degli atti compiuti) del difensore di Vecchione, rivolse un appello alla politica ed un monito alla procura generale del coni: “Ma ci sarà qualche autorità della politica, che voglia, al di là degli aspetti penali (curati magistralmente dal Procuratore della Repubblica, dott. Danilo De Simone), curiosare in questa palude, approfondire i torbidi ed ambiguissimi aspetti collaterali della vicenda e cavarne fuori la verità vera?”.

 

Lo scetticismo sulla procura federale

Calcio malato proseguiva: “Non c’è, ovviamente, speranza seria che possa interessarsi della questione la procurella (piccola procura) federale. Non c’è aspettativa concreta, altresì, che dell’affaire Vecchione (inclusi i personaggi non ancora identificati, ai quali s’è fatto cenno) possa farsi carico la procurella (piccola procura) generale del coni, che da tempo avrebbe dovuto intervenire, per fare luce (sia pure solo in ambito sportivo: campa cavallo…) sulla torbida faccenda”.

 

Vecchione: il mistero della sostituzione e, poi, del ripristino nel ruolo di segretario

Questa rubrica, implacabile, insisté: “… vuole, il disinvolto Sibilia, spiegare come mai e perché mai sostituì Vecchione con persona, oltretutto, non legittimata (in quanto non dipendente né del coni, né della federazione calcio), quel tal soggettino, Marco Cilio, per poi richiamare, a sorpresa, di nuovo Vecchione alla guida degli uffici burocratici del comitato? Ma, in nome di Dio, che c’è sotto? È davvero credibile che Vecchione abbia fatto tutto da solo, autonomamente, proprio egli, che sembra aver paura della propria ombra e che appare somigliare più al classico cane da cancello, che ad un leone?”.

 

La pubblica accusa non ci cadde…

La storiella sul Vecchione colpevole unico: “D’altro canto, il Pubblico Ministero, dott. Danilo De Simone, dà mostra proprio di non essersi sorbita la favoletta del Vecchione unico colpevole, del Vecchione mostro solitario delle paludi della strettola. E già: ma chi sono, le ‘persone allo stato non identificate’, alle quali ha alluso l’inquietante atto di richiesta di rinvio a giudizio di Vecchione?”. Sul soggettino Marco Cilio e sulla sua ingiustificabile presenza al comitato campano, s’è già fatto cenno, in passato. Ma occorrerà ritornarci, per le ripercussioni giuridiche della vicenda. E lo faremo. Definitivamente. A tempo debito.

 

Il caso, del tutto analogo, del Cales Calcio a Cinque

Calcio malato, dopo aver indugiato su altri aspetti, non meno significativi (ad esempio: la diuturna esperienza di Vecchione, che proietta un’ombra inquietante sulla genuinità dell’ipotesi Vecchione unico responsabile; la stranissima intestazione della delibera, come rinuncia ad una gara e non come ritiro dal campionato; gli spifferi sul cosiddetto pool di esperti, che avrebbero svolto opera di sovraintendenza sulla delibera incriminata), sottolinea un aspetto decisivo: “Sullo stesso comunicato ufficiale… il ritiro della società Cales Calcio a Cinque di Calvi Risorta è stato segnalato, ma guarda un po’, come tale, ossia come ritiro dal campionato e non come rinuncia ad una gara”. Quindi, Calcio malato alluse al “clima di terrore” che imperava nel comitato campano. Era avulso, Vecchione, da quel clima? Ed era davvero possibile che egli non avesse ancora sentito sussurrare, in giro, della sua prossima, ventilata epurazione? E come poteva, il presidente Gravina, girarsi dall’altra parte, pur di fingere di non vedere quel che si stava verificando al comitato campano, per via di Sibilia?

 

Una visione completa, ma in seno al calcio dilettantistico

Con l’innanzi riportata, illuminante, preziosissima sentenza della Sezione del Riesame del Tribunale di Napoli, abbiamo esaurito le nostre promesse. Nel contempo, abbiamo offerto, ai nostri affezionati lettori, una visione completa degli aspetti che presiedono alle fattispecie giuridico-sportive in esame, relative al settore dilettantistico del calcio. Ma è anche corretto precisare che di precedenti, attinenti alla vicenda in argomento e con essa coerenti, se ne potrebbero citare tanti altri.

