Calcio malato: Astensionismo, la silente protesta delle società contro le assemblee di Sibilia – PUNTATA N. 68

Didascalia: La foto, selezionata quale simbolo di questa puntata n. 69, è quella dell’alto Magistrato napoletano Francesco Saverio Borrelli, il Capo del Pool mani pulite di Milano, che affrontò e debellò la tristissima, cupissima Tangentopoli 1992. Ma che non ha estirpato il cancro della corruzione in Italia. Una gravissima patologia, riemersa, come una piaga purulenta, nello squassante scandalo, di questi giorni, del Consiglio Superiore della Magistratura, di Matteo Renzi, Luca Lotti. Una vicenda, nella quale sta facendo capolino, per taluni aspetti legati alla sua Lazio, perfino Claudio Lotito, che sembra davvero divenuto l’inquietante “prezzemolino” di tutto…

La commissione federale di garanzia

Il Dott. Borrelli è stato, tra l’altro, uno dei membri della commissione federale di garanzia, che fu chiamata a giudicare gli Avv. Filippo Pucino e Gaetano Annella, accusati ingiustamente ed immotivatamente (nonché strumentalmente, per motivi che abbiamo più volte chiarito nelle precedenti puntate) da Cosimo Sibilia, all’epoca commissario del comitato campano, sulla melmosa, putrida questione della delibera, dello stesso Avv. Pucino, sul ritiro dal campionato di promozione 2015/2016 della società Juve Pro Poggiomarino. La delibera, che, secondo la pubblica accusa, è stata falsificata, in concorso con persone, allo stato non ancora identificate, da Andrea Vecchione, rinviato a giudizio per falso in atto pubblico. Di Borrelli parla il nostro Giacomo Erda, nella diciannovesima parte, pubblicata in questa puntata, della sua splendida filastrocca. Borrelli, giù anche Procuratore federale, ha ovviamente dimostrato, con la sua autorevole presenza, l’autonomia vera della giustizia sportiva, che non è disposta a servire il padrone ed, anzi, ne respinge, con sdegno, gli assalti. Confermando codesti nobili requisiti anche come Componente della predetta commissione di garanzia, la quale, ignorando le insistenze di un  Cosimo Sibilia, che verosimilmente si riteneva già allora uber alles, diede un’incommensurabile soddisfazione agli Avvocati Pucino ed Annella. E già: ma su quanti Borrelli, può mai contare l’Italia? E lasciamo stare, per carità di Patria, la giustizia sportiva…  

 

Bollettino parrocchiale n. 29

La figura carismatica di Francesco Saverio Borrelli c’è venuta alla mente ieri, lunedì 10 giugno, in occasione dell’assemblea straordinaria elettiva del comitato campano. Per gli aspetti, ai quali faremo cenno a breve. In altri tempi, sarebbe stata un’autentica festa del calcio. Ieri, proprio no. Leggerete, nel paragrafo riservato all’argomento specifico, le qualificazioni che un professionista, il dott. Gerardo Trombetta, ex sibiliano di ferro, poi profondamente pentito e ribellatosi a Cosimino il paladino (della democrazia…), ha rifilato alla lugubre cerimonia (“farsa”, “guardia e ladri”, “Avellino capitale mondiale del calci” ed altre ancora). Basti, per definirne il clima, sottolineare che, dopo un paio di mesi di febbrile impegno, solo la distribuzione (illegittima) delle deleghe in bianco (alle quali ha fatto espresso riferimento proprio Trombetta) ha salvato l’assemblea dal replay di quell’indecorosa figuraccia della riunione proclamata nulla, per mancato conseguimento del numero minimo legale, rimediata da Salvatore Gagliano, il più inverosimile dei presidenti meteora.

 

Nonostante le “deleghe in bianco” e mesi di agitazione, una presenza di società misera misera…

Un impegno incessante, ma ben poco produttivo, che aveva coinvolto i dipendenti, trasformati in galoppini elettorali, i collaboratori, i delegati provinciali, a cominciare da quello obbligato, Vincenzo Faccenda, percettore dell’illegittimo reddito federale sibiliano, e da quello necessitato per territorio, l’avellinese Andrea Ruggiero, del quale s’è giù scritto in passato. Che ha visto in attività incessante i consiglieri detronizzatori e poi ripristinati nel ruolo, per premio. I commissari di campo (che, come sempre fanno in queste circostanze, si sono liberati della divisa da super partes) e qualche altro personaggio, che davvero ci secca segnalare. Senza contare l’opera degli strizzolati, cioè di coloro ai quali, da anni, Sibilia strizza l’occhiolino, promettendo loro l’assunzione, ovviamente, come sempre, a carico delle esauste società. Tutto questo bailamme, tutta questa torchiata, tutta questa spremitura, per partorire uno scheletrico topolino.

