Calcio malato: Nicchi smaschera l’indecisionista Sibilia, il finto “sordomuto” che prepara la vendetta contro il tragicomico Gagliano… – QUINDICESIMA PUNTATA

Chi abbia seguito Calcio malato fin dalle prima puntate, si sbalordirà di quel che stiamo per scrivere. Ma, per obiettività, non possiamo farne a meno.

Nicchi smaschera Sibilia l’indecisionista

Al dunque: dobbiamo congratularci, pubblicamente, con Marcello Nicchi, il presidente dell’associazione italiana arbitri, proprio colui che (non solo non lo rinneghiamo, ma lo ribadiamo con forza!) fa ostruzionismo, con tutte le modalità consentite ed anche con qualche forzatura occulta (ossia, eventualmente ammaestrando i suoi arbitri, assistenti, varisti & compagnia cantante), per impedire la supremazia definitiva e incondizionata del (o della) VAR sull’occhio degli arbitri (umanissimo, talora perfino condizionato dalla juventite, o dalla juventosi ormai cronicizzata, o da altre analoghe patologie).

 

La battaglia perduta di Nicchi contro la tecnologia nel calcio

Un brevissimo inciso, tanto per non perdere l’allenamento al riguardo: la tecnologia nel calcio può essere rinviata, ostacolata, osteggiata. Ma è, ormai, ineluttabile. È, fatalmente, nel futuro, alla forza dirompente del quale ci si può solo arrendere, inchinandosi e chiedendo scusa per averla introdotta con così imperdonabile ritardo. In parole spicciole, Nicchi potrà mettercela tutta, ma la sua causa anti-VAR è perduta in partenza.

Detto questo, però, onore al merito del burbanzoso tosco dal fiero cipiglio, ossia chapeau, almeno per questa volta, a Marcello Nicchi. Va ascritto a suo esclusivo vanto, invero, che sia stato svelato, attraverso uno squarcio brutale, il bluff (che sfiora perfino l’effetto comico) del finto decisionismo di Sibilia. Alla risolutezza di Sibilia, invero, sono riusciti nell’impresa di credere (anche per non irritare l’allora duce Tavecchio, che ondeggiava sull’orlo del precipizio) solo i tremebondi presidenti dei comitati regionali e del calcio a cinque, con il codazzo dei sempre acquiescenti (ed ancor meno coraggiosi…) coordinatori dei dipartimenti nazionali della lega dilettanti, i quali, non essendo elettivi, ma sostanzialmente di nomina, tutto possono essere, fuorché indipendenti.

 

Il bluff di Sibilia, pseudo decisionista

Era un bluff ai limiti dell’assurdo. Qualificare Sibilia decisionista (con chi? Ma quando mai, se non gioca con cento punti di vantaggio?), in effetti, equivale (con le dovute proporzioni, anche perché si dovrebbe mescolare la sceneggiata con la tragedia) a conferire il Nobel per la pace alla memoria di Stalin ed Hitler, o a giudicarli paladini della democrazia.

Il merito, però, non lo si può e non lo si deve ignorare: dunque, grazie Nicchi! Ma in che modo Nicchi ha svelato l’altarino del finto decisionismo dell’onorevole irpino? Semplice: sospendendo i campionati nel Lazio… senza neppure chiedere il permesso a Sibilia. Li ha bloccati, d’imperio, come se l’attività agonistica fosse di specifica, esclusiva competenza arbitrale. Il tutto, mentre l’onorevole irpino, dimentico di essere il presidente ed il responsabile della lega dilettanti, attendeva che qualcun altro, magari, semmai, chissà, organizzasse “un tavolo”, a goffa imitazione dei bizantini, che discutevano del sesso degli angeli, mentre Costantinopoli veniva espugnata…

 

