Calcio malato: Boom di violenza, nel comitato campano e nella lnd era Sibilia. Lo sperpero della sede di Napoli – QUARANTACINQUESIMA PUNTATA

Didascalia: L’immagine simbolo di questa quarantacinquesima puntata è di nobile origine musicale. È ispirata, invero, alla cover del brano Money del favoloso complesso britannico Pink Floyd, tratto dall’album “The dark side of the moon” (“Il lato oscuro della luna”). In alto, la scritta, integralmente a lettere maiuscole, “FEDERAL CASCIAFORT”: un neologismo napoletan-federale, partorito dalla fusione di Money e della divertentissima canzone, ’A Casciaforte, degli straordinari interpreti partenopei Renato Carosone e Roberto Murolo. A sinistra, si scorge un pallone bucato e sgonfiato, simbolo del Calcio malato: afflosciato su sé stesso. Sotto l’immagine dei quattro templari (di cui alla puntata n. 43), adibiti alla custodia del per loro unico Sacro Graal (la Federal Casciafort), la dicitura, anch’essa a lettere maiuscole, come nella cover originale, PINK FIGC. Sulla destra, l’immancabile sigla LND. Al centro, riconoscibili sotto i solenni “parrucconi”, i quattro templari di questa puntata, quelli più idonei ed attenti all’uopo, cioè alla custodia della Federal Casciafort: in alto, a dominare la scena, Cosimino l’occhiolino Sibilia; in senso orario, Lucio Giacomardo, alla destra (nella foto) di Cosimino; sotto, Felicio De Luca, l’uomo ombra di tutte le contabilità federal-parrocchial-porporal-sibiliane; infine, più solenne che mai, Luigi Barbiero. No comment…   

Gli incompetenti Sibilia e Barbiero, il primo quale peggior presidente della storia della lega nazionale dilettanti, il secondo quale inesistente commissario del comitato campano, sono assurti agli “onori” del telegiornale di Rai 3, per una selvaggia aggressione, in stile camorristico, che ha funto da terrificante contorno ad una gara ufficiale di calcio giovanile, disputata nel rione Sanità di Napoli: Spaccanapoli-Caravaggio Barone.

 

Bollettino parrocchiale di guerra n. 7

Insomma, di male in peggio. L’episodio, insieme con gli altri, ai quali faremo cenno in questa puntata di Calcio malato (sempre più sull’orlo del precipizio, per il vero), ci costringe, nostro malgrado, ad aggiornare il solito titoletto (Bollettino parrocchiale), aggiungendo la qualificazione, assolutamente appropriata ed insostituibile, “di guerra”. A questo punto è rovinosamente caduto il calcio, nei tre anni e mezzo della gestione commissariale, quella, cioè, che avrebbe dovuto ripristinare la “legalità”. Ma che parolone: nientemeno, “legalità”! Che pompa! Che auto-esaltazione, quella dell’ormai proverbiale “Adda passa’ a’ nuttata”, l’espressione sibiliana, addirittura utilizzata in un comunicato ufficiale (che sfrontatezza!)… Quello slogan infelice ha, come minimo, portato sfiga. Non solo perché era perfino scritto male, vulnerando il nobile dialetto napoletano. Ma, prima ancora, perché si fondava su una serie inenarrabile ed inconfessabile di bluff. Tutti, evidentemente, premeditati e programmati. Ma anche tutti, spietatamente, smascherati dai fatti. E puntualmente, tassello dopo tassello, riportati da questa rubrica. Con il vivo rammarico ed il profondo rincrescimento di chi, come noi, abbia dovuto prendere atto, tristemente, della cortina di ferro (espressione che, indegnamente, mutuiamo dal mitico Winston Churchill) di omertà, che ha costantemente circondato e che continua a proteggere le performance sibiliane.

 

Il comitato campano ai dubbi “onori” del telegiornale di Rai 3

Quella terrificante vicenda, alla quale abbiamo fatto riferimento in apertura, s’è imperniata, per esser chiari, su un agguato, a suon di mazze da baseball, ad opera dei ragazzi del rione Sanità, ai danni dei pari età della società “Caravaggio Barone”. Campionato della categoria “mini allievi”: giovanottini poco più che adolescenti, classe 2003. Abbiamo titolato il racconto della vicenda, nella quarantaquattresima puntata, come “Scene da arancia meccanica”. Dovremmo integrare il titolo così: “Scene da arancia meccanica gomorriana”. Ma, del tutto evidentemente, nemmeno ciò ha scosso le coscienze dei Sibilia (che continua a mettere la polvere inquinante sotto il tappeto), dei Barbiero (che continua a brillare per assenza, al comitato campano), degli Alberto Pacifico, il vice (silente e muto, praticamente inesistente) e perfino, lo aggiungiamo all’elenco per tentare di svegliarlo un po’, di Eduardo Seno, l’auto proclamatosi responsabile del settore giovanile del comitato campano…

 

Dal fronte di guerra del calcio dell’edizione sibiliana

La sintetica rassegna, che questa rubrica offre ai suoi affezionati lettori, non può e non vuole pretendere, assolutamente, di essere completa. Essa viene sottoposta alla pubblica attenzione allo scopo unico di far capire ciò che genera, motiva, determina gli episodi, sempre più gravi, sempre più numerosi, sempre più angoscianti, che si ripetono, settimanalmente, sui campi di calcio della Campania e di tutt’Italia, nella tremenda era sibiliana. Un’era, che si sta consegnando alle cronache come la più nefasta della storia del calcio. E sì che, di soggettini negativi e funesti, il calcio ha sempre abbondato, nel corso dei decenni… Ebbene, ciò che partorisce le problematiche, che stiamo per elencare, è, nella sostanza, il sentimento d’incuria, di abbandono, di disorganizzazione, di assoluto disordine, che pervade le parti attive del calcio dilettantistico e giovanile: dirigenti, tecnici ed atleti. Abbandonati, tutti, a sé stessi: uno dei peggiori presupposti, che possano immaginarsi.

 

Cominciamo dal  futsal 

Cominceremo da alcune gare del calcio a cinque, una disciplina che taluno (l’improvvido ed incompetente Salvatore Gagliano, ormai consegnato all’oblio) continua ad esaltare ma che, viceversa, è stata affidata a soggettini del tutto inadeguati. E, su questo spaccato, ritorneremo. Dunque: Atletico Marcianise-Futsal Softmarine, gara caratterizzata da offese volgari e minacce all’arbitro, ad opera di Pasquale De Clemente, calciatore del Futsal Softmarine. Il tutto, condito da strattonate e spintoni, con l’arbitro spaventato e sul punto di stramazzare a terra, uscito dal campo solo grazie al capitano. Con  nuove minacce e spintoni del De Clemente, con una persona non identificata che protestava vivacemente, con un accerchiamento al direttore di gara, in stile indiani d’America, da parte dell’intera squadra del Futsalsoftmarine e con ulteriori minacce, che hanno costretto l’arbitro a sospendere la gara, in assenza di forza pubblica (successivamente intervenuta). Conclusione: partita persa per 0-6 al Futsalsoftmarine ed un’ammenda, la solita, immancabile ammenda. Sempre nell’ambito del futsal, ripetuti tentativi di  testate all’arbitro, ad opera di un calciatore del Recale calcio a cinque.

