Calcio malato: I play-out aggiuntivi della vergogna. Balata sputtanato dal TAR del Lazio. Quante potenziali violazioni e, perfino, reati… – PUNTATA N. 63

Didascalia: Lunedì 27 maggio prossimo inizia il nuovo tour del mitico Vasco Rossi. Che ci ha dato lo spunto per l’immagine di questa puntata n. 63. Col suo singolo, “La Verità”, scritto insieme col batterista Roberto Casini, nonché con la sua cover, che simboleggia questa puntata. Bisognerebbe diffonderlo, codesto singolo di Vasco, all’interno delle dequalificate componenti federali e dei cosiddetti tribunali federali (di entrambi, componenti e tribunali, si dà conto, non a caso, in questa puntata). I tribunali federali: ossia, quelli che “rimescolano le regole” e la “imboscano tra le nuvole”, la Verità, come li ha scudisciati, spietatamente, il TAR del Lazio, presieduto dalla Dott. ssa Germana Panzironi, in ordine al caso Foggia.

Ci piacerebbe tanto, che Vasco si fosse ispirato anche al calcio…

Sarà il caso di chiedere, a Vasco, cantore della Verità (con l’iniziale maiuscola, se ci è consentito), se, nello scrivere il testo di questa sua opera, si sia ispirato, oltre che alla politica ed alle mistificazioni delle fake news, anche al calcio, alla sua organizzazione, alla sua cosiddetta giustizia sportiva. Senza escludere Mauro Balata, Cosimo Sibilia, Marcello Nicchi e le sue fantasie sulla tecnologia VAR, Renzo Ulivieri, Damiano Tommasi, Claudio Lotito, Marco Mezzaroma e, personaggio nodale, Sergio Santoro, l’impomatato ed inadeguato presidente della corte federale d’appello, oggi nei guai fino al collo, come riferiamo in un apposito paragrafo di questa puntata. Certo, tra le altre non meno significative, inducono ad una riflessione profonda, le parole, estrapolate dal testo di questa nuova canzone di Vasco, destinata ad un ennesimo, straordinario successo:Si imbosca tra le nuvole…  Rimescola le regole…  La Verità arriva quando vuole… La verità fa male… Si cercano i colpevoli… Vietato stare qui e stare là… La verità arriva silenziosa… La verità, la verità disturba sempre un po’ qualcosa…”.

 

Bollettino parrocchiale n. 25

Il comitato campano è, ormai, un’autentica “armata Brancaleone”. Troppe disinvolture. Estreme e, perfino, oltre i limiti dell’umano. Cosimino rischiatutto Sibilia sta davvero mettendo a dura prova il già di per sé stressatissimo Gabriele Gravina. Anche per via di codesto incredibile Luigi Barbiero. Che separa, in due gironi diversi, Bari ed Avellino (la più vicina alla Puglia, tra tutte le campane: ed invece, l’Avellino cara a Sibilia è stata dirottata nel Lazio…). E già: Bari ed Avellino, i potenti di turno, quelli che costringono, anche silenziosamente, Sibilia e Barbiero alla resa ed al silenzio. D’altro canto, Barbiero è un uomo per tutte le stagioni (una peggiore dell’altra), in lega dilettanti. Da Giulivi a Tavecchio. Con un’inverosimile disinvoltura: sui criteri di ripescaggi, sui gironi, su tutto ciò che sarebbe discrezionale e che, nelle sue mani, si trasforma in irrimediabilmente arbitrario. Una sola annotazione basti, sul punto: le società (dodici, mica una), iniquamente tormentate per i maledetti, inspiegabili, immotivati play-out aggiuntivi, pagano esse, nella sostanza, le conseguenze (le retrocessioni aggiuntive) dell’indecoroso favoritismo, fatto a Bari ed Avellino. Un favoritismo, per l’appunto, separatorio: da un lato, in ossequio tremebondo a De Laurentiis, che è il tipo che non le manda a dire. E, difatti, fece una imparata di crianza di quelle toste, a Sibilia. Che, prontamente, da quel furbone opportunista che è (“forte con i deboli”, ossia le società sottoposte alle sue angherie, “debole con i forti”, ovvero i De Laurentiis),  si accucciò, mansueto ed innocuo. Barbiero, che è tre punti al di sotto di Sibilia, giudicò opportuno restare in silenzio tombale. Eppure, quella imparata di crianza, apparentemente, era rivolta proprio a lui, Barbiero, in quanto coordinatore dell’interregionale… Ma torniamo a bomba. Ha mai trovato qualche secondo di tempo, per dare un’occhiata, magari di sfuggita, ai comunicati vecchioniani? Soprattutto, a quelli ex novo, purtroppo per lui privi del prezioso, inappuntabile canovaccio pastoriano? Ad esempio: quelli sui play-out aggiuntivi…

 

Nell’epopea barbierian / sibiliana, compare anche una “fake news”

“A seguito delle numerose richieste di ricorso, effettuate dalle società di eccellenza e promozione, ricordiamo che i play-out aggiuntivi sono improrogabili e perciò è obbligatorio effettuarli. Alle società che non rispetteranno questa normativa ricordiamo inoltre che andranno incontro alla radiazione definitiva e ai tesserati delle rispettive la squalifica per l’intero anno calcistico 2019/2020”.

Quello, innanzi riportato integralmente, è il testo, apparso su alcuni siti web, di una di quelle “fake news”, purtroppo dilaganti ai tempi di oggi. Quelle, che Vasco Rossi ha voluto fustigare, con quel suo singolo, “La Verità”, scelto come immagine-simbolo di questa puntata. È, per il vero, una manipolazione ingenua, del bollettino parrocchiale del comitato campano. Ma mica poi tanto lontana, come stile, come articolazione dei periodi, come… “chiarezza”, dai testi barbierian / vecchioniani. Barbiero, l’improvvido e disinvolto commissario assente del comitato campano, s’è rizelato. Come vedremo tra breve. Tentando di difendersi. E, nell’improvvida difesa, auto-accusandosi…

 

Ma Barbiero aveva parlato di “mano pesante”

Lo stesso sito web, che s’è scusato per essere caduto nell’inganno, ha però rammentato, allo spocchioso tarantino, che, in occasione della partita tra Avellino e Bari, valevole per la “poule scudetto dei poveri”, proprio Barbiero aveva proclamato e strombazzato che si sarebbe optato per la mano pesante, nei confronti delle squadre campane, che non fossero scese in campo. Si alludeva, ad esempio, ad esclusione dalla lista dei ripescaggi… Tutte invenzioni di sana pianta, incompatibili con uno Stato di diritto e perfino con un’organizzazione, ahinoi, affidata ad un Sibilia. Ora, Barbiero piange e si dispera, per la “fake news”. Minacciando, nel contempo, tuoni e fulmini.

 

Siano le società danneggiate, a denunciare la “fake news”!

Calcio malato, da parte sua, suggerisce alle vessate, stressate, straziate società del calcio dilettantistico e giovanile campano di proporre, esse sì, una ben motivata ed articolata denuncia, all’autorità giudiziaria. Non lasciando che, indebitamente e paradossalmente, la denuncia sia prodotta proprio da Barbiero, ossia da colui che, in prima persona, con la sua terrificante incompetenza, ha determinato, alla fin fine, magari anche indirettamente, perfino la squallida falsa notizia, o, rectius, l’indecoroso falso documento.

 

Indigeribile prepotenza…

Per tutti i motivi, dei quali questa rubrica ha scritto nella precedente puntata e che non saranno, ovviamente, ribaditi in questa circostanza, codesti play-out aggiuntivi configurano un’inverosimile, intollerabile, indigeribile prepotenza, arroganza del presunto potere, indifferenza, insensibilità federale, nei riguardi delle derelitte società campane. C’è perfino chi avanza il sospetto, che sarebbe veramente inquietante, che qualche fantasioso abbia potuto auto-costruire quel comunicato (o bollettino parrocchiale) falso. Allo scopo di creare un presupposto per terrorizzare ancora di più le già di per sé pavide società.

 

Le società, siano lasciate giocare in santa pace…

Le quali, una buona volta per tutte, dichiamolo: vorrebbero giocare in santa pace al calcio; non hanno alcun dovere di combattere battaglie etico-morali-sportive, se non quelle sui terreni di gioco; sono tormentate da reiterate, incessanti attività monitorie, da indici puntati, da intimidazioni sibiliane (e, prima ancora, defioriane e gaglianiane), ormai da quarantaquattro mesi. Un tempo infinito. Un’enormità. Avrebbero diritto ad una gestione democratica, ordinaria, da esse società selezionata, quanto agli uomini chiamati a farne parte. Non da fedelissimi di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia.

