Calcio malato: Il 16 maggio si decide su Vecchione. Errichiello alla sbarra. La missione distruttiva di Sibilia e Giacomardo si sta compiendo! – PUNTATA N. 49

Didascalia: l’immagine raffigura il procedere con passo certo, ma ad occhi chiusi, del famoso Mister Magoo,  personaggio dei  cartoni animati, ideato nel 1949 da John Hubley,  per la  United Productions of America  (UPA). Quei passettini ci fan venire in mente il cammino, nelle udienze susseguitesi, del segretario del comitato campano, Andrea Vecchione. Diventato  molto  miope, ahinoi, anch’egli. In tutti i sensi. A causa della sua debole vista, il simpatico Mr. Magoo si trovava continuamente nei guai, senza rendersi assolutamente conto dei pericoli che correva e delle disavventure che gli capitavano, quasi ad ogni pie’ sospinto. 

C’è chi non vede oltre la punta del proprio naso…

Mr Magoo rappresenta una satira dell’epoca della “Caccia alle streghe” americana, il periodo in cui il timore del comunismo negli USA portò ad eccessi repressivi. Magoo simboleggiava l’uomo miope, che non vedeva oltre il proprio naso. Caratterialmente, era un personaggio divertente, tutto sommato ingenuo e, per colpa della sua miopia, un inconsapevole “combinaguai” che, però (ovviamente assistito dalla fortuna), usciva puntualmente incolume dalle situazioni più terribili… La metafora si attaglia, come un abito sartoriale, al segretario Vecchione.

 

La “teoria del complotto”

Attraverso la bizzarra “teoria del complotto”, che porta avanti con amici, colleghi e conoscenti, sconvolgendo e rivoltando l’andamento razionale del dibattito, Vecchione finisce per cercare di   confutare le tesi sulla sospetta “falsificazione” della delibera sulla Juve Pro Poggiomarino. Si scorda, Vecchione, il vero tema da cui si era partiti e sul quale egli potrà essere chiamato a confrontarsi: la realtà. Nuda e cruda. È ben vero che le “teorie dei complotti”, ormai, sono diventate terribilmente di moda. Ancor più: pervasive, pervicaci fin oltre i limiti dell’assurdo. Esse investono, irresponsabilmente, con l’inconsapevolezza di Mr Magoo, temi caldi e delicati, come la ricerca e le malattie, la politica, l’ambiente ed il clima, la terra piatta anziché sferica, gli incredibili “rettiliani”…

 

I grandi eventi

Senza contare i grandi eventi del ’900, dal tragico delitto Kennedy allo sbarco sulla luna, al terribile crollo delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Sono avvenimenti che han fatto la Storia per la maggior parte di noi, ma che vengono “riconfigurati” come un’invenzione, invece, da questa novella genìa di negazionisti. Codeste fantasie, architettate da menti diabolicamente scaltre e, talora, deviate, riescono perfino a trovare proseliti, come, nel caso del comitato campano, Vecchione / Magoo. Nella metodologia di ragionamento dei novelli negazionisti, si riesce a far rientrare di tutto e a spiegare, con pochi sbrigativi passaggi, episodi inconciliabili tra loro. Si supporta, in sintesi, una specialissima, originalissima visione della realtà, in modo da manipolare le menti labili, di ingenui personaggi, che si fanno trasportare dalla corrente, di agnelli sacrificali, di capretti espiatori. È così che nascono le leggende metropolitane. Nel nostro caso, molto più modestamente, quelle federal-parrocchiali…

 

Rinviata al 16 maggio 2019 la decisione su Andrea Vecchione

Per un’inezia. Per una quisquilia. Per un pelo. Per un’unghia… l’udienza di ieri, venerdì 5 aprile, sul caso Vecchione, è stata rinviata, ancora una volta. Al 16 maggio. La pazienza del Giudice per l’Udienza Preliminare, dottoressa Giovanna Cervo, è stata davvero messa a dura prova. Ed è stata un’immagine obiettivamente penosa, quella offerta dalle strutture della federazione calcio (la lega nazionale dilettanti ed il comitato campano, nel caso specifico). Quelle che si vorrebbero perfino qualificare come prestigiose… Silvio Berlusconi veniva accusato di volersi solo difendere dal processo, rifiutandosi di difendersi, invece, nel processo. La sua scuola, almeno in forza Italia, ha funzionato bene… Il comitato campano, ridotto ad una sorta di colonia forzista, si sta difendendo dal processo.

 

I due capitoni

Come due capitoni, impazziti per il terrore di finire arrostiti, grigliati come gli arbitri 2006 moggian/pro-juve/federali, insaporiti con menta ed aceto, lega e comitato campano si son dibattuti, sbattuti, agitati. Alla fine, hanno conseguito, ma a costo di un’obiettiva figuraccia, il rinvio al 16 maggio 2019. Ma la faccia terrea, esangue, gli occhi sbarrati, tutto, in Andrea Vecchione, suggeriva l’idea che, proprio no, proprio non va. E che l’ottimismo, di certo, non regna sovrano, nei fidi scudieri sibiliani. Il commissariamento preteso da Sibilia ha prodotto il comitato campano dei già rinviati a giudizio penale (Salvatore Errichiello), o, nella migliore (secondo noi, anche peggiore, sotto il profilo della sofferenza psichica) delle ipotesi, dei soggettini (alla Vecchione) in attesa di giudizio.

