Calcio malato: Ass’’e mazz’ terzo, per Sibilia e Barbiero: 3 rappresentative su 4 fuori al 1° turno! Umiliazione senza precedenti – PUNTATA N. 52

Didascalia: La  Campania è, senza dubbio, la regione nella quale s’è maggiormente diffuso il gioco del tressette, importato in Italia nel ’600, per opera degli spagnoli. Chitarrella, nel 1750, ne scrisse (in latino) le  regole, note come Codice. Un Codice che sembra precursore delle rappresentative campane, dell’epoca commissariale (l’ennesimo disastro, anche e perfino tecnico-organizzativo!), al torneo delle regioni. La manifestazione sportiva (per alcune regioni, solo turistica, per familiari dei dirigenti federali: si legga Passarella, sulla scorsa puntata),che configura l’annuale, quasi del tutto inutile kermesse della lega dilettanti. Inutile, sia ben chiaro, sotto il profilo strettamente calcistico. Certamente, non per quel che riguarda la socializzazione, l’incontro tra territori diversi, la potenziale (anche se troppo frettolosa) fraternizzazione.

Le regole di Chitarrella

Una delle regole fondamentali chitarelliane era questa: se si perdono le prime partite, non bisogna scoraggiarsi; se si perdono le ultime, non bisogna deprecare; se si perdono le prime, le medie e le ultime, bisogna solo rassegnarsi… In effetti, l’esito della competizione, che tradizionalmente si dipana tra la Domenica delle Palme e la Santa Pasqua di Resurrezione, è stata, anche per l’edizione 2019, molto simile ad un torneo di tressette a perdere. Come la senatrice Lonardo Mastella ha spiattellato sul muso di Cosimo (l’interlocutore): “A Sibilia piace perdere…” .Ed è così, evidentemente, anche nel calcio… Paradossalmente, anche perdere sempre, ma conservando l’unico aspetto che interessa, all’onorevole irpino: il potere. Anche se scalcagnato, sgangherato, sfrantummato.  Come si sta verificando in Campania. Una regione, sotto il profilo calcistico, abbandonata a sé stessa. Derelitta. Desertificata.

Ass’ ’e mazz’: simbolo sibiliano

Gravata dalle enormi spese di un commissariamento non solo improduttivo, ma distruttivo. In quest’ottica, l’Ass’ ’e mazz’ assurge a simbolo del duo Sibilia / Barbiero di Sibilia. Un Barbiero estraneo alla Campania, pugliese, che non se ne puo’ frega’ de meno, dei disastri creati in un comitato, del quale questa rubrica sta enumerando e snocciolando tutti i risvolti ed i letali riflessi. Ebbene, i “magic team” sibiliani, di “bastonate”, ne hanno beccate tante, ma tante… che il miglior modo di  sintetizzarle è, per l’appunto, il cennato asso di bastoni. Raffigurato, nell’immagine a corredo di questa puntata n. 52, a quattro ’e baston’, non trionfalmente eretto. Proprio per significare i knock-out, che hanno fatto stramazzare al suolo le rappresentative sibiliane.

Tre su quattro, a casa subito…

Tre rappresentative campane eliminate, su quattro, già al primo turno. S’è salvata, per puro miracolo, dalla tri-Caporetto di Cosimino (non più uno e trino, ma uno e quattrino), solo quella del calcio femminile. È scampata all’ecatombe solo perché il calcio rosa, con Sibilia addirittura, incredibilmente, presidente (molto provvisorio) della lega dilettanti, è ulteriormente, spaventosamente regredito. Perfino rispetto alla già deficitaria, traballante, eternamente in crisi gestione Tavecchio. Tanto da determinare un girone in meno, per le rappresentative femminili, al torneo nazionale, per via della mancata partecipazione di alcune regioni. Sicché, la Campania in rosa ha potuto, in recupero, addolcire l’amarissima purga. E dire che Cosimino pretendeva perfino di conservare la governance di tutto il movimento del calcio femminile, ad onta della strenua opposizione della larghissima maggioranza delle società… Il consueto iper-democratico, Sibilia, che se ne straimpipa della volontà di chi si sacrifica… Ma, ancor più, il solito sprovveduto…

“Batuffo o’ cuntrario…”

Ass’ ’e mazz’ terzo. Aveva chiamato la sola, Sibilia. È uscito il batuffo o’ cuntrario. Componenti del tavolo del batuffo (o della batuffa): Sibilia, Barbiero e (ma vedi tu chi ci tocca citare…) Scarfato, l’improbabilissimo coordinatore tecnico delle rappresentative campane. Che, da quattro anni, non ne imbrocca una, che sia una. Non v’è che dire: un trionfo. Pardon: un tonfo… Per Sibilia, per il pugliese Barbiero, per il salernitano Alberto Pacifico, per il torrese Sebastiano (Nino) Scarfato, per l’associazione italiana allenatori calcio.

Sibilia, è un problema di (dis)organizzazione e di (in)capacità…

Quest’ultima, il sedicente e molto presunto sancta sanctorum, il nucleo dei competentoni del calcio dilettantistico e giovanile campano. Quello che avrebbe garantito, parola d’onore di De Fiore e Sibilia, i risultati nazionali alle rappresentative… Ed invece, da un rotondo quadriennio, uno scorno senza precedenti storici. E senza fine. Eccola, esimio Cosimino (l’interlocutore) Sibilia, la storia, alla quale hai fatto improvvido riferimento, allorquando ti ha schiaffeggiato, andata e ritorno, “ad andare e a venire”, la senatrice Sandra Lonardo Mastella. Che ti ha paragonato alla Sangiuseppese (società che non esiste nemmeno più: e non a caso, la democristianissima senatrice ha inteso compararti proprio ad essa), in un’inverosimile, improponibile, prometeica tua sfida al Real Madrid / Clemente Mastella. Forse, ha presagito anche il flop delle rappresentative, la senatrice…

La Juniores Under 19 “tsunamizzata”