 

Le telefonate illegittime di Carmine Zigarelli

A cominciare dal candidato presidente, Carmine Zigarelli, l’assistente parlamentare di Sibilia, che farà ulteriormente precipitare, con la semplice proposizione, per l’appunto, della sua candidatura, il livello, già finito sotto terra, del comitato campano. Sibilia, che pretende di scegliersi gli interlocutori ed i fiduciari (non personali, ma del comitato campano: e qui casca, il proverbiale ciuccione…). Non hanno alcun dovere, le società, di battaglie legali, a loro spese, mentre Sibilia e Barbiero si faranno certamente surrogare dalla lega dilettanti e dal comitato campano perfino per risarcire, agli avv. Pucino ed Annella, gli eventuali danni, che venissero condannati a rifondere, al processo per l’accusa di falsificazione del comunicato della delibera della Juve Pro Poggiomarino…

 

Ma, gira e rigira, la figuraccia è tutta barbierian / sibiliana

In ogni caso, gira e rigira, la figuraccia è tutta di Barbiero e Sibilia. Perfino quella della “fake news”. Perché il solo fatto che sia stata diffusa in rete dimostra, di per sé, che è un comitato divenuto incredibile, improbabile, inattendibile, tanto che non più minimamente creduto dalle società… Con l’aggravante che i presupposti, per codesta catastrofe dei play-out aggiuntivi (che, comunque, non avevano diritto di esistere, dovendosi, i   play-out, disputare in un’unica soluzione e non certamente, come pretendono i Sibilia, i Barbiero ed i Vecchione, addirittura a singhiozzi…), li ha creati tutti Barbiero: con la sua assenza continuativa al comitato; con la sua perenne distrazione dai problemi delle società campane; con la sua noncuranza; con la sua strafottenza; con la sua assoluta mancanza di senso di responsabilità, per un comitato già disastrato dal pupillo di Sibilia, l’ex responsabile amministrativo, Domenico Cerbone…

 

Barbiero “chiarisce”

Colto in fallo, in tutte le sue disinvolture, dalla “fake news”, Barbiero ha tentato (telefonicamente) di porre rimedio. Non avvedendosi neppure di inventare, nella smentita, un’altra creativa fantasia normativa. Insomma, nello stile giacomardiano… Barbiero, invero, ha parlato di esclusione dai ripescaggi… Che sarebbe provvedimento punitivo, ritorsivo, assolutamente improponibile. Visto che i guai li aveva combinati lui, Barbiero… Il pugliese, fingendo di dimenticare le sue perenni assenze al comitato, ha precisato perfino che le otto società, firmatarie del documento di preannuncio del ripudio dei “play-out aggiuntivi”, avessero ricevuto una risposta.

 

Mai un dialogo…

Ovviamente, però, scritta, senza dialogo democratico, senza alcun approfondimento, senza alcun saggio e democratico dibattito tra le parti. Quella democrazia, rispetto alla quale Barbiero è, sibilianamente, convinto di essere al di sopra. Tanto, gli interessi sportivi non sono barbieriani (un commissario che non ha propriamente il fisico di uno sportivo militante), ma solo delle società. Alle quali, sibilianamente e barbierianamente, sarebbe stata preclusa perfino la possibilità di presentare domanda, per i ripescaggi, nell’ipotesi di rinuncia alle gare odierne… L’ennesima prepotenza. Ma come: preclusione alla presentazione della domanda? Una nuova regola giacomardiana?

 

L’italiano…

Indi, Barbiero ha azzardato: “Prima di procedere bastava leggere in primis il contenuto, valutare l’italiano e la mancata giustificazione dei margini, tutte cose che un dubbio potevano farlo sorgere”. Ma come, l’italiano? Ma l’ha mai letto, l’indecoroso, nebuloso, sconcertante comunicato dei “play-out aggiuntivi”, opera del vitreo Vecchione di questo periodo post-rinvio a giudizio? Per poi concludere, Barbiero: “… sarà fatta chiarezza e scopriremo chi si è divertito”. Appunto: ci divertiremo tutti. Ma, si ribadisce, la denuncia dovranno depositarla le società, ossia le uniche danneggiate. Non di certo Barbiero, che è l’origine del danno…

 

Tra le tantissime proteste delle società, quelle di Faiano e Scafatese

Il mister del Faiano, avv. Carmine Turco, è intervenuto da par suo (per inciso, con molta più chiarezza e asciuttezza della sua stessa società): “Situazione da dilettanti allo sbaraglio. Solo da poco…”. Il che, tradotto dalle pur palmari espressioni, significa: col commissariamento, siamo precipitati alla Corrida del mitico Corrado. Alla Corrida del calcio… Turco ha anche stigmatizzato le modalità, attraverso le quali, con sovrana intempestività, il comitato era addivenuto alla sua decisione improvvida. Ma è un commento, quest’ultimo suo, perfettamente identico a quello di tutte le altre società…

 

Cesarano della Scafatese: “È una farsa. Chiesto all’avvocato Chiacchio…”

Il presidente della Scafatese ha definito “inaccettabili” i “play-out” imposti dal comitato. Aggiungendo: “Adesso tocca al campo, ma stiamo giù valutando di procedere per le vie legali”. Insomma, Barbiero e Sibilia rischiano fortemente, come abbiamo già scritto nella precedente puntata, di esporsi ad ulteriori, potenziali risarcimenti, analoghi a quelli, conseguenziali all’eventuale esito negativo del rinvio a giudizio di Andrea Vecchione… A prescindere dalle ormai ripetitive motivazioni (peraltro, sacrosante) dell’opposizione ai “play-out a singhiozzo e fuori termine”, il presidente Cesarano ha aggiunto: “L’avvocato Chiacchio valuterà il da farsi. Cercheremo di far rispettare le nostre ragioni con un comitato che ci ha obbligato a partecipare a questa farsa. Ma le società non sono nelle condizioni per affrontare la partita. Non vedo un senso logico in tutto questo”. Bravo, patron Cesarano!

 

Ma qual è, il senso?

Ma chi lo vede, il senso logico? Dove potrebbe mai individuarsi, un senso, anch’esso alla Vasco Rossi, in queste partite infelicissime e, per l’appunto, farsesche? Che saranno disputate con formazioni rimediate alla meno peggio, con il rischio d’infortuni, di nervosismo eccessivo per stranchezza e stress. Se non peggio: il che, sotto tutti i profili, ci auguriamo fortissimamente non abbia mai a verificarsi. Altrimenti, le responsabilità degli inconsapevoli, incoscienti, irresponsabili gestori del comitato campano, Vecchione incluso, diverranno insostenibili.

 

“Il casino generato dalla figc”

Indi, Cesarano conclude: “Credo che in generale il casino lo ha generato comunque la figc. C’era tutto il tempo per organizzarsi ed avvisare i club, nel momento in cui si è visto che poteva esserci l’eventualità di un’eccellenza in sovrannumero”. E già, ma la tempestività e la previdenza non appartengono al repertorio barbieriano… Un consiglio all’ottimo, entusiasta Cesarano: chiedere proprio all’avv. Chiacchio non appare il massimo della vita, atteso che costui è, da sempre, amico di Barbiero e Sibilia, ossia coloro che sono i dilettanti allo sbaraglio e gli artefici della farsa…

 

Conclusione: una situazione super-kafkiana

Una considerazione è d’obbligo. Le società avevano protestato per iscritto. Avevano tentato di ammonire il comitato. Non s’erano allenate. A un certo punto, sono state contattate, a quel che riferiscono fonti molto vicine ad esse, da Carmine Zigarelli & compagnia arrogante. Quel manipolo di ignoti, già eletti in un’assemblea nel mirino della giustizia ordinaria e, successivamente, per volontà di un Sibilia perennemente acquattato nell’ombra, dimissionari… Allo scopo di defenestrare l’inconsapevole Gagliano, che, ma tu guarda, s’era perfino fidato di Cosimone il competentone. Risulta che Zigarelli abbia chiamato, direttamente o per interposto scagnozzo, le dodici società coinvolte nella farsa, della quale ha parlato Cesarano.

 

Le promesse zigarelliane: a che titolo? Su quali presupposti?

Si dice che abbia promesso il rispescaggio, nell’ipotesi di sconfitta, a condizione, ovviamente, che le società si fossero presentate a quelle gare che inizieranno poco dopo che questa puntata sarà stata confezionata. Volutamente, scritta prima dell’inizio delle gare, che Calcio malato si rifiuta di considerare, tant’è la prepotenza sibilian / barbieriana, l’incongruenza, l’illogicità dell’imposizione del comitato commissariato. In politica, si sta diffondendo sempre di più l’imputazione per voto di scambio. Nel calcio, a meno di un mese dalle prossime elezioni regionali, le azioni indebite di un soggettino che non riveste alcuna carica, ma si arroga la facoltà di intervenire, di intimidire, di ammonire, come le si vuole qualificare?

 

Il TAR del Lazio strafaccia Balata

Intanto, mentre il comitato campano si dibatte, il TAR del Lazio ha rovesciato la decisione del consiglio direttivo della lega di B, presieduto (con tutte le responsabilità civili, penali ed amministrative) da Mauro Balata, il sodale di Sibilia. Mentre il consiglio direttivo aveva, nella sostanza, salvato la Salernitana di Lotito e Mezzaroma (vice presidente di quel medesimo consiglio direttivo della lega di B, come sollevato dai calciatori del Palermo nella loro palese allusione), il Tribunale Amministrativo ha affermato il principio, insuperabile, secondo il quale, a seguito della penalizzazione del Palermo, la graduatoria dovesse scorrere. Ma per tutti, Foggia compreso.

 

La graduatoria a fantasia della lega di B

E, dunque, ha anche scudisciato la graduatoria a fantasia ed illegittima, predisposta dall’incompetente consiglio direttivo della lega di B. Conseguenza: si giochi lo spareggio tra Foggia e Salernitana…La vicenda non è, però, chiusa qui. Si tratta solo di una decisione cautelare. L’udienza è stata fissata per l’11 giugno prossimo. E, per inciso, dovrà anche attendersi il parere del collegio di garanzia (de che?) del coni, sulla nuova classifica (l’esito si saprà all’inizio della settimana prossima). Infine, bisognerà anche prendere atto anche della decisione della cosiddetta corte federale d’appello sulla retrocessione del Palermo.