 

Il complotto porporal-parrocchiale

E dire che il comitato campano e la lega dilettanti offrono tutta l’idea di puntare alla già segnalata, da questa rubrica, teoria del complotto porporal-parrocchiale. O alla strategia processuale del complotto medesimo. Una vignetta umoristica. Ma non precorriamo i tempi. Le barzellette, le tragedie, soprattutto le verità vere, emergeranno, tutte, senza pietà, senza remissione di peccato, nelle udienze. A tanto s’è ridotto quello che fu il secondo comitato d’Italia.

 

Il comitato propositivo e innovativo. Che non c’è più…

Che fu (e non è più, da quasi quarantatré mesi) il comitato dei progetti formativo-educativi. Dei corsi per dirigenti, diffusi in tutta Italia. Del progetto universitario, realizzato, non semplicemente cantierizzato, a Cassino. Il comitato che condusse alla laurea formativa specifica quasi tutti i suoi dipendenti. Il comitato che ripudiò il tecnico Biagio Savarese, perché aveva l’abitudine di percepire regali sontuosi ai corsi allenatori. Il comitato che rispettava etica, morale e norme e ne esigeva il rispetto. Il comitato della consistente, sostanziosa spending-review della presidenza Pastore. Il comitato che non ha mai regalato il reddito federale ad un Vincenzo Faccenda, né a qualsiasi altro soggettino. Il comitato che è stato devastato dai De Fiore e dai Sibilia. E potremmo continuare… Ma, per ora, ci fermiamo qui.

 

La persecuzione dei giudici sportivi

L’avv. Gaetano Annella, giudice sportivo titolare, l’avv. Filippo Pucino, delegato alle delibere (come quella sul ritiro dal campionato della Juve Pro Poggiomarino, che l’attento ed acuto Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone, ipotizza “falsificata dal segretario Vecchione, in concorso con persone allo stato non ancora identificate”), l’avv. Gianluca Barbato & compagnia giudicante erano ben diversi dalla compagnia forzitaliante, che li ha surrogati al comitato. Non a caso, gli Annella, i Pucino, i Barbato e gli altri del positivo, corretto gruppo, ha dovuto perfino subire una sorta di persecuzione, da parte di Sibilia.

 

A Cosimo Capiluoghi Sibilia è andata buca…

Al quale, però, è andata proprio buca,  come già puntualizzato da questa rubrica e quando gli capita, per avventura, qualcuno che intenda fare un minimo di giustizia… Prima o poi, Calcio malato pubblicherà la documentazione delle inverosimili peripezie del cennato manipolo di professionisti seri. Con specifico riferimento alle parti essenziali del procedimento innanzi alla cosiddetta commissione federale di garanzia. Un’intitolazione gloriosa, prestigiosa, per un gruppo di giuristi insigni (Borrelli, Quaranta, Squitieri). Ma i cui provvedimenti si elidono, non si pubblicano, si spugnano, si cancellano, si ignorano… Non a caso, anche quello su Annella, Pucino, Barbato & compagnia giudicante è “misteriosamente” scomparso nel nulla… Guarda caso, da quando il trio era, palesemente ed irrimediabilmente, emerso trionfatore…

 

La vicenda Vecchione

La questione (tutt’altro che vexata, in quanto appare limpida e ben definita) che si dibatterà nelle udienze penali, se Vecchione sarà rinviato a giudizio, concerne, anche in ordine alla responsabilità civile della lega dilettanti e del comitato campano, l’individuazione della figura del segretario. Il problema, per dirla in termini spiccioli, per quanto possibile, è che il segretario di un comitato regionale è assunto dalla lega dilettanti ed assegnato in forza alla sua struttura periferica. Ci sono pesanti e ciclopici macigni, che soffocano le tesi difensive di lega e comitato. Per doverosa correttezza, li esamineremo, in dettaglio, dopo l’eventuale rinvio a giudizio. La spiegazione è fondata non su elementi sconosciuti, ma sullo statuto del coni, che conferisce “valenza pubblicistica” ad alcune delle attività organizzate e disciplinate dalle medesime federazioni sportive. Nelle precedenti puntate, ne abbiamo ampiamente dato conto. Ci ritorneremo, doverosamente, soltanto dopo.

 

Ma c’è di più…

Allorquando un soggetto, ad esempio in quanto segretario del comitato campano della figc-lnd, pur estraneo alla Pubblica Amministrazione, venga incaricato, anche per un periodo temporale circoscritto, di un’attività della pubblica amministrazione, risponde del reato tipico del pubblico ufficiale. Ad esempio, è ciò che si verifica quando l’incaricato (che, nel caso di Vecchione, è a titolo permanente) commetta un atto illecito che incide sulla regolarità dello svolgimento dei campionati. D’altro canto, con buona pace di Sibilia, Barbiero e Giacomardo, l’ammissibilità e fondatezza della chiamata in causa di lega dilettanti e comitato è autorevolissimamente confermata dal costante orientamento della Suprema Corte, che in questa sede, per ora, ometteremo di citare in via diretta.