 

“Moggiopoli-Arbitropoli 2006”: ambito del calcio prof

Un esempio clamoroso, non richiamato in questa nostra sinteticissima rassegna, è quello di “Moggiopoli-Arbitropoli 2006”, con tutte le sue implicazioni ed i suoi riferimenti giurisprudenziali. Abbiamo ritenuto superfluo, tuttavia, anche accennare alla vicenda Moggi-arbitri, per un motivo, per il vero, di natura esclusivamente calcistica, non propriamente giuridica: le pesanti disinvolture della Juventus e di Luciano Moggi appartengono al mondo, insieme dorato e torbido, del calcio professionistico.

 

La valenza, quali atti pubblici, dei documenti sulle selezioni tecniche degli arbitri

Una valutazione identica vale anche per le recenti decisioni, della corte federale d’appello e del tribunale federale nazionale, sul caso Gavillucci, sulle irregolarità dell’associazione italiana arbitri, sull’obbligo, imposto a quest’ultima, di rilasciare all’arbitro Gavillucci, in copia, tutta la documentazione, relativa alle selezioni tecniche arbitrali: atti, qualificati dai due organi di giustizia sportiva della figc come pubblici, con valenza pubblicistica e non atti privatistici. Tant’è che, per essi, è stata giudicata valida la legge sulla trasparenza degli atti amministrativi.

 

Non si dimentichi l’arbitro (categoria dilettanti) Giovanni Greco… E che dire del diniego, opposto all’avv. Cirillo, della documentazione per la candidatura a presidente?

Con un ulteriore dettaglio integrativo: la sentenza sul reintegro dell’arbitro Giovanni Greco. Il quale non era un direttore di gara di serie A, ma un arbitro dell’ambito dilettantistico… Basta, tutto ciò, per Sibilia, Giacomardo & compagnia sfuggente (e fuggente dalle proprie responsabilità)? È sufficiente, soprattutto, per dimostrare quanto Sibilia sia stato inadeguato, inappropriato ed anche anti-democratico (per non dire altro), quando,  addirittura trincerandosi, egli, il commissario Sibilia, dietro le spalle tremule del segretario Vecchione, oppose all’avv. Vincenzo Cirillo, candidato alla presidenza del comitato campano, un secco, anche scortese rifiuto al rilascio della documentazione, indispensabile per la presentazione della candidatura medesima? Eppure, Sibilia aveva, al suo fianco, un iper-remunerato consulente giuridico-sportivo. Ma su quali argomenti lo consultava? Quella risposta di Sibilia, per interposto Vecchione, stava, quasi quasi, a significare: le candidature, in questo comitato, da me gestito, come commissario voluto dall’alto, le decido io. E solo io…

 

Le manipolazioni segnalate in questa puntata

La gravissima manipolazione del referto arbitrale di Rieti-Pomezia e le scommesse truffaldine (“Dirty soccer”), anche sulle gare del campionato (“parrocchiale”) di eccellenza, in particolare in Calabria, hanno, oltre che un’analogia giuridica, anche una connessione sportiva, sotto il profilo dell’ambito specifico di riferimento (il calcio dilettantistico), con la “falsificazione” della delibera, della quale il Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone, accusa il soggettino  Vecchione.

 

La sentenza della Sezione del Riesame illumina. Ma non è finita qui…

Quanto, infine, alla sentenza della Sezione riesame del Tribunale di Napoli, essa si configura, ma per davvero, come una pietra tombale sui disperati tentativi dei difensori della lega dilettanti e del comitato campano… Ma, evidentemente, i Sibilia, i Barbiero, i Giacomardo ed i difensori dell’udienza del 27 febbraio, di quella sentenza di tre anni or sono (), s’erano già dimenticati… E non sanno, o fingono di ignorare, i Sibilia, i Gagliano & compagnia commissariante, che ci sono alcuni argomenti, obiettivamente molto pesanti, che questa rubrica non ha ancora avuto l’opportunità di trattare…

 

Le incessanti, sorprendenti inadeguatezze del comitato campano 

Nella precedente puntata, questa rubrica s’è dovuta, addirittura, occupare di una vicenda inverosimile: tre (non uno: tre!) errori, od “orrori” del comunicato ufficiale n. 47 del 23 febbraio scorso. Un comunicato (o “bollettino parrocchiale”) del settore giovanile e scolastico. Ovvero, quel settore, davvero improvvidamente affidato ad un super-ignoto, tale Giuseppe Madonna. Promosso, da Sibilia, da già inadeguato addetto stampa del coordinamento regionale del settore, addirittura a vertice del settore medesimo. Quando si dice delle irresponsabili promozioni napoleoniche…