A Sibilia neppure un avviso preventivo…

Nicchi aveva deciso di paralizzare l’attività del comitato laziale, presieduto dal delegittimato, stanco, inerte Melchiorre Zarelli, nelle predette connotazioni molto simile a Salvatore Colonna, l’ex presidente, fino a sei anni or sono, del comitato campano. Ha agito, senza pensarci su due volte, anche per togliersi lo sfizio di dare una sonora lezione a Zarelli, sanzionato perfino dalla giustizia sportiva per la sua avversione alla categoria arbitrale (della quale, peraltro, ha fatto parte: i paradossi della vita…). E che dire della credibilità e dell’autorevolezza dell’on. Cosimino Sibilia, il presidente nazionale della lega dilettanti e vicario di Gabriele Gravina? A dimostrazione del conto in cui il tosco dal fiero cipiglio tiene l’irpino, Nicchi ha esplicitato (con gli atti e le azioni, più che con le parole): io sospendo e basta. Di Sibilia, in termini perentori, a Nicchi “non gliene può frega’ de meno”.

 

Perfino con Tavecchio, mai una sospensione decisa dal presidente aia…

Dobbiamo aggiungere che, con il pur improbabile presidente Tavecchio (senza dubbio veruno, il peggior presidente federale della storia del calcio), una situazione del genere, quando il ragioniere di Ponte Lambro guidava la lega dilettanti, non si sarebbe mai potuta verificare. Ma i presidenti dei comitati regionali e delle strutture nazionali, lo sapevano, quando hanno votato Sibilia, quale sarebbe stata la loro sorte? Ora, se ne rendono conto e si leccano le ulcere. E si pentono amaramente, bisbigliando alle spalle dell’irpino. Ma è troppo tardi…

 

Il neologismo sibiliano: “capiluoghi”

Con il non insignificante dettaglio di doverlo sentir parlare, Sibilia, quantomeno nelle occasioni e contingenze ufficiali. Una citazione, a caso (davvero a caso): Sibilia, nel corso di un’intervista televisiva nel Molise, s’è inventato il plurale “capiluoghi”… Vi rendete conto? Capiluoghi. Addirittura, correggendosi, dopo una sorta di balbettamento incerto… Forse, si sarà confuso, per l’assonanza della parola con “capicuolli”, termine dialettale che sta per “capocolli”… E dire che il solito Ruggiero Palombo ebbe addirittura a scrivere, su La Gazzetta dello Sport, nel periodo in cui ogni pretesto era buono per sviolinare l’irpino: “Sibilia sa parlare”.

 

Il tradizionale silenzio di quando Sibilia è in difficoltà…

Ritornando al duetto Nicchi / Sibilia (un duetto che è stato, in realtà, un perentorio monologo), a proposito della sospensione dell’attività agonistica nel Lazio, forse il tosco avrà fatto all’irpino una mera telefonatina di cortesia. Ma, alla fin della fiera, come ha reagito, il decisionista smascherato? Col silenzio. Un silenzio assordante, come si suol dire. Un silenzio che ha fatto emergere la vera natura dell’onorevole mercoglianese / avellinese: forte con i deboli, ma arrendevole, oltre i limiti del mieloso, con i forti. Avranno di che riflettere (con annessa ponderazione della figuraccia e del tipo di tutela, inesistente, che Sibilia garantisce loro), i pavidi capetti in seno alla lega dilettanti. Magari, però, finalmente avranno avuto la certificazione (più che la semplice certezza) che, quando vorranno, si potranno liberare di Sibilia con un tic, un batter di ciglia, un click. Altro che il dirigente energico, magnificato dall’opportunista Tavecchio e dal suo disinvolto propagandista Ruggiero Palombo, quello di Palazzo di vetro (sic!). Glielo vogliamo chiedere oggi, al ragioniere di campagna, se ha la stessa valutazione di allora, nei riguardi di Sibilia? Quanto a Palombo, possiamo anche fare a meno di sprecare energie: ormai, è scomparso dalla scena. Senza lasciare rimpianti.  