 

La certificazione del flop nei dati ufficiali

Emerso e certificato, il topolino pelle ed ossa, perfino nei dati ufficializzati dal tribunale federale territoriale, presieduto dall’avv. Arturo Frojo, quell’organo, segnalatosi per tante cappellate (e per qualche grave illegittimità, su cui ritorneremo), che s’affrettò a proclamare nulla l’assemblea gaglianiana del 2018. Ma che, ieri, è restato in paziente attesa, ben oltre l’orario ufficiale d’inizio della riunione, mentre lo staff incassava, disinvoltamente, le predette e benedette “deleghe in bianco” e le intestava alle pochissime società effettivamente presenti…  Quello staff che è coordinato, ancora ora, da Andrea Vecchione, pur rinviato a giudizio per falso in atto pubblico, in concorso con persone, allo stato, non ancora identificate, proprio in ambito di giustizia sportiva: uno scandalo perenne. Uno scandalo nello scandalo… Rammentiamo tutto ciò a Cosimo (l’interlocutore) Sibilia. Spiattellandogli sul  muso che la pratica delle deleghe in bianco è assolutamente illegittima. Che la singola delega debba essere, sì, obbligatoriamente, compilata ed intestata ad altra società avente diritto al voto. Ma ad opera, per mano e per firma del presidente delegante. Non ad opera e per mano di un interno al comitato campano… Ma chiudiamola qui, per ora. Ci sarà occasione per ritornarci su.

 

La protesta silente delle società

Sul piano politico-sportivo, conta e rileva il dato significativo, che si staglia su tutto il desolante panorama dell’assemblea del 10 giugno: le società hanno inteso protestare in questo modo. Ossia, rinunciando alla presenza. Astenendosi, anche dall’assistere allo scempio della democrazia, dopo quarantacinque mesi di commissariamento. Un po’, a modello della reazione del popolo italiano non votante. Ovvero, la pletora degli astensionisti, che, con la premeditata e consapevole rinuncia al voto, paradossalmente urlano la loro nausea. Qui non si tratta di instaurare confronti tra due dimensioni incomparabili: quella di un presidente eletto con milletrecento dirigenti di società che gli gridavano un tifo da stadio e quella di un soggettino, per il quale il prudente Sibilia aveva scelto, non a caso, una sala da 240 posti a sedere. Nella quale (l’abbiamo constatato dalle foto e dai filmati), prescindendo da addetti ai lavori, dipendenti, collaboratori, dirigenti degli altri comitati regionali, allenatori, direttori sportivi, calciatori, mestieranti, doppioni e triploni della stessa società, restavano, sì e no, una settantina di posti, per i delegati delle società… E dire che, per invogliare alla presenza, Sibilia aveva perfino ripristinato l’incontro conviviale, ossia la cena conclusiva, dopo quattro anni di ripudio…

 

Sibilia bluffa, ma sa tutto…

Sibilia e Barbiero bluffano. Ma, nella loro mente, l’incubo della figura barbina, sia pure superato dalla pragmatica, machiavellica considerazione sul fine che giustifica i mezzi, si sarà affacciato… D’altro canto, che si potevano mai aspettare? Archi di trionfo? Applausi a scena aperta? Quella defiorian / sibiliana / gaglianiana è stata, invero, una gestione provvisoria, che s’è trasformata in interminabile. Una gestione che ha prodotto guasti e distruzione: innanzitutto, l’annientamento del patrimonio sportivo del comitato campano, ridotto a quel dato mortificante, certificato dall’avviso di convocazione (545 società di lega dilettanti, senza dire della desertificazione del settore giovanile…). Quanto ai guasti, ci limiteremo al minimo sindacale: un rinvio a giudizio, del quale s’è appena detto, a carico del capo degli uffici burocratici; un altro rinvio a giudizio, che ha colpito uno dei consiglieri detronizzatori (Salvatore Errichiello), spigliatamente ricandidato da Sibilia, ad onta dell’ormai patetico principio della lealtà sportiva (Pecoraro, ma lei che fa? Continua a dormire della grossa?). Quattro anni di bilanci non pubblicati. Ieri, Sibilia, Barbiero, perfino il miracolato Zigarelli (cancellatore, da collaboratore, di tre quarte ammonizioni e ritrovatosi sul trono del comitato…) bisbigliavano parole al vento.