 

Un comunicato a firma Luigi Barbiero ed Andrea Vecchione…

Della vicenda, l’aspetto più drammatico è che la firma, sul comunicato predetto, è di Luigi Barbiero, l’incompetente commissario del comitato campano, e di Andrea Vecchione l’inadeguato segretario. Due figure pallide, improvvide, improbabili. Due figurine, che originano guai a ripetizione, perenni, perpetui. Leggete, nel paragrafo seguente, la formulazione della comunicazione alle società, contenuta nel detto comunicato straordinario e trascritta, di seguito, dall’originale: con le strane maiuscole, l’inqualificabile punteggiatura e l’italiano claudicante ed indecifrabile.

 

Il testo del comunicato barbierian-vecchioniano

Eccolo, il testo: Il Commissario straordinario del C.R. Campania Vista l’eccezionale ondata di maltempo prevista per la giornata di oggi 23/02/2019, di domani 24/02/2019 e di lunedi 25/02/2019. Per la salvaguardia dei giovani calciatori, ritiene opportuno rinviare tutte le gare di Settore Giovanile e Scolastico Regionali e Provinciali in programma nelle giornate sopra menzionate” (si osservi, ad esempio: giornate, non giorni). Così, con un comunicato, pubblicato sul web nello stesso giorno solare delle prime gare in calendario ed in programma, s’è liquidata una delicata vicenda organizzativo-sportiva… Complimenti al comitato campano: progredisce e fa passi da gigante, di settimana in settimana…

 

Ed il giudice sportivo fa politica…

È scaturita, da quel testo approssimativo, una confusione indescrivibile, tra le sempre più derelitte società campane. Deve desumersi che, su quel testo, l’irresponsabile Barbiero non abbia esercitato alcun controllo. D’altra parte, come avrebbe mai potuto, nelle pochissime ore a settimana che egli dedica, dall’alto della sua qualità di Mandracchio (alla Sibilia e Felicio De Luca), al comitato campano… Il problema drammatico è che, ovviamente, il comitato campano non s’è minimamente preoccupato di utilizzare gli strumenti comunicativi dell’ultima vera presidenza: quella di Enzo Pastore.

 

In poche ore, avvertite tutte le società…

La quale, per citare un esempio illuminante, riuscì nella titanica impresa di affrontare e risolvere brillantissimamente la contingenza della dipartita dello storico, commovente Papa Karol Wojtyla, ricongiuntosi al Signore il 2 aprile 2006, alle 21.37. Ebbene, in poche ore del mattino seguente, oltre ad un comunicato di ben altra chiarezza e densità, fu organizzata, al comitato campano, un’efficientissima task force, che avvertì tempestivamente, della sospensione dell’attività agonistica in tutta la Nazione, tutte le società: dei campionati della lega dilettanti (regionali e provinciali: di calcio a undici, a cinque, di calcio femminile) e dei campionati e dei tornei del settore giovanile (regionali e provinciali, di calcio a undici, a cinque e femminile).

 

… ed avvisati gli arbitri, gli assistenti degli arbitri, gli osservatori ed i commissari di campo… Altri tempi…

Furono, inoltre, avvertite tutte le sezioni arbitrali, affinché fossero notiziati immediatamente arbitri, assistenti degli arbitri ed osservatori arbitrali. Furono, infine, avvertiti tutti i commissari di campo di non partire per le rispettive destinazioni. In quella circostanza, non si riuscì ad avvertire solo una società (di seconda categoria), che era già in viaggio per Ischia. Tutte le altre, che erano infinitamente più numerose del gruppo superstite, residuato, all’atto, in seno al comitato, furono fulmineamente (sia pure in extremis, com’era ovvio) avvisate.