 

L’incredibile Sergio Santoro

Codesta “sentenza” era prevista per i giorni scorsi. Ma è stata rinviata al 29 maggio. Per via di una circostanza senza precedenti, che riguarda il presidente della cosiddetta corte federale d’appello, Sergio Santoro, e di cui riferiremo tra breve. Uno dei più accesi supporters della tesi della retrocessione del Palermo è, ovviamente, l’interessatissimo Claudio Lotito. Il TAR, invece, ha ritenuto che la retrocessione del Palermo, deliberata dal tribunale federale nazionale, determinasse lo scorrimento della graduatoria, a favore, quindi, del  Foggia. Ci rifiutiamo di entrare nel groviglio delle ipotesi, tutte improvvidamente determinate, per il secondo anno consecutivo, dall’incompetente Mauro Balata, che, secondo alcuni organi di stampa, sarebbe troppo debole ed accondiscendente verso Lotito. Che è, poi, colui che lo ha gruato, da una posizione di seconda fila nella procura federale, addirittura alla presidenza della seconda lega nazionale…

 

Le bizzarrie di Balata: ma solo bizzarrie?

La graduatoria scorre per il Perugia. Per il Foggia, era invece intervenuto un abile idraulico, ad arginare e bloccare le perdite. D’acqua… Ma anche di dignità e di decoro. Balata, dopo quest’ennesima insalata, vada a casa! Arrossisca: e tanto altro ancora! E dire che l’improvvido Sibilia, troppo entusiasta di cominciare la campagna elettorale per eliminare Gravina, a chi si rivolse? Proprio all’inverosimile Balata…

 

Scoppia la “bomba” Sergio Santoro…

La notizia è deflagrata: “Sergio Santoro, presidente della cfa della figc, è indagato, insieme ad altre trenta persone tra i quali l’ex ministro Saverio Romano e l’ex presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo, per presunti casi di corruzione al Consiglio di Stato”. Ma si conosceva, la notizia, da gennaio scorso. Solo che, il 23 maggio, è esplosa. È scoppiata. I tifosi del Palermo non hanno perso tempo. Nel frattempo, per evitare situazioni imbarazzanti, Virginia Zambrano, giudice e presidente della quinta sezione del collegio di garanzia del coni, da parte sua, ha annunciato la propria decisione di astenersi, in quanto originaria di Roccapiemonte, nel Salernitano.

 

Santoro: “Non sono sereno”

Se n’è accorto il giorno dell’udienza, Sergio Santoro, di non essere sereno, a seguito dell’indagine penale che lo coinvolge. Mancanza di serenità, per l’impomatato Santoro, del quale Calcio malato ha già dato conto nelle precedenti puntate. Santoro, per inciso, è stato già svergognato e sbugiardato perfino dai suoi stessi subalterni, della pomposa e cosiddetta corte federale d’appello, che hanno stabilito che l’illecito sportivo, del quale era stato (del tutto immotivatamente) accusato il presidente Pastore, non esistesse… Lo sancirono, implacabilmente, i giudici della corte federale d’appello, per le società Rinascita Cava, Kaos Reggio Emilia calcio a cinque e Nereo Rocco. Ossia, due su tre, proprio per le società campane dell’inesistente questione Pastore. Ma tu vedi il bombardato Pastore da chi mai doveva essere giudicato… Inventata di sana pianta, quell’accusa, dalla procurella (piccola procura) federale e dal “Caro Peppino”. Santoro, ovviamente, fuor di metafora, ha percepito la carenza di serenità per l’articolo apparso su tanti quotidiani, in primo luogo su “La Repubblica”…

 

E la figc incassa, abbozza e cambia il collegio giudicante

La figc ha pubblicato un comunicato, sul proprio sito ufficiale, segnalando com,e cambia il collegio giudicante e fissando l’orario della nuova udienza: “In virtù dell’astensione del presidente Sergio Santoro, comunicata direttamente nel corso dell’udienza odierna, il prof. Paolo Cirillo, assunta la presidenza del collegio ed acquisita seduta stante la disponibilità di altro giudice della corte, dott. Luigi Caso, ha disposto l’integrazione del collegio fissando l’udienza per il giorno 29 maggio alle ore 16.30”.

 

Ma lo cambia con due salernitani ed un casertano…

Per la cronaca, Luigi Caso è nato a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Paolo Cirillo è anch’egli della provincia di Salerno, essendo nato a Perito. Un altro componente del collegio, Mezzacapo, è invece di Marcianise, in provincia di Caserta.

 

Il Foggia chiede l’immediata fissazione dei play-out

Attraverso il proprio sito ufficiale, il Foggia ha chiesto alla lega di B ed alla figc, a seguito della pronuncia del TAR del Lazio, che ha dichiarato inammissibile l’annullamento dei play-out, a seguito della retrocessione “a tavolino” del Palermo.

 

La minaccia dei dauni

Il Foggia ha scolpito: “Riteniamo imprescindibile e legittimo che i preposti organi competenti, nel regolare e doveroso adempimento delle loro funzioni, diano immediata esecuzione al provvedimento giudiziale, accogliendo l’istanza del Foggia Calcio, al fine di evitare gravi ed irreparabili danni, non solo alla scrivente società, ma anche a tutto il sistema calcio ed in particolare alla lega nazionale di serie B. Ribadiamo la volontà di tutelare gli interessi della scrivente società in tutte le competenti sedi al fine di vedere riconosciuti i legittimi e sacrosanti diritti sanciti dalle norme vigenti come applicate dai tribunali competenti”. Una minaccia in stile forense, come può desumersi. Ma sacrosanta. A tanto è riuscito, Lotito!

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “quattordicesimo atto”, “parte quattordicesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime tredici parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 62). La “parte quindicesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

La senatrice Covello, convocata

da Lotti e Malagò, fu diffidata,

con modi sbrigativi ammaestrata

e abbandonò il campo, rassegnata…

 

Così fu eliminato Cosentino,

al qual fu pur concesso il contentino

d’amministrar, contro i criteri parchi,

la Calabria del calcio, con Mirarchi,

 

genero trasformato in presidente,

per potenziar la dinastia servente,

che ben s’accontentava di badare

all’osteria a conduzion familiare…

 

Pria, fu la fase del commissariamento,

che del calcio campan fu tradimento,

quel che fu da Colonna assecondato

e da Morgana giammai ostacolato,

 

ch’ebbe in “Nino” l’oscuro esecutore,

con Tisci spalla ed approfittatore…

Don Cosimo restò a lungo in agguato,

sottocoperta, nel solco preparato.

 

Volea entrare “con le comodità”,

senza nessuna pericolosità…

Sapeva ben di non averne qualità

e assai temeva la conflittualità

 

con uno che, essendo un gueriero,

lo assaliva tremor, al sol pensiero…

Gli mandarono avanti, al comitato,

un tizio incompetente e impreparato,

 

quel De Fiore, col tremulo Gagliano,

pomposo, variopinto, vacuo e vano,

che nientemeno si fidò, meschino,

perfino di quel senatore irpino,

 

che diede prova d’esser traditore

già con Pagnozzi, di cui fu servitore,

per poi esserne un pugnalatore,

senza scrupol, né un pizzico d’orrore…

 

Così, da commissar raccomandato,

senza titoli, a Napoli “gruato”,

“Sibilia chi?” continuò a tramare,

per l’insaziabil sua ambizion sfamare…

 

SEGUE

 

I guasti delle componenti federali

Agli affezionati lettori di Calcio malato, che ci seguono da tante puntate, non sarà di certo sfuggito che, spesso, questa rubrica s’è soffermata, con meticolose notizie, nonché con le relative valutazioni, sulle cosiddette componenti federali. L’associazione italiana arbitri, del tosco dispittoso Nicchi, al quale faremo cenno anche in questa puntata. Con tutte le calamità, che la sua gestione dispotica cagiona, con sistematica efficacia: in tutte le categorie, per non deludere nessuno… La lega dilettanti di Cosimino l’occhiolino Sibilia, un soggettino sempre più preoccupato, improbabile, inverosimile, inattendibile con la sua pletora di approssimativi sudditi (tali li giudica: fin quando l’avillinese reggerà…). Ma, di Sibilia, daremo conto in altri paragrafi, anche di questa puntata.

 

Damiano Tommasi, l’amico degli amici

L’associazione italiana calciatori di Damiano Tommasi, sempre pronto, con il suo copioso strascico di avvocati, a barattare un sì, per sistemare gli amici degli amici, magari del suo bel tempo che fu (da calciatore), su ogni poltrona, sediolina, o strapuntino, sia possibile accomodarsi. Del resto, sempre più comoda, una poltroncina burocratica, al confronto con una infinitamente più ansiogena panchina da allenatore. Almeno, per chi abbia fatto dell’arte pedatoria il senso di una vita e che non abbia mai sognato di vestire l’impegnativa tuta da mister. Alla resa dei conti (ma anche… molto prima del momento culminante), la sua presidenza, figlia di un genericamente virtuoso, ma mai motivato mix tra dedizione e competenza calcistica, è davvero un mistero (con la “o” finale, però).