 

Gli aspetti peculiari della vicenda

Nell’affaire Vecchione emergono, tuttavia, altri aspetti inquietanti. Ad esempio, la singolarità della posizione di lega dilettanti e comitato. Che, se riusciranno a sottrarsi alla mannaia della responsabilità civile, nell’ipotesi di rinvio a giudizio del segretario Vecchione, devasteranno, ipso facto ed ipso iure, proprio il medesimo, derelitto segretario: ovviamente, sempre che sia rinviato a giudizio. Vecchione, verosimilmente, era terribilmente giù, nel corso dell’udienza del 5 aprile scorso, proprio per questo motivo… Perché percepisce che la sua posizione è sempre più precaria, angosciante, senza oggettivi spiragli di salvezza. Ovviamente, saremo necessitati a riparlarne ancora…

 

L’ex consigliere (per nove mesi) Salvatore Errichiello a processo…

Martedì 2 aprile scorso, alle ore 16.52, Il Mattino on line ha pubblicato un articolo, dal titolo: Offese sessiste al vicesindaco – consigliere comunale del Napoletano rinviato a giudizio”. Le irripetibili offese a sfondo sessuale, nei confronti dell’allora vicesindaco di Casalnuovo, Nicoletta Romano, furono pronunciate (non una sola volta) dal consigliere comunale di opposizione Salvatore Errichiello. Il quale ha ricevuto il decreto di citazione a giudizio davanti al giudice monocratico di Nola, innanzi al quale dovrà rispondere del reato di diffamazione, aggravata dall’aver commesso il fatto nei confronti di un’autorità politica. La vicenda risale al 5 ottobre 2017, quando Errichiello, interrompendo una riunione, avrebbe pronunciato offese, a sfondo sessuale, ai danni dell’allora trentunenne Romano, in quel momento vicesindaco di Casalnuovo. Non contento, l’originale consigliere comunale (che faceva il consigliere in vari ambiti) reiterò le irriferibili ingiurie, alla presenza di numerosi consiglieri comunali. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 10 settembre.

 

Personaggiucoli due volte falliti, che fanno i dirigenti federali. Soggettini alla Errichiello, del quale Calcio malato ha più volte riferito e che, ora, si stagliano in tutta la loro cruda realtà. Vecchione (ATTENDERE E VE3RIFICARE) rinviato a giudizio, dopo i misteriosi atti sibiliani di oscuramento e di resurrezione. Questi sono i termometri dell’era sibiliana. Per averne un quadro completo, rileggetevi la 48ma puntata. Non c’è un solo aspetto che vada bene. Il settore giovanile allo sfascio, nelle mani di un povero ex operario, Eduardo Seno. I bilanci dissestati. Una catastrofe immane e generale, da qualunque punto di osservazione si guardi al comitato campano. E dire che codesto Errichiello ambiva, addirittura, ad assurgere a presidente… Dopo Gagliano, chiunque può fare il presidente, è vero. Ma proprio un Errichiello. Mio Dio, alla Laura Antonelli, come è caduto in basso, il comitato campano… In tre anni, un precipizio continuo, inarrestabi.le. Senza fine. Sibilia canti, in trio con Felicio De Luca e Lucio Giacomardo ed in coro con i Massimo Costa & compagnia (inutilmente) aspirante, la deliziosa canzone di Ornella Vanoni. Certo, con il suo sgradevole vocione irpin-cavernoso, la devasterà, la deliziosa canzoncina. Ma si fa quel che si può e, poi, gli servirà, quantomeno, da memorandum. Dei guai che è riuscito a combinare…

 

Zigarelli “accompagnatore” di Sibilia

Alla riunione di Agropoli del 1° aprile scorso, il soggettino Zigarelli è stato presente né come consigliere (non poteva più, dopo le dimissioni forzate, per fregare l’inconsapevole Salvatore Gagliano), né come responsabile amministrativo, di fatto (e non di diritto: non è stato mai nominato ufficialmente come tale), del comitato campano. No. Zigarelli s’è presentato (indebitamente: non rappresenta più nulla…) alla riunione, quale “accompagnatore personale” di Cosimo Sibilia. Alla guida, il corpulento Zigarelli, dell’autovettura che scarrozzava l’augusto onorevole, dall’inflessione irpin-cavernosa. Zigarelli, nella sostanza, era il vero pesce d’aprile d’occasione. Ma ben poco comico, né minimamente divertente…

 

Bollettino parrocchiale n. 11

Tra le tante amenità e ridicolaggini, che si potrebbero citare sul comunicato ufficiale, o bollettino parrocchiale, ce n’è una, che abbiamo selezionato, fior da fiore, per entusiasmare colui che escogitò, a titolo verosimilmente provocatorio, l’espressione. Il quale era, poi, uno dei lautissimamente remunerati consulenti del comitato campano… Ma veniamo al dunque. Raffaele Ciancio, presidente del Castelvernieri (di Fuorni, frazione di Salerno), ex arbitro della sezione di Battipaglia, ha stigmatizzato pubblicamente Cosimino l’occhiolino Sibilia, colui che, viceversa, gradirebbe solo complimenti, lisciate di pelo dal verso giusto, blandizie, carezze e bacini… In pratica, Ciancio ha fatto davvero un gran bel pesce d’aprile, a Cosimino (l’interlocutore) Sibilia, in presenza degli sprovveduti Barbiero e Pacifico. Nonché al cospetto dei pochi, sparuti dirigenti delle società.

 

Oggi le comiche…

La gara, che ha originato l’intervento del presidente Ciancio ad Agropoli, era Castelvernieri-Acerno Calcio del campionato di seconda categoria. La partita era stata sospesa, dall’arbitro, a causa di un imprevedibile e puntualmente imprevisto black-out elettrico. La gara si giocava a Pontecagnano Faiano in orario notturno. Dell’interruzione dell’erogazione di energia elettrica, la società di casa era, assolutamente, non responsabile. Tant’è vero che la società di Ciancio ha vinto il ricorso e che, di conseguenza, la gara sarà recuperata.