 

E l’inadeguato Seno preannuncia la propria carica di segretario, in sostituzione di Vecchione…

Per miracolo? No. Per effetto dell’organizzazione. Che, oggi, s’è involuta in disorganizzazione. In confusione. In caos. In anarchia. Il tutto, oltre che a livello dilettantistico, anche nell’ambito del calcio giovanile, con la regia (figuriamoci!) di un inadeguato da manuale: Eduardo Seno. Il quale, per di più, con squisito senso di solidarietà, da collega affettuoso e sensibile, sta preavvertendo tutte le società (quelle che egli presume a lui amiche), dell’imminente avvicendamento di Andrea Vecchione. Che sarà (è il succo dell’annuncio di Seno) sostituito, come segretario, proprio da colui che scrive le improprietà, innanzi segnalate: ossia, Seno medesimo…

 

Il “mistero” del giudice sportivo

A proposito, ma come ha fatto, ad intervenire, il giudice sportivo, come abbiamo riferito nella scorsa puntata? Su istanza delle tre società: Sant’Antonio Abate, Savoia 1908 e Vis Ariano Calcio. Si badi bene: istanza. Il giudice sportivo, in parole povere, ha dovuto porre rimedio ai guasti dell’organizzazione. Con una spiegazione che nulla chiarisce… Senza neppure il rispetto delle formali procedure di giustizia sportiva. Ma, al comitato campano commissariato, si sa, si procede a tentoni. All’impronta. A fantasia: “Nave sanza nocchiero, in gran tempesta…”.

 

Un giudice sportivo che fa politica… 

Evidentemente, il giudice sportivo del comitato campano, oggi, fa politica… Oppure, in alternativa, esegue le disposizioni del disorganizzato comitato: il quale, attraverso l’improprio strumento della giustizia sportiva, tenta di rimediare alle proprie figuracce… E surroga le inadeguatezze di Vecchione, il segretario, e di Barbiero, il commissario. Oltre a quelle dell’ignoto Giuseppe Madonna, che, però, in questo caso non c’entra… Detto per inciso: un giudice sportivo che, oltre a plasmare le regole a proprio piacimento, non è poi che scriva in un italiano limpido, ineccepibile ed agevolmente interpretabile…

 

Se Atene piange, Sparta non ride… Le disinvolture, in Sicilia, del coordinamento regionale del settore giovanile…

D’altro canto, se ciò può risultare consolatorio, anche in Sicilia l’organizzazione del comitato e del coordinamento del settore giovanile lascia, davvero, molto a desiderare. Il primo problema di quest’altra, importante regione del Sud, è che, nel rispetto del motto de Il Gattopardo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa, nella Sicilia del calcio dilettantistico tutto cambia, affinché nulla cambi… Ed, infatti, da tempo si scambiano le poltrone, di presidente del comitato e di vice presidente della lega nazionale dilettanti (o di consigliere federale), i Santino Lo Presti ed i Sandro Morgana. Così come, nei decenni precedenti, se le scambiavano, in un incessante minuetto, i Gianfranco Provenzano ed i Filippo Lentini (di ben altra stoffa, però, rispetto a Morgana e Lo Presti…).

 

Nulla cambia mai… 

In tal modo, si dà alle società l’impressione di cambiare. Ma, in realtà, nulla cambia… È, questa, una profonda patologia del Sud Italia. In Puglia, in Basilicata, in Calabria, nel Molise, in Abruzzo (che, in lega dilettanti, fa parte del Sud), si registra un’immutabilità quasi patetica… È, questo, l’effetto inesorabile delle regole anti-democratiche, inventate da Tavecchio a salvaguardia dei presidenti a lui cari. Quanto agli altri, bastavano le lettere anonime (o i dossier segreti), integrate da strumentali attivazioni della solerte procurella (piccola procura) federale, gestione Palazzi e poi Pecoraro…

 

Ma vediamo cos’è successo, in Sicilia

Lo Presti e Morgana sono i due destinatari (è stato ignorato Aldo Violato, l’eterno coordinatore del settore giovanile siculo, che, però, nella questione non è direttamente coinvolto) di una lettera, a firma del dott. Vincenzo Casula, quale direttore della Polisportiva CEI, nonché in rappresentanza di altre numerosissime società sportive siciliane. Nella missiva, si puntualizza che, con il comunicato ufficiale n. 144/sgs 48 del 2 novembre 2018, il comitato siciliano ha modificato il regolamento delle fasi dei  play off/play out, per la stagione sportiva 2018/2019, relativo alle categorie under 15 e under 17. A proposito: l’under 17 fu l’ennesima innovazione positiva del presidente Pastore.

 

Le modifiche pubblicate a campionato già iniziato… 

Si segnala, inoltre, che le rilevanti modifiche sono state introdotte “successivamente all’inizio del campionato 2018/2019” e che la loro immediata “applicazione arrecherebbe grave pregiudizio… in quanto l’intera stagione è stata programmata – anche nella composizione delle rispettive rose – tenendo conto delle regole esistenti alla data di inizio del campionato”.