 

La lega dilettanti sfugge di mano a Sibilia

Un dato è, ormai, prematuramente inoppugnabile: la lega dilettanti (di già!) sta, gradualmente, sfuggendo di mano (e, magari, anche di piede) al principe dei decisionisti. Bisogna pur capirlo: con tante incombenze (presidente di lega, vicario in figc, presidente del consiglio d’amministrazione della federcalcio servizi S.r.l., coordinatore del tavolo per la riforma della giustizia sportiva – un’altra carica ai limiti dell’assurdo…  – e, nei ritagliucci di tempo, anche deputato), dove avrebbe potuto mai trovare il tempo per occuparsi delle sospensioni dei campionati, sia pure i suoi campionati? Ma poi, che impertinenze, che modi, che maniere! È mai possibile che neppure in Campania, la sua regione, vogliano comprendere che non devono infastidire (e, magari, perfino far innervosire) il mercoglianese? Che Sibilia è affaccendato in ben altre faccende (senza alcun riferimento al cognome di un inadeguato da record)?

 

Anarchia, altro che un uomo solo al comando (plurimo…)

Ora, perfino le pulci hanno la tosse, in Campania. Brutto segno. Sintomo di uno stato di confusione, di disordine, di sostanziale anarchia. Tanto per dirne una, non c’è solo Gagliano, che tragicomicamente imperversa ed impazza, con post inverosimili, sul suo profilo Facebook. Bisogna capirlo, il distrutto Gagliano. Ed avere anche tanta pazienza.

 

Gagliano, o Pipino il breve?

La mortificazione d’essere stato il presidente più provvisorio (una sorta di Pipino il breve: sia consentita una metafora, purtroppo irriverente per il re dei Franchi) del calcio campano, gli ha fatto perdere la trebisonda. E gli ha, altresì, fatto perfino dimenticare che, non millenni, non secoli, non decenni, non anni fa, ma pochi mesi prima, proprio egli, Gagliano, enfatizzava, strombazzava, sviolinava gli inesistenti e insussistenti successi della gestione commissariale di De Fiore (incompetente di calcio quanto altri mai) e di Sibilia, il poltronista inadeguato, assurto ad immeritata gloria, che, ovviamente, presto dovrà scontare…

 

Gagliano lo smemorato. Faccenda, ex amico di Sibilia, tu quoque!

Ma Gagliano non è corto di memoria: semplicemente, non ha memoria. È incredibilmente smemorato. E quel Faccenda! Tu quoque, amicissimo – come scrisse La Voce della Campania, tanti anni or sono – del commerciante in petroli Aniello Pappacena, quand’era presidente della Sarnese (mentre Faccenda gestiva un distributore di benzina a Mercogliano), con qualche conseguenziale aspetto problematico della carriera arbitrale dello stesso Faccenda. Tu quoque, Faccenda, ex amico (per la pelle!) di Sibilia, poi affiliato al gruppo dei gaglianesi, ora dilaniato dal dubbio, come un novello Nanni Moretti: ma con chi mi schiero, stavolta, con Gagliano, o con Sibilia?

Sia come sia, Faccenda ha aperto bocca, proprio lui, forse l’ultimo che poteva parlare, in quanto l’unico delegato provinciale che, nella storia del calcio campano, sia stato remunerato a suon di sette / ottocento euro al mese (molto, ma molto di più di una pensione sociale…).

 

La voce insistente in Campania: bloccare i campionati…

Faccenda, al seguito e a codazzo del suo attuale (fino a quando?) conducator Gagliano, strepita che bisogna bloccare i campionati, in Campania, in ragione degli episodi di violenza senza precedenti, che si stanno estendendo a macchia d’olio. Il quotidiano salernitano La Città ha lanciato la notizia in prima, a tutta pagina. Perfino Faccenda, dunque, s’è accorto che, durante le improbabili gestioni che si sono succedute in Campania, da settembre 2015 in poi (commissariale, para-commissariale, poi del presidente-meteora Gagliano, ora del reggente non autoreggente, il Barbiero stralunato), la situazione disciplinare, in Campania (violenza, testate, bottigliate, risse, sospensioni di gare, aggressioni, intemperanze del pubblico e tant’altro: tutto incluso… nel conto), dopo tanti “trionfalismi” di Sibilia (verso e musica, questo, di Salvatore Gagliano, su Facebook), in realtà è scivolata lungo una china: incessante, senza tregua, inarrestabile, irrefrenabile. Con l’aspetto più inquietante: che molte società (del Napoletano, innanzitutto) stanno organizzandosi, per chiedere agli inerti, paralizzati vertici attuali del comitato campano, di darsi una mossa. Con un’unica proposta: sospendere i campionati… Ovviamente, Sibilia, più indecisionista che mai, non sa che pesci prendere, né a che Santo votarsi. Se mescolare il sacro col profano (quello che più profano non si può, come la bassa polemica sui guasti della lega dilettanti) non fosse blasfemia, gli suggeriremmo di votarsi alla Madonna di Montevergine, alla quale, da parte nostra, sia ben chiaro, siamo devotissimi.