 

L’ignoto Micciché

Tralasceremo, almeno per ora, se non per qualche cenno, l’ignoto Miccichè, un’invenzione del funesto Malagò. Su Micciché, in estrema sintesi, si può affermare che la potenzialità e fantasia inventiva malaghiana è stata, per lui, pari a quella che occorse per promuovere l’ignaro, inconsapevole, incompetente assoluto di calcio, Roberto Fabbricini, addirittura a commissario della figc. Con quelle conseguenze catastrofiche, che sono state sotto gli occhi di tutti.

 

Mauro Balata, il gemello di Sibilia (per incompetenza ed altro)

Eccoci, ora, a Mauro Balata della lega di B, ignoto avvocato di Tempio Pausania, cooptato nella cosiddetta giustizia sportiva, all’interno della procurella (piccola procura) federale. Da lì, dopo essersi segnalato (ed essere stato collaudato) mediante alcune azioni di fedele osservanza, fu imposto, dal suo main sponsor, o tutore supremo, Claudio Lotito (l’uomo che bisbigliava a Tavecchio), addirittura alla presidenza della lega di B. Non a qualcosa che corrispondesse al livello ed alle qualità obiettive (al metro, per dirla in un solo termine) di Balata. No: gruato a presidente della seconda lega nazionale. Ebbene, in tale veste Balata s’è distinto, ad esempio, per le sue interminabili, insipide, stantie, soporifere pseudo-arringhe, in occasione delle ormai (ahinoi) frequenti assemblee federali elettive… Era noto, infatti, in tale veste, Balata.

 

In due anni, due Caporetto della B

Ma, oggi, dopo il replay delle Caporetto della B (dell’anno scorso e di quest’anno), Balata, se stessimo parlando di un ente serio, avrebbe scolpito il proprio nome e cognome sull’epigrafe funeraria della propria presenza in federazione calcio. Per dignità, se ne scapperebbe di notte. Invece, pur dopo il preannucio di denunce penali, a suo carico e contro i componenti il suo consiglio direttivo, Balata non ha alcuna intenzione di scollarsi. Eppure, la reiterazione delle disinibizioni inverosimili è stata ineguagliabile. Senza dimenticare il caso Palermo, un nodo che comunque verrà al pettine, basta e avanza il caso Foggia, l’insuperabile capolavoro del consiglio direttivo della lega di B, sul quale ci soffermeremo in altra parte di questa puntata.

 

Le PEC delle società al di sopra delle norme…

Ma che dire dello scempio dell’estate 2018, sulle retrocessioni, i ripescaggi, i non ripescaggi, le e-mail, le PEC delle società di serie B, che Balata, nonostante avvocato, trasformò in atti al di sopra delle norme… Generando uno dei più grandi mostri della storia dei campionati calcistici italiani (Virtus Entella docet: ma i casi furono plurimi. E misteriosamente scomparvero dai radar…). Quest’anno, se possibile, la situazione è vieppiù esplosiva. Ne tratteremo, diffusamente, in altra parte di questa puntata. Ma, quella odierna, per l’appunto, è una puntata. Un turno. Una frazione… Quindi, continuerà.

 

Il “subentrante” Ghirelli, ex del tandem con Gravina…

Quanto al subentrante Ghirelli, presidente della lega pro,  erede, quasi con metodologia feudale, del consolidato tandem con Gravina, si sono già registrati fallimenti seriali (anche per via delle catastrofi balatiane) e si stanno profilando altri smottamenti. Il bello (o il tragico) è che, come per il Palermo in serie B, il campionato balatiano (si legga la confessione del cosiddetto tribunale federale nazionale, della quale questa rubrica ha già dato conto), codeste disastrate società (per modo di dire) non avrebbero proprio potuto presentarsi, ai nastri di partenza. Sicché, le inevitabili, annunciate, ormai stucchevoli penalizzazioni, partite perse ed esclusioni al volo hanno massacrato i tre gironi della terza serie. Un’autentica magia alla Houdini! Che, però, ha origini antiche. Che appartengono, di diritto, anche a Gabriele Gravina, colui che ora si agita, per  far credere d’esser il Messia venuto a risolvere le magagne dell’italico pallone e che ancora troppi dimenticano essere stato tra coloro che, questo cancro, han contribuito a partorirlo…

 

La visita di Ghirelli all’incompatibile Ulivieri…

Un ultimo dettaglio, su Ghirelli. Appena eletto, fece visita al Pontedera, la società del girone A della terza serie. Nell’occasione, s’intrattenne amabilmente con le “granatine”, che partecipavano al campionato femminile. Ma da chi erano allenate? Guarda un po’, da Renzo Ulivieri, presidente dell’associazione italiana allenatori calcio, in violazione  delle norme, che prevedono, attraverso il codice etico della figc, l’incompatibilità, per i dirigenti federali, di svolgere attività nell’ambito di una società, anche a titolo gratuito (ammesso che Ulivieri abbia davvero lavorato gratis…).  Ma è possibile che Ghirelli si sia distratto, oltre che sulle iscrizioni delle società, anche su quest’altro punto? Anche se bisognerebbe chiedersi, a questo punto, come possano mai essere qualificati come dirigenti federali gli Zambrotta, i Chiellini, i Mario Beretta e tanti altri della compagnia percipiente… Insomma, è tutta una scena comica…

 

Ed eccoci all’associazione allenatori

L’incontro Ghirelli / Ulivieri ci introduce all’argomento dell’associazione italiana allenatori calcio, sulla quale questa rubrica aveva preannunciato, martedì scorso, il proprio impegno ad una disamina in questa puntata. Si pensi, per illuminare la qualità dei membri di codesta associazione, che, quando Roberto Fabbricini, l’inerte para-commissario federale, ha partorito il classico topolino (ossia, l’obbligatorietà dei tecnici), l’associazione allenatori esultò!  Dimenticando, però, che, praticamente da sempre, l’art. 23, comma 1 delle norme organizzative interne della figc prescrive che “le società possono avvalersi soltanto dei tecnici iscritti negli albi, elenchi o ruoli del settore tecnico”. Inoltre, all’atto dell’iscrizione ai campionati. le società sono tenute alla comunicazione del nominativo del tecnico.

 

Il bluff di Fabbricini

Ed allora, dov’era e qual era, la novità fabbriciniana? Poveri ingenuoni… Ovviamente, in Campania, durante la gestione sibiliana del moribondo comitato regionale, come Calcio malato ha già riferito, a titolo di esempio, il Sant’Antonio Abate 1971 s’è visto squalificare il proprio “allenatore”, Enzo D’Aniello, come dal bollettino parrocchiale (o “rimedi dei circoli”) n.  91 del 14 febbraio 2019, pag. 1639… Peccato che il D’Aniello non sia allenatore abilitato, ma titolare, a quel che sembra, del bar di fronte allo stadio di Sant’Antonio Abate…

 

La solita disinvoltura irpina…

E che dire del tecnico Sergio De Luca, del Football Club Avellino, del girone C di promozione campana, che, dai siti web, risulterebbe essere stato esonerato? Ma come, esonerato, se non si capisce come sia stato preventivamente tesserato, avendo uno scoperto con il settore tecnico pari a 414,00 euro (che equivalgono a quasi quindici bolli annuali non versati) ed una licenza scaduta nel 2015, cioè quattro anni or sono? Sono, questi, luminosi esempi della gestione di Cosimino il paladino (della legalità in salsa sibiliana), detto anche Cosimino calino le tenebre!

 

Cascano le braccia…

Al cospetto di codesti esempi, potrebbe mai, un’associazione di categoria che fosse seria e garante dei diritti dei propri affiliati (ma anche dell’adempimento dei loro doveri), esultare per l’obbligatorietà, genialmente fabbriciniana? Tra bolli dovuti al settore tecnico e non versati, evasione, elusione o mancato rispetto delle regole, per non definirla chiara e consapevole violazione delle norme, o, anche, figli e figliastri, c’è tutto il diritto di chiedersi: ma a che cosa serve l’aiac? La nostra Italia, tra le poche eccellenze che potrebbe ancora permettersi di esportare, ha senza dubbio quella degli allenatori e si può vantare dell’istituzione dell’assoallenatori.  Ma, subito dopo, cascano le braccia. Perché, tanto per cominciare, l’aiac è presieduta (per modo di dire) da, Renzo Ulivieri, squalificato per illecito sportivo, il calcio scommesse n. 2…

 

Ma il presidente federale, che fa?

Appena eletto, Gravina affermò, solennemente: “chi non ragiona nell’ottica del sistema, è fuori dal sistema”. E allora, vediamo. Proprio Gravina, al punto n. 5 (pag. 21) del suo programma elettorale, a proposito del settore tecnico, specificava l’opportunità della “incompatibilità dell’incarico di vertice con qualsiasi altro incarico federale, oppure rivestito all’interno delle leghe”. Subito dopo, ha lasciato la direzione della scuola allenatori a quello stesso Renzo da San Miniato, in sfacciata contraddizione con il codice etico della figc del 27 aprile 2015.

 

A che serve, la quasi unanimità?