Ma i rovesci, le Caporetto, le Waterloo più roventi, più brucianti, più inguaribili, le cui ferite non si possono neppure leccare, sono stati quelli della “Juniores”, la rappresentativa… più rappresentativa tra tutte. Dunque: gol fatti, zero (un record, per la Campania: ovviamente, in negativo); gol subiti, sei, come in un set tennistico (in una sola gara, tre beccati, a zero: anche questo, un record mortificante); punti fatti, “cococco”, zero spaccato… E bravo, coordinatore Scarfato “saluteme a’ soreta”… Così, infatti, con quest’espressione di un’insulsaggine e di una volgarità ineguagliabili, l’improbabile coordinatore si rivolse all’inviato di Striscia la notizia. Un’eleganza tipica dell’epoca sibiliana: se così non fosse, sarebbe stato immediatamente esonerato, appena fu mandata in onda la figuraccia di Scarfato che apostofrava il suo intervistatore… L’ennesimo segnale di un comitato sanza nocchiere e, per di più, in gran tempesta…

Bollettino parrocchiale n. 14

A questo punto, ad imitazione del bollettino parrocchiale, dovremmo citare i risultati ed i punteggi delle rappresentative sibiliane. Ma risparmieremo questa mortificazione. Tanto, ci siam capiti. Non si può, tuttavia, omettere di segnalare il codazzo di tecnici, super-tecnici, supervisori, coordinatori e osservatori. Tutto un fallimento. Una sorta di esercito austriaco del Bollettino della Vittoria del generale Armando Diaz. Fallimenti anche sul campo di gioco, dunque.

Fallimenti in tutti i sensi e in tutti i campi…

Non solo i fallimenti (in ben altro campo…) di un soggettino, promosso da Sibilia come dirigente federale (a questo stato, è ridotta la Chiesa… O, meglio, la parrocchia federal-sibiliana)… I De Fiore, Giacomardo, Tozzi, Gagliano (sì, nientemeno, parlò perfino Gagliano) dovrebbero mettersi la lingua… a posto, dopo le figuracce delle rappresentative nel 2015/2016, 2016/2017, 2017/2018 e 2018/2019. Ne stanno intonando gli inni di gloria tutti i siti web. I quattro anni di catastrofi. Un autentico poker d’assi. Di bastone. O di mazza. Gli anni bui. Del medioevo del calcio campano. Da secondo comitato d’Italia, retrocesso in bassa classifica. Anzi, bassissima… Come bilanci, come sperperi, come aspetti tecnici. Per un solo aspetto, invero,il comitato campano è primo in graduatoria, pur tra tanti fieri rivali: quello delle spese. Le spese inutili, però.

La discriminazione calcistica di De Fiore

Come Calcio malato ha già riferito, l’esausto, incompetentissimo di calcio, commissario De Fiore ebbe l’ardire di piazzare sul comunicato ufficiale (quello che lo spompato ottantenne utilizzava a mo’ di clava e a mo’ di bollettino del Min Cul Pop, o del KGB), un’infelicissima espressione, di discriminazione calcistica. Contro, addirittura, il civilissimo uso delle ambulanze, su tutti i campi di allenamento e di gare ufficiali, delle rappresentative del suo predecessore. Scrisse De Fiore, spalleggiato dal patetico Gagliano: “Visti i risultati…”. Premesso che i risultati delle rappresentative pastoriane erano indiscutibilmente migliori (finali e semifinali nazionali, numero di gare vinte, gol realizzati, gol subiti, et cetera), il concetto di De Fiore, il magistrato che patteggiò la pena per peculato, era, più o meno, questo. Nelle intenzioni, sferzante. In realtà, assolutamente ed estremamente improvvido.

Che boomerang…

Un autentico, violento boomerang sul “cuzzetto”, che fracassava la nuca: “Visti i risultati…”. De Fiore, al quale bisognerebbe iniziare (ma siamo, ormai, fuori tempo massimo: e lo eravamo già all’esordio del suo funesto commissariamento…) ad insegnare il calcio dall’abc, in sostanza, intese dire: avessero prodotto risultati, quelle ambulanze, magari avremmo anche perdonato le  relative spese… Il che dà la cifra, come si dice oggi, della competenza defioriana in ambito calcistico. Il suo criterio ispiratore, in soldoni, è: se la squadra non fa risultati, tanto vale non salvaguardare la salute degli atleti con le ambulanze… Una frase di discriminazione medico-clinica-preventiva…A prescindere da una banale considerazione: ma come si fa, a prevedere i risultati? E da un’altra, molto più seria: ma è proprio il caso, di indulgere a codeste ironie, davvero improvvide e pregne, come minimo, di insensibilità per la salute dei giovani? Tu guarda, che ci tocca sentire, leggere, vedere…

I salvatori della patria commissariale…

A questo punto, segnaleremo anche i nominativi dei due presunti, sedicenti, molto sedicenti salvatori della patria calcistica commissariale, nel famigerato quadriennio: Sebastiano Scarfato e Raffale Ciccarelli. Con il supporto di un innominato, capo degli osservatori (che, poi, non c’erano, codesti osservatori…). Non a caso, mai nessuno ha osservato, in giro. Mai presenti su un campo di eccellenza, o di promozione, o di settore giovanile, codesti fantasmi. Allora, osservatori de che? Forse, della succulenza, del gusto di qualche pranzetto, o di qualche prodotto locale tipico… Ma non siamo ancora giunti all’apoteosi.

Con Cosimino lo strizzolino, Avillini uber alles!

“Da Sperone, alla Nazione!”. .È la mirabile sintesi, lo slogan illustrativo, di Antonio Peluso, figlio di Biagio, allenatore di una modesta scuola calcio di Sperone (in provincia di Avellino, da poco trasferitasi a Mugnano del Cardinale), la Peluso academy, e, contemporaneamente, in uno stesso anno sportivo, tecnico di un’altra società campana: il Cicciano, la Mariglianese, altre ancora. Come dite? Che non si può? Che è vietato? Ma, di grazia, vietato da chi? Controllato da chi? Forse, dalla procurella (piccola procura) federale? E qualcuno s’illude che essa possa muovere un ditino? Che il “Caro Peppino” abbia fatto un plissé, contro Sibilia? Questa è solo una delle tante, disinvolte incompatibilità dell’era sibiliana. La gestione, alla quale tutto è consentito… Ma torniamo, per un attimo, all’attività giovanile avellinese. Una zona, be’, non certamente florida, quella irpina.