 

La disinvolta violazione di una norma nazionale… 

Le numerose società istanti sottolineano, altresì, che l’art. 50 delle norme organizzative interne della figc, al comma 2, prescrive, testualmente, che “la delibera con la quale vengono modificati l’ordinamento dei campionati ed i loro collegamenti entra in vigore a partire dalla stagione successiva a quella della sua adozione”. Indi, la lettera, nell’accennare alle potenziali, “intuibili ripercussioni – anche di carattere legale – sul normale svolgimento dei campionati in corso”, chiede “il differimento alla prossima stagione sportiva (2019/2020) dell’entrata in vigore del regolamento introdotto con il comunicato ufficiale n. 144/sgs del 2/11/18, con il conseguente ripristino di quello in vigore all’inizio del campionato in corso”.

 

Ma l’improbabile Tisci, ne sa qualcosa? 

Una richiesta razionale, conforme alle regole, che Lo Presti vorrebbe modificare a proprio piacimento, non si sa se con l’avallo, o meno, di Vito Tisci, l’improbabile presidente nazionale (addirittura…) del settore giovanile. Così va il mondo, nel calcio dilettantistico e giovanile nazionale. E quali aspettative potrebbero mai nutrirsi? Con i Di Cristinzi che, dopo aver taroccato, in concorso con Sibilia, Massimo Costa, Feole & compagnia manipolante, l’assemblea elettiva campana del 1° dicembre 1990, è inamovibile presidente del comitato molisano, da quando detronizzò Piero Saluppo…

 

Le mummie… 

Con gli altri presidenti del Sud, mummificati sulle loro poltrone. Con Sandro Morgana, che, il 10 novembre del 2014, si sottrasse, in virtù del sostegno di alcuni presidenti del Sud, ad un’incombente problematica, mediante l’elezione a vice presidente nazionale della lega dilettanti. Ma, poi, si affrettò a porsi sotto l’ascella protettiva di Carlo Tavecchio. Un esempio, da manuale, di trasformismo sportivo. E Malagò vorrebbe perfino salvaguardare l’autonomia dello sport… Ma ci faccia il piacere! Nel frattempo, si prenda atto delle estreme disinvolture normative del comitato siciliano. Per dire che, anche lì, le società non vengono minimamente rispettate. D’altronde, con Sibilia e l’insidioso Morgana, si punta a  ricostituire una sorta di calcistico Regno delle Due Sicilie…

 

Il comunicato campano ridotto ad un bollettino di guerra continua: altro che “parrocchiale”…

L’ennesimo episodio di violenza, in Torrese-Florigium, del campionato campano di promozione. Come in Metelliana-Honveed Coperchia. Come in tantissime altre gare… Si racconta che Simone Magliacane, presidente della Torrese di Torre del Greco, fosse stato schiaffeggiato, in presenza dei propri figlioletti, in occasione della gara del girone d’andata, a Procida, da qualche tifoso dell’Isola di Procida/Florigium.

 

Il fenomeno della trasmigrazione dei titoli sportivi, intensificato durante la gestione Sibilia

E già: Isola di Procida / Florigium. Ovvero, un titolo sportivo ischitano, trasferito su un’altra deliziosa isola campana, a Procida. Perché Sibilia, che non perde occasione per dimostrare la propria incoerenza, aveva tuonato che avrebbe cancellato, in men che non si dica, il fenomeno della trasmigrazione dei titoli sportivi. Ed, invece, proprio nello stile del politico politicante, quale nella sostanza egli è, il fenomeno s’è pesantemente intensificato, durante la sua devastante gestione. Che ne dice, il procuratore federale, l’inadeguato Giuseppe Pecoraro?

 

L’aggressione, “di rimbalzo”, al direttore sportivo del Florigium / Isola di Procida 

Nicola Crisano, direttore sportivo della società procidana, ha subito una pesante aggressione fisica, prima di Torrese-Florigium della scorsa settimana.  Nessun commissario di campo presente. Niente forza pubblica. Ad onta del precedente dell’aggressione al presidente della Torrese, il sempre più derelitto comitato campano non se n’è dato per inteso. Oltretutto, nonostante la pericolosità degli spogliatoi “provvisori” dello stadio Liguori di Torre del Greco: una logistica, quella attuale, che non consente un’opera di prevenzione…

 

Una vicenda torbida e dimostrativa dell’inadeguatezza del comitato campano 

La vicenda è davvero torbida. Perché, se la vicenda fosse davvero andata così, si tratterebbe della consumazione di una vendetta, di una forma di ritorsione. Ma, in ogni caso, la triste esperienza attesta, una volta di più, l’insipienza, la noncuranza, l’incoscienza, l’irresponsabilità di Barbiero, di Vecchione e di tutto lo staff, inadeguato al massimo, del comitato campano. Oltre a certificare l’assoluta mancanza di rispetto per le società, che, ormai, si appalesa, sempre di più, come la caratteristica principale dello sventurato comitato.