Allora, c’è davvero da chiedersi quale sia la valenza di quel 97,2% dei consensi pro-Gravina, se non è stata sufficiente per un intervento del suo beneficiario, il medesimo Gabriele Gravina, a tutela delle normative vigenti. Non a caso, la figc ha cancellato dal settore tecnico Gianni Rivera (riciclato, però, immediatamente, al club Italia), sostituendolo con Albertini, il fratello del prete (don Alessio, coordinatore tecnico del centro sportivo italiano), confermando tuttavia, alla guida della scuola allenatori, il disinibito Renzo Ulivieri. Il quale, poi, come presidente dell’aiac, è chiamato, nella sostanza, a nominare il presidente del settore tecnico e, comicamente, ad autonominarsi direttore della scuola allenatori medesima. Ma di cosa stiamo parlando…

 

Cominciamo dal basso…

L’aiac rappresenta il dieci per cento, nella suddivisione percentuale tra le componenti federali, strutturata su venti gruppi regionali i cui presidenti hanno il diritto di sedere nei consigli direttivi dei rispettivi comitati regionali. Per inciso: è una prerogativa sostanzialmente inutile, o improduttiva di effetti, in quanto nessuno dei venti è in grado di avere un confronto sereno e fecondo con i vertici regionali della lega dilettanti…

 

Il consiglio direttivo

A livello centrale, l’aiac è guidata da un consiglio direttivo nazionale, con sei consiglieri professionisti, sei dilettanti, un rappresentante del calcio a cinque, uno del calcio femminile e due vice presidenti, che solo da pochi mesi sono diventati tre, per via di una modifica statutaria, intervenuta a seguito della chiacchieratissima fusione con i preparatori atletici. Il presidente (Ulivieri) è coadiuvato da un direttore generale (Ragonesi, la mente occulta dell’associazione), che fa leva, nella sede centrale di Coverciano (fornita gratuitamente, a mo’ di furbastra “spada di Damocle”, dalla figc), su di un segretario generale e altri quattro dipendenti, per fronteggiare le esigenze di circa 18.000 soci. E qui, si comincia a prendere atto del primo flop: quel totale è inferiore ad un terzo del numero complessivo, di circa 60.000 matricole, del settore tecnico (al netto dei defunti, che raramente vengono depennati…).

 

La presenza dell’aiac in consiglio federale

In consiglio federale della figc, l’aiac è presente con due unità, un professionista e un dilettante. I preparatori atletici no, per via del misero numero di duecento iscritti in tutto.

 

I gruppi regionali

I gruppi regionali sono, a loro volta, frazionati in gruppi provinciali, sezioni e sub-sezioni. Al riguardo, fece scalpore l’elezione, nel 2016, del presidente del gruppo Piemonte (Sebastiano Filardo), che subentrò allo storico presidente Bertolini, quello che, per intenderci, comprava le schede telefoniche svizzere a Moggi (che se ne serviva per interloquire, senza poter essere intercettato, con i protagonisti di Arbitropoli 2006). È opportuno aggiungere che il Bertolini era collaboratore di Moggi, alla Juventus…

 

Il collaboratore moggiano non paga…

Ebbene, il nominato Bertolini, al momento, risulta avere, con l’albo del settore tecnico, un sospeso, ovvero un debito, dei bolli per tre stagioni sportive e la licenza scaduta nel 2016… Il Filardo, dipendente di una Asl nel torinese, si occupa della vendita di prodotti per tecnici. Ovviamente, il Taktifoil (si chiama così) è presente in ogni dove, quando c’è di mezzo l’aiac. Un’ottima metodologia per generare consensi…

 

C’è anche (per modo di dire) Allegri

Questo gruppo piemontese vanta la più alta concentrazione di potere, in seno ai vertici dell’associazione, potendo contare su ben tre consiglieri nazionali (Ferrarese e Benedetti per i dilettanti e Camolese per i professionisti), ai quali si dovrebbe, di diritto, aggiungere anche Max Allegri, che, però, quale (ex) allenatore della Juventus, alle riunioni non è, praticamente, mai presente… Camolese, da parte sua, è in perenne attesa delle designazioni quale docente alla scuola allenatori. Salvo, poi, confermare che per l’aiac il rispetto delle regole è problematico, tant’è che Simone, il figlio di Camolese, ha un sospeso, di tre anni di volli, pure lui… Benedetti è, invece, un autentico inconsapevole, silente e tranquillo, pronto a dire eternamente sì ad Ulivieri.

 

L’ultrà del Torino

Ferrarese è un ex ultrà del Toro, già venuto materialmente alle mani con Ulivieri, spina nel fianco di Renzo, che ha fatto di tutto per non trovarselo seduto in consiglio direttivo. Di Ferrarese si racconta (ma è circostanza non agevolmente verificabile) che abbia inondato, a raggiera, l’aiac con e-mail, tutte molto dirette e chiarificatrici…

 

Massimiliano Allegri, un capitolo a parte…

Allegri, poi, è il più bizzarro e singolare tra tutti: eletto a gennaio 2017 con il maggior numero di voti, senza neppure essere presente in assemblea, ha partecipato una sola volta al consiglio (il giorno in cui si premiava la Panchina d’Oro, poi vinta da Sarri). È restata storica la telefonata ad Allegri, all’indomani della debacle azzurra contro la Svezia. Per statuto, insomma, a causa delle troppe, eterne assenze, Allegri non potrebbe più essere un consigliere nazionale… Ma il suo è un cognome pesante, anche per uno che vorrebbe passare per inflessibile, come Ulivieri.

 

Eccoci alla Sicilia di… Abisso…

Dall’altra parte dell’Italia, in Sicilia, il locale presidente, “Binno” Abisso, ex arbitro (stranamente, dunque, allenatore) e parente proprio di quel Rosario Abisso, fischietto palermitano in serie A, è un simpatico signore, che solo da pochissimo ha appianato una propria personale pendenza, con l’albo del settore tecnico, di ben dieci stagioni sportive, con una licenza scaduta nel 2015.

 

… e del consigliere Bellomo

Il consigliere nazionale dei dilettanti, Roberto Bellomo, è, invece, di Caltanissetta. Ha una passionaccia per il tablet di servizio e per le partite trasmesse su Skygo, sull’evoluzione dei cui risultati pare aggiorni i componenti del consiglio… Il Bellomo ha anche partecipato alle riunioni della aefca, ossia l’associazione europea degli allenatori. Peccato che nessuno abbia mai visto una copia di una sua relazione, su codesti prestigiosi consessi. Ancor meno prestazionali sembrerebbero le sue gesta in Basilicata, dove, chiamato come commissario nel 2016, non pare aver lasciato un minimo ricordo della sua opera…

 

Il calabrese Pilato, amico di Ulivieri

In Calabria, il presidente è tale Raffaele Pilato, molto amico di Ulivieri, diventato anche professionista ad inizio del 2016. Fittamente chiacchierato in regione, proprio per questa sua partecipazione al corso da professionista, Pilato ha un sospeso con il settore tecnico di ben tre stagioni sportive. Pilato era segretario del presidente Micheli, poi commissariato, per irregolarità contabile, da Ulivieri. Per la cronaca, l’aiac fu fondata da un calabrese, l’avv. Corigliano, cinquantatré anni or sono. Codesto Pilato, candidatosi alla vicepresidenza per la categoria dei professionisti, per il quadriennio 2016/2020, contro Biagio Savarese, non solo omise di presentarsi materialmente all’assemblea elettiva, ma riuscì in una performance irripetibile: uno squillante zero, nella casella dei voti ricevuti…

 

Il tandem Calabria / Sicilia

Calabria e Sicilia, regioni fedelissime ad Ulivieri (secondo la nobile tradizione, che vige anche nella lega dilettanti…), portano in dote un numero elevatissimo di delegati per l’assemblea federale. L’elezione di tali Sergi e Orlandi fu oggetto di una denuncia, da parte dell’ex presidente di aiac Lazio, Marchesi. Ovviamente, denuncia caduta, misteriosamente, nel vuoto…

 

La Basilicata

Risalendo la Penisola, si giunge in Basilicata, dove sono diventati più i commissariamenti non andati a buon fine (uno, curato proprio del già citato Bellomo) che le feste patronali: due gruppi provinciali allo sbando, uno definito più rigoroso e prudente (Potenza) e uno che sembra smaliziatamente smanioso (Matera) di agitarsi e di mettersi in mostra… Fanno entrambi da contorno ad un gruppo, anche qui straziato da bilanci stranamente balbettanti, che tuttavia non sembrano essere poi molto diversi da quelli di altri gruppi sparsi per l’Italia, ma che appaiono essere un’efficace leva per azioni funzionali alle esigenze del grande capo (parliamo davvero, ma non è questo il punto, di cifre irrilevanti).

 

Gerardo Passarella sotto il mirino ulivieriano

Ed infatti il locale ex presidente, Gerardo  Passarella, è stato preso di mira da Ulivieri, perché risulta che abbia preso posizioni non vicine allo zar di San Miniato. Così, in regione, è arrivato, come commissario, tale Mimmo Ranieri, presidente del gruppo Puglia dell’aiac. In sostanza, il Barbiero pugliese di turno.

 

La solita Puglia…

Questo personaggio, dal faccione simpatico alla Lino Banfi, come sembrerebbe soprannominato da più di un suo collega, udite udite, è in quota aiac presso l’ambita commissione nazionale per il settore giovanile e scolastico, per merito… di buon vicinato, come egli stesso ordinariamente ribadisce… Esattamente, di prossimità d’abitazione con l’incompetente Vito  Tisci, presidente regionale della lnd e presidente nazionale del settore giovanile, pur nella sua fulgida improbabilità… Ranieri, in aiac  da oltre trent’anni e, conseguentemente, ben stagionato, tanto da dover essere spesso accontentato (tenuto buono, rabbonito, anestetizzato: è chiaro che la tecnica è sempre la stessa!), dopo che aveva tentato, non riuscendoci, di dare la scalata alla vicepresidenza nazionale, categoria dilettanti.