Le differenze di qualità…

Per capire la differenza, mentre Pastore ha affidato le rappresentative regionali a tecnici di primo livello (in ordine cronologico: Livio Maranzano, Enzo Leccese, Gigi Sorianiello, Enzo Potenza, Raffaele Di Pasquale ed Enzo Troiano, ognuno dei quali vanta un eccellente curriculum, quantomeno in ambito dilettatistico: allenatori / selezionatori abituati a vincere i campionati…), i De Fiore, i Gagliano, i Sibilia hanno messo in campo una serie di tecnici, per capirci, rimediata, approssimativa, di modesto curriculum. Eviteremo, per non coinvolgere gli innocenti percettori di codesti privilegi, di citare, uno per uno, i protagonisti dei disastri sibiliani. Ci limiteremo a puntualizzare soltanto che il sullodato Antonio Peluso non ha mai, in vita sua, allenato una società di serie D. Che una sola volta ha allenato in eccellenza ed è stato esonerato, ad un terzo del cammino… E Sibilia, ma guarda un po’, per mano dei suoi fidi scudieri (Barbiero e Dello Iacono), l’ha promosso, addirittura, a responsabile tecnico di un girone della serie D… E dire che ci si stupiva delle spigliatezze di Alberto Mambelli, che, durante la presidenza Tavecchio, spargeva in giro improbabili tecnici romagnoli. Con Sibilia, s’è passati, semplicemente, dalla Romagna all’Irpinia…

Antonio Peluso, il novello Mandracchio sibiliano…

Dunque, Antonio Peluso è stato nominato selezionatore, o responsabile tecnico, del girone H della serie D. Per via delle grazie del soggettino Giuseppe Dello Iacono, per opera e virtù dello Spirito Santo (che Iddio ci perdoni) Cosimino l’occhiolino, da oggi anche Cosimone il competentone. La serie D: il campionato nazionale, addirittura e per sventura affidato al voluminoso Luigi Barbiero. Calcio malato ha un’idea: creare una piramide di competenza calcistica, superiore ad ogni livello ipotizzabile ed immaginabile: Barbiero, Dello Iacono, Zigarelli, l’innominato, con Andrea Vecchione nelle vesti di un triste, malinconico confessore dei calciatori. Un team tecnico, uno staff di alto profilo… Con, a capo indiscusso, il suo indebito, “prezzemolino” ideatore: manco a dirlo, Cosimone il competentone…

Il solito, inadeguatissimo Dello Iacono

Dello Iacono era il segretario del settore giovanile dell’Avellino. Con Sibilia padre. Ora, come abbiamo riferito nelle precedenti puntate, è una sorta di braccio (destro, o sinistro? Non cambia…) del Barbiero di Sibilia. Se qualcuno non l’ha ancora capito, dall’Avellino biancoverde e dalla città di Avellino, secondo gli pseudo progetti sibiliani (progetti: che parolona inadeguata), dovranno, invero, provenire tutti, ma proprio tutti… Per far comprendere ad ognuno chi regge i fili. Chi comanda. Chi impera. Che, poi, il calcio possa solo soffrirne, a Cosimino, non gliene può frega’ de meno…

La patetica diatriba tra Gagliano e Ramaglia

Un amico ci ha riferito del post di Alberto Ramaglia, sul profilo Facebook dell’improvvido Salvatore Gagliano. Ramaglia e Gagliano: l’uno contro l’altro armati. Ma solo… con le pistole caricate a salve. L’ennesimo, luminoso esempio dell’aggregazione sibiliana. Non si dimentichi che i due, Gagliano e Ramaglia, erano entrambi vice commissari (sia pure del tutto improbabili ed assolutamente inadeguati) di quel De Fiore, già di suo inattendibile, nel ruolo incoscientemente assegnatogli.

Culo e camicia…

Non si trascuri che, prima della letale vicenda commissariale, Gagliano e Ramaglia erano culo e camicia. Andavano d’amore e d’accordo. Marciavano (almeno in apparenza) all’unisono, di pari passo, in perfetta armonia. Poi, lo straordinario effetto Sibilia, gli ammiccamenti, le occhiolinate di Cosimino, evidentemente, hanno tramortito entrambi. Li hanno sconvolti. Non si raccapezzano più, i due. Prima, si facevano immortalare, ad ogni pie’ sospinto, in istantanee insieme. Quasi in coppia. Gagliano, col suo eterno sorrisone, da politico di professione. Ramaglia con quel suo sorrisino forzato, obliquo, traverso. Ora, sono come cani e gatti. Ma quelli di tanto tempo fa (oggi, i cagnolini ed i micini, in genere, si vogliono bene…).

Materia del contendere: le Universiadi…

Gagliano, da albergatore assolutamente disinteressato (se qualcuno ci crede ancora…), ha stigmatizzato l’annuncio che l’ospitalità di questa manifestazione, tipicamente malaghiana deluchiana, ossia del tutto inutile, sarà assicurata “Sulle Navi nel porto di Napoli!”. Come ha, testualmente, annotato il praianese. Che s’è affrettato ad aggiungere: “… mandiamo gli Ospiti a dormire e mangiare sulle navi? … Smettiamola di far beneficiare solo a pochi… di questi momenti!!!!”. Parimenti disinteressato (dopo il suo terribile flop all’azienda napoletana dei trasporti, l’ingegnere è alla ricerca di una nuova collocazione lavorativa), Ramaglia ha bacchettato il suo ex, molto ex, amico Gagliano: “Ma è così difficile informarsi prima di emettere giudizi così taglienti. È una manifestazione sportiva con requisiti per gli alloggi strettamente definiti dalla federazione internazionale sport universitari…  Ci lamentiamo tanto del populismo.. Ma poi ci cadiamo tutti”.

Stranamente cauto e misurato, il praianese…

Gagliano s’affretta a precisare, con espressioni felpate, stranamente contenute: “Premesso che in quei periodi gli alberghi della costiera sono stracolmi e figurarsi se aspettano le Universiadi. Io mi riferivo ai tantissimi alberghi di zone interne o dello stupendo Cilento… Purtroppo c’è una realtà che va fatta emergere: la poca chiarezza e trasparenza…”. Sarà molto contento Enzo De Luca, ’o governatore, che era stato così sollecito e vicino a Gagliano, in occasione dell’assemblea di dicembre 2017… Riepilogando: Gagliano non reagisce a modo suo. Si contiene… Ramaglia si tiene cauto. Ma si capisce che entrambi stanno lì lì per scoppiare. E che entrambi stanno obbedendo agli ordini, dall’alto, di non sbilanciarsi. Gagliano, al presumibile comando della procurella (piccola procura) federale, o, forse ancor più, del coni. Ramaglia, a qualche ordine perentorio sibiliano.