 

Ma cosa bolle nel pentolone del povero Barbiero?

Ma andiamo avanti. Con la doverosa riserva di dare un’occhiata, prima o poi, a quel che sta bollendo nella pentola del reggente che non si regge (lo sconcertato e spaurito Barbiero, che, in quanto ventriloquo del Sibilia silente, non apre bocca).

 

Matteo Trefoloni, una brutta rogna per Sibilia

Proseguiamo, per marcare un’altra dimostrazione inoppugnabile di autorevolezza, di risolutezza, di decisionismo dell’onorevole irpino. La dimostrazione in argomento si incarna in Matteo Trefoloni. Costui è il commissario della can / d, ovvero riveste la quarta carica tecnica all’interno dell’associazione italiana arbitri (in ordine di importanza gerarchica, dopo i designatori delle tre serie che precedono l’interregionale: A, B e lega pro).

 

Il contratto economico di Trefoloni

Trefoloni è titolare, come i tre colleghi designatori nazionali, di un contratto economico. L’importo è avvolto dalle consuete, fittissime nebbie arbitrali, come se fosse cosa loro e non un aspetto di doverosa evidenza pubblica. Pare che il patto pro-Trefoloni consista in trentamila euro l’anno, oltre (manco a dirlo) al rimborso delle spese (e che spese!) di viaggi con la propria autovettura, oltre alle diarie, oltre ai compensi per le laute visionature settimanali e infrasettimanali. Ma è proprio conforme a limpidezza tenere tutto segreto? Ebbene, Trefoloni è stato letteralmente salvato (intendasi: afferrato per i capelli) da Nicchi.

 

La decisione, quando è imbarazzante, viene demandata ad una votazione collegiale

Corre voce che, in comitato nazionale dell’aia, il tosco, per l’occasione non più furente (da vero volpino, come  ironizzava Ezio Greggio in Drive in), ha sottoposto a votazione la posizione soggettiva (delicatissima) di Trefoloni. Costui era ed è imputato (e rinviato a giudizio) in un processo penale gravissimo, davvero dissacrante per il calcio (ma non è di certo il primo…). Addirittura, per frode nello sport. Non si poteva (sarebbe stato davvero troppo anche per un decisionista come Nicchi) ignorare quest’ennesimo scandalo del calcio nazionale, definito da tutti gli organi d’informazione calciopoli toscana. Per inciso, nell’ambito di quest’ennesima calciopoli (più propriamente, arbitropoli), la magistratura inquirente ha individuato uno dei protagonisti in un dirigente federale – poi, purtroppo, defunto – vicinissimo a Sibilia, all’epoca presidente appena eletto della lega dilettanti.

 

Perfino Leonida Nicchi imita Ponzio Pilato…

Orbene, il volpino Nicchi (Leonida dei trecento, ma solo ad intermittenza) pensò (bene o male, lo diranno i posteri…) di potersene lavare le mani, alla Ponzio Pilato, demandando la decisione (se lasciare Trefoloni in carica, o no) alla votazione in seno al comitato nazionale. La votazione, com’era scontato, per un organo collegiale presieduto dal decisionista Nicchi, regalò un esito positivo per Trefoloni. Pare, però, che non sia stata una determinazione unanime… Nicchi, però, ha preso atto e s’è tenuto Trefoloni.