 

La grave sprovvedutezza del comitato campano

Ebbene: vedete un po’ a che livello di sprovvedutezza è riuscito a precipitare il comitato campano, per via dell’inadeguatezza del segretario Vecchione. Era successo che di Castelvernieri-Acerno Calcio era stato pubblicato, sul comunicato ufficiale (o bollettino parrocchiale, o oratoriano) del comitato campano, il recupero infrasettimanale. Ma, sullo stesso bollettino parrocchiale, era stato pubblicato anche il provvedimento di gara persa (poi, si ripete, ribaltata, a seguito del predetto reclamo). Per non far confondere i nostri affezionati lettori, puntualizzeremo che il comitato più ridicolo d’Italia è intervenuto, in argomento, con le seguenti, penose modalità. Oltretutto, involontarie. Oltre che denotanti un’assoluta irresponsabilità, nel senso di categorica, perversa incoscienza…

 

La sequenza di tentativi telefonici

Invece di essere avvertito, ossia di ricevere almeno una comunicazione telefonica che la gara di recupero non sarebbe stata disputata, il presidente Ciancio si rese parte diligente ed avvertì… egli il comitato. Per poter prendere la linea, il mercoledì, Ciancio dovette sciropparsi un’attesa biblica. La seconda, paziente attesa, servì per avere il responso dall’inerte segretario Vecchione, tutto preso dai suoi guai giudiziari. Ciancio, dunque, viene finalmente a sapere che il recupero, fissato per due ore dopo, non si sarebbe più disputato, L’Acerno, che partiva dalle splendide montagne che sovrastano Montecorvino e Bellizzi, lo seppe quando era già in viaggio, o pronto per partire. Una scena tragi-comica. Il bello è che poi Ciancio ha vinto il ricorso ed il recupero, annullato in fretta e in furia, s’è dovuto, finalmente, giocare. Sibilia, Barbiero e Pacifico, ma che aspettate per andarvene? Figuraccia cosmica, quella di Sibilia, ad Agropoli, al cospetto di un indignato Ciancio. È dura la vita del commissario usurpatore Mai successo, qualcosa del genere, quando c’era Pastore… Succede, evidentemente, solo con Cosimo (l’interlocutore) Sibilia…

 

La lezione di stile di Gavillucci a Nicchi

Un passo davvero “storico”, l’ennesimo di questa sua coraggiosa battaglia, l’ha compiuto Claudio Gavillucci, l’arbitro di Latina, l’autentico eroe dell’associazione italiana arbitri, colui che tutti gli associati arbitri dovrebbero seguire come esempio. Ma che non seguiranno mai, per mero, come dire… appecoronamento. Come sempre, è stato Edmondo Pinna, il risoluto opinionista del “Corriere dello Sport”, l’unico quotidiano a tiratura nazionale che spenda parole incisive sul sistema aia. Ma solo attraverso Pinna, che conduce una battaglia solitaria.

 

Racconto impressionante… Che figura, Rizzoli…

Leggete. E trasecolate. Partendo dal presupposto che siamo nel 2019. Epoca in cui viene messa in discussione l’autorità del Papa… Ma non di Marcello Nicchi. Una situazione balorda, patetica, ridicola. Semplicemente assurda. “Chi parla”, sottolinea Pinna, “finisce deferito”, E sentiamo Gavillucci: “Ho fatto dieci richieste di interviste”. Gli hanno risposto con un freddo timbro: “Non sei autorizzato per motivi di opportunità”. Sottinteso pinniano: l’opportunità nicchiana… Gavillucci: “Scriverò un libro. Combatto per questo: è in atto una normalizzazione del sistema. Ci ho messo la croce sopra, non tornerò ad arbitrare. Rizzoli mi disse: ‘Non decido solo io, ora. Non è com’era in campo, quando arbitravo’ ”. Chiosa di Calcio malato: forse, neppure allora decideva veramente da solo, Rizzoli. In senso, ovviamente, spirituale, di assoluta libertà di pensiero e di azione… Quella di Rizzoli è una terribile confessione. Non decide da solo. Eppure, sarebbe il designatore degli arbitri di serie A. Dopo quel che ha confidato, con aria dimessa e mortificata, a Gavillucci, bisogna concludere: ma che cavolo di designatore è, Rizzoli?

 

La tracotanza nicchiana

Ma torniamo a Gavillucci, ché è preferibile: “Nicchi mi disse: ‘l’arbitraggio va preso come un hobby. Ora ne troverai altri’. Un hobby?”, si chiede Gavillucci. “Ti mandano via con un sms, Ma poi, perché è un hobby?”, Gavillucci intende dire: con quel che ogni arbitro investe, a titolo personale, sulla propria pelle… E questa rubrica aggiunge: per Gavillucci, l’arbitraggio deve essere un hobby. E poi, con somma incoerenza, Nicchi pretende di imporre perfino il reddito di cittadinanza. Spieghiamolo ai Cinque Stelle, che il loro cavallo di battaglia dovrebbe valere anche per gli hobby… Questo non è solo paradosso: è sfrontatezza.

 

Gavillucci: “l’arbitro non può essere un precario”

Gavillucci prosegue: “l’arbitro non può essere un precario, visti gli enormi interessi economici. Con la mossa del reddito di cittadinanza, l’aia si è garantita da altri casi Gavillucci. Chi avrà voglia di fare causa, rinunciando a tremila euro al mese per due anni dopo le designazioni?”. E già: ma può davvero, la figc, avallare una furbata del genere? A spese delle casse della figc? Utilizzando, oltretutto, danaro pubblico (quello dei rimborsi arbitrali è, inequivocabilmente, danaro pubblico)? Non si profila la potenziale configurazione di un reato?