 

Eppure, sono solo due, gli oneri economici del comitato a vantaggio delle società…

Invero, sono soltanto due, gli oneri economici del comitato, a reale beneficio delle società: quelli per le “rappresentative” e quello per i commissari di campo. Quanto alle rappresentative, esse sono allo sfascio ed allo sbando, durante questa devastante gestione commissariale. Per limitarsi ad un solo esempio, niente ambulanze: ovvero, incoscienza allo stato puro. Quanto ai commissari di campo, le loro designazioni sono state assurdamente ed irresponsabilmente azzerate, poi comunque drasticamente ridimensionate,  per una evidente preoccupazione, di ordine politico. Ovvero, per un timore assurdo, che denota l’incapacità aggregativa e la sostanziale insicurezza emotiva  della gestione Sibilia: un uomo che s’atterrisce al primo stormir di fronda… Altro che hombre vertical. Altro che uomo sicuro di sé…

 

Le verità sibiliane occulte 

La reale natura sibiliana emerge, invero, nella sua cura, concretamente esclusiva, in ogni suo pensiero, per le anti-democratiche candidature ed elezioni. Preferibilmente, quelle dei commissari, o dei vice commissari. Che si preparano il letto durante il commissariamento. E, poi, vi si coricano dentro, vi si sistemano, al calduccio, comodi comodi, da quando finisce la gestione provvisoria. Quella che, nel frattempo, di riffe o di raffe, sta perdurando da tre anni e mezzo e che, ormai, si estenderà perlomeno al traguardo del quadriennio olimpico. Una vergogna assoluta. Questo, ovviamente, tenuto presente che Sibilia s’illude ancora di poter fare i conti senza l’oste…

 

Verniciata l’immagine con la modifica del logo della lnd

Sibilia, non riuscendo ad immaginare un’innovazione seria e strutturale, pensa a verniciare la propria immagine di presidente della lega dilettanti, attraverso l’assurda, ennesima modifica del logo. Eppure, dovrebbe ricordarsi  che l’aggiornamento del logo  (l’ennesima spesa inutile: a proposito, quanto è costata, quest’operazione di pura facciata?) portò una micidiale sfiga ad Elio Giulivi, il suo autorevole sponsor. Ora ha sessant’anni, Cosimino l’occhiolino. E, per inciso, si fa ancora chiamare col diminutivo in ino… Ma torniamo al logo. Tra l’altro, esso appare, obiettivamente, insignificante… Oltre, si ribadisce, ad essere un terribile “presagio” di sventura…

 

Nicchi, Rocchi, la Juventus ed il (o la) VAR… 

Dopo Napoli-Juve, è inevitabile un ritorno ai discorsi su Marcello Nicchi (Rizzoli, ribadiamo, conta come il due a briscola e, d’altro canto, non vuole proprio contare un pizzico in più…) e sugli arbitri, sconvolti dal (o dalla) VAR. Ma sempre, guarda un po’, sconvolti a favor di Juventus… La direzione arbitrale di Gianluca Rocchi, al “San Paolo”, è apparsa, agli osservatori disincantati e non del tutto allocchi, da manuale dell’arbitro nicchiano: furbo, strumentale in ogni sua azione, più politico che tecnico, attentissimo a non sbagliare contro i bianconeri.

 

La scaltrezza fiorentina…

Con una capacità in più, tipicamente fiorentina (Rocchi è concittadino e, notoriamente, pupillo del fu presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi): addirittura, sbagliare contro la Juve, quando, ormai, la partita è segnata. Inesorabilmente decisa. Non entreremo neppure, nei dettagli dello scontro al vertice: sono arci-noti a tutti. Vorremmo solo sapere se il protocollo VAR possa essere, finalmente, razionalizzato e ben definito. Ma, ci rendiamo conto, sarebbe la fine di ogni discrezionalità. Di ogni favoritismo, mascherato da applicazione delle regole. O da impossibilità di modificare le regole… O da altre amenità… Arbitri d’Italia: storia, scienza e varie amenità. Non più umanità, come nello storico Almanacco del giorno dopo della Rai…

 

Ma chi è, Gianluca Rocchi? 

