Calcio malato: I disastri sportivi di Sibilia. Venerdì il giorno-verità per Vecchione. Riesumata la salma dell’ultrà juventino Bucci: una svolta? – PUNTATA N. 48

Premessa major: Cosimo Sibilia, di certo, non appartiene, né mai apparterrà (neppure post mortem), alla storia del calcio. Ci mancherebbe anche, che soggettini del genere fossero considerati adeguati ad essere tenuti in conto sotto il profilo storico. Al massimo, Cosimo Capiluoghi Sibilia entrerà in qualche dettaglio di cronaca. E staremo a vedere in che senso e di che genere. Premessa minor: nel frattempo, in questi tre anni e mezzo della sua irruzione, sulla scena del calcio, prima regionale, poi, solo grazie alle due rovine dello sport italiano, Malagò e Tavecchio (ma tu guarda…), addirittura nazionale, i risultati, i prodotti, gli esiti sibiliani sono stati, semplicemente ed assolutamente, catastrofici. D’altro canto, Cosimino l’occhiolino si era catapultato, da una postazione di lungo agguato (come testimoniato dal pizzino di Salvatore Colonna, il cui testo integrale è stato pubblicato in una precedente puntata), soltanto quando, il 14 aprile del 2016, s’era ormai accertato della sanzione sportiva inflitta, manco a dirlo, in modo molto, ma molto discutibile, al suo “nemico”, per Sibilia insuperabile, ad armi pari: Enzo Pastore.

Analisi sommaria dei disastri sibiliani

In un’estrema sintesi: quattro bilanci annuali, del comitato campano, mai pubblicati. Un deterioramento della situazione economico-finanziaria del comitato, che perfino il tremebondo e, paradossalmente, cauto / isterico Salvatore Gagliano definì pubblicamente, sul suo profilo Facebook, “a dir poco catastrofica”. Una moria impressionante di società della lega dilettanti. Un fuggi fuggi delle società del settore giovanile, per la prima volta dopo quarant’anni, verso le sponde degli enti di promozione sportiva, diventate perfino più accoglienti di quelle del comitato campano…

 

I promessi risparmi, trasformatisi in tanti cavallini di Troia, e il trucchetto dei dieci euro in più sul premio assicurativo…

I risparmi, i virtuosi “contenimenti delle iscrizioni”, i regali alle società nuove affiliate (provvedimento illogico e scorrettissimo, in quanto punitivo della fidelizzazione: ma Cosimino non lo sa…), poi quasi dissoltisi, le divise da gioco mai consegnate, il dieci per cento in meno sulle iscrizioni, tradottosi in puntuali incassi coattivi da metà campionato in poi… La rinnovazione (con un euro di appesantimento per ogni movimento di calciatori, equivalente a centinaia di migliaia di euro, in proiezione nazionale: ne parliamo proprio nel corso di questa puntata…), del contratto assicurativo dei calciatori dilettanti, quello del cosiddetto scandalo Tavecchio, testualmente ripetuto da Sibilia… Il misterioso (per modo di dire: ne abbiamo riferito nelle precedenti puntate, con dovizia di particolari) aumento, dai ventinove euro a tesserato, preannunciati sul comunicato ufficiale del comitato campano, ai quasi quaranta effettivamente addebitati, a sorpresa, nel cosiddetto estratto conto della segreteria federale, puntualmente inviato, a mo’ di sgradita sfogliatella, a tutte le interdette società del comitato… Lo scandalo assicurativo è stato raccontato dal segugio Giacomo Amadori, in quattro giornate,  o frazioni, pubblicate sul quotidiano di Maurizio Belpietro, “La Verità”. Con una successiva, quinta puntata, riservata, senza nominarlo, a Cosimo Sibilia, che aveva firmato il medesimo contratto assicurativo…

 

Lo spaventoso incremento dei costi del tesseramento giovanile… l’esercito degli aspiranti all’assunzione… avanti c’è posto!

Gli oneri, insopportabili per le società, del tesseramento dei calciatori del settore giovanile, che, ormai, sfiora i venti euro ad unità (uno dei motivi che massimamente hanno determinato la predetta fuga, o esodo biblico). Una pletora di soggettini, in posizione di dubbia legittimità, in quanto mai assunti (finora…) dal datore di lavoro, che poi è sempre Sibilia (in attesa del momento propizio per fare il gran colpo), e tuttavia remunerati, mensilmente, a spese delle società: una sorta di piccoli personaggi para-abusivi, impegnati in una struttura periferica della federazione calcio. Una delibera (una sola?) accertata dalla giustizia ordinaria come falsificata dal segretario Vecchione, secondo la circostanziata accusa dell’acutissimo Pubblico Ministero, Dott. Danilo De Simone. Una spremitura delle società incessante, a ritmi mozzafiato e soffocanti: autenticamente strozza-calcio…

 

L’irresponsabile rinuncia ad un vero responsabile amministrativo, per far posto e remunerare tale Carmine Zigarelli

Un soggettino, Carmine Zigarelli, produttore di pasta fresca nell’azienda di famiglia ed assistente parlamentare di Cosimo Sibilia, utilizzato in seno al comitato campano, sine tituolo, quale responsabile amministrativo di fatto. Un sovrano, sublime atto d’incoscienza sibiliana, questo di Zigarelli al comando della contabilità, in un comitato regionale devastato dalle appropriazioni indebite, confessate proprio dal precedente responsabile amministrativo, Domenico Cerbone… Un clima vessatorio, pesante, da caccia alle streghe, in seno al comitato dei veleni e dei tradimenti (unico esempio, per non appesantire il discorso: tre componenti dello staff burocratico trasferiti in altra sede, per verosimili, inique finalità punitive e sanzionatorie).

 

Il mistero di Vecchione

Il segretario Vecchione avvolto dal mistero: prima destituito, poi resuscitato, ad onta dell’inquietante accusa penale (non di certo a cura  della patetica giustizia sportiva, che, a distanza di tre anni dal misfatto, ancora fa una piega…) di “falsificazione, in concorso con persone allo stato non ancora identificate”, della delibera sul ritiro dal campionato della Juve Pro Poggiomarino. Nella puntata n. 47 era stata rinviata al turno calcistico odierno la trattazione.

 

Attenzione: nella puntata n. 47 è stata rinviata la trattazione di due aspetti: i motivi della sostituzione Vecchione / Cilio e, poi, del recupero di Vecchione. Quanto ai motivi della persecuzione, da parte di Sibilia (mal glien’è incolto, al molto mal consigliato Cosimino…), dei giudici sportivi, avv. Gaetano Annella, avv. Filippo Pucino, avv. Gianluca Barbato & compagnia giudicante, siamo costretti a rinviare ancora, per via delle numerose, sopravvenute attualità.