 

Una sintetica “panoramica”

Ma i fatti sono d’una chiarezza spietata. Cerbone, il pupillo di Sibilia, da quest’ultimo improvvidamente (???) nominato (ir)responsabile amministrativo del comitato, poi lasciato in eredità ai successori. Cerbone, che ha confessato di aver falsificato la firma bancaria del presidente Pastore, s’è appropriato, durante la predetta presidenza, di 378.081,50 euro. Alla media di oltre undicimila euro al mese. Nel periodo Colonna – un altro miracolato, insieme con l’allora presidente dei revisori dei conti, il dott. Ciro Cimmino, mai sfiorato dagli pseudo accertamenti della procurella (la piccola procura) federale –, Cerbone s’è appropriato di altri 541mila euro. Ma, questa volta, senza alcuna falsificazione di firma: anzi, con la firma bancaria  autentica dell’avv. Salvatore Colonna. Sul periodo Sibilia (cioè, della presidenza Sibilia del comitato campano), poi, nessun accertamento, né penale, né sportivo. Eppure, si ribadisce, Cerbone era stato nominato proprio da Sibilia…

 

Il dato che veramente conta…

Ma, ora, non è questo, il dato che conta. Il dato serio, di partenza, è quello, ormai imparato a memoria da tutti gli addetti ai lavori: 919mila euro, in totale, confessati da Cerbone come il bottino delle sue appropriazioni. Un elemento impressionante. Il buco nero, la voragine dei conti del comitato. Quello, però, che una gestione seria ha il diritto ed il dovere di accantonare, in attesa di rivalersi (sulla banca, o su Cerbone, o su banca e Cerbone, per il periodo Pastore; su Cerbone, o su Colonna, o su entrambi, per il periodo Colonna). Dopo diche, il rischiatutto Zigarelli, che ha preteso da Sibilia la bicicletta, incominciasse a pedalare. Possibilmente, senza inventarsi ciò che non rientra (ma Zigarelli non lo sa…) nelle sue potestà: come, ad esempio, le delibere che competono al consiglio direttivo e non al “presidente neo eletto”, in vena di proclami liberatori e demagogici. Come quelli di ieri. In particolare, l’annuncio dei gironi di eccellenza 2019/2020 a diciotto squadre. Che ha suscitato un grido, isolato ma condiviso, nell’assemblea: “… è una follia!”. Con Sibilia che scrutava immediatamente i presenti il sala, per vendicarsi con immediatezza del reo… Ed eviteremo di approfondire la normativa, perché le norme si esaminano quando c’è intenzione di rispettarle. Non quando ci si ritiene, come Sibilia e il suo codazzo, legibus soluti…

 

E ora, Zigarelli, pedala…

L’assemblea fatta in casa, come la pasta delle nobili tradizioni irpine, quella prodotta dall’azienda della famiglia Zigarelli, l’assise dell’ennesimo flop, aveva vissuto una tormentata fase preliminare, con il consueto, illegittimo diniego del comitato campano di rilasciare all’avv. Vincenzo Cirillo, che avrebbe voluto candidarsi, gli elenchi dei dati delle società aventi diritto al voto. Una violazione grave, codesta, delle disposizioni legislative sul cosiddetto Terzo settore. ha dunque avuto, quale comodo candidato unico alla presidenza del comitato, codesto Carmine Zigarelli, l’assistente parlamentare dell’on. Cosimo Sibilia (tutto davvero legittimo?) ed ex collaboratore a contratto del commissariamento Sibilia del comitato.

