Calcio malato: Nicchi affloscia la cresta e scarica Rocchi – La violenza sugli arbitri infuria, ma Sibilia se ne frega e apre la campagna elettorale del 2020… – QUATTORDICESIMA PUNTATA

Sorpresa! Perfino Marcello Nicchi ha abbassato le orecchie, come un cagnolone, finora, sempre reattivo e fuori misura, all’improvviso diventato remissivo, o rassegnato. Un evento che ha dell’incredibile, ma che, se non altro, è servito per far assomigliare il tosco, perennemente impettito e sussiegoso, al molto più rurale e furbastro Cosimo Sibilia, che, come già abbiamo avuto modo di sottolineare, al cospetto delle bufere, che minacciano le sue plurime poltrone, non esita a trasformarsi, da gattone sornione o da prepotentissimo, in un tenero cocker.

Ma come mai Nicchi ha calato le vele, in passato (anche recente) perennemente spiegate? Il fatto è che, da furbone di tre cotte, il tosco ha intuito d’essere giunto (anche per via di qualche problemone incombente, che può terremotare tutto il suo potere: ad esempio, la vicenda di Rosario D’Anna, al Tribunale di Catania) ad un punto di non ritorno, ad un bivio drammatico, ad un imbuto. Il tutto gli impone una scelta diplomatica, non più sferzante, non più dall’alto in basso, non più “come avesse l’inferno in gran dispitto”.

 

Gli arbitri come la pubblicità dell’amaro Petrus: non devono chiedere mai!

Sicché, perfino il Nicchi / Rodomonte perpetuo ha lasciato il passo, all’improvviso, al Nicchi umile, dialogante, disponibile perfino a quel che nessuno avrebbe mai immaginato: chiedere scusa al popolo sportivo, pur però, personalmente, senza chinarsi, senza inginocchiarsi, senza impetrare perdono. È successo dopo Roma / Inter di domenica sera. Ha propiziato il miracolo l’errore terribile dell’arbitro Gianluca Rocchi e del suo collaboratore al (o alla) VAR, Michael Fabbri: un fallo da rigore (uncino di D’Ambrosio su Zaniolo) ignorato, nonostante fosse grande quanto una casa (quasi quanto quello che ha reso tristemente celebre Narciso Pisacreta, in una lontana Lazio / Fiorentina…). L’incredibile Rocchi (non nuovo, negli anni, a tremende performance del genere, ma eternamente tenuto in piedi dal solito Nicchi, contro tutto e contro tutti,  anche contro ogni evidenza) non solo non ha concesso la massima punizione, ma non ha chiesto l’intervento del suo collega “varista”. Il quale ultimo, da parte sua, presumibilmente perché memore delle fuorvianti raccomandazioni / disposizioni / prescrizioni di Nicchi, non ha neppure accennato a sollecitare Rocchi. Insomma, la sagra degli incapaci. Dei presuntuosi. Dei supponenti. Dei tronfi. Di quelli che “non devono chiedere mai”, come nella pubblicità dell’amaro Petrus.

 

Stavolta, Nicchi non nicchia

Esito di quest’ennesima barzelletta arbitrale (un arbitrio allo stato puro, un autentico scandalone): la Roma penalizzata, l’Inter di Spalletti avvantaggiata, il campionato della massima serie nazionale, per l’ennesima volta, devastato.  Stavolta, però, Nicchi non nicchia. Non fa il furbo. Ci turba il sospetto che, forse, esattamente all’inverso, fa due volte il furbo: scarica senza pietà Rocchi e Fabbri (“se ne occuperà il designatore…”), per salvarsi “dall’insultar dei nembi e dal profano piede del vulgo”. Tra la difesa (doverosa, per lui presidente nazionale degli arbitri) dei suoi due associati e la prevenzione dei guai per tale Marcello Nicchi, il tosco sceglie di dover tutelare (e come dubitarne?) il presidente dell’aia. Bolla Rocchi e Fabbri con una frase lapidaria, senza remissione di peccato: “Errore inconcepibile”. E già, ma chi, se non Nicchi, ha determinato questo stato di cose, che si sostanzia e traduce nel rifiuto, fino all’estremo sacrificio, fino alla sfacciataggine, di chiedere soccorso al (o alla) VAR? Calcio malato lo sta predicando fin da subito, in un panorama desertificato dalla compiacenza degli opinionisti (di Stato e privati). Ora, Nicchi – causa del suo stesso mal – pianga sé stesso. Le sue artificiose furbate non lo salveranno. Anzi, lo additeranno all’indignazione popolare…