 

Eccoci a Biagio Savarese

Tornando in Basilicata, proprio a Potenza risiede il vicepresidente nazionale dei professionisti, quel Biagio Savarese anche (ora ex, per fortuna: ammesso che la circostanza resista) docente del settore tecnico, coinvolto e da pochissimo bastonato per la vergognosa storia dei soldi in contanti, da lui presi come regalo al corso uefa B di Caserta, di inizio 2018. Una vicenda disdicevole ed indecorosa, della quale Calcio malato ha già ampiamente dato conto. Chissà quali segreti custodisce codesto Savarese, per essere tuttora trattato con tutti i riguardi e non essere stato ancora estromesso dall’aiac…

 

Il Molise di Di Cristinzi

In Molise, una regione troppo tranquilla (per furbastra opzione, oltre che per tradizione), si potrebbe chiedere cosa pensi, del locale presidente del gruppo aiac, all’arcinoto, incompetente ed improbabile presidente del comitato regionale lnd, Piero Di Cristinzi. Sì, proprio il primo e sempiterno presidente… Sì, proprio colui che, con Sibilia, salì al proscenio, per l’assemblea truccata il 1° dicembre 1990 in Campania, alla quale partecipavano, all’epoca, anche le società molisane… Il capo dei tecnici molisani è quel Luciano Lubrano, del quale Calcio malato s’è già occupato, nella puntata n. 58. Questo soggettino, tutto prono al grande capo rosso (rosso al caviale, of course), non s’accorse, ma tu guarda, che il suo presidente della sezione di Termoli avesse da poco patteggiato una squalifica, per aver sottoscritto un accordo economico ben superiore a quanto stabilito dalle norme e, di conseguenza, ha subito un inevitabile deferimento. Ci sarebbe immediatamente da rassegnare le dimissioni… Ma non succederà.

 

Le Marche dell’aiac

Ma tutta l’Italia di aiac è impregnata di stranezze, controsensi e misteri: nelle Marche, ad esempio, il locale presidente, Angelo Ortolani, è talmente sprovveduto, da un punto di vista normativo, che si presenta addirittura in campo, il 18 novembre 2018, per porgere, a Renzo Ulivieri, una targa ricordo. Lo zar, in barba alle regole, allena, come si faceva cenno, il Pontedera femminile. Quel giorno, il Pontedera femminile doveva giocare contro la Jesina. Il nostro improbabile di turno corre solerte a testimoniare la sudditanza del gruppo regionale. Anche codesto gesto, in dispregio della normativa, che, pure, è formalizzata a tutela della categoria degli allenatori…

 

La Campania, Scarfato e Ciccarelli

In Campania, poi, il pozzo è profondo, profondissimo, scivoloso, dall’odore che non ti dico: insomma, una situazione unica, al cui interno pullulano personaggi tragicomici. Il presidente del gruppo regionale è tale Sebastiano “Nino” Scarfato, già più volte assurto agli onori delle cronache di Calcio malato. Il Rasputin, l’anima nera, è il fido e fedele segretario di Scarfato (oggi, non più tanto fidato…), Raffaele Ciccarelli. Il reuccio è un logorroico, dall’italiano malfermo, famoso per le pseudo arringhe contro i mulini a vento…

 

“Salutami a soreta…”

Segnalatosi, Scarfato, anche per aver risposto, in diretta tv, a Militello, l’inviato di Striscia la notizia, con un volgarissimo, quanto immotivato “salutami a sòreta”. Scarfato ha l’abitudine di telefonare, ai tecnici appena ammessi ai corsi centrali a Coverciano, per rassicurarli che “la telefonata per mettere le cose a posto è stata fatta”. Ancora peggio, i bilanci regionali dell’aiac, che, per anni, hanno trovato pace solo dopo molti mesi dal termine per la relativa presentazione alla segreteria nazionale. Ma, anche di ciò, Calcio malato ha già riferito.

 

Un altro capitolo sibilian / scarfatiano: le rappresentative

Scarfato, da anni, è anche il coordinatore delle rappresentative del comitato campano della lega dilettanti, in onore della sua pedissequa fedeltà a Cosimino lo strizzolino Sibilia. Si badi bene: è lo stesso comitato che ha pubblicato, ad esempio, sul bollettino parrocchiale / comunicato ufficiale n. 65 del 14 febbraio 2018. l’organigramma delle rappresentative, nel quale spicca e rifulge l’osservatore unico (spacciato per capo degli osservatori), tale Antonio Varriale, al quale sarebbe preclusa (dappertutto, ma non nella regione sventuratamente gestita da Sibilia) qualsiasi attività, o ruolo, nell’ambito della figc. Ma Sibilia, Barbiero e lo sprovveduto, spaurito segretario Vecchione fingono di non saperlo… Le rappresentative campane, per inciso, sono riuscite in performance negative da record storico.

 

L’aspetto etico

Ma ancor più rimarchevole è l’aspetto etico. Che si sintetizza nella famosa battuta, pronunciata da Scarfato a pochi minuti dalla fine di un Lombardia-Campania (ennesima sconfitta della Campania), al torneo delle regioni del 2017):  “Purtroppo abbiamo ancora a che fare con pezzi di merda… omissis … I miei fratelli vivono al Nord insieme ai miei nipoti. Voglio essere razzista ma li schifo tutti quanti”. Il solito Cosimino il paladino (della legalità) Sibilia, evidentemente, fece finta, come le tre proverbiali scimmiette, di non vedere, non sentire e non parlare…  Eppure è sempre lì, lo Scarfato, che si vanta con tanti d’essere imparentato, per il tramite della moglie, con la consorte di Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. Colui che, per l’appunto, si sceglie cotali interlocutori…

 

Presente, da squalificato, all’assemblea elettiva campana…

Sanzionato, dal collegio di garanzia dell’aiac (anche su questo, ritorneremo) ad una squalifica di due mesi, nonostante ciò ritenne di essere legibus solutus e, quindi, fu presente, quale rappresentante dell’aiac Campania, alla famosa assemblea elettiva del dicembre 2018, a Napoli. Quella, durante la quale volarono spintoni, parolacce, reciproche, volgari accuse (tra Gagliano ed Errichiello), fino allo smantellamento della minimale e patetica “epopea gaglianiana”.

 

L’incredibile “infortunio” della procura federale, sulla telefonata di Scarfato a Colonna…

Ma Scarfato non è nuovo neppure a squalifiche della cosiddetta giustizia federale. Sempre nel 2016, si beccò sessanta giorni, per una sua vicenda di baruffa con il presidente Pastore. E dire che la procurella (piccola procura) federale, in persona dell’improbabile Massimo Di Lello, un avvocato, fratello dell’ex onorevole Marco, riuscì a segnare un ennesimo suo record. Invero, il disinvolto Massimo Di Lello era in possesso di un compact disk, depositatogli proprio dall’inconsapevole Scarfato. Il cd conteneva un file audio, manco a dirlo registrato a tradimento. Ebbene, Di Lello ebbe il coraggio di relazionare, al suo capo, che… seguivano due telefonate, ininfluenti ed inconferenti con gli accertamenti in argomento. Laddove, invece, si trattava di due telefonate, fatte da Scarfato, al termine dello scontro dialettico con Pastore, dalle quali si evinceva, con cristallina chiarezza, che il “razzista” Sebastiano (come egli stesso si qualifica) aveva subito notiziato, a mo’ di “missione compiuta”, Salvatore Colonna e Raffaele Ciccarelli. Era un classico complottino, insomma, del quale Scarfato si beò e si gloriò con Colonna. Lasciando indifferente, anzi complice, la procurina (la procura piccolina) federale… Ma che disinibizioni…

 

Ciccarelli, frequentatore della giustizia sportiva

Frequentatore della giustizia sportiva è, d’altro canto, lo stesso segretario Ciccarelli, che si buscò una squalifica di oltre otto mesi, nella stagione sportiva 2006/2007, per una storia di doppio tesseramento (comunicato ufficiale n.  35, di quell’anno sportivo, del settore tecnico). Come dire: ma, in Campania, tra un Sibilia taroccatore di un’assemblea elettiva (del 1° dicembre 1990), un Vecchione rinviato a giudizio, con la gravissima accusa di aver “falsificato, in concorso con persone allo stato non identificate”, una delibera del giudice sportivo, avv. Filippo Pucino, con un Alberto Ramaglia inibito per una vicenda imbarazzante, nonché con gli squalificati Scarfato e Ciccarelli, da quale pulpito mai, dovrebbe provenir un’eventuale predica?

 

Sanchez mai sostituito…

E pensare che addirittura il gruppo provinciale aiac di Napoli, retto fino al giugno del 2018 da Carlo Sanchez (poi dimissionario, in una con tutto il suo consiglio), che è uno dei più importanti gruppi provinciali d’Italia, non ha neppure, da allora, un presidente… Infatti, sebbene lo statuto provinciale prescriva, all’art. 8, che, nel caso di dimissioni del presidente, gli subentra il suo vice, fino alla chiusura del mandato, nel capoluogo non è mai stato indicato un nominativo al vertice… Nell’aiac di Ulivieri, nessuno parla, nessuno si accorge di alcunché, nessuno si lamenta. Nell’omertà più assoluta… All’insegna della giuliviana trasparenza, della quale si riempie la bocca Luigi Barbiero… Ma, in ogni caso, si vogliono almeno accertare i motivi (magari, in ipotesi, perfino economici, magari indirettamente) di cotale inerzia?