 

La violenza nel calcio a undici campano: Montesarchio-Edilmer Cardito

Un campionario di episodi inenarrabili ha marchiato per sempre Montesarchio-Edilmer Cardito, del campionato di promozione: reiterate ingiurie e minacce ai calciatori ospiti, nonostante l’intervento dei dirigenti locali; tifosi arrampicati sulla rete di recinzione, a minacciare costantemente un’invasione di campo; mitragliate di sputi (sempre dai sostenitori del Montesarchio), a tal punto insopportabili per l’assistente n. 2, da determinare (anche troppo tardi…) la sospensione, per otto minuti, della gara; grazie all’intervento fattivo delle forze dell’ordine, che hanno individuato i tifosi più esagitati, la gara è ripresa ed è stata, incredibilmente, portata a termine.

Esito: una salata ammenda (di 870 euro) al Montesarchio… Un giudice sportivo dalla mano morbida (niente squalifica del campo) e, dall’altra, la solita, pesante (la sanzione pecuniaria).

 

Ma non basta ancora… 

Ed, ancora, 500 euro di ammenda alla Savignanese (nella provincia irpina, quella che imbarazza e delegittima settimanalmente il pomposo Sibilia), per ingiurie e tentativi di aggressione all’arbitro. Inoltre, tre gare interne a porte chiuse. Con la seguente motivazione: insulti all’arbitro durante tutta la gara ed, in particolare, un sostenitore della Savignanese che, al termine della gara, colpiva l’arbitro con tre schiaffi alla testa. Nel territorio sibiliano… Che onta, Cosimino…

 

Cose da pazzi, dal fronte di guerra: Rufoli-Prepezzanese 

Violenza fisica e morale in Rufoli-Prepezzanese, della seconda categoria della provincia di Salerno: un autentico show del calciatore Antonio De Rosa del Rufoli. Costui, espulso, si avvicinava ad un calciatore antagonista, colpendolo con una testata al volto, facendolo cadere a terra e determinandone addirittura il trasporto in ospedale. Indi, il  De Rosa si indirizzava verso il portiere avversario, spingendolo violentemente e facendolo rovinare a terra. Sempre il De Rosa si rifiutava di uscire dal terreno di gioco. Il predetto portiere, da terra, veniva colpito da un calciatore del Rufoli, non individuato.. A questo punto, si scatenava una rissa generale, sempre col De Rosa protagonista, spalleggiato da un’altra persona non identificata che, dopo aver scavalcato la rete di recinzione, ingiuriava e minacciava i calciatori della Prepezzanese. L’intervento di alcuni calciatori del Rufoli scongiurava ulteriori conseguenze. Non essendo presente la forza pubblica, l’arbitro sospendeva in via definitiva la gara. Risultati dal fronte di guerra del Rufoli: dieci gare di squalifica a De Rosa Antonio, 5 a De Rosa Luca, entrambi del Rufoli. Sull’esito della gara, essendo in atto un reclamo della Prepezzanese, è stato sospeso il giudizio…

 

La sterminata rassegna stampa e televisiva della gestione sibiliana e tisciana 

Infinite notizie sui giornali on line, filmati postati sui canali You tube, oltre ai bollettini di guerra divulgati dai quotidiani nazionali, regionali ed a diffusione locale, segnalano, settimanalmente, le terrificanti problematiche della lega dilettanti, nella non-gestione dell’impreparato ed incompetente Sibilia, nonché del settore giovanile e scolastico, inverosimilmente affidato al pugliese Vito Tisci. Ma tu, Carlo Tavecchio, il ragioniere di campagna che si permette perfino di  riaprire il becco, che guasti irreparabili, hai lasciato in eredità al calcio nazionale, non solo con le tue nefaste opere, non solo con le tue gaffes impareggiabili, non solo con le ambigue (a dir poco) operazioni e risultanze contabili, ma perfino con l’infelicissima, irresponsabile scelta dei capi (capi, capite? Capi…) della lega dilettanti e del settore giovanile…

 

Ma quando li fanno, i presidenti, Sibilia e Tisci?

Come accennavamo prima, sarebbe assolutamente indispensabile che i due presidenti (si fa per dire…) fossero costantemente sulla tolda del presunto comando. Invece, il Sibilia, un dì trino, ora, addirittura, “quattrino”, cioè con quattro cariche, per di più importantissime, intestate a suo nome, oltre alla responsabilità del comitato campano, come potrebbe mai reggere, se non è in grado neppure di provvedere ad una sola, delle sue incombenze? Pluri- funzioni, Sibilia, pluri-cariche, Mandracchio davvero eccessivo ed “esageroso”, un termine che inventiamo appositamente per l’onorevole irpino, in sostituzione dell’ormai poco significativo esagerato. Quando capirà, Cosimino l’occhiolino, che non è decorosa, la sua posizione soggettiva? Che è irresponsabile? E già: ma, se non traumaticamente, attraverso un sacrosanto tsunami, chi mai lo scollerà?  E che dire di Vito Tisci? Un soggettino, obiettivamente, ai limiti dell’insignificanza, che, contemporaneamente, dovrebbe reggere tre cariche/incarichi: presidente nazionale del settore giovanile e scolastico; presidente del comitato regionale pugliese; dipendente del coni regionale, sempre in Puglia… Più annessi e connessi…

 

A titolo esemplificativo, si veda quel che è successo nel settore giovanile, in Sardegna

Dal quotidiano sardo “La Nuova Sardegna”, edizione di Sassari, riportiamo: “Hanno riempito di botte l’arbitro, di soli 16 anni, durante una partita di calcio giovanile, e così due giocatori del Calangianus – anche loro minorenni – sono stati squalificati dai campi di calcio per ben 5 anni… sabato 9 marzo durante il match tra il Calangianus 1905 e il Luras, squadre che militano nella categoria juniores. Al 7° minuto del secondo tempo, un giocatore del Calangianus, Foune Traore, inizia a inveire contro l’arbitro, reo di aver concesso un gol in fuorigioco alla squadra avversaria: ‘Sei un brutto c….e’. L’arbitro reagisce tirando fuori dalla tasca il cartellino rosso… Il giocatore… reagisce tirandogli ‘un violento pugno allo zigomo destro’.
L’arbitro all’inizio barcolla, poi quando vede che il giocatore lo insegue per picchiarlo ancora, corre verso la panchina per cercare soccorso. Ma nessuno lo aiuta. Anzi, l’allenatore del Calangianus, Giovanni Cossu, gli ride in faccia e lo apostrofa in dialetto: ‘Pocu nai presu’ ”.

 

Che esempio di allenatore… 

Ossia: “ne hai prese poche”. Commentino di Calcio malato: ma, con i Renzo Ulivieri, squalificato per illecito sportivo (calcio-scommesee n. 2), come presidente dell’associazione allenatori, ed i Biagio Savarese (del quale questa rubrica ha già scritto ed al quale farà di nuovo riferimento, in questa puntata) come vice presidente dell’aiac, che ci si potrebbe mai attendere, dagli allenatori???