 

Dopo il “vergognoso!” di Totti, non c’è più trippa per gatti…

Per cantarle chiare, il modesto avviso di Calcio malato è che Nicchi sia stato abilissimo ad odorare il fieto del miccio. Ovvero, a capire che, dopo le parole di Totti, una bandiera della Roma e del calcio italiano, non c’erano più margini per manovre diversive, per cortine fumogene, per falsità opportunistiche. Totti ha letteralmente lapidato Rocchi e, soprattutto, Fabbri, con un aggettivo che non si presta ad equivoci: “Vergognoso!”.

 

L’UEFA lancia il (la) VAR per gli ottavi di finale della Champions League

Ma c’è anche una spiegazione integrativa, di pari valenza, rispetto a quella che individua la genesi della sorprendente metamorfosi nicchiana, dalla supponenza sprezzante alla mitezza, nel terrore sacro per la feroce critica dell’ex capitano dei giallorossi. Nicchi è, notoriamente, ben informato (anche preventivamente). Era, quindi, sicuramente ben consapevole che l’UEFA del frenetico presidente Aleksander Čeferin era ormai pronta all’annuncio “storico”, che rappresenta un punto di non ritorno per gli arbitri di calcio. L’annuncio c’è stato, il 3 dicembre. Nella Coppa dei Campioni, VAR dagli ottavi di finale!

L’entrata in vigore della tecnologia era prevista a partire dal 2019/2020, ma il presidente ha convinto gli altri membri dell’esecutivo UEFA ad anticipare il semaforo verde. “Per gli arbitri sarà certamente un aiuto, che consentirà di ridurre il numero delle decisioni sbagliate”, ha chiosato il presidente (ex amico di Carlo Tavecchio: e non è un luminoso biglietto da visita). L’UEFA ha deliberato, inoltre, l’utilizzo del (della) VAR anche nella finale di Europa League e nella Final Four della Nations League.

 

Cosa inventeranno i conservatori, per sgambettare i “filo-VAR”?

L’UEFA, tutto sommato, con questa decisione s’è limitata ad  una presa d’atto (peraltro, tardiva). Attesissima, auspicata ormai da tutti (tranne che da Nicchi): uno sbocco inevitabile, un’evoluzione non più rinviabile. Resta da chiedersi se si registrerà l’ennesima resistenza dei conservatori, che tenteranno di arroccarsi nell’affidamento, agli arbitri in campo, di tutte le decisioni sostanziali. Ma sarebbe un’insopportabile presa in giro. In Europa (almeno, si spera) non imperano i Tavecchio ed i Nicchi, contro i quali (e non solo contro Rocchi e Fabbri) dovrebbe indirizzarsi perfino la rabbia del mitico Totti…

 

Una nuova competizione europea: ma non finiranno mai?

Sia permessa a Calcio malato una breve divagazione sui temi scottanti, eternamente all’ordine del giorno. L’UEFA ha comunicato anche, nella stessa giornata dell’annuncio del (della) VAR, che, dal 2021 (salvo improvvise retrodatazioni…), sarà istituita una terza competizione per club.  Denominata provvisoriamente “UEL2”, con fantasia pari all’ottuso spirito burocratico, sarà disputata da trentadue squadre. Un quesitino-ino-ino: ma, all’UEFA, si rendono conto che queste innovazioni potranno anche solleticare gli appetiti famelici dei club professionistici, ma, ineluttabilmente, condurranno gli appassionati di calcio all’indigestione, alla saturazione, alla nausea, al rigetto?