Quando l’ing. Toglia zittì il collega Ramaglia

Non si dimentichi che Ramaglia, il devastatore dei conti dell’azienda napoletana dei trasporti (abbiamo garantito, nella puntata n. 43, che ritorneremo, sul punto: e rispetteremo la promessa, che è un impegno solenne), allorquando l’ing. Giovanni Toglia, gran galantuomo irpino (egli, indiscutibilmente, sì) e consigliere del comitato campano dell’ultima vera presidenza, quella pastoriana, mise spalle al muro per l’appunto Ramaglia, quest’ultimo… si ritirò, si ritrasse, se la squagliò con modalità british, con la scusa che non bisognava reagire alle provocazioni… Provocazioni? In realtà, erano schiaffoni, ceffoni, manrovesci, scudisciate, staffilate…  Ma Ramaglia, si sa bene, è un ottimo incassatore, nonostante le pistole. Idem, Gagliano…

Quante cortine fumogene…

Per la verità, non c’è solo Ramaglia… Gagliano, invero, va dicendo in giro di essersi dimesso. Non perde occasione per auto-glorificarsi, per lodarsi, per imbrodarsi. Egli, hombre vertical! Ha una bizzarra interpretazione dei mortificanti fatti che l’hanno coinvolto, Gagliano. Tutt’altro che schiena dritta, in balia com’era, Gagliano, degli Errichiello, delle Tambaro (che tristezza, un soggettino del genere assurto a personaggio!), degli Zigarelli & compagnia dimissionante. Gagliano, nell’unica versione reale dei fatti, è stato mandato via. Brutalmente. Scacciato. O, se si vuole, defenestrato. Non s’era mai neppure sognato, di dimettersi… Ma, se si consola così, lasciamoglielo fare.

Inizia di nuovo la sarabanda delle firme…

Nel frattempo, però, annotiamoci, tutti, che è iniziata, di nuovo, la sarabanda sibiliana. Quella della raccolta, spintanea, delle firme per le candidature. Il là l’ha suonato un duo di direttori sportivi. Quelli che imperano, nella gestione sibiliana. Per motivi che sono agevolmente intuibili. È un argomento, questo, talmente serio, delicato e determinante, che saremo costretti a ritornarci. Prestissimo. Il disinvolto Cosimino non ne dubiti…

I conti in tasca alla gestione commissariale in Campania…

Giacché ci siamo, completiamo la panoramica di questa puntata n. 52, sfatando, ancora una volta, il mito, falso e bugiardo, della riduzione delle spese, nel periodo commissariale. Contenimento, sana amministrazione: e come no… Due sole, sono le voci di spesa che, del tutto strumentalmente, la gestione commissariale ha ritenuto di dover (giocoforza) ridurre: quella per i commissari di campo; quella per le ambulanze, connessa all’attività delle squadre  rappresentative. In particolare, deve ribadirsi la sovrana incoscienza di aver quasi depennato le ambulanze… Andando incontro a potenziali, gravissimi rischi, per buona sorte non verificatisi. Eppure, se i nostri affezionati lettori ci fanno caso, si tratta delle uniche due spese, che erano, sostanzialmente e concretamente, investite a favore delle società. Il che, tradotto in soldoni, dimostra, inequivocabilmente, che il commissariamento a tutto badava, di tutto si preoccupava, fuorché delle società. Nonostante siano esse e solo esse, a reggere, con i propri sacrifici, tutto il baraccone…

Spazio alle consulenze ed ai rimborsi…

Ebbene, la ratio di questo specifico contenimento commissariale era di dover lasciare spazio, fondi e respiro alle consulenze giacomardiane e tozziane, nonché alle collaborazioni (Modugno junior, Pacifico junior& compagnia “amicante”: tutti gli juniores e tutti gli amici degli amici…), nonché al reddito federale, quello pro Faccenda. A questo punto, ci si chieda, anche, come potrebbe mai, Sibilia, pubblicare i bilanci dei quattro-anni-quattro del commissariamento… Quante magagne, quanti pateracchi, quanti pasticciacci, quante bizzarrie e fantasie, verrebbero a galla? Mica ce le inventiamo noi, di Calcio malato, codeste inconfessabili magagne.

I piatti in faccia…

Se le spiattellarono sul muso, reciprocamente e pubblicamente, rendendole automaticamente confessabili, nell’ultima assemblea, quella proclamata deserta, Gagliano ed Errichiello (poi, quest’ultimo, rinviato a giudizio penale, per insulti sessisti, come già segnalato).Magari, emergerebbero perfino, dalle nebbie più spesse e profonde, i rimborsi sibiliani: quelli massimamente avvolti nel mistero… Un altro tassello, dunque, s’è aggiunto al mosaico sibiliano: una somma annua impressionante, risparmiata tra le ambulanze (quota minimale, per il vero) e le designazioni dei commissari di campo (quota molto consistente). Se ci mettiamo la differenza, a favor di Sibilia, determinata dalle non più esistenti (fino ad eventuale, tutt’altro che auspicabile prova contraria) firme bancarie falsificate dal disinvolto Cerbone, si perviene ad un totale davvero enorme. Ma, allora, perché mai non si pubblicano, ’sti benedettissimi bilanci? E già: ma perché?

Le mani  nelle tasche (delle società campane)

E che dire dei tentativi, per la verità andati a vuoto, di spremitura delle società inattive? Era, questo, uno dei cavalli di battaglia, ma “focati”, della gestione commissariale. Che era, incessantemente, alla ricerca di fonti di recupero economico-finanziario. Per poter soddisfare tutti i consulenti, i collaboratori, i nuovi soggettini da remunerare. Poi, quei “cavalli focati” passarono, per l’appunto, in cavalleria. Avvenne quando le società, indignate, risposero, non a caso, picche. Molte,  sollevando una problematica semplicissima, banalissima, ma decisamente imbarazzante. Perfino per il disinvoltissimo dott. Paolo De Fiore. Per l’esattezza, le società evidenziarono la problematica della non corrispondenza degli addebiti assicurativi a quanto prospettato sul comunicato ufficiale… Un altro argomentissimo.  Sul quale saremo costretti a ritornare… Perché, a suon di circa dieci euro a calciatore (la differenza, tra i mitici e fatidici ventinove euro, fantasiosamente prospettati sul comunicato ufficiale, ed i reali quaranta: l’importo singolo di addebito, per ogni premio assicurativo), si arriva a plurimi milioni di euro, nel totale nazionale sibiliano (oltre che, manco a dirlo, pari pari, in quello precedente, tavecchiano).