 

L’incarico di fatto…

Responsabile amministrativo di fatto, Zigarelli, di un comitato campano, devastato dalle appropriazioni confessate proprio dal… responsabile amministrativo Cerbone, quello scelto, anch’egli, da Sibilia. Un gesto di sovrana incoscienza, lo scettro nelle mani di un nominato di fatto, qualifica scritta e ripetuta dal dott. Gerardo Trombetta, uno che c’era, in quella gestione sibiliana… Ora, nell’iniziare a pedalare (anziché bofonchiare a fantasia, come s’è baloccato nella pseudo assemblea di ieri), Zigarelli, quale primo atto, vista la sua “qualifica” di fatto, provveda a predisporre quattro bilanci annuali del comitato campano. Immediatamente. Con il quinto bilancio (quello 2018/2019), da pubblicare ai primi di novembre del 2019. Ammesso che, a quella data, sia ancora il presidente per conto terzi, come l’ha definito il solito, bene informato Trombetta… Ora, assisteremo all’ennesima tragicommedia. Quella della procurina (la procura piccolina) federale, che, finora, s’è adagiata sulla straordinarietà della gestione, per l’appunto, commissariale. Ma, ora? Che dirà, il “Caro Peppino”? Come si sottrarrà al suo obbligo? Non potrà di certo sostenere, né lui, né, tantomeno, la disinvolta Gabriella Lombi, responsabile amministrativo della lega dilettanti, che Zigarelli sia esentato dai bilanci misteriosi della nefasta era del commissariamento. Ed i revisori dei conti? Vorranno, appena eletti, sottoporsi al supplizio, magari, di un accertamento giudiziario?

 

L’incredibile intervento telefonico di Gravina

Un ultima annotazione: oltre ai bilanci, Zigarelli si prepari ad elaborare un’articolata, puntuale spiegazione, voce per voce, spesa per spesa, entrata per entrata. A cominciare dai suoi personali rimborsi. Da quelli del suo apprensivo tutore e protettore, Sibilia. Da quelli di De Fiore, Tozzi, Giacomardo, Rosario Angrisani. Da quelli dei Gagliano, degli Errichiello, delle Tambaro, dei Tarantino. Dei Faccenda, degli Andrea Ruggiero, dei Tommaso Imperiale. Dei commissari di campo, in listoni integrali. Della pletora di strizzolinati, i collaboratori a compenso, in attesa di assunzione. E presti la massima attenzione ad ogni mossa, al riguardo ed in materia. Abbiamo, invero, la percezione che mala tempora currunt. Nonostante l’intervento telefonico, in assemblea, di Gabriele Gravina, galvanizzatore di Zigarelli, per intercessione sibiliana.   Dunque, secondo Gravina, Zigarelli, Errichiello e… Beatrice sarebbero un manipolo di “giovani coraggiosi”. Giovani? Coraggiosi? Non poteva, almeno, informarlo meglio, Sibilia? Il coraggio, egregio Gravina, è, semmai, quello che consente ai presidenti e dirigenti di società, quelli superstiti, in Campania, di resistere, senza neppure aprir bocca e becco, in questo quadro indecoroso, allestito e rifiliato da Cosimino re Mida (al rovescio). Certo, per resistere, ci vuole davvero un fegato grosso così. Ma, ancor più, di coraggio (in senso inverso, però) ce ne vuole a iosa, no-limits, per spremere così impunemente le società… Gravina, faccia a meno di provocarle ulteriormente, le giù stressatissime società campane… E chieda scusa.

 

Il  portentoso “recupero”  dell’Avellino

Alla 24ma giornata, la forbice di punti tra Lanusei, la sfortunata società sarda, che ha incrociato proprio l’Avellino (per via della scandalosa distribuzione anti-geografica dei gironi…) ed i Mauriello boys, era di dieci punti (tra le due, s’interponevano altre tre squadre). Al termine della 35ma giornata, restavano da giocare ancora tre partite. Lanusei a 79 punti, l’Avellino a 74 (meno 5). Un piccolo particolare, alla Giusy Ferreri: i lupi hanno vinto le ultime dieci partite di fila… Complimentissimi! Un percorso da Juventus! Vuoi vedere che abbiamo finalmente trovato l’anti-Juve?