 

Nicchi s’è rassegnato…

Tornando allo statuario presidente (per ora…) dell’aia, non si può negare che abbia dovuto abbassare le orecchie nel modo per lui più doloroso, insopportabile, indigeribile. Assuma ed ingurgiti, con urgenza, in congrua quantità, a sua scelta (o in acconcia mistura), un tanto di Maalox, quanto basta di Alka Seltzer, una bella sorsata di Soluzione Schoum. Digerirà un po’ meglio il rospo. Ormai, la strada è irreversibile. Ma vuole proprio salvare il salvabile, anche se l’esercizio non gli è congeniale? Precorra i tempi, giochi d’anticipo, bluffi: sia proprio egli, con disinvoltura, ad invocare il (o la) VAR, da istituire in tutti i campionati compatibili, senza più remore pretestuose, senza più artificiosi distinguo. Magari, non eserciterà più quel potere occhiuto, minaccioso, intimidatorio, che finora l’ha caratterizzato e reso celebre. In compenso, quantomeno, salverà la propria, di poltrona. Il proprio, di potere. In fin dei conti, il rigetto del (della) VAR rispondeva, come Calcio malato non si stanca mai di sottolineare, al criterio della salvaguardia e conservazione, a qualsiasi costo (ai danni delle società…), del potere, arbitrale ed arbitrario insieme. In sintesi: alla perpetuazione del potere per l’eterno (ma, ora, non più) Nicchi.

 

Colpiscine duecento, per educarne ventimila…

La verità vera è, come chiunque è in grado di intuire (anche i più ciuccioni ed i più ciuccioidi: ci perdonino questi simpaticissimi, assurdamente proverbiali esseri, dei quali si stanno finalmente scoprendo e decantando le doti e le qualità, positivissime), che l’ostracismo al (alla) VAR apparteneva solo a Nicchi. Gli arbitri, invero, sono ben consapevoli del sostegno, del supporto, ormai irrinunciabile, della tecnologia: si badi bene, quella avanzatissima del 2018! Solo che non possono neppre aprir bocca. I casi degli arbitri Greco, Gavillucci e dei tantissimi arbitri di periferia, decapitati senza pietà dal sistema Nicchi, son serviti proprio al trionfo del precetto delle brigate rosse: colpiscine uno, per educarne cento. Un precetto che, da vetero comunista, Nicchi ha trasformato in: colpiscine duecento, per educarne ventimila…

 

Leonida Nicchi, ossia Leonicchi

A proposito: l’immagine degli arbitri di serie A, schierati a testuggine, come i trecento di Leonida (ma non contro il nemico: no, contro il loro collega Gavillucci…), a difesa di Marcello Nicchi, ha evocato alla nostra memoria un nome prestigioso, da regalare al presidente dell’aia: Leonida Nicchi. Anzi, in sintesi: Leonicchi. Siamo sicuri che, al tosco, questo nome piacerà.

 

Il rigetto del (della) VAR come il rifiuto dell’informatica per il tesseramento dei calciatori nella lega dilettanti 

L’ostinazione di Nicchi contro la tecnologia (in una sorta d’imitazione della Chiesa cattolica, quando avversava le teorie scientifiche di Galileo Galilei) ha, peraltro, un precedente non meno pervicace: quello di Carlo Tavecchio (motivato da ben altre ragioni) contro l’introduzione della tecnologia nel tesseramento dei calciatori della lega dilettanti. Pupillo di Tavecchio, l’avv. Lucio Giacomardo (forse inconsapevole, certamente ispirato da tutt’altre finalità) introdusse, al comitato campano, durante l’infelicissimo periodo del commissariamento, il tabulato dei calciatori, da sottoporre alla verifica da parte degli arbitri. Addirittura sul campo di gioco, prima dell’inizio delle gare! Avremo modo di tornare sul punto, per chiarire l’origine vera di questa specie di fenomeno da baraccone. Chi ha l’amabilità di seguire Calcio malato se ne stupirà ed inorridirà: ma quella che sveleremo, purtroppo, è l’unica spiegazione plausibile… Che, poi, Giacomardo abbia fatto arretrare il comitato campano all’epoca della diligenza postale (quella della carrozza trainata da quattro cavalli), è un fatto da catalogare come uno sgradevole incidente di percorso. Che, è vero, ha squassato le società campane del calcio dilettantistico e giovanile (ed è ad esse costato carissimo), ma è risultato straordinariamente proficuo e propizio… proprio per Giacomardo.