 

E Sibilia finge di non sapere…

Ma Sibilia, che fa, finge di non sapere? L’onorevole indecisionista è, ribadiamolo per gli svagati, presidente della lega dilettanti. L’interregionale fa parte dell’appena nominata lega. Il designatore della can / d è, sia pure da appartenente ad un’associazione autonoma, elemento significativo dell’organizzazione della cosiddetta quarta serie. Eppure Sibilia, anche in questo caso, come nel blocco dei campionati nel Lazio, s’è girato dall’altra parte, come se il fatto non fosse suo.

 

E che, so’ Pasquale?

Un tantinello, Sibilia sembra un revival del mitico Pasquale dello sketch di Totò. Il dramma, però, è che il fatto non suo tocca invece, molto da vicino, gli interessi e gli aspetti (etico-morali, sportivi, economici, organizzativi, di garanzia, di salvaguardia, di prevenzione, di tutela) di un’attività, quella dilettantistica, di natura innanzitutto sociale. Di grazia, si può, con gli odierni chiari di luna (ma anche senza di loro…), lasciare al suo posto, con sovrana indifferenza, come se nulla fosse, un imputato di frode nello sport? Sotto il profilo dell’immagine, con tutto il sacrosanto rispetto per la presunzione d’innocenza, è come raccomandare le innocenti e mansuete pecorelle (le pecorelle, non le procurelle)  al lupo.

 

La procura federale tace ancora…

E, a proposito di procurella (piccola procura) federale, ma, anch’essa, come Sibilia, finge di non vedere? O ha aperto una delle sue interminabili, bibliche indagini, zompettando sulle cannucce, come quando si deve agire, con il mal di stomaco, contro qualche potere forte? Se l’ha aperta, quando lo fa sapere al popolo del calcio, evidentemente da essa giudicato alla stregua del proverbiale popolo bue, di mussoliniana (e, poi, di democristiana) memoria? E quando la chiuderà? Tra qualche anno, quando non conterà più un baffo? E la culpa in vigilando in una prima fase, poi la noncuranza (non più riconducibile a mera culpa) per fatti così torbidi, come quello che investe Trefoloni: il tutto, a carico di Nicchi, dell’aia, di Sibilia presidente della lega dilettanti? E non si configura alcuna violazione dei principi, nobili (e come no…), sacri ed inviolabili, della lealtà, probità e rettitudine sportiva, in tutto questo porcilaio della calciopoli toscana? Non sarebbe il caso di suggerire, magari, una sospensione cautelare di qualcuno, ad imitazione di Nicchi, che, sulla pelle delle pur irresponsabili ed inguaribili società di calcio, ha paralizzato l’attività calcistica ufficiale nel Lazio?

 

Violenza intollerabile contro un uomo solo, l’arbitro

Il fatto è che le società non si decidono mai a scrollarsi di dosso l’intollerabile violenza (che ha ormai travalicato i limiti del tollerabile!), dei loro tesserati e sostenitori, ai danni dell’arbitro, il malcapitato di turno, con un comportamento oltremodo vile, in quanto, oltretutto, esercitato ai danni di un uomo solo!

 

Gli aspetti di ben altra natura…

Ma c’è anche qualche altro aspetto, che attrae la nostra inevitabile attenzione. Dunque, riepilogando: Gagliano, su Facebook, ha parlato di bilanci, di situazione economica, lasciatagli in eredità da Sibilia, a dir poco catastrofica (a dir poco catastrofica: e a dir molto?). Lasciamo stare, per il momento (solo per ora, però…), che, ancora una volta, il praianese / salernitano ha dato prova di quanto sia annichilita, forse irrimediabilmente bruciata, la sua memoria. Ieri, lo ribadiamo, “trionfalizzava”, in tandem con Sibilia. Ieri, cianciava di bilanci risanati. Ieri, eran tutte rose e fiori, per lui. Ora, al contrario, fa perfino riferimento a disoccupati e  occupazione. Gagliano, con disinvoltura davvero degna di miglior causa, dimentica i suoi pupilli, anch’essi remunerati, sul groppone delle esauste società campane. È accecato solo dai pupilli di Sibilia. “Volano gli stracci”, ha scritto il solito, informatissimo quotidiano La Città. E Il Mattino? Dimentico delle sue tradizioni, ignorando perfino di aver avuto, tra i suoi tanti cronisti coraggiosi, un Giancarlo Siani, il massimo quotidiano dell’Italia del Sud (ma lo è ancora oggi, o è precipitato, come obiettivamente meriterebbe?) non spreca né un titolo, né un articolo di fondo, né un misero trafiletto, su tutto questo marciume.