 

La gratitudine di Gavillucci allo scomparso Farina (e non a Rizzoli…)

Gavillucci ha anche parlato d’altro, al “Corsport”: “Sono arrivato in serie A e di questo sicuramente devo ringraziare Stefano Farina, un maestro che ci ha lasciato troppo presto… In campo ci sono giocatori, allenatori, fisioterapisti, dirigenti. Tutti hanno un contratto di lavoro nazionale, con tutte le garanzie previste da i contratti… tranne gli arbitri. Che invece hanno una sorta di Co.Co.Co e una partita Iva e null’altro. Un arbitro non può essere un precario o pensare alla sua precarietà , quando sta dirigendo una partita di calcio in cui girano enormi interessi economici. Deve poter svolgere il suo lavoro serenamente e in autonomia sotto tutto i punti di vista. Questo è una garanzia non solo per lui ma per tutto il mondo del calcio”. Sottinteso: ma vuoi vedere che, gratta gratta, questa precarietà è utile proprio a Nicchi, per poter telecomandare quelli che giudica i suoi arbitri? E non è mancato neppure un riferimento agli aspetti d’immagine esterna: “Il mondo degli arbitri è chiuso, autoreferenziale, senza confronti. E questo ci fa apparire come arroganti, presuntuosi, egoisti. Ci fa guardare sempre con sospetto. Non è così, gli arbitri sono puliti, limpidi. Però nessun regolamento di un’associazione anacronistica può limitare la libertà di espressione di una persona”. Ci risiamo, con la forma mentis feudale, medievale, islamica, dell’aia di nicchi. Bravissimo, Gavillucci. Ma chi lo seguirà? Forse Sibilia? Ma che è, una scena comica?

 

Elegante, la scudisciata di Gavillucci a Gravina

Ancora Gavillucci: “Non mi aspettavo che, dopo due giudizi passati alla finestra, la figc si mettesse contro di me, al coni, spalleggiando l’aia. La presa di posizione di Gravina potrebbe avere spostato alcuni equilibri”. Gavillucci non manca di diplomazia veneziana. Le sue sono modalità soft, per far comprendere, urbi et orbi, il suo reale pensiero su Gravina, un presidente federale che, alla prova dei fatti, sorprende sempre di più. In negativo…

 

La conferma (interna) che l’aia osteggiava la tecnologia VAR…

Pinna chiede all’arbitro di Latina, a questo punto, cosa resti di positivo, dalla vicenda: “Gli arbitri conoscono la loro graduatoria e c’è un ruolo VAR che l’aia non aveva mai appoggiato”. Be’, diciamolo con maggiore chiarezza, quella che a Gavillucci è inibita: l’aia aveva, da sempre, anche pubblicamente, osteggiato il varismo. Vedeva l’innovazione del (o della) VAR come il fumo negli occhi. Come una molestia sessuale… Nicchi s’era espresso contro, anche con dichiarazioni spocchiose ed arroganti, fin dai tempi ultra-infausti della presidenza Tavecchio.

 

Ce n’è, ovviamente, anche per Franco Frattini

Gavillucci conclude: “Continuerò la mia battaglia. Il coni non ha chiarito. Il dispositivo non chiarisce. La cassazione dello sport non può lasciare incertezze”.  Gavillucci è un signore, ma si percepisce quel che vorrebbe dire. E che diciamo noi per lui: Frattini, nell’argomento Gavillucci, è stato semplicemente patetico. Ha denegato giustizia. Perché il fulcro, il nucleo, l’essenza della vicenda Gavillucci era tutta nel diniego di Nicchi di consegnare quella documentazione, che pure un tribunale federale nazionale gli aveva notificato di dover rilasciare agli avvocati di Gavillucci. La verità è che Nicchi, dopo questa triste faccenduola, si sente autorizzato anche a disattendere, a violare, anche le decisioni dei tribunali nazionali della giustizia sportiva. Quella federale, non quella domestica (e non solo domestica) arbitrale… Ma, a tutto questo po’ po’ di conseguenze, il primo che non bada, agendo (o non agendo proprio…) come le proverbiali tre scimmiette, è proprio Gravina. Ed attendersi un intervento dal vice vicario solo sulla carta, Cosimo Sibilia, è come attendersi la ripetizione quotidiana delle apparizioni di Fatima. Con tutto il sacro rispetto per Fatima!

 

La rassegna settimanale su Gavillucci

Nella settimana che sta per chiudersi, è scoppiata la sarabanda, sul caso Gavillucci. Il giornale on line “Tutto mercato web” ha ripescato l’ormai consolidato sospetto che Gavillucci sia stato “allontanato per aver sospeso Samp-Napoli”. Il titolo dell’articolo prosegue, non a caso, con un inquietante allusione gavillucciana: “Non voglio crederci, anche se…”. Il giornale on line riprende l’intervista di Gavillucci al “Corriere dello Sport”. Sottolineando quel che l’arbitro di Latina ha dichiarato: Non voglio crederci. Ma  stupefacente come abbiano cambiato un protocollo  uefa/fifa dopo l’ultimo Inter-Napoli… Ormai la mano sul fuoco non la metto più su nulla e nessuno. Feci comunque la cosa giusta,  quei cori erano vergognosi e dovevano cessare. Lo rifarei altre cento volte”.