 

I consiglieri nazionali: Castiello ed il positivo Serappo

La Campania è, però, anche terra di due consiglieri nazionali, entrambi per la categoria dei professionisti. Il primo è il sannita Gino Castiello, architetto di professione, politicamente molto attivo nel suo comprensorio e da sempre vicinissimo a Clemente Mastella. Cosa ha prodotto, Castiello, in tre mandati? Al riguardo, è il caso di riproporre un chiaro messaggio, di Cetto La Qualunque: “Una beata minchia!”.

 

Quando Ceglia fu “trattato” chirurgicamente

Sistematicamente adagiato e sdraiato, Castiello, sulle direttive di Ulivieri, lo si è appena notato quando, nell’autunno-inverno del 2016, fu inviato come commissario, per dirimere le problematiche sorte al gruppo provinciale di Caserta, il cui presidente d’allora, Orlando Ceglia, fu appunto “estirpato chirurgicamente”. dopo aver denunciato pubblicamente le magagne e le profonde lacune nei bilanci del gruppo regionale. Ma a Castiello occorre anche formulare complimenti e felicitazioni: per essere riuscito ad inserire la moglie, Francesca Antonia, avvocato, in seno al collegio arbitrale della lega dilettanti, in quota aiac… Tutto in famiglia. Un po’ a modello della stirpe Sibilia, tra assistente parlamentare, forzisti vari e disinvolture con l’Avellino Calcio (si consultino le puntate precedenti di Calcio malato)…

 

Daniele Serappo, il coraggioso

Il secondo è, invece, quel Daniele Serappo, del quale questa rubrica ha già avuto modo, più volte, di riferire. Ex ufficiale dell’esercito, ottimamente abilitato ai corsi uefa B (primo in graduatoria) e uefa A, apprezzato tecnico, per più anni, negli staff delle rappresentative campane, con Leccese, Maranzano, Sorianiello e Potenza, Serappo è, ormai, ben noto come uno che non si fa passare la mosca per il naso e che ha l’orgoglio di dover rappresentare al meglio chi l’ha votato.

 

Componente del consiglio nazionale

Candidatosi al consiglio nazionale, ha anteposto gli interessi sportivi degli associati, scevro ed avulso da priorità territoriali, a qualsiasi altra motivazione. Oggi, Serappo è al centro dell’attenzione da più parti: un folle? Un illuso? O un pragmatico, in grado di far saltare il sistema indecoroso dell’aiac, del quale questa rubrica sta offrendo una significativa panoramica?

 

Denunce a raffica…

Serappo, per capirci, è colui che ha denunciato Gianni Rivera, al tempo presidente del settore tecnico, perché risulterebbe che il Gianni nazionale non avesse mai pagato il bollo del settore tecnico e non avesse mai svolto quell’attività, di almeno otto mesi, per poter accedere ai corsi per professionisti uefa A e uefa pro (una violazione dei bandi d’ammissione) e, circostanza ancor più grave, neppure parrebbe aver versato la quota di partecipazione ai medesimi corsi (dell’ordine di svariate migliaia di euro). È ancora, Serappo, colui che (insieme con altri colleghi) ha denunciato il vice presidente dell’aiac, Luca Perdomi, per aver svolto i corsi di aggiornamento on-line della sua licenza uefa B ma senza aver versato neppure la quota del bollo annuale (dovuta al settore tecnico) per svariate annualità, sedendo poi, disinvoltamente, addirittura in consiglio federale…

 

La denuncia contro Savarese

È sempre Serappo, colui che ha portato alla luce il comportamento, incancrenitosi negli anni, di Biagio Savarese, che accettava regali “troppo” importanti, a carico degli allievi dei corsi allenatori. Ed il gruppo Campania aiac non vigilava (figuriamoci…). È sempre Serappo, colui che ha denunciato Uliveri, che, come dirigente federale non potrebbe allenare e che, invece, siede sulla panchina del Pontedera femminile, e che si permette di ricoprire il ruolo di direttore della scuola allenatori, contemporaneamente a quello di presidente nazionale dell’aiac (con quella conseguenziale auto-nomina, della quale s’è riferito in precedenza)!

 

L’espulsione dall’aiac

Ora, o siamo di fronte ad una scheggia impazzita, o ad un giovane coraggioso ed irrefrenabile. Sia come sia, si sussurra che, in Campania, la sua terra, ma anche in ambito nazionale, sono già tanti, gli associati che ne apprezzano le azioni. Ma vuoi vedere che, per moralizzare il calcio italiano, sempre più invertebrato, dobbiamo chiedere di nuovo l’istituzione del servizio militare? O, forse, più semplicemente… che ci vogliono i militari? Nel frattempo, si direbbe per puro spirito di ritorsione, Serappo è stato “espulso” dall’aiac. Una medaglia al valore… Ma si vedrà, come andrà a finire…

 

Il gruppo Lazio

Nel Lazio, il gruppo regionale, da pochi anni, ha un nuovo capo: Sergio Roticiani. Ma non son tutte rose e fiori. In realtà, l’humus è abbastanza spaccato, soprattutto perché questo tecnico, che pure rappresenta quasi millecinquecento associati, sul suo territorio, non propone alcuno spunto critico, visto che Ulivieri gli affida le docenze ai corsi e soprattutto lo fa sedere nella commissione per il settore giovanile e scolastico… Anche il suo segretario regionale, tale Fabio Lozzi, è segretario al collegio arbitrale. Di conseguenza, come aspettarsi una qualsiasi vivacità, da costoro?

 

La Toscana di Ulivieri

Il presidente del gruppo Toscana è, invece, un mansueto, un accondiscendente: Luciano Casini è, un po’ per tutti, “il clochard”, per la sua abitudine di stanziare, praticamente  a tutte le ore, fuori della sede aiac, a Coverciano. Ma, d’altronde, perché mai dovrebbe dolersi, se in Toscana si annoverano, in quantità sproporzionata, i docenti del settore tecnico? Ci sono Donati, Sorbi, D’Arrigo e Melani, che è stato il vice di Ulivieri a Cagliari alla fine degli anni Novanta ed è quello che, guarda caso, ha preso il posto di Savarese, non appena quest’ultimo è stato (provvisoriamente?) scaricato. In Toscana, ci sono, altresì,  Allegri e Sodi nel consiglio direttivo (oltre a D’Arrigo) e c’è qualche delegato federale, con la sede centrale a pochi passi… In questi casi, il silenzio è d’oro…

 

Il Friuli Venezia Giulia

E figuriamoci se si lamenta il Friuli Venezia Giulia, dove il presidente è tale da sempre… Dante Cudicio, sistematicamente presente in consiglio federale, o ai tavoli delle commissioni varie, che si istituiscono in seno alla figc e alle quali anche aiac deve partecipare, è un avvocato al quale piace da matti apparire e che ha, nel contempo, scarsa familiarità con il fare, fatta eccezione per i tavoli di lavoro (de che?), ai quali s’è seduto… Dovrebbe essere un cultore della legalità, eppure qualche mugugno di questi giorni, pur a denti stretti, segnala che sia stato designato al tavolo della commissione per le carte federali senza passare, preventivamente, per il placet del consiglio direttivo.

 

L’Umbria e Vossi

Non che il Cudicio sia l’unico, sia chiaro! In aiac c’è un altro avvocato che va per la maggiore, tale Vossi da Perugia, candidato alle prossime elezioni della città, in una lista rossa, conforme all’estrazione politica di Ulivieri. Vossi siede alla commissione per la riforma dei campionati, ma si dice che mai il consiglio direttivo lo abbia designato, in perfetto stile da politburo sovietico… E meno male che Perdomi, Cudicio e Vossi sono uomini di legge e che dovrebbero ben conoscere i doveri, ai quali sarebbero tenuti…

 

Commissario aiac a Cremona

Questo Vossi è anche, ad esempio, il (lautamente compensato) commissario del gruppo provinciale di Cremona dove, da più parti, si parla, ridacchiando, del locale presidente, tale Volpi, autoproclamatosi presidente onorario (carica inesistente). Ma non sarebbe molto più pratico designare un commissario lombardo?

 

Il potentissimo gruppo Lombardia

E già, ma il gruppo regionale, pur potentissimo, che fa, dorme? Si, dorme: e della grossa… Luigi Tosi è il presidente del gruppo Lombardia, quello che è un’aiac nell’aiac, con ben dodici delegati alle elezioni per il rinnovo delle cariche associative e una consistente quota parte del 10% dell’assoallenatori nazionale. La Lombardia ha un consigliere nazionale (Barisoni) ed un improbabile amministratore delegato (Bazzoni) dell’aiac service (la cassaforte degli ulivieriani)!

 

La segretaria…

Si dice che codesto Tosi abbia una segretaria (pagata da aiac), non propriamente molto ferrata su alcuni aspetti inerenti gli adempimenti degli allenatori, soprattutto in merito agli obblighi di questi nei riguardi dell’albo del settore tecnico e per il rinnovo delle licenze, tanto che da questa sponda sembrerebbe aver preso le mosse la vicenda del Perdomi. Ma non sarebbe stato preferibile sostentare un allenatore senza squadra e senza stipendio (magari a rotazione), piuttosto che tirar dentro sempre un “amico degli amici”?