 

Dalla puntata n. 47 del 30 marzo 2019

Procederemo, di seguito, ad un utile riepilogo di quanto sottoposto all’attenzione dei nostri affezionati lettori nella precedente puntata. Prenderemo le mosse dalla triste constatazione delle performance negative della cosiddetta giustizia sportiva. Cominciammo, nella puntata precedente, dall’assoluta noncuranza, dall’agghiacciante immobilismo della procurella (piccola procura) federale, “ai motivi veri, non quelli di comodo, che hanno indotto il comitato campano, a palese danno della figc e delle società della Campania, a chiedere il dissequestro degli hardware, del quale Calcio malato ha già relazionato nella sua quarantesima puntata. O, magari ancora (ma è chiedere troppo: si toccherebbero i fili ad alta tensione degli interessi di Cosimino), le ragioni, ovviamente anche in questo caso quelle reali, che determinarono la misteriosissima sostituzione di Andrea Vecchione e l’ancor più misteriosa e cupa sua resurrezione”. E ci ripromettemmo (garantendolo ai lettori) che ci saremmo ritornati su. Eccoci.

 

Giorno verrà…

Il momento s’attaglia alla rievocazione, certamente indegna, considerato l’ambito di approdo (lo squallore del comitato campano della gestione commissariale), dei nobili, aulici versi di Vincenzo Monti, il famoso traduttore dell’Iliade di Omero: “Giorno verrà, presago il cor mel dice… / Verrà giorno che il sacro iliaco muro / e Priamo e tutta la sua gente cada…”.  Quando verrà il giorno della rovinosa caduta, presagito dal “prode Ettorre” (e sarà a breve, secondo il nostro modesto fiuto di giornalisti d’inchiesta), sarà il momento di una rigorosa analisi in retrospettiva. Ebbene, non sarà facile ritrovare il bandolo della matassa, per poter sgrovigliare l’intricato garbuglio, fatto di troppe vicende torbide. Perché i guai, le rogne, la melma, le paludi al plurale (ma non più quelle della Strettola, Sant’Anna, che simboleggiava una sede del comitato comoda, paradossalmente semi-abbandonata, per andarne a fittare due, anguste come mastrilli, per una boccata d’ossigeno al comproprietario Felicio De Luca) sono davvero inestricabili e non ricomponibili in un ordine agevolmente comprensibile.

 

L’agghiacciante giustizia sportiva

Incluse, nel conto, le agghiaccianti lacune di una giustizia sportiva, inattendibile oltre i limiti della disinvoltura estrema: si legga, al riguardo, solo a titolo meramente esemplificativo, la precedente puntata di Calcio malato. Emergeranno, altresì, in quel giorno, ormai imminente, tanti miasmi,  tante vicende maleodoranti, tanti personaggiucoli di infimo profilo… Tutto il marciume, insomma, è davvero ciclopico, affastellato, stratificato…  Niente da osservare, procurella (piccola procura) federale? Ma lei sene stia tranquillamente inerte, “Caro Peppino”: ci sarà ben qualcuno, molto più autorevole, che ci penserà e provvederà alla bisogna…

 

Il flashback

Tra qualche tempo, quando si valuteranno, attraverso un “infinito flashback”, tutte queste situazioni opache, ambigue, impressionanti, non si potrà che ribadire quel che tanti analisti ed osservatori neutrali stanno, da tempo, registrando. Ossia che, per una sequenza, a mitraglia, di negatività del genere, ci volevano solo i Cosimo Sibilia, i Felicio De Luca, i Lucio Giacomardo, i Massimo Costa, i Luigi Barbiero, gli Alberto Pacifico, gli Andrea Vecchione,  i Salvatore Gagliano, gli Alberto Ramaglia (incredibilmente candidato, come leggerete, in questa puntata, a Sport e Salute… Oh, my God!), gli Errichiello, le Tambaro, gli Zigarelli, i Pasquariello, gli Iovino, i Tarantino, i Vigliotta, i Giovanni Esposito, gli improbabili delegati assembleari (tale Alfano, addirittura tale Antonio Inverso, detto Caciotta: sintesi, Inverso & compagnia insignificante), i padri e figli (Domenico Giulio Iacoviello e, di nuovo, il sullodato Pacifico, noncurante della sua posizione soggettiva di grave conflitto d’interesse…), i disinvolti percettori del reddito federale (Vincenzo Faccenda) e tanti altri ancora, che, per ora, non vale neppure la pena di nominare…

 

Le storture della giustizia sportiva campana

Nella scorsa puntata, come si faceva cenno, abbiam dovuto, con profondo rincrescimento, prendere e dare atto, pubblicamente ed in particolare, delle storture, davvero oltre i limiti del sopportabile, della giustizia sportiva di secondo grado del comitato campano (e non ne parliamo, di quella di primo grado…). Disinvoltamente, spigliatamente, inverosimilmente, il cosiddetto tribunale federale territoriale non fa che sparacchiare sentenze a casaccio, senza logica, senza senso, senza un minimo di coerenza. Basti, al riguardo, la comparazione (davvero da arrossire…), già puntualizzata da Calcio malato nella precedente puntata, tra le sanzioni inflitte a carico della Promotion Soccer e quelle appioppate all’Assocalcio Terzo Tempo. Non ci torneremo oltre, perché la vicenda è stata già sviscerata nei minimi particolari.

 

La torbida questione della sede del comitato

Senza dire della torbida questione della sede del comitato, scomparsa nel nulla, a Roma, mentre era stata acquistata esclusivamente con i soldi delle società campane… Certo, questo ignoto liquidatore della Calcio Campania Immobiliare, rag. Massimo Corciulo, s’è assunta una terribile responsabilità, con le disinvolte operazioni che ha eseguito e portato a compimento (per ora: vedremo…). Evidentemente, le problematiche giudiziarie del comitato campano, dell’era del commissariamento, non bastano ancor, a mo’ dei moniti paterni alla sventurata Gilda del “Rigoletto”…

 