 

I danni indiretti di Giacomardo

Abbiamo già fatto cenno, in precedenza, ai danni indiretti, ma irreversibili ed irreparabili, cagionati al comitato campano da codesto avv. Lucio Giacomardo, ignoto X, consulente iper-remunerato. Quei danni, chi li pagherà, chi li risarcirà? Senza dire della morte, della scomparsa di un numero indefinito, ma rilevantissimo, di società. Accompagnato dall’abbandono del calcio, con le relative, pesantissime conseguenze sociali, da parte di tantissimi sodalizi. Con lo sfarinamento di una struttura, un tempo solida, gravemente depauperata del proprio patrimonio sportivo (per l’appunto, le società), in breve periodo. Un comitato che, di anno in anno, s’era strutturato, potenziato, arricchito sul piano sportivo, fino a diventare il secondo comitato d’Italia: un autentico miracolo, considerato che la Campania, come parco di impianti sportivi (altro che parco, in Campania: una miseria impiantistica senza fine…), come situazione socio-economica, come potenzialità di sponsorizzazioni, di sostegni economici al calcio dilettantistico e giovanile, non reggeva il confronto non solo con l’incomparabile Lombardia (che surclassava la Campania come abitanti, come impianti per il calcio, come tutto), ma anche con tante altre regioni (Piemonte Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Sicilia, Lazio, Emilia Romagna), attrezzate molto meglio, a livello strutturale.

Oltretutto, sul piano del calcio giovanile, il comitato campano era, di gran lunga, il primo in Italia. Ebbene, tutto questo, per responsabilità indiretta (ma, non per questo, meno grave) dell’avv. Lucio Giacomardo, era svanito. Un miracolo azzerato. Con la beffa che il consulente d’oro se n’era scappato a Roma, alla corte dell’inadeguato numero uno, Cosimo Sibilia, con chissà quale remunerazione (a spese, come sempre, delle società del calcio dilettantistico e giovanile). Settembre 2015 / dicembre 2018: in poco più di tre anni, altro che Attila, re degli Unni. Sul corpo del comitato campano, era passato, devastatore, Lucio Giacomardo, re (ma solo sotto il profilo dei compensi stratosferici) dei consulenti aurei.

I danni? Economici, sociali, morali, etici, tutti a carico delle società, vessate, disorientate, pressate, stalkizzate, perseguitate, per creare un clima di terrore, ritenuto utile ai fini elettorali (in ambito calcistico). Il tutto, manco a dirlo, con l’appoggio esterno (o interno, non cambia) della procurella (piccola procura) federale. In termini concreti, Giacomardo ha fatto benissimo il lavoro (lasciamo stare l’aggettivazione) per chi lo remunerava. Solo che la remunerazione era a carico delle società. E sul loro groppone ritornava perfino la metodologia giacomardiana: deferimenti a raffica, per anni e anni. Finché le società, esauste, si sono piegate: chi prima, chi dopo. Ma con la riserva mentale di rivalersi, di riappropriarsi della loro dignità e di un minimo (almeno un minimo) di decoro. I dati statistici del periodo del commissariamento sono impressionanti. Centinaia di migliaia di euro spremute dalle casse vizze delle società, sulla base di deferimenti mozzafiato. Poi, ottenuto lo scopo, silenzio totale. Che ne dite? Un gran volpino, come diceva Ezio Greggio, codesto Giacomardo…

 

La lealtà sportiva: e chi ce l’ha?

Rino Gaetano, cantautore rimpianto, ultimamente riproposto a più riprese, scomparso in una modalità avvolta nel mistero (forse, vittima di omicidio), nella sua splendida canzone, Aida, lancia un grido di dolore: “Aida, la Costituente… la democrazia… e chi ce l’ha…”. Ebbene, nel CONI ed in federazione calcio si ciancia sempre di lealtà sportiva. Ma, di grazia, qual è la lealtà (civica, ben al di sopra di quella sportiva) di chi millanta una laurea in Economia, oltretutto fittiziamente conseguita alla “Sapienza” di Roma, un ateneo di estremo prestigio? L’hanno stigmatizzato sia il quotidiano La Verità, sia il settimanale Panorama. Nessuna querela, nessuna obiezione, da parte di Malagò. Da che pulpito dissacrato, proviene, dunque, la predica sulla lealtà, sulle norme a difesa della lealtà, sulla salvaguardia del sacro principio della lealtà…

 

Malagò e Sibilia: che quadretto!