Ma non c’è solo questo…

Tra le disinvolture estreme del commissariamento, come già puntualizzato in precedenza, rientra, a pieno titolo, l’allegra gestione della sede di via Strettola Sant’Anna alle Paludi, a Napoli. L’abbiamo già scritto. Dunque, vi faremo solo un volante accenno. Quel tale rag. Massimo Corciulo s’è assunta una pesantissima responsabilità, in una con il disinvolto magistrato, dott. Paolo De Fiore, a trasferire la sede a Roma, non si sa a che titolo ed a quali condizioni. Su questi ultimi aspetti, sarebbe bene che la magistratura ordinaria facesse ordine e chiarezza. E già: se si attende la chiarezza sibiliana, campa cavallo… Si riepilogherà un solo aspetto, al riguardo: uno solo, ma basta e avanza… Dunque, il 9 luglio del 2004 si tenne, a Serino, l’assemblea plenaria delle società campane. Indetta e convocata, esclusivamente, affinché le società (le vere proprietarie della sede, ovviamente dopo averne deliberato l’acquisto e sostenuto i relativi oneri) decidessero, in assoluta limpidezza, se acquistare o meno quella benedetta sede.

Nel 2004, due assemblee regionali in un anno. Durante il commissariamento, nessuna: in quattro anni…

Tant’è vero che, a novembre dello stesso anno, ossia quattro mesi dopo, fu indetta e convocata un’altra assemblea delle società, quella ordinaria, per le deliberazioni di tutt’altro genere (inclusa la disamina del bilancio annuale: la sana abitudine, mandata a ramengo da De Fiore e Sibilia). Per dire delle sensibilissime differenze tra allora (due assemblee l’anno, se occorreva) ed ora (mai assemblee, per carità: hai visto mai, che le società aprissero gli occhi…). Nonché, logicamente, l’altra differenza ulteriore: quella sui misteri della sede… E sulla relativa gestione economica: quella che Gagliano definì, sul suo profilo Facebook, in sintesi, “una situazione a dir poco catastrofica”, lasciata a lui, in ben triste eredità, dalla gestione commissariale. Gagliano dixit: a dir poco… E se… se ne volesse saperne di più? E se si volesse approfondire l’eventualità che le risultanze commissariali fossero, finalmente, esaminate “a dir molto”, “a dir tutto”?  Uno dei problemi dell’inconsapevole Gagliano è che firma, ma non si rende neppure conto di quel che sottoscrive. Ma è solo uno dei problemi…In ogni caso, ma a quel tale ragionier Massimo Corciulo, chi gliel’ha fatto fare, di cedere a codeste, per definirle bonariamente, disinvolture? Ritiene davvero che fosse lecito, senza preventiva assemblea, far sparire, con una sorta di “abracadabra”,  una sede, che era stata acquistata previa delibera assembleare? O, ancora, s’illude che la protezione sibiliana possa perfino estendersi in ambito giudiziario?

“La chanson de Cosimin”

Di seguito, il “terzo atto”, “parte terza”, della filastrocca di Giacomo Erda (le prime due parti sono state inserite nelle puntate n. 50 e n. 51). La “parte quarta” e quelle successive saranno pubblicate nelle prossime puntate.

Illegittima, torbida ed oscura,

di Zigarelli la non-investitura…

Frutto di un’arrogante tracotanza,

nella certezza della noncuranza

 

della svagata federal vigilanza

e della “lombiana”, finta sorveglianza,

entrambe alla storia consacrate,

per gran “disattenzioni” e baggianate…

 

Come il non essersi mai avvedute

delle appropriazioni ripetute

di quel soggetto da Casal Velino,

il “pupillo” dell’irpino Cosimino,

 

del comitato letale distruttore

e di Zigarelli predecessore:

bel colpo, la furbon sostituzione

(con uno senza titol) di Cerbone!

 

Gabriella Lombi, Tozzi e Pecoraro

si tenevan Sibilia amico e caro:

poteva esser solo pia illusione

l’aspettativa d’investigazione

 

su quella strana irresponsabiltà

e inverosimil illegittimità

di dare un comitato sventurato,

da un infedel cassiere disastrato,

 

nelle mani di un “non nominato”,

d’un soggettin dalle norme “esentato”,

di uno pseudo “amministrativo”,

che agiva, quasi, in modo furtivo…

 

“Ziga” calpestò ruolo e funzione,

certo di sibiliana protezione,

che dai precetti ogni deviazione

autorizzava: che cupa commistione!

 

Invero, in spregio al regolamento,

ecco “Ziga”, assistente al parlamento! 

Costui, peraltro, fu il “cancellatore”

(si saprà mai, chi fu l’ispiratore?)

 

di perfino tre “quarte ammonizioni”,

a scopo di crear devastazioni…

Ma il disinvolto irpin fu sfortunato:

l’ordito fu, in un lampo, svergognato…

 

SEGUE

 

Sibilia coccola la sua pur riottosa (ed ormai silentemente ribelle) base elettorale irpina

 

Certo, non si potrebbe mai affermare che Cosimino strizzolino disponga, nonostante i suoi ammiccamenti, di un minimo di base elettorale. Avellino e provincia, come gli ha brutalmente spiattellato sul muso la senatrice Sandra Lonardo Mastella, sono ormai condannate a perdere sempre, con un cotale e cotanto pseudo vertice para-politico. Ciò nonostante, l’illuso Cosimino prosegue nella sua opera, decisamente provinciale nello spirito, nell’ispirazione e nell’impostazione, di lisciare il pelo, dal verso possibilmente giusto, ai tifosi biancoverdi, delusissimi dagli eventi di questi ultimi anni. Manco a dirlo, Cosimo Capiluoghi Sibilia s’esprime non solo con la sua voce irpin-cavernosa, ma anche con quei suoi toni iper-democristiani: dire e non dire, sì, ma, però…