La democrazia assembleare calpestata

Abbiamo lasciato per ultimo, non a caso, in questa deprimente rassegna, uno degli aspetti, che sarebbe, invece, di massima rilevanza: quello della democrazia assembleare che, con Cosimo (l’interlocutore) Sibilia, è precipitata sul fondo degli abissi oceanici. D’altronde, che dire: Sibilia e Massimo Costa (con Ludovico Feole e Piero Di Cristinzi), ai loro esordi al proscenio del comitato campano, fecero quel che fecero. Ovvero, alterarono l’esito delle votazioni assembleari, il 1° dicembre del 1990. Costa, poi, ha recidivato l’impresa, alle primarie napoletane del Partito Democratico, come Calcio malato ha già riferito nelle precedenti puntate. Cosa vuoi di più, dalla vita? Un amaro lucano, be’, proprio no: il suo disinvolto, eterno presidente, Piero Rinaldi, sopportato, non si comprende per quali insondabili motivi, dalle inerti società della Basilicata, era coinvolto fino al collo, nella torbida e cupa vicenda delle irregolarità ed illiceità dell’assemblea del comitato lucano, sulla quale, prima o poi, ritorneremo…

 

Ma torniamo alle “esemplari” ed istruttive vicende sibiliane

Due esempi, al riguardo: il primo è quello delle elezioni dei sullodati delegati assembleari (a dicembre del 2016), finalizzate ad eliminare dalla scena politico-sportiva quei rappresentanti delle società, che a Sibilia offrivano solo la garanzia… di non digerirlo… Quell’assemblea fu marchiata dalle accuse, documentate, della società Castelpoto al soggettino Domenico Giulio Iacoviello. Una vicenda lasciata disinvoltamente evaporare dalla procurella (piccola procura) federale… Il secondo esempio è quello delle elezioni del presidente e dei consiglieri (dicembre 2017), ancora avviluppate nelle nebulose di un mistero cosmico, che solo la giustizia ordinaria potrà liberare dai veli.

 

Il “caso” delle deleghe pro Massimo Costa

A cominciare, per limitarci ad un solo esempio, dall’aspetto inquietante, impregnato di ambiguità, delle deleghe raccolte (democraticamente?) per Massimo Costa e trasferite ad altro soggettino. Come testimoniato dal pentito Salvatore Gagliano, sul suo profilo Facebook: una denuncia pubblica, che la solita, incorreggibile procurina (la procura piccolina) federale ha finto di non leggere. Perché, che volete farci, così è, questo ente, inquirente e requirente ad intermittenza, a din don: oggi sì, domani no… A proposito: a quando, il preannunciato (da Sibilia) procedimento disciplinare sul groppone di Gagliano? Se n’è dimenticato, Cosimino? S’è distratto un attimo? O ha ritenuto motivo di prudenza e di cautela evitare accuratamente di scoperchiare un vaso di Pandora troppo ripieno e colmo di miasmi tossici?

 

La vergogna dell’assemblea del 4 luglio 2016, mai convocata dal disinvolto Sibilia…

Ancora: l’indecorosa vicenda, anti-democratica per antonomasia, dell’omessa convocazione (ad opera – e ti pareva… – dell’iper democratico Sibilia) dell’assemblea elettiva, chiesta da quasi il novanta per cento delle società campane per il 4 luglio 2016. Quell’assemblea marchiata a fuoco dalla falsa dichiarazione della prof.ssa Tania Mastellone, cognata di Felicio De Luca, da lei sottoscritta per consentire a Sibilia di corredare la propria indecorosa opposizione alla democratica istanza della quasi totalità delle società. Con il piccolo particolare che si trattava di dichiarazione non corrispondente al vero… Con la disinvolta prof.ssa Mastellone che funge da vice-centralinista al comitato e, perfino, da responsabile del calcio femminile. Ovviamente, senza essere stata eletta. Ovviamente, dopo una sentenza della corte federale d’appello, che la svergogna per quanto appena segnalato… Ovviamente, con Sibilia che se la tiene cara cara, al comitato, dopo quel po’ po’ che la spigliata Tania ha combinato…

 

Salvatore Gagliano, presidente per nove mesi (la gestazione di una bella bimba…)

Andando avanti (o indietro, a seconda dei gusti), ,la solenne vergogna che, a soli nove mesi di distanza dall’assemblea elettiva (un record di permanenza minimale, in una presidenza già nata indebita, non solo per conflitto d’interessi di un candidato che era stato vice commissario del comitato…), Salvatore Gagliano fu brutalmente defenestrato, a mo’ dei quattro, quasi analoghi (tranne le enormi differenze storiche e di valenza dei personaggi), storici eventi di Praga… Proseguendo, l’ultima assemblea elettiva del comitato campano è stata dichiarata nulla, per mancanza del numero minimo di presenti: un’onta indicibile, per Cosimino lo strizzolino…

 

Ma che altro ancora c’è?

Per non dire dei presunti problemi di altra natura, dei quali si bisbiglia in giro, a proposito di qualcuno tra gli aspiranti candidati alla presidenza del comitato… Negli States, a Cosimo (l’interlocutore) Sibilia si attaglierebbe, senza alcun riguardo, il motto: “Ma tu, da quest’uomo, compreresti un’auto usata?”. In Italia, una Nazione bizzarra, singolare, incredibile, Sibilia l’han fatto, oltre che onorevole (con remunerazione incassata in toto, ma con impegno istituzionale nei ritagliucci di tempo…), vice presidente vicario della figc, presidente della lega dilettanti, presidente del consiglio d’amministrazione della federcalcio servizi s.r.l., nonché coordinatore del tavolo (da osteria?) della giustizia sportiva.

 

La foto-immagine di questa puntata

Quel tavolo, simbolicamente raffigurato nella foto a corredo di questa puntata n. 48. Che è tratta, per giocarci un po’ su, dal magistrale film di Renzo Arbore, nelle insolite (per la seconda volta, dopo Il Pap’occhio) vesti di regista cinematografico, intitolato “FF.SS. – Cioè: che mi hai portato a fare sopra a Posillipo, se non mi vuoi più bene?”. Al fine che sia ben chiaro un aspetto, che non può essere sottaciuto: ma quale sarebbe, di grazia, la competenza di Cosimo Capiluoghi Sibilia, in tema di giustizia sportiva? Ed un altro ancora: si vuole, forse, che Cosimino lo strizzolino domini gli organi di giustizia sportiva, per proseguire nella sua opera anti-democratica, della quale Calcio malato ha fornito ampia, esauriente, spaventosa documentazione, che, già sa sola, dequalifica irrimediabilmente la federazione calcio e la lega dilettanti?

 

Gravina e procura federale: che facciamo?