Rocchi è stato uno degli arbitri coinvolti in Arbitropoli 2006, come si può leggere anche dal libro del Pubblico Ministero Narducci. Protagonista assoluto, Rocchi, anche del “rocambolesco” 3-2 di Juve-Roma di qualche anno fa. Rocchi fu imputato (ahi, la moglie di Cesare, un precetto mai tenuto in considerazione, dalle parti dell’associazione arbitri…) di frode in competizioni sportive, per la partita Chievo-Lazio 0-1 del 20 febbraio 2005. L’accusa nei confronti di Rocchi finì in prescrizione, ma la Procura generale di Napoli è ricorsa ugualmente in Cassazione.

 

Assoluzione sì: ma per una sorta di “insufficienza di prove”

Rocchi aveva richiesto e ottenuto il rito abbreviato e fu assolto due volte. Ma sulla base dell’articolo 530, che, in qualche modo, rievoca l’antica formula dell’insufficienza di prove. La vicenda di Chievo-Lazio fu appesantita anche da inquietanti intercettazioni telefoniche. Ma, non dimentichiamolo, Arbitropoli 2006 non ha minimamente scalfito le determinazioni dell’associazione italiana arbitri.

 

L’aia ha ignorato le accuse della giustizia ordinaria 

La quale ha bellamente ignorato le accuse della giustizia ordinaria, considerandole, evidentemente, temerarie. Oppure, ininfluenti. Nonostante le inquietanti intercettazioni telefoniche. E ad onta del principio dell’obbligo della lealtà sportiva. Il quale, evidentemente, per gli arbitri non funziona. Altrimenti, dobbiamo ripeterci, varrebbe il precetto romano, che evocava la figura della moglie di Cesare. La quale non deve solo essere onesta, ma anche apparire tale, al di sopra di ogni illazione e sospetto…

 

Buonafede / malafede arbitrale: in pratica, impossibile da dimostrare. Come si rileva anche dall’assoluzione, per il citato art. 530, di Rocchi… 

Senza contare che l’accusa di frode sportiva è, praticamente, impossibile da dimostrare. Come si può rilevare dalla citata assoluzione di Rocchi, sulla base del cennato art. 530 (una sorta di formula dubitativa). Ma, ancora, si pensi al gol non concesso dall’arbitro Tagliavento a Muntari. O al rigore non concesso a Jorgensen della Fiorentina, per cecità di Narciso Pisacreta (oggi, vice presidente dell’aia) e dell’arbitro Roberto Rosetti (oggi, addirittura papabile alla sostituzione di Marcello Nicchi, presidente nazionale degli arbitri).

 

Come potrebbe mai essere dimostrata, la malafede arbitrale?

Ebbene, nei due episodi citati, ma come cavolo potrebbe mai dimostrarsi, l’eventuale mala fede dei Tagliavento, dei Pisacreta e dei Rosetti? Solo mediante intercettazioni telefoniche dirette. O, magari, attraverso le intercettazioni, via auricolare arbitrale, in campo. Ebbene, la malafede, precisiamolo ancora, non è dimostrabile con la giusta certezza, al di là di ogni ragionevole dubbio: un criterio che corrisponde ad un doveroso principio giuridico di civiltà. Ma la grave insipienza, sì che emerge. E, sia chiaro, nella migliore delle ipotesi… Quindi, in qualsiasi organizzazione veramente rigorosa, i tre sarebbero stati epurati. Nell’aia, invece, no. Anzi, han fatto una prestigiosa, luminosa carriera interna. E tanto basti…

 

L’espulsione di Meret e la tecnologia VAR

Ma torniamo alla partita Napoli-Juve. Che è stata, per unanime parere, decisa dall’espulsione del giovane portiere del Napoli, Alex Meret. È stato, questo, un episodio destinato a restare scolpito negli annali del calcio, a mo’ dello scontro tra Iuliano (della Juve) e Ronaldo (dell’Inter). Anche quello, ma tu guarda, deciso dall’arbitro (Ceccarini) a favor di Juventus…

 

Ma perché non affidarsi alla tecnologia VAR?