 

Riappare al proscenio il dott. Gerardo Trombetta

Quanto, poi, alle modalità disinvolte, per le assemblee, egregi Sibilia e Barbiero, chiedete lumi al dott.  Trombetta… però, leggetelo prima. Ora, vedremo proprio che farà, la procurella (piccola procura) federale. Chiamata ad un arduo cimento, quando dovrà vedersela con Trombetta… Gentili amici Dirigenti di Società, appassionati di calcio dilettantistico”, scrive l’ex pupillo di Sibilia, “mi  scuso per l’ennesima intrusione, soprattutto alla vigilia di quest’ulteriore farsa dell’assemblea cosiddetta ‘elettiva’ di lunedì 10-06-2019, ma ci tenevo a comunicarvi, perché lo meritate davvero, che il preannunciato deferimento per il sottoscritto è arrivato: il 28-06-2019 dovrò essere davanti al Procuratore Federale (ROMA) e cercherò di spiegare i motivi di questa mia ipotetica ‘malefatta’ nei confronti di quello che, udite udite, per quella data sarà il neo-presidente del c.r. Campania (visto che strana coincidenza?), secondo quanto asserito da un riconfermatissimo, fidatissimo  zelante consigliere (guarda un po’!!). Una tempestività, una puntualità che definire svizzere è riduttivo se rapportato il tutto alla data dell’accaduto: 26-06-2018!!!. Ciò premesso, ne approfitto, cari amici, per dirvi che se solo fossi stato messo nelle condizioni di partecipare alla ‘recita’ di lunedì, avrei scelto di interpretare il ruolo del suggeritore, ponendo all’attenzione del prestigiosissimo tavolo assembleare, rigorosamente allestito per l’occasione, queste brevi domande:

– che necessità c’era di organizzare in stile ‘guardie e ladri’ un’assemblea così importante se, oltretutto, a dire del Presidentino, il suo commissario e coll. stavano così bene operando? Sbaglio o tra meno di un anno si rivoterà? Hanno già pensato a come superare questo ostacolo? Magari con un’altra grossa operazione di riciclo umano…

-quale informazione preventiva è stata data alle società sul futuro assetto del c.r. Campania? Come sono stati scelti presidente e consiglieri, delegati assembleari, revisori dei conti, ecc. ecc.

  • è valso per tutti  lo stesso ‘criterio di Ambrogio’ (ricordate il maggiordomo della pubblicità della Ferrero Rocher?), imposto per la carica di presidente?

– quello che, sotto le mentite spoglie di un volontariato-retribuito (ben retribuito) si occupava di contabilità fino ad ieri, saprà sicuramente dirvi quante società hanno saldato le spese di partecipazione ai campionati appena conclusisi?

  • e lo stesso, vi dirà che tipo di stipendio (chiedo scusa ‘diarie’) si confezionerà, rispetto a quello percepito fino a poco tempo fa dalla figc-crc? Ovviamente con i vostri soldi: adotterà lo stesso sistema di pseudo-volontariato per sé e tutto il resto della compagnia?

-vi firmerà un ‘nulla a pretendere’  utile in caso di suo defenestramento? Quindi, vi prometterà di non imitare quel tesserato casertano che, dopo aver intascato circa 20.000 euro di ‘ristoro’ dalla figc grazie all’intercessione politica, alla mediazione di un prossimo vostro consigliere casertano (lo riconoscerete per essere stato uno dei più strenui difensori dei ‘tour della verità’ di pastoriana memoria), ed il conforto giuridico di un’altra importante figura federale casertana, è stato praticamente riammesso nel gregge con tanto di ruolo!!!

-ed, infine, ma solo per non tediarvi, vi farete spiegare, per favore, come mai il tanto parsimonioso c.r.c. abbia oggi due – dico due – sedi? Fidatevi, però, dei revisori dei conti: il futuro maggiordomo, per non essere sbranato, consiglierà loro (ma ne saranno nominati forse dei nuovi) di risolvere l’enorme conflitto d’interesse configuratosi tra un’importante figura professionale contabile e la proprietà di uno degli immobili occupati: loro due di queste cose s’intendono, sì, e sapranno come salvare il resto del gregge.

Nel salutarvi, ed ovviamente non augurarVi ‘in bocca al lupo’, vi comunico che, nel pieno rispetto delle norme federali vigenti, in occasione della mia audizione del 28 giugno presso la procura Federale, chiederò l’eventuale registrazione  della stessa. Con immutata stima. Gerardo Trombetta ex delegato figc Caserta, sbranato il 31-07-2018. Attenti al lupo!!”,

 