E Gravina, cosa fa? Che aspetta? Che dapprima emergano problematiche non risolvibili, per poi applicare un’improbabile, tardiva, insignificante toppa? E la procurella (piccola procura) federale, tanto per cambiare, quando si tratta di Cosimino l’occhiolino Sibilia, si trasformerà in una e trina, per poter conformarsi, almeno sul piano delle entità numeriche, alle proverbiali tre scimmiette? Attenderà, in altri termini, che agisca – come sempre, con ben diversa serietà e credibilità, nonché per prima, d’anticipo…la giustizia ordinaria?

 

Ma, per chi attende sempre, dietro l’angolo ci sono le dimissioni obbligate…

Se così sarà, per Gravina e per i cosiddetti capi della procurina (la procura piccolina) federale, ci sarà, però, una scelta obbligata: le dimissioni. Immediate. Senza se e senza ma. Senza condizioni! Quanto a Cosimino, per quanto ipertrofico sia il suo io, il suo ego, la sua forma mentis, il suo DNA, gli piaccia o gli dispiaccia la realtà che si sta profilando minacciosa all’orizzonte, se ne faccia una ragione e prenda atto di aver clamorosamente, inappellabilmente, catastroficamente, fallito ogni suo obiettivo. Ogni suo proclama. Ogni sua millanteria. E di aver, anche, perso quella sua superstite, minimale quota di credibilità, da parte di chi non lo conosceva bene. Coinvolgendo, in questo suo immane, duplice tracollo (di risultati e di immagine), anche la federazione calcio. La quale non è certamente immune da responsabilità. Meritava, quindi, la fine che si appresta a fare: di un ente inetto, che, per inveterata tradizione, predilige attendere che la casa gli crolli addosso. Ma lo meritava e merita, la figc, in seconda battuta. La prima, quella, appartiene, di diritto, a Cosimino.

 

Il completamento dell’analisi della scorsa puntata

Ritornando alla sostituzione di Vecchione con tale Marco Cilio, si sappia che, per confessione degli stessi federali, risulta documentato che codesto soggettino non poteva fare il segretario del comitato campano… Complimenti, per l’estrema disinvoltura… Il mistero glorioso è: Sibilia solleva dall’incarico l’inadeguato Vecchione. Ma non lo solleva per incapacità. No: lo sostituisce con il giovanottino Cilio, dipendente in forza ai Monopoli di Stato. Quante ore al giorno, sostava al comitato Cilio? Come, quanto e da chi veniva pagato? Vecchione, però, di fatto continuava a fare il segretario. Nell’ombra. Con la compiacenza del non troppo volenteroso Cilio. Ma come avrebbe potuto, Cilio, fare il capo degli uffici, se di quegli uffici non faceva parte? E, se Cilio era senza titolo, tutti gli atti pubblicati, a sua firma, sui comunicati ufficiali, non hanno alcuna valenza? Alcun valore? Alcun significato giuridico, né sostanza? Che facciamo, azioniamo la macchina del tempo ed annulliamo, per via delle irresponsabilità di Sibilia, un anno intero di attività sportiva dello sciagurato comitato campano? E, poiché le società sono certamente incolpevoli, se non innocenti (beh, proprio innocenti no: Sibilia l’hanno comunque tollerato…), chi puniamo? Sibilia? Procura federale, se ci sei (ma non ci sei, ben lo sappiamo), batti un colpo…

 

E siamo all’atto del ripristino, mai motivato, di Vecchione come segretario

Poi, Vecchione viene recuperato nel ruolo di segretario. Che cosa è successo, nel frattempo? Ebbene, poiché venerdì prossimo sarà un giorno cruciale, in tutta la vicenda del nefasto commissariamento del comitato campano, attenderemo gli sviluppi dell’udienza. Con un quesito, che vale la pena esplicitare: se il 5 aprile Vecchione sarà rinviato a giudizio, che farà, la lega dilettanti, datore di lavoro di Vecchione? Lo licenzierà? Lo sospenderà dal servizio? Se ne straimpiperà? Cosa farà? S’inventerà, Giacomardo, un’altra genialata, modello tabulato dei tesseramenti, proprio nell’era della pre-dematerializzazione?

 

Bollettino parrocchiale n. 10

Ed eccoci alla puntuale rubrichetta, immancabile in ogni puntata, del bollettino parrocchiale. Una fonte inesauribile di comicità. Come le vignette comiche, incessanti e copiose, che provengono dalla giustizia sportiva del comitato campano. Ma, questa volta, niente risvolti comici. Purtroppo, solo tragicità. Drammaticità. Con qualche rivolo, appena visibile, giusto giusto percettibile, di involontaria comicità (quello, evidentemente, non manca proprio mai, nel comitato sibilian-barbieriano). Parleremo dell’euro aggiuntivo, che viene prelevato, oltretutto, alla fonte, all’origine, come fanno (ancora oggi, nel 2019) i sindacati, per la loro quota sugli stipendi. Verificheremo, insieme, l’assoluta assurdità dell’obolo, l’ennesimo, da conferire obbligatoriamente, senza neppure fiatare, alla lega sibiliana.

 

Eppure, ora siamo in piena “dematerializzazione”…

Deve premettersi che, dal 2018/2019, è iniziata la fatidica era della dematerializzazione. Strombazzata come grande rivoluzione, come straordinario passo in avanti. In realtà, si tratta, viceversa, di un obiettivo che è ancora da conseguire pienamente, in un’epoca nella quale perfino aziende modeste e di piccolo calibro l’hanno già centrato da anni ed anni. Poi, quando ne avremo il tempo, spiegheremo ai soloni della lega dilettanti ed agli sprovveduti reggitori provvisori del comitato campano quanti aspetti manchino ancora, per poter definire realizzata una vera dematerializzazione del tesseramento.

 

Il “portafoglio” del tesseramento

Dunque, nell’area riservata delle società del comitato campano (e, parimenti, di tutti gli altri comitati regionali d’Italia, dal più scalcagnato a quello meno disastrato), è attivo un cosiddetto portafoglio, che deve essere eternamente disponibile, per i prelevamenti di importi, da parte dell’insaziabile lega dilettanti.  Fino allo scorso anno sportivo (2017/2018), il modello (la cosiddetta lista di tesseramento, o di trasferimento) veniva stampato, timbrato e firmato dal presidente e dal calciatore, eventualmente dai genitori dei calciatori (se minorenni), nonché sottoscritto, nel caso di trasferimento, anche dal legale rappresentante dell’altra società.