 

Quanta sibiliana delicatezza, per chi conta…

 

Soprattutto, resta attentissimo, Cosimino l’occhiolino, a non urtare la suscettibilità dei dirigenti che contano, in federazione calcio. Affrettandosi alla leccatina conclusiva: “Con Ghirelli, niente polemiche…”. Altro che la comica nomea, chissà da quali meandri scaturita, del Sibilia hombre vertical, decisionista, energico, che non le manda a dire. Lo scrisse il menestrello Ruggiero Palombo. Ma, da allora, di acqua sotto i ponti, quanta, ma quanta, ne è passata… Lo spartiacque fu quell’etichetta, ormai indelebile, incancellabile, indimenticabile, di Cosimino il pugnalatore. Affibbiatagli non da un quisque de populo, non da uno sprovveduto, non da La Voce di Zungoli, non da un calunniatore di professione: ma dal panino campano del Corriere della sera del 21 novembre 2017.Da quell’infausto dì, tutto è cambiato, per lo “smascherato” CosimoSibilia…

 

La dura realtà, per Cosimino l’occhiolino…

Ghirelli sta studiando nuovi criteri, per la lega pro.  Che non prefigurano proprio alcunché di positivo, per la lega dilettanti. Ma, poiché si è ancora alla fase delle schermaglie iniziali, avremo la pazienza (inevitabile) di attendere.

Chi era e chi è Sibilia…

Il web è un archivio che non mente. Mai. Almeno, per chi voglia scovare le verità. Chi fosse (e, dunque, chi tuttora sia) Cosimino Sibilia, che si sente perfino legittimato a scegliere i suoi interlocutori, ce l’illustra un piccolo particolare di qualche anno fa. Certo, va premesso che, oggi, l’onorevole irpino s’è ben mascherato, s’è ovattato, s’è reso prudente, come un felpato gattone. Han provveduto, a tali fini, le mutate contingenze. Ma i fatti verificatisi, quelli, non possono essere né cancellati, né inghiottiti. Dunque: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri furono indagati, come mandanti occulti delle stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano. La procura di Firenze riaprì le indagini, archiviate nel 2011, valutando le intercettazioni del boss Giuseppe Graviano.

La difesa sibiliana di Berslusconi…

In quella circostanza, leggete le parole di Cosimino, fideistiche in Berlusconi, o finalizzate ad accattivarsene compiacenza e simpatia: “Quest’ennesima, goffa iniziativa della magistratura politicizzata fa parte di una squallida storia che va avanti da più di venti anni. Ogni volta che il presidente Silvio Berlusconi sta facendo qualcosa di determinante per il futuro del Paese e la sua figura è centrale, scatta l’assalto della protesi della sinistra che, con la gogna giudiziaria, tenta di condizionare l’esito di una tornata elettorale delicatissima per il futuro della Sicilia e dell’intero paese”. Versi e musica dell’interlocutore. Che ne dite?

Ricompare al proscenio un mortificatissimo Malagò

È riapparso, sulla scena dello sport, il pariolino Malagò, uno dei due pugnalati da Sibilia (l’altro è, ovviamente, Tavecchio), come scrisse il Corsera, in precedenza citato, in questa puntata. Tenta di riprendersi un posto in prima fila, dalla quale è stato ricacciato nelle file di fondo del palcoscenico, a seguito dell’istituzione di “Sport e Salute”, la società destinata, nei progetti del Governo, ad esautorare la coni servizi s.p.a. Stizzito ed esacerbato dalla profonda, lesa maestà del nuovo ente, Malagò s’è nascosto dietro gli enti di promozione sportiva. Gli eps, i carrozzoni politici per eccellenza… Ma guarda tu che esempio va a scegliere, Malagò. Forse, per impressionare Giorgetti, ispiratore ed anima delle innovazioni legislative in argomento.

“Promuovere lo sport”: ma perché, qual è (o era) il mandato del coni?

L’un dì spocchioso e tracotante Malagò ha parlato dopo la nomina dei vertici di “Sport e Salute”. Ossia, quando, ormai, ha capito che non c’era più un becco fa fare… Malagò sta molto attivandosi ed agitandosi, ma in iniziative che lasciano il tempo che trovano e in convegni, quelli che piacciono tanto a Giacomardo ed al suo mentore, il prof. Raffaele Caprioli (da cui, può dedursi la loro inutilità). All’apertura, per l’appunto, del  convegno “Promuovere lo sport, promuovere la vita”, Malagò ha detto, con un pizzico di disperazione nel cuore: “Nel nostro mondo non è possibile né logico provare ad alzare un muro e dire chi sta di qua e chi di là, perché lo sport non funziona così”. Parole a casaccio, al vento… Poi, aggiungendo che “gli enti di promozione… vogliono anche capire… se ci sia una sovrapposizione di questo ruolo o un’integrazione di queste attività”. Peccato. Troppo tardi, Malagò. Lei ha, per lungo tempo, giocato a dominare. Ora, deve sopportare gli efffetti della sua sciagurata politica di filo-lottiano filo-renziano…

L’improntitudine degli enti di promozione sportiva

Gli eps, con sovrana sfacciataggine, osano parlare di “enti che manipolano le regole e mistificano i numeri”. Ovvero, esattamente le accuse che sono state, eternamente, rivolte agli enti di promozione sportiva… “Continueremo a seguire con particolare attenzione il percorso di riforma che si è avviato”, sottolineano il csi del fratello di Demetrio Albertini, le polisportive salesiane, l’uisp e le unione sportive acli. Ma tutti questi disinvolti e supremamente inutili enti, perché non iniziano un percorso di autocritica, di revisione profonda del significato della loro esistenza? O s’erano davvero illusi che la zezzenella potesse durare all’infinito?