 

Il racconto, purtroppo, non è concluso… 

L’articolo prosegue: “Solo a quel punto intervengono i capitani delle due squadre ‘che bloccano il Traore e lo allontanano dall’arbitro’. Ma non è finita. Neanche un minuto e arriva un altro giocatore del Calangianus, Giuseppe Luciano, che inizia ‘a insultare volgarmente il direttore di gara’…  L’arbitro a quel punto estrae un altro cartellino rosso… È il parapiglia. Il calciatore del Calangianus non ci vede più dalla rabbia e tira ‘un violento calcio al direttore di gara che colpisce il gluteo sinistro causandogli un intenso e pungente dolore’. Soccorso da un collega che assiste alla partita in tribuna, l’arbitro viene portato in una zona sicura mentre il giocatore continua a imprecare contro di lui. Alla fine la partita viene sospesa e l’arbitro finisce al pronto soccorso dove i medici gli riscontrano una contusione allo zigomo e al gluteo, guaribile in 7 giorni. Oltre alla squalifica per cinque anni dei suoi due giocatori, anche l’allenatore del Calangianus dovrà restare lontano dai campi per un anno, mentre la società dovrà pagare una multa di 300 euro. Ovviamente il Calangianus ha perso a tavolino la partita con il Luras, per 3 a 0”. Ogni commento si presenta assolutamente inutile…


Per “chiudere” la rassegna, saliamo a Firenze

Chiudiamo con un altro episodio autenticamente vergognoso, di competenza (si fa per dire…) di Vito Tisci: un’indecorosa rissa tra genitori, sugli spalti, con conseguenziale sospensione della gara. Udite udite, o leggete leggete: della categoria esordienti… Estrapoleremo dal giornale on line Sport Mediaset: “È successo a Firenze durante la sfida tra Affrico e Cattolica Virtus. I giovani calciatori in lacrime. Rissa tra genitori sugli spalti: sospesa una partita di calcio del campionato ‘esordienti’, nati nel 2006…. A darne notizia, ‘La Nazione’. I dirigenti in campo, tra cui l’ex portiere Giovanni Galli, responsabile del settore giovanile dell’Affrico e allenatore dei ragazzi del 2006, hanno ritenuto che non ci fossero più le condizioni per andare avanti. Tra i giovani calciatori c’è chi si è messo a piangere e chi si è arrabbiato… L’arbitro – che in queste categorie è un dirigente di una delle due squadre – ha deciso che la partita non si sarebbe completata. ‘Era giusto dare un segnale, anche se alla fine non è successo niente’, ha detto alla ‘Nazione’ il direttore generale della Cattolica Virtus, Paolo Bosi”.

 

I progetti per tentare un recupero

Lo storico quotidiano fiorentino conclude: “Entrambe le società stanno pensando a incontri con educatori per i genitori irrequieti. ‘Sono preoccupatissimo per quel che accade sui campi del settore giovanile. Ieri ad Affrico, di fronte a Giovanni Galli, è accaduto un episodio increscioso: genitori che si azzuffano in una partita di calcio a nove, categoria giovanissimi. Partita ovviamente sospesa. I ragazzini chiedevano di mandare via i genitori, pur di lasciarli giocare’. Parole del presidente dell’Aia Marcello Nicchi a ‘Radio anch’io sport’. ‘Ora sento dire che andrebbe rigiocata. Invece no, perché la cultura sportiva non si fa in questo modo’ ”.

 

Stavolta, in via straordinaria, Nicchi dice bene

Be’, per una volta nella vita, siamo d’accordo con il tosco dispittoso, Marcello Nicchi. Rigiocare la gara? Magari, anche con i genitori scazzottatori, di nuovo sugli spalti, in agguato, in attesa di un episodio scatenante, che motivi, pretestuosamente o meno, una nuova rissa… Ed una considerazione, a corredo della squallida vicenda: che tristezza, un campione come Giovanni Galli, mortificato in tal modo dai suoi giovanissimi atleti… O, sia pure molto indirettamente, dai genitori dei suoi pupilli. A Verona, a fine marzo, si svolgerà l’apprezzabile Forum  delle famiglie. Sarebbe il caso che, nella circostanza, si dedicasse non un solo sguardo attento, ma un’analisi seria e profonda, al disagio genitoriale, che genera quello dei bambini e quello adolescenziale…

 

Ci fermiamo, volutamente, qui 

“Et de hoc satis”, affermavano i saggi romani, quando proprio non ne potevano più. Li imiteremo anche noi. Dunque, ci stoppiamo. Non senza, però, una considerazione aggiuntiva: ma cosa mai stanno escogitando, progettando, studiando, i Sibilia ed i Tisci? Non arrossiscono (sarebbe il meno…), letteralmente e, se ci riescono, responsabilmente, della marea nera che li sta sommergendo? Anche perché, per non dimenticare il solito soggettino del comitato campano che si ritenne spiritoso, nell’utilizzare l’espressione, l’indicata rassegna è null’altro che una minimale selezione, fior da fiore, di quel che si sta settimanalmente ripetendo, da Sibilia e Tisci in poi, sui campi di gioco di tutt’Italia. Abbiamo dato un’occhiata ai filmati, che letteralmente pullulano su You tube. Quelli che riguardano l’attività agonistica del calcio dilettantistico e giovanile.

 

Si resta interdetti… 

Ebbene, c’è da restare trasecolati. Non c’è solo il Lazio dell’inverosimile, esausto e mummificato Melchiorre Zarelli. Non c’è solo l’Umbria di Luigi Repace. Non c’è solo la Calabria del supponente Saverio Mirarchi (telecomandato dal suocero, l’improvvido Nino Cosentino). Non c’è solo la Sicilia del duo Santino Lo Presti e Sandro Morgana, un tandem, che te lo raccomando… Non c’è neppure solo la Campania, di Sibilia, di Gagliano, di Paolo De Fiore, di Luigi Barbiero (ed, ora, anche di Alberto Pacifico), del segretario Vecchione, accusato dal Pubblico Ministero, il puntualissimo Dott. Danilo De Simone, addirittura della “falsificazione” di una delibera del campionato di promozione…

 

Si potrebbe proseguire… 

E basta così, ma potremmo continuare, fino ad esaurire l’elenco dei comitati regionali… Un invito ai nostri affezionati lettori: vi basteranno pochi minuti, per ricavare, da quel che impazza sul web, un quadro sconfortante di ciò che si verifica sui campi di gioco. Genitori (mamme e padri) parimenti isterici, urlanti, ingiurianti, insolenti, offensivi in sommo grado nei confronti degli arbitri e dei calciatori antagonisti… Dirigenti incontinenti e selvaggi. Tecnici educati dagli educatori che sappiamo… Calciatori, che sembrano dei frustrati. Un quadro deprimente… E cosa hanno studiato, finora, Sibilia e Tisci? Niente. Sono in tutt’altre faccende affaccendati…

 

Il caos delle rappresentative del comitato campano 

Sibilia, Barbiero & compagnia desolante non s’avvedono (o sono impotenti ad intervenire) neppure della tragedia continua delle rappresentative del comitato campano, affidate, irresponsabilmente, al soggettino Sebastiano Scarfato, addirittura come coordinatore. Sempre fior da fiore (che ci volete fare, l’inutilità sovrana di codesta espressione ci affascina…), ci limiteremo a segnalare la performance, nella quale s’è esibito Eduardo Seno, il solito soggettino, al quale, di tanto in tanto, fa riferimento questa rubrica.

 

Uno scandalo: un raduno di una rappresentativa non pubblicato sul comunicato ufficiale 

Dunque, durante la settimana che sta per chiudersi, una delle rappresentative del comitato campano, quella della categoria “allievi”, o “under 17”, ha svolto il proprio raduno senza la preventiva pubblicazione, sul comunicato ufficiale, dei calciatori convocati. Verosimilmente, considerate le abitudini ripetitive del comitato campano, gestione De Fiore e poi Sibilia, senza ambulanza. Le convocazioni, a detta di molte società, sono state, irritualmente, surrogate attraverso le telefonate di preavviso, eseguite dal tecnico, trasformatosi in sostituto del bollettino parrocchiale. Non da un dirigente. Non da un addetto, all’uopo delegato. Tutti aspetti di una gravità inaudita. Di un’irresponsabilità no-limits.

 

Ma era la prima volta?  