 

Tocca sempre alle società pagare i conti…

Dopo la stampa ed i predetti adempimenti, il modello veniva o spedito al comitato, a mezzo raccomandata postale, o veniva recapitato a mano, o trasmesso a mezzo posta elettronica certificata. Quest’anno (2018/2019), si stampa (a cura ed a spese della società) il modello, se ne esegue  la scansione (sempre a cura ed a spese della società), indi si telefona al comitato, che accerterà che il mittente sia legittimato (attraverso il codice fiscale, un PIN di sei cifre, selezionato dal mittente, nonché la verifica elettronica, da parte del comitato, del numero di telefonino del mittente). Dalle enunciate operazioni viene fuori un numero di telefono del comitato, con il quale la società, per l’appunto, si mette in contatto, sempre dal telefonino legittimato a farlo. Con le descritte modalità, si completa l’operazione della cosiddetta firma digitale. Il sistema non consente l’esecutività dell’operazione, se non sono risultano depositati, preventivamente, ad esempio 15 euro per 15 modelli, quanto ai dilettanti, o circa venti euro per ognuno dei calciatori del settore giovanile da tesserare. Se ricordate, abbiamo fatto cenno alla procedura quando abbiamo riferito del caso del San Giorgio La Molara.

 

Una tassa in più, mai in meno…

Una tassa in più, quella dell’euro singolo per tesserato. Diritto fisso di segreteria, o come definirlo? La trovi Sibilia, una qualificazione. Ma il dato certo ed immutabile è che, per una stampa che è eseguita a cura e spese delle società, queste ultime debbano sobbarcarsi la tassa aggiuntiva di un euro a tesserato. Si considerino i trasferimenti (un euro a testa), i nuovi tesseramenti (un euro a testa), il tesseramento di calciatori svincolati (un euro pro capite), i prestiti (un euro a testa) & compagnia eurante. Totale nazionale, per la terribilmente esosa lega dilettanti: centinaia e centinaia di migliaia di euro in più di incasso, per la lnd. Una sorta di camorrìa, non corrispondendo essa ad alcuna spesa, anche di un solo centesimo, per la lega dilettanti. In più, ribadiamo, non in meno. Nell’era della dematerializzazione. Un’incongruenza, un’assurdità, un’indecenza. Una tassa indebita, sul groppone delle già esauste società. Ma tu vuoi vedere che era questo, il risparmio di un euro, che Sibilia aveva arditamente garantito? Certo, non è un risparmio, ma un onere aggiuntivo. Ma, almeno, ci si incomincia a capire qualcosa…

 

Una “camurrìa”

In attesa di rivoluzionare codeste metodologie oscurantistiche ed ultra-medievali, non si può che definirla, sicilianamente, una camurrìa, ossia, una “siccatura”. Che non è, però, solo un fastidio molesto. Perché il fastidio è pepato, oltretutto, dal cennato euro in più. Il tutto, in aggiunta all’argomento, già trattato da Calcio malato (nelle puntate n. 36 e n. 37), dei dieci euro in più, come premio assicurativo singolo. L’argomento che, per averlo egli denunciato pubblicamente, nell’assemblea elettiva della lega dilettanti del 10 novembre 2014 (guadagnando anche uno scrosciante applauso, da parte dei delegati assembleari della lega dilettanti), costò al presidente Pastore (in aggiunta all’ovazione…) una mitragliata di lettere anonime, dall’ufficio postale di Milano Don Bosco (Milano: ma che coincidenza che coincide…), spedite alle nove del mattino del giorno successivo all’assise, nonché dall’ufficio postale di Casoria, a premurosa cura del cognatone (avv. Gennaro Mocerino) di Salvatore Colonna, l’incredibile predecessore di Pastore. Sembra quasi una canzone di Gigione, il simpatico show man partenopeo. Ma, purtroppo, non lo è… È ben altro che gli improbabili pantaloni fucsia di Gigione e del suo emulo

 

Già l’avevamo scritto…

Nella puntata n. 37, avevamo puntualizzato le lamentele delle società, sul fatto che il premio assicurativo per singolo tesserato, nella lega dilettanti presieduta da Sibilia, “schizzasse” da ventinove euro a quaranta… Nonché, sull’incredibile quota percentuale di incremento del costo: nella misura del 33%. Concludendo: “Altro che riduzione, rispetto al premio assicurativo tavecchiano, di un euro, come Sibilia aveva, assurdamente, rivendicato”.

 

La denuncia di Pastore contro Tavecchio: vale oggi, parimenti, per Sibilia…

Dieci euro in più a tesserato: quello che il coraggioso presidente campano evidenziava, ogni anno, sulla prima pagina del comunicato ufficiale (o bollettino parrocchiale) n. 1 del relativo anno sportivo. La quota singola di dieci euro in più a tesserato, a quanto assomma, nel suo totale nazionale? A quanti milioni di euro? È una gabella legittima, o sommamente indecente, oltre che gravissima, sotto il profilo amministrativo e dell’inganno? Sì, proprio così: l’inganno. La verità è che, per ogni centomila calciatori, si tratta di un milione netto di euro (dieci per centomila uguale un milione…), che entra, in più, nelle casse già “strabordanti” della lega dilettanti. E già: ma quante centinaia di migliaia di calciatori / calciatrici / calcettisti / calcettiste sono tesserati nell’ambito della lega dilettanti, perfino nella disastrata e devastante era sibiliana?

 

Le metodologie “pastoriane”: diametralmente opposte, rispetto a quelle di Sibilia “l’interlocutore”

Con tutto il doveroso, ineludibile rispetto umano per i non vedenti, Pastore, che non prendeva mai per i fondelli nessuno, che non prometteva riduzioni di costi che poi si trasformavano in aumenti, precisava, in prima pagina, sul comunicato (o bollettino parrocchiale) essenziale di ogni stagione sportiva, ovvero il n. 1 del 1° luglio, che il costo singolo del premio assicurativo, per ogni tesserato, sfiorava i quaranta euro. E che no, assolutamente no: attenzione, non era di ventinove euro. Per cui, che le società provvedessero a svincolare, subito, entro il 15 luglio, ossia nella prima tornata degli svincoli, le unità calcistiche (o calcettistiche), che esse considerassero in sovrannumero. Con questa metodologia, il comitato campano soccorreva le società, ma, stranissimamente (si fa per dire), s’inimicava il vertice massimo della lega dilettanti. Che, allora, era Carlo Tavecchio. E ciascuno si faccia una domanda e si dia la risposta: ma perché, se l’inimicava annualmente?