 

La questione (finita in sceneggiata) del “ripristino della legalità” nel calcio campano

E dire che quella, entrata in scena (o sceneggiata) da settembre 2015 in poi, era stata propagandata, addirittura, come la gestione del ripristino della legalità nel comitato campano… Quando verrà (tra breve…) il momento, metteremo tutti i puntini sulle “i”. Compresi quelli che riguardano il presunto ripristino, al quale s’è fatto cenno, per dire della disinvoltura estrema dei falsificatori della verità del calcio campano… Si può serenamente e consapevolmente concludere che lo pseudo “ripristino della legalità” nel calcio campano sia finito in un’oscena sceneggiata Gagliano / Errichiello, all’ultima assemblea campana (quella di alcune settimane fa, dichiarata deserta). Tanto per chiarire di che tipo di legalità si trattava…

 

I commissari del comitato campano come i pifferi di montagna

Per ora, ci limiteremo a puntualizzare che questa nuova era del sol dell’avvenire era iniziata con una gestione commissariale, definita prestigiosa, che è poi precipitata nell’abisso di un patteggiamento (del dott. Paolo De Fiore, l’ex presidente del Tribunale di Roma, spedito a Napoli da Tavecchio e dal suo fido avv. Gallavotti per risanare la Campania: e bravo, il risanatore!), per il gravissimo reato di peculato su fondi della giustizia (il colmo dei colmi, per un ex presidente del primo Tribunale d’Italia!), all’esito di un processo penale che ha, purtroppo, gravemente sfregiato l’immagine della magistratura ordinaria.

 

Ma cosa dovrà succedere ancora?

Chiuso il riepilogo, veniamo al dunque. Ma è possibile che nessuno si accora di quel che sta avvenendo al comitato campano? “E non ti basta ancor”, avrebbe tuonato Rigoletto alla tenera, ingenua, sventurata figlia Gilda? Cos’altro ancora deve succedere? Se lo stanno chiedendo, increduli ed attoniti, gli uomini, i dirigenti, i tecnici, gli atleti del calcio dilettantistico e giovanile campano.

 

Sibilia affila i coltelli contro Gagliano

Perché, al contrario di quel che i due inconsapevoli interessati possano ritenere, il calcio campano non è cosa loro, non è di Sibilia e Gagliano che si scagliano, vicendevolmente, le pietre e il letame. Non è neppure di Sibilia e della procurella (piccola procura) federale, che sarà, prima o poi (più prima che poi) attivata, dal gattone sornione Cosimino, contro il praianese / salernitano. Tanto per non perdere la “nobile” abitudine di abbattere i nemici con il maglio del ramo giudiziario “sportivo” della lega dilettanti, per ora ancora stretta nel pugno dell’irpino…

 

E il pur apprezzabile duo Giancarlo Giorgetti / Simone Valente, che aspetta per intervenire?