Come se il comunicato ufficiale fosse stato sospeso e l’attività del comitato campano, per quanto caotica, disordinata e senza governo, risultasse interrotta. Sospesa. Bloccata. Invece no. Sia pure nel consueto disordine, sono andate aventi. O indietro. E se un calciatore si fosse infortunato, ad Ercolano, nel corso del raduno non pubblicato, cosa mai sarebbe successo? Un accenno, ancora, alle ambulanze. Quelle che, dal prontuario del comitato campano, sono scomparse… Quelle che i De Fiore, i Gagliano ed i Tozzi ritenevano una spesa, sostanzialmente, inutile… L’abbiamo già scritto e lo ripetiamo. Sintesi: l’incoscienza alla guida del comitato campano… E le società pagano. In tutti i sensi.

 

È tempo di elezioni. Puntuali come la morte, si preannunciano i deferimenti spremi-soldi… 

Il comitato campano potrebbe essere, graziosamente, raffigurato, o, meglio, simbolizzato da uno di quei simpaticissimi porcellini rosa, che i bambini di tanti anni fa amavano avere come salvadanai. Quelli in creta smaltata, con la fessura in alto, nella quale gli ingenui piccolini, di un dì ormai passato, infilavano le monetine da dieci, venti, cinquanta, cento lire. E non di più: le cento lire erano già rarissime, all’epoca, per un bambino, o una bambina. Il simbolo, come innanzi illustrato, non necessita di ulteriori spiegazioni. Ma perché mai ci ritorna in mente proprio ora? Perché, avvicinandosi le elezioni regionali, al comitato campano, sta ritornando la fregola dei deferimenti disciplinari. Lo strumento del martellamento pneumatico, attraverso il quale Sibilia (ed il suo esecutore, Barbiero) s’illudono di recuperare quel consenso delle società, che hanno smarrito, da amministratori improvvidi e a dir poco disattenti, attraverso le opere e le omissioni…  Quel che Sibilia ed i suoi ispiratori, il consulente aureo, avv. Lucio Giacomardo, ed il tuttofare (da presidente del collegio dei revisori dei conti della lega dilettanti a comproprietario della sede del comitato campano…), dott. Felicio De Luca, non riescono a percepire, è che si possono randellare le società una volta. Ma non due. Non sempre. Non all’infinito.

 

L’opera rieducativa. Alla Pol Pot… 

Dicevamo: sta per approssimarsi l’appuntamento elettorale. Ed allora, giù batoste alle società. Per educarle, in stile cambogiano. Alla Pol Pot. Per farle scendere a miti consigli. Per farle rassegnare all’ineluttabilità del voto pro Sibilia,  o, come l’irpino s’illude che succeda alle prossime elezioni del calcio campano, pro un suo pupillo. Un novello Gagliano, che, se si dovesse trasformare in riottoso, lo si farebbe fuori in nove mesi, il periodo di gestazione di una bella bimba… “È la democrazia sibiliana, bellezza. E tu non puoi farci niente…”. Queste espressioni virgolettate, cistodite nei migliori archivi della storia del cinema, sono state già evocate, in precedenza, da questa rubrica. Ma sono eternamente d’attualità, con Sibilia. Il quale sa di avere al proprio fianco la procurella (piccola procura) federale. Sa di poter contare sul “Caro Peppino”. Sa di avere a disposizione tutti i simbolici Posa la quaglia, Salta la quaglia, Squacquerone, Salta la macchietta & compagnia contundente e soffocante. Ma non percepisce (o non ancora: ci vorrà una lezioncina, istruttiva ad hoc) che le società campane si stanno organizzando. Per una sorta di class action.

 

La misura è colma… 

E non si rendono neppure conto, Sibilia ed il suo Barbiero, che la misura è ormai colma. Quella dei deferimenti disciplinari pretestuosi e strumentali. Quella delle disinvolte operazioni succhiasoldi, o idrovoriche, o, comunque, anti-democratiche, in salsa medievale, feudale, mirate a strozzare la libertà di pensiero e d’opinione. Principi (ma Sibilia, evidentemente, non lo sa…) sacralmente garantiti dalla nostra Costituzione. Che non sarà la più bella del mondo, come altezzosamente ripeteva, ad ogni pie’ sospinto, il disinvolto Roberto Benigni, prima della sua piroetta sul punto, all’epoca del referendum renziano. Che fu letale non per la Costituzione, per buona sorte, ma proprio per il Matteo toscano. Ma, su questo delicatissimo tasto, ci ritorneremo. Presto. Più esattamente: in rapporto alle iniziative sibiliane. Appena agirà, avrà una deliziosa rispostina.

 

Savarese “graziato”. Ma il gravissimo fatto resta…     

Estrapoleremo, per comodità dei nostri affezionati lettori, quanto già riferito, nella ventisettesima puntata di Calcio malato, del 19 gennaio scorso, chiedendo ai nostri amici di ritornare a quella citata puntata, per ulteriori, impressionanti informazioni sull’argomento specifico:  “… Sul comunicato ufficiale del settore tecnico della federazione calcio, n. 116 di ieri…” (è stata pubblicata la decisione) “relativa a Biagio Savarese, vice di Ulivieri…  le motivazioni della sanzione… sono uno specchio desolante… di un sistema… il sig. Biagio Savarese è stato deferito per rispondere della violazione di cui all’art. l bis, comma 1, dell’art 3, comma 1, del C..G.S., dell’art. 37, comma l, del regolamento del settore tecnico, nonché delle norme del codice etico della figc (doni o altre forme di omaggi… non potranno in nessun caso essere accettati regali sotto forma di denaro o facilmente convertibili in esso…), perché, in occasione del corso UEFA B, svoltosi a Caserta dal 15.1.2018 al 9.03.2018 al quale il Savarese partecipava come docente, accettava dai partecipanti la somma di € l.l40,00 in contanti, per poter acquistare un omaggio di suo gradimento, somma che provvedeva a restituire solo in data 11.06.2018, dopo circa due mesi e solo dopo aver avuto contezza della diffusione della notizia della regalia… ”. 

 

L’esagerazione dei “doni forzati”, o “spintanei” dei corsi savaresiani…  

La ventisettesima puntata continua: Riepiloghiamo: in federazione calcio, è consentito accettare ‘doni… di modico valore’. Invece, al corso allenatori di Caserta, svoltosi dal 15 gennaio al 9 marzo del 2018, gestito dal gruppo campano dell’aiac, il docente Savarese ha accettato (per poi restituire, ma solo dopo) la bellezza di millecentoquaranta euro. Da chi? Ma dai corsisti! Quando? Ad aprile 2018, prima della conclusione del corso (esattamente. ‘prima degli esami orali’, come specificato dalla commissione disciplinare del settore tecnico)… ‘risultano comprovati, sulla base delle numerose fonti di prova raccolte nel corso delle indagini nonché sulla base delle stesse ammissioni del deferito, i seguenti fatti’ (seguono i dettagli dell’indecorosa vicenda). E poi, quelli per i regali agli altri docenti. E poi, ancora, quelli per la cena conclusiva. E si tratta di giovani e meno giovani, in larga misura disoccupati, o sottoccupati, che puntano all’acquisizione dell’abilitazione specifica, per poter raggranellare qualche risorsa economica… Che ti fa, Savarese? Approfitta della condizione di disagio dei corsisti, con il presumibile coordinamento del gruppo campano dell’aiac, che faceva perno su analoga metodologia ad ogni corso”.