 

Il solito accertamento “ad orologeria” della procura federale

Dovette, Pastore, perfino rintuzzare l’assalto alla baionetta di una procurella (piccola procura) federale, che fu respinta con perdite. Ma andò avanti, dritto, senza tentennamenti, per la sua strada. Guarda caso, da quando il comitato è stato commissariato (state finalmente capendo, cari amici lettori, il mistero del perché?), il tremebondo Vecchione pubblica, ma non più in prima pagina, anziché l’avviso sulla verità, a caratteri cubitali, l’inganno dei ventinove euro. Talmente un inganno, che, da gennaio 2019 in poi, sono arrivate a tutte le società quelle “sfogliatelle”, sfornate calde calde, sull’obbligo di versare gli oltre dieci euro aggiuntivi, integrativi, in grazioso omaggio al rovescio, per ogni tesserato. Più lo snack, lo stuzzichino per l’aperitivo, di un euro anticipato, del quale s’è scritto in questa puntata.

 

“Un euro per uno”…

All’insegna del motto, da proclamare tutti in coro: “un euro ciascuno, non fa male a nessuno”…   Abbiamo offerto un’altra collaborazione (utile e perfino preziosa, osiamo auspicare) alla solerte procurella (piccola procura) federale ed a qualche volenterosa Procura della Repubblica, che potrà, eventualmente, se lo riterrà, farsi carico di individuare le configurazioni dei reati penali conseguenti. La procurina (procura piccolina) federale vuole scomodarsi ad accertare questo duplice dato (quello dei dieci euro in più e quello dell’euro, parimenti in più), in Campania ed in tutte le altre strutture della lega dilettanti in Italia? In pratica, le società subiscono quest’ulteriore vessazione: di dover pagare un modello cartaceo, le cui eventuali (inutili) spese di stampa ricadrebbero, semmai, a carico non del comitato, ma… delle società stesse. Che prima stampano, poi versano alla lega dilettanti un euro per ogni stampa a loro carico… Un’impresa, quella di Cosimino, degna del miglior  Totò. E bravo, l’occhiolino!

 

Una pretesa immotivata

È una pretesa senza alcun fondamento. Indebita. Illegittima. Verosimilmente, addirittura illecita. Un euro che si traduce, poi, in un importo di migliaia di euro, magari addirittura di decine di migliaia di euro, solo in Campania. E io pago… Ovvero, le derelitte società vengono di nuovo spremute, a mo’ di olive Monini, ormai assurte a simbolo, ad icona, ad immagine rappresentativa della lega nazionale dilettanti dell’infausta e nefasta era sibiliana… Magari, Sibilia avrà la sfrontatezza di affermare che… Barbiero non se n’era avveduto. Allora, torni a fare l’avvocato, se mai ha esercitato la professione, codesto Barbiero di Sibilia. O, comunque, si liberi di uno dei suoi gravosi impegni, ai quali evidentemente, per facta concludentia, non è idoneo… E, prima di sgombrare il campo, chieda anche scusa! Non potendo di certo salvarsi… E non si illuda di potersene tornare, tutto tranquillo, a Roma, o a Martina Franca, dopo aver, magari, alacremente collaborato alla costruzione, attraverso disperati tentativi, del nuovo consiglio direttivo (nuovo, ma magari “modello stravecchio che avanza”…). Esimio Barbiero, questa volta le ciambelle non riusciranno col buco… Neppure a Cosimino…

 

Polemiche ad Agropoli contro l’irpina San Tommaso, all’improvviso diventata leader…

Veleni sul massimo campionato parrocchiale, quello d’eccellenza. L’Agropoli, devastata dai danneggiamenti arbitrali, protesta vibratamente, contro la meteora San Tommaso. Una società che ha veleggiato, per decenni, tra seconda e prima categoria. Per poi proiettarsi (complimenti!) tra promozione ed eccellenza. Questo sembrava l’anno del riscatto dei delfini cilentani. Invece,  mentre l’Audax Cervinara si sgonfiava, per via del bluff del suo presidente, il bizzarro (non diremo altro) Joe Ricci, lasciando campo libero, una sequenza impressionante di arbitraggi negativi per l’Agropoli, in una con direzioni di gara molto sospette, a favore del San Tommaso, certificate, con video, da Calcio goal, il giornale on line dell’ormai famosissimo (per la negativa vicenda dell’assistente donna) Sergio Vessicchio, ha condotto la società irpina, di un piccolo rione avellinese, a raggiungere proprio l’Avellino, in serie D. Di nuovo complimenti al San Tommaso, che fu anche presieduto, per breve periodo, dalla non meno bizzarra Ines Fruncillo, la pupilla di Cosimo Sibilia, della quale questa rubrica ha già riferito, nelle precedenti puntate. Ma, certamente, questi successi, su basi d’argilla e molto ambigue, non fanno bene ad un movimento calcistico, già inquinato da infinite problematiche…  

 

Ora parla perfino Mignone di Benevento…

Sulla querelle delle scorse settimane, sugli arbitri allo sbaraglio, è intervenuto financo Nazzareno Mignone, presidente di una delle due o tre sezioni, tradizionalmente ed immutabilmente più scadenti della Campania: quella di Benevento. Per dirne solo una, mai un arbitro vero s’è affermato, che fosse un sannita… Mignone s’è fatto identificare, tutto fiero ed orgoglioso, in una foto di repertorio, al fianco di Marcello Nicchi. Si sarà sentito un leone, il Mignone  (quasi) furente. “Anteprima 24.it”, il giornale on line che ha pubblicato l’intervista, parte da una premessa, che sottolinea le polemiche settimanali delle società beneventane contro gli arbitri. Ovviamente, il Mignone indispettito reagisce subito (la scuola nicchiana lascia il segno), mescolando, alla rinfusa, tutto il possibile, per scagionare la categoria arbitrale.

 

Niente autocritica, nessuna analisi. Solo proclami…

Autocritica? Non pervenuta. Analisi logica della situazione? Manco per idea. Sentite il militare Mignone: “Sotto l’aspetto tecnico… i nostri arbitri li stiamo formando nei migliori dei modi e al massimo delle nostre possibilità e secondo le disposizioni impartite dall’aia… I nostri metodi sono efficaci, siamo del parere che stiamo portando avanti un buon lavoro sia a livello nazionale che regionale. Dalla nostra sezione non sono mai usciti arbitri allo sbaraglio e mai ne usciranno, va avanti solo chi merita per davvero”. Peccato, però, che non sia emerso, da codesta sezione, pur così altamente meritevole, un solo arbitro di spicco…

 

Un consiglio a Mignone…

Mignone, lei che è così appiattito e quasi inginocchiato sulle posizioni di Nicchi, faccia caso alle espressioni del bizzarro, paradossale ed anche incauto ed eccessivo Sergio Vessicchio. Che, come abbiamo scritto a chiare lettere, con l’assistente donna, ormai la più famosa in Italia, ha sbagliato di grosso. Ma che, anche, ha criticato, con espressioni di asciutta fermezza, il tosco dispittoso, Marcello Nicchi. Il quale, anziché infuriarsi, avrebbe il dovere democratico di soppesarle, quelle parole vessicchiane. Di farci un pensierino… Perché Vessicchio, che è un ex arbitro, gli dice (e non gli manda a dire) qualcosa che tanti pensano, anche all’interno dell’aia. Ma non hanno l’ardire di pronunciarle, quelle parole… Strumentali, o no, che siano.