 

Interviene anche l’avv. Ciotti, il difensore di Gavillucci

L’avvocato Ciotti, l’ottimo assistente legale dell’arbitro di Gavillucci, nella sua epica battaglia contro l’aia nicchiana, è lapidario: “Il coni ha eluso la nostra domanda. Gli arbitri meritano di essere considerati professionisti”.  L’avv. Ciotti, che ha parlato a Radio Crc., nel corso di un’intervista, ha precisato gli aspetti giuridici del contenzioso di Gavillucci contro l’aia: “Dopo l’intervista di Claudio Gavillucci al Corriere dello Sport sono arrivate le motivazioni dal coni. Tuttavia non sono state esaustive… Il coni ha eluso la nostra domanda. Tutto ciò che è stato sarà stato un bel passato e un bel presente ma la classe arbitrale deve essere riconosciuta mediante una gratifica professionale che gli permetta di scendere in campo serena e tranquilla. Inoltre, se la graduatoria è l’unico strumento per valutare gli arbitri deve essere formata da elementi non illogici… Se, in partite importanti, l’operato dell’arbitro viene contestato pubblicamente, non può esserci una votazione brillante nella graduatoria professionale. C’è qualcosa che non va…”.  Sintesi e succo dell’intervento del bravissimo difensore di Gavillucci: il problema, sempre più pressante, della configurazione lavorativa, giuridica, economica dell’attività arbitrale. Cioè, gli aspetti che Nicchi, da quel gran furbone (miope e dalla vista cortissima) vorrebbe incapsulare nella sua competenza. Il che, diciamolo brutalmente, è un’autentica eresia… Dunque, aspettiamoci altre puntate, della telenovela. Voluta da Nicchi. Con Nicchi regista supremo. E la figc di Sibilia ad assistere inerte. Qualche asso nella manica, l’avv. Ciotti certamente ce l’ha. E noi di Calcio malato qualche intuizione l’avremmo… Ne riparleremo.

 

Il convegno di Castiglion Fiorentino

Per sabato 30 marzo scorso, il giornale on line Kintsugi ha programmato un convegno. Sul fair play associativo. Il che è sommamente indicativo di una fondellata, in stile tosco, per il Marcellone dispittoso. Perché proprio il fair play associativo è ciò che drammaticamente manca all’antidemocratica aia nicchiana. Maurizio Leonardi, consulente del lavoro ed esperto del coni della Toscana, ha pubblicato, sul predetto quotidiano on line, un’interessante relazione specifica, sulla posizione soggettiva degli arbitri di calcio. Leggiamone gli stralci essenziali.

 

Il nuovo dilemma arbitrale: professionismo, sì o no?

Scrive il dott. Leonardi: “Per comprendere al meglio la figura dell’arbitro di calcio, bisogna anzitutto capire dove collocare all’interno dell’ordinamento sportivo/giuridico la sua attività sportiva (lavorativa?) E per farlo non possiamo che non partire dal presupposto che lo sport in larga maggioranza è sinonimo di dilettantismo e non di professionismo… perché spetta esclusivamente alle federazioni sportive ed al coni stabilire quando una disciplina sportiva ha natura professionistica e quando no… ad oggi gli unici sport professionistici risultano essere il calcio, il golf, la pallacanestro ed il ciclismo…  la legge sul lavoro sportivo (L. 91/81)… ricomprende nel suo alveo esclusivamente gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnici sportivi ed i preparatori atletici e non gli arbitri!”.

 

Perché solo l’arbitro no?

Prosegue il dott. Leonardi: “Il direttore di gara, per assurdo, pur operando in uno sport come il calcio, senza dubbi professionistico a certi livelli, è un dilettante perché non rientra nell’elenco nominale e tassativo delle figure riconosciute come atleti professionisti dalla legge n. 91/81. L’arbitro secondo detta legge di fatto non è un atleta! … l’arbitro è un tesserato figc ed un associato dell’aia… Orbene, è proprio in considerazione del tesseramento alla figc e dell’essersi associato ‘liberamente’ all’aia che l’arbitro non potrà mai essere considerato un lavoratore subordinato; del resto tale ragionamento è quello sostenuto da sempre dall’aia ed è anche il ragionamento logico giuridico sostenuto per la maggiore in ambito giurisprudenziale. In estrema sintesi, secondo tale ricostruzione, l’arbitro avendo aderito liberamente all’aia ha condiviso con questa il fine istituzionale perseguito e si è vincolato volontariamente ad un rapporto a causa associativa che di fatto escluderebbe ogni e qualsivoglia forma di lavoro subordinato. In definitiva l’arbitro a fronte del versamento di una esigua somma di denaro a puro titolo di quota associativa avrebbe deciso di precludersi qualsivoglia forma di tutela assicurativa, previdenziale, pensionistica e comunque giuridica e lo avrebbe fatto liberamente, gratuitamente (perché questo è scritto letteralmente nell’art. 38 del regolamento dell’aia) ed esclusivamente per perseguire uno scopo comune, che se pur meritevole, a parere, non può rappresentare la fonte che disciplina il rapporto tra l’arbitro e l’ente a cui si è vincolato”.

 

I distinguo del dott. Leonardi

A questo punto, il consulente del lavoro espone la sua tesi: “Del resto, a parere di chi scrive, qualunque sia la forma giuridica che assume lo svolgimento dell’attività dell’uomo, ciò che conta ai fini della qualificazione della stessa come attività lavorativa o meno e quindi rientrante o meno nell’oggetto del diritto del lavoro, deve essere esclusivamente la causa cui essa tende, e cioè l’intento di ricavarne un ritorno economico. Ed allora, un arbitro che si allena a medi ed alti livelli, che presta una disponibilità incondizionata e fulltime alla figc, che percepisce una retribuzione continuata e periodica, che è inserito in un organigramma ben strutturato o quanto meno definito, che opera in un sistema economico a struttura industriale, come è oggi il calcio, come lo si può non considerare un lavoratore subordinato? Ecco quindi che a parere e sulla base di tali indici è innegabile come non possa più reggere la tesi del vincolo associativo, o la prevalenza del fine ludico/sportivo dell’attività prestata rispetto all’interesse economico per qualificare il direttore di gara in una sottospecie di lavoratore a cui spettano solo obblighi e nessun diritto. Senza volersi dilungare oltre, ad avviso di chi scrive, è sempre più necessaria una rivisitazione completa delle normativa sportiva e soprattutto una disciplina inerente agli arbitri che si fondi sui principi basilari del diritto e che possa offrire finalmente una dignità giuridica a chi della passione ne ha fatto una ragione di vita ed una vera e propria professione”.