 

Calcio malato stigmatizza gli Aldo Matano, i Sebastiano Scarfato ed i Raffaele Ciccarelli…  

Ancora dalla predetta puntata: “L’organo di disciplina… insiste: ‘le modalità con cui i corsisti hanno inteso omaggiare gli altri docenti (che hanno ricevuto, senza sceglierli, preventivamente ed a corso ormai terminato, regali di valore non superiore a 200/300 euro)’. Secondo la commissione, invero, il fatto che, per gli altri percettori degli “omaggi”, non sia stato superato il limite dei 200/300 euro (ma duecento, o trecento?), rende irrilevanti codesti regali ed il comportamento di coloro che li hanno ricevuti ed accettati”.

 

Percettori innocenti…

Ed ancora: “Dunque, Savarese punito. Gli altri percettori dei doni, assolutamente innocenti. Mah… Gli altri omaggiati, nell’occasione (ma, verosimilmente, anche in quelle precedenti ed in quelle successive), erano, ad onor di cronaca: Sebastiano Scarfato, presidente del gruppo campania dell’aiac; Raffaele Ciccarelli, segretario del gruppo; Aldo Matano, docente di filosofia in pensione; Enzo Potenza (da non confondere con l’omonimo Mister, attualmente allenatore nella serie A di Malta), docente di metodologia dell’allenamento’.

Semmai, è davvero istruttivo sottolineare i passaggi successivi delle motivazioni…: ‘trova conferma l’assenza della spontaneità… viste le lamentele di molti corsisti al momento in cui gli viene chiesto di contribuire alla raccolta di fondi e che questa ‘prassi’ del regalo al deferito (… la ‘procedura del regalo’ veniva riproposta in ogni corso) fosse percepita come necessaria ai fini del superamento dell’esame orale di fine corso…’. Un commentino di chiusura: i cinquemila euro, aggiunti alla richiesta di squalifica per diciotto mesi, proposta dalla procurella (piccola procura) federale, appaiono quasi come una sorta di recupero ex post dei cospicui regali, percepiti dal Savarese in occasione dei corsi in argomento”.

 

Era da tempo… 

La ricostruzione prosegue: “E già: perché erano anni, che il Savarese si segnalava per questa sua disinvoltura… già nel 2010, appena apprese, dello sconcio del “regalo costoso” a Savarese, dall’incaricato del comitato campano al corso allenatori di Castellammare di Stabia, l’allora segretario Pastore non esitò a chiedere perentoriamente, al settore tecnico della federazione calcio, che il Savarese non fosse più designato, per i corsi del comitato campano”. Un accenno conclusivo: ma sapete, cari amici, chi è l’innanzi citato prof. Aldo Matano? È il papà di Monica, l’intervistatrice della marchetta televisiva a Cosimo Sibilia, segnalata nella precedente puntata. Un’intervistatrice, come ricorderete, particolarmente mielosa, nei riguardi di Cosimino l’occhiolino. Come si può dedurre, le coincidenze coincidono…

 

Il dispositivo della disinvolta corte federale d’appello

Ora, rendetevi conto se sia tollerabile, al cospetto di fatti di cotal genere, come quelli appena descritti, possa leggersi quanto di seguito specificato: “Comunicato ufficiale n. 079/cfa del 20 marzo 2019 –

Si dà atto che la Corte Federale d’Appello, nella riunione tenutasi in Roma il 20 marzo 2019, ha adottato le seguenti decisioni: prof. Mauro Sferrazza – presidente; dott. Raimondo  Cerami, dott. Antonino Tumbiolo – componenti… ricorso del sig. Savarese Biagio avverso le sanzioni: squalifica per mesi 18; – ammenda di € 5.000,00… la c.f.a., in parziale accoglimento del ricorso come sopra proposto dal sig. Savarese Biagio riduce la sanzione della squalifica a mesi 6 e annulla la sanzione dell’ammenda. Dispone restituirsi la tassa reclamo”.

 

Un dispositivo sorprendente… 

Sì, certo, il dispositivo della cfa è sorprendente. Annichilisce. Manca, semmai, un premio agli altri docenti (Matano, Scarfato, Ciccarelli & compagnia insegnante), percettori dei regali forzati, o spintanei.

Leggeremo le successive motivazioni. Verificheremo se esse possano, addirittura, essere prodromiche ad un definitivo annullamento, da parte del collegio di garanzia (de che?) dello sport, quello frattiniano, del coni. Non ci sorprenderemmo più. Ma un dato è, ormai, scolpito nel marmo del web. Che è ancora più indistruttibile del vero, formidabile marmo antico.

 

Ma i fatti restano… 

Ed il dato, inamovibile, incancellabile, è nei fatti, raccontanti, con dovizia di particolari, dalla commissione disciplinare del settore tecnico della figc. Stavolta, davvero, questa rubrica non ha un’acca da eccepire, sulla procura federale. Un piccolo particolare, alla Giusy Ferreri, lo segnaliamo ancora: Gagliano e Sibilia, codesto Biagio Savarese, l’hanno ripreso in carica, ai corsi allenatori del comitato campano (oltre a quelli campani dell’aiac, la docenza dei quali Savarese non l’ha mai interrotta). Evidentemente, questo volevano e questo si meritavano…

 

Il primo dei guasti del regime commissariale in Campania: lo sperpero della sede…

D’altro canto, l’elenco delle disinvolture della gestione commissariale (sia quella di De Fiore-Gagliano, il secondo nella sua veste di delegato all’attività agonistica, sia quella sibiliana) è davvero infinito. Ma, in ordine cronologico, probabilmente il primo, clamoroso esempio dei guasti, procurati dal regime commissariale, si può individuare nello sperpero, nello spreco, nell’abbandono della sede di via Strettola Sant’Anna alle Paludi. Una sede storica. Immediatamente, però, chissà mai perché (lasciamo volutamente un interrogativo, sul punto), presa nel mirino. Fino all’attuale stato di sostanziale, penoso abbandono, nel quale l’ha lasciata la plurima gestione commissariale… A tutto attenta, meno che agli interessi delle società.

 

Il “mastrillo” al centro direzionale

Si badi bene: fu accantonata una sede di proprietà della società immobiliare del comitato campano, per versare due fitti, in relazione a due unità immobiliari, al Centro Direzionale di Napoli. Una società immobiliare, sia ben chiaro, la cui costituzione fu fortissimamente voluta da Carlo Tavecchio, che impose al comitato campano, all’epoca presieduto dall’inerte e molliccio avv. Salvatore Colonna, perfino il consulente, incaricato della tenuta dei conti. Due sedi mastrillo, per coerenza con l’ispettore, cafone pugliese, del film “Totò contro i quattro”, dell’ineguagliabile Principe De Curtis. Almeno una delle quali di comproprietà di uno dei due uomini ombra di Cosimo Sibilia, il più volte segnalato Felicio De Luca, già vice commissario al comitato campano (durante il commissariamento di Cosimino l’occhiolino), attualmente presidente del collegio dei revisori dei conti della lega dilettanti… e tanto altro ancora. Un sintetico riepilogo dei fatti. I quali, in ogni caso, attengono ad una vicenda pesantemente dannosa, sotto il profilo economico-finanziario, per il comitato campano.

 

La noncuranza per le norme… 

Con l’aggravante che essa s’è sviluppata ed è stata eseguita con disinvoltura estrema, nel dispregio di qualsiasi norma di riferimento, oltre che dei criteri deontologici (che, notoriamente, a quel che si può continuamente rilevare, stanno tutt’altro che a cuore, ai reggitori delle sorti dei comitati regionali e della lega dilettanti). Dunque: l’11 settembre 2015 viene commissariato il comitato campano. Si presenta a Napoli, lemme lemme, il quasi ottantenne (allora) ex presidente del Tribunale di Roma, dott. Paolo De Fiore. Un anziano ed esausto signore, che avrebbe dovuto reggere con energia e polso un comitato difficilissimo. “Vaste programme”, avrebbe ironizzato il generale Charles De Gaulle. Su De Fiore, il web custodisce ed espone una copiosa letteratura di notizie. Non tutte commendevoli, incluso un patteggiamento per peculato (in ragione di utilizzo indebito dei fondi statuali per la giustizia), del quale questa rubrica ha già scritto.