Si presenta ai nostri occhi, quasi per associazione d’idee, un quadretto singolare dell’organizzazione sportiva: Giovanni Malagò, presidente del CONI, sleale sulla propria laurea; Cosimo Sibilia, vicario figc, che ha falsificato l’assemblea campana del 1° dicembre 1990, come Calcio malato ha già riferito. Sì, è verissimo per tutti e due: episodi di tanti anni or sono… Ma, come disse Piercamillo Davigo ad Enrico Mentana (durante una puntata della trasmissione Bersaglio mobile), “una porcata resta una porcata. Non si prescrive mai…”. E gli sportivi italiani, intanto, devono sorbirsi i Malagò ed i Sibilia, assisi agli alti vertici… “Chi troppo in alto sal, cade sovente”… Ma pare che Sibilia non possa considerarsi un grande appassionato di Dante Alighieri. Pare…

 

La becera violenza sugli arbitri incalza: ma Sibilia, che razza di presidente della lega dilettanti è?

Dal Corriere dello Sport del 3 dicembre:

“Ancora violenza nel Lazio. Espulso, dà una testata all’arbitro”. L’articolo è di una delle prime firme del quotidiano sportivo romano, Edmondo Pinna. Vittima della tristissima, desolante, delinquenziale emulazione di Roberto Spada, ad Ostia, ai danni di un giornalista (un gesto qualificato, in ambito penale, come di stampo mafioso e che è costato carissimo, a ben giusta ragione, al violento aggressore), l’arbitro Fabio Serafini. Ambito: il comitato laziale. Presidente del comitato laziale: l’anziano, esausto, improbabile “zar” del calcio dilettantistico e giovanile (sic!) della regione, Melchiorre Zarelli. Presidente della lega dilettanti, alla quale è affidato il mandato istituzionale di sovraintendere sul comitato laziale: l’inadeguato Cosimo Sibilia.

Annota, sconsolato, Pinna: “Un bollettino… Ancora un arbitro nel mirino, questa volta in seconda categoria. Sì, sempre nel Lazio, ancora nel Lazio, come è stato per Riccardo Bernardini (che ha rischiato la vita) due settimane fa, come è stato per Cosimo Ferrara domenica scorsa (ci ripetiamo: sarebbe il caso che la Figc ci facesse più d’una riflessione). Anche se spesso la violenza (pure quella verbale) non ha confini… a Borgorose, provincia di Rieti, 86 euro di rimborso tutto (tutto!) compreso: Fabio Serafini ha finito la sua domenica al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo de Lellis di Rieti. Si può? No, e nessuno dovrebbe stancarsi di dirlo… Fabio Serafini fa in tempo a fischiare la fine poi, nell’indifferenza generale… ha accusato dei giramenti di testa…”.

 

La federazione calcio progetta le solite contromisure, esclusivamente repressive

Pinna prosegue, segnalando che la federazione calcio sta ipotizzando le solite contromisure: in sintesi, l’inasprimento delle pene. Un rimedio assolutamente sterile e che non affronta la problematica, ma illude i suoi ideatori di poterla scansare… Dalla formazione preventiva, la federazione calcio retrocede alla molto più comoda e molto meno impegnativa (basta sedersi a tavolino…) repressione, mediante le sanzioni. Mentre si organizzano eventi di solidarietà e iniziative di varia fantasia (concretezza, zero; programmazione, sotto zero; progettualità, non pervenuta: con Sibilia presidente nazionale…), gli arbitri vengono insultati, minacciati, intimiditi… Un’indegnità assoluta. Il Corriere dello Sport prosegue nella sua drammatica sequenza informativa: “A Bassano del Grappa, in una partita di Seconda categoria (Marchesane / Real Stroppari), all’arbitro donna Sara Semenzin, 19 anni anche lei, veniva detto di tutto”. Edmondo Pinna conclude: “La Figc faccia presto…”.