 

Ruggero Ricci e l’Emilia-Romagna

Clamorosa è, poi, l’ultrarossa Emilia-Romagna, il cui presidente è il frastornato Ruggero Ricci, neppure poi tanto stimato, perfino da quelli che l’hanno votato! Sempre meglio, però, del suo predecessore, tale Daniele Bortolotti, che aveva la cattiva abitudine (ma se questi sono gli esempi…) di prendersi qualche anticipo dalla cassa regionale (sembra che esistano addirittura dei documenti autografi, che testimonierebbero il tutto) e che poi è stato anche assunto nientemeno che a Coverciano.

 

Bortolotti fortunato

Bortolotti è stato senza dubbio un fortunato. Pensate al suo collega di Modena, che per pietas non nomineremo. Costui, nel luglio del 2015, beccato, purtroppo si tolse la vita. A dimostrazione che, anche nell’aiac, qualcuno con il senso della dignità e del decoro, sia pure ex post, evidentemente esiste…

 

Il gruppo Veneto

In Veneto, il presidente è Luciano Genovese, anche lui di lunghissima militanza, descritto come sostanzialmente positivo, anche se non particolarmente coraggioso. S’è addirittura ritrovato un consigliere nazionale dei dilettanti (il militante leghista Mauro Pollini) e un ex consigliere nazionale, sempre in quota dilettanti (Giancarlo Murru), entrambi ammessi al solito, mitico corso ad inviti,  per diventare professionisti, con il piccolo particolare che entrambi sono membri dell’organo di vigilanza dell’aiac…  Meno male che, quando c’è da calmare una burrasca, il voto di Genovese, pro-Ulivieri, non manca mai!

 

La Liguria ed il presidente incollato alla poltrona

In Liguria, il presidente, anche qui oramai ossidato, o incollato, alla poltrona, è sempre lo stesso: Ugo Maggi. Ma la piccola Liguria esprime appunto uno dei profili, ad oggi, più imbarazzanti per l’associazione, quel Perdomi, di cui s’è lungamente riferito. A proposito, uno che l’ha combinata grossa (Perdomi), senza neppure chiedere scusa o… perdono, siede, con nonchalance, al tavolo della governance di figc ed è consigliere alla federcalcio servizi s.r.l., presieduta dall’inconsapevole Sibilia… Tutto torna, vero, Gravina? Inoltre, la Liguria vanta il presidente del collegio di garanzia, un avvocato tranquillo, “allineato e coperto”, tale Simone Mariani, decisamente anche lui prono alle indicazioni che gli pervengono da Ulivieri, Perdomi, Ragonesi, Savarese & compagnia… non allenante, per bastonare, a puntino, chi invece abbia la schiena dritta e non si attenga alle direttive dello zar.

 

Un consesso ben poco commendevole

Un consesso altamente improbabile, codesto collegio di garanzia, all’interno del quale ci sono anche un sardo, Paolo Busanca (dimessosi e poi ritornato all’ovile, per indecifrate ragioni), e un siciliano, l’ex presidente di aiac Palermo, Piero Alosi, un altro che sembrerebbe non essere in regola con i pagamenti dell’albo del settore tecnico, per svariate annualità. Ma, dico, soggettini di tal genere dovrebbero giudicare?

 

Chiudiamo in bellezza

Chiudiamo con la Sardegna, terra di uomini spigolosi ed orgogliosi, abituati a fronteggiare marosi e tempeste. La regione della Brigata Sassari e, quindi, capace di fronteggiare i rischi di battaglie aspre. I sardi sono tutti unitissimi e fedeli al locale presidente Angelo Agus, che si batte leoninamente per un’aiac diversa, anche criticando apertamente l’associazione, per via dell’inconsistenza della politica nazionale. Di Agus si parla come di un dead man walking, tenuto presente il dichiarato, antico vizietto di Ulivieri di spegnere, a qualsiasi costo, il fastidioso vento contrario sardo…

 

La Brigata Sarda

Il problema, per Ulivieri, è che quelli della Brigata Sassari non solo sanno cantare uno dei più belli inni militari (il Dimonios), ma sanno anche affrontare, con coraggio e consapevole competenza, le battaglie e le avversità. Vuoi vedere che, prima o poi, a dover soccombere tocchi proprio all’armata sconclusionata di via D’Annunzio, cioè all’aiac? Anche perché, come recita l’ultima strofa di questo meraviglioso canto militare (“Sa fide nostra / no la pagat dinari. Ajò, dimonios!
Avanti, forza, paris!”.
Ossia: “La nostra fedeltà
è inestimabile. Andiamo, diavoli! Avanti, forza, tutti insieme!”.

 

Aiac, o Alcatraz

L’associazione italiana allenatori calcio odierna sembra, insomma, l’isola di Alcatraz dei bei tempi andati. Nel suo seno, infatti, sono concentrati e vivono “soggettini approssimativi ed improbabili”, prestati al mondo dell’italico pallone, con Gravina che raccoglie oltre il 97% di preferenze e non se la sente di intervenire, per estirpare questa patologia. Certamente, aiac dovrebbe avere il coraggio di cambiare le carte in tavola, al suo interno, da sola, procedendo all’auspicata pulizia, disinfestazione, igienizzazione. Tuttavia, una mano gliela si potrebbe anche dare prima che la musica riparta e i soliti noti ricomincino a danzare, con la propria sedia sotto il braccio, in attesa del nuovo incarico… In fondo, il 2020 è proprio dietro l’angolo!

 

Le nuove associazioni, degli arbitri e degli allenatori, boicottate da Tavecchio

Un’annotazione a sigillo: resosi conto della realtà dell’associazione allenatori ulivieriana e di quella arbitrale nicchiana, Pastore s’era attivato, con i suoi eccellenti delegati assembleari. I quali, non a caso, non erano di certo infermieri, o custodi di campi sportivi, con tutto il rispetto per codeste due categorie, utili, ma non proprio rappresentative…

Ebbene, il presidente ottenne, con i suoi delegati, non solo l’approvazione, in assemblea di lega dilettanti, del documento che proponeva l’istituzione delle nuove associazioni, ma perfino la firma di ottantasette delegati nazionali su novanta, sempre nell’ambito della lega dilettanti, ai fini, per l’appunto, dell’istituzione delle due nuove associazioni.

Per quest’ultima, fu anche predisposto uno statuto, assolutamente innovativo e democratico, a cura di Lello Di Pasquale, Enzo Troiano, Gigi Sorianiello, Enzo Simonelli, Enzo Buonocore e tanti altri allenatori campani, che avevano anche divulgato l’innovazione in tutta Italia. Impegnandosi, nel rispetto di un correttissimo, ma inusuale principio etico, a non assumere cariche, all’interno della costituenda, nuova associazione.

Ebbene, come tutte le iniziative serie e di principio, Tavecchio finse di appoggiarle, le nuove associazioni arbitrale e degli allenatori, ma, in realtà, le osteggiò. Anti-democraticamente. Forse, per sacro terrore di Nicchi ed Ulivieri. Nonostante, come sottolineato, l’approvazione assembleare e le ottantasette firme su novanta.

Tavecchio come Cosimino il paladino (della democrazia)… Che non convocò mai l’assemblea elettiva campana per il 4 luglio 2016, pur richiesta, formalmente, da quasi il novanta per cento delle società. Perché quell’assemblea l’avrebbe mandato a casa, ignominiosamente, il commissario Sibilia. Ma questo è il legname…

 

La lezione del Foggia

Il TAR del Lazio, con la sua sospensiva, concessa al Foggia, ha impartito, indirettamente, una lezioncina anche alle derelitte società campane, obbligate a dei play-out aggiuntivi, che non stanno né in cielo, né in terra. Se qualche società campana (magari, tutte e dodici insieme: ma, purtroppo, tremano dal terrore e bisogna pur capirle) ricorresse al TAR del Lazio, magari dopo aver esaurito i gradi preliminari di giudizio, Sibilia e lo spocchioso (ma de che?) Barbiero verrebbero triturati… Ma, per esser chiari, le società campane sono ancora in tempo. Anche dopo la disputa delle gare, per le quali han subito quel po’ po’ di intimidazioni, di blandizie, di promesse indebite, di garanzie a fantasia.

 

Il primo che sarà assunto dal generoso (con i soldi altrui) Cosimo rischiatutto Sibilia

Il primo soggettino che sarà assunto, su delibera, improvvida e pericolosissima, del futuro consiglio direttivo errichielliano (se ci arriveranno, ad essere “eletti”, “capisci a ’mme!”) sarà Mario Pacifico, l’ennesimo arbitro, ossia incompetente di calcio giocato. Con grande giubilo, si suppone, dei vari Modugno, Imperiale, Gioia & compagnia aspirante. Una quindicina di soggettini. Il comitato s’è trasformato in ente erogatore di redditi federali e di sistemazioni lavorative. Che fine, al di là della solidarietà umana per chi non ce la fa. Ma può mai essere giusto, che risolvano i loro problemi, lavorativi ed economici, a spese delle già stressatissime e spompatissime società campane? In tutto questo, non emerge alcun reato? Lo chiediamo, ovviamente, all’autorità giudiziaria. Altro che al “Caro Peppino”…

  1. CONTINUA