 

Un acquisto immobiliare a prezzo favorevolissimo

Orbene, la sede del comitato campano, a via Strettola Sant’Anna alle Paludi, era stata acquistata, grazie all’opera di Enzo Pastore (assistito, sotto il profilo legale, dall’ottimo avv. Paolo Spina), per una cifra straordinariamente positiva e propizia. Come si usava in quei tempi, propizia e favorevole per il comitato. Non per il venditore. Come, ad esempio, aveva fatto la gestione Ludovico Feole / Cosimo Sibilia / Massimo Costa & compagnia taroccante (quando manipolarono l’assemblea elettiva del 1° dicembre 1990), che versavano, al proprietario della medesima sede, un canone annuo di fitto, scandalosamente alto… Ma, soprattutto, quella sede era stata acquistata previa inoppugnabile delibera assembleare, votata all’unanimità, dai rappresentanti delle società, a Serino, il 9 luglio del 2004. Una delibera chiara, dettagliata al millesimo, che sottoponeva pubblicamente, all’attenzione dei delegati delle società campane, senza reticenza alcuna, tutti i dati dell’operazione immobiliare.

 

La “liquidazione” della società immobiliare 

Ebbene, il dott. Paolo De Fiore, quale commissario del comitato campano, sconcertantemente, misteriosamente, senza alcuna preventiva convocazione assembleare (e senza mai neppure ipotizzare di procedervi: esiste, qualche magistrato inquirente, disposto aprire un fascicolo penale?), decise – su input di chi? – che la società immobiliare, proprietaria dell’immobile (la Calcio Campania Immobiliare S.r.l.) fosse posta in liquidazione. Quale fine sia stata riservata alla proprietà dell’immobile, sede del comitato per plurimi decenni, è circostanza avvolta dal più cupo, tenebroso ed inquietante mistero. Come sia stato possibile agire senza alcuna preventiva assemblea delle società, idem. Eppure, i delegati assembleari del comitato campano, ovvero gli unici rappresentanti, legittimamente eletti dalle società, in seno del comitato medesimo, a dicembre del 2015, si presentarono, tutti insieme, al dott. Paolo De Fiore.

 

I delegati assembleari contro l’espropriazione senza assemblea

Gli segnalarono la loro assoluta opposizione al progetto di espropriazione, senza assemblea, di quelle unità immobiliari, adibite a sede del comitato e che erano state acquistate con i soldi delle società, non di certo con quelli della lega dilettanti (che, forse, possono solo apparire in sogno…). Quello della sede, dunque, fu un esproprio. Elitario, non proletario. Ma pur sempre di esproprio si trattò. Con tutta la storiella, sulla quale, magari tra qualche tempo, torneremo ancora. Per ora, in sintesi, puntualizzeremo le varie fasi del papocchio: il martirio sportivo dei delegati assembleari; la falsa dichiarazione della prof. ssa Tania Mastellone, la cognata di Felicio De Luca, della quale questa rubrica ha già riferito; l’assurda valutazione della sede, affidata ad un architetto romano e non napoletano ed articolata su dati, obiettivamente, fuorvianti; la messa in liquidazione della società immobiliare del comitato, da parte del commissario & compagnia espropriante. Ci ritorneremo su, magari, per tentare di comprendere quali reali motivi e quali aspetti presiedano ad una vicenda, dai contorni così torbidi, indecifrabili, obiettivamente misteriosi. Pesantemente, cupamente misteriosi…

 

La disperata rincorsa di Malagò a riaccreditarsi

Al summit “Restart”, organizzato da Sky, lega di serie A e federazione calcio, sono state analizzate le possibilità reali del contrasto al fenomeno della pirateria e si sono dibattute le chance di effettivo, concreto rilancio del movimento calcistico, anche attraverso la costruzione di nuovi stadi. Non ha voluto mancare il pariolino Malagò, alla disperata, affannosa ricerca di un rilancio, non meno arduo e problematico, rispetto a quello del calcio. Ma la presenza davvero più significativa è stata quella di Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega allo sport. In Italia, ha sottolineato Giorgetti, oltre quattro milioni e mezzo di utenti fanno riferimento a siti pirata e due milioni sono perfino abbonati a service contro legge. Malagò, in sintesi, sta tentando di recuperare terreno, con Giorgetti. Ma è quasi impossibile che possa riuscirci…

Nel frattempo, Nicchi ha ripreso fiato…

Rilanciato anch’egli dal collegio di garanzia (de che?) dello sport, il frattiniano organo del coni, che ha acceso il disco rosso all’eroe Claudio Gavillucci, il tosco dispittoso, Marcello Nicchi, come Calcio malato ha già, in parte, segnalato, ha annunciato significativi cambiamenti sulla gestione della tecnologia VAR. Proprio quella che egli odiava ed avversava… L’opportunista Nicchi s’è piegato, adeguato, conformato alle insorgenti esigenze, disponendosi a tappetino… Riepilogando, la prima innovazione è una sala centrale VAR, al centro tecnico di Coverciano, che eliminerà quelle sui terreni di gioco. È una novità che ha tutta l’aria di uno spaventoso arretramento, di un autentico, nicchiano cavallo di Troia, in violazione dei principi di limpidezza, di immediata percezione per il pubblico e di controllo, per l’appunto sul campo, anche solo sotto il profilo psicologico, sugli arbitri. Una categoria, nella quale il pubblico non ha più fiducia. Tant’è che si sta allontanando, sempre di più, dal calcio… Sicché gli arbitri, in un futuro che, perdurando l’impero Nicchi, sarà sempre più prossimo, dirigeranno le partitelle in famiglia… Le altre due modifiche: a partire dalla stagione 2019/2020, alla fine di ogni partita, i direttori di gara compileranno un report, per spiegare perché siano state adottate le decisioni, comunicate sul campo; infine, nella centrale unica, che sarà allestita a Coverciano, saranno all’opera anche ex arbitri.

 

Nicchi s’inginocchia

Dunque, Nicchi s’è inginocchiato anche di fronte al report, un qualcosa che egli sommamente aborriva e che, nella migliore delle ipotesi, giudicava inutile, come questa rubrica ha già evidenziato. Che s’ha da fare, per campa’… O per cambiare tutto, affinché nulla cambi… Invero, un dato emerge, prepotentemente, da tutte queste chiacchiere, che menano il can per l’aia: l’unica categoria, “abilitata” ed, insieme, condannata a non capirci mai un’acca, degli arbitraggi, è quella del pubblico pagante. L’esatto opposto, rispetto alla filosofia delle altre discipline sportive. Complimenti a Nicchi, che continua a gabbare, uccellare, fondellare tutti…

 

Siamo arbitri, o caporali?