È sicuramente al cospetto di cotali e cotanti scandali, scandaletti, sceneggiate, vignette comiche, vicende tragicomiche, tutte rigorosamente ispirate ai “scari, inviolabili principi dello sport” e, magari, perfino al più nobile tra tutti, quello della “lealtà, probità e rettitudine sportiva” (il principio cardine, utile per annientare gli oppositori…), che Giorgetti e Valente stanno elaborando e costruendo, tassello dopo tassello, il mosaico della loro sempre più impellente riforma dell’organizzazione sportiva. Si tenga conto che Calcio malato si sta soffermando, due volte a settimana, dal suo modesto angolo visuale campano, su tutto questo letamaio. Si immagini, quindi, quali ciclopiche dimensioni assumerebbe il fenomeno, se qualche benemerito, dotato di uno stomaco a prova di bomba, provvedesse ad un approfondimento, con successiva raccolta, antologia, “florilegio” nazionale. Solo dalla lega dilettanti, emergerebbero le assunzioni dei figli di (incluso il figlio di una vestale intoccabile della lnd, passata indenne, agile come una biscia, tra tanti presidenti tra loro nemici: il rampollo s’è rifugiato, pare, in una società di servizi della lega stessa), delle / degli amanti di,  degli amici degli amici. Si affermerebbero, agli onori del palcoscenico, gli scandali denunciati, più volte, all’epoca Tavecchio, dal Corriere della Sera, da Il Fatto quotidiano, da Repubblica, irradiati da Report… Si scoprirebbe, altresì, come abbiamo già segnalato, che lo scandalone massimo, quello delle assicurazioni dei calciatori (dilettanti e del settore giovanile), nato con Tavecchio e scoperchiato, con particolari terrificanti quanto inediti, dal quotidiano La Verità, è proseguito con Cosimo Sibilia. L’onorevole irpino, invero, da un lato ha dato fiato alle trombe, per comunicare al popolo del calcio di aver ridotto l’onere, mentre in realtà l’ha appena scalfito, con un solo euro di diminuzione… Giacomo Amadori, il cronista d’assalto de La Verità, ha denunciato la vicenda, per intenderci, nel 2017, quando Sibilia era già presidente della lega dilettanti…

 

Quanti scheletri, nell’armadio blindato della lega dilettanti, a cominciare dagli attacchi ai giudici sportivi in Campania…

Ma non c’è solo questo, nel pentolone magnum della lega dilettanti e della federazione calcio (nonché di quasi tutte le altre). C’è anche la violazione perpetua dei principi democratici. C’è la demolizione degli oppositori, con il martello pneumatico della giustizia sportiva. C’è perfino il cambio delle regole in corsa, a livello di torneo dell’Oratorio dei Salesiani (si faccia mente locale al periodo del commissariamento in Campania), per stornare il pericolo di perdere il potere, visto che non era sufficiente il bombardamento a tappeto dei deferimenti disciplinari strumentali. C’è, ancora peggio, orrore degli orrori, la rivoluzione degli organici dei giudici sportivi in Campania (si badi bene: solo in Campania!), che ha portato alla ribalta un manipolo di avvocati, quasi tutti riconducibili al consulente d’oro, avv. Lucio Giacomardo, che non sapevano neppure cosa fosse la giustizia sportiva e che sono stati lanciati, come dilettanti allo sbaraglio, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. E dire che ci sarebbe un organo di controllo, che dovrebbe vigilare sulle nomine in seno alla giustizia sportiva… C’è addirittura l’autentica persecuzione di tre giudici sportivi campani (avv. Gaetano Annella, avv. Filippo Pucino, avv. Gianluca Barbato): una vicenda sulla quale Calcio malato ritornerà al momento debito. Ora, alcune di queste storture stanno venendo alla luce, a livello giudiziario. E qui, Sibilia dovrà cominciare a tremare, in attesa del fatale redde rationem.

Ebbene, in tutto questo lerciume, Malagò, il presidente del coni, anziché cospargersi il capo di cenere per non aver controllato un fico secco, pretenderebbe l’autoriforma dell’organizzazione sportiva… Siamo costretti a ripeterci: ma ci faccia il piacere!

 

Tanto per cambiare, un altro scandalo ciclopico: quello del golf…

La tristissima vicenda, che stiamo per riportare, è stata pubblicata, con ampio risalto, da Il Fatto quotidiano, a firma di Giordano Cardone e di Lorenzo Vendemiale (quest’ultimo un opinionista dell’ambito sportivo, già autore di inchieste scottanti).