Riemerge, dopo giorni di oblio,  anche Salvatore Gagliano

Ore 6,35 di oggi. Dal profilo Facebook (pubblico) di Salvatore Gagliano: “Lancio un grido di allarme: facciamo qualcosa per il calcio in Campania perché è in agonia. La Campania è (forse era) per numeri di società la seconda in Italia. Ieri si è svolta l’assemblea elettiva in Campania per eleggere il nuovo presidente. Assurda a mio parere la scelta della sede di Avellino, anche se tutti hanno ben compreso del perché, con una sala (nella foto) per sole 250 persone. Società con diritto al voto 545 (e dove si sarebbero seduti se fossero venuti tutti?). Con l’utilizzo delle deleghe, il che significa che ogni società si è accreditata per 2, si è raggiunto il numero di 257 società! Una catastrofe totale. Pensate che del calcio a 5 si sono accreditate, sempre con le deleghe, 29 società su 97, meno di un terzo e ben 3 del calcio femminile…. I big da Gravina a Nicchi, da Balata a Ulivieri, da Tommasi a Micciché, da Ghirelli ad Albertini ,hanno pensato bene di fare altro, solo una telefonata ‘berlusconinana’. per restare in tema con la sconfitta di forza Italia al Comune di Avellino. Cosa dire… Le società campane hanno lanciato un duro e chiaro messaggio: siamo stanche, basta!… Certo che delusione, signor presidente, rifletta”.

 

Gagliano si sforza di imitare Calcio malato…

Che dire? Benvenuto, disinvolto praianese, nel mondo della realtà. Che lei aveva abbandonato, quando s’illuse su Sibilia… Che le ha ricambiato la cortesia, con quella modalità resa celebre dal panino campano del “Corriere della Sera”, del quale questa rubrica ha più volte dato conto: “Sibilia il pugnalatore”. Una cortesia, la fa Calcio malato a lei, esimio Gagliano: il comitato campano era il secondo in Italia. Lei fa il furbetto, ma sa benissimo che il patrimonio sportivo del comitato, ossia le società, eran crollate di numero già nella sua presidenza per nove mesi.

Oggi, con gli ulteriori smottamenti, il comitato campano sarà precipitato sotto la metà classifica. A vergogna indelebile del presidente pro-tempore (molto pro-tempore) della lega dilettanti, Cosimo Sibilia. Semmai, è da puntualizzare un aspetto inquietante: la meschina elezione del nuovo responsabile al calcio a cinque. Con così poche società presenti… Ovviamente, al di là della figuraccia insuperabile, rimediata da Zigarelli in argomento. D’altronde, Zigarelli, tra presenti, deleghe e “deleghe in bianco”, come le qualifica il dott. Trombetta, non avrebbe proprio il diritto di aprire bocca. Ne riparleremo.

 

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “diciannovesimo atto”, “parte diciannovesima”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime diciotto parti sono state inserite nelle puntate dalla n. 50 alla n. 67). La “parte ventesima”  e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

 

Se, un bel giorno, la Magistratura

scoprirà che è solo un’impostura

l’autonomia dei giudici sportivi,

che fa schiattar di risa morti e vivi,

 

sarà azzerato, come per incanto,

l’attual, d’ipocrisia, superbo manto…

Ess’è strumentale a chi li nomina

e che, dal giorno dopo, li “stradomina”,

 

puntando alla consueta soluzione

(eliminare ogni opposizione

al “boss” del momento, fino all’ora

in cui il “capo” finisce in malora).

 

Quei giudici con il mitragliatore,

che è d’ogni nemico distruttore,

del principio “della separazione”

dei poteri, un baffo a tortiglione,

 

si fanno, ad ogni utile occasione

di servir l’arrogante lor padrone…

Ma quale terzietà, obiettività…

Al diavolo, il simulacro di lealtà!

 

Essa serve soltanto ad annebbiare,

ad ogni verità mistificare,

sanzioni agl’innocenti rifilare:

in conclusione, per “ingiustiziare”…

 

Norme plasmate ed “interpretate”,

da commission all’uopo organizzate,

giudici “licenziati”, deferimenti,

che, pei nemici, sono imman tormenti…

 

Quanti, finiti in bolla di sapone,

a distanza di tempo: uno schiaffone

alla giustizia, ma solo a quella seria,

perché quella “sportiva” è una miseria…

 

Sibilia, al qual non manca prepotenza,

in preda al delir d’onnipotenza,

sfidò le commissioni federali

di presidenti “costituzionali”…

 

Non c’eran sol Quaranta e Mirabelli.