 

Gli inverosimili candidati a Sport e Salute

Lorenzo Vendemiale, opinionista de “Il Fatto Quotidiano”, ha pubblicato la lista integrale delle candidature presentate per il consiglio di amministrazione di Sport e Salute S.p.A., la nuova società statale, istituita dal governo, per gestire lo sport italiano al posto del coni malaghiano (al quale coni, chiosa il giornalista, “toglierà soldi e competenze”). Quella che ha fatto precipitare in depressione Giovanni Malagò, che si riteneva, grazie a Renzi & Lotti, intoccabile imperatore dello sport italiano, sul modello di quelli dell’epoca degli antichi romani, e si è scoperto, all’improvviso, nudo e senza più gli alti protettori, di un pur recente passato. Di conseguenza, quasi un essere inutile…

 

Ma quanti soggettini…

Scrive Vendemiale: Supermanager, medici, avvocati. Ma anche politici, vecchie glorie del pallone, perfetti sconosciuti”, tra gli oltre duecento candidatiVendemiale prosegue: “Ci sono tutti i grandi favoriti: l’ex amministratore delegato di Alitalia Rocco Sabelli per la presidenza, il primario Francesco Landi alla Salute in quota 5 stelle e una ‘donna di sport’, probabilmente un’ex atleta, all’Istruzione, per la Lega. Ma anche nomi insospettabili, come il dentista di Giovanni Malagò…”. Come a dire: il pariolino, per via indiretta, non desiste…

 

Se è permesso, un commentino anche di Calcio malato…

Questa rubrica non intende sottrarsi ad una sintetica chiosa, avendo analizzato, per quanto possibile, l’elenco completo dei candidati, ovvero lo scoop de “Il Fatto”. Alcuni cognomi sono noti: si tratta di figli di? Vedremo. Nel frattempo, ci limiteremo a segnalare, sia pure frettolosamente, qualche curiosità, non senza puntualizzare che ci piace molto la presenza, nel gruppone, di molti, qualificati campioni dello sport (i più degni di rivestire le cariche in questione, preconcettualmente, salvo doverosa verifica): Ernesto Albanese, ex gestore della coni servizi; Sergio Capograsso, già segretario della lega pro; Giuseppe (Pino) Capua, già a capo della commissione anti-doping della figc; Andrea Cardinaletti, già presidente del credito sportivo, con lo stesso cognome di Giorgia, la sorridentissima conduttrice della domenica sportiva; Andrea De Rita (figlio, o parente, o solo omonimo, del De Rita famoso?); Cesare Di Cintio, uno dei cosiddetti avvocati dello sport…; Alberto Miglietta, vecchia conoscenza conista e, per questo solo motivo, da scartare a priori (ci vuole un sacrosanto segnale di aria nuova!); Giovanni Palazzi (parente di Stefano, l’inadeguato ex procuratore federale della figc?); Fabio Pigozzi, già plurimo presidente della federazione medici sportivi: valga anche per lui la necessità che si respiri aria di rinnovamento.

 

Tra gli inverosimili, perfino Alberto Ramaglia…

Poi, ci sono gli inverosimili: Alberto Ramaglia, il dissestatore dell’azienda napoletana dei trasporti, nonché vice commissario del comitato campano, sanzionato, per un’ambigua vicenda, dalla commissione disciplinare arbitrale. Su costui, ritorneremo quanto prima. Nel frattempo, ci chiediamo: con quale coraggio, ha presentato la propria candidatura?; Raffaele Ranucci, ex tutto, in figc, con esiti costantemente negativi; Franco Renzi: parente di Matteo?; Luigi Repace, presidente, miracolato dal collegio di garanzia (de che?) del coni, nonché, a quel che si bisbiglia in giro, da Cosimo Sibilia: basterebbe questo, prima ancora di qualche problemino di altra natura, non si sa se risolto, o non ancora, a definire il quadro; Raffaele Sannicandro, lo stravecchio che ri-avanza, ex presidente regionale del coni, in Puglia (codesti conisti si rifiutano di annusare l’aria nuova che spira); Carlo Tavecchio (di questa inverosimile candidatura questa rubrica ha già ampiamente riferito); Carlo Tranquilli, un altro ex risorto dal passato; Andrea Vittorio Vaccaro (parente del Vaccaro, già, molti anni or sono, capo del personale del coni, che assunse una quota record di compaesani di Vaccaro???); Antonello Valentini (già direttore generale della figc, epoca Abete); infine, Michele Zarrillo (verosimilmente, non è il cantautore lucano: ma, allora, chi è, il segretario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca?). In ogni caso, su questo argomento, delle candidature a Sport e Salute, certamente ritorneremo, dopo questa sommaria e, si ribadisce, frettolosa disamina. Prima di ritornarci, consentiteci di esprimere un sentimento di sconcerto, per talune delle candidature, che abbiam dovuto leggere…

 

Ci risiamo, col maiale Napoleone più uguale degli altri suini…

Ricorderete (è questione di pochi giorni or sono…) che Calcio malato ha sottolineato la strana, ma solita, inerzia della procurella (piccola procura) federale, al cospetto della vicenda Moggi / La Continassa, ovvero la visita dell’ex dg dei bianconeri al quartier generale calcistico della società. Abbiamo anche evidenziato che, tra gli altri ad accogliere Moggi con tutti gli onori, risaltava il dott. Giorgio Chiellini, neo laureato col massimo dei voti e la lode: calciatore, dunque, consapevole e colto.  Chiellini è, notoriamente, anche capitano della nazionale di calcio. Dunque, avrebbe il dovere di dare l’esempio, più degli altri calciatori. E non può essere considerato alla stregua di Marco Di Vaio e degli altri calciatori inconsapevoli, dei quali questa rubrica è stata costretta a riferire: coloro che non sapevano badare neppure alle incombenze ordinarie della vita, come sancì il giudice del Tribunale di Bologna.