Il sito web Kintsugi, del quale questa rubrica ha già scritto in passato, ha organizzato un convegno, per dibattere la delicata problematica delle “evidenti discrasie esistenti e della nuova figura del lavoratore sportivo introdotta dal DdL del 31.1.2019”. Il convengo è programmato per il 30 marzo prossimo, alle ore 11, presso l’auditorium “Le Santucce” di via Dante, a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo. Ossia, nella patria di Marcello Nicchi. Che supponiamo non sia proprio entusiasta, di codesto convegno. Ebbene, i partecipanti (che ci auguriamo siano tantissimi) potranno anche essere non numerosi. Ma, questa, è un’iniziativa utile, non solo in senso accademico, ma anche pratico e serio, per gli arbitri. Anzi, è soprattutto una prima pietra, scagliata nello stagno paludoso degli arbitri. E, per di più, di quelle destinate ad ingrandirsi ed a fare rumore… Tanto, tanto rumore.

 

Il Tirreno: “Ghirelli passa la palla alla figc per l’esclusione della Lucchese” 

Preso atto dell’omesso versamento, da parte della Lucchese, dell’ammenda di trecentocinquantamila euro, il presidente della lega pro, Francesco Ghirelli, ha trasmesso gli atti al presidente federale, Gabriele Gravina, al fine dell’esecuzione del deliberato. Per la società toscana, si profilano tempi duri… Che Ghirelli è, dopo tanti anni, stufo di dover percorrere, insieme con le società responsabili dei guasti. Responsabili, peraltro, in una con i patetici organi di controllo…

 

Il Molfetta rischia…

Il giornale on line Calcio goal, ormai consolidata conoscenza di questa rubrica, ha segnalato  che il Molfetta rischia l’esclusione da tutti i campionati. La società pugliese, che sta partecipando al campionato regionale d’eccellenza ed è, oltretutto, già matematicamente retrocessa, è stata deferita, al tribunale federale territoriale della Puglia (con rispetto parlando…), per un presunto illecito sportivo, nella fusione fra il Bitonto, che militava in eccellenza nella scorsa stagione, e la società di allevi locali della Molfetta sportiva 1917. Il deferimento disciplinare è nato dalla denuncia,  presentata, alla procurella (piccola procura) federale dall’ing. Domenico Lapolla, ex direttore sportivo della società Molfetta Sportiva 1917.

 

La denuncia di Lapolla

La denuncia di Lapolla, supportata da registrazioni telefoniche, rende ancora più profondo e lacerante lo sconcerto di chi già non ha tollerato che la figc, lo scorso anno, abbia ufficialmente avallato una fusione con una società, il Bitonto, il cui titolo sportivo era stato, poco tempo prima, sequestrato dalla Guardia di Finanza, su ordine della Procura della Repubblica di Rho. L’ennesima vicenda torbida. Nella quale emerge, ancora una volta, l’insipienza e la sprovvedutezza di Vito Tisci, da un lato nella sua qualità di presidente del comitato pugliese della lnd, dall’altro come presidente, addirittura nazionale!, del settore giovanile, nel cui ambito opera la società di Molfetta… La querelle è stata ulteriormente ingarbugliata ed intorbidita dalla circostanza che un gruppo di tifosi e cittadini di Tricase si siano costituiti parte civile, presso la Procura della Repubblica di Lecce, per gravi ipotesi di reato, a carico della figc e del comitato pugliese, quello tisciano. E già: dichiarando preliminarmente valido l’incartamento, poi avallato dalla figc (in un triangolo tra Tisci, ancora Tisci e Cosimo Sibilia, indi definitivamente sigillato dalla figc, ma solo dopo i pareri favorevoli dei due citati soggettini), il comitato pugliese ha penalizzato la società Atletico Tricase, che era in attesa del ripescaggio in eccellenza. Se la federazione calcio fosse un’organizzazione seria, per Tisci e Sibilia si aprirebbe un bivio: o le dimissioni, o l’estromissione (ovvero, l’espulsione, la cacciata…).

 

Il Palermo nel solco del Cesena?

La federazione calcio ha denunciato, al Tribunale di Palermo, potenziali, gravi irregolarità gestionali del Palermo (procedura ex articolo 2409 del Codice civile). È la stessa procedura che lo scorso anno è stata seguita per il Cesena, che poi è fallito, con revoca dell’affiliazione. Un atto dovuto, quello sul Palermo, su segnalazione della Covisoc e su documentazione della procurella (piccola procura) federale. In sostanza, la figc intende accertare come abbia potuto, il Palermo di Maurizio Zamparini, l’ex presidente, pervenire ad una situazione debitoria di circa cinquanta milioni di euro. Un’eventuale, ardua soluzione positiva, è collegata alla trattativa per la cessione del Palermo, per la quale si stanno impegnando il presidente, Rino Foschi, e l’a.d. Daniela De Angeli. Sintesi: un’ennesima rogna, ma di quelle che non si possono neppure più grattare…

 

Tommasi sulle seconde squadre 

Non poteva mancare, Damiano Tommasi. E finalmente s’è presentato al proscenio, commentando il summit sulle seconde squadre, tenutosi a Torino e del quale questa rubrica ha già dato conto. Il Tommasi pensiero è stato affidato ad una nota ufficiale, sulla pagina web dell’associazione italiana calciatori, della quale è, com’è ben noto, presidente. “Tra gli aneddoti sentiti”, scrive Tommasi, “emblematica la ricerca di un secondo portiere, con il premio di valorizzazione compreso. Veniva da chiedersi: si fa calcio, da queste parti?”. Indi, Tommasi ha criticato, con ironia, la circostanza che, “dal lontano 2010”, Demetrio Albertini sponsorizza il progetto delle seconde squadre, che dovrebbero partecipare ai campionati professionistici. Dopo nove anni, la montagna ha partorito il topolino della sola Juventus: una sola unità… Tommasi stigmatizza, quindi, il blocco delle liste per over 22, poi diventati over 23. La strategia comune a tutte queste politiche, incalza Tommasi, è principalmente una: abbattere i costi, costringendo presidenti e allenatori a tesserare e far giocare i giovani. La frase citata, quel secondo portiere valorizzato, tradisce infatti una proiezione diretta ai costi, a prescindere dall’aspetto tecnico-sportivo.  Be’, per una volta, non è che Tommasi abbia, poi, tutti i torti. Almeno, se davvero s’intende ripulire il calcio da non indifferenti incrostazioni, per avviarlo, finalmente, al recupero sul piano tecnico. Tra l’altro, se si valorizzano davvero i giovani talenti e si dà loro modo di germogliare e di esplodere, anche i bilanci delle società ne risulteranno rivitalizzati…

 

Ma può la figc offendersi? 

Commentino conclusivo, da tener presente in ordine a tutta la rassegna del marciume, che sembrerebbe emergere dai fatti innanzi denunciati: Lucchese, Palermo, Molfetta, seconde squadre. Altro che offendersi, per il raffronto, tutto infantiniano, del calcio italiano col Gabon, attraverso il paragone sugli stadi… Qualcuno si prendesse la briga di segnalarlo al disinvoltissimo Carlo Tavecchio. E, magari, se gli resta un po’ di tempo e di pazienza per fare bis e tris, di notificarlo anche a Sibilia e Tisci… In attesa, ovviamente vana, che la procurella (piccola procura) federale, del “Caro Peppino”, batta un colpo. Anche per Sibilia e Tisci, oltre che per le vessatissime e spremutissime società campane del calcio dilettantistico e giovanile…

 

E Tavecchio parla ancora…

Evidentemente ringalluzzito dalla speranza (patetica) di impadronirsi, ghermendola al volo, della presidenza di Sport e Salute, l’ente governativo che ha eliminato la disinvolta coni servizi s.r.l., il ragioniere di campagna pontifica, dal suo inverosimile pulpito, sul progetto della costruzione dei nuovi stadi in Italia. E sancisce un principio medievale: quello della ristrutturazione degli impianti esistenti. Quelli sprovvisti delle più elementari misure di sicurezza e che se ne stanno cadendo a pezzi. Una proposta, non v’è che dire, geniale. Oltretutto, non richiesta e non gradita…