Giorgetti accenna a Sabelli

Infine, Giorgetti ha fatto cenno a Rocco Sabelli, nominato al vertice di “Sport e Salute”. Una nomina, sulla quale Calcio malato ritornerà, per un’analisi seria. Un berlusconiano di ferro. Almeno nei tempi andati. Con qualche non brillante passato in Alitalia. Quanto a Malagò, come già commentammo, la sua appare, sempre di più, la figura della volpe anzianotta, al cospetto dell’uva non più raggiungibile. Ma l’abbiamo già scritto. Obiettivamente, il Malagò odierno fa tenerezza. Quella che può ispirare il rinvio all’antica locuzione latina “sic transit gloria mundi…”.

La vera angoscia malaghiana

In realtà, Malagò è angosciato per via della gestione dei quasi quattrocento milioni di euro (trecentosessantotto, per l’esattezza), affidati da Giorgetti a Sabelli e non più al pariolino. Nel consiglio d’amministrazione, anche il professor Francesco Landi, scelto dalla ministra della Salute, Giulia Grillo, nonché, per il coni, il segretario generale, Mornati, notoriamente vicino alla lega di Matteo Salvini. Insomma, Malagò si sente, nel contempo, esautorato e circondato. Come Fort Apache… Non resta che attendere gli sviluppi. Quelli del Governo. E, conseguenzialmente, quelli di “Sport e Salute”. Sabelli incluso nel mazzo…

Un esempio dei guasti della giustizia sportiva

Malagò, prima di aprire il becco, dovrebbe ripensare a tutti i profondi guasti della giustizia sportiva. Quella, da lui, più volte riformata. Sempre affidandosi al prof. Giulio, il disinvolto figliolo di Re Giorgio Napolitano. Leggetevi quest’altra, che è, sì, della scorsa settimana, ma è sempre d’attualità. Sempre illuminante. Una volta, non esisteva la cosiddetta prova televisiva. Ma, oggi che c’è, fa davvero specie e senso che non sia stata inflitta alcuna sanzione a Mario Mandzukic, lo juventino accusato di “condotta violenta”, ai danni del difensore del Milan, Alessio Romagnoli. Il croato aveva colpito, con un calcione da terra, il rossonero: un episodio che era “sfuggito” ai disinvolti ufficiali di gara, ma che le telecamere non potevano, di certo, ignorare. Secondo il giudice sportivo, Gerardo Mastandrea, un altro competentone di calcio giocato, un altro soggettino della giustizia sportiva tavecchian / gallavottiana, “il gesto non assume con certezza i connotati della condotta violenta”. Be’, se quel calcione non configura certezza, ci vorranno pistolettate, coltellate, fucilate, mine e bombe a mano, affinché sia squalificato un calciatore. Ovviamente, bianconero…

Dalle disinvolture della giustizia sportiva, a quelle arbitrali

Strettamente connesso, con l’argomento della (in)giustizia sportiva, è quello arbitrale. Con i loro referti, infatti, o con le loro sviste, od omissioni, o più o meno volute e consapevoli cecità, gli arbitri partoriscono, sempre volontariamente o meno, le predette (in)giustizie… E, dunque, esaurito, per oggi, il discorso su “Sport e Salute”, roviniamocela, la salute… Con gli arbitri nicchiani. Leggete quel che dichiara il direttore sportivo laziale Tare, a proposito dell’arbitro della partita col Milan. L’espressione tariana è, alla Gabriel Garcia Marquez, “L’arbitro Rocchi? Cronaca di una morte annunciata”. Tare aggiunge, pesantemente allusivo: “Le partite andrebbero decise sul campo di gioco… quello che abbiamo temuto è accaduto… Poi, fra dieci giorni, avremo anche la rivincita con la semifinale di coppa Italia”. E questo è il messaggio finale: cari Nicchi e Rizzoli, come avete chiesto scusa al Milan, dopo la gara con la solita Juventus, per poi remunerare i rossoneri contro la Lazio, be’, regolatevi allo stesso modo con i biancocelesti… Ma davvero siamo giunti alla gestione solo politica degli arbitraggi?

Il tosco faccia tosta…

In questo po’ po’ di caos, di timide ribellioni (sempre espresse con il timore delle ritorsioni arbitrali), di alzate di scudi, di messaggi trasversali, di polemiche infinite, ecco a voi il faccia tosta Nicchi. Il quale, nel bel mezzo di questo po’ po’ di questo bailamme, addirittura è stato protagonista di un’audizione alla Camera dei deputati, alla Commissione Cultura, Scienze e Istruzione, con delega per lo sport. Nicchi, con sovrana improntitudine, nel mentre lievita, intorno a lui ed ai suoi pedissequi arbitri, il malumore e la sempre più viva convinzione che i campionati di calcio non siano affatto casuali, ha formulato alcune proposte. In primo luogo, il problema della violenza nel calcio e, in particolare, nei confronti degli arbitri. Il tosco dispittoso ha prospettato ed auspicato l’introduzione del reato penale di “violenza sportiva”.

Cortine fumogene…

Niente paura: si tratta di null’altro che delle cortine fumogene dell’ex comunista Nicchi. Che tenta di sfuggire alla tagliola letale delle critiche feroci con invenzioni fantasiose. Per disorientare i suoi tantissimi avversari e nemici. Seguiremo la vicenda… Ma non basta. Nicchi si muove, spigliato e spedito, sul percorso degli arbitri professionisti. Per Calcio malato, tutto ciò ha dell’incredibile. Invero, che speranza ci potrà mai essere, se un antidemocratico come Nicchi addirittura viene legittimato dalla Camera dei deputati? Professionismo arbitrale? Boggi lo previde. I guasti nicchiani ancora non bastrano? Parlamento, ma non ti basta ancor? O siete tutti juventini? Anche Salvini ha dimenticato la sue essenza rosso-nera, milanista, per compiacere il tosco dispittoso? E che dire del Napoli? Se Nicchi e Rizzoli chiedono perdono e remissione dei peccati a Gattuso e Leonardo, cosa dovrebbero fare, i medesimi Nicchi e Rizzoli, al cospetto di Ancelotti e De Laurentiis? Inchinarsi? Baciare la pantofola? O altro ancora, a fantasia? Ancor più, al cospetto di Sarri, l’anno scorso? Che è stato, poi, l’anno della svolta definitiva della Juve?