 

Quando non gli conviene apparire, l’astro nascente / calante Sibilia viene ignorato

Ci permetta, Pinna: la federazione calcio? Ma questa tragedia infinita si sta verificando nell’ambito della lega dilettanti, alla quale la figc demanda l’organizzazione dell’attività di questo livello. Come mai, lei non cita la lega dilettanti e l’astro nascente (ma già calante) Sibilia? Perché, a suo avviso, non accusa e non conta? E Zarelli, quando si decide a dimettersi?

 

Gravina commissari la lega dilettanti

Se proprio si vuole chiamare in causa la federazione calcio, lo si faccia per una finalità seria, risolutiva: Gabriele Gravina commissari la lega dilettanti. Ne sussistono tutti i presupposti: incapacità organizzativa, disordine, episodi senza precedenti e con un ritmo incalzante, inadeguatezza ad affrontare la situazione… Ma davvero, cos’altro ancora deve succedere, nel regno di Cosimo Sibilia? E come farà a recuperare, l’onorevole al quale, come Calcio malato ha già sottolineato in precedenza, tra tante cariche e incarichi, multipli impegni, restano pochi secondi a settimana, per interessarsi (ma quando mai?) della violenza sugli arbitri?

 

La campagna elettorale di Sibilia

Per dirne un’altra, Sibilia sta già pensando alla campagna elettorale per l’elezione a presidente federale. Con due anni abbondanti d’anticipo. Ma delle urgenze, delle emergenze drammatiche,

non si cura. È stata pubblicata una specie di “riforma”, ideata da Sibilia (o dai suoi consiglieri), relativa ai calciatori. Agli allenatori, è negato, da Sibilia, ogni sostegno. Ai calciatori (quel venti per cento fa gola…), l’onorevole irpino inizia a promettere. Tra le altre blandizie, il vincolo triennale. Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Dove non è riuscito Tavecchio (lo svincolo dei calciatori), potrebbe arrivare il disinvolto Sibilia. Complimenti. Fin d’ora. Ma è possibile che Gravina non se ne accorga e lasci fare la propaganda elettorale a Sibilia? Fin da ora?

 

La violenza sugli arbitri in Campania

In questo quadro di violenze sugli arbitri, sconsolante e deprimente, non poteva mancare, ovviamente, la Campania, abbandonata al suo destino da una dirigenza irresponsabile (a cominciare dalle dimissioni degli Errichiello, degli Zigarelli, delle Tambaro & compagnia cantante, nel periodo cruciale dell’attività agonistica, per mero strumento di reconquista del potere). Una dirigenza (lasciamola pure, questa definizione immeritata), verosimilmente ispirata dal solito presidente della lega dilettanti. In quest’ultima giornata, tra i tantissimi episodi di violenza, spicca la testata (per fortuna, al petto, ossia alla Zidane, e non al volto, alla Roberto Spada) di un calciatore dell’Altavilla Silentina. L’arbitro non se l’è sentita di continuare a dirigere la gara. Ma dove si vuole arrivare?

 

Il chiodo di Nicchi: Rosario D’Anna

Una serie di e-mail anonime (ma ricondotte, dalla Procura della Repubblica di Catania, al dirigente arbitrale Rosario D’Anna). Da questo dettaglio, apparentemente insignificante, è partito il contenzioso che lacera la sezione arbitri di Acireale. S’è interessata dell’argomento (“e-mail gate”) anche un’emittente televisiva locale, attenta e diligente, come TG Reporter. Come già abbiamo avuto modo di puntualizzare, la vicenda di D’Anna (un indegno mix di minacce, pressioni, intimidazioni, alternato a pulizie etniche di stampo kosovaro) potrà compromettere, molto seriamente, l’impero di Nicchi. Ne parleremo ancora, con dovizia di particolari. Quelli che gli organi di stampa compiacenti non si sono ancora degnati di denunciare…

 

  1. SEGUE