 

La scusa tavecchiana 

Con la scusa, in perfetto stile democristian-tavecchiano: “I nuovi stadi sarebbero cattedrali nel deserto… Meglio intervenire su quelli già presenti”. Intervenire? E come? Per non farli sbriciolare? Ma ci faccia il piacere, Tavecchio lo stravecchio. Pensando alla sua “figura”, ci ritorna in mente la celeberrima favoletta di Esopo, della volpe e l’uva. L’ha dichiarato, il Tav, nel corso di un’intervista a Radio Goal, la trasmissione di Radio Kiss Kiss Napoli. Durante la quale ha anche trovato il modo di gloriarsi di aver votato a favore di Gianni Infantino, “contro forti correnti politiche”. Figuriamoci… Tavecchio che si schiera contro la politica, o le correnti politiche, di natura sportiva o non, non ce lo vediamo proprio… Per concludere, poi, il Tav, che “l’Italia non può essere derisa a titolo gratuito”. Il riferimento è, palesemente, alle parole del presidente della fifa, già segnalate, in una precedente puntata, da Calcio malato, sugli stadi italiani a livello Gabon e sul format dei campionati mondiali a quarantotto squadre, quale unico criterio per propiziare la qualificazione degli azzurri… Una postilla conclusiva sia consentita, sommessamente: ma non c’è proprio nessun altro da intervistare, che questa vecchia / tavecchia cariatide, screditata da gaffes che non si contano più, dalle accuse di molestie sessuali, da vicende economico-finanziarie torbide, da precedenti giudiziari segnalati perfino, nei secoli dei secoli, da Wikipedia… E da qualche altro particolare ancora, che segnaliamo, qui di seguito…

 

Criscitiello: “Rivelazioni su Tavecchio” 

Questa rubrica ritiene opportuno e doveroso “rispolverare” un editoriale del giornale on line, “Tutto mercato web”, ripreso da “Tutto Juve”, con un articolo del 24 ottobre del 2016. E non solo perché risulta letto, per ora, 26.979 volte. Seguitelo e valutate. L’editoriale è a firma di Michele Criscitiello, di “Sportitalia”. Deve aggiungersi che l’opinionista televisivo è stato squalificato, in serie D, per un mese, quale patron della Folgore Caratese, società di Carate Brianza. L’episodio, del quale questa rubrica doverosamente s’appresta a dare conto, si verificò al termine della gara casalinga, a novembre del 2018 (due anni dopo l’articolo), contro il Ligorna. Criscitiello commentò la sua squalifica con il seguente post sui social: “Sarebbe opportuno conoscere anche l’azione. I vocaboli ‘handicappato’ e ‘mongoloide’ nella vita non vanno mai usati. Neanche su un campo da calcio. Per questo non mi pento della reazione e ritengo giusta la squalifica”. La motivazione della squalifica, per la cronaca, fu che Criscitiello aveva colpito “un dirigente avversario… con uno schiaffo al viso e un calcio all’altezza del fianco”.

 

I brani più significativi dell’editoriale di Criscitiello  

Ma veniamo all’estrapolazione dei brani più significativi dell’editoriale. Che offriamo a beneficio di Cosimo Capiluoghi Sibilia, il quale ha firmato lo stesso contratto assicurativo, per l’esercito dei calciatori dilettanti, che aveva fatto a lungo scandalo, nell’era Tavecchio: L’argomento più delicato lo teniamo alla fine… ho scoperto che Belpietro ha fondato un giornale che si chiama ‘La Verità’. Sono partiti missili terra-aria nei confronti del numero 1 della figc, Carlo Tavecchio. La redazione di Sportitalia ha contattato Giacomo Amadori, giornalista che sta tirando fuori cose indecenti e lo ha invitato a partecipare ad una trasmissione in settimana. Scrive e prova cosa inaudite per un presidente federale. Cose da fare un baffo anche al miglior Blatter. Ovviamente Tavecchio ha querelato, ma essendo il presidente della figc gli chiediamo che dimostri con i fatti che i fatti (voluto gioco di parole) testimoniati da Amadori sono frutto della fantasia dell’autore”.

 

Criscitiello incalza 

L’opinionista di “Sportitalia” analizza gli aspetti essenziali della questione: “L’inchiesta è troppo dettagliata, fa nomi e cognomi, parla di conti e cifre. Questo è il giornalismo che ci piace e la cosa che fa riflettere è che a tirare fuori queste notizie non sia un giornale sportivo ma un giornale appena nato. Quando sono due anni che Tavecchio lo crocifiggiamo solo per la famosa banana di Opti Pobà, ultimo dei mali. A quanto pare. L’inchiesta torna indietro di 17 anni. Tavecchio era presidente della lega dilettanti. In sintesi Tavecchio fa fuori la vecchia agenzia assicurativa della lnd, la Reale Mutua assicurazioni. L’anno dopo la lega indice una gara per stipulazione di una nuova polizza e alla fine vince una società della banca Carige…”.

 

La figura del broker 

Criscitiello conclude; Nel pezzo” (di Amadori) “la figura del broker è fondamentale. Ex arbitro che gestisce e porta i soldi delle assicurazioni dei dilettanti in paradisi fiscali. Le provvigioni sono di 6,6 miliardi di lire. Altri 1,85 miliardi di lire finiscono ad una società offshore, la Regalpart limited. Questo è un copia e incolla del pezzo pubblicato da Amadori. Noi non sappiamo se sia frutto della verità o della fantasia. Stiamo facendo rassegna stampa. Certo che ci vuole una bella fantasia a scrivere nomi, numeri e fatti così precisi. Dal canto nostro ci aspettiamo solo chiarezza da Tavecchio che sicuramente saprà dare, in fretta, le risposte giuste a questo scandalo che – se confermato – sarebbe da intervento non solo della Guardia di Finanza, ma anche della fifa dell’amico Infantino. Accuse gravissime al sistema calcio. Fa specie che ad occuparsene sia solo il giornale di Belpietro appena nato. Vogliamo capirci di più. Per ora possiamo solo complimentarci con Amadori per aver svolto la professione di giornalista. Se non dovessero essere confermate queste notizie ci complimenteremmo comunque con Amadori, per aver svolto la professione di regista cinematografico per un nuovo thriller in tutte le sale italiane”. 

 

Una lezioncina di Criscitiello, utile anche al “legalista e legalitario” Sibilia… 

E già, sante parole… Regalate a Sibilia. Ma, a questo punto, dopo questo po’ po’ di scandalo, un quisque de populo (oppure due, o magari tre, o perfino una pletora di ignoti, o di inconsapevoli…) si aspetterebbe che, nella sua gestione, il successore di Tavecchio, cioè Sibilia, avesse provveduto a cancellare, con un energico colpo di spugna, o con una raspa d’acciaio, o con un disinfettante burocratico, potentissimo ed efficacissimo, per prima cosa, queste assicurazioni… Invece, Sibilia ha fatto esattamente il contrario. Come Calcio malato ha già scritto. Ha confermato, Sibilia. E s’è beccato un articolo di Amadori che, anche senza citarlo (chissà mai perché…), ha denunciato la circostanza dell’affare delle assicurazioni, reiterato nel 2017… Cioè, quando Sibilia era già approdato, comodo comodo, alla presidenza della lega dilettanti. E questa sarebbe la legalità sibiliana. Ma fateci il piacere…

  1. SEGUE