Maurizio Pistocchi contro Rizzoli. Mario Sconcerti sempre più “sconcertante”. Urbano Cairo attacca gli arbitri…

Allora, ha proprio ragione un altro protagonista delle nostre puntate, Maurizio Pistocchi. Sentitelo. O, meglio, leggetelo, da un suo post . “Invece di emulare il Conte Mascetti, Nicola Rizzoli, nella sua veste istituzionale, dovrebbe spiegare le dichiarazioni di Gasperini, quelle di Di Carlo, e come mai Orsato fu spedito in Qatar dopo Inter-Juventus ma fu promosso dall’osservatore arbitrale”. Per inciso, il Conte Mascetti è il personaggio interpretato da Ricky Tognazzi in “Amici miei”, reso celebre dalla “supercazzola”.

 

Mario Sconcerti

 

E passiamo a Sconcerti, che dichiara: “Un arbitro fa carriera se arbitra grandi partite. Ma, per arbitrarle, non deve farsi squalificare dalle grandi squadre”. Nel suo editoriale per il Corsera, l’opinionista analizza la rovente questione arbitrale: “Sugli arbitri non saremo mai d’accordo, perché decidere è un’operazione di parte. Ora si comincia a pensare che l’indipendenza sia un’arma a doppio taglio, che costruisca corporazioni senza memoria e con interessi variabili. Si è così reintrodotta la regola che l’arbitro che sbaglia contro una squadra non l’arbitrerà più per molto tempo. Una vecchia legge del taglione che è alla base della maggior parte dei sospetti di questi 90 anni. Un arbitro fa carriera se arbitra grandi partite… Questo non è un sospetto, è la regola. E alla fine è ancora la grande società che sceglie da chi essere arbitrata”. 

 

Urbano Cairo

Infine, eccoci a Cairo. A tutta pagina, Tuttosport ha titolato: “Cairo attacca arbitri e Milan”. All’interno delle pagine, dedicate ai granata torinesi: “Toro fregato: scandalo! Vergogna Irrati, un anno di torti. Al di là dei propri demeriti, anche col Cagliari i granata sono stati penalizzati da arbitri e varisti (Banti). Corsa per l’Europa falsata” .

 

Gli anziani raccontano…

 

Gli anziani raccontano, con palese rassegnazione, con malcelato fastidio e disagio, con insopprimibile sofferenza, che le parole di Sconcerti (sarebbe troppo comodo qualificarle come sconcertanti) si ripetono, pedissequamente, tali e quali, da quasi un secolo. Ossia, da quando il calcio è assurto a prima disciplina sportiva nazionale (agli albori, nel 1898, quando fu fondata l’infelicissima, inattendibilissima figc, di certo non  era il primo sport, in Italia…).

 

Tutti fingono di non pensare al sorteggio integrale

Il problema vero è che gli Sconcerti e tutti gli altri opinionisti che contano e che pesano, nella nostra sventurata Nazione (che proseguiremo, forse fino alla morte, a gratificare con quell’iniziale maiuscola, che da lungo tempo non merita più), non propongono mai il sorteggio integrale, totale, incondizionato, senza se e senza ma, senza griglie, senza grigliate, senza deluchiane fritture di pesce, senza i renziani ottanta euro, senza i lottiani inciuci con Malagò e con Tavecchio (lottiani, da Luca Lotti, il più inverosimile ministro dello sport, che si potesse mai ardire di immaginare)… Ci limiteremo, ancora una volta, a ribadire che, l’unica volta che ci si è decisi a far ricorso al sorteggio integrale, il campionato di serie A lo vinse il Verona di Osvaldo Bagnoli, l’allenatore galantuomo.

… non quello con le palline congelate, tiepide, roventi…

Mentre, quando il sorteggio fu demandato alle palline congelate, a quelle tiepide ed a quelle roventi, fu il tripudio moggian-juventino. Fu Lazio-Fiorentina, con Pisacreta assistente n. 1. Fu tutto quel che fu. E che ha generato il Nicchi presidente dell’associazione arbitri, il Pisacreta vice presidente, il Trentalange, et cetera. Ed, ovviamente, Claudio Gavillucci sbattuto fuori. Lui, l’eroe di un’associazione con il tallone del capo sulla cervice. Sbattuto fuori da quel Franco Frattini, berlusconiano presidente del collegio di garanzia (de che?) del coni.

Tutto torna…

Tutto torna…Ora, Sconcerti ha ancora il coraggio di mistificare la realtà, sostenendo che, per fare carriera, gli arbitri debbano arbitrare le grandi. No, per far carriera, l’han capito anche i bambini, figuriamoci i furbissimi arbitri italiani nicchiani, devi compiacere la Juve. Sempre e comunque. In qualsiasi circostanza. A costo di qualsiasi forzatura: del (o della) VAR, del fuori gioco, del rigore dato o non dato, dell’ammonizione notificata o ignorata, dell’espulsione…

Cairo si decida…

Quanto a Cairo, il disinvolto presidente del Torino, proprietario di alcuni tra i massimi organi d’informazione italiani, giornalistici e televisivi, dovrebbe spiegare perché mai non si decide (ma provate a indovinarlo, il perché…) a raccontare la verità. Ad ordinare ai suoi opinionisti di scrivere la verità. A disporre gli attacchi concentrici contro l’associazione arbitri nicchiana. Qualche favoretto al Milan, ad esempio, era già scritto. Lo era, fin dal giorno delle scuse, in ginocchio, di Nicchi e Rizzoli a Gattuso e Leonardo. Fin dai proclami dei trombettieri del re. I proclami del perdono, con le capocce cosparse di cenere, alla Matilde di Canossa. Sintesi: alla Juve lo scudetto, l’ottavo consecutivo (senza alcuna prospettiva che la squadra destinataria dei prossimi possa cambiare…); nessun problema per avere, i bianconeri, palesemente alterato gli equilibri (sì, mettiamola così…) del campionato, contro la Spal (checché ne dica lo spigliatissimo Allegri); al Milan, le scuse; poi, dopo le scuse, al Milan la molto più concreta e sostanziosa prebenda, annessa e connessa alla qualificazione europea. E le altre? Per decenza, non scriveremo quel che pensiamo… Ma i nostri affezionati lettori ci comprenderanno bene… Ora, codesto Cairo, che da tempo progetta la sua para-berlusconiana discesa nel campo della politica, non ci fa né tenerezza, né ci ispira alcun sentimento. Possiamo solo rammentargli l’antico motto: “Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso…”.

  1. CONTINUA