 

I tempi cambiano…

Ed eccoci al nucleo del ragionamento del consulente: “Del resto i tempi sono cambiati, lo sport è diventato un’industria globale ed è quindi arrivato il tempo di discostarsi in maniera netta da ragionamenti astratti e da modelli ormai appartenenti ad un passato – o meglio, ad un calcio – che non c’è più. Un cosa è certa, l’arbitro ad alti livelli non può essere considerato un dilettante tra i professionisti e per questo credo sia auspicabile che il Disegno di legge, recante disposizioni in materia di ordinamento sportivo, approvato in questi giorni dal Consiglio dei Ministri, possa veramente riordinare la disciplina introdotta dalla Decreto Melandri e rivedere profondamente la Legge 81 del 1991 sullo sport. Auspichiamo pertanto che si possa finalmente consegnare una veste giuridica definita alla figura del lavoratore sportivo che possa essere modellata ai vari livelli dello sport, sia dilettantistico, sia professionistico o come si paventa dalla ridetta riforma sia questo semiprofessionistico. Del resto di giusti diritti e tutele certe ad oggi hanno bisogno non solo gli arbitri professionistici (Serie A e B e C) o semiprofessionistici (Serie D) ma anche i milioni di sportivi dilettanti disciplinati esclusivamente da norme di derivazione tributaria (art. 67 del Tuir) e sconosciuti al diritto del lavoro ed al sistema previdenziale e assicurativo. Lo sport ha bisogno di rivedere le sue convinzioni ed è giusto che questo sia fatto al più presto perché, come disse Martin Luther King: ‘Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta’ ”. Ritornano in mente le profezie di Roberto Boggi, uno  che, verosimilmente in quanto nettamente superiore a Nicchi, come arbitro, non è mai stato tenuto in considerazione dal tosco dispittoso. Boggi, invero, come Calcio malato ha più volte riferito, mise in guardia dalle ponteziali, nefaste conseguenze, che sarebbero derivate dalle alte remunerazioni (connesse ad impegni personali incompatibili col dilettantismo) degli arbitri di calcio. Lo proclamò. Ma, rara avis, lo professò con coerenza. Dimettendosi dall’arbitraggio. Ecco: le dimissioni. Un’altra distinzione netta, storica, lapidaria, tra Boggi e Nicchi. Indovinate a favore etico-morale di chi, tra i due…

 

Il commento di Roberto Monti e le conseguenze reali

L’ex arbitro Roberto Monti, una delle conoscenze di questa rubrica, ha commentato: “Dopo NOVE anni chi comanda l’aia non ha ancora capito che il mondo sta cambiando e che gli associati della base si sono stancati. #nicchidimettiti #labaseaiadicebasta”. Tre chiose di questa rubrica. La prima: spicca il silenzio inverosimile, continuo, paradossalmente senza sbavature, di Narciso Pisacreta. Sembrerebbe quasi che certe critiche tranchant al suo sodale Nicchi non lo turbino. Verosimilmente, anzi, lo entusiasmano. Ed invitiamo i nostri affezionati lettori a stabilire il perché… La seconda: Nicchi, evidentemente, ama le posizioni ambigue, qual è quella attuale, sotto il profilo della configurazione giuridica, dell’arbitro di calcio. Perché, attraverso di essa, riesce a controllare, senza problemi, tutti gli arbitri. Uno per uno. Dagli aspiranti a quelli di serie A… Ma chi glielo consente è il tandem Gravina-Sibilia. O, secondo i ben informati, Sibilia-Gravina. Con il corollario, per Cosimino l’occhiolino, del geniale avv. Lucio Giacomardo. Colui che ha devastato il comitato campano. E, di conseguenza, è ritenuto, in federazione calcio, una sorta di novello Leonardo da Vinci…La terza: il Sottosegretario Giorgetti non può di certo continuare ad ignorare quel che si sta verificando, nel mondo del calcio. A cominciare dalle evoluzioni giuridiche delle posizioni soggettive. Tra queste ultime, quelle degli arbitri di calcio sono fondamentali. Perché da esse deriva (pensateci sono per un attimo: è più che sufficiente, per chi non voglia, alla Sibilia, fingere di non vedere, come ha fatto al comitato campano…), stringi stringi, la regolarità dei campionati. A cominciare da quello massimo. Non a caso, dominato dalla Juventus. Da quando l’aia è con la sua cervice ideale e metaforica sotto il tallone nicchiano…

 

Un aspetto collaterale, ma non meno significativo dell’aia: la periferia…

Michele Rizzitano, opinionista del giornale on line “Torinosportiva.it”, ha raccontato uno spaccato arbitrale. Leggiamolo: “Cari dirigenti arbitrali e presidenti delle sezioni aia, ieri ho ricevuto l’ennesimo ‘no, grazie’, dopo aver proposto una serie di interviste ad alcuni arbitri piemontesi, uomini e donne, assolutamente disponibili a parlare e fornire opinioni e commenti su fatti che non riguardano in alcun modo lo svolgimento delle partite e le decisioni tecniche. ‘No, grazie, non è possibile’, è stata la vostra risposta. Ed è la stessa da quasi 20 anni”. Urge immediatamente una piccola correzione alle pur apprezzabili espressioni di Rizzitano: non sono “quasi venti anni”. Sono, semmai, infiniti di più… Esattamente, dal 27 agosto 1911, data di fondazione dell’aia… Cioè, da centootto anni…