 

Che ipocrisia, il principio della lealtà sportiva…

Chiudiamo questa imbarazzante vicenda con una chiosa elementare: delle due, l’una. O la si smette con le ipocrisie del principio dell’obbligo di lealtà sportiva, un principio che viene interpretato ed applicato (dalla cosiddetta procura federale) come meglio le aggrada, con oscillazioni spaventose, a continua intermittenza. Oppure saremo costretti ad assistere, sempre meno sbigottiti (solo perché ci saremo rassegnati all’antifona…), ai casi di Luciano Moggi (per i quali, la procura federale diventa cieca, sorda e muta) ed ai casi di chi non sia Moggi. Per i quali la procurella (piccola procura) federale ritorna alla sua ordinaria condizione di produttrice di vignette umoristiche.

 

La stessa procura federale, che finge di non vedere il caso Chiellini / Moggi, si accorge di Zamparini. Ma solo a buoi scappati dalla stalla…

Impazza, in questi giorni, quella che potremmo definire “il pasticciaccio Zamparini” (presidente del Palermo). Le preoccupazioni di Gabriele Gravina sono state condivise da Giuseppe Pecoraro, l’improbabile procuratore federale capo. Il quale ha commentato: Il proprietario del Palermo è ancora Zamparini, attualmente agli arresti domiciliari. Ho parlato con il Procuratore della Repubblica di Palermo. Il GIP, dott. Gioacchino Scaduto, mi ha autorizzato a sentire Zamparini. Il presidente Gravina è molto preoccupato, perché non sembra che ci siano acquirenti credibili della società rosanero”. Ebbene, questa rubrica si chiede: ma è possibile che la figc si accorga dei buoi solo e puntualmente quando siano già scappati dalla stalla? A quando, i sigilli alla co.vi.so.c,, la commissione di vigilanza (ma de che?) sulle società di calcio? O si divertono tutti a baloccarsi con i controlli che non ci sono e non si esercitano mai e poi mai, con le terribili conseguenze che ne emergono?

 

Da Calcio malato a Calcio sinistro (o criminale?)

L’agenzia ansa ha lanciato, da Cuneo, la notizia dell’eseguita riesumazione della salma di Raffaello Bucci (detto “Ciccio”), l’ultrà juventino (del gruppo dei “Drughi”, il più pesante tra tutti), pugliese di San Severo, in provincia di Foggia, la cui morte, il 7 luglio del 2006 (a quarantun anni), era stata archiviata come suicidio. Si ricorderà che Bucci, pochi giorni prima, era stato interrogato dalla Procura di Torino, per i rapporti, torbidi ed inquietanti, tra la ’ndrangheta calabrese e gli ultrà juventini, confluiti nel processo “Alto Piemonte”.

 

Ammirevole e meritoria, la Gabriella De Bernardis

La compagna di Bucci, Gabriella De Bernardis, assistita dall’avv. Paolo Verra (che aveva presentato l’istanza di riesumazione), ha insistito, anche nell’intervista a Report, su Rai 3, che ha contribuito a far riaprire il caso (un’intervista garbata, da gentildonna misurata e lucida), di non credere minimamente alla tesi del suicidio, che aveva determinato l’archiviazione del caso.  “ Raffaele non era il tipo di buttarsi giù dal ponte” (nel caso specifico, dal viadotto di Fossano, sulla Torino-Savona). “Qualcuno, semmai, l’ha spinto a farlo”, ha sostenuto la compagna, ipotizzando che qualcuno lo avesse obbligato, o comunque indotto, a buttarsi da quel ponte. La nuova inchiesta è coordinata dal procuratore di Cuneo, Onelio Dodero.

 

La promozione endo-juventina di Bucci

Come non di rado si verifica per i capi ultrà, nel 2015 la società bianconera aveva “promosso” Bucci come consulente ai rapporti con la tifoseria. Bucci era anche un informatore dei servizi segreti, sulle infiltrazioni dei gruppi eversivi nelle curve degli stadi italiani. L’avv. Verra aveva evidenziato, nella sua istanza, le escoriazioni sul volto di Bucci, lo strano ritrovamento del borsello, i suoi contatti, le tumefazioni ed un taglio sul naso, tutte lesioni non causabili dalla “caduta in verticale” su un prato privo di alberi e di arbusti o rovi.

 

Il ritrovamento degli occhiali di Bucci

Inquietante, il ritrovamento degli occhiali, nell’auto di Bucci (assegnata, come benefit, dalla Juve all’ex ultrà), integri e sporchi di “materiale organico e di sopracciglia”. Gabriella aveva insistito, sulla base dei predetti indizi, che le ferite e le contusioni erano precedenti alla caduta dal viadotto. Quanto al borsello di Bucci, esso è stato consegnato alla compagna Gabriella dal security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo (con Andrea Agnelli, un personaggio cardine del servizio televisivo di Report),  a distanza di giorni dalla morte dell’ultrà. L’avv. Verra ha puntato il dito su due anomalie: che D’Angelo avesse dichiarato, nell’interrogatorio reso alla DDA, di aver trovato il borsello nell’auto… Un’altra, ancor più impressionante e significativa: che, la mattina del presunto suicidio, i server per le intercettazioni telefoniche non hanno funzionato, per cui non sono state registrate le ultime telefonate di Bucci.

 

L’avv. Filippo Pucino non demorda, nella sua denuncia contro la Juve!

Tutta la vicenda (cupa, torbida, profondamente inquietante), oltre a legittimare amplissimamente la riapertura giudiziaria del caso Bucci,  sembra quasi fungere da incoraggiamento all’avv. Filippo Pucino, a non demordere, nella sua denuncia contro la Juventus. Certo, il dinamico e brillante professionista napoletano non ha assolutamente bisogno di sostegni morali. Ma le contingenze rappresentate aprono scenari di estrema pesantezza, che né la figc, né la sua molle ed inerte procura federale potranno più ignorare, né trascurare. Certo, per Andrea Agnelli, come presidente dei bianconeri e dell’eca (), si profila e si prospetta uno scenario davvero terrificante. Calcio malato, prima di intitolare questa rubrica come Calcio sinistro, o addirittura criminale, ovviamente, attenderà risultanze certificate. Nel frattempo, però, sia consentito di iniziare a vomitare. Per dare libero sfogo ad una minacciosa, incombente nausea preventiva. Che ci auguriamo inquieti anche i tifosi bianconeri. Quantomeno, fra di loro, le tantissime persone per bene.

  1. CONTINUA