ma puranco Squitieri e Borrelli:

insigni giuristi, ognuno alieno

dal dispensar, d’iniquità, il veleno…

 

SEGUE

 

Il Venezia retrocede, il suo presidente si scuote. Ma morbidamente…

In conferenza stampa, il presidente dei “lagunari”, l’americano Joe Tacopina, ha commentato la kafkiana storiella dei play-out sì / no / forse / sì, il tiraemolla che ha reso celeberrimo l’inconsapevole Mauro Balata:  “Non è facile parlare, sto vivendo sentimenti contrastanti, sono molto arrabbiato e disgustato per quello sta succedendo. Un mese fa abbiamo ricevuto la lettera di Balata che diceva che il Venezia era salvo. Sono 10 anni che vivo il calcio italiano, amo questo paese e questo sport, però è chiaro che per motivi come queste ci sono persone disgustate, anche i miei investitori. Metti delle regole e non vengono rispettate”.

Per poi incalzare: “… non avremmo dovuto giocare… ho speso tanto in questo progetto, sono profondamente disgustato dalla serie B, ma sono qui. Non abbiamo smesso di lottare, non mi considero ancora in serie C… Ci sarà anche un’assemblea di Lega, vediamo cosa succederà al suo interno. Bisogna anche capire cosa succederà il 24 giugno quando ci saranno le iscrizioni”. Un istituzionalista morbido, codesto Tacopina. Che s’illude, magari, che Balata rispetti l’impegno di iscrizioni limpide. Dopo due anni di disinvolture estreme e di sguardi dall’altra parte…

 

Ci pensa l’effervescente mister Cosmi

A rimettere i tasselli al loro posto, ha provveduto Serse Cosmi, il tecnico del Venezia, visto che il suo presidente abbonda in diplomazia: “Chi voleva il sangue l’ha avuto. Ho il voltastomaco. Questi play-out sono stati uno scempio, perché sono stati giocati? Sputo in faccia al primo che mi rimprovera questa retrocessione. Ho aspettato troppo per andarmene a casa. Il dramma sportivo è arrivato attraverso questi scempi. C’è troppa gente che non perde mai. E a me quelli che non perdono mai danno fastidio. Quello che più mi fa male è vedere bravi ragazzi singhiozzare nello spogliatoio, non meritavamo di vivere tutto questo”. A Balata staranno fischiando le orecchie…

 

Claudio Lotito contrattacca (ora che può respirare…)

Dopo, ma solo dopo, la salvezza ai play-out, il patron della Salernitana, in odore di incompatibilità (che però, nel frattempo, addirittura siede in consiglio federale: ahi, Gravina…), bersagliato da tante feroci critiche, contrattacca: “Basta dietrologie sul mio conto. Assurdo il provvedimento del Tar. Dopo la retrocessione del Palermo non c’era bisogno di disputare i play-out, poi si sono inventati un parere”. Gravina sarà contento. Perché il suo consigliere federale lo irride. Dimenticando che il Palermo non era di certo retrocesso sul campo, ma a tavolino, per mano del consiglio direttivo della lega di B, B come Balata. Quel consiglio, del quale fa parte anche il cognato di Lotito, Marco Mezzaroma, sia pure uscito dalla sala della riunione, al momento di decidere… La parola fine, si commenta sul web, è, però, solo in teoria… Oggi, dopo che questa puntata sarà stata posta on line, il TAR del Lazio deciderà, nel merito, sul ricorso di Foggia e Venezia. E poi… e poi… e poi… Non ci sarà pace…

Nel frattempo, Lotito ha aggiunto: “Quello del Tar è stato un provvedimento assurdo, perché il Tribunale è intervenuto quando la sentenza sportiva non era ancora definitiva”. Quanto alla sentenza del TAR, prevista per oggi, 11 giugno, Lotito ha puntualizzato: “La Salernitana può fare ricorso solo dopo il collegio dell’11 giugno. Esiste un gentlemen agreement tra presidenti per il quale non è possibile fare ricorso al Consiglio di Stato sui provvedimenti monocratici. Il TAR ha autonomamente deciso il ripristino dei play-out, contemporaneamente alla pubblicazione del parere del collegio di garanzia, malgrado lo statuto della figc preveda che sia la corte federale l’organo competente”.