Resta un enorme rammarico. Enorme, perché non resta più un piffero da fare, ormai. Ma, calcio dannato!, perché mai un episodio del genere non viene sottoposto alla tecnologia VAR? Una buona volta per tutte, si accantonino le discussioni, bizantine, di lana caprina, pretestuose, strumentali, anche ridicole, sulle regole, sul protocollo VAR, su tutti gli aspetti comodi a Nicchi ed ai nicchiani. E ci si decida a prendere il toro per le corna. De-fi-ni-ti-va-men-te!

 

Uscire dal guado melmoso… 

Anche per uscire dal guado melmoso, nel quale Nicchi ha immerso l’aia, dal primo giorno della sua presidenza. Parliamoci con franchezza, infrangendo quei canoni di nebbiosa ipocrisia, che sembrano avvolgere l’opinionismo arbitrale nazionale, a partire dalla penosa domenica sportiva della Giorgia Cardinaletti. La figura dell’arbitro, in Italia, non è amata. Anzi, spesso è odiata. Nonostante la stragrande maggioranza di arbitri onesti e seri, che ne fanno parte.

 

Una radice di color bianconero…

Il motivo, o la radice del problema, particolarmente in questi ultimi quindici anni, da prima di Arbitropoli 2006 ad oggi, è di color bianconero. La folla degli appassionati di calcio, sempre meno numerosa e sempre più flebilmente legata a questo sport, s’è convinta, ormai, che Juve ed arbitri siano un binomio inscindibile. Fuso nell’acciaio inox. Occorre, quindi, aria fresca e pura. Quella alpina, d’alta quota.

 

Uomini assolutamente nuovi… 

Necessitano personaggi assolutamente nuovi ed innovativi, di mentalità non sclerotizzata, non mummificata, non ostruzionistica, non incompatibile con la modernità e la vivacità del pensiero arbitrale del terzo (non il secondo: il terzo!) decennio del ventunesimo secolo. Un oscurantista, di stampo medievale, quale Nicchi è, non offrirebbe alcuna garanzia di innovazione vera. Di sostanziale, ma anche convinta, subordinazione dell’arbitro in campo a quello addetto alla tecnologia. Che è l’unico presupposto, sul quale si potrà fondare la garanzia di regolarità del massimo campionato. Attraverso l’accettazione entusiastica della tecnologia. Il rispetto dei tempi che cambiano. E non ne parliamo, poi, dei suoi uomini: i Pisacreta, i Trefoloni, i Rosetti, i Trentalange. No, no e poi no. Capito? Anche nell’interesse di tutti quegli arbitri, che non meritano di vivere eternamente nel sospetto, per responsabilità altrui… Però, agli arbitri abbiamo anche il dovere di rammentare il nobile precetto del giornale “Il ribelle”: “Non esistono liberatori, ma soltanto uomini che si liberano”.

 

Un modesto suggerimento 

Al riguardo, sia consentito un modesto suggerimento, pur nella consapevolezza dell’ottusa ostinazione della nomenklatura arbitrale (la quale, però, dovrebbe anche badare a difendere, almeno un po’, la propria immagine etico-morale, oltre che le proprie potestà e la propria maestà): le nuove regole (possibilmente, non a favor di Juventus, ossia eternamente discrezionali) della tecnologia VAR, siano affidate a soggetti sì del calcio, ma non provenienti esclusivamente dalle fila arbitrali. Nell’interesse anche della stessa categoria arbitrale. A meno che quest’ultima non voglia abbandonare il calcio nello stato pietoso, da vergogna assoluta, in cui versa attualmente. E siano redatte, le nuove regole sulla tecnologia VAR, non dai praticoni del calcio, che, in primo luogo, non hanno minima dimestichezza con la predisposizione di una regola, con l’articolazione armonica di una norma, ma da fini giuristi, al di sopra di ogni sospetto.

 

Percorrere fino in fondo la strada della tecnologia

Perché, imboccata la strada della tecnologia, bisogna percorrerla fino in fondo. Ed anche oltre, se occorre. Concedendo ai due allenatori (e mai più – come sostenuto anche da Paolo Casarin, il vero competente di arbitraggio – agli arbitri in campo) le possibilità, certamente limitate nel numero, di chiedere la revisione tecnologica di un episodio controverso. In tal modo, finiranno le polemiche, le interpretazioni arbitrarie, le disinvolture. Già avvertiamo i fischi alle orecchie: ma costui, che sta mai blaterando? La risposta, secca, è questa: smettiamola, una volta per tutte, con le prese per i fondelli!   

  1. SEGUE