 

Rizzitano prosegue…

L’opinionista continua la sua requisitoria: “… Il mondo è cambiato… I social sono diventati l’ufficio stampa degli addetti ai lavori (società, dirigenti, allenatori, presidenti, giocatori) e la necessità di sentire due campane sarebbe sempre più utile. Intanto, le immagini e i filmati sul pianeta internettiano sono diventate notizie, c’è sempre più bisogno di parole e comunicazione per approfondire i concetti…”. E già: i filmati. Quelli che, con un posto d’onore tra le barzellette del calcio, a livello dilettantistico non servono ad un fico secco. Per far sì che il potere arbitrale non venga scalfito. Neppure al cospetto delle più invereconde menzogne. Quelle che, di tanto in tanto, quasi per miracolo, vengono, paradossalmente, spiattellate sul muso proprio dagli organi di giustizia sportiva. Ma non quelli, ovviamente, di ispirazione giacomardiana, ossia del comitato campano…

 

La vana doglianza di Rizzitano

L’acuto opinionista incalza (ma parla al muro nicchiano): “In qualità di giornalista sportivo ancora oggi, nel 2019, faccio fatica a comprendere le motivazioni per le quali gli arbitri non possano rilasciare dichiarazioni e commenti, soprattutto se il rettangolo di gioco in questo caso si chiama ‘dilettantismo’…”. E s’interroga sulla singolarità della norma che disciplina il comportamento degli arbitri. Una norma che egli cita espressamente, nel seguito del suo discorso: “Gli arbitri, previa sempre autorizzazione del presidente dell’aia, possono liberamente rilasciare dichiarazioni ed interviste sulle prestazioni espletate, solo dopo che il giudice sportivo ha deliberato in merito alle gare, purché consistano in meri chiarimenti o precisazioni e non comportino alcun riferimento alla valutazione del comportamento tecnico e disciplinare dei singoli tesserati”. Rizzitano è perplesso: “Per questo non riesco ancora a comprendere l’ennesimo ‘No, grazie’. Per le donne e in particolare per le donne arbitro, queste ultime, non sono state settimane qualsiasi. Che si tratti di arbitri o calciatrici il loro ruolo, la loro professionalità, la loro passione sono state mal comprese, derise e sbeffeggiate e si sprecano commenti sessisti su televisioni e web. Qualche esempio? L’ex calciatore Fulvio Collovati sospeso per due settimane dalla Rai per queste dichiarazioni a ‘Quelli che il calcio…’: ‘Quando sento le donne parlare di tattica mi viene il mal di stomaco. Le donne capiscono meno degli uomini’. Sospeso dall’ordine dei giornalisti della Campania Sergio Vessicchio, che ha definito in televisione la guardalinee Annalisa Moccia ‘..inguardabile, una barzelletta’, rincarando la dose con ‘…È uno schifo vedere donne che arbitrano’. E ancora: ‘In cucina o a fare le pulizie’ ”. 

 

Ci risiamo, con Luigi Repace…

Rizzitano prosegue, citando un allenatore umbro: “Marcello Bazzurri, allenatore della Casa del Diavolo (campionato umbro di promozione)” (rieccoci, ancora una volta, a Luigi Repace, l’inverosimile presidente del comitato umbro, graziato da Sibilia) “ha parlato contro l’arbitro Ilaria Possanzini, dopo che la sua squadra è stata sconfitta per 4-2 dalla San Marco Juventina… Potrei continuare soffermandomi su altre situazioni diventate ‘virali’ e su aggressioni a giovani arbitri. Mi fermo. Ecco, oggi sarebbe stato molto bello chiedere a una donna arbitro come si sente, quali sono i suoi pensieri in merito all’ondata di commenti sessisti dilaganti, come nasce e si sviluppa la sua passione sul campo, cosa significa veramente essere arbitro, cosa si può fare per abbattere certi muri costruiti sull’ignoranza. Ho proposto anche di inviarvi una bozza dell’articolo prima che questo fosse pubblicato, anche se trovo questo passaggio privo di senso. ‘No, grazie’. Ebbene sì… Oggi non siamo riusciti a fare comunicazione. O forse lo stiamo facendo in un modo diverso, con una palese provocazione. Oggi non siamo riusciti ad andare oltre, a buttare giù il muro del silenzio, a dare un segnale e a consegnare un microfono a chi aveva cose da dire. E ancora, non so perché”.

 

Nicchi e Ulivieri non vogliono che si apra il becco…

Il perché, se ce lo consente, all’ottimo Rizzitano ci permettiamo di svelarlo noi di questa rubrica. Il motivo unico è tutto in un nome e cognome: Marcello Nicchi. Il quale non vuole che nemmeno un rivoletto di sugo di pomodoro fuoriesca fuori della pignata. Tutto dev’essere fuori controllo. Cosa suggerisce, invero, il dettato della norma oscurantista, medievale, feudale, di stile islamico, citata da Rizzitano? Nientedimeno, in tutta Italia, vale solo l’autorizzazione del presidente dell’aia. Ma perché, in lega di serie A, B (Balata presidente… Non ci possiamo pensare), in lega pro, in lega dilettanti (dove traballa la poltroncina sibiliana: ma non basta, che traballi…), un qualsiasi tesserato chiede preventiva autorizzazione, per aprire il becco? Fateci caso: il divieto, il verboten! Vale solo negli imperi di Renzo Ulivieri e Marcello Nicchi. Significherà qualcosa… O no?

  1. SEGUE