 

Infine, un’accusa… a sé stesso, cioè alla figc

Il lato comico viene ora: “Basta con la storia di Lotito che decide e condiziona in base ai rapporti. Piuttosto, spiegatemi perché società senza requisiti di carattere economico ancora partecipino ai campionati. Dove stavano le persone preposte ai controlli?… Finiamola con le dietrologie, le strumentalizzazioni. Io non sono stato aiutato, semmai bistrattato”. Dunque, Lotito controaccusa. Addirittura sui controlli. Eppure, è consigliere federale, ossia membro di quell’organo, che delibera sulle iscrizioni ai campionati… In questa vicenda, un solo dato appare indiscutibile: l’inadeguatezza di Balata… Il responsabile originario e supremo di tutto codesto sfascio.


La serie A contro la Juventus

Una notizia confortante (per ora…): l’assemblea della lega di serie A ha deliberato contro il progetto di riforma della champions league, proposto dall’eca, presieduta da Andrea Agnelli ed avallato dall’uefa, con quindici voti a favore della decisione, quattro astenuti (Inter, Milan, Roma e Fiorentina) ed un solo voto contrario, quello della Juventus. Tema caldo: i diritti televisivi del campionato di A, che potrebbero calare del 35%, se venisse accolta la proposta agnelliana. Che Lotito, Preziosi e Cairo hanno marchiato come “scellerata”. Ammantando la loro opposizioni con nobili considerazioni sul calcio dei ricchi, che non può prevaricare quello dei non ricchi. Ma la verità, stringi stringi, è tutta nei diritti televisivi…

 

Un’altra tegola sull’improvvido Infantino

Nella scorsa puntata, c’eravamo soffermati sulla mala sorte di Gianni Infantino, che aveva esternato la sua tronfia soddisfazione, per la fifa limpida della sua era, contrapposta a quella criminale del passato recente. Infantino era stato doppiamente improvvido. Non solo perché, appena il giorno dopo le sue dichiarazioni (nell’euforia della rielezione a presidente mondiale del calcio), ha subito quella tranvata, della quale questa rubrica ha dato conto. Ma anche perché ha dimenticato, l’inconsapevole, l’immemore, di essere stato il braccio destro di Michel Platini, un altro soggettino estremamente disinvolto, nella gestione dei satrapici conti dell’uefa. Certi soggettini andrebbero redarguiti con severità. Rischiano di travolgere tutto, con la loro sprovvedutezza. Ma vediamo quale altra tegola gli è cascata in testa… L’ex presidente della federazione calcio dell’Afghanistan, Keramuudin Karim,  è stato  inibito a vita dal mondo del calcio, per violenze sessuali ai danni di alcune calciatrici del suo stesso Paese. La fifa ha comunicato che l’indagine fu avviata per via delle denunce presentate da almeno cinque atlete,  per fatti dal 2013 al 2018. Karim, di 59 anni ed ex componente del comitato permanente della fifa, s’è beccata anche un’ammenda di circa 900mila euro… Povero Infantino… Aveva parlato troppo presto…

 

Nel terremoto al CSM, spunta Lotito…

L’enorme fascicolo processuale, che riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura, evidenzierebbero incontri imbarazzanti tra Luca Palamara, oggi Procuratore della Repubblica, con i deputati del Partito Democratico, Cosimo Ferri e Luca Lotti, nonché con cinque memnri togati. Una sorta di complotto, o di summit segreto, se tutto sarà confermato. Le riunioni si sarebbero tenute, a notte inoltrata, in un albergo romano. Oltre a Palamara, Ferri e Lotti, sarebbero stati presenti i consiglieri del CSM Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluca Morlini e Paolo Criscuoli. Ad esse avrebbe preso parte anche Claudio Lotito, che avrebbe omaggiato l’amico romanista Palamara di biglietti per gli amici. Ma, questa volta, non è una questione di play-out, di Balata, di collegio di garanzia, di controlli preventivi sulle iscrizioni ai campionati. Qui si scherza col fuoco. Anzi, poiché l’ironia è fuori luogo, c’è almeno da augurarsi che Lotito si sia reso conto (o che si ravveda a tempo, se può) della gravità inquietante della vicenda. Alla prossima puntata… E questo sarebbe un calcio non malato? Un calcio che tenta di estendere le sue ramificazioni perfino negli altissimi conflitti istituzionali? Magari, a suon di biglietti omaggio… Che è, sia ben chiaro, una pesantissima aggravante…

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