L’argomento principe dell’articolo del 5 dicembre scorso è quello della cosiddetta Ryder Cup, voluta dal governo Renzi e sostenuta, con impegno allo stremo delle forze, dal ministro Luca Lotti (il peggiore ministro dello sport che si possa immaginare). Ideata e progettata, con strombazzamenti eclatanti, per propiziare il rilancio del golf, puntualmente con fondi pubblici, l’iniziativa sta… accompagnando al fallimento la federazione sportiva.

 

Per due anni consecutivi, il bilancio in pesante passivo

E difatti, per il secondo anno consecutivo, la federazione guidata da Franco Chimenti (presidente anche della coni servizi S.p.A., la società che Giorgetti e Valente vorrebbero chiudere con i sigilli: ecco un altro, formidabile alimento alla riforma voluta dal Governo) ha chiuso il proprio bilancio in rosso, in misura angosciante. Tutto nasce e deriva dal fatto che Chimenti e Malagò brigarono per farsi assegnare la competizione. E ancora, sia detto per inciso, Malagò oserà insistere sulle olimpiadi invernali a Milano e a Cortina?

Insomma, tutto da ryder! O, meglio, da piangere. A che cosa possono, invero, servire i sessanta milioni, occultati nella manovra finanziaria di Matteo Renzi, al confronto con il milionequattrocentomila euro di passivo di bilancio ultimo della federazione del golf? E che dire dell’aumento del montepremi dell’Open d’Italia, come segnala Il Fatto, “da 1,5 ad addirittura 7 milioni di dollari (6,15 al cambio con l’euro)”. Anche un bambino avrebbe dedotto che la federazione golf non sarebbe mai stata in grado di affrontare la titanica impresa, quasi tutta in perdita, tranne che nelle forzate previsioni rosee dei Chimenti, dei Lotti, dei Renzi.

Il Fatto segnala che il bilancio 2016 della federazione golf s’era chiuso “con un passivo record di quasi 4 milioni e mezzo di euro”, per via, manco a dirlo, dei primi, terrificanti oneri economici della Ryder Cup.

 

La manina del Renzusconi…

Spicca, tra i contributi pubblici, “anche un regalino di 500mila euro dalla Regione Lombardia dell’amico Maroni, che ospita l’Open a Monza”, incalza Il Fatto, che indirettamente evidenzia, ancora una volta, gli effetti del Renzusconi… Che i guai e le rogne siano da collegare alla Ryder, è certificato perfino nel bilancio della federgolf: “Particolare rilevanza assumono i costi collegati all’impegno dell’Italia ad ospitare la Ryder Cup”.

 

Il coni salva la federgolf dal fallimento

Il Fatto, nella sua spietata analisi, denuncia che, della federazione golf,  “il patrimonio netto è negativo per 438.627 euro, al di sotto della soglia minima imposta dalla normativa”. Ma Chimenti è potente elettore di Malagò: ergo, lungi dal dichiarare fallita la federgolf, la giunta del coni, insiste Il Fatto, “ha approvato senza battere ciglio il piano di risanamento che concede alla Federgolf di rientrare comodamente dalla perdita entro il 2021”.

La denuncia de Il Fatto è articolata, documentata, puntuale, micidiale. Malagò, ha ancora il coraggio di insistere sull’autonomia e sull’autoriforma, di quell’autentico pozzo di San Patrizio alla rovescia, che è il coni?  Con tutto quello che il Presidente dell’Autorità Nazionale Anti-corruzione, dott. Raffaele Cantone, non esita a dichiarare sull’organizzazione sportiva e che i giornalisti non addomesticati stanno scaricando sul coni, su coni servizi S.p.A., sulle federazioni sportive? Vuole finalmente prendere atto che Lotti non c’è più e che il Renzusconi, Sibilia compreso, è stato solo una grande illusione? A proposito, ma quando ci si deciderà ad intervenire (non Malagò: non ci speriamo neppure) sulla lega dilettanti e sul suo comitato campano?

 

